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venerdì 21 novembre 2025

DOMINIO DEL PENSIERO

 

 

Il vero capolavoro delle operazioni psicologiche moderne è aver convinto le masse che chi fa domande scomode è il nemico della società. 

Hanno trasformato il pensiero critico in patologia sociale, il dubbio in eresia.

Hanno creato una popolazione  che non solo accetta passivamente le narrative  ufficiali, ma attacca ferocemente chi osa metterle in discussione.

 



giovedì 25 giugno 2020

IL PROFILO PSICOLOGICO DI UN NARCISISTA MANIPOLATORE




dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta a Roma

Quando si parla di manipolazione di intende la capacita’ di influenzare le decisioni e le scelte di una persona, inducendola ad adottare comportamenti, che  molto probabilmente non ha scelto di agire liberamente, attraverso il ricorso alla seduzione e facendo leva sulla sua sensibilita’ e vulnerabilita’. Ogni manipolazione e’ una aggressione piu’ o meno esplicita, chi vi e’ soggetto si riconosce poiche’ perde la capacita’ di opporsi a decisioni prese dal manipolatore, di riflettere e di scegliere in piena autonomia. Il paradosso di una relazione con un narcisista manipolatore e’ che la vittima pur riconoscendo l’abuso che subisce presenta enormi difficolta’ per liberarsene. L’incastro relazionale tra narcisista manipolatore e la sua vittima e’ determinato dal fatto che entrambi sono segnati da esperienze traumatiche relazionali precoci a cui hanno reagito in modo differente, rendendo apparentemente impossibile reagire alla seduzione, al senso di colpa e alle false promesse che la vittima subisce. E’ fondamentale ricordare che il narcisista manipolatore puo’ essere sia un uomo che una donna, per convenzione in questo articolo si usera’ il genere maschile quando si parlera’ di narcisista manipolatore ma giova sempre ricordare che e’ una modalita’ di comportamento e puo’ essere rintracciata in entrambi i generi.

Quali sono gli elementi che consentono di riconoscere un narcisista manipolatore?

Al fine di identificare un narcisista manipolatore  e’ indispensabile riconoscere alcune sue caratteristiche peculiari tra cui si annoverano:

  1. Reazioni amplificate rispetto a qualunque situazione che arreca fastidio fino a determinare comportamenti violenti.
  2. Appare amabile ed educato in pubblico mentre nel privato mostra aggressivita’, violenza e svalutazione verbale e fisica.
  3. Le sue reazioni sono imprevedibili poiche’ non e’ possibile comprendere cosa e quando possa dare fastidio, per cui la sua presenza genera un continuo stato di allerta e di tensione in chi gli sta vicino.
  4. Non si assume la responsabilita’ e quando sbaglia attribuisce gli errori ad altri.
  5. Ha ben chiaro gli obiettivi che vuole raggiungere e le modalita’ con cui conseguirli.
  6. Il suo punto di vista e’ unico ed indiscutibile e pur di mantenerlo tale mette in discussione e non accetta le opinioni altrui anche se motivate.
  7. Ricorre al ricatto in modo diretto o indiretto.
  8. Non e’ chiari nell’esprimere le sue opinioni e si aspetta che gli altri le comprendano come se dovessero ricorrere alla lettura del suo pensiero. Cambia idea quando comprende che non e’ piu’ utile per conseguire i suoi obiettivi.
  9. A seconda delle situazioni cambia opinioni e comportamenti in modo opportunistico.
  10. Non si mette in gioco e strumentalizza le persone per esprimere le sue idee.
  11. E’ molto volubile ma non accetta che lo siano anche gli altri.
  12. E’ permissivo con se stesso ma rigido ed intollerante con le persone vicine rispetto alle quali non tollera gli errori poiche’ si aspetta che siano perfetti.
  13. E’ critico rispetto a tutto e tutte le persone mettendo in dubbio capacita’ e competenze altrui.
  14. E’ insicuro, preferisce frequentare sempre le stesse persone e gli stessi ambienti poiche’ allontanarsi da modelli e relazioni conosciute non gli consente di controllarle.
  15. Sminuisce e svaluta gli altri per compensare la sua insicurezza.
  16. Considera le persone ignoranti ed incompetenti per sottolineare la sua superiorita’.
  17. Sfrutta le relazioni amicali, familiari e di coppia per il suo tornaconto personale.
  18. Non ascolta e dice bugie.
  19. Interpreta la realta’ per ottenere un suo tornaconto.
  20. Controlla e limita la liberta’ di scelta delle persone con cui entra in contatto ed ha una relazione.
  21. Si spaccia per vittima quando ha bisogno della compassione altrui.

