domenica 23 luglio 2017

LETTERA APERTA ALLA PRESIDENTE BOLDRINI, CHE A QUANTO PARE DISPREZZA IL FASCISMO MA USUFRUISCE DEI BENEFICI.

Arturo Scalia


L’altro giorno la signora Boldrini  ( la signora tiene tanto al genere femminile ed io non  sentendomi di violentare la lingua Italiana, come fanno tanti giornalisti leccaculo storpiando il termine Presidente con Presidenta o peggio ancora Sindaco con Sindaca, preferisco femminilizzare il suo cognome con Boldrina) dicevo, la signora ha dichiarato in un’intervista
 “C’è chi, come lei, non si sente a proprio agio passando davanti ai monumenti fascisti”

Suggerirei al Presidente Boldrina di cambiare itinerario per evitare il “disagio” che gli procura passare davanti a certi monumenti e sarebbe ancora più valido per gli italiani, se il suo giro per evitarli fosse molto largo abbracciando anche nazioni extracomunitarie che lei tanto ama.

Vorrei fare notare alla Presidente Boldrina, se la sua dichiarazione corrispondesse al vero ( cioè che tutto quello che riguarda il fascismo la mette a disagio), che dovrebbe non usufruire di tutti i miglioramenti sociali accaduti nel tanto odiato ventennio;
ne elenco solo 39 per comodità e per mancanza di spazio, ma sono oltre 100:

** 1. Assicurazione invalidità e vecchiaia, R.D. 30 dicembre 1923, n. 3184 
**2. Assicurazione contro la disoccupazione, R.D. 30 dicembre 1926 n. 3158 
** 3. Assistenza ospedaliera ai poveri R.D. 30 dicembre 1923 n. 2841 
**4. Tutela del lavoratore di donne e fanciulli R.D 26 aprile 1923 n. 653 
**5. Opera nazionale maternità ed infanzia (O.N.M.I.) R.D. 10 dicembre 1925 n. 2277 
**6. Assistenza illegittimi e abbandonati o esposti, R.D. 8 maggio 1925, n. 798 
**7. Assistenza obbligatoria contro la TBC, R.D. 27 ottobre 1927 n. 2055 
**8. Esenzione tributaria per le famiglie numerose R.D. 14 maggio 1928 n. 1312 
**9. Assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali, R.D. 13 maggio 1928 n. 928 
**10. Opera nazionale orfani di guerra, R.D.26 luglio 1929 n.1397
**11. Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (I.N.P.S.), R.D. 4 ottobre 1935 n. 1827 
**12. Settimana lavorativa di 40 ore, R.D. 29 maggio 1937 n.1768
**13. Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (I.N.A.I.L.), R.D. 23 marzo 1933, n. 264 
**14. Istituzione del sindacalismo integrale con l’unione delle rappresentanze sindacali dei datori di lavoro (Confindustria e Confagricoltura); 1923 
**15. Ente Comunale di Assistenza (E.C.A.), R.D. 3 giugno 1937, n. 817 
**16. Assegni familiari, R.D. 17 giugno 1937, n. 1048 
**17. I.N.A.M. (Istituto per l’Assistenza di malattia ai lavoratori), R.D. 11 gennaio 1943, n.138 
**18. Istituto Autonomo Case Popolari 19. Istituto Nazionale Case Impiegati Statali 
**19. Riforma della scuole “Gentile” del maggio 1923 (l’ultima era del 1859) 
**20. Opera Nazionale Dopolavoro (nel 1935 disponeva di 771 cinema, 1227 teatri, 2066 filodrammatiche, 2130 orchestre, 3787 bande, 1032 associazioni professionali e culturali, 6427 biblioteche, 994 scuole corali, 11159 sezioni sportive, 4427 di sport agonistico.). I comunisti la chiamarono casa del popolo 
**21. Guerra alla Mafia e alla Massoneria (vedi “Prefetto di ferro” Cesare Mori) 
**22. Carta del lavoro GIUSEPPE BOTTAI del 21 aprile 1927 
**23. Lotta contro l’analfabetismo: eravamo tra i primi in Europa, ma dal 1923 al 1936 siamo passati dai 3.981.000 a 5.187.000 alunni – studenti medi da 326.604 a 674.546 – universitari da 43.235 a 71.512 
**24. Fondò il doposcuola per il completamento degli alunni 
**25. Istituì l’educazione fisica obbligatoria nelle scuole 
**26. Abolizione della schiavitù in Etiopia 
**27. Lotta contro la malaria 
**28. Colonie marine, montane e solari 
**29. Refezione scolastica 
**30. Obbligo scolastico fino ai 14 anni 
**31. Scuole professionali 
**32. Magistratura del Lavoro 
**33. Carta della Scuola Opere architettoniche e infrastrutture
**34. Bonifiche paludi Pontine, Emilia, Sardegna, Bassa Padana, Coltano, Maremma Toscana, Sele ed appoderamento del latifondo siciliano. Con la fondazione delle città di Littoria, Sabaudia, Aprilia, Pomezia, Guidonia, Carbonia, Fertilia, Segezia, Alberese, Mussolinia (oggi Alborea), Tirrenia, Tor Viscosa, Arsia e Pozzo Littorio e di 64 borghi rurali, 1933 – 1939 
**35. Parchi nazionali del Gran Paradiso, dello Stelvio, dell’Abruzzo e del Circeo 
**36. Centrali Idroelettriche ed elettrificazione delle linee Ferroviarie 
**37. Roma: Viale della Conciliazione 
**38. Progetto della Metropolitana di Roma 
**39. Tutela paesaggistica ed idrologica 

