venerdì 31 dicembre 2010

Gli dèi sposano la causa del vincitore, ma le ragazze preferiscono gli sconfitti...

La Vittoria Alata


Gli  dèi sposano la causa del vincitore, ma le ragazze preferiscono gli sconfitti...

giovedì 30 dicembre 2010

È morta Isabelle Caro

Isabella Caro

È morta Isabelle Caro, protagonista nel  2007 della campagna choc contro l’anoressia di Oliviero Toscani - la ragazza aveva solo 28 anni.  Il  decesso a Tokyo il 17 novembre, per polmonite, ma la notizia è stata resa nota solo oggi.


"Purtroppo non ho un bel ricordo di Isabelle Caro, era una ragazza molto malata, prima nella testa che nel corpo",  ha commentato il fotografo Oliviero Toscani dopo aver appreso la notizia. "Non sapevo che fosse morta", ha detto, senza essere tuttavia sorpreso dalla notizia del decesso della "Ragazza che non voleva crescere", come la stessa Caro si è definita nel titolo della sua autobiografia.

Ospite in programmi televisivi, un anno dopo la campagna pubblicitaria aveva raccontato che stava meglio e che era in ripresa. Invece, il 13 novembre 2010  ha smesso di vivere.


Suicida la madre della modella anoressica

Dopo morte figlia ritratta da Toscani

Isabella Caro

La madre di Isabelle Caro, la modella morta per anoressia a novembre, non ha retto al dolore e si è suicidata. Lo ha rivelato il marito Christian: "Mia moglie si è tolta la vita la settimana scorsa - ha detto al quotidiano svizzero 20 Minuten - non riusciva a farsi una ragione della morte di Isabelle. Si addossava colpe terribili, in particolare per averla fatta ricoverare". Subito dopo la morte l'uomo aveva accusato di "negligenza" i medici.

Isabelle è morta il 17 novembre, a 28 anni, nell'ospedale Bichat, dove era stata ricoverata per una grave disidratazione. "Marie si sentiva in colpa per averla fatta ricoverare", ha detto Christian Caro.
Subito dopo il decesso della figlia, l'uomo aveva diffuso un comunicato in cui accusava di "negligenza" il personale medico dell'ospedale e aveva sporto denuncia per omicidio doloso alla procura di Parigi. In particolare accusa i dottori di aver sedato Isabelle per farle degli esami quando "chiunque nelle condizioni di Isabelle non avrebbe dovuto essere sedato, ogni medico dovrebbe saperlo".

L'uomo ha attribuito anche alla stampa la responsabilità di aver alimentato i sensi di colpa della moglie, soprattutto in un'intervista a Oliviero Toscani che, nel 2007, aveva reso celebre Isabelle fotografandone il corpo scheletrico e facendola testimonial della lotta contro l'anoressia, di cui soffriva da quando aveva 13 anni.

In un'intervista rilasciata sempre a 20 Minuten dopo la morte della modella, Toscani aveva giudicato Isabelle "molto egoista e molto presa da se stessa. Non ha mai capito che non era una modella - aveva detto Toscani - era una ragazza malata e in fase terminale, pensava di avere successo come attrice, ma si era montata la testa. Era diventata vittima di se stessa usando i media". Parole definite scandalose dal padre soprattutto se riferite ad una persona appena morta.

Nel 2008 era uscita l'autobiografia di Isabelle, "La ragazzina che non voleva ingrassare", dove la giovane raccontava di una famiglia composta da un padre assente e da una madre iper-protettiva che, per difenderla da ogni possibile minaccia del mondo, l'aveva praticamente reclusa in casa, impedendole di frequentare la scuola e le amicizie, persino di uscire in giardino e coprendola di giocattoli ed attenzioni, quasi per paura che crescesse.

Fonte: TGCOM del 20 dicembre 2011


mercoledì 29 dicembre 2010

Colui, cui manca la sapienza, che ne farà dell'intelligenza?


Colui, cui manca la sapienza, che ne farà dell'intelligenza? 
A che serve lo specchio a chi è privo d'occhi?

martedì 28 dicembre 2010

L'ultima glaciazione è stata provocata da un''altalena' di cambiamenti di temperature


La fine dell'ultima glaciazione dipende da un'evoluzione climatica che ha agito come un'altalena, trasferendo le variazioni di temperatura tra l'Antartide e l'Artide. La conferma dei meccanismi che regolano le variazioni del clima terrestre viene dal ghiaccio estratto in Antartide da un team internazionale di cui fanno parte ricercatori del Dipartimento di Chimica "Ugo Schiff" dell'Universita' di Firenze.

La scoperta e' stata annunciata con un articolo pubblicato sull'ultimo numero della rivista "Nature Geoscience" ("Expression of the bipolar see-saw in Antarctic climate records during the last deglaciation"). I membri del progetto europeo Taldice (TALos Dome Ice CorE), impegnati da alcuni anni nella ricerca di informazioni sulla storia del clima e dell'atmosfera terrestre dalle "carote" di ghiaccio in Antartide, hanno completato nel 2008 la perforazione di una carota della lunghezza di circa 1.650 metri nella zona di Talos Dome, nella regione della calotta che si affaccia sul Mare di Ross, sul versante dell'Oceano Pacifico.

"Grazie all'accumulo nevoso annuo relativamente elevato, la carota di ghiaccio di Talos Dome ha permesso di ricostruire la storia climatica e ambientale dell'emisfero meridionale per gli ultimi 250.000 anni con una elevata risoluzione temporale - ha commentato Roberto Udisti, associato di Chimica analitica dell'ateneo fiorentino e Principal Investigator del Chemistry Consortium del progetto Talcide - In particolare, il periodo che va dall'inizio dell'ultima deglaciazione, avvenuta tra 18.000 e 10.500 anni fa, al momento attuale puo' essere studiato con una risoluzione anche annuale".

"Sincronizzando la serie climatica ottenuta dal ghiaccio di Talos Dome con quelle relative al settore atlantico dell'Antartide e dell'Artide, abbiamo potuto dare conferma all'esistenza di un meccanismo di trasferimento di energia e calore inter-emisferico denominato altalena bipolare - ha spiegato Udisti - In pratica, tra i due emisferi vi e' uno scambio costante di materia ed energia attraverso la circolazione oceanica profonda (Nadw - North Atlantic Deep Water), le cui variazioni hanno causato periodi di riscaldamento e di raffreddamento opposte nei due emisferi. In particolare - ha aggiunto Udisti - le fasi di riscaldamento su scala millenaria che si sono verificate nell'emisfero Nord hanno causato una contemporanea diminuzione delle temperature nell'emisfero Sud e viceversa. Una corretta interpretazione dei tempi e dei modi con i quali tali processi sono avvenuti puo', fra l'altro, metterci in grado di capire in quale dei due emisferi abbiano avuto origine i periodi di glaciazione e quelli di deglaciazione".

Le estrazioni e le analisi del ghiaccio si svolgono nell'ambito del progetto europeo Talcide, un progetto a leadership italiana a cui partecipano anche Francia, Germania, Regno Unito e Svizzera. L'Italia e' rappresentata, oltre che dai ricercatori fiorentini, da membri dell'Enea, delle Universita' di Bologna, Milano-Bicocca, Parma, Venezia, Trieste, dell'Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali del Cnr e dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.


Fonte: televideo  7 dicembre 2010


lunedì 27 dicembre 2010

SON MAI ESISTITI DAVIDE ED IL RE SALOMONE ?


King Solomon's mines?


(È  rimasto ancora uno  dei misteri mondiali dell’archeologia,  vediamo se riescono a trovarli.)

Forse il re Davide e Salomone non sono mai esistiti nella realtà? Il lungo dibattito circa l'accuratezza dei racconti biblici si ripropone in tv e nella stampa.
David è una delle figure più conosciute nelle scritture ebraiche - grazie alla sua vittoria con una fionda sul gigante Golia, la sua scelta divina, come il re degli Israeliti, presunto autore del Libro dei Salmi, e, naturalmente, il suo collegamento con la tradizione cristiana e musulmana. Suo figlio, Salomone, è stato descritto come il costruttore del primo Tempio ebraico, famoso per la sua saggezza e ricchezza, ma anche per le sue mancanze.

Le storie bibliche sollevano un problema enorme per gli archeologi: se queste persone sono state così famose, perché non hanno lasciato alcuna traccia archeologica nell'intera regione? Alcuni esperti hanno suggerito che per tutta la loro vita sia David che Salomone erano, nella migliore delle ipotesi, figure minori nel Medio Oriente antico, la cui reputazione è cresciuta nei secoli che seguirono. Secondo questi esperti, la Gerusalemme del 10 ° secolo aC era poco più di una ridente paese di collina, e non come la città scintillante descritta nei libri delle Cronache.

Ad avvalorare questa ipotesi son emersi alcuni indizi in questi anni.

Una scritta su un monumento di pietra ritrovata in Israele di Tel Dan sito archeologico è stato datato al 9 ° secolo aC e sembra riferirsi ad un reale "Casa di Davide", anche se tale interpretazione è stata contestata.