I narcisisti manipolatori sono tutti uguali o  esistono differenti tipologie?

  • Il dominatore e il dispotico: si riconosce perche’ e’ una persona arrogante e dispotica, critica tutti e si caratterizza per un atteggiamento autoritario. Umilia le persone con cui si relaziona fino a che queste non si espongono piu’ per paura delle sue reazioni. E’sicuro che il suo punto di vista e’ unico ed assoluto, non ha alcun riguardo verso gli stati d’animo e la vita altrui. Non rispetta le regole che valgono per gli altri ma non per lui.
  • Il simpatico: e’ una persona in grado di tenere una conversazione gradevole, vuole stare al centro dell’attenzione e usa la manipolazione ricorrendo allo scherzo e all’ironia per mettere in imbarazzo le persone che lo circonda.
  • Il profilo basso: e’ la tipica persona che appare incapace di risolvere le situazioni e che delega agli altri la loro risoluzione. Non si espone mai e cerca di spingere altri a compiere azioni che sa essere scorrette o pericolose.
  • Il profeta: crede di saper prevedere quello che accadra’ pur non avendo elementi reali su cui fondare tale previsione, non accetta elementi della realta’ diversi da quelli che prende in considerazione. Ha una alta opinione di se’ per evitare di adattarsi e prendere in considerazione le decisioni altrui.
  • Il seduttore: si distingue per avvenenza fisica e modi gradevoli ed affascinanti, a volte per buona posizione sociale e professione. Fa leva sul proprio fascino per manipolare altri ad aderire alle proprie richieste.
  • Il generoso: e’ un apparente altruista, disponibile con tutti senza mai chiedere nulla. Il problema si solleva quando si aspetta di essere ricambiato poiche’ ha agito in modo apparentemente disinteressato, maturando aspettative di reciprocita’. La vittima del narcisista manipolatore generoso avra’ molta difficolta’a liberarsi poiche’ non sara’ semplice arginare il senso di colpa indotto dal dovere di contraccambiare.
  • Il colto: e’ un affabulatore e monopolizza la conversazione per fare colpo sugli altri. Fa leva sull’ignoranza altrui per rafforzare la propria immagine di persona colta e non esita ad esibire i titoli di studio e le conoscenze al fine di umiliare l’altro. Alla base vi e’ sempre una profonda insicurezza e una bassa stima di se’.
  • L’esplosivo: manifesta significative reazioni d’ira poiche accumula dentro di se’ emozioni e sensazioni che si stratificano e diventano insostenibili quando si trova ad affrontare situazioni per lui insostenibili. Ansia , paura, senso di inferiorita’ lo spingono a cercare un capro espiatorio su cui sfogarsi senza chiedere poi mi scusa.
  • L’indifeso: si spacciano per essere debole ed indifeso, bisognoso di aiuto e si aspetta che gli altri si prendano cura di lui e risolva gli errori che ha commesso a causa della mancanza di senso di responsabilita’ nel fare le proprie scelte.
  • Il dipendente: utilizza gli altri come appendice di se’, immaginando che siano sempre a sua disposizione per soddisfare le sue richieste e si aspetta che sia l’altro a comprendere i suoi bisogni e ad avvicinarsi a lui.
  • Il malato: durante l’infanzia o adolescenza ha vissuto una condizione di malattia della quale ha compreso i vantaggi secondari per mantenere i familiari legati a lui in uno stato di apprensione. Da adulto utilizza sempre il suo stato di salute per attirare l’attenzione e per mantenere il controllo sulle azioni e le decisioni altrui, generando sensi di colpa in chi gli sta vicino in modo tale da non sentirsi mai abbandonatio
  • I seminatori di discordia: trascorrono il loro tempo nel capire come conseguire i propri risultati attraverso il mentire e generare discordia tra le persone che conoscono. Di solito tale tipo di manipolazione si verifica prevalentemente tra donne.
  • Il perverso: non prova mai senso di colpa e tratta le persone come oggetti. Sente il bisogno di sminuire al fine di aumentare la propria autostima. Ha bisogno di ottenere ammirazione e approvazione e per raggiungerli non ha alcun rispetto per chi gli sta vicino.

