martedì 4 dicembre 2018

PINO APRILE




Il pensiero economico  di Pino Aprile....




domenica 2 dicembre 2018

STELE FUNERARIA DI UN CAVALLO




Stele funeraria di un cavallo  ( I secolo d.C.) da Brescia.   - Museo Lapidario Maffeiano (Verona)



" Tu che eri solito superare gli uccelli vaganti e vincere i venti, ora non pascoli più nei boschi toscani o siculi, ma in questa tomba." 



Al cavallo morto, raffigurato mentre  incede verso sinistra, è dedicata l’iscrizione in versi nella parte superiore della stele. 

Alcune lapidi funerarie di età romana, poste a ricordo di cavalli, sono state ritrovate  anche in altri luoghi della Venetia, e questo è un elemento di grande interesse poiché attesta in epoca romana  la  continuità di una pratica  funeraria  diffusa presso i Veneti fin dall’età del Ferro ( peraltro noti allevatori di pregiate razze equine).

Essi usavano talvolta seppellire cavalli  all’interno delle loro necropoli, sia in fosse  semplici  ed isolate dalle tombe degli uomini, sia in sepolture  solidali,  sia in veri e propri cimiteri  di soli cavalli, come quello scoperto ad Este(Padova) 

Sempre a Este una sepoltura di 22 cavalli disposti intorno a quelli di un cavaliere di rango. 

Strabone   ci racconta che  gli antichi veneti sacrificavano i cavalli e li seppellivano, senza che le loro carni fossero state consumate dopo il sacrificio, per farne dono ai loro eroi defunti, aggiunge che sacrificavano cavalli bianchi a Diomede, un eroe greco reso celebre dall'Iliade di Omero.


Fonte: Museo Lapidario Maffeiano ( Verona )




sabato 1 dicembre 2018

IN PRINCIPIO FU IL WEB LIBERO




Il  fenomeno Grillo è forse il più importante esperimento della creazione di un partito totalitario a partire dal controllo del web e dell'universo mentale che esso ha creato

In Italia vi fu un periodo, alla fine degli anni Novanta, in cui il web apparve un nuovo stupendo mezzo ai giovani, agli intellettuali e a tutti coloro i quali volevano parlare, esprimersi, fare proposte.


In quel periodo i giovani più attivi hanno costruito il loro blog per comunicare a tutti gli uomini del mondo ciò che pensavano, che sognavano, per costruire insieme il futuro. È stato questo il clima culturale in cui si è incominciato a pensare a una democrazia più partecipata e a una crescita culturale mondiale.

Poi avvenne una crisi economica in cui si sono imposte le produzioni dei paesi a basso costo, le imprese hanno delocalizzato, ha cominciato a scendere la qualità e il web è stato colonizzato dalle società sovranazionali come Google, Facebook e Amazon che ne hanno preso il controllo imprigionando il pubblico con una rete di algoritmi segreti, grazie ai quali prima vengono a sapere tutto dei suoi gusti e poi lo indirizzano come pecore a fare le scelte che vogliono loro.

La cultura ufficiale ignorò questi fenomeni, anzi si chiuse a riccio nei suoi privilegi. Pochissimi capirono, e fra questi, voglio ricordare Federico Mello e il suo libro “Un altro blog è possibile”  scritto a caldo quando capì che questi stessi metodi venivano usati da Grillo e Casaleggio sul piano politico per assorbire i gruppi spontanei in un partito di tipo totalitario. Mello non usa il termine totalitarismo ma leggendo “Le origini del totalitarismo” di Hannah Arendt capiamo che il totalitarismo dei 5 stelle è già implicito nel Non Statutoche consente al capo di cambiare, quando vuole e senza dirlo, le leggi ed espellere, condannare e infangare chi vuole. 

Il fenomeno Grillo è forse il più importante esperimento della creazione di un partito totalitario a partire dal controllo del web e dell'universo mentale che esso ha creato. 

L'universo in cui vivono coloro che seguono i social dove non c'è più spazio per la lettura razionale ma solo per emozioni e immagini, mentre nel mondo politico dei 5stelle c'è spazio solo per promesse irrealizzabili, insulti, falsità e condanne.

Un quadro sconsolante perché il mondo intellettuale e quello giuridico non hanno ancora compreso il fenomeno e non hanno ancora iniziato a creare anticorpi per bloccare i processi di schiavizzazione mentale della nostra epoca.


Fonte: da Il Giornale.it del   25 novembre 2018 

giovedì 29 novembre 2018

L’ARROGANZA DELL’IGNORANZA.





Le civiltà condividono spesso le medesime fasi evolutive, un po' come del resto la quasi totalità degli organismi biologici. 

C’è una prima fase di crescita, accompagnata da sforzi di affermazione di sistemi di valori specifici e determinanti, una fase di maturità, evoluzione e di conflitti interni, durante la quale ai valori stabiliti si oppongono degli anti-valori, e una fase finale dove l’elemento caratteristico è spesso la comparsa di pseudo-valori emergenti che accelerano la disgregazione sistemica. 

Basti pensare alle ultime fasi dell’impero romano, seduto su sé stesso, auto referenziato, tormentato da crisi di identità e moltitudini di influenze interne ormai non più armonizzate; oppure la fine dell’URSS, lentamente consumata da una contaminazione culturale e ideologica, che ha minato le basi del credo sovietico nel suo DNA esistenziale. 

Sicuramente fattori finanziari, economici ed esterni giocano parti essenziali come enzimi di accelerazione o decelerazione del processo evolutivo, ma non lo guidano mai. 

Questo significa che nel momento in cui una civiltà, uno stato, come un individuo, finisce per ignorare le dinamiche e le esigenze interne al suo essere, si sta incamminando inesorabilmente verso la fine. 

È una legge universale, quando si perde il senso dell’esistenza, vien meno il motivo e la forza di esistere. 

Bene, questo è quello che sta accadendo alla società occidentale, ipnotizzata dalla propria illusione di benessere e da un falso senso di superiorità acquisito nel corso dei secoli che, sebbene avesse forse qualche motivo fino a 2 secoli fa, oggi è totalmente anacronistico. 

Se guardo all'Italia il nostro processo di disgregazione è ulteriormente accelerato, la distruzione delle basi etiche e culturali è stata operata ad arte nel corso degli ultimi 40 anni. 

Alle guerre ideologiche e sacrosante tra valori e anti valori di destra e sinistra, di cattolici e laici, oggigiorno si sono sostituite delle moltitudini di pseudo valori, relativi, inaccettabili e soprattutto manifestati spesso con un'arroganza bestiale. 

Il punto essenziale è che se la morale è un fattore storico e relativo ad un periodo e ad una cultura peculiare, l’etica deve essere un punto di osservazione universale. 

Se il mio concetto di rispetto della vita domani mattina non corrispondesse più a quello del mio vicino di casa, sarebbero guai seri. 