Cara Presidente Boldrina, cosa ha fatto lei oltre a inorridirci con lo storpiamento della lingua italiana, con la falsa rivoluzione di rivalutazione della donna, con l’acquisto di centinaia di frigoriferi “ultranecessari”  per la Camera? Con il continuo disprezzo per gli italiani per il loro lavoro e la loro dignità?



Lei cerca coerenza e si lamenta che la criticano e spesso  maledicono il momento della sua salita al governo?

Sia coerente, almeno una volta e non come il suo ex presidente Renzi che ne spara una ogni ora rischiando di raggiungerla in questa gara al record, rifiuti tutti i benefici che le derivano dal tanto odiato ventennio e cerchi, almeno una volta prima di spararla grossa , di studiare visto che con l’articolo 24 il Fascismo, inserendo la lotta contro l’analfabetismo nel 1923, le ha dato la possibilità di continuare a scrivere e a dire cavolate.

Non critico il suo punto di vista, cara Boldrina, ne quello dei suoi compagni di merenda, io rispetto le idee degli altri e la loro voglia di metterle in discussione, ma aborro le coercizioni soprattutto quando, ammantate da falso buonismo, quando sono false, quando sono ipocrite, tendenti al non rispetto e soprattutto spacciate per costruttive approfittando di un ruolo, anche se non meritato, di potere.

Avrei voglia di dirle tante alter cose, caro Presidente, ma il timore di non essere compreso per comodità di posizione e anche per le minacce che lei più volte ha lanciato, anche sui social, per chi non la pensa come lei ( E QUESTO E’ VERO FASCISMO) mi fanno recedere dal desiderio della inutile speranza di chiarirle un poco le idee.

Sperando di non sentire più parlare di lei, le porgo

I miei educati saluti.

Arturo Scalia

Fonte: srs di Arturo Scalia, da movimentobaseitalia del 12 luglio 2017



sabato 22 luglio 2017

SIAMO TUTTI DODDORE. ONORE ALL’INDIPENDENTISTA SARDO

Onore eterno ad un indipendentista. Vero!


Doddore Meloni



Vedete, cari amici indipendentisti(almeno per chi lo è, non amico, ma indipendentista) è persino banale dire che “oggi siamo tutti Doddore Meloni“.

Lui, il più conosciuto e battagliero degli indipendentisti sardi, si è lasciato morire in carcere dopo 69 giorni di sciopero della fame e della sete. Ha voluto ripercorrere, fino all’estremo sacrificio, la strada indicata da Bobby Sands, eroe dell’indipendentismo nordirlandese che si lasciò morire in carcere in segno di protesta per il regime duro a cui venivano sottoposti i detenuti repubblicani.