Un'altra lapide, trovata su un frammento di ceramica del decimo secolo aC, rappresenta il primo esempio conosciuto di scrittura ebraica.

Il sito israeliano in cui è stato accertato rinvenuto il frammento, Khirbet Qeiyafa, sembra essere stata una città fortificata prendendo in circa sei ettari di area. Gli archeologi hanno trovato centinaia di ossa di bovini, caprini, ovini e pesce - ma non ossa di maiale, che li ha portati ad affermare che questo è stato un sito della Giudea, piuttosto che un insediamento filisteo.

I ricercatori hanno anche trovato i resti di una vasta operazione di estrazione del rame in Giordania, che rimanda di nuovo al 10 ° secolo aC ed avrebbe fornito a Salomone la sua ricchezza.
Alcune di queste prove sono al centro della trasmissione "Domande sulle miniere del Re Salomone", prima assoluta questa sera su PBS emittenti pubbliche-TV, così come "Kings of Controversy", che uscirà nella copertina del National Geographic per il numero di dicembre.

Lo show televisivo, che è una produzione congiunta per il National Geographic e la società di documentari "Nova", si concentra sul funzionamento del rame minerario in Giordania. Questo scavo, condotto da antropologo Thomas Levy dell'Università della California a San Diego e archeologo giordano Mohammad Najjar, ha trovato antiche attrezzature rame-fusione e un enorme cimitero antico - così come la datazione al carbonio dei campioni suggeriscono che il sito sia esistito nel suo culmine durante il regno di Salomone. L'evidenza suggerisce anche che l'operazione è stata interrotta alla fine del 10 ° secolo, così come descritto nella Bibbia.

Gli scettici dicono che la datazione al carbonio non è abbastanza precisa per confermare se il sito di rame-fusione è stato controllato dal biblico Salomone o da una dinastia locale più tardi. In un'intervista, Levy ha riconosciuto che le prove raccolte finora non sono state conclusive per determinare che sia stato Salomone a detenerne il commercio.

"Per essere onesti, non possiamo metterci la mano sopra ancora, " mi disse. "Dobbiamo fare più scavi."

Ma Levy ha detto che il sito minerario di rame detiene ampia evidenza che gli enti locali, piuttosto che gli egiziani o Assiri avevano il controllo del funzionamento.C'è di più, la portata e la complessità del lavoro che doveva essere fatto - compreso il mantenimento di una forza enorme di schiavi - sarebbe al di là della capacità organizzativa degli abitanti del villaggio collinare di fondo.

"Ci sono state delle società a livello statale che vivevano nel sud della Giordania, molto probabilmente, " ha detto.

Quando Levy ha iniziato questo lavoro, non ha cercato di dimostrare che David e Salomone fossero realmente esistiti. "Sono un antropologo, " mi disse. "Io non sono uno studioso della Bibbia. Il mio lavoro è scavare nella storia, non di indagare nella vericità di libri."

Alla luce delle recenti scoperte, tuttavia, Levy è arrivato alla conclusione che "abbiamo bisogno di riesaminare il rapporto tra tutti i testi storici", compresa la Bibbia.

"E 'una risorsa importante che non dobbiamo trascurare, " ha detto.

Levy e colleghi hanno approfondito il loro punto di vista nel numero di settembre della rivista Antiquity. "Abbiamo utilizzato l' esperienza biblica nell' archeologia in Giordania come un esempio di come si possa fare ciò in qualsiasi parte del mondo", ha detto. Per esempio, ha detto, saghe islandesi potrebbero essere utile per districare l'archeologia scandinava, o il Mahabharata potrebbe far luce sulla storia antica dell'India.


Fonte: COSMIC LOG


Geologi scoprono la causa della grande gelata del 536 d.C.


Attorno al 536 dopo Cristo una misteriosa nube oscurò i cieli della Terra per diversi anni, causando siccità, carestie ed epidemie. Adesso gli scienziati credono di aver individuato la causa di quella che da molti è considerata la più grave catastrofe naturale del millennio scorso, con un raffreddamento delle temperature improvviso di tre gradi.
Uno studio presentato da un gruppo di ricercatori al convegno dell'American Geophysycal Union (Agu) di San Francisco avrebbe rivenuto le tracce dell'impatto, violentissimo, di due meteoriti, scrive oggi il settimanale Der Spiegel sul suo sito online. I calcoli effettuati in precedenza stabilivano che a causare un raffreddamento del clima di quella portata era necessaria un'enorme nuvola di polveri generata dall'impatto di un meteorite dal diametro minimo di 300 metri, che finora non era mai stato individuato sulla superficie terrestre.

I ricercatori hanno individuato un cratere, di 600 metri di diametro, sui fondali marini davanti alla costa australiana del Golfo di Carpentaria. Il secondo nei ghiacci della Groenlandia: le analisi di datazione delle particelle di meteorite confermano la teoria, indicando nel 539 dopo Cristo il momento dell'impatto.

Fonte: antikitera.net del   23 dicembre 2010-12-27


GERUSALEMME: TROVATO UN'ANTICO STABILIMENTO TERMALE ROMANO


Ritrovato a Gerusalemme uno stabilimento termale romano.
Questa scoperta mostra con sorpresa che l'accampamento romano fosse stato molto più esteso di quanto si pensasse.

Sono state ritrovate diversi corredi intatti compreso anche le piastrelle che portavano incise lo stemma della Decima legione che distrusse il secondo tempio di Gerusalemme.

Questa scoperta aiuterà a capire i confini della vecchia Gerusalemme.

Il ritrovamento del marchio della Decima Legione, inciso sia sulle tegole del tetto sia nei mattoni di fango gettato in opera, ci indica che furono direttamente i soldati romani a costruire l'intera struttura.

Sembrerebbe che il bagno pubblico sia stato utilizzato dagli stessi soldati che presidiarono quei luoghi e furono gli artefici della repressione della rivolta di Bar Kokhba nel 135 d.c.
Le strutture rinvenuto comprendono una serie di vasche intonacate nel fianco di una piscina e della pavimentazione bianca a mosaico.

Centinaia di piastrelle di terra cotta che erano collocate sul tetto sono state ritrovate sul pavimento della piscina, dimostrando che la stessa era provvista di una copertura.

Le piastrelle di questi bagni sono timbrate con i simboli LEG X FR ( legione Decima "Fretensis" ).

La città romana di cui questo bagno faceva parte era chiamata Aelia Capitolina e la sua completa comprensione servirà per determinare come le vecchie mura di Gerusalemme erano disposte.


Wikileaks: censura web, la Cina guarda l’ Italia

Paolo Romani

Legge Romani   una "scusa" per censure

La legge sul web voluta dal governo italiano (la cosiddetta legge Romani, ndr) ''sembra essere scritta per dare all'esecutivo margine di manovra per bloccare o censurare i contenuti internet'': lo si legge in un dispaccio siglato dall'ambasciatore Usa a Roma, David Thorne, il 3 febbraio 2010 e pubblicato da uno dei media partner di Wikileaks, il quotidiano spagnolo El Pais.

''Questa legge rappresenterebbe un precedente per nazioni come la Cina che copierebbero o citerebbero questa giustificazione per il giro di vite sulla libertà di parola'', si legge nel documento.

Sky lamenta "svantaggi"
Nello stesso dispaccio, intitolato "Gli oppositori del decreto sul web dicono che soffoca la liberta' di parola e minaccia la democrazia", l'ambasciatore Thorne analizza i vari punti del decreto. ''Nonostante le reazioni negative dell'opposizione e degli operatori del settore, la questione non ha conquistato le prime pagine dei giornali e quindi non c'e' stata una forte reazione dell'opinione pubblica'', si legge nel cable siglato dall'ambasciatore Thorne.

''Nonostante le 'protestations' (proteste) del governo italiano, la legge e' preoccupante perche' sembra essere scritta per dare all'esecutivo margine di manovra per bloccare o censurare i contenuti internet". Nel paragrafo conclusivo del dispaccio del febbraio 2010, intitolato 'Comment' (Commento), generalmente riservato alle valutazioni dirette dell'estensore del documento, il testo a firma Thorne afferma che ''funzionari di Sky ci hanno detto che il viceministro Romani sta guidando gli sforzi all'interno del governo italiano per aiutare Mediaset di Berlusconi e per mettere Sky in svantaggio. Questo e' uno schema familiare: Berlusconi e Mediaset hanno usato il potere di governo in questo modo sin dai tempi di Bettino Craxi''


Fonte: Tgcom del  14.12.2010

Wiki-revolution è la terza rivoluzione della comunicazione


Assange

Wiki-revolution - dopo la stampa di Gutenberg e la radio di Marconi, il web (di cui Assange è oggi il simbolo) è la terza rivoluzione della comunicazione - Sassoli de Bianchi, presidente UPA: “power to the people”, il sogno di trasferire il potere al popolo non lo stanno realizzando i discepoli del comunismo, ma i «nativi digitali» , i ragazzi cresciuti con la rete. Con Assange, si sta cercando di uccidere il messaggero per non confrontarsi col messaggio.  Ma è troppo tardi, il vento è cambiato per sempre, e solo i politici non se ne sono accorti”…


La vicenda Wikileaks ci ricorda come il mondo stia vivendo una vera e propria rivoluzione con alcune caratteristiche senza precedenti: è globale, viaggia ad altissima velocità e non avviene nelle strade con barricate e lacrimogeni. Questa rivolta ha luogo nelle nostre menti: sta cambiando la natura della nostra società, sta trasformando la politica, l'economia, il lavoro, la nostra vita privata.

