domenica 19 maggio 2019

LE STRADE ITALICHE ED ETRUSCHE

Antica via etrusca




Il clima europeo si stabilizzò fra il 3° e 2° millennio a. C, in cui le oscillazioni di temperatura, che sempre avvennero (<3500>2800<2000>1200<1000>400°a.C.), divennero simili alle attuali, ed il nuovo clima detto neotermale, fu l'attuale temperato umido atlantico, condizionato dall'anticiclone delle Azzorre. In questa epoca scompare completamente la tundra e si formano immense foreste di abeti, faggi, ontani, querce, con praterie di graminacee sulle alture; si estingue l'alce e arrivano cervi, caprioli, stambecchi, l'orso diventa piccolo e rado, soppiantato da branchi di lupi, volpi, cinghiali, lepri.

Muta l'epoca da Preistoria a Protostoria con la Civiltà del Ferro, che in Europa inizia nel 1.000 a.C e si compenetra con l'inizio dell'età storica, attorno al 500 a.C, senza un preciso confine, perché vi sono culture che non scrivono i loro eventi (Celti) ed altre culture che li scrivono ma sono stati cancellati (Etruschi); perciò si pone un confine convenzionale che inizia l'età storica italica, con la Civiltà Romana, e reclude gli Etruschi in un limbo che sfuma tra protostoria e storia; e dunque, questo testo che cerca le tecnologie più delle citazioni storiche, vuole restituire agli Etruschi il pieno titolo che meritano, di inventori delle strade moderne, che poi i romani attuarono su larga scala facendosene il proprio simbolo.

L'età Protostorica fu la grande epoca dei commercianti Greci, Fenici ed Etruschi, perché il ferro portò una rivoluzione tecnologica che cambiò il corso della storia, e sostituì il dominio dei grandi imperi orientali, con le nuove potenze occidentali del ferro, pur che fossero di cultura inferiore.

I centri del potere orientale capirono subito il capovolgimento che stava avvenendo, e perciò mobilitarono tutta l'attività commerciale dei popoli marittimi, per fornire ferro, ferro, e ferro, che raggiunse prezzi da favola, un po' come oggi è la storia del petrolio. Da qui le civiltà marittime Greci, Fenici ed Etruschi, divennero ricchissime, senza la necessità di attuare politiche imperialiste.

Così l'avvento della civiltà commerciale, cambiò ed incrementò la situazione stradale, mutando i percorsi, i criteri di viaggio, le tecniche e le logiche con cui si fanno le strade.

Prima il grande motore stradale fu il transito di mandrie e greggi, che camminavano senza esigenze, poi gli agricoltori aggiunsero miglioramenti di percorso per trasportare granaglie dalle campagne ai villaggi, ma furono varianti modeste, perché tutti vivevano della sola economia locale, che trasportava prodotti agricoli in gerle a spalla, o covoni e fascine a dorso d'asino, tra campagna e villaggio, e dunque tutta la concezione stradale rimase limitata all'idea del sentiero, del trattura e della mulattiera, e se pure già vi fosse un commercio esteso su vaste aree, era poca cosa perché poteva scambiare qualche otre di vino con qualche capra o formaggi tipici di vallata; perciò tutto questo passava sulla groppa dei somari.

Tutto cambiò col ferro, perché ne serviva molto ed è pesante; dunque si passò alle carovane di carri, e siccome costava caro, si doveva scambiare con altre carovane di merci, tra vino, olio, vasi e suppellettili di valore, perciò non si può buttar lì alla chetichella una storia che dice, che dopo il bronzo venne il ferro, perché bisogna dire che allora cambiò tutto.

LE STRADE ITALICHE

L'età del ferro Italico si sviluppò prima lentamente, in piccole aree isolate, colonizzate da genti indoeuropee e poi celtiche; prevalsero i villanoviani all'Elba, seguirono quelli della Valtrompia, i Friulani, i Valdostani; per il resto sono presenti numerosi popoli italici allineati sulla Civiltà Eneolitica che abbiamo visto, fatta di attività pastorale e mandriana, con una agricoltura dei cereali poveri, ed una marginale attività metallurgica del bronzo, che si svolge in piccole officine d'uso locale; dunque si viveva in un "piccolo mondo antico" e senza tempo, fatto di villaggi di capanne e piccoli sentieri.
Diverso dal quieto andare sui sentieri dei villaggi, fu l'attività commerciale di questa epoca che seguì altre concezioni stradali, realizzate dagli stessi commercianti, e che si riconoscono in due tipi:

commercianti carovanieri: utilizzavano vari tratti di percorsi già fatti dalla transumanza, scelti con le direzioni adatte per collegare gli abitati principali, per trasportare merci a dorso di mulo: e passavano da un territorio all'altro, seguendo itinerari lunghissimi che collegavano golfi, porti, pianure, guadi fluviali, valichi alpini. Seguivano di preferenza percorsi sui crinali dei monti, perché erano più sicuri, ed usavano percorsi di fondovalle solo per passare da un crinale all'altro.

Dunque non costruivano strade ma solo sceglievano tra i tratturi esistenti, quelli che avessero percorsi allineati sulla direzione, che fossero poco accidentati o si potessero rabberciare nei punti più impervi, e soprattutto che avessero pendenze idonee al transito di muli carichi.

Non usavano carri a ruote e dunque non avevano particolari esigenze di fondo stradale.

Poiché l'attraversamento dei territori di differenti popoli e tribù comportava il rischio di attacchi di predoni, questi trasporti furono organizzati in modo da potersi difendere, perciò furono costituiti dalle "Carovane", cioè lunghe file di animali carichi, scortate da uomini armati; situazione diversa dai trasporti isolati, sui brevi sentieri locali tra campagne e villaggi.

Ancora va detto che occorrevano dei ripari per le soste della notte, e qui ricorsero ai castellari che già erano stati fatti dai pastori della transumanza, e li modificarono per renderli adatti ad ospitare una intera carovana. Questi ripari dovettero anche essere attrezzati di acqua e foraggio per le bestie, perché le greggi dei pastori pascolavano e bevevano lungo i percorsi diurni, e se ne stavano quiete nei castellari di notte; invece gli animali delle carovane dovevano solo camminare durante il giorno e quindi necessitavano di pascolo o pastura foraggio nei punti di sosta.

Dunque si nota che una via carovaniera non è più soltanto un trattura più lungo e rettilineo, ma, pur restando una via naturale, cioè non costruita, è dotata di un insieme di accorgimenti che gli consentono di funzionare per questo scopo; e dunque questi dettagli ci consentono di ricostruire dove passarono le antiche vie carovaniere.

Commercianti navigatori: costruivano basi portuali presso la foce dei fiumi, che poi risalivano con imbarcazioni, come già detto, e realizzarono percorsi stradali lungo il corso dei fiumi (greto e alzaia), necessari al traino delle imbarcazioni controcorrente. Dunque erano vie di fondo valle che, dove il fiume non era più navigabile, proseguivano con mulattiere tra colli e monti fino al valico montano, oltre il quale raggiungevano il corso di un altro fiume navigabile nella vallata successiva.