Doddore Salvatore Meloni era stato messo in galera il 28 aprile scorso a seguito di una sommatoria di pene per reati fiscali (il nostro amico Leo Facco lo farebbe santo subito per quei reati finalizzati a fregare lo stato italico), e all’appuntamento si era presentato innalzando la bandiera dei Quattro Mori e portando sottobraccio la biografia di Bobby Sands. In un certo senso lui aveva già scelto il proprio destino. Sapeva che i reati fiscali per i quali era stato condannato erano più che altro un pretesto per fiaccare e mettere all’angolo un personaggio scomodo per le istituzioni italiche, soprattutto dopo che nel 2008 aveva proclamato la Repubblica indipendente di Malu Entu, non tanto per il gesto in se stesso, quando sul suo significato in prospettiva: il nucleo iniziale intorno al quale organizzare la battaglia verso l’indipendenza della Sardegna.

Si considerava dunque un prigioniero politico, la cui storia, ahimè, è conosciuta quasi esclusivamente nei nostri ambienti. Gli italiani non ne sanno quasi nulla, perché i grandi mezzi di comunicazione da cui si abbeverano se ne guardano bene dall’affrontare, con etica professionale, i temi dell’indipendentismo e dell’autonomismo. Proni alla volontà del potere, preferiscono il silenzio o semmai mettere in ridicolo certe idee e talune manifestazioni. In questo facilitati a volte dalla sprovvedutezza di taluni personaggi. Vedremo comunque in queste ore e nei prossimi giorni se e come parleranno della morte di Doddore.

Se ancora ci fosse bisogno di avere una prova provata che lo stato italiano “l’è tutto sbagliato e tutto da rifare”, anzi metaforicamente da far saltare per aria, essa viene da alcuni casi giudiziari di queste ultime settimane.
Mentre Doddore Meloni veniva fatto marcire in carcere, e addirittura un giudice arrivava ad affermare che dietro le sbarre non correva alcun pericolo di vita (se fossi in lui andrei a nascondermi in qualche buco di culo del mondo), le istituzioni italiche e gli italiani si azzuffavano sul fatto se al capo assoluto della mafia, Totò Riina, dovesse essere riconosciuto  il diritto di tornare a casa per essere avviato a una “morte dignitosa”.
E Igor? E lo Zingaro? Mai trovati o fuggiti mentre stavano all’ergastolo! E che ci si poteva aspettare di diverso da uno Stato di cui la mafia è uno dei soci con le azioni che pesano.

Secondo caso. Doddore Meloni stava in carcere per alcuni reati fiscali e uno dei più grandi malversatori di questa fogna di paese, il signor Giovanni Zonin, per un ventennio presidente e dominus assoluto della Banca Popolare di Vicenza, uno che ha distrutto una banca e azzerato i risparmi di decine di migliaia di soci e clienti ma arricchito amici e amici degli amici, se ne va tranquillamente in giro da nullatenente ricchissimo. Nessuno gli toccherà nemmeno un bene, perché li ha trasferiti a tempo debito a moglie e figli, evidentemente perché ben sapeva che il suo operato da banchiere tutto era fuorché specchiato.

Non c’è nulla da fare, questo è un paese tutto alla rovescia, nato male e cresciuto peggio. Come diceva il nostro grande Gilberto Oneto, il vero problema delle nostre comunità territoriali è l’Italia.
Doddore, con il suo estremo sacrificio, ci ha insegnato che quando si insegue un’idea precisa e solida per la propria terra e la propria comunità, sul percorso ci può essere anche l’esito fatale, soprattutto quando questo è l’estremo gesto di ribellione verso uno stato che quelle terre e quelle comunità le vessa e le depreda costantemente. E ricorre alla persecuzione giudiziaria per spaventare e infiacchire gli uomini più esposti sulle cui gambe camminano tali idee.