Potrei tranquillamente pensare di farlo fuori per via di quella antipatica autovettura parcheggiata un po' troppo vicina all'uscita del mio garage. 

Durante una cena di natale di qualche anno fa ricordo una chiacchierata sul futuro fatta insieme a una delle personalità più determinanti della mia vita, il buon Umberto Eco. 

Umberto era solito saltare da un argomento all'altro con una facilità di pensiero e di conoscenza davvero unica, e spesso era quindi faticoso seguire i voli pindarici della sua mente eccezionale. 

Quella sera quando gli chiesi come vedeva il futuro dell’Italia, lui mi guardò con quella specie di sorriso ghignante e mi rispose: “Quale futuro vedi per un popolo che ha dimenticato sé stesso? Siamo la culla culturale dell’Europa, abbiamo radici di conoscenza e ingegno uniche al mondo, ma queste sono un’identità che grava pesantemente sulle spalle dei mediocri.  Internet è l’estrema scusa per la pigrizia mentale, tu vedrai come ogni italiano sarà dottore, ingegnere, avvocato, professore e imprenditore. Senza la fatica di averlo fatto veramente; questo è il nuovo valore, l’arroganza dell’ignoranza, da sventolare con orgoglio e passione di fronte a chiunque puzzi di vita reale e cultura. Ecco cosa vedo, un paese di imbecilli, che finirà nelle mani straniere. Fortunatamente per me e sfortunatamente per te, io non lo vedrò accadere, mentre tu si.” 

Io spero vivamente che Umberto si sia sbagliato sull'esito finale, e qualche buon segnale di cambiamento di rotta oggi c'è, ma sul dilagare dell’ignoranza, aveva colto nel segno con molti anni d’anticipo. 

L’unica cura a questo virus è combattere con la cultura e la realtà, non lasciare mai passare una notizia falsa, una presa di posizione non basata su fatti obiettivi, non lasciare che la strumentalizzazione di un’esperienza personale diventi regola o legge. 

Gli individui vanno rispettati come tali, finché sono rispettabili. 

In alternativa, quando le parole non bastano, c’è sempre una sana e compassionevole mazza da baseball.

Fonte: da facebook di Ottaviano de Cicco



lunedì 26 novembre 2018

DIFFERENZE TRA ESSERE DI DESTRA ED ESSERE DI SINISTRA




- Quando un tipo di destra non è cacciatore e non gli piacciono le armi, semplicemente non va a caccia e non compra armi. 
- Quello di sinistra invece chiede che sia proibita la caccia e la vendita di armi.

- Quando un tipo di destra è vegetariano, semplicemente non mangia carne.
- Quello di sinistra invece fa una campagna contro gli alimenti di carne e gli piacerebbe che si proibisse di mangiare carne.

- Quando un tipo di destra è omosessuale, fa una vita normale.
- Quello di sinistra invece fa apologia dell’omosessualità, va alle manifestazioni “gay pride” e accusa di “omofobia” tutti quelli che non la pensano come lui.

- Quando un tipo di destra perde il lavoro, pensa a come uscire dalla situazione e fa di tutto per trovare un nuovo lavoro.
- Quello di sinistra invece va a lamentarsi col sindacato, spende fino all'ultimo giorno e va a tutte le manifestazioni e scioperi sia contro la destra e sia contro gli imprenditori.

- Quando a un tipo di destra non piace un programma televisivo, cambia canale oppure spegne il televisore.
- Quello di sinistra invece se ne lamenta coi giornali, denunciandolo sui quotidiani, alle radio, alle televisioni, ai partiti politici di sinistra ed infine promuove un'associazione perché chiudano il canale televisivo che trasmette quel programma.

- Quando un tipo di destra è ateo, semplicemente non va in Chiesa.
- Quello di sinistra invece perseguita tutti quelli che credono in Dio, denuncia la scuola che esponga un crocifisso, protesta contro ogni segno di identità religiosa, chiede che si esproprino i beni della Chiesa, che si proibisca la settimana Santa e ogni processione o pellegrinaggio.

- Quando un tipo di destra ha problemi economici, cerca il modo di guadagnare di più e tende a risparmiare.
- Quello di sinistra invece ne dà la colpa alla destra, agli imprenditori, alla borghesia, al capitalismo, ai neoconservatori ecc. ecc., poi si mette in un sindacato sperando di fare un salto in un partito politico.

- Quando un tipo di destra legge questo scritto, ride e lo manda ai suoi amici.
- Quello di sinistra invece si infuria e dà del fascista e del retrogrado a chi l’ha scritto e glielo ha mandato.


Fonte: da Facebook.  Non so chi l'abbia scritta ma è geniale




Il  grande Giorgio Gaber  lo   cantata molti anni  fa…








domenica 25 novembre 2018

IL GRIFO

I grifi del portale ovest del duomo di Verona, opera di Niccolò,  del  1139. 



Animale fantastico, genericamente con becco e ali d'aquila e corpo di leone, il grifo può presentare varietà fisionomiche: grifo-uccello, con corpo di leone e testa di uccello, con o senza ali, zampe anteriori di rapace e posteriori di felino; grifo-leone, con corpo leonino, con o senza ali, e coda d'uccello (d'Agostino, 1994, p. 155).

Il tema iconografico ebbe origine in Mesopotamia e in Egitto intorno al 3000 a.C. (Bisi, 1965, p. 254), sebbene Erodoto (III, 116; IV, 13, 27) ritenesse il grifo originario della Scizia (d'Agostino, 1994, p. 156). 

Controversa l'origine del nome: secondo Bisi (1965, p. 202) "i Greci coniarono per un motivo straniero un nome nuovo e prettamente ellenico", mentre per altri la parola deriverebbe da una contaminazione con l'ebraico kerub, assimilabile ai cherubini dell'antica tradizione biblica, ovvero quelle sfingi alate a loro volta "derivate dal motivo dei grifi a guardia dell'albero della vita, frequenti sui sigilli siriaci e mitannici del secondo millennio a.C." (Bussagli, 1991, p. 18).

Frequentemente raffigurato nell'arte achemenide della Persia, il grifo divenne per gli Ebrei il simbolo della dottrina persiana dei Magi (Chevalier, Gheerbrant, 1973). 

Introdotto in Grecia dall'area anatolica, assunse le simboliche funzioni di guardiano dell'oro iperboreo, cavalcatura di Apollo, sorvegliante del mistico cratere di Dioniso, iniziando a divenire l'immagine archetipica della forza e della vigilanza, ma anche la creatura che incarna il simbolo della prova da superare per giungere alla meta: in età ellenistica il grifo venne associato alla Nemesi e ai culti solari (Réau, 1955; Marunti, Rudenko, Manganaro, 1960). 

Nominato da Plinio (Nat. Hist., 7, 2), il grifo compare poi nel Physiologus, redatto ad Alessandria nel 2°-3° secolo. 