Questo sistema di viaggio era più organizzato, perché richiedeva la collaborazione di barcaioli e di mulattieri dislocati in zone diverse; però consentiva il trasporto di grandi quantità di merci perché i tragitti in barca prevalevano decisamente sulle lunghezze dei tragitti a terra

I percorsi di fondovalle erano pericolosi nell'antichità, per via dei predoni; però in questa situazione c'era una buona sicurezza di viaggio fondata sul mezzo di trasporto natante, che era protetto dall'acqua che lo circonda, e fondata sull'appoggio degli intermediari, cioè gli abitanti locali presso i monti del valico, sul percorso di mulattiera tra la fine di un fiume e l'inizio del successivo; queste genti erano interessate a partecipare ai trasporti, perciò si preoccupavano di tutelare i carichi dai predoni.

LE STRADE ETRUSCHE

L'età del ferro Italico coincide con la colonizzazione etrusca, perché questi furono gli artefici della sua commercializzazione. L'attività metallurgica portata in Italia dalle invasioni indoeuropee, sarebbe rimasta un costume locale, di provincia, se non fosse stata valorizzata e sviluppata dall'attività commerciale etrusca. Gli Etruschi conoscevano già l'importanza del ferro perché parte di loro vennero dalla regione caucasica, dove il ferro già si estraeva dai monti Eusini dell'Armenia Pontica, mentre altri dell'area egea, già commerciavano il ferro del Tauro, nel sud della Turchia: gli uni e gli altri erano perfettamente inseriti nei traffici commerciali con Persiani, Siriani, Egiziani, Ellenici, e come iniziarono la colonizzazione della Toscana, avviarono il commercio del ferro dell'Elba prima, e dei Celti poi, nonché svilupparono tutte le altre attività che già c'erano allo stato embrionale, come i bronzo, la ceramica, la tessitura, la lavorazione del legno e del vino, creando un nuovo mondo industriale.

Dire Etruschi è come dire commercianti, e dire commercio è come dire necessità di strade sicure; per questo gli Etruschi furono i primi costruttori di strade vere e proprie, con le stesse tecnologie con cui costruirono le città murate, i ponti, le dighe, i porti.

La concezione stradale era maturata già prima in Mesopotamia, dove era sorta la necessità di percorsi lunghissimi su sentieri, con carovane di cammelli, perché la siccità che andò sempre aumentando, ridusse drasticamente tutta la più antica la rete dei collegamenti fluviali

Gli Etruschi provennero un po' da tutti i paesi orientali, dal Caucaso all'Anatolia, dall'Egeo alla Siria, e dunque portarono in Italia tutte quelle esperienze già note, e le adattarono al nostro territorio.

Perciò le vie etrusche sono percorsi "costruiti", applicando vere e proprie tecniche per riadattare i preesistenti tracciati della Transumanza e le Mulattiere, o per aprire nuovi percorsi, e su queste vie posero vere e proprie stazioni di sosta e protezione dei carichi, in viaggio attraverso territori stranieri.

Abbiamo già visto che i pastori usavano punti di sosta e bivacco sui castellari, ma loro ci portavano pecore e si accampavano per la notte senza esigenze; poi vennero le carovane di muli che posero strutture più organizzate, ma che rimanevano disabitate tra un transito e l'altro, perché erano in luoghi isolati distanti chilometri dai villaggi, perciò continuavano ad essere dei bivacchi, in cui i pastori del luogo che già vi si recavano con le greggi, venivano incaricati di ripulire gli abbeveratoi, rifornire di fieno per i muli di carovana, legna da ardere, e portare loro prodotti alimentari in vendita, quando vedessero una carovana in transito.

Con la civiltà etrusca il commercio divenne un'attività sistematica, per portare mercanzie estere e raccogliere prodotti locali in scambio, di villaggio in villaggio, oltre al più grande traffico del ferro, e dei relativi prodotti necessari al controvalore, che viaggiavano su lunghe distanze, in cui permaneva la condizione di muoversi come estranei, all'interno di aree abitate da genti diverse; perciò il problema primario rimase quello della sicurezza di viaggio, su percorsi dotati di ripari migliori, perché si transitava in continuazione con grandi quantità di merci di valore, che interessavano ai predoni.

Perciò l'organizzazione etrusca cambiò totalmente la situazione, facendo trasporti con carovane di carri, anziché a dorso di mulo, e con stazioni di sosta che fossero abitate, per essere vere e proprie stazioni di servizio, sosta e protezione, con lo spazio per contenere tutta una carovana, al sicuro entro le mura, i magazzini, i fienili per pasturare gli animali, i maniscalchi per ferrare gli zoccoli di muli e cavalli, i carpentieri per riparare le ruote dei carri, le osterie per far mangiare la moltitudine che conduceva la carovana, il recapito di messaggi da inviare ad altre località, e tutte quelle cose che una cittadina poteva fornire, per essere un punto di accoglienza e supporto dell'attività commerciale.

Fu così che nacque il metodo di fondare colonie sugli itinerari stradali, analogamente a come già si faceva per le colonie costiere lungo gli itinerari marittimi. Sorsero numerose cittadine minori, murate, più o meno equidistanti, intermedie tra le città maggiori, con funzioni di base di appoggio, presidio di zona, manutenzione stradale, fornitura di tutti i servizi di sosta e di viaggio, nonché furono emporii commerciali, per vendere prodotti nel circondario e sfruttare le risorse del luogo.

Il sistema delle città murate, comportava la rigidità organizzativa e di popolamento, dovuta alle dimensioni limitate ed immutabili definite dalla cerchia di mura; perciò l'aumento demografico che vi si generava inevitabilmente, doveva essere gestito con uno sfollamento sistematico periodico, e quella gente che si doveva trasferire, andò a popolare ogni nuova colonia, ovvero una città satellite legata alla città madre; per cui sorse il sistema di giurisdizione delle Lucumonie e le strade adatte a tenere saldi collegamenti tra città principale e satelliti, nell'intorno e lungo gli itinerari.
Gli Etruschi furono i primi a costruire città murate, i primi a fondare colonie ad itinerario stradale, ed i primi a formare comunità multietniche, perché ogni città o colonia, fu abitata da etruschi e indigeni.

- Il sistema politico-sociale etrusco era basato sulla integrazionetra le genti, perché ciò dava forza agli scambi commerciali, per cui ogni città o colonia veniva costruita secondo la solita tecnica della cerchia di mura, e veniva popolata in parte da etruschi ed in parte dalle genti locali che avevano partecipato ai lavori di costruzione. Analoga fu la costruzione delle strade che si dovevano trasformare dal sentiero naturale alla via costruita,con precise tecniche e criteri idonei al transito di carri a ruote, pesanti, con valori, che dovevano viaggiare con adeguata velocità e sicurezza.

Per costruire tutte queste cose, su ampi territori, occorreva il lavoro di molta gente, e perciò invalse l'uso di pagarla, almeno in parte, col diritto di abitazione nella città, più sicura che fuori; perciò i coloni etruschi coadiuvati dai nativi del posto, si amalgamarono lavorando ed abitando assieme, per cui si diffuse rapidamente la cultura etrusca tra indigeni che pur conservavano loro costumi e credenze.