È la terza rivoluzione della comunicazione e della conoscenza nella storia umana. Dopo l'invenzione della stampa (Gutenberg 1453) che ricordo ha veicolato, tra l'altro, la Riforma protestante e l'Illuminismo; dopo l'invenzione della radio (Marconi 1896), alla fine del secolo scorso è nato il Web, il villaggio globale profetizzato da McLuhan. La conoscenza, da quel momento, è diventata, più che mai, il terreno di confronto per Stati, Nazioni e individui. L'importanza di Wikileaks non risiede nella rivelazione dell'ultimo segreto, ma nella tecnologia che l'ha resa possibile, la quale dimostra di essere un'arma potentissima per svelare menzogne ufficiali e difendere diritti umani.

Prendiamone atto: siamo entrati nell'era della partecipazione: c'è una generazione che è cresciuta online e vuole scoprire e conoscere il mondo per i fatti propri confrontandosi con chi condivide questo interesse. È una situazione totalmente nuova con regole ancora da scrivere.  Se le nostre organizzazioni politiche, economiche, sociali, culturali non si adatteranno, inevitabilmente soccomberanno. Questo perché la società dell'informazione porta a una sempre maggior conoscenza e chi ha l'accesso a informazioni rilevanti sfiderà ogni tipo di autorità.

È un cambio radicale di potere. «Power to the people» , cantava John Lennon: il potere è sempre più della gente: il grande progetto socialista, il sogno di trasferire il potere al popolo non lo stanno realizzando i discepoli del comunismo, ma i «nativi digitali» , i ragazzi cresciuti con la Rete. La conseguenza di tutto ciò è la crescente necessità di trasparenza. Lo stupido, sottomesso e umile cittadino è morto: gli elettori sfidano i politici, gli impiegati sfidano i dirigenti, gli studenti i professori e i legislatori, i pazienti sfidano i medici, i figli i genitori, i consumatori le aziende, le donne sfidano gli uomini.

Il mondo digitale mette a nudo i re: Obama diventa trasparente, l'Onu diventa trasparente, i poteri di ogni Stato e governo diventano trasparenti. «È l'assalto ai Palazzi d'Inverno, che mette spavento ai falsi troni dove siedono, spesso, falsi re» così, con grande lucidità, scrive Barbara Spinelli. Se ciò è vero, invece di demonizzare Wikileaks e gli editori che ne pubblicano i dossier è meglio che chi si occupa della cosa pubblica prenda atto che il dovere della trasparenza è oggi l'imperativo categorico e che ogni cosa venga detta e fatta nel nome della democrazia è, in primis, di pubblico interesse.

Ed è altrettanto chiaro che legata a doppio filo con la trasparenza c'è la responsabilità. Responsabilità di coloro che abbiamo eletto per governarci i quali paiono piuttosto disturbati se ciò che dicono e fanno viene reso trasparente a coloro che li hanno eletti. La nuova democrazia, piaccia o meno, si esprimerà compiutamente solo quando tutti sapranno cosa realmente pensa e fa chi ci governa: saremo liberi solo quando i governi smetteranno di nascondere le cose ai propri cittadini, a coloro, cioè, che si suppone debbano servire.

Wikileaks è sotto attacco in ogni parte del mondo, il suo sito Web sta combattendo per restare online. Assange sarà abbandonato al suo destino, ma si sta cercando di uccidere il messaggero per non confrontarsi col messaggio. Possiamo dibattere su Wikileaks quanto vogliamo ma, alla fine, poco importa, perché la rivoluzione silenziosa in atto sovvertirà inevitabilmente il mito della segretezza delle istituzioni. Il vento è cambiato: solo i nocchieri sembrano non accorgersene.


Fonte: srs di Lorenzo Sassoli de Bianchi per il "Corriere della Sera"
Fonte: Dagospia  del 20.12.2010


NO-GELMINI: I VERI INFILTRATI SONO I BARONI...

Manifestati

Un calcio nei coglioni dei baroni - dite quello che volete della riforma Gelmini, ma è l’equivalente di una castrazione chimica per gli attuali padroni delle università: da Roma a Torino, da Messina a Firenze, tutte le dinastie, con nomi e cognomi, che da oggi non potranno più piazzare eredi (però mariti e mogli potranno continuare a assumersi a vicenda) - ecco le novità e le critiche: ricercatori a termine, borse di studio per merito e non per reddito, taglio delle sedi…

Tutto, piuttosto che perdere un privilegio antico: la cattedra familiare. Tutto, compreso l'impensabile, cioè confondersi per una volta tanto con quei casinisti degli studenti, infiltrarsi nei cortei, magari turandosi ben bene il naso, dando l'impressione di essere stati folgorati sulla via di Damasco, nella speranza che la riforma Gelmini dell'Università si infranga sugli scogli della protesta.

Devono aver pensato questo i baroni che, dopo una vita passata nella torre eburnea dei loro istituti, inaspettatamente una mattina si sono svegliati contestatori. Perché quella riforma piena di pecche, prima tra tutte la stravagante pretesa di rinnovare le università statali affamandole con i tagli, un merito ce l'avrebbe, un pregio che, però, per loro baroni, suona come una campana a martello: spuntare le unghie proprio ai professoroni delle università in una faccenda a cui tengono quanto al bene della vista, le assunzioni in famiglia.

Da questo punto la legge è perentoria (anche se c'è chi ne mette in dubbio la costituzionalità): assunzione vietata nello stesso dipartimento per i parenti legati fino al quarto grado ai professori in cattedra. Con una vistosa incongruenza, però: il tassativo divieto non vale, chissà perché, tra marito e moglie.

Per cui anche in futuro nessuno potrebbe aver niente da ridire se ricapitasse un caso come quello svelato ieri dal Corriere della Sera che riguarda la facoltà di Scienze della Sapienza di Roma. Protagonista una coppia sposata, appunto: lui, Paolo De Bernardis, astro-fisico di livello internazionale, e lei, Silvia Masi, laureata a pieni voti, sollevata dal purgatorio dei ricercatori a vita e assunta nel cielo degli associati, giudicata idonea nel concorso per un posto nel dipartimento del marito.

Ma, se per assurdo, la legge Gelmini entrasse in funzione con valore retroattivo, gli atenei italiani si svuoterebbero di colpo. Perché in questi decenni le facoltà sono state uno degli incubatori più accoglienti della mala pianta del nepotismo. Vista dalle cattedre baronali, la riforma fa così paura che perfino i magnifici rettori hanno deciso di sfidare in questi giorni il pubblico ludibrio aggirandola in contropiede. Il caso più clamoroso è quello romano, dove due magnifici su tre hanno piazzato parenti in zona Cesarini.

Luigi Frati, emerito della Sapienza e preside di Medicina, già bersaglio di critiche per casi di favoritismi familiari, è entrato di nuovo nel vortice delle accuse perché proprio due giorni fa in facoltà, dipartimento di Scienze e Biotecnologie, è arrivato un altro di casa sua, Giacomo, il secondogenito. Prima di lui era stata la volta dell'altra figlia, Paola, ordinaria di Scienze anatomiche, e della moglie, Luciana Rita Angeletti, Storia della Medicina. Con l'ingresso di Paolo i Frati, insomma, hanno fatto poker.

Idem a Tor Vergata: il rettore, Renato Lauro, anche lui preside di Medicina, ma ex, ha assistito soddisfatto alla decisione del consiglio di facoltà di far assurgere al ruolo di associato la nuora, Paola Rogliani.  Prima dei due rettori attuali, un altro magnifico romano, Renato Guarini, era finito sotto inchiesta per abuso d'ufficio, sospettato di uno scambio di favori con un docente di Estimo ad Architettura, che secondo l'accusa avrebbe agevolato la carriera della figlia del primo, Maria Rosa.

Anche a Siena, ateneo prestigioso, ma ben protetto dalle critiche e forse per questo poco indagato, i rettori che si sono succeduti dagli anni Ottanta fin quasi ad oggi sono sospettati di avere avuto un occhio di riguardo per quelli di casa. Luigi Berlinguer, ai tempi in cui era ministro dell'Istruzione con il centrosinistra, ebbe la soddisfazione di vedere il figlio Aldo vincitore della cattedra di professore associato in Diritto privato comparato all'Università di Cagliari ad appena 29 anni, ancor prima di concludere il dottorato.