Dal Physiologus passò poi alla letteratura cristiana: portatore da sempre di una doppia simbologia - le sue due nature, felina e volatile, alludono alla terra e al cielo, dunque alla fusione tra due essenze (d'Agostino, 1994, p. 155) -, il grifo si prestava a essere interpretato in senso cristologico, simbolo delle due nature di Cristo, umana e divina, come attesta nel sec. 6° Isidoro di Siviglia: "Christus est leo pro regno et fortitudine [...] aquila propter quod post resurrectionem ad astra remeavit" (Etym., XII, 2, 17).

La cristianizzazione del grifo non cancellò l'antico e primario significato semantico, così che per tutto il Medioevo "i grifi o i mostri custodiscono sempre le strade della salvazione" e "tutti gli accessi all'immortalità", appartenendo, per altri versi, al "mito delle prove" (Eliade, 1948, trad. it. pp. 302, 444). Con la peculiare funzione di psicopompo, già presente nella decorazione di sarcofagi etruschi e romani, passò poi a simboleggiare il guardiano della tomba e della risurrezione sui sarcofagi della prima arte cristiana, perfettamente coesistenti il significato pagano e quello cristiano (Wilpert, 1929, nr. 142, p. 141). 

Su un sarcofago merovingio rinvenuto a Charentondu-Cher, del sec. 7° (Bourges, Mus. du Berry; Hubert, Porcher, Volbach, 1967, fig. 25), compare il motivo iconografico dei grifi affrontati intorno a un calice, da alcuni interpretato come fonte di vita, da altri come calice eucaristico. I Burgundi erano soliti decorare coppe con g. già in epoca precristiana; dopo la conversione aggiunsero una croce o un chrismon alla coppa del grifo, ma ciò non alterava, secondo Mâle (1972, p. 50, n. 1), il preesistente significato, legato forse a riti di fertilità, a cui conferiva nuove valenze mistiche o eucaristiche. 

Nel sec. 8°-9° la versione anglosassone del grifo compare sulle croci monumentali di Croft on Tees (North Yorkshire) e nella croce nr. 2 di Otley (West Yorkshire): la precisione dei dettagli e la terminazione della coda dell'animale in punta fogliata presuppongono un prototipo eburneo (Hicks, 1993, p. 129).  

Nell'arte dei Pitti la presenza del grufo costituisce una precisa ripresa dall'Antico, similmente al cavalluccio marino e al centauro che compaiono sulla croce di Aberlemno (v.). I Pitti sembrano cogliere nel grifo soprattutto l'aspetto di feroce e spietata vendetta verso il peccato e i peccatori, come dimostrerebbero il fusto di croce di Kettins e il fusto di croce nr. 4 di Meigle (Tayside; Hicks, 1993, p. 187).  Nel contesto di una sorta di 'processione degli animali' il grifo compare invece sulla base della faccia settentrionale della croce ovest di Clonmacnois in Irlanda, legata al re Flann, che regnò dall'877 al 915 (Hicks, 1993, p. 240). 

Insieme ad altre bestie il grifo  compare spesso nelle raffigurazioni di Adamo che dà il nome agli animali o nella Creazione (Gn. 2): avorio da Tours, della metà del sec. 9° (Parigi, Louvre; Steinen, 1965, fig. 285a); Bibbia di Alnwick, del sec. 12° (Castle Lib., 447, c. 5v); affresco di S. Pietro in Valle a Ferentillo (prov. Terni), della fine del 12° secolo. 

Nella parte inferiore della lastra di Sigualdo, del 756-786, nel battistero di Callisto (Cividale, Mus. Cristiano), compare il motivo tipicamente orientale dello hom (l'albero della vita iranico) caratterizzato "dai due grifi araldici, e qui, soprattutto dalle due teste animalesche che spuntano simmetricamente dai rami", connettendo in un'"equazione di significati" (Iacobini, 1994, pp. 248, 260), i grifi a un albero con teste accostato analogicamente alla croce raffigurata sopra. 

Ancora in una doppia immagine che illustra lo Speculum virginum di Corrado di Hirsau, degli inizi del sec. 12° (Colonia, Historisches Arch. der Stadt, W 276a, cc. 11v-12r), due g. compaiono nella raffigurazione dell'albero della conoscenza del bene e del male (c. 11v) appena sotto la figura del vetus Adam, contrapposto al novus Adam, il Cristo, effigiato nell'albero della vita (c. 12r), in un complesso contesto di rispondenze di antitetici simbolismi (sinistra/destra; Babilonia/Gerusalemme; superbia/umiltà). 

Ancora grifi contrapposti specularmente allo hom, che può assumere una struttura più stilizzata e ornamentale, sono presenti nel Codex Aureus Epternacensis, del 1030 ca. (Norimberga, Germanisches Nationalmus., 156142, c. 51v), e su diverse lastre scolpite dei sec. 10°-11°, come quella di Sorrento (Mus. Correale di Terranova), proveniente dall'antica cattedrale, dove i grifi si presentano con il corpo quasi interamente leonino, conservando dell'aquila solo testa e ali (Farioli Capanati, 1982, nr. 84, fig. 151), oppure la lastra dell'oratorio di S. Aspreno, incorporata nel palazzo della borsa (ivi, nr. 79, fig. 143) a Napoli; della chiesa di S. Felice a Cimitile (ivi, nr. 82, fig. 149); di Cagliari (Mus. Archeologico Naz.), con un grifo e un cavallo alato (ivi, nr. 83, fig. 150); della cattedrale di Trani (ivi, nr. 90, fig. 158). 

In un'altra lastra, reimpiegata in un ambone della chiesa di S. Giovanni Crisostomo a Bari, la relazione salvifica tra albero e animali diviene più esplicita, perché essi, un grifo e un leone alato, sottomettono un cinghiale e un capro, simboli del male, mentre l'albero della vita è coronato da una piccola croce, secondo la ben nota equazione con il sacro legno. 

Amplissima fu la diffusione dell'immagine del grifo nella decorazione di portali e facciate di cattedrali: per es. la cattedrale di S. Sabino a Bari, dove grifo trionfano su animali marini (sec. 11°; Decker, 1958, fig. 188; su un capitello nella cripta della stessa cattedrale un leone e un grifo si voltano verso l'albero della vita); il portale dell'abbazia di S. Leonardo di Siponto, presso Manfredonia, del 1120 (Decker, 1958, fig. 203); l'architrave del portale laterale della pieve di San Casciano a Settimo, dove due grifi assaltano un orso. 

Straordinari per bellezza e forza espressiva nel modellato dei tratti del volto sono i grifi stilofori del portale della basilica romanica di S. Giustina a Padova, della metà del sec. 12°, e quelli del portale ovest del duomo di Verona, opera di Niccolò, del 1139 (Hamann, 1922, fig. 106).   Uno splendido archivolto proveniente da Saint-Cosmus a Narbona, del sec. 12° (New York, Metropolitan Mus. of Art, The Cloisters), mostra il grifo insieme ad altri animali: manticora, pellicano, basilisco, sirena, anfisbena e leone (Benton, 1992, fig. 9). 