A differenza degli altri popoli italici, permeati di monoculture tipiche delle società di origine tribale, gli Etruschi formarono società cosmopolite, come si usava già in Oriente, in cui si pone una legge che ordina l'etica esteriore necessaria alla convivenza, ma non tocca l'etica interiore dei valori e credenze, alle quali ogni popolo rimane legato molto più a lungo, e che se venisse forzato a mutare anche qui, provocherebbe crisi di stabilità sociale.

Questa cultura integratrice produce un forte sviluppo di attività economiche, ed una crescita tecnologica, per la somma di esperienze diverse; però non produce la vera coesione sociale, che matura soltanto col cambio di più generazioni. I popoli diversi uniti nel principio della tolleranza, convivono, si adattano ad un comportamento ed una ripartizione dei ruoli, ma rimangono intimamente separati, ciascuno con le sue tradizioni e credenze, non si sentono gli uni uguali agli altri, e l'assenza di un sentimento unitario fa mancare l'orgoglio dell'identità di popolo.

Questa fu la causa dello sfaldamento della civiltà etrusca, quando venne meno il potere centrale che vede e provvede; interrotti i commerci etruschi e vuotate le casse del re, non si poté fare più nulla. Condizione analoga alle odierne chiusure di stabilimenti, dovute ad una amministrazione che non trova più le condizioni economiche per proseguire.

Diversa fu la vicenda delle nazioni permeate dell'identità di popolo, come la civiltà greca, le orde galliche, il primo cristianesimo, e l'artificiosa religione di stato romana; furono comunità convinte di doversi battere anche senza denari, pur di sostenere la propria identità, e prevalsero sulle avversità.
Caratteristiche delle Strade Etrusche

Non uso il termine di strade preromane perché è generico ed include le vie preistoriche, le vie italiche e le vie etrusche, però come già definito con le vie preistoriche, uso il termine vie etrusche per indicare l'insieme di quelle antiche strade a lunga percorrenza, sorte in età etrusca anche fuori dell'Etruria, che sono fatte con precise tecniche e concezioni avanzate, inventate o importate dall'oriente, per razionalizzare gli antichi sentieri, tratturi e mulattiere, e farli diventare percorsi adatti alle carovane commerciali con carri a ruote.

- A partire dall'8° secolo a.C. la civiltà etrusca, pianifica una rete stradale che consente di raggiungere sistematicamente ogni punto del territorio, e fa degli Etruschi i primi veri ideatori di strade, perché scelgono parte dei preesistenti tracciati della transumanza e li trasformano in strade carrarecce.

Le strade etrusche sono principalmente carovaniere, cioè lunghissimi percorsi che vanno diretti da un territorio ad un altro, ma per quanto dritte non sono perfettamente rettilinee come le romane, ma si adattano alle forme del terreno, con tracciati con pendenza entro limiti costanti del 6-8% che arrivano al 10% nei tratti solo mulattieri.

Gli Etruschi seguirono le forme delle valli, ed individuarono i punti di interesse fondamentali, come transiti fluviali, alture adatte per città, pianure agricole, zone minerarie, e collegarono tutto con una rete di strade preordinate, lungo le quali fecero sorgere gli abitati ad opportuni intervalli regolari, per la sosta dei viaggiatori sui percorsi, per formare colonie di sfollamento delle città primarie, e per inglobare le genti locali con l'integrazione culturale etrusca.

Gli Etruschi si resero conto che la penisola italiana è suddivisa naturalmente dalle vallate degli Appennini, parallele tra loro e con andamento da nord-ovest a sud-est, che sono interrotte qua e la da valli minori trasversali, e che tutti questi spazi erano già stati percorsi dai tratturi della transumanza; per cui pianificarono con i loro criteri geometrici, di scegliere i tracciati più razionali per realizzare una rete viaria capace di interessare sistematicamente tutto il territorio, così da raggiungere qualsiasi punto per creare itinerari mercantili e sviluppare località per trarne risorse.

Come già era nell'idea di suddividere lo spazio urbano e la bonifica agricola, con un reticolo di strade a scacchiera, così gli Etruschi divisero l'intero territorio italico, con una rete viaria regolare ad andamento longitudinale e trasversale tra i monti della penisola.

Per questo motivo nomino una cosiddetta "Griglia Etrusca", quando cito il sistema stradale etrusco, in cui il protagonista viario è "il territorio", cioè è il soggetto che va ripartito razionalmente. Non importa che una città si divida in strade dritte e perpendicolari tra loro, mentre un territorio si divide in strade un po' sbieche, perché rimane il concetto che tutta l'area è suddivisa in corsi longitudinali e trasversali, con i quali è possibile raggiungere qualsiasi località dell'area, e dunque impiantarvi commerci, fondare colonie, sfruttare risorse locali.

Diversa è la concezione stradale romana in cui il protagonista viario diventa "la città" e non più il territorio, per cui le strade non si fanno più seguendo l'idea della scacchiera, ma si fanno sull'idea che la città è il centro gravitazionale di un territorio, per ciò le strade devono disporsi a raggiera, che si dipartono dal centro urbano, verso il suo circondario.

- Entrambe queste due concezioni di logica stradale furono ideate dagli Etruschi, i quali però posero le strade a raggiera soltanto sulla loro capitale Volsinii (Viterbo) affinchè l'idea della centralità di culto fosse rappresentata anche dall'idea della centralità direzionale, con cui venivano collegate tutte le comunità. La civiltà romana fortemente egocentrica, raccolse subito questo messaggio, e perciò fece di ogni città romana il centro di una raggiera di strade, ed il collegamento tra un città e l'altra fu appunto uno dei raggi stradali di penetrazione del circondario.
La grande differenza stradale portata degli Etruschi, fu di percorrere i fondovalle invece dei crinali, perché erano più pianeggianti e lineari, adatti a farvi passare i carri a ruote.

Per giungere a questa scelta si dovette risolvere il problema della sicurezza del viaggio che, gli italici risolsero passando dai crinali dei monti; mentre l'organizzazione etrusca congiunse il sistema delle carovane anziché i trasporti isolati, l'uso dei carri a ruote anziché il dorso di mulo, la scorta di uomini armati a cavallo anziché a piedi, la presenza di stazioni fortificate equidistanti lungo le carovaniere.

Nel parlare di percorsi etruschi uso il termine "Vie" e non strade, perché il secondo termine è romano e derivata dalla parola "strata" che significa via fatta a strati (sottofondo di ghiaia, massicciata compatta e lastricato di beole sopra). Le Vie si differenziano dai sentieri, tratturi e mulattiere, perché sono dotate di strutture costruite, non presenti nei precedenti percorsi preistorici.


Il termine Vie (viaein latino) deriva dalla radice indoeuropea *wegh- con il suffisso -ya, che significa "andare", ma anche significa "trasportare".

I romani usavano chiamare Vie le antiche strade extrurbane che partivano da Roma

La denominazione stradale antica distingueva quattro tipi

angiportum:   era il nome dato ai minuscoli sentieri, di breve collegamento porta a porta

itinera:            le vie pedonali, i lunghi sentieri e le mulattiere (stretti e lunghi)

actus:              le vie in cui poteva passare un carro alla volta, di solito separavano i campi agricoli

viae:                le vie in cui potevano passare due carri contemporaneamente in controsenso.