Per comprendere pienamente la personalita’ del narcisista manipolatore ci vengono in aiuto le parole dello psicoanalista O. Kernberg che nell’opera “Sindromi marginali e narcisismo patologico”  li definisce come “ persone che hanno un gran bisogno di essere amate e ammirate e in loro si nasconde la contraddizione tra una opinione di se stessi molto gonfiata e  smisurata che necessita di ricevere il tributo degli altri. La loro vita emotiva manca di profondita’; provano scarsa simpatia per i sentimenti degli altri e pochi motivi per godersi la vita, invidiano gli altri; tendono ad idealizzare determinati individui e sminuirne altri. In generale le loro relazioni hanno il chiaro scopo di sfruttare gli altri e a volte di diventare dei veri e  propri parassiti. E’ come se sentissero il diritto di controllare e possedere gli altri e sfruttarli senza alcun senso di colpa. Sotto la loro apparente simpatia e fascino e’ possibile percepire una natura fredda e spietata”.
Quale e’ il profilo psicologico del narcisista manipolatore?
Il narcisista manipolatore, pur apparendo una persona sicura e solida, in realta’ ha poca fiducia in se stesso e si sente molto fragile,  utilizza un comportamento manipolatorio, a volte in modo inconscio altre meno, per difendersi dal profondo senso di angoscia  ed insicurezza che lo pervade. La manipolazione  e’ un processo automatico che si e’ strutturato durante il processo evolutivo, un vero e proprio mezzo di sopravvivenza, se non vi ricorresse sarebbe divorato dall’angoscia e dalla paura.  Molto probabilmente e’ stato esposto ad un modello di comportamento manipolatorio sin dalla piu’ giovane eta’ durante la quale non e’ stato preso in considerazione affettivamente sentendosi escluso, per cui ha dovuto individuare un modo per attirare l’attenzione. Il modello manipolatorio di riferimento di solito e’ una delle figure affettive piu’ significative ed importanti, per cui il meccanismo di manipolazione messo in atto da adulto, gli consente illusoriamente di controllare i pensieri e i sentimenti delle persone a lui care o che possiedono qualcosa di importante ai suoi occhi. I sentimenti personali piu’ profondi del narcisista manipolatore si caratterizzano per una forte dose di rabbia che viene sistematicamente repressa per cui diventa una carica affettiva che fuoriesce nei momenti piu’ inaspettati. Il paradosso di questa condizione e’  che il desiderio di controllo non gli consentira’ mai di riempire il senso di vuoto e l’insicurezza che porta con se’. E’ inconcepibile per questo tipo di personalita’ accettare l’idea che le persone abbiano desideri indipendenti dai suoi, come se fosse inconciliabile l’idea che desideri che non siano i propri possano coesistere poiche’ rischierebbero l’annientamento della propria persona e del proprio desiderio, ritenuto unico. Probabilmente tale struttura di personalita’ affonda le radici nell’incapacita’ della madre di decodificare i bisogni del figlio, percepiti come una minaccia e un ostacolo per soddisfare i propri desideri.  