Divenuto uno dei temi iconografici prediletti dell'Alvernia romanica, il grifo si ritrova effigiato su almeno quindici capitelli di questa regione, spesso nel ruolo di custode del calice. Tra questi, degno di nota è un capitello della chiesa monastica di Chanteuges (a S-E di Brioude) raffigurante il Viaggio per mare di s. Marcellino insieme ai ss. Vincenzo e Donnino: la barca è affiancata da due enormi grifi con l'evidente ruolo di proteggere i viaggiatori e garantire la loro salvezza per mare (Melzak, 1990, p. 10). 

Con il significato di aggressori, i grifi sono invece effigiati su alcune imposte del chiostro di Moissac, completato nel sec. 12°, per es. nell'atto di attaccare un uccello oppure quadrupedi addorsati (Capelle, 1981, figg. 25, 27).  Un grifo aggredisce e ha il sopravvento su un drago in un capitello della cripta di S. Salvatore a Brescia, della fine del sec. 11°; ancora nel ruolo di feroci aggressori sono raffigurati sul pilastro della porta occidentale dell'abbazia di Sainte-Marie a Souillac (dip. Lot), ora all'interno del nartece (1115-1130 ca.): quattro grifi con la testa voltata indietro formano coppie incrociate con le rispettive vittime, un uomo, una colomba, un cane e una gazzella. La complessa figurazione è stata vista da alcuni in senso assolutamente negativo, espressione delle forze del male che opprimono il popolo di Dio (Benton, 1992, p. 130), ma forse i grifo di Souillac andrebbero reinseriti nell'ambito di una simbologia salvifica, con il significato di minaccia e pericolo del peccato. 

Su un fonte battesimale dall'abbazia di Disibodenberg, nella Renania-Palatinato (Spira, Historisches Mus. der Pfalz), è effigiato un combattimento tra grifi e basilischi, e la stessa scena compare su un rilievo nell'atrio sudorientale del duomo di Magonza (Heinz-Mohr, 1984): il puntuale significato positivo dei grifi allude alla forza soprannaturale del battesimo per vincere tentazioni e demoni. 

Su una singolare lastra romanica murata nella più recente costruzione di S. Maria a Massasco (prov. Genova), il grifo è inserito in una figurazione esorcistica comprendente una sirena che brandisce due croci, un drago e un grifo (accompagnati da iscrizioni con i loro nomi serena, serpens e grifus), mentre al di sotto un'iscrizione latina esorta a restare saldi nella fede qualunque cosa accada (Leclercq-Kadaner, 1984, p. 248, fig. 1).

Nel Bestiario Worksop, del sec. 12° (New York, Pierp. Morgan Lib., M.81), il grifo è raffigurato mentre tiene fra le zampe un cinghiale (c. 36v); notevolissimo è pure, per stile e cura dei particolari, il grifo che compare nel litostroto di Gânagobie (dip. Alpes-de-Haute-Provence), nell'abside centrale (Oursel, 1991, fig. 163). 

In rapporto alla risurrezione o all'ascensione di Cristo, il grifo si trova effigiato sull'altarolo d'oro portatile della cattedrale di Friburgo in Brisgovia (Augustinermus.; Gombert, 1965, fig. 1), del sec. 12°; contrapposto a un drago compare un grifo alla coppa all'interno dell'oratorio di S. Pellegrino a Bominaco (v.), su un pluteo del 1260 ca.: in questo caso sembra che la coppa divenga chiaramente un calice, forse con valore eucaristico. 

Eccezionali per la caratterizzazione gotica della superficie sono i due grifi (Gramaccini, 1987) che fanno parte, insieme a due leoni alati, di un gruppo bronzeo datato a partire dall'ultimo terzo del sec. 13° (Perugia, Gall. Naz. dell'Umbria), un tempo collocato sulla sommità della fontana Maggiore di Perugia, ma ormai definitivamente ritenuto non pertinente a essa (Réfice, 1994). Rimanendo in ambito perugino, al terzo quarto del sec. 13° sembra ormai doversi datare il grifo bronzeo del palazzo dei Priori, sala dei Notari (già all'esterno del palazzo, insieme al leone, suo pendant, e ora sostituiti da copie), in una ben circostanziata cultura duecentesca di ripresa di motivi dall'Antico. 

Nel pulpito di S. Andrea a Pistoia di Giovanni Pisano (1301) il grifo compare due volte: alla base della colonna centrale e sulla parte superiore del pilastro con il Cristo mistico, nella scena dell'Etimasia, dove Giovanni ha voluto trasformare l'insieme della simbologia in un "unico grande emblema, una specie di grande testa grottesca di grifo" (Mellini, 1971, p. 70), parallelamente alla simbologia dantesca che vede il definitivo cambiamento del grifo da animale che traina il trionfale carro dell'Ecclesia (Purg. XXIX, v. 113) a simbolo profetico del ritorno di Cristo alla fine del mondo. L'affermata valenza cristologica del grifo è evidente anche nel manto di seta con cui Vitale da Bologna ricopre la Vergine nella tavola della Madonna dei denti, del 1345 (Bologna, Mus. Civ. d'Arte industriale Davia Bargellini). 

La raffigurazione del grifo iranico, riprodotto su sete, tappeti, piatti e coppe, in epoca sasanide si propagò all'esterno sopravvivendo "pressoché inalterata per molti secoli oltre la sparizione di quella stessa dinastia, persistendo in una sorta di cristallizzazione almeno fino al sec. 12° d.C., come è evidente in alcuni motivi decorativi bizantini" (d'Agostino, 1994, p. 155): per es. nel piatto d'argento con grifi del sec. 7° (San Pietroburgo, Ermitage) o nella tazza d'argento del Caucaso (Berlino, Staatl. Mus., Pr. Kulturbesitz, Mus. für Islamische Kunst), dove nella stilizzazione dei genitali e della coda dell'animale è deliberatamente sottolineato "il simbolismo solare e di fertilità associato al grifo" (La seta e la sua via, 1994, nr. 115). 

L'uso di raffigurare l'animale al 'galoppo volante' è riprodotto nei sigilli, divenuti strumenti carichi di un significato magico, "mai obnubilata l'arcaica funzione babilonese del grifo messaggero" (d'Agostino, 1994, p. 155; La seta e la sua via, 1994, nrr. 116-117; nei sigilli in diaspro con grifo e in quello in calcedonio-sardonica con grifo.; Bruxelles, Mus. Royaux d'Art et d'Histoire). 