Strade veloci:le vie importanti lastricate, con sottofondo a strati, per tutti i transiti anche di carri

Le vie etrusche furono fatte per il transito dei carri a ruote, non più dei soli animali, perciò furono selciate, ma senza farvi sotto le massicciate; più semplicemente posero uno strato di pietre (acciottolato o lastricato) sul fondo di terra battuta preesistente, e compattarono il fondo dei soli punti dove non fosse solido a sufficienza, però non fecero scavi con riporto di massicciata.

La tecnica dell'acciottolato fu usata solo sulle strade dove dovevano passare carri a ruote, mentre lasciarono la terra battuta nei percorsi secondari e pianeggianti; e queste strade preparate ma non pavimentate venivano chiamate "viae glareae”"sternendae", se venivano cosparse con ghiaia, oppure erano dette "viae terrenae"se rimanevano solo sterrate.

Non fecero strade perfettamente rettilinee come i romani, però raddrizzarono tutti i percorsi tortuosi delle vie preistoriche, e fecero solide costruzioni di mura, terrapieni, ponti e cunicoli, per rinforzare e durare nel tempo, poiché le strade erano percorse dai carri, spesso pesanti col ferro.

A differenza dei tratturi che gironzolano qua e là, le strade etrusche seguono il percorso più breve per congiungere una città con l'altra. Concetto esaltato poi dai romani che pur di fare strade rettilinee, sbancarono fiancate di monti, fecero gallerie e costruirono lunghissimi ponti per scavalcare vallate.

- Dove vi sono rupi o costoni di montagna, prima si aggiravano, ma poi gli Etruschi li attraversarono facendo le celebri "tagliate", cioè canaloni scavati nella roccia dove farvi passare la strada, e dunque diedero inizio all'idea che le strade debbano essere dritte sul percorso più breve.

Al fianco delle strade posero muricci a secco di sostegno per evitare smottamenti, ed un canale di raccolta e scolo delle acque piovane che discendevano dal lato monte, costiparono pietrame dove erano guadi, pantani, salite, rivi di pioggia che potessero attraversare la strada.

Gli Etruschi non posero sulle strade le pietre miliari, per segnare le distanze stradali, ma posero simili colonnine di pietra, per segnare i confini di giurisdizione territoriale tra le città, e tra le proprietà delle terre, ed attribuirono un valore sacro a questi segnacoli, con pena di morte a chi li spostava.

L'organizzazione del viaggio etrusco concepì la suddivisione di ogni tragitto stradale in "tratte" di percorso modulari. Ogni modulo o tragitto era pari a sei miglia = 9 km = 1,5-2 ore di marcia a piedi con animali al seguito, o con carichi a dorso di mulo, o con carri trainati da animali da soma. Questi moduli di percorso erano stati concepiti per la consuetudine che in quell'intervallo gli animali dovessero fermarsi per pascolare, bere, riposarsi.

Ogni punto di sosta, equidistante sei miglia, prese il nome di "Sestum",che significa la misura della apertura di compasso (il raggio del cerchio sta sei volte nella circonferenza), ma significa anche "6°miglio", e significa anche "Sosta", da cui Siesta = riposarsi, (vedi capitolo II Modulo di Viaggio).

Va notato che le vie etrusche sono modeste rispetto alle romane, perché furono fatte con le stesse tecniche, ma con economia di mezzi, perché facevano costruire le strade dalla gente locale, zona per zona, e la pagavano parte col diritto di abitare in città, e parte con loro prodotti (vino, olio, sale, oggetti in bronzo e ferro, vasi ceramici, tessuti). 

I romani invece poterono fare meglio perché non pagavano nessuno, ma andavano a catturare tanti schiavi quanti ne servissero. Da ciò viene quel po' po' di capolavoro stradale che riscuote tanta ammirazione.

Fonte: RODAN, le strade italiche , da Acheo media, del 26 novembre 2011


sabato 18 maggio 2019

LE STRADE PREISTORICHE

La strada dell’età del bronzo  che porta sul monte Roccolo, detto anche Monte Pagano,   a  Montecchio di Negrar  


Le Vie dell'uomo paleolitico

Fin dalla preistoria, il più importante indicatore della presenza umana in un territorio, furono le strade, perché sorsero prima degli abitati e sono rimaste, ricalcando i percorsi delle migrazioni degli animali.

-          Il motore primo di tutta la storia fu la variazione climatica, che attraverso quattro oscillazioni di temperatura tra il 10° e I' 8°millennio a.C, spostò le piogge dalla zona tropicale del Sahara ed Arabia, alla zona temperata dell'Europa ed Asia, per cui lentamente a sud del Mediterraneo, le foreste divennero savane e poi deserto, mentre a nord dello stesso, scomparve la tundra e vi si sostituì la macchia, la brughiera, la foresta. Il cambio di vegetazione diede inizio alle migrazioni di mandrie di animali da sud a nord, e queste furono seguite dall'uomo paleolitico, che viveva di caccia alle stesse.

-          Questa epoca pone termine al Paleolitico e porta l'homo sapiens mediorientale, a colonizzare tutta l'Europa e l'Asia, diffondendo la nuova tecnica di caccia con l'arco e le frecce, e perciò produce punte di freccia in pietra scheggiata, da cui il nome di cultura microlita, Questo homo paleolitico vive di caccia ed abita in tende di pelle, che sposta seguendo le mandrie di animali, e poiché questi migrano su itinerari lunghissimi, anche questo homo diventa "migrante", con spostamenti lungo i percorsi animali, che sono le prime strade della storia, e vengono dette piste, perché sono immense fasce prative che attraversano territori, dove le foreste non sono mai cresciute, per il continuo movimento dagli animali.

Le Vie dell'uomo mesolitico

Tra I' 8°ed il 6° millennio a.C. in medio oriente inizia l'era Mesolitica, che si distingue per gli utensili litici elaborati con scelta di materiali: selce e ossidiana, più dure e taglienti delle pietre; inventa forme adatte agli usi, dotate di manici di legno: coltelli, asce, levigatoi, mazze, macine; inventa recipienti per trasportare e conservare acqua e cibo: vasi e mortai in pietra, in conchiglia, in noci di cocco e zucche vuotate; inventa l'intreccio delle erbe e produce corde, stuoie, ceste di vimini. Fa scorte alimentari per l'inverno con cereali, legumi, pesce e carne secca o affumicata; inventa piccoli utensili domestici in osso,  come pettini, spille, aghi a cruna con i quali fa vestiti            in pelle compositi ed ornati; sviluppa l'arte            con incisioni rupestri di animali, e figurine intagliate di donne grasse stilizzate; usa collane di perline colorate o conchigliette, fa tatuaggi con pintadere d'osso incise con segni a meandri o geometrici; manifesta sentimenti umani di affetto, paura, odio, credenze religiose animiste, rivolte ai fenomeni della natura; compie ritipropiziatori per la pioggia, le calamità; seppellisce i morti inumati con gli ornamenti; pratica l'insegnamento di gruppo, con riti di iniziazione ai giovani; inizia la misura del tempo, i suoni musicali, la danza; usa correntemente il fuoco, che conserva acceso e trasporta in lucerne da viaggio. Abita ancora in tende di pelle cucita, ha vita media di 50 anni, e forma tribù a ceppo familiare che arrivano fino a 600 persone. Inizia la domesticazione degli animali, prima il cane, poi capre (arabi) e pecore (afgani), impara a tenere compatte le greggi, che conduce sui lunghi percorsi nei wahady del deserto (antichi letti di fiumi asciutti dove rimane un'umidità che fa crescere una scarsa vegetazione).