Ora Aldo insegna nell'ateneo toscano dove il padre fu rettore. Il successore di Berlinguer, Piero Tosi, già presidente della Conferenza dei rettori, ordinario di Anatomia e Patologia, ha visto con soddisfazione il figlio Gian Marco calcare le sue orme nella stessa facoltà, vincitore di un concorso per ricercatore per le malattie dell'apparato visivo.

Da Torino a Messina gli alberi dinastici in facoltà sono così tanti che solo per citarli ci vorrebbero i volumi dell'elenco telefonico. Alla Federico II di Napoli due anni fa un gruppo di studenti presentò una ricerca secondo la quale "almeno il 15 per cento di professori è imparentato", con punte nella facoltà di Economia (32 casi). A Messina un anno fa il rettore Franco Tomasello è finito davanti ai giudici assieme ad altri 23 tra docenti e ricercatori con svariate accuse, dall'abuso d'ufficio in concorso a tentata truffa.

Dalle indagini venne fuori che a Veterinaria dei 63 docenti 23 erano parenti, a Medicina e Chirurgia su 531 professori i parenti erano poco meno di un centinaio, a Giurisprudenza 27 su 75. Anche nell'ateneo di Cosenza un ex rettore, Giuseppe Frega, si è messo in mostra nell'ambito dei giochi familiari, con il figlio Nicola, ricercatore nella stessa facoltà di Ingegneria che era stata la casa del padre. A Lettere l'ex preside Franco Crispini prima di andare in pensione volle lasciare un'impronta passando il testimone alla due figlie, Ines e Alessandra.

A Catania si sono imposte all'attenzione le dinastie mediche degli Zanghì e dei Basile. Nella prima accanto al padre Michelangelo, si sono fatti avanti i figli Antonino e Guido; nella seconda il chirurgo Attilio ha generato tre figli ordinari, Francesco, Guido e Filadelfio, i primi due luminari medici come il padre, il terzo professore di Agraria ed ex senatore di Forza Italia.

A Firenze ha fatto epoca il caso del rettore, Augusto Marinelli, che ebbe la fortuna di avere il figlio, Nicola, promettente ricercatore nell'ambito della stessa materia paterna, Economia agraria. A Bari, facoltà di Economia, ai tre Massari fondatori della dinastia accademica, Lanfranco, Giansiro e Gilberto, si sono affiancati altri 7 familiari. I Dell'Atti, invece, sono solo quattro.

In Basilicata nella facoltà di Agraria, Francesco e Bruno Basso, padre e figlio, hanno lavorato fianco a fianco nello stesso dipartimento come ordinario e associato. A Scienza delle produzioni animali l'impronta l'hanno data i Langella, Michele padre e professore, Emilia, ricercatrice. Un censimento nell'ateneo di Palermo ha individuato a Medicina 24 famiglie di professori e 58 parenti, a Ingegneria 18 famiglie e 38 parenti, a Scienze 11 famiglie e 25 parenti.


Fonte: srs di Daniele Martini,  per "il Fatto Quotidiano" del 23 dicembre 2010
Fonte: Dagospia del 23 dicembre 2010



2 - LA NUOVA LEGGE AI RAGGI X...

A cura di Flavia Amabile per "La Stampa"


RICERCATORI - ASSUNTI SOLTANTO PER UN MASSIMO DI SEI ANNI...
I ricercatori non avranno più contratti a tempo indeterminato. Saranno assunti soltanto con contratti a tempo determinato per una durata massima di sei anni. Se al termine verranno assunti diventeranno professori associati altrimenti dovranno lasciare l'insegnamento e trovare un'occupazione diversa. Gli anni trascorsi come ricercatori potranno rappresentare un titolo valido in caso di concorsi pubblici o come esperienza da inserire in un curriculum.

Chi protesta avverte che la quantità di ricercatori da assumere a questo punto dipende non solo dalla performance dei ricercatori ma anche dai soldi a disposizione delle università che i tagli hanno drasticamente ridotto. E, poi, che fine faranno i ricercatori a tempo indeterminato che sono stati assunti prima della riforma? Si creerà una guerra tra poveri perché gli atenei potrebbero preferire per motivi economici assegnare il posto da associato a un precario, anziché a un ricercatore con più anzianità.

I CONCORSI - I PROF. SCELTI DA UNA LISTA DI ABILITAZIONE...
Anzichè sostenere un concorso i futuri nuovi docenti associati e ordinari dovranno innanzitutto essere inseriti sulla base dei loro titoli e pubblicazioni in una lista di abilitazione scientifica nazionale. Sarà valida per quattro anni e realizzata da una commissione composta da quattro professori scelti su sorteggio. La selezione vera e propria avverrà in una seconda fase da parte delle singole università che sceglieranno il candidato ideale all'interno dei nomi presenti in lista.

Chi protesta sostiene che in realtà le università potranno così scegliere liberamente i docenti e non ci sarà alcun ordine basato sul merito. L'abilitazione verrà concessa indiscriminatamente, senza limiti numerici (non previsti dalla legge). Tutti i posti saranno assegnati solo ed esclusivamente tramite chiamata diretta, e la commissione delegata a fare ciò sarà composta da 4 membri del dipartimento che ha richiesto il nuovo docente.

BORSE DI STUDIO - PREMIO AL MERITO A PRESCINDERE DAL REDDITO...
Le borse di studio saranno affiancate da una novità: il fondo per il merito. Il fondo permetterà di premiare coloro che lo meriteranno ma a prescindere dal reddito. Si dovrà superare un test nazionale che servirà a verificare la reale capacità di comprensione della lingua scritta, di ragionare e risolvere i problemi. Ogni anno saranno scelti i migliori 1.000 studenti giunti alla fine delle superiori e offerte loro generose borse di studio per andare a studiare nella università migliori anche se lontane da casa, afferma il governo.

Chi critica la riforma sa che si tratta finora di una promessa priva di fondi. Per stanziarli sarà necessario un provvedimento ad hoc oppure, come spera il governo, anche un finanziamento da parte delle aziende, probabilmente le stesse che saranno entrate a far parte del cda. Inoltre, sempre secondo i critici, sono stati tagliati gran parte dei fondi delle borse di studio che invece vengono date a chi ha un rendimento scolastico buono ma anche reddito basso.

CONSIGLI DI AMMINISTRAZIONE - SU 11 MEMBRI ALMENO TRE SARANNO ESTERNI...
Cambiano i vertici delle università. Il Senato accademico avrà poteri molto più limitati: avanzerà proposte di carattere scientifico, sarà invece il consiglio di amministrazione ad avere piena responsabilità per le assunzioni e delle spese. All'interno del cda ci saranno almeno 3 membri esterni su 11. Il presidente potrà essere un esterno.

Il governo intende in questo modo rendere più ricca l'offerta degli atenei, gli studenti hanno reagito bocciando la riforma perché si tratta di una privatizzazione. Infatti - dicono - il Senato accademico (organo elettivo, dove siedono rappresentati di tutte le categorie che operano all'interno dell'università) viene esautorato di gran parte dei propri poteri e viene posto al di sotto del cda dove la rappresentanza esterna può assumere un peso determinante. Il ddl prevede infatti l'ingresso obbligatorio non semplicemente facoltativo di un numero minimo di componenti esterni, in rappresentanza degli interessi privati.

NEI DIPARTIMENTI - STOP A CHIAMATE DEI PARENTI FINO AL QUARTO GRADO...
Esiste un solo limite alle chiamate dirette di futuri docenti dalla lista nazionale. Non potranno essere scelti parenti fino al quarto grado, ovvero fino ai cugini, di chi lavora all'interno dello stesso dipartimento di un ateneo. All'interno di una stessa università invece non potranno essere assunti i parenti del rettore, del direttore generale e dei componenti del cda.

Chi protesta ricorda che non sono stati previsti limiti per un altro tipo di parentopoli molto diffusa, quella tra marito e moglie. E che comunque i parenti assunti nello stesso dipartimento sono una parte limitata del fenomeno. Quella più diffusa prevede accordi incrociati per sistemare i rispettivi raccomandati in altre sedi. Oltretutto i rettori sono del tutto deresponsabilizzati. Potranno rimanere in carica un solo mandato: chi vuole fare giochi di potere non ha nemmeno il problema della rielezione a creare un eventuale limite.

FACOLTÀ E CORSI DI STUDIO - DRASTICO TAGLIO ALLE SEDI, ATENEI SPINTI A FONDERSI...
Diminuiranno drasticamente università, facoltà e corsi di studio. E' una delle norme su cui il governo punta per ridurre gli sprechi e liberare risorse da destinare al merito. Potranno unirsi università vicine in modo da limitare i costi. E diminuiranno i settori scientifico-disciplinari, dagli attuali 370 alla metà (consistenza minima di 50 ordinari per settore). E le facoltà che potranno essere al massimo 12 per ateneo.