La bellissima brocca d'oro e smalti di Saint-Maurice d'Agaune, datata alla fine del sec. 8°-inizi 9° (Trésor de l'Abbaye de Saint-Maurice; de Francovich, 1966; Haseloff, 1990), dono, sembra, di Hārūn al-Rashīd a Carlo Magno, ma di fattura costantinopolitana, accostata, per stile, a un gruppo di stoffe dei secc. 8°-9°, documenta a Bisanzio il definitivo formalizzarsi del repertorio di un'arte imperiale (Iacobini, 1994, p. 282). 

Due grifi ai lati dell'albero della vita sono presenti su un tessuto di seta rinvenuto in una sepoltura del Caucaso del sec. 8°-9° (San Pietroburgo, Ermitage; La seta e la sua via, 1994, nr. 114), e ancora su tessuti di uso funerario, come il c.d. drappo di s. Francesco (Assisi, Tesoro Mus. della Basilica di S. Francesco; La seta e la sua via, 1994, nr. 121) e il telo di s. Ciriaco, del sec. 10°-11° (Ancona, Mus. Diocesano d'Arte Sacra; Splendori di Bisanzio, 1990, nr. 162), dove bellissimi grifi con capo retroverso sono addorsati all'albero della vita entro clipei di ascendenza islamica.  Splendidi per ricchezza di particolari decorativi sono i grifi del sudario di s. Siviardo (sec. 11°-12°) e s. Potenziano (sec. 12°-13°; Sens, Trésor de la Cathédrale; La seta e la sua via, 1994, nrr. 119-120). 

Nell'ambito della cultura e del gusto tardobizantino è da collocarsi il piviale di Bonifacio VIII, della fine del sec. 13° (Anagni, Tesoro del Duomo), dove il grifo assume ancora un preciso valore cristologico (Splendori di Bisanzio, 1990, nr. 82; d'Agostino, 1994, p. 156).
Un bell'esemplare di g. che tiene per il becco presumibilmente un grappolo d'uva è su un cofanetto eburneo (coll. privata; Elbern, 1982, fig. 4) datato al 10°-11° secolo. 

Agli inizi del sec. 10° si datano i rilievi della chiesa bizantina di Selçikler: su un pilastrino ancora in situ compare il grifo  insieme al senmurv, a uccelli acquatici e a un agnello (Grabar, 1976, nr. 11, tav. VIb); al sec. 12° risale invece un frammento scultoreo nel katholikón di Hosios Lukas nella Focide, dove ricorre l'antico motivo del cervo attaccato dal g. (ivi, nr. 44, tav. XXVIb), in analogia stilistica con il grifo che si trova sulla fronte meridionale della chiesa di Ałt'amar. 

Nel ben noto significato apotropaico di guardiani del sacrum, sulla facciata della Piccola metropoli di Atene vi sono due grifi che fiancheggiano la coppa della vita, del 1200 ca. (ivi, nr. 81, tav. LXVIb), e ancora, pertinenti all'ingresso del santuario, si ritrovano grifi entro medaglioni all'esterno del portale della Parigoritissa di Arta, del sec. 13° (ivi, nr. 152, tav. CXXVIIIb), o sulla distrutta porta lignea di S. Nicola a Ochrida, dove il grifo rampante era associato a una croce stilizzata entro un clipeo (ivi, nr. 116, tav. LXXXVIIa). 

Numerosissimi i grifi su frammenti di recinzioni presbiteriali: il pluteo nr. 35 di Atene, della fine sec. 11° (Byzantine Mus.; ivi, nr. 54), è accostabile, per stile, alla lastra di Sorrento (Mus. Correale di Terranova) e ai plutei della tribuna di S. Marco a Venezia. Questi ultimi, dal repertorio iconografico improntato al più fedele naturalismo, come nel pluteo con il grifo che attacca un elefante, devono molto della loro realizzazione ad artisti locali, ma il programma e il repertorio sono improntati all'arte di Bisanzio del sec. 11° (ivi, p. 76). Grifi sono ancora ben riconoscibili su altre lastre frammentarie, per es. su quella di Salonicco (Archaeological Mus.; ivi, nr. 68), o quella di Sofia (Nat. arheologitcheski muz.), del sec. 11°, rinvenuta a Stara Zagora e proveniente dal Sud-Est dell'antica Bulgaria (ivi, nr. 70, tav. XLIVd).

In ambito islamico, all'interno di una tendenza stilistica caratterizzata da un forte conservatorismo che vede il riproporsi con minime varianti di modelli sasanidi precedenti (v. Bronzo), va collocata una gamba di trono in forma di grifo della fine del sec. 7°-inizi 8° (New York, Metropolitan Mus. of Art). 

Di grande importanza è il grifo bronzeo che i Pisani sistemarono sul fastigio orientale della cattedrale del 1063 recante un'iscrizione apotropaica (Pisa, Mus. dell'Opera della Primaziale Pisana; Hollerbach, Jászai, 1971, col. 203). Il grifo di Pisa, pur rifacendosi a un modulo decorativo peculiare della scultura animalistica iranica, sarebbe da attribuire secondo alcuni ad ambito spagnolo, secondo altri a contesti iranici o fatimidi (Scerrato, 1967, pp. 78-83; 1971, nr. 26; Melikian, Chirvani, 1968; Gabrieli, Scerrato, 1979, fig. 525). 

Opera forse di maestranze musulmane egiziane è il bellissimo 'avorio saraceno', della seconda metà del sec. 12° (Firenze, Mus. Naz. del Bargello), raffigurante due grifi affrontati all'albero della vita che fuoriesce da un vaso e si delinea in modo molto naturalistico. A un prototipo iranico sono invece riconducibili i grifi marmorei sul trono del duomo di Monreale, della seconda metà del 12° secolo. 

L'antico nesso "instaurato da millenni tra grifo e regalità" (d'Agostino, 1994, p. 157) - per es. il trono costantinopolitano dell'epoca dell'imperatore iconoclasta Teofilo (829-842), formato da un platano aureo abbinato a due grifi e due leoni, di gusto islamizzante, distrutto pochi anni più tardi (Iacobini, 1994, p. 283) - si perpetuò oltre la caduta degli stessi imperi nei quali questo rapporto fu realizzato: rievocazione di questo "arcaico nesso" (d'Agostino, 1994, p. 157) può considerarsi il ricamo con grifi nella balza inferiore dell'alba imperiale di Guglielmo II, del 1181, manifattura prodotta a Palermo (Vienna, Kunsthistorisches Mus., Schatzkammer). 