-          Nell'età mesolitica nasce così la civiltà della "pastorizia", che muta l'uso di "seguire" gli spostamenti degli animali, ed impara a "condurli" lungo percorsi scelti, in modo da non interferire con altri gruppi umani, di tribù rivali. Si pratica anche la caccia con l'arco, di animali piccoli, e si raccolgono cereali e vegetali spontanei lungo i percorsi; e lo spostamento continuo per il pascolo delle greggi crea le popolazioni "nomadi" che poi dal medioriente si diffondono ovunque.

-          La lunga ripetitività di questi percorsi nei wahady e dall'uno all'altro, crea le prime vie in terra battuta, chiamate sentieri, parola che deriva dal latino "semita" e "semitarium". I sentieri sono dunque le prime vie prodotte dall'uomo preistorico, ma non sono costruite, bensì ottenute spontaneamente con la terra battuta dal continuo calpestio delle greggi sulle stesse piste.

-          La frequentazione continua e ripetitiva di questi lunghi percorsi, determina la formazione di punti di sosta costanti dove porre gli accampamenti di tende, per cui nascono i "bivacchi", che sono la prima forma di insediamento umano abituale. Questi bivacchi si fanno dove vi sono oasi o vengono scavati i pozzi d'acqua, e questo fece nascere il concetto di proprietà e ricchezza,  appartenente alla propria tribù, proprietà delle greggi e dei pozzi, che estese la prima idea di "proprio" che era solo la famiglia.

Le Vie della Transumanza

Durante l'età Mesolitica dall' 8° al 6° millennio a.C. i popoli nomadi che si spostarono con le greggi, dal nord Africa e medioriente, all'Europa ed Asia, trovarono abbondanza d'acqua e vegetazione, per cui mutarono costumi dalla "pastorizia" all' "allevamento", perché impararono la domesticazione degli animali più grandi, ed iniziarono le prime forme di residenza stabile, nei luoghi a clima temperato, con abbondanza di fiumi e di pascoli.

-          La civiltà dei "mandriani" (allevatori) si sviluppò quando l'uomo mesolitico seppe governare anche i cammelli (Arabia, Egitto), asini (Turchia), bovini (India), cavalli (steppa russa), perché ideò metodi precisi dell'allevamento, come abbeveratoi, scorte di fieno per l'inverno, mungitura sistematica del latte, l'alternanza tra pascolo, recinto e riparo in stalla, camminamenti guidati tra muricce o ringhiere, per evitare le devastazioni delle mandrie sulle aree agricole, o per non interferire con altre tribù.

-          Quando una migrazione si assestava nel nuovo territorio, cambiava costumi da nomade a seminomade, perché iniziava il metodo della transumanza, che è lo spostamento ciclico stagionale dei pastori con greggi e mandrie, tra i pascoli sui monti in estate, e le stalle con fieno a valle in inverno.

-          La cultura seminomade, determina la nascita dei primi villaggi, al posto degli accampamenti, ed il villaggio diventa un punto di riferimento sicuro per l'abitazione, viene scelto uno spazio protetto, dove fare capanne di legno sugli altipiani, o palafitte nei laghi e paludi, e recinti a palizzata idonei a circoscrivere abitazioni ed animali.

-          L'abitazione stabile di grandi gruppi umani (popoli composti da più tribù), in una stessa area, migliorò la sicurezza dai conflitti tra genti diverse, e si sviluppò il principio della solidarietà come prima forma di legge spontanea, per la difesa comune dai furti e incolumità. Il concetto di proprietà rimase collettivo della tribù, perchè solo molte persone assieme potevano difendere mandrie, greggi e villaggi; mentre non esisteva l'idea di proprietà della terra, che venne poi con l'agricoltura.

-          Rimase tuttavia una provvisorietà di vita, dovuta alle variazioni climatiche, che quando portavano siccità e carestie, costringevano la gente a lasciare i villaggi e migrare altrove.

-          L'abitazione in villaggi stabili, ed i percorsi ripetitivi della transumanza, creano nuovi tipi di strade che, a differenza dei sentieri mediorientali nei wahadi, piani e rettilinei, qui sono vie tortuose che seguono le forme dei colli, e risalgono i "crinali" dei monti, dove vi è abbondanza di pascoli e maggior sicurezza, per l'ampia visuale sulle insidie dei boschi e valli sottostanti, con lupi.

-          Questi percorsi sono detti "tratturi", parola che deriva dal latino "tractus" = trarre, e dal medievale "tracturus" = fosso, con l'evidente significato di un percorso accidentato, in cui ci si debba sempre trarre dai fossi, che sono lungo le forme tortuose del terreno.

-          Osservando le carte geografiche si nota una rete di tracciati che non collegano una cittadina all'altra, ma gironzolano tra monti e valli, in aree delimitate tra due fiumi, o tra due catene montuose, queste vie preistoriche formate dal calpestio continuo di mandrie e greggi per millenni, che ha battuto la terra così compatta da essere ancora visibili, sono protette dallo Stato e sono mete del turismo equestre.

-          La forma di questi tracciati segue puntualmente le forme del terreno, senza modificarlo, aggira gli ostacoli come rupi e canaloni, ed affronta pendenze elevate, perché venivano percorse da animali liberi, e non da animali da soma adibiti a trasporti commerciali, che chiedono pendenze misurate.

-          Altri percorsi preistorici, pure tortuosi ma più brevi e con pendenze modeste (max 10%), furono i sentieri locali, che collegavano i villaggi tra loro, e con le fonti, le aree agricole, fiumi, punti di vedetta e protezione dei passaggi; queste vie sono organizzate ma sono ancora prive di strutture costruite.

-          Poiché gli accampamenti della Transumanza si fecero sempre negli stessi posti, sorsero "bivacchi" protetti, prima in luoghi naturali come grotte, anfratti, vailette, cunei tra confluenze di torrenti, rupi, cucuzzoli di montagna, con acqua (sorgenti, ruscelli), e poi furono costruiti luoghi sicuri e stabili, adatti a contenere l'accampamento e le greggi o mandrie durante la notte, e queste sono detti:

-          "Castellari" = o castellieri liguri, cioè terrapieni sostenuti da muri di pietre a secco.

-          "henge" = aree più o meno circolari in pianura, circondate da un fossato scavato nella terra.

-          "curtis" = cortili recinti da muricce di pietre a secco.

-          "Vallis" = (vallum) cortili recinti da palizzate di legno.

Le Vie Fluviali dell'uomo neolitico

I movimenti migratori proseguirono sempre, principalmente per eventi climatici, lungo le direzioni da est verso ovest, per la crescente siccità del medioriente e le fasi di freddo intenso nella steppa russa; ed in direzione da sud a nord, sulle coste atlantiche dal Marocco alla Spagna, Francia e Nordeuropa, dovuto alla progressiva desertificazione del Sahara.