Caro Doddore, onore a te e che la tua terra ti sia lieve…


Fonte: srs di Gianluca Marchi, da Rischio Calcolato del 5 luglio 2017


giovedì 20 luglio 2017

IN UN'AUTOBIOGRAFIA LE ULTIME ORE DI HITLER: "L'HO VISTO MORIRE E HO PRESO A SCHIAFFI IL FIGLIO DI GOEBBELS"




Ha visto Adolf Hitler piantarsi la canna di una pistola sulla tempia e spararsi un colpo per farla finita, dopo aver vissuto a stretto contatto nel bunker in cui il Führer trascorse gli ultimi mesi di vita, mente il terzo Reich e la potenza del nazismo andavano sgretolandosi. Johanna Ruf, la quindicenne che si rinchiuse nel rifugio dei nazisti insieme ai gerarchi del regime racconta ora i dettagli degli ultimi giorni prima della fine, in un'autobiografia che farà molto parlare di sé.

La donna ha ora 88 anni ed è l'ultima sopravvissuta tra le persone che si proteggevano nel famoso bunker della capitale tedesca. All'epoca della Seconda guerra mondiale, Johanna era un'adolescente e prestava servizio come infermiera, tentando di curare i soldati feriti nei combattimenti di Berlino. "Goebbels mi diceva che la battaglia finale era alle porte" racconta la Ruf. Un errore di valutazione clamoroso da parte dell'uomo che era incaricato di guidare la difesa della capitale.

L'autobiografia altro non è che la raccolta dei diari scritti dall'allora ragazza nel 1945 e verrà pubblicata a breve in Germania e poi in tutto il mondo. Si tratta di un racconto quotidiano di quanto accadeva all'interno del "cerchio magico" nazista, rinchiuso nel bunker.
"Ho anche schiaffeggiato il figlio di Goebbels, Helmut, ci aveva provato con me" ricorda la Ruf. Ed è proprio questo episodio a dare il titolo al libro, Uno schiaffo in faccia al piccolo Goebbels.

"Per molto tempo l'accaduto mi ha creato un forte imbarazzo" ha spiegato Johanna. "Poche ore dopo, infatti, Helmut e i suoi cinque fratelli erano morti, avvelenati dalla madre Magda nel bunker".

Nel gennaio del '45 la Ruf si trovò in mezzo a una sparatoria nelle strade di Berlino e dovette schivare dei proiettili, poi venne catturata dalle truppe russe. Venne infine liberata dopo due mesi vista la sua giovane età.

La disavventura l'ha fatta apprezzare agli occhi di Hitler, che avrebbe voluto premiare lei e altri ragazzi, ma tutto saltò. La storia della Ruf è rimasta nascosta nella sua memoria per tutti questi anni e la casa editrice ha cercato di convincerla in tutti i modi a pubblicare. Alla fine Johanna ha ceduto.


Fonte: da http://www.huffingtonpost.it/ del 7 luglio 2017



lunedì 17 luglio 2017

I RIPETITORI TELEVISIVI DEL MONTE STOZE ( STOSSE ) DI VELO VERONESE



I ripetitori televisivi sul monte Stosse




Monte Stoze -Velo Veronese (VR) - LATITUDINE: 45°36' 4" LONGITUDINE: 11°5' 34" Alt. Mt. 1137


Monte Stoze, se si esclude il Monte Venda che trasmette i canali Rai, è di sicuro la postazione più importante per la ricezione Tv nel Nord Italia.
La storia di Monte Stoze nasce leggermente dopo quella di Monte Calvarina. Ma se questa postazione è storicamente seconda nella graduatoria temporale, rimane la numero uno per i servizi che reca a Lonigo.
La Tv Svizzera fu probabilmente la prima emittente a trasmettere dal Monte Stoze, affiancata dopo un pò da Tele Monte Carlo. La tv Svizzera si riceveva convertita sul canale H2 (l'attuale 12) mentre Montecarlo sul 35.A quel tempo le prime private veronesi trasmettevano da Torricelle di Verona.
La prima tv privata ad affacciarsi a Velo fu Tele Verona sul ch 69 (Che sarebbe poi stata assorbita da rete4).
Più tardi la prima trasmissione potente che si prendeva anche con un antennino da interno fu il canale 36 di Telemilano58 (la futura Canale 5).
Seguirono sul canale 60 Antenna Nord (la futura Italia1), sul canale 50 TeleradioVeneta che faceva da relay a TelePadova (poi alla fine degli anni '80 ci fu uno scambio fra il ch 50 e 60), sul canale 67 Triveneta (famosa per i film hard notturni), sul canale 53 trasmetteva MonteCarlo poi LA7 (lo stesso che prima era convertito sul 35); queste le prime apparizioni....da ricordare anche che dal monte Stoze partì un potente ch. 43 impegnato da una strana emittente Canale Nord da Villafontana Veronese. Questa emittente trasmise il monoscopio per un paio d'anni continuando a pubblicizzare un inizio di trasmissioni che in realtà non avvenne mai.
Si parla del ch.43 perchè per Lonigo fu importante in quanto venne acquistato a metà degli anni '80 dalla neonata Teliko TV emittente di Noventa Vicentina molto vicina alle nostre problematiche...il canale era molto potente ma durò solo un paio d'anni e Teliko già diventata televeneto lo cedette a Serenissima TV (ora Canale Italia).
Altra trasmissione da questo sito fu un relay di Brescia Punto Tv che ripeteva Telearena sul ch.46.
Attualmente da Velo Veronese partono i segnali digitali che coprono Lonigo di Mediaset ,D-Free, Timb, Rete A , Teleregione, TelePadova La 7Gold, ReteVeneta, Canale Italia.

