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mercoledì 22 aprile 2026

VERONA IMPERIALE: QUANDO LA STORIA DEL MONDO PASSAVA DA SAN ZENO

 



Sapevate che, prima di diventare la città di Giulietta, Verona era il cuore pulsante dell'Impero? Le pagine della "Storia illustrata di Verona" ci regalano un tuffo in un’epoca di imperatori, diete solenni e leggende che riposano ancora tra le pietre dei nostri monumenti. 

​ Gli Ottoni e il sogno di un Impero Unito

​Nella seconda metà del X secolo, Verona non era solo una città, ma il palcoscenico della politica europea. Gli imperatori, per consuetudine e privilegio, non risiedevano in centro ma soggiornavano presso il Monastero di San Zeno.

martedì 24 marzo 2026

LA CHIESA DI S. TOSCANA IN VERONA




 

Per chi viene da Vicenza, dopo aver attraversato la cinquecentesca Porta Vescovo, trova la chiesa di S. Toscana, un centinaio di metri più avanti, alla sua destra, dove una piazza le fa da vestibolo.

Da qui si entra nel sagrato dall’armonioso acciottolato, un tempo camposanto, cintato da un lato da pareti di case e dagli altri due da uno spesso muro, seguito da un robusto cancello con al centro lo stemma con la croce a coda di rondine del Sovrano Ordine Militare di Malta.

La chiesa di S. Toscana si chiamava un tempo del S. Sepolcro. Le storie riportano che fu la profanazione del Sepolcro di Cristo a Gerusalemme, ordinata dal califfo Hakim nel 1009, il motivo della diffusione del culto del santo Sepolcro in tutta la cristianità. Un documento veronese del 1037, infatti, ricorda che anche "a Verona si edifica una chiesa extramurana, lungo la Postumia orientale del S. Sepolcro" (cfr. C. G. Mor, Dalla caduta dell’Impero al Comune, in Verona e il suo territorio, II, Verona, Istituto per gli studi storici veronesi, 1964, p. 178). La chiesa dava il nome anche alla vicina porta della città, che veniva costruita nel 1176, quando Verona era ancora stretta tra l’ansa dell’Adige e le mura romane di Gallieno.

mercoledì 25 febbraio 2026

IL COLLE DI SAN ZENO IN MONTE.- IL TOPONIMO SAN ZENO IN MONTE E TOSCANA DE’ CRESCENZI

 

S.Maria di Betlemme, che sia stata così nel XIII secolo?

 

​Due documenti del XII secolo ci certificano che in quel periodo il toponimo “San Zeno in Monte” stava lentamente sostituendo nell’uso comune il più antico nome di “Santa Maria in Betlemme”.

​A tal proposito il canonico conte Giovanni Battista Giuliari, in uno degli studi introduttivi alla sua edizione dei “Sermones” di San Zeno cita la nostra chiesa come quarto (in ordine cronologico) edificio sacro dedicato al Santo. Ma penso che intendesse riferirsi in quel capitolo solo a Verona città. Non ci dà comunque una data precisa per la dedicazione della nostra chiesa al vescovo moro.

​Anche uno studioso di oggi, don Angelo Orlandi sembra orientarsi verso l’abbastanza scontata ipotesi che il nuovo toponimo si sia affermato nel XII secolo.

​Nessuno dei due studiosi però, e nemmeno il Biancolini, ci fornisce la motivazione di una siffatta evoluzione.

mercoledì 26 marzo 2025

PORTA ESTERNA DEL VESCOVADO DI VERONA...PROBIS IMPROBISQ. PAR ADITVS DISPAR EXITVS

 



Vescovado di verona

 

Porta di entrata sterna del vescovado di Verona, sede del Tribunale Ecclesiale di Verona la quale sul piedestallo della colonna a destra di chi entra vi è incisa la  celebre scritta:


“PROBIS IMPROBISQ. PAR ADITVS DISPAR EXITVS”.

 “ L’ENTRATA È UGUALE PER I BUONI E PER I CATTIVI, MA DIFFERENTE È L’USCITA”




 

giovedì 26 settembre 2024

MONSIGNOR GIUSEPPE CAPPELLETTI, LO STUDIOSO DEL TAUCIAS GAREIDA

 

Don Giuseppe Cappelletti


Don Giuseppe Cappelletti, nativo di Giazza (1871-1958), fu professore di matematica presso il Seminario vescovile ed in seguito al Liceo vescovile pareggiato. Profondo amante della sua Lessinia, le dedicò numerosi studi, scritti e poesie. Rimase sempre a fianco dei suoi compaesani con aiuti spirituali e materiali, specialmente durante l'epidemia di spagnola che scoppiò nel 1918. 

 

Proprio questo drammatico evento potrebbe aver contribuito alla nascita del sodalizio con Luigi Messedaglia, il quale, tenente colonnello medico, fu mandato a Giazza per valutare la situazione sanitaria e programmare eventuali provvedimenti. Qui, terminato il lungo e drammatico lavoro si intratteneva spesso a discutere con don Cappelletti dell’antica parlata dei coloni bavaro- tirolesi che si erano insediati sui nostri monti. Discorsi che lo affascinavano enormemente.

 

Fu proprio il Messedaglia che spinse don G. Cappelletti a mettere per iscritto le profonde conoscenze che aveva maturato sulla cultura della sua gente e che videro la luce negli Atti dell'Istituto Veneto del 1918-19, e più precisamente nell'articolo dello stesso Messedaglia dal titolo "Echi della parlata dei XIII Comuni Veronesi".

venerdì 22 marzo 2024

EX VOTO PER IL RAPIMENTO E LA LIBERAZIONE DI ANGIOLINA

 

Chiesa della Madonna  dell’Altarol – Poiano – Quadro Ex Voto 

 

 

Uno degli ex voto conservato nella chiesa fu dedicato dalla famiglia Leonardi, a ricordo del rapimento della figlia Angiolina.

II rapimento avvenuto il 23 luglio 1675 della bella Angiolina, figlia unica del ricco mercante Giangiacomo Leonardi ad opera  dei conti Provolo e Zenovello Giusti di Stelle, è entrato nella memoria storica della gente della Valpantena  grazie anche al romanzo storico del 1886 ad opera dell’abate di Poiano,  Pietro Caliari che dimorava nel Palazzetto Rimini.

 

La leggenda narra che il conte Provolo di Santa Maria in Stelle, con l’aiuto del brigante Falasco, volle organizzare il rapimento di Angiolina di Poiano, figlia di messer Lonardi, ragazza di cui si era invaghito senza essere corrisposto. Un bel giorno, quindi, il conte Provolo, entrato con i briganti in casa di messer Lonardi, rapì la figlia Angiolina fuggendo poi verso Ferrara, lontano dalla Serenissima.

 

L’intento del conte era di sposare la ragazza di nascosto e forzatamente. Si narra che Angiolina fosse già segretamente fidanzata con il marchese Sagramoso, il quale, venuto a conoscenza dell’accaduto, cominciò ad indagare seguendo le tracce lasciate dalla banda. Con l’aiuto del Cardinal Legato (che governava la città di Ferrara) scoprì dove si trovava Angiolina e la ragazza fu liberata. Il conte Provolo fu arrestato. La banda dei briganti fuggì, ma Falasco venne fermato ed impiccato sotto le mura di Verona mentre cercava di rientrare in città per compiere un’altra sua bravata.

 

Una recente riedizione a cura della Comunità Parrocchiale di Stelle ha recuperato per noi il ricordo della vicenda. Tanti ebbero modo di ascoltare la storia del rapimento dalla voce degli anziani, che se ne tramandavano il ricordo.