-          In questi movimenti, oltre ai nomadi pastorali, migrano anche i popoli a tradizione peschereccia, fluviale e marittima, perché pure risentono della scarsità di cereali; perciò l'Italia che si trova al centro, dell'Europa meridionale, grande serbatoio di accoglienza dei popoli migranti, viene popolata da genti diverse provenienti dalle quattro direzioni geografiche.

-          Il lato est, Adriatico di facile accessibilità, viene popolato da genti balcaniche, che già erano di provenienza irano-anatolica;

-          da ovest il corridoio costiero ligure, porta popoli atlantici (iberici e liguri);

-          da nord il passaggio è filtrato dalle Alpi, che nelle fasi di optimum climatico ed estivo, sono attraversate da proto-celti, originati dall'intricato miscuglio tra neolitici iranici che hanno risalito il Danubio, nomadi della steppa (Sciti) che hanno valicato i Carpazi, ed Atlantici Bretoni megalitici, che si espandono con riflusso inverso da nord-ovest a sud-est, dall'Inghilterra all'Andalusia, Francia meridionale, Liguria, Sardegna, Malta, Puglia, Balcani, Egeo, Palestina;

-          dunque la Padania neolitica viene popolata da nord da genti danubiane che fanno palafitte, e da sud, genti liguri che fanno castellari di pietra, entrambi agricoli ma di tipo diverso (cereali / legumi);

-          l'Italia meridione come sempre è la Casba del Mediterraneo, ci sono tutti, perché naturalmente era (come è) il più bel posto del mondo, e viene popolato da navigatori che provengono da tutte le direzioni, e perciò la fusione di tante etnie è il motore di un progresso civile formidabile;

-          con tutti questi movimenti di gente diversa, le vie di comunicazione divennero protagoniste della storia del territorio, e l'argomento è separato tra lo studio delle antiche strade, e quello delle antiche vie fluviali e canali, di cui qui anticipo i criteri base:

-          nell'antichità il trasporto sulle lunghe distanze, ed il trasporto delle grandi quantità di merci, animali e persone, si fece sempre via acqua, perché è più facile, sicuro, meno dispendioso di energie;

-          il mezzo natante (che si sposta galleggiando) può trasportare molto più volume e peso, con poca fatica (per i meriti d'Archimede), può percorrere immensi territori senza che si debbano fare strade, è più sicuro dalle insidie di animali e predoni perché l'acqua lo separa dalle rive, è spazioso quanto basta per farci sopra l'abitazione, così da non doversi accampare in terre sconosciute;

-          anche se oggi la navigazione fluviale è poco usata, ed ancor meno presa in considerazione, tutta l'antichità vide un transito di imbarcazioni decisamente superiore al transito dei carri;

-          la storia e le forme delle imbarcazioni è un altro di quegli argomenti che richiede una trattazione separata, però qui basta dire che sui fiumi dell'età neolitica si navigò con le zattere per le merci, e con le canoe per le persone;

-          le zattere erano lente e si muovevano a vela nei laghi e lagune, con spinta a palo nelle paludi e fiumi a corrente debole, e con traino da riva degli animali da soma nei fiumi con corrente e palo per guida contro l'incaglio sulla riva;

-          le canoe erano tronchi scavati (reperti di canoe del Ticino e Po' sono nei musei), una diversa tecnica delle canoe, vede quelle di vimini in medioriente e Perù, e quelle di pelle in nordamerica. La propulsione delle canoe fu solitamente a pagaia, e la velocità arriva a dieci volte più della zattera;

-          alla fine del neolitico, inizio età dei metalli, le imbarcazioni fluviali mutarono per imitazione delle navi marittime egeo-fenice, si che le zattere furono soppiantate dai catamarani, e le canoe furono affiancate da sorelle maggiori, dette marani. che non tramontarono più fino al nostro Rinascimento;

-          non esistette un problema della propulsione dei natanti in acque ampie con poca corrente, perché era già stata inventata per le navi marittime: vela e remi. Il problema della navigazione in acque poco fonde ed intricate da erbe ed alberi, tipico delle paludi e pianure allagate dalla esondazione dei fiumi, fu risolto con la spinta a palo, che ancora si usa in Africa, Amazzonia ed Estremo Oriente. Non si può attribuire un luogo d'origine della spinta a palo perché è universale, ovunque fin dal paleolitico;-       invece è importante notare come fu risolta la navigazione nei fiumi con corrente, anche sostenuta, dall'età neolitica europea fino al nostro Rinascimento;

-          le imbarcazioni in discesa sul fiume sono portate dalla stessa corrente, e soltanto devono essere guidate con un timone, che però non è come quello delle navi (che ha un'azione lenta su uno scafo molto pesante), il timone degli antichi marani e catamarani fluviali, doveva avere un'azione rapida, su uno scafo medio-leggero, per guidare in acque turbolente e spesso con ostacoli nell'alveo, e perciò fu sempre usato un lungo remo a poppa, perché il lungo braccio fa da leva e la pala agisce in velocità;

-          le imbarcazioni in risalita del fiume dovevano vincere la corrente che a volte era molto forte, quindi l'unico mezzo possibile fu il traino da riva con animali da soma. Più adatti al traino lento e potente sono i buoi, ma poiché i fiumi hanno percorsi misti dove i tratti a forte corrente sono brevi, mentre quelli a bassa corrente sono lunghi, per viaggiare più spediti si usarono i muli, ed a volte i cavalli, perché sono più veloci e quindi consentono di percorrere rapidamente le più frequenti zone dolci;

-          con gli animali sulla riva che tirano un mezzo nell'acqua, il cavo di traino è necessariamente obliquo, e dunque oltre al tiro in risalita del fiume, si forma una forza componente che tira verso la riva, per cui l'imbarcazione si incaglierebbe invece di navigare. Per risolvere questo problema fu sempre usato il palo, antichissima soluzione di tutte le cose. Una o due persone con un lungo palo tra le mani, lo puntano sul fondo della riva, spingono per tenere la barca in fuori, e camminano da prua a poppa con la velocità con cui avanza l'imbarcazione, che per questo scopo ha sul fianco una passerella sgombra di percorso. A questo modo un uomo che continua a camminare avanti e indietro sulla barca, con quel palo, riesce a navigare in risalita col tiro di quelle povere bestie da soma;

-          per poter far camminare gli animali al tiro delle barche, lungo il bordo dei greti fluviali furono fatti dei camminamenti tra la ghiaia, più o meno spianata, lunghi per tutto il corso del fiume da navigare, tranne che nelle acque senza corrente in cui bastava la spinta a palo o a vela, e in quelle zone gli animali da soma si portavano a bordo e viaggiavano in barca;

-          nei fiumi a regime torrentizio non si facevano lavori impegnativi per il camminamento degli animali sulla riva, perché le frequenti piene li distruggevano, mentre lungo i fiumi più o meno costanti si fecero veri e propri camminamenti stabili di sponda;

