di STEFANIA PIAZZO
Milano è una città groviera. Quattro morti nel Tribunale, un
magistrato, un avvocato, un testimone uccisi a sangue freddo. Un metal detector
che non funziona.
Ma la strage di innocenti che raggela l’anima, nel luogo
simbolo delle mani pulite, del riformismo giudiziario, ha consumato la sua
nemesi politico-economica non a caso nella sezione fallimentare, quella dei
brigantaggi delle imprese, degli appalti così e così, delle bancarotte
fraudolente.
E’ la Milano dal
cuore malato, la Lombardia che si scopre in provincia luogo di iniziazione
della ‘Ndrangheta, nei paesi della Pedemontana.
E’ la Lombardia dove si è mangiato su Expo, è il territorio
su cui il presidente dell’Anticorruzione, Cantone, non mette le mani sul fuoco,
dicendosi non certo che non si troveranno altri appalti fuori luogo.
Una catena dì sant’Antonio di compiaciute compiacenze
finanziarie. E politiche.
Apri, mangi e chiudi. E non paghi i fornitori, non paghi i
lavoratori.
Milano città specchio degli inganni ha consumato nella
strage di innocenti del suo Tribunale, il rito di un gruppo di agnelli
sacrificali casuali, che risveglia le nostre coscienze.
Come avvenne per caso l’assassinio dell’arciduca alla
vigilia della prima guerra mondiale, solo perché uno degli attentatori si era
dato alla fuga e aveva intercettato l’auto dei sovrani che aveva cambiato
banalmente tragitto per recarsi a salutare le persone che erano state
coinvolte nella tentata strage, così a Milano la ruota del destino ha colpito
una città addormentata, sonnambula, sicura che tutto è sotto controllo, che
nulla è fuori posto.
Invece, fuori, e anche dentro, è il caos che divora come un
tumore la Lombardia. Dei fallimenti.
Fonte: da L’Indipendenza
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