In realtà gli addetti al settore sostengono che gli atenei vengono solo invitati a fondersi, che i settori scientifico-disciplinari sono i codici attribuiti ai diversi esami e che quindi la loro riduzione non porterà grosse modifiche. Il limite sulle facoltà può essere aggirato con un forte accentramento delle facoltà ed il mantenimento delle diverse discipline come dipartimenti. Anche in questo caso il risultato finale potrebbe non essere molto diverso.

SALARIO - GLI SCATTI LEGATI ANCHE AI RISULTATI...
Finora lo stipendio aumentava secondo gli scatti di anzianità dunque indipendentemente dal merito. La riforma invece introduce gli scatti di merito sia per gli associati che per gli ordinari. La valutazione di chi premiare sarà effettuata da nuclei formati da professori interni ed esterni che avranno il compito di giudicare il lavoro di ricerca dei docenti. Per questo scopo ci sono 18 milioni per il 2011, 50 per il 2012 e altrettanti per il 2013. In caso di valutazione negativa si perde lo scatto di stipendio e non si può partecipare come commissari ai concorsi.

I critici sostengono che su questa misura è tutto affidato ai decreti attuativi ancora da emanare e che quindi non è chiaro sulla base di quali criteri verranno realizzate le valutazioni. Si passa quindi da elementi obiettivi e validi per tutti come quello dell'anzianità, ad altri del tutto soggettivi e rispetto ai quali finora è tutto ancora indefinito.

Fonte: srs di Flavia Ambile  per la Stampa  del 23  dicembre  2003
Fonte: Dagospia del  24 dicembre 2010

domenica 26 dicembre 2010

Mangiare sano ora è un disturbo mentale

La MACINA di Verona, negozio di prodotti biologici  


di Mike Adams, the Health Ranger

L'industria psichiatrica, nel suo sforzo infinito di trasformare artificiosamente ogni attività umana in "disordini mentali", sta ora propagandando il disordine più ridicolo che abbia mai inventato: il Disturbo del Mangiare Sano.

Non è uno scherzo: se ti focalizzi sul mangiare cibi naturali sei "mentalmente malato" e probabilmente hai bisogno di qualche tipo di cura chimica che includa potenti farmaci psicotropi. Scrive il quotidiano The Guardian: «La fissazione di mangiare sano può essere il sintomo di un grave disordine psicologico» e continua affermando che questo "disordine" è chiamato ortoressia nervosa, una locuzione Latineggiante che significa "preoccupati riguardo il mangiare correttamente".

Ma non potevano chiamarlo semplicemente "disordine da preoccupazione sul mangiare sano", poiché sarebbe sembrato come se non sapessero di cosa stanno parlando. Per cui l'hanno traslato in Latino, così sembra intelligente (anche se non lo è). Ecco da dove proviene la maggior parte dei nomi delle malattie: i dottori descrivono i sintomi che vedono con un nome tipo osteoporosi (che significa "ossa con dei buchi").

Tornando a questa malattia inventata, "ortoressia", il Guardian continua: «Gli ortoressici hanno delle regole rigide sul cibo. Il rifiuto di toccare zucchero, sale, caffeina, alcol, grano, glutine, lievito, soia, cereali e latticini non è altro che l'inizio delle restrizioni dietetiche. Ogni cibo entrato in contatto con pesticidi, diserbanti o che contiene additivi artificiali è inammissibile».

Aspetta un secondo. Allora cercare di evitare le sostanze chimiche, i latticini, la soia e lo zucchero ora fa di voi un paziente della salute mentale? Sì, secondo questi esperti. Se prestate effettivamente attenzione all'evitare pesticidi, diserbanti e ingredienti modificati geneticamente come soia e zucchero, c'è qualcosa in voi che non va.

Vi siete accorti che mangiare cibo spazzatura viene considerato "normale"?  Se mangiate cibi spazzatura trattati con prodotti chimici sintetici secondo loro va bene. Apparentemente i malati mentali sono quelli che scelgono cibi organici e naturali.

Cos'è "normale" allora per quanto riguarda il cibo?

Vi avevo detto che sarebbe successo. Anni fa avevo avvertito i lettori di NaturalNews che presto ci sarebbe stato un tentativo di bandire i broccoli poiché contengono fito-nutrimenti anticancro. Questo assalto da parte della salute mentale contro i consumatori attenti alla propria salute fa parte di quel programma. È un tentativo di emarginare i consumatori di cibi sani dichiarandoli mentalmente instabili e, perciò, giustificare il loro ricovero coatto nei manicomi dove gli verranno iniettati farmaci psichiatrici e cibo istituzionale completamente trattato, morto e pieno di sostanze chimiche tossiche.

Il Guardian si spinge perfino al ridicolo dicendo che «L'ossessione su quali sono i cibi "buoni" e quali i "cattivi" può condurre gli ortoressici ad essere malnutriti».

Segui l'illogicità di ciò, se ci riesci: mangiare "buon" cibo causa malnutrizione! Suppongo che si ritenga che mangiando cibo cattivo vengano forniti tutti i nutrimenti di cui avete bisogno. Questa è la dichiarazione sulla nutrizione più pazza che abbia letto. Non c'è da stupirsi che la gente oggi sia così malata: gli viene detto dai media tradizionali che mangiare cibo sano è un disturbo mentale che causerà malnutrizione!

Zitti e ingoiate la galletta verde (Soylent Green)

È proprio come ho riferito anni fa: non avete il permesso di contestare il vostro cibo, gente. Seduti, zitti, avventatevi sul cibo e divoratelo. Smettetela di pensare a cosa state mangiando e fate quello che vi viene detto dai principali mass media e dai loro inserzionisti di cibo trattato. Non sapevate che mettere in dubbio le proprietà salutistiche del vostro cibo spazzatura è un disturbo mentale? E se siete "ossessionati" riguardo al cibo (facendo cose come leggere l'etichetta degli ingredienti, per esempio), allora siete strani. Magari perfino malati.

Questo è il messaggio che stanno divulgando ora. I consumatori di cibo spazzatura sono "normali", "sani" e "ben nutriti". I consumatori di cibo sano, invece, sono malati, anormali e malnutriti.

Ma perché, chiedete voi, dovrebbero attaccare quelli che mangiano sano? Persone come il dottor Gabriel Cousens possono spiegarvelo: perché una maggiore consapevolezza mentale e spirituale è possibile solo con una dieta composta da cibo vivo e naturale.

Mangiare cibo spazzatura abbassa il vostro livello intellettivo rendendovi più facili da controllare. Questo cibo scompiglia letteralmente la vostra mente, intorpidendo i vostri sensi con il glutammato monosodico (MSG), l'aspartame ed estratti di lievito. Le persone che vivono di cibo spazzatura sono docili e perdono velocemente l'abilità di pensare con la propria testa. Seguono qualsiasi cosa gli venga detta dalla TV o da quelli che sono in una posizione di apparente autorità, senza mai porsi delle domande sulle loro azioni o su quanto sta realmente succedendo nel mondo intorno a loro.

Al contrario, le persone che mangiano cibi sani e naturali - con tutte le sostanze nutrienti curative ancora intatte - cominciano a risvegliare la loro mente e il loro spirito. Col tempo, cominciano a mettere in discussione la realtà che li circonda e perseguono delle esplorazioni più illuminate di temi come comunità, natura, etica, filosofia e del grande quadro delle cose che stanno succedendo nel mondo. Diventano "consapevoli" e possono iniziare a vedere l'esatta struttura di Matrix, per così dire.

Questo, ovviamente, è un pericolo enorme per quelli che gestiscono la nostra società basata sul consumo, dato che il consumo dipende dall'ignoranza unita alla suggestionabilità. Per fare in modo che la gente continui ciecamente ad acquistare cibi, medicinali, polizze sulla salute e beni di consumo, è necessario spegnere le loro funzioni cerebrali superiori. Il cibo spazzatura trattato, a cui vengono aggiunge sostanze chimiche tossiche, raggiunge questo risultato piuttosto bene. Come mai, secondo voi, il cibo morto e trattato è il pasto predefinito nelle scuole pubbliche, negli ospedali e nelle prigioni? Perché il cibo morto spegne i livelli superiori della coscienza, e tiene le persone focalizzate su qualsiasi distrazione con cui sia possibile nutrire il loro cervello: televisione, violenza, paura, sport, sesso e così via.

In ogni caso vivere come uno zombie è "normale" nella società odierna, poiché moltissime persone lo stanno facendo. Ma non sono normali nel mio libro: il vero "normale" è una persona energica, in salute e sveglia, nutrita con cibo vivo, che agisce da cittadino sovrano in un mondo libero. Mangiare cibo vivo è come prendere la pillola rossa, perché col tempo si apre una nuova ampia prospettiva sulla struttura della realtà. Rende liberi di pensare con la propria testa.

Mangiare cibo spazzatura trattato è come prendere la pillola blu, poiché vi tiene intrappolati in una realtà inventata, dove le esperienze di vita sono architettate dalle aziende di prodotti di consumo, le quali dirottano i vostri sensi con sostanze chimiche (come glutammato monosodico) progettate per ingannare il cervello facendogli credere che state mangiando cibo vero.