-          sui fiumi dunque nacquero le prime e più antiche strade dell'antichità, perchè furono letteralmente "costruite" dall'uomo. Poiché un fiume ha uno scorrimento di acqua circa costante, che cambia di livello con le piene, l'uomo costruì i camminamenti degli animali al tiro delle imbarcazioni, non più sul greto ma su un argine rialzato del fiume, e la strada che vi passa sopra si chiama alzaia, che è lunga quanto è navigabile il fiume. Le alzaie furono fatte dai commercianti a tradizione natante, per il transito degli animali al traino delle barche in controcorrente, ma poi furono anche ottimi percorsi per gli eserciti, le carovane e le migrazioni dei popoli;

-          la parola alzaia significa rialzata, ed è un bordo o una costa di terra, sabbia e ghiaia, alta qualche metro, compatta, livellata in piano, adatta alla presa degli zoccoli degli animali da soma, a volte ha il fianco rinforzato da pali e grosse pietre allineate, in difesa dagli smottamenti e l'abrasione dell'acqua; hanno il bordo sgombro da alberi per non intersecare il cavo di tiro che qui ha obliquità anche dall'alto al basso, non si deve impigliare perché se il cavo cede, la barca si perde, portata via dalla corrente;

-          sulla barca rimangono uno o due uomini, che camminano alternativamente da prua a poppa, col palo di spinta, per tenere la barca scostata dalla riva affinché non si incagli.

-          è importante notare la quantità di lavori necessari per realizzare questo tipo di strade, e l'impiego di tecniche composite, che sono inesistenti nei tratturi. Di fatto i tratturi derivano dalla civiltà pastorale, che è più antica e legata a costumi tradizionali, mentre le vie fluviali derivano dalla civiltà marittima, che essendo in contatto con molte culture diverse, sparse nel Mediterraneo, raccoglie idee e sviluppa nuove tecniche. Le strade fluviali hanno insegnato l'arte di fare le antiche strade terrestri, costruite e non più solo tracciate, che determinarono l'avvento della civiltà dell'età storica;

-          la tradizione millenaria ha reso costante il fatto che le alzaie sono sempre lungo la riva sinistra del fiume (risalita) affinché le barche che discendono la corrente sulla sponda destra, non intersechino mai le funi tese delle barche in salita. Da qui venne l'uso di "camminare tenendo la destra". 

Le vie terrestri dell'uomo neolitico

Nel 6° millennio a.C, sempre in medio oriente iniziò l'agricoltura, prima tra i monti dell'Iran, poi nelle grandi pianure fluviali (Mesopotamia, Egitto, Indo, Danubio), infine si diffuse in tutto il mondo antico e giunse in Italia nel 3° millennio a.C. quando il clima divenne più freddo rispetto al 6° millennio.

-          Il termine Neolitico viene dal tipo di armi ed utensili di questa epoca, che sono ancora in pietra ma lavorata liscia anziché scheggiata, è un'epoca di grande progresso culturale perchè nasce la prima ceramica, vasi di terracotta per conservare acqua ed alimenti, nasce la tessitura, birra e formaggio.

-          Tipica del neolitico è la tecnica della lavorazione del legno, consentita dai nuovi tipi di utensili, per cui inizia una tecnologia (carpenteria) che costruisce villaggi sulle alture, con capanne di legno protette da palizzate, oppure villaggi di palafitte protette dall'acqua di laghi e paludi.

-          Nascono abitazioni solide di gente stazionaria, costruite con ingegno, dotate di pali portanti principali e pali secondari di murata, si inventa la "capriata" come organo di sostegno del tetto e dei ponti di legno, si inventa l'intonaco di terra creta per sigillare le fessure delle pareti tra i pali, si inventa il focolaio interno alle capanne, perché viene ideato un braciere di pietre con sopra un camino del fumo, posto al centro della capanna, per cui oltre la cottura dei cibi si realizza il riscaldamento interno.

-          La nuova cultura neolitica è fondamentalmente quella che inventa tutte le forme dell'agricoltura, trasforma via via la raccolta dei cereali e legumi a crescita spontanea, nella loro coltivazione in diversi tipi di habitat, perché si capisce il significato dei cicli stagionali, si stabilisce la cadenza delle semine, si inventa il calendario lunare, le tecniche di irrigazione, la raccolta e la conservazione di grandi scorte alimentari per la durata annuale, forse anche il vino venne dalla conservazione di uve nelle otri .

-          La più facile vita sedentaria delle tribù agricole, meglio nutrite delle nomadi, prolifera rapidamente, per cui giunge a ripetitivi sovraffollamenti, che generano migrazioni di una parte degli abitanti, ad ogni nuova carestia, per cui la ricerca di nuovi territori da coltivare, genera continui rimescolìi di popoli, e grandi scontri tra gruppi etnici diversi, da cui il variare delle etnie e delle culture a vocazione terranea, montana o marittima, a seconda delle tradizioni del vivere e del viaggiare.

-          In un territorio fitto di foreste, si dovette disboscare, ripulire il terreno dai sassi, dissodare la terra, portarci l'acqua di irrigazione, recintarlo per proteggere le colture dagli animali selvatici, seminare e curare la crescita dei cereali, fino a raccogliere le messi. Guai se vi passasse sopra un gregge a mangiare i germogli, per cui sorsero grandi conflitti di proprietà, tra agricoltori e pastori, e sorsero villaggi vicino alle coltivazioni.

-          La civiltà agricola creò cicli di attività permanenti, ripetitivi di anno in anno, che legarono stabilmente la vita dell'uomo al luogo, e con i villaggi stabili si estese il concetto di proprietà, dalle greggi alla terra, perché non si vagava più nel territorio tale quale era, ma si prese a vivere in uno spazio preciso di terra, che si dovette organizzare con tempo e fatica, e si cominciò a distinguere la proprietà del clan e della famiglia, quella temporanea e quella da perpetuare ai discendenti.

-          Dal nuovo modo di vivere stabilmente nei "villaggi agricoli", venne anche la nuova concezione dei percorsi "costruiti" anziché solo tracciati, per rendere comode e sicure le comunicazioni ed i trasporti tra le campagne e gli abitati, e tra un villaggio e l'altro. Questi percorsi costruiti sono chiamati "vie" (viae in latino), termine che deriva dalla radice indoeuropea "wegh-" con il suffisso "-ya", che significa "andare", e che nell'uso plurimo delle lingue preistoriche, significa anche "trasporto".

-          La tecnica delle Vie preistoriche fu modesta rispetto alle successive vie dell'età storica, tuttavia dovendosi costruire, riparare, conservare, sorvegliare dagli estranei, per difesa dei villaggi, sorse anche il concetto di proprietà dei passaggi, proprietà collettiva a carico delle comunità dei villaggi.