L’effetto di questa visione della realta’ ha portato la madre ad immaginare che il suo desiderio e quello del figlio non possano coesistere poiche’ se soddisfa quello del figlio non puo’ realizzare il proprio, per cui si genera un conflitto aperto per vedere quale dei due possa trionfare. Una madre del genere e’ una persona che non e’ in grado di decodificare il linguaggio e i bisogni del figlio che rimangono insoddisfatti a causa di intepretazioni errate e autoreferenziali. Secondo la psicologa Laura Gutman la violenza emozionale che viene perpetuata dalla madre ai danni del figlio consiste nell’impossibilita’ che i desideri di entrambi possano coesistere nel medesimo campo emozionale, tale vissuto e’ il medesimo che il manipolatore porta con se’ nella vita adulta e continua a perpetuare. In base a questa logica il desiderio dell’altro e’ una minaccia per il proprio,  secondo le sue esperienze dovrebbe farsi da parte ma questo per lui non e’ possibile perche’ il manipolatore vuole tutto per paura di non avere niente. Si sente costantemente in pericolo di vita emotiva e vive un continuo stato di allerta poiche’ ogni confronto e’ vissuto come un conflitto da cui  deve uscirne vincitore per non sentirsi annientato. Qualunque  desiderio che non sia il proprio e’ una invasione e pericoloso per la propria esistenza, per cui il manipolatore vuole controllare i pensieri e le azioni di chiunque ritiene minaccioso poiche’ ha desideri differenti dal proprio. Sente di dover arrivare ad annientare il nemico se e’ messa a repentaglio la propria esistenza emotiva, per cui ricorre ad ogni tipo di manipolazione per sopravvivere a questa paura. Il narcisista manipolatore ha la presunzione di sapere tutto e non accetta idee alternative alla propria, non e’ in grado di condividere nulla poiche’ c’e’ spazio  solo per  i suoi desideri. E’ totalmente incapace di mettersi nei panni degli altri, non sa cosa sia l’empatia, non dimostra gratitudine e non conosce l’intimita’ poiche’ gli fa paura soprattutto  per la totale mancanza di fiducia nei confronti dell’ambiente circostante che gli impedisce di instaura qualunque tipo di relazione sociale. Il narcisista manipolatore si riconosce per alcuni tratti distintivi tra cui quello di evitare di dare informazioni su se stesso pur essendo molto curioso di sapere i dettagli della vita altrui poiche’ in questo modo immagina di detenere maggiore potere e di nascondere la propria insicurezza. Colpevolizzando e svalutando gli altri si illude di aumentare il livello della propria autostima, attribuisce ad altri tutti gli aspetti che detesta di se stesso tramite un massiccio ricorso alla proiezione.  Percepisce la vittima come un pericolo incombente da cui deve proteggersi e da attaccare prima che lei metta in atto una azione malvagia (frutto della proiezione del narcisista). Le strategie a cui ricorre sono quelle di sminuire e screditare l’avversario e di generare in lui il senso di colpa. La vittima tentera’ in ogni modo di dare le proprie ragioni ma non serivira’ a nulla poiche’ l’attacco del narcisista manipolatore sara’ incessante per cui si crea una spirale in cui il narcisista manipolatore attacca, la vittima prova a spiegare e il narcisista svaluta e genera sensi di colpa. Tutto questo processo e’ poi permeato da bugie e da malintesi che il narcisista attua a proprio vantaggio, ricorrendo anche spesso al silenzio al fine di non esporsi mai e lasciarsi aperta sempre una scappatoia. Questi comportamenti hanno come effetto nella vittima quello di generare dubbi, di destabilizzare e confondere fino a spingere a prendere decisioni contro il proprio volere. Infine il narcisista manipolatore evita spesso il confronto diretto poiche’ cambiando continuamente opinione, non vuole assumersi mai la responsabilità delle proprie azioni e confonde in ogni modo le proprie vittime, inviando messaggi contrastanti per metterle nella condizione secondo cui qualunque cosa la vittima faccia sara’  sempre sbagliata o non sara’ mai abbastanza.