Se volete essere vivi, consapevoli e in controllo della vostra vita, mangiate cibo sano e vivo. Ma non aspettatevi di diventare famosi presso gli "esperti" tradizionali della salute mentale o i dietologi: sono tutti programmati per considerarvi "pazzi" per il fatto che non seguite le loro diete ortodosse a base di cibo morto a cui vengono aggiunte sostanze chimiche sintetiche.

Ma voi e io conosciamo la verità: noi siamo quelli normali. I consumatori di cibo spazzatura sono i veri malati mentali, e l'unica via per fare in modo che aprano gli occhi sul mondo reale è iniziare a nutrirli con cibo vivo.

Alcune persone sono pronte a prendere la pillola rossa, mentre altre non lo sono. Tutto quello che si può fare è mostrare loro la porta. Devono aprirla da soli.

Nel frattempo provate ad evitare i funzionari della salute mentale che stanno cercando di etichettarvi come persone affette da disturbi mentali solo perché fate attenzione a cosa introducete nel vostro corpo. Non c'è niente di male nell'evitare zucchero, soia, glutammato monosodico, aspartame, sciroppo di glucosio-fruttosio (HFCS) e altre sostanze chimiche tossiche nel cibo. A dire il vero, la vostra vita dipende da questo.

Fonte: srs di Mike Adams, the Health Ranger;  NaturalNews Editor
Fonte: da disinformazione.it del 14 settembre 2010


FAME E PSICHE


Via la fame nervosa con dieta bilanciata e insalata di legumi

La fame nervosa è dovuta a cause psicologiche e biologiche, come i picchi bassi di glicemia; gli attacchi di fame si possono combattere con la dieta giusta

Fame ed emozioni

Il legame tra alimentazione ed emozioni è stato ormai dimostrato, però questo non significa che la fame nervosa dipenda assolutamente da severi problemi psicologici o da conflitti interiori; infatti anche le emozioni derivanti dalle normali attività di vita quotidiana possono fare da stimolo per l'assunzione eccessiva di cibo, talvolta anche in modo compulsivo. In ogni caso, la fame nervosa non dipende da una sola causa: fattori biologici, psicologici e culturali ne sono all'origine. Recenti studi, per esempio, hanno mostrato che i picchi bassi di glicemia registrati a livello dell'ipotalamo scatenano attacchi di fame. Seguici e scopri come placare la fame e le emozioni con la dieta giusta...

Per chi è in sovrappeso

Imparare a distinguere la fame nervosa da quella biologica può essere utile per evitare di ingerire troppe calorie. Ti consigliamo di tenere un diario, dove registrare accanto al cibo introdotto quotidianamente gli stati emotivi e le sensazioni fisiche associate in quel momento all'ingestione. Quando si impara a differenziare fame nervosa e fame biologica, si può imparare a soddisfare soltanto quest'ultima.

La dieta giusta è bilanciata e ricca di sostanze che alzano i livelli dell'ormone della felicità

- Uno dei punti forti della dieta anti-fame nervosa è quello di utilizzare alimenti in grado di innalzare i livelli di serotonina, l'"ormone della felicità", nel sangue, e quindi frutta, verdura, ma anche noci e mandorle, e poi carboidrati, come pane, pasta e cereali, soprattutto nella versione integrale e senza condimenti eccessivi. Via libera al riso, ottimo quello rosso e il nero Venere, perché regalano una sensazione di sazietà prolungata.

- Per quanto riguarda i secondi piatti, sono adatti il pesce soprattutto se di mare, le carni bianche, i formaggi freschi e lo yogurt; la carne rossa è ricca di tossine che, in persone sensibili, possono aumentare l'ansia, meglio quindi non consumarla più di una volta a settimana.

- I legumi vanno consumati al posto di carne o pesce, in quanto forniscono proteine verdi che, abbinate a quelle dei cereali o derivati assunti nello stesso pasto, apportano tutti gli aminoacidi essenziali. Quindi sono ottimi antifame i piatti tradizionali come pasta e fagioli, riso e lenticchie, ma anche tofu e pane integrale, ceci e couscous...

Perché i legumi fanno bene

Triptofano, lisina e fibre salvano la linea

- Il triptofano è un aminoacido essenziale (il corpo non è in grado di sintetizzarlo e deve essere assunto con gli alimenti). Se carente, la fame aumenta.

- La lisina, un altro aminoacido essenziale, è fondamentale per ridurre stanchezza, irritabilità e mancanza di concentrazione, che nelle persone con la tendenza alla fame nervosa "aumentano" l'appetito.

- Le fibre regolarizzano la glicemia nel sangue e l'appetito.

Come e quando gustarli

In insalata, una volta al dì per un mese

- Scegli i legumi secchi, più ricchi di proteine e quindi di aminoacidi, come triptofano e lisina, rispetto a quelli freschi.

- Metti 4 cucchiai di legumi secchi per persona in ammollo in acqua per una notte.

- Poi lessali in abbondante acqua leggermente salata. Quindi scolali, lasciali intiepidire e condiscili con olio di oliva extravergine e succo di limone che potenzia l'azione della lisina grazie al suo contenuto di vitamina C.


Fonte: Riza.it   del 25 OTTOBRE  2010


Il segreto per evitare le abbuffate? Usa i cinque sensi!


Preparare i pasti quotidiani, anche quelli delle festività, così come mangiare, sono due operazioni che richiedono l’intervento di tutti e cinque i sensi. Per avere un buon rapporto con il cibo ed evitare le abbuffate, prima di tutto ricorda di attivare vista, udito, olfatto, gusto e tatto. Sono loro i tuoi alleati per mantenerti in forma e stare bene. Ecco come fare…

La vista: se vedi i colori giusti, plachi la fame

La luce giusta è quella chiara e naturale, no alle lampade al neon, che stimolano l’appetito, e alle romantiche candele, che “nascondono” le quantità.

La vista può diventare un potente spegni-fame grazie anche alla scelta dei colori: piatti, bicchieri, stoviglie e tovaglia blu o verdi rilassano e allontanano l’appetito, al contrario dei colori caldi che stimolano la salivazione.

L’udito: con la musica rilassante di sottofondo e mangi meno

Recenti studi hanno dimostrato che cenare con un sottofondo di musica rilassante aiuta a raggiungere in fretta il senso di sazietà, dando un taglio alle calorie. Mangiare in locali affollati e rumorosi, al contrario, spinge a mangiare di più e, soprattutto, più in fretta, alterando i ritmi della digestione e provocando fastidiosi gonfiori addominali.

L’olfatto: i profumi giusti saziano

Mettersi a cucinare con una fame da lupi o farsi ingolosire dal profumo che esce dalla panetteria, è un fortissimo stimolo a mangiare. Dall’altra parte, però, mettere in tavola piatti profumati significa appagare già in parte la voglia di buono, cancellando l’impressione di dover mangiare cibi dietetici ma poco invitanti. Un consiglio? Usa le erbe aromatiche, saporite e a zero calorie, da aggiungere in abbondanza a tutti i piatti.

Il gusto: se il cibo è buono ti soddisfa

Lo stesso discorso vale per il gusto: contrariamente a quanto si pensi, scegliere un cibo che piace non significa mangiarne di più, anzi. Riscoprendo il piacere di assaporare con calma i sapori più amati, la gratificazione condurrà in fretta a spegnere la fame, lasciando lo stomaco soddisfatto, ma leggero.

Il tatto: se mangi con le mani aumenti l’appagamento…

Toccare il cibo, sentire sulla pelle la sua consistenza, permette di avere un rapporto più diretto con ciò che si mangia. Sbucciare un frutto o sgranocchiare una crocchetta senza posate favorisce la concentrazione sul cibo, aiuta a scaricare la tensione e aumenta l’appagamento.


Fonte: TGCOM del 24 dicembre 2010
Fonte: Riza.it

sabato 25 dicembre 2010

TANTI AUGURI DI BUON NATALE 2010


Presepe subacqueo di Peschiera del Garda

TANTI  AUGURI  DI 

BUON NATALE 2010


venerdì 24 dicembre 2010

LA FINE DELL’IMPERO ROMANO D’OCCIDENTE AVVENNE A TICINUM–PAVIA

Ticinum–Pavia 

Occidente: Nel 452 Attila scende in Italia e distrugge Aquileia, Concordia, Oderzo e Altino, oltre a  Padova, Vicenza, Verona,  Brescia e Bergamo.  Treviso viene risparmiata grazie all’intervento del vescovo Elviando il  quale anticipa l’invasore offrendogli le chiavi della città.

Sempre nel 452 gli Unni di Attila saccheggiarono anche la città di Ticinum, insieme con Mediolanum. Fu qui che 24 anni dopo Oreste si rifugiò e fu vinto da Odoacre. Quest’evento segnò la caduta dell’impero romano d’occidente (476). La piccola città subì il saccheggio e l’incendio da parte degli Eruli, che avevano deposto l’ultimo imperatore romano.