In origine, nei primi anni '70, vennero installati su una facciata dell'oratorio dedicato alla Trasfigurazione e presente sul monte Purga dei ripetitori televisivi dell'emittente privata "Tri Veneta"; in breve tempo ne scaturì uno scandalo in quanto l'emittente a notte fonda trasmetteva film vietati ai minori e le polemiche si innescarono quando si seppe che il parroco del tempo diete in locazione la struttura a una emittente che trasmetteva tali film. In breve tempo, smantellate le strutture, si smorzarono le polemiche e tutto cadde nel dimenticatoio.

Preme puntualizzare che quanto scritto non mira assolutamente ad ingenerare polemiche o critiche, bensì semplicemente ad esporre un profilo storico (sebbene recente) dell'evoluzione degli impianti tecnologici attualmente presenti sul monte Stoze.  Ogni critica, osservazione o altro in merito a quanto scritto verranno relegate alle responsabilità del dichiarante poichè non è questa la sede più appropriata per accoglierle.

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Carlo Drezza Ricostruzione abbastanza parziale e con molti errori il primo canale 67 era di Montecarlo elettronica giorgio Pinton Selvazzano PD ,poi ceduto a triveneta in contemporanea al passaggio di Montecarlo in canale 53 , sempre riguardo Triveneta il ripetitore fu in seguito spostato sul Monte Tomba per motivi tecnici dove sono ancor oggi visibili i 32 pannelli alle spalle del rifugio primaneve .
Riguardo la svizzera non è mai esistita alcuna trasmissione in UHF , la quale in CH 49 proveniva dal monte Pastello, forse, se non ricordo male c' era qualche emissione in fuori banda 300 Mhz .
Quanto al canale 69 inizialmente era trasmesso da ATR Rovigo, poi ceduto a Rete 4 Mondadori.
Tra le altre emissioni storiche RTR in canale 39, sempre gestita da EI Giorgio Pinton Nessun 43 sullo Stoze invece che era situato prima su Torricelle S.Giuliana (tele 80 ) e poi sul monte Baldo da parte di una società con sede a Villafontana arrivato sullo Stoze alla fine degli anni 90 dopo un passaggio intermedio da Cancello.
 Quanto al 60 era TeleVenezia, passata prima da torricelle VR , poi da Cancello , poi divenuta Italia 1 ed in gestione Mediaset finalmente a Velo.  Canale 5 iniziò le sue trasmissioni in canale 36 all' inizio degli anni 80, Mentre Tele Padova inizialmente era in ch 50, che poi scambiò con il 60 di Italia 1.
 Più recenti nel tempo il 46 di Tele Arena. Attualmente sono emessi tutti i canali a diffusione nazionale, più Tele Padova e Tele Arena e qualche altra emittente minore.
Da ricordare l' emissione di radio Adige in 87,7 MHZ che a breve cesserà le proprie emissioni a favore di un network nazionale .

Per chi fosse interessato ad approfondire consiglio il gruppo specifico https://www.facebook.com/groups/620148348019846/

Carlo Drezza



Fonte: da Facebook Magica Lessinia  del 18 giugno 2017