Bibliografia:

- Otto Kernberg, Sindromi marginali e narcisismo patologico, Bollate Boringhieri, Torino 1978
- Alice Miller, Il risveglio di Eva. Come superare la cecita’ emotiva, Raffaello Cortina Editore, Milano 2002
- Chiale, G. Husmann, Riconoscere i manipolatori, Biglia Blu 2016

 Fonte: srs  dott. Marco Salerno psicologo psicoterapeuta a Roma


lunedì 21 marzo 2016

IL POTERE DI TASSARE È DISTRUTTIVO





Il principio di fondo è questo. Non bisogna riporre alcuna speranza di miglioramento nel cambiare partito o i leader che ne stanno alla guida, poiché fintanto che i governanti disporranno del potere di tassazione, essi potranno avvalersi di un meccanismo diabolico a discapito dei governati. Il potere di tassare dà impulso al serpente dello Stato che può avvinghiare le sue vittime, ovvero noi. Le tasse nutrono il mostro la cui crescita sparge veleno ovunque. Le tassazione, non importa se con o senza rappresentanza, costituisce il male, in quanto produce invariabilmente danni e distruzione. Se fossimo saggi, affameremmo la bestia assestando un colpo letale al suo potere di imposta.

Poiché costoro seminano vento, e mieteranno tempesta. Osea 8: 7


Dove vi è Stato, si riscontra invariabilmente il potere di tassare; perché il ceto politico-burocratico non può governare senza avvalersi della tassazione. Come ha scritto Ludwig von Mises: <> [1]; o, per dirla con le parole di Murray Rothbard, << … tutti le misure poste in essere dallo Stato sono imperniate sull’imprescindibile interventismo binario tipico del fenomeno impositivo …>>[2].

Dove vi è Stato, si riscontra altresì la sua inarrestabile espansione. Ma perché il campo d’azione dello Stato cresce a dismisura? Una teoria vuole che i gruppi di interesse siano spinti ad impiegare il potere coercitivo di tassazione dello Stato a proprio vantaggio. Come ha puntualizzato Richard Ebeling: <>> [3].

Questo articolo mi suggerisce di elaborare una teoria complementare. Quando ai governanti è conferito il potere di tassare, vengono necessariamente altresì veicolati una serie di incentivi perversi. Questi incoraggiano i governanti ad espandere oltremodo i loro esiziali interventi.

INCENTIVI

L’azione finalizzata ad uno scopo comporta la scelta tra alternative. Le scelte incorporano degli incentivi (premi) e dei disincentivi (costi), entrambi i quali possono essere sia di natura monetaria, che non monetaria. Si consideri, ad esempio, la somministrazione della giustizia, da parte della Corona, nell’Inghilterra medievale. I condannati venivano generalmente impiccati e i loro beni confiscati dalla Corona, sebbene il re potesse graziare un criminale che avesse accettato di servire nell’esercito reale. Questa struttura di incentivi motivava la Corona a condannare i delinquenti, in quanto da ogni condanna scaturiva o l’incameramento delle proprietà da questi detenute, ovvero il loro impiego in seno all’esercito (gli incentivi). La Corona si trovava altresì nella condizione di fronteggiare una serie di disincentivi, integrati non solo da costi di natura monetaria, bensì dalla slealtà, dalla disaffezione, dalla perdita di reputazione e dal risentimento, qualora avesse ingiustamente condannato delle persone innocenti.




In costanza di questa struttura di incentivi, la Corona probabilmente mostra uno spiccato entusiasmo per gli arresti e la condanna dei criminali (e forse anche di taluni soggetti che criminali non sono) [4]. La struttura di incentivi la induce altresì a cambiare l’impianto legislativo, sì da ricomprendere un maggior numero di crimini come reati [5 ]. Se questa dinamica vi sembra molto simile a quella riscontrabile presso le forze dell’ordine e le municipalità degli Stati Uniti, le quali beneficiano dei sequestri e delle confische dei beni, nonché della conseguente espansione dei crimini passibili di sequestro e confisca, è semplicemente perché … le cose stanno effettivamente così! [6].