Negli ultimi decenni dell’impero Ticinum conobbe altri saccheggi, ma non vere e proprie devastazioni. Si sviluppava intanto la sua Chiesa. Morto il santo vescovo Crispino, nel 467 salì alla cattedra di Siro Epifanio, uomo dalla forte personalità, uno dei protagonisti di quegli anni. Egli assunse il vescovato in un ambiente ancora largamente paganeggiante, in cui era vivo il culto delle antiche declamationes, il ricordo della mitologia più sensuale, con orge bacchiche e riti cibeliaci. Scrive il vescovo Ennodio, suo successore e biografo:

«Innanzitutto Epifanio stabilì di non lavarsi, affinché l’acqua dei bagni non gli guastasse il candore dell’anima e la virtù dello spirito. Indi stabilì di non pranzare mai... perché l’attività gli offriva tempo per prender cibo una sola volta al giorno. Volle che non gli portassero che cibi frugali e che le vivande non avessero a suscitare particolari sensazioni all’olfatto ed al gusto suo, eccetto il condimento degli aromi... Aveva inoltre stabilito che, non appena fosse giunto alle soglie dell’altare, nessuna eventuale necessità lo potesse distogliere se non a funzioni terminate».

Epifanio istituì in Ticinum le scuole di tachigrafia (una sorta di scrittura rapida, come la stenografia). La sua fama si diffuse rapidamente in tutta la Liguria. Milano sperava di tornare capitale d’occidente e ospitava Antemio, genero dell’imperatore d’oriente. Contro Antemio si levò in armi da Roma il patrizio Ricimero. A nome di tutta la Liguria, nel 471 Epifanio fu delegato a proporre un compromesso di pace. Non fu che una tregua. L’anno dopo i due rivali si scontrarono in battaglia e Antemio fu ucciso. Nel 473 morì Ricimero e, subito dopo, Ticinum fu teatro di una manifestazione ostile al nuovo imperatore, il milanese Glicerio, la cui madre fu male accolta al passaggio in città. Toccò ancora ad Epifanio intervenire per evitare rappresaglie.

Il santo vescovo non poté impedire, però, che tre anni dopo Ticinum fosse assediata, messa a sacco e distrutta durante la lotta aspra e senza quartiere che Oreste, padre di Romolo Augusto, detto Augustolo, ultimo, quasi caricaturale, imperatore romano d’Occidente, combatté contro il ribelle Odoacre.

Non è noto quando Odoacre iniziasse il suo servizio nell’esercito romano. Nel 472, all’epoca della lotta finale fra l’imperatore Antemio e Ricimero, era già membro della guardia pretoriana; più tardi (473/474) divenne comes domesticorum di Glicerio, l’imperatore eletto dal patricius burgundo Gundobaldo. Nel 474 la corte dell’impero romano d’oriente, al cui soglio era intanto asceso Zenone, scelse come imperatore d’occidente il magister militum della Dalmazia, Giulio Nepote. A questa nomina si ribellò il generale romano Flavio Oreste, il quale riuscì a prevalere su Giulio Nepote soprattutto grazie all’appoggio militare di Odoacre, capo di una milizia di mercenari eruli, sciri, rugi e turcilingi [2] [3] [1]. Flavio Oreste non assunse tuttavia il potere imperiale, preferendo che il titolo di imperatore romano d’Occidente andasse al figlio tredicenne Romolo Augusto (ottobre 475) e riservando a sé, col titolo di "Patrizio", il potere effettivo.
Come capo delle tribù barbare che costituivano le truppe imperiali, Odoacre aveva chiesto a Oreste, quale compenso del servizio, un terzo delle terre in Italia a titolo di hospitalitas [4]. Il rifiuto di Oreste scatenò la reazione delle truppe mercenarie.

Nell’estate del 476 Oreste si asserragliò in Ticinum fortificata, mentre intorno alle mura si stringeva l’assedio di Odoacre. Conquistata dopo un breve assedio Ticinum (Pavia), città in cui si era asserragliato Oreste, ucciso il magister militum Oreste e saccheggiata la città (agosto 476), Odoacre depose l’imperatore Romolo Augusto. Odoacre venne nominato "rex gentium" dalle sue truppe; ma, invece di nominare a sua volta un imperatore fantoccio, come avevano fatto prima di lui i generali barbari Ricimero e Gundobaldo, decise d’inviare le insegne imperiali (cioè diadema, scettro, toga ricamata in oro, spada e paludamentum di porpora [5]) all’imperatore di Costantinopoli Zenone, chiedendo per sé il solo titolo di patrizio. L’impero romano cadde quindi per un colpo di stato militare di mercenari germanici [6]; questa caduta, che per i moderni costituisce lo spartiacque fra la storia antica e quella medievale, non sembra abbia suscitato eccessivo interesse negli storici contemporanei, probabilmente perché, essendo ancora in vita nel 476 Giulio Nepote, ufficialmente il legittimo imperatore d’occidente (morirà nel 480), la portata dell’evento venne sottostimata [7].La resistenza fu dura e ostinata ma alfine, narra lo Spelta:

«havendo quegli di dentro consumate tutte le armi da lanciare con le quale tenevano pur discosti i nemici dalle mura, Odoacre fece appigliare fuoco alle porte, et salire i pedoni con le scale su le mura, et si combattette sino alla notte, sforzandosi quegli di fuori di entrare, e quegli di dentro ostinatamente di vietar l’entrata. Finalmente non potendo più quelli di dentro resistere, la città fu presa per la forza... ponendo quei crudeli barbari ogni cosa a ferro e a fuoco, saccheggiando le case, spogliando le chiese, uccidendo et imprigionando gli uomini, violando le vergini et maritate, rompendo le sepolture per levarne le ricche spoglie. La maggior paite dei cittadini insieme co’ soldati restarono morti, et Oreste fu fatto prigione. Qui non si udiva che pianti, ululati, et gemiti, et le voci de’ tormentati ch’andavano al cielo...».

La città di Ticinum fu sconvolta; saccheggiata crudelmente. Furono date alle fiamme le due chiese allora esistenti, quella di San Siro (oggi consacrata ai SS. Gervasio e Protasio) e quella di Sant’Invenzio. Nel dramma, Epifanio rivelò la sua possente personalità. Narra ancora Ennodio:

«Rimane imperterrito, non si muove... i barbari corrono alla casa della chiesa, bollenti di tutto l’ardore del saccheggio, sospettando che dovesse tenere nascoste ben molte ricchezze colui che scorgevano con tanta profusione largheggiare. Oh vergogna! Barbari efferati cercavano in terra quei tesori che egli aveva spedito al celeste scrigno!».

Epifanio percorse le strade devastate della città, s’interpose tra i prigionieri e i barbari, salvò numerose vite, si sforzò di rendere meno atroce il saccheggio:

«Dal momento in cui poteva vedere i prigionieri essi non erano più tali. Liberò anche la venerabile sua sorella... con la sua preghiera liberò molti cittadini, prima che sentissero le dolorose strette della schiavitù... Infine, la condizione della cittadinanza si rialzava sostenuta da quell’unica fortissirna colonna. né tanto era forte l’esercito a distruggere, quanto la persona del vescovo a restaurare».

Il saccheggio ebbe termine solo quando i soldati di Odoacre appresero la notizia della morte di Oreste, decapitato in Piacenza il 28 agosto.

Duello tra Teodorico e Odoacre

Odoacre raggiunse Ravenna, depose Romolo Augustolo e inviò le insegne imperiali a Bisanzio, per governare l’Italia come patrizio. L’impero romano d’occidente era finito e un regno romano-barbarico prendeva il suo posto. La difesa dei Romani, molti dei quali guardavano a Bisanzio, erede e continuatore di Roma, era affidata alla Chiesa. Odoacre, un re duro, spietato ma non feroce, si appoggiò su un gruppo di funzionari romani (Simmaco, Liberio, Pelagio), ma non seppe conquistarsi la simpatia della popolazione romanica. Ciò apparve chiaramente quando, nel 493, questi si unirono ai Goti in una spietata ed atroce caccia agli Eruli, agli Sciri, insomma agli uomini di Odoacre.

La Liguria fu affidata a Pelagio, un amministratore duro e rapace. Un terzo delle terre fu confiscato e affidato ai foederati, i barbari che s’erano alleati con Odoacre. Subito dopo la vittoria essi si erano stabiliti nelle campagne e rappresentavano un peso insopportabile per i proprietari, già duramente tassati. La situazione dei cittadini non era migliore, poiché sulle città gravavano altre tasse e le spese del mantenimento delle guarnigioni.

Ticinum aveva maggiormente sofferto dalla guerra, fra tutte le città della Liguria. Il vescovo Epifanio si recò a Ravenna. La prima volta (472) ottenne l’esenzione quinquennale dei tributi e la seconda, parlando non solo a nome di Ticinum, ma dell’intera Liguria, protestò contro la rapacità del prefetto Pelagio. Ottenuta l’esenzione dai tributi, il vescovo mise mano alla ricostruzione di Ticinum.