-          La tecnica di costruzione delle vie preistoriche (neolitiche ed eneolitiche) segue ancora le forme del terreno, è tortuosa nei punti difficili, sale e scende, fa curve strette, aggira le rupi ed attraversa i fiumi nei punti di guado, però non è più soltanto terra battuta, con buche, tratti messi di sbieco, fangosi, attraversati da rivoli d'acqua, perché vi devono transitare carichi a spalla o a dorso di mulo, e per essere percorsi sicuri, vengono provviste di opere strutturali, come sbancamenti e riporti per livellare, muricce di pietre a secco per sostenere le sponde di strada a monte e valle, argini di contenimento o deviazione dei corsi d'acqua che non invadano la strada, canaletti di scolo piovano, messa in piano del terreno, posa di pietre sulle rampe per agevolare salita e discesa, idem pietre in piano sul fondo dei guadi per non impantanare, ponticelli di legno per scavalcare fossi, tettoie di riparo e castellari per le soste tra punti lontani sui percorsi.

-          Il termine viepreistoriche è riferito genericamente ad ogni percorrenza, che collega un villaggio all'altro, nell'ambito di un territorio abitato dallo stesso gruppo etnico, e di solito non collegano gli altri territori abitati da tribù o popoli di differente etnia (gli antichi vivevano in aparthaid).

Tra queste vie si riconoscono delle varianti minori e maggiori:

-1        I vicoli sono le viuzze interne ai villaggi, che collegano una casa all'altra.

-          I viottoli sono le viuzze attorno ai villaggi, diretti alle fonti d'acqua, ai campi coltivati, i luoghi di caccia, i punti di vedetta per sorvegliare il circondario, brevi collegamenti vari.

-          Le mulattiere sono percorsi medio-lunghi che collegano villaggi e località, e sono adatte al trasporto delle merci a dorso di mulo.

-          Le carrerecce (vie carrabili) sono percorsi medio-lunghi che collegano villaggi e località, e sono adatte al trasporto di merci che viaggiano su carri a ruote.

-          Le carovaniere sono quei percorsi lunghissimi che collegano proprio un territorio all'altro, un popolo all'altro, e sono usate da genti a tradizione commerciante, affabili, diplomatici, multilingue, colti, conoscitori della gente e dei valori, trasportano merci che viaggiano a dorso di mulo e su carro.

-          Le Carovaniere sono le Vie fondamentali di origine preistorica, che percorrono interi continenti, sono sorte su antichi tracciati delle migrazioni dei popoli e delle piste delle migrazioni spontanee di animali, e sono dotate di catenarie di fonti, punti di sosta, di vedetta, di sbarramento ai transiti indesiderati.

-          Tutti i tragitti definiti col termine vie e similari, sono ancora semplici su percorsi naturali agevoli, tra villaggi, fonti, pascoli, terreni agricoli, ed hanno un fondo in semplice terra battuta, ma si differenziano dai fratturi e sentieri per il fatto di essere attrezzate di strutture costruite, e non soltanto formati spontaneamente dal transito continuo di persone ed animali.

-          Le antiche vie neolitiche precorrono le vie etrusche, le quali sono il prototipo delle strade romane, il cui nome deriva dal latino "strata” cioè via fatta a strati, come vedremo poi.

Le strade dell'età dei Metalli

-          Eneolitico è il nome dato alla civiltà dei metalli, precedente l'avvento del ferro, e che si sviluppò dal 3° al 1° millennio a.C. Iniziò con la raccolta di metalli allo stato nativo, usati come ornamenti per la loro lucentezza e colore, primi l'oro ed il rame, che si lavoravano in placchette ottenute per martellamento, poi si scoprì la fusione per fare forme più complesse. Poi fu scoperta la fusione di altri metalli, non allo stato nativo ma contenuti entro pietre minerali. Ciò avvenne presso le comunità nomadi pastorali, che usavano fare grandi falò nei bivacchi, poiché il fuoco veniva circoscritto con pietre locali, si capì che certe pietre fondevano e colavano metalli. Così l'invenzione della "fusione" iniziò l'era dei metalli con l'oro, argento, rame, piombo, stagno, zinco; e per il fatto di non esser puri, diedero subito l'idea che i diversi miscugli generavano caratteristiche diverse, e perciò venne la tecnica delle leghe, di cui la più importante fu il "bronzo".

-          La civiltà dei metalli si sviluppò all'interno delle comunità agricole e di quelle pastorali, che continuarono a coesistere come popoli stabili fonditori e popoli nomadi commercianti di metalli, ma la grande svolta di questa civiltà fu l'organizzazione del gruppo sociale con la divisione dei ruoli, cioè la formazione di persone specializzate ciascuna in un particolare tipo di lavoro.

-          L'organizzazione sociale era già iniziata nel paleolitico con la divisione dei ruoli tra maschi e femmine, poi si estese con la civiltà pastorale che suddivise quelli al pascolo, quelli in accampamento, i domesticatori, tosatori, caseari; ancor più si moltiplicò nella civiltà agricola con le specializzazioni del trattamento terra, irrigazioni, semine, ecc. ma fino a qui la difesa del villaggio si faceva tutti assieme, perché era il numero di persone che contava. Le cose mutarono con l'avvento delle armi di metallo, in cui poche persone armate potevano difender tutti gli altri. Perciò la civiltà dei metalli aggiunge al concetto di "proprietà", quello di "potere", e si forma una ripartizione di ruoli che diventa rapidamente la formazione delle classi sociali. Dove prima c'era un Druido, vecchio saggio, che dava "indicazioni" sul da farsi, nella civiltà dei metalli c'è il Rè che "ordina" cosa si debba fare, perché è il più abile soldato, e condiziona altri a seguirlo nelle sue scelte, in cambio della spartizione del bottino, sottratto ai non armati o non sufficientemente abili. Il nuovo concetto di ricchezza non conta più il numero di capre che si hanno, ma il numero di soldati, e la "sopraffazione" diventa culto.

-          Le strade rimasero sostanzialmente le stesse, distinte in tratturi e sentieri, mulattiere e vie, però la civiltà dei metalli portò delle novità connesse con l'attività mineraria e siderurgica, lasciando tracce che oggi rivelano dove si svolsero queste attività, pur che tutto sia rimasto sepolto dal tempo.

-          Lo scavo delle miniere produsse materiale roccioso minuto, nettamente diverso dal pietrame di frana o di fiume, e questo materiale fu usato per costruire massicciate delle rampe di collegamento tra miniere e strade, massicciate di sponda alle strade, per livellare anfratti, costipare terreni molli e paludosi, costruire basamenti rialzati su cui costruire villaggi. Si tratta di banchi di riporto di grandi dimensioni, con differenze di densità rilevabili con la prospezione ad ultrasuoni, la cui esplorazione conduce sia alle gallerie delle antiche miniere, poi occluse con gli stessi materiali, sia ai resti degli abitati e dei forni fusori; e non di rado coprono tombe e resti di costruzioni molto più antiche.

-          La fusione dei minerali produsse grandi quantità di scorie, circa sei volte più del metallo ottenuto, sono facilmente riconoscibili perché sono passate dal fuoco, furono impiegate per gli stessi usi delle rocce di scavo, e la loro individuazione e misura dei banchi, serve per calcolare la quantità di metallo che venne fuso in quel posto. Sorprendente fu la scoperta del costipamento delle paludi di Populonia (Etruria) che contiene sei milioni di tonnellate di scorie, da cui si deduce che etruschi e romani produssero un milione di tonnellate di ferro dell'Elba.


Fonte: Rodan,  da Archeomedia del  24  novembre 2011