Una trattazione a parte nell'ambito dell'iconografia del grifi meritano le raffigurazioni medievali dell'ascensione di Alessandro Magno (v.). Al di là dei numerosissimi esempi in cui il tema iconografico in questione può essere visto in senso negativo, come allegoria del vizio di superbia (Otranto, cattedrale, pavimento musivo), oppure in senso positivo, simboleggiante il desiderio d'ascesi del cristiano, per es. nella chiesa di Santa Maria della Strada (prov. Campobasso), è tuttavia importante seguire l'evoluzione dell'iconografia fino alla 'santificazione' di Alessandro Magno, attribuendo al macedone l'ideologia imperiale bizantina che voleva il sovrano protetto dal Signore e guidato da lui nelle sue vittorie. In questo contesto il grifo, animale associato alla mistica dell'ascesi d'antica memoria (Couliano, 1984), compare su una serie di opere: per es. nel diadema del sec. 11°-12° (Kiev, Kievskij muz. zapadnogo i vostočnogo iskusstva, Coll. Khanenko); negli smalti della pala d'Oro, del sec. 11°, e nel rilievo della fronte nord, dei secc. 12°-13°, in S. Marco a Venezia. 

Il grifo nella scena dell'ascensione può acquistare inoltre significato di animale custode del viaggio iniziatico e dunque custode dell'immortalità. Nella cassettina eburnea di Darmstadt (Hessisches Landesmus.), del sec. 10°-11°, i grifi che trainano il carro di Alessandro sono assistiti da due figure, una senza ali, che pone o riceve qualcosa dalle zampe anteriori dell'animale in piedi, e l'altra alata, che sembra poggiare qualcosa sulla fronte del grifo, forse una piccola corona, quasi a evidenziare come anche per il grifo, in continuità con un'antichissima tradizione, l'emblema metafisico dell'immortalità si trasformi in oggetto concreto, localizzato nell'occhio, oppure, come in questo caso, sulla fronte (Eliade, 1948, trad. it. p. 459). 

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Fonte: da TRECCANI.IT

sabato 24 novembre 2018

LE COLONNE ANNODATE.

Verona Le colonne annodate  nella chiesa di San Zeno. 



Nel periodo 1100  1200 appaiono improvvisamente in Italia settentrionale per poi espandersi a nord delle Alpi un altro tema tipico della scultura lombarda: le Colonne annodate. 

Uno dei primi esempi sembra essere alla Pieve di Gropina(AR) pieve del XII secolo costruita su una precedente costruzione longobarda. Le colonne ofitiche nel pulpito sono attribuite al periodo longobardo (VIII secolo) facendole in questo modo diventare le prime di cui sappiamo realizzate della serie. Il pulpito riporta l'incisione 'Lex ius - Presbit Erum Bernardum ... (scheggiatura del marmo)... - Mise Richordem. Anno Dominice - Incarnationis DCCCXXV I.R.F. Ecit'. Spesso colonne ofitiche e leoni stilofori coesistono insieme come a Modena o Ferrara. Cronologicamente la comparsa delle prime colonne annodate coincide con l'operare di Wiligelmo e della scuola Antelami.


ELENCO DI COLONNE ANNODATE IN ARCHITETTURA (È STATO INDICATO, DOVE È NOTO, IL TIPO DI PIETRA)

Duomo di Ferrara, 1135, colonne ai lati del portone d'ingresso, poggianti su leoni stilofori nel protiro di Nicolò della scuola di Wiligelmo. Le colonne originali sono nell'atrio interno della chiesa. Una colonna annodata - di probabile epoca anteriore - è nella parte interna della facciata. Sono in rosso Verona.

Chiesa Collegiale a S.Quirico d'Orcia (Siena),nel protiro della Collegiata dei Santi Quirico e Giuditta (XII e XIII sec.) su leoni stilofori. Travertino o arenaria locale

Abbazia cistercense di Chiaravalle alla Colomba(PC)-1137; ai quattro angoli del chiostro quadrato in marmo rosa di Verona

Abbazia cistercense di S.Maria a Follina (TV)- 1146 - ad un angolo del chiostro(1268)

- Chiesa di San Michele in Foro, sono presenti quattro colonne annodate, datate al 1143 (oggi sono riproduzioni). Sulla facciata, nel primo e terzo corso della galleria quattro colonne annodate insieme.

- Battistero di ParmaXII secolo, in rosso Verona.

- Chiesa di San Zeno Maggiore a Verona, riedificata in tre fasi dal XII e il XIV sec. Nella navata destra, coppia di quattro colonne annodate ai lati di un altare. Sono inrosso Verona.

Abbazia cistercense di S.Maria di Rovegnano a Chiaravalle Milanese- iniziata nel 1135, riedificata nel 1150/1160 consacrata nel 1221, gruppo di quattro colonne annodate all'angolo occidentale del chiostro. Probabilmente in marmo di Candogliacome le colonne della torre nolare.

Basilica di S.Marco a Venezia, costruita a più riprese; nell'XI sec. venne  riedificata in forme bizantino-romaniche. Sulla balconata varie coppie di colonne.

Palazzo del Broletto a Como,1215, coppia di colonnine annodate in una trifora nella parte posteriore dell'edificio

Duomo di Trento, costruito in più riprese a partire dal XII sec. In un lato della Porta dei Leoni (stilofori) nella galleria superiore della stessa facciata; ai lati della strombatura di una delle finestre dell'abside occidentale. Sono in broccatello di Sant'Ambrogio.

Duomo di Modena,1209, annodate nel protiro antistante la Porta Regia. Sono in broccatello di Sant'Ambrogio.

- Duomo di San Martino a Lucca, riedificato nell'XI-XII sec. Nella galleria superiore, due coppie di colonne annodate ai lati. Probabilmente bianco Carrara.

Monastero Benedettino di S.Sofia a Beneventocostruito tra il 1142 e il 1176, nel chiostro.

Chiesa di San Frediano a Lucca. colonna sul fonte battesimale


Pieve di S-Maria della Neve a Quarantoli (MO),nel pilastrino che sorregge la mensa d'altare, probabilmente longobardo. La Pieve attuale è collocabile tra XII e XIII secolo.

Pieve di Santa Maria - Arezzo, XII_XIII sec.

Palazzo dei Podestà a Città di Castello(PG)XIV secolo bifore con colonne binate intrecciate 

Ex Mausoleo di Diocleziano a Spalato(Dalmazia): colonne annodate nel colonnato circolare (13° secolo).

Duomo di Bamberga, Baviera (Germania)datate al 1220, nel coro di S.Giorgio addossate all'interno dell'abside

Duomo di Wuerzburg, Baviera (Germania),1230, due colonne nella parte meridionale della navata destra

Chiesa di S.Tommaso al Mercato Nuovo di Merseburg, 1230 

Chiesa di Mödling (Austria meridionale),1230 colonne annodate al portale

Castello di Büdingen (Assia)(circa 1250).

A Brendlorenzen (presso Neustadt an der Saale).Colonna annodata in una finestra ad arco del campanile (prima metà del 13° secolo)

Palazzo imperiale di Wimpfen,circa 1260; colonne annodate nelle arcate di Pallade

A Lorsch,resti di colonne annodate nella collezione di pietre del padiglione reale.

A Erbach bei Lorsch. Resti di colonne annodate nella collezione di pietre della basilica di Einhard.

