venerdì 22 novembre 2013

ECONOMISTI ALLO SBARAGLIO - LA SORDIDA FARSA DEL DEBITO PUBBLICO



di Fabrizio Fiorini


Affrontare le questioni di politica monetaria e – in particolar modo – trattare dell’aspetto della proprietà della moneta espone a una serie di critiche, il più delle volte interessate, volte a mettere in discussione il rigore scientifico della metodologia giuridico-politica nell’analisi del fenomeno che, a detta degli economisti, dovrebbe e potrebbe essere trattato solo da loro.

Dicono: “La moneta è tema economico, se lo affronta un giurista è come  se un gommista si occupasse di cardiochirurgia”. Dicono ancora: “la matematica non è un’opinione”. Bene, allora guardiamola, questa “matematica”.

E’ dunque risaputo che se guadagno 1000 e spendo 1500, a fine mese mi sono indebitato. Per evitare questo spiacevole inconveniente si hanno davanti due possibilità: a) spendere meno; b) guadagnare di più. Aumentando, quindi, le mie entrate, o riducendo le mie uscite, il mio debito potrà ridursi o – sa sarò particolarmente virtuoso – azzerarsi. Questo per quanto attiene a un “debito privato”. E per il debito pubblico? Dovrebbero valere le stesse regole. Andiamo a vedere.

I fatti:
1) le tasse aumentano e gli organismi di esazione operano con un’efficienza usuraia; il mondo delle piccole e medie imprese ha lanciato l’allarme: si rischia l’ “ingorgo fiscale” essendosi accumulate, da qui alla fine dell’anno, ben 28 (ventotto) scadenze fiscali;
2) i tagli allo stato sociale sembrano oramai dei colpi d’ascia, e non risparmiano neanche i settori tradizionalmente considerati più sensibili: per il Fondo della Sanità, ad esempio, per effetto della Legge di stabilità, nel prossimo biennio sono previste riduzioni di circa 1,2 miliardi;
3) poi c’è il miracolo dell’immigrazione, la “risorsa”. Il ministro Kyenge è stato chiarissimo: gli allogeni regolarizzati sul nostro territorio pagano otto miliardi di contributi all’Inps;
4) non dimentichiamo, infine, il nuovo corso della politica nazionale, improntato all’onestà e alla morigeratezza dei costumi: i parlamentari del Movimento 5 Stelle, ad esempio, e bontà loro, hanno restituito oltre un milione e mezzo di euro degli stipendi e delle sovvenzioni al loro movimento, facendoli confluire in un “fondo di ammortamento del debito pubblico”.

Benissimo, allora, facciamo due conti. Abbiamo una voce di riduzione delle uscite (i tagli alle spese dello Stato, allo stato sociale) e ben tre voci di entrata: l’inasprimento fiscale, la “risorsa” del lavoro degli stranieri e il ridimensionamento delle spese di mantenimento della cosiddetta Casta.
Il debito pubblico, pertanto, “se la matematica non è un’opinione” come dicono gli economisti, avrebbe dovuto ridimensionarsi notevolmente. Invece, secondo i dati Eurostat, nel secondo trimestre del 2013 questo non solo non si è stabilizzato, ma è addirittura aumentato fino a toccare quota 133,3% del Pil, piazzandosi sul secondo gradino del podio europeo dopo quello stabilmente occupato da quel che resta della Grecia. L’ammontare complessivo del debito è di 2076 miliardi di euro. Com’è possibile? Perché gli economisti non ce lo spiegano? Forse perché non sanno (o non vogliono sapere) che gran parte del nostro debito sono interessi sulla moneta che ci viene prestata per scambiare i nostri beni e i nostri servizi?

Manca completamente – per assuefazione e per propaganda – la percezione dell’enormità del problema. Basti pensare al motivo per cui il governo sembra abbia deciso per la sospensione della seconda rata dell’Imu. Dove ha trovato i due miliardi di copertura? Dal fatto che anziché dover pagare i soliti 91 miliardi annui di interessi sulla moneta dovremo pagarne solo 89: dal solo 2%, quindi, degli interessi annui sul signoraggio bancario, riusciamo a pagare le imposte sulla casa di tutti i cittadini italiani.

Altro che il “milionuccio” e mezzo dei parlamentari grillini! Avrebbero fatto meglio, in tutta sincerità, a usarli per far girare un po’ l’economia nei locali della movida notturna capitolina. Avrebbero magari assunto un paio di camerieri in più. Non ci occorrono briciole, non ci occorre l’elemosina. Ci serve la sovranità su ciò che è nostro, sulla nostra moneta, sulla nostra economia, sul nostro futuro.


Fonte: visto su Rinascita del  28 ottobre 2013


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