In Germania il controllo delle opinioni online non è più un fenomeno marginale né un effetto collaterale della sicurezza: è diventato un sistema strutturato, pianificato e finanziato dallo Stato. Non si parla di singoli eccessi, ma di un apparato stabile di sorveglianza delle parole, attivo ogni giorno su Internet e social media.
Il meccanismo è semplice e proprio per questo inquietante. Lo Stato non controlla tutto direttamente, ma affida il compito a una rete di circa 325 organizzazioni tra ONG, fondazioni, associazioni e soggetti privati. Questi enti monitorano costantemente i contenuti digitali, individuano espressioni ritenute “vietate” o “problematiche” e le segnalano alle autorità. La maggior parte di queste strutture è finanziata con fondi pubblici. In pratica, il governo paga intermediari perché sorveglino i cittadini e li denuncino allo Stato.