La posizione istituzionale di Odoacre non era ben chiara. Il suo potere (rex gentium) era fondato sulla forza dei soldati, il cui appoggio, secondo Procopio, era stato ottenuto con la promessa dell’hospitalitas negata da Oreste [8]. Il comportamento della corte orientale nei confronti di Odoacre fu ambiguo: alla richiesta del titolo di "patrizio" fatta da Odoacre, Zenone rispose che la concessione era competenza di Giulio Nepote, ma in una lettera privata a Odoacre lo stesso Zenone gli si rivolgeva chiamandolo "patrizio" [2]. Lo status regale, l’appoggio dell’esercito, il rispetto mostrato da Odoacre per le istituzioni (l’impero di Costantinopoli, il Senato di Roma e la Chiesa cattolica) e viceversa l’apparente mancanza di ostilità da parte di queste istituzioni, aumentarono il prestigio di Odoacre e gli permisero la collaborazione della classe dirigente latina [2].
I principali atti di Odoacre sono stati registrati anche nei Consularia Italica [9]. Odoacre represse ribellioni interne giustiziandone i capi, per es. Brachila nel 477 [3] e Adarico, nell’anno successivo. [10]

Odoacre ottenne importanti risultati anche in politica estera:
* acquisizione della Sicilia, dietro pagamento di un tributo, dai Vandali di Genserico (476-477); accettazione del confine naturale delle Alpi verso i Visigoti della Gallia meridionale;
* annessione della Dalmazia (nel 481/482, dopo aver sconfitto e ucciso Ovida, l’assassino di Giulio Nepote [11]);
* la guerra contro i Rugi con cattura del loro re nell’anno 487 [16] [17] [18].


NOTE

1. Ludovico Antonio Muratori, Annali d’Italia dal principio dell’era volgare sino all’anno 1750, Monaco: Stamperia di Agostino Olzati, 1762, Tomo Terzo (Dall’anno 401 dell’era volgare fino all’anno 600), pp. 123-4 (on-line)

2. Maria Cesa, "Odoacre nelle fonti letterarie dei secoli V e VI". In: Paolo Delogu (a cura di), Le invasioni barbariche nel meridione dell’impero: Visigoti, Vandali, Ostrogoti, atti del convegno svoltosi alla Casa delle culture di Cosenza dal 24 al 26 luglio 1998. Soveria Mannelli: Rubbettino Editore srl, 2001, ISBN 88-498-0064-9, ISBN 978-88-498-0064-7, pp. 41-59 (on-line)

3. Giordane, De origine actibusque Getarum, XLVI, 242

4. Arnaldo Marcone, "I regni romano-barbarici: dall’insediamento all’organizzazione statale". In: Cinzia Bearzot, Franca Landucci Gattinoni, Franca Landucci, Giuseppe Zecchini (a cura di), Gli stati territoriali nel mondo antico, Milano: Vita e Pensiero, 2003, pp. 135-155 (on-line)

5. Aurelio Bernardi, "La fine dell’impero d’occidente". In: Aurelio Bernardi et al. (a cura di), La Storia: 4. Dall’impero romano a Carlo Magno. Milano: Mondadori, 2004

6. "Origini germaniche del medioevo". In: Annamaria Ambrosioni e Pietro Zerbi (a cura di), Problemi di storia medioevale. Milano: Vita e Pensiero, 1988, ISBN 88-343-7593-9, ISBN 978-88-343-7593-8, p. 29

7. Giuseppe Zecchini, "Il 476 nella storiografia tardoantica". In: Giuseppe Zecchini, Ricerche di storiografia latina tardoantica. Roma: L’Erma di Bretschneider, 1993, ISBN 88-7062-822-1, ISBN 978-88-7062-822-7, p. 65

9. I Consularia Italica sono la cronaca ufficiale della redatta dalla cancelleria imperiale di Ravenna, il cui contenuto è ricostruibile soprattutto in base a compilazioni più tarde, come i Fasti Vindobonenses priores e l’Auctarium Havniense

10. Auctarium Havniense ordo prior, 478

11.Auctarium Havniense ordo prior, 482


Estratto dal libro: A. ARECCHI, Attila e Teodorico – L’impero finisce a Pavia (ed. Liutprand).

Fonte: da liutprand.it

giovedì 23 dicembre 2010

Benito Berto: Barbone ma non accattone

Benito Berto nel gelo: 70 anni di Polegge, panettiere, diventato barbone

LA STORIA - Vicenza.  Ha 70 anni ed è originario di Polegge: una vita tribolata.  Panettiere per tutta la vita, poi un groviglio da telenovela. Vive tra il Centro di via dei Mille e le mense per i poveri della città

Un'enorme barba, le dita ingiallite dalla nicotina, un cappellino con il frontino, scarpe leggere, blu jeans, un giaccone celeste e lo sguardo di chi si smarrisce facilmente. Un ombrello bianco e verde, un cartone di vino che spunta da un sacchetto di carta: sono le poche cose che lo accompagnano mentre è seduto sulla pietra davanti alla cancellata dei Giardini Salvi.

Alle sue spalle la Loggia del Longhena, davanti una giornata cruda, fredda, con qualche fiocco di neve che comincia e scendere. La gente passa, lo guarda ma prosegue diritta. Gira lo sguardo davanti alla miseria, alla povertà.

«Ho un gran brutto nome, forse è stato proprio quello a portarmi sfortuna». All'anagrafe Benito Berto, 70 anni originario di Polegge, panettiere per otto lustri. Poi il nulla. Vicino ai frati di Santa Lucia, poi alla struttura di ascolto di San Faustino, frequenta le mense per i poveri che ci sono in città e per la notte va il centro diurno di via dei Mille, gestito dal Comune.
«Ogni tanto passo anche al supermercato a prendermi qualcosa da mangiare, magari sul tardi quando i clienti se ne sono andati e qualche avanzo c'è sempre». Sembra un groviglio da telenovela la sua storia: «Ho sempre lavorato, facevo il pane e mi piaceva. Certo, alzarsi tutte le mattine all'alba non era il massimo, ma andava bene lo stesso».

Che cosa poi sia accaduto è difficile da intuire: i fili del racconto si ingarbugliano, la memoria lascia il posto solo all'oggi, al freddo, alle sigarette da comprare, alla notte da trascorrere. La famiglia forse c'è, forse no, o meglio lui non la vede, non la sente. “Do not disturb” sembra il cartello che Benito indossa sopra la sua giacca a vento celeste. Un monito segreto che cela chissà quali guai, quali ingiustizie. «La solitudine? Tocca. Se non ci sono persone disponibili diventa una piega inevitabile dell'esistenza . Senza offesa per nessuno. Se mi sento sconfitto? Non lo so, credo di avere dato molto e ricevuto poco. Forse ho perso la partita tanti anni fa. O forse non sono nemmeno entrato in campo giocandomi tutto prima».

La voce è bassa e roca, guai ad avere confidenze. «L'altro giorno una signora voleva offrirmi un caffè, me l'ha portato qui dove sono seduto ora, solo che dopo si è bevuta anche il mio. Non l'ha fatto volontariamente, aveva freddo e uno non le bastava. L'ho guardata e ho capito molte cose di come funziona questo mondo». Se il mondo c'è, Benito lo vive decisamente dal basso di una città luccicante, sfavillante.

Vivere è sicuramente un privilegio, ma in che condizioni? «Non mi pongo questi problemi, la mia giornata comincia la mattina e finisce alla sera quando vado a letto, nel mezzo ci sono panchine, sigarette, qualche panino. Ecco, cerco di camminare anche se le gambe non mi sostengono come dovrebbero. Al Mezzanino vado solo qualche volta: troppa gente e parecchi stranieri che litigano. No, non fa per me, meglio gli avanzi di un supermercato». Della miseria non si parla. Nessun spreco, nessuna offesa.

«C'è chi sta peggio, chi non ha un tetto, un pensione seppur minima. Io vivo così. Perchè non lo so, è accaduto e basta. Il limite è sempre stretto in questa vita, passare dalla parte del torto è semplice. Ritornare dall'altra no».

Il freddo si fa sentire, il termometro segna meno 5 gradi, Benito guarda i passanti, osserva i piedi. «Quelli dicono molto: i passi, le scarpe, i ritmi, la velocità. Sembrano formiche. Ma a volte qualcuno si ferma, chiede. Ma io non dico nulla, cerco sempre di riparami: dal freddo, dalle parole, dalle domande e anche dal futuro che non conosco. Natale? Era uno dei giorni in cui non si lavorava. Ora sembra un'occupazione per tutti».

Riprende il suo ombrello, il suo sacchetto, beve un goccio e s'incammina sotto porta Castello. Benito, 70 anni di Polegge. Ora lavora contro le intemperie e la solitudine. Ma alla sera torna. In via Dei Mille. Speranza che fugge, speranza che arriva.


Fonte: srs di Chiara Roverotto, da Il Giornale di Vicenza, di Martedì 21 Dicembre 2010,  CRONACA, pagina 23