Abbazia di Osseg (Boemia).

Chiesa di S.Michele a Sopron (Ungheria), XIII sec.

Abbazia benedettina-cistercense di S.Bona a Vidor- a due angoli del chiostro

Abbazia cistercense di Santa Maria d'Arabona- su una colonna del candelabro per il cero pasquale nella zona presbiteriale.

Suvereto provincia di Livorno, Serie di quattro colonne ofitiche annodate in basso, con figure umane a rilievo negli intercolumni e cornice di coronamento rinvenute nella "antica casa del pievano". Come ha ricordato Mario Salmi (1928, p.32, nota 19) "il motivo delle colonne annodate, care ai lombardi, è diffuso in Toscana nel secolo XII". (da: CATALOGO COLLETTIVO DEI BENI CULTURALI LIVORNESI)






 COLONNE OFITICHE: DOVE SI TROVANO…CENSIMENTO AGGIORNATO


 Materiale raccolto da Marisa Uberti (per le immagini delle relative colonne annodate, riferirsi alla pagina principale)

Elenco in lavorazione 

A) In Italia

NELLE ABBAZIE CISTERCENSI (in grassetto i luoghi verificati e documentati direttamente; per alcune località è stato inserito un utile collegamento ipertestuale):

1-Abbazia cistercense di S.Maria di Rovegnano a Chiaravalle Milanese-1135, gruppo di quattro colonne annodate all'angolo occidentale del chiostro quadrato

2-Abbazia cistercense di Chiaravalle alla Colomba(PC)-1137; ai quattro angoli del chiostro quadrato



5-Abbazia (nata cistercense) di Santa Maria d'Arabona-nodo su una colonnina del candelabro per il cero pasquale (zona presbiteriale, interno)

 ALTRI LUOGHI:

6-Chiesa di San Zeno Maggiore a Verona, riedificata in tre fasi dal XII e il XIV sec. All'interno, nella navata destra, coppia di quattro colonne annodate ai lati di un altare. Accanto alla basilica, fin dall’età carolingia, era presente un monastero benedettino, che divenne molto presto un centro catalizzatore molto forte, tanto da far sviluppare, nei pressi, una piccola città (il cosiddetto borgo S. Zeno). A partire dal X sec., presso il monastero soggiornarono abitualmente gli imperatori del Sacro Romano Impero, quando dovevano trattenersi a Verona. Il monastero (diventata abbazia) fu soppresso nel 1770 (dopo una lunga fase di decadenza, iniziata con gli Scaligeri) e in epoca napoleonica fu progressivamente demolito perché utilizzato come cava per materiale edilizio di reimpiego. Dell’antica abbazia rimangono solo il torrione e il chiostro

7-Basilica di S.Marco a Venezia,costruita a più riprese; nell'XI sec. venne riedificata in forme bizantino-romaniche. Sulla balconata vi sono varie coppie di colonnine annodate(alzare lo sgaurdo!) e sulla facciata, contornano bellissime finestrelle geometriche di stile orientaleggiante.

8-Palazzo del Broletto a Como,1215, coppia di colonnine annodate che sorreggono gli archetti di una trifora nella parte posteriore dell'edificio (alzare lo sguardo!)

9-Duomo di Trento,costruito in più riprese a partire dal XII sec. in varie posizioni dell'edificio sono presenti colonne annodate: in un lato della grande Porta dei Leoni; nella galleria superiore della stessa facciata; ai lati della strombatura di una delle grandi finestre dell'abside occidentale.

10-Pieve di S-Maria della Neve a Quarantoli (MO), nel pilastrino che sorregge la mensa d'altare, probabilmente longobardo. La Pieve attuale è collocabile tra XII e XIII secolo.

11-Duomo di Modena, 1209annodate nel protiro antistante la Porta Regia

12-Duomo di  Ferrara, 1135, colonne ai lati del portone d'ingresso, poggianti su leoni. Le colonne originali sono nell'atrio interno della chiesa. Una colonnina annodata -di probabile epoca anteriore alle altre-è incastonata nella parte interna della facciata.

13-Duomo di San Martino a Lucca riedificato nell'XI-XII sec. Nella galleria superiore, due coppie di colonne annodate ai lati

14- Chiesa di San Michele in Foro, Luccasono presenti quattro colonne annodate, datate al 1143 (ma oggi in situ vi sono riproduzioni ottocentesche). Sulla facciata, nel primo e terzo corso della galleria, ai rispettivi angoli, quattro colonne annodate insieme per ciascun angolo.

15-Chiesa di San Frediano a Lucca. Una piccola colonna annodata è presente sullo splendido fonte battesimale (fontana lustrale), unico esemplare ofitico insieme ad altre cinque colonnette lisce.

16-Pieve di Gropina(AR) (sotto il pulpito longobardo-VIII secolo). Presenta un gruppo di colonne annodate anche nella galleria esterna dell'abside centrale.

17-Chiesa Collegiale a  S.Quirico d'Orcia (Siena), troviamo la Collegiata dei Santi Quirico e Giuditta (XII e XIII sec.), dal bel portale con colonne annodate poggianti su leonesse.

18-Pieve di Santa Maria- Arezzo,XII_XIII sec.  Colonnine annodate sono visibili sulla facciata, la maggior parte della quale è perforata da ordini di gallerie formate da colonnine di diversa foggia.

19-Palazzo dei Podestà a Città di Castello(PG) XIV secolo "preziose bifore ad arco semicircolare, con colonne binate intrecciate alla lombarda, danno alla facciata un aspetto singolare".

20-Ex Monastero Benedettino  di S.Sofia a Benevento, nel chiostro, costruito tra il 1142 e il 1176,c'è un tipo molto particolare di colonna ofitica. La chiesa è antichissima, fu dedicata a  Santa Sofia, cioè alla Santa Sapienza, a somiglianza del più famoso tempio giustinianeo di Costantinopoli

21-Cappella della  Rocca di Gradara (PU, Marche) XIII-XV sec.-Non sono delle vere e proprie colonne ofitiche, se non -forse- nell'intento simbolico. Alla base di una tavola d'altare vi sono quattro colonnine, di cui le due anteriori presentano una serie di anelli annodati a mezza altezza, le due posteriori sono lisce. Da stabilire l'epoca del manufatto.

22)- All'aperto, nella piazza antistante la Parrocchiale di Lusia (RO)-Giunta verso il 1400 da Costantinopoli, è una colonna annodata a quattro fusti, con capitelli figurati.

23)- Chiesa di Santa Maria Maggiore, Tuscania (VT), inserita in una nicchia a destra dell'entrata, nella navata laterale. Si tratta di due esili fusti annodati centralmente, di fattura arcaica, forse longobardi.

24)- Santa Maria in Acquedotto (FO),curioso esemplare di colonnina 'ofitica', con un intreccio a metà altezza.

25)- Chiesa di San Pietro extra-muros a Bosa (OT). XII-XIII sec. Segnalazione della gent.ma sig.ra Alice Fele, che ringraziamo e che ci ha segnalato anche quella seguente. Altre gentili persone hanno in seguito mandato notizia degli stessi esemplari, ringraziamo tutti costoro.

26)-Chiesa di San Pietro a Zuri a Ghilarza (OR), XI-XIII sec., gruppo di quattro colonne annodate, d'angolo, sostenenti un arcone (ma forse di reimpiego nell'attuale posizione), in origine dipinte di nero, di cui restano residui. Le colonne hanno dei capitelli e delle basi di stile medievale. L'epigrafe della facciata di San Pietro di Zuri l'attribuisce al  maestro Anselmo da Como, al quale molti, forse con ipotesi azzardata,  attribuiscono anche San Pietro Extramuros. 

27)-Basilica di San Simplicio (Olbia),XI sec. Interessante esemplare di colonnina scanalata formante otto semicolonnine che, centralmente, presentano il motivo dell'intreccio 'intercalato'. E' situata in una trifora collocata in facciata, superiormente e in asse con il portale sottostante. Segnalato da diversi utenti, che sono stati ringraziati individualmente e che in questa sede ringraziamo collettivamente. La colonnina accanto presenta, centralmente, un enigmatico volto.

28)- Tempietto di San Geminiano (1841-1853), a Cognento (MO) costruito per voto dei modenesi sopra la Fonte prodigiosa dedicata al patrono della città. Disegnato da Angelo Mignoni, fu più volte restaurato. Vi si trovano ben otto gruppi di colonne ofitiche, ciascuno costituito da quattro colonne in marmo bianco, di elegante fattura, poste specularmente tra loro. Sono poste su un podio e sostengono un doppio arco gotico Centralmente, recano un bell' annodamento in stile ' comacino'...(segnalazione del sig. Lorenzo de Curtis, che ringraziamo).


B) ALL'ESTERO (in grassetto i luoghi verificati e documentati in questo sito)

1- Ex Mausoleo di Diocleziano a Spalato (Dalmazia) : colonne annodate nel colonnato circolare (13° secolo). Altre colonne ofitiche nel protiro dell'ingresso alla chiesa-mausoleo 

2Duomo di Bamberga, Baviera (Germania)datate al 1220,nel coro di S.Giorgio addossate all'interno dell'abside( vedi argomento correlato)

3-Duomo di Wuerzburg, Baviera (Germania), 1230,due colonne estremamente particolari, che recano l'incisione Iachin e Booz, si trovano nella parte meridionale della navata destra, ai lati di una cella ad arco(vedi argomento correlato)

4- Chiesa di S.Tommaso al Mercato Nuovo a Merseburg, 1230 (collocazione imprecisata)

5- Chiesa di  Mödling (Austria meridionale),1230 colonne annodate al portale

6-Castello di Büdingen (Assia)  (circa 1250), collocazione esatta non definita.

7-A  Brendlorenzen (presso Neustadt an der Saale). Colonna annodata in una finestra ad arco del campanile (prima metà del 13° secolo)

27- Palazzo imperiale di Wimpfencirca 1260; colonne annodate nelle arcate di Pallade

8- A  Lorsch, resti di colonne annodate nella collezione di pietre del padiglione reale.

9- A  Erbach bei LorschResti di colonne annodate nella collezione di pietre della basilica di Einhard.

10- Abbazia di  Osseg(Boemia),collocazione imprecisata, forse nel leggio del chiostro

11-Chiesa di S.Michele a Sopron(Ungheria), XIII sec. Collocazione imprecisata

12-Edicola all'incrocio del paese a  Oberstreu (presso Mellrichstadt, nella Franconia meridionale). Colonne annodate quale costruzione inferiore di un'edicola ad un incrocio del paese (1448).

13- Tomba massonica a Schwerin in Mecklemburg. 1863. La collocazione è imprecisata.

14- Chiesa  Kath.Stadtpfarrkirche St.Anna, a Monaco di Baviera (Germania),quartiere LEHEL. La chiesa è stata riedificata nel 1725 e le colonne annodate si trovano alla base di un magnifico pulpito, opera di Anton Pruska(1846-1930), eseguito negli anni a cavallo del 1800 e inizio del 1900

15- Chiesa di S.Maria del Mare a Pola In Croazia, due coppie di quattro colonne annodate nel protiro antistante l'ingresso, sorrette da leoni. La chiesa è stata riedificata  nel XIX secolo, in stile neoromanico.

Dall'iniziale elenco che avevo come riferimento, che riportava 24 luoghi in cui sono annoverate colonne ofitiche o annodate, siamo oggi a molte di più. Questo grazie a segnalazioni di amici e persone particolarmente attente, oltre alle mie 'scoperte' a volte del tutto fortuite. Tutto ciò permette di pensare che la lista sia destinata ad allungarsi, ad arricchirsi e ad integrarsi, laddove i dati sono oggi incompleti.

Dal censimento delle colonne annodate è importante desumere una correlazione con le Maestranze che hanno lavorato, attraverso i secoli, nelle costruzioni in cui si ritrovano ancora oggi(ritengo che parecchi esemplari siano andati distrutti e per questo è praticamente impossibile risalire alla loro presenza in un dato luogo, purtroppo).

Ricordo che in Ungheria è venuto alla luce, per caso, un frammento di colonna annodata (datato al 1220 circa), durante uno scavo della cripta occidentale della chiesa abbaziale (Congregazione Benedettina) di Pannonhalma. nza questi ritrovamenti, noi non verremmo mai a sapere cosa poteva esservi un tempo nei luoghi  che ammiriamo oggi.

Il legame colonna annodata-costruttori è importante, a mio avviso, per capire cosa significhi questo nodo, se rappresenta un'unione o fratellanza di Framassoni, come ritengo fossero i Maestri Comacini, i più probabili artefici dei manufatti in oggetto, sia italiani che esteri,  che hanno avuto la stessa diffusione dei grandi Ordini Monastici tanto potenti nell'Europa Medievale(come i Cistercensi), ricalcando quelle 'vie dei pellegrinaggi' che alcuni Ordini Cavallereschi come i Templari dovevano custodire e proteggere. Il 'nodo' non è certo l'unico elemento che 'raccorda' o fa da ponte all'identica architettura presente dal Nord Europa al Medio Oriente, fino in Russia e Costantinopoli, ma può essere uno dei simboli più affascinanti e misteriosi che possa condurci sulla strada di una corretta interpretazione investigativa.

Forse il nodo, oltre la valenza puramente decorativa, accentra in sè un linguaggio di  Unione, di Fratellanza e Cultura universale, che proviene da un tempo e da un luogo che  non hanno confine.


Fonte: da due passi nel mistero.com.
Pagina pubblicata nel giugno 2006, aggiornata nel 2011