GLI INCENTIVI PERVERSI DEL POTERE IMPOSITIVO

I governanti, che alla fine sono dei comuni esseri umani, hanno dei desideri che intendono soddisfare, come ad esempio compiere delle opere di bene (in base alla loro personale visione), conseguire il potere, la gloria, la ricchezza, l’auto-compiacimento, l’orgoglio, il rispetto, l’adulazione, il consolidamento della propria posizione, ovvero proporsi altri obiettivi quali l’aiuto ai poveri o ai ricchi, contrastare il capitalismo o esportare la democrazia, e così via. Cionondimeno, quello che desiderano i governanti non coincide sempre con quello che vogliono i governati. Gli individui concepiscono le idee più disparate ed eterogene in ordine a ciò che sia auspicabile perseguire, come testimoniano i loro molteplici stili di vita. Ovviamente, i governanti non sono assolutamente in grado di scegliere le azioni passibili di soddisfare le preferenze individuali di ogni soggetto, anche se ne dovessero avere un conoscenza diretta; ma i reggitori non possono nemmeno sapere quello che i diretti interessati desiderano in questo momento, o che vorranno tra dieci minuti. Atteso che i governanti assorbono le risorse dei contribuenti e le destinano a progetti che non sono in grado di soddisfare le preferenze individuali di questi ultimi, ne consegue che i governanti compromettono la felicità dei soggetti fiscalmente incisi.

Quando sono costretti ad impiegare le loro risorse personali, i governanti mostrano una forte riluttanza a spendere. Il potere di esigere le imposte rimuove quel freno, ovvero fornisce loro l’incentivo a perseguire i propri obiettivi. Di conseguenza, essi sono incoraggiati ad intraprendere delle guerre per porre fine ad altri conflitti o per esportare la democrazia, a realizzare dei “grandi balzi in avanti”, a promuovere lotte senza quartiere contro la povertà, la droga e il terrorismo, a sostenere genocidi, programmi devastanti, espansioni territoriali, ad istituire sussidi e garanzie, a favoreggiare feste sontuose, divertimenti, aerei e limousine, a fissare quote che uccidono i mercati, e così via.

Mentre alcuni “soggetti” hanno tutto da guadagnare da questo processo di spoliazione e non per nulla ne sono i primi patrocinatori, entrando a far parte della classe dominante, per la maggior parte delle persone le cose stanno diversamente. Possono solo votare, lagnarsi o formalizzare il proprio dissenso, tutti mezzi altamente imperfetti per influenzare le azioni di governo. I voti vanno ai rappresentanti, non ai progetti; ed oltretutto le votazioni si tengono solo a intervalli irregolari durante i quali i governanti hanno modo di creare i “fatti compiuti”. Nessun elettore può unilateralmente recedere dal sostegno alla guerra contro la droga o il terrorismo, così come di far mancare il proprio appoggio al programma di assistenza sociale, o a qualsivoglia altro programma statale.

Seguire la loro strada non è che il primo degli incentivi perversi che accompagnano il potere impositivo dei governanti.

Il secondo è quello di aumentare il gravame fiscale, il che è del tutto indesiderabile perché supporta gli interventi più incauti dei reggitori. L’innalzamento delle tasse è prevedibile perché chi sta al potere ha tutto da guadagnare da questa situazione, almeno nella misura in cui lo scotto da pagarsi in termini di voti persi non risulti eccessivo. La struttura degli incentivi inerenti al potere impositivo è incredibilmente perfida perché sono gli stessi governanti che controllano la quantità dell’incentivo! Essi possono aumentare le tasse ad libitum, soggetti come sono solo ad eventuali e potenziali perdite di voti, e disponendo di molteplici stratagemmi per prevenire tale eventualità.

In terzo luogo, la tassazione fornisce un potente incentivo per incamerare risorse attraverso i prestiti. In assenza di tasse ed imposte con le quali pagare interessi e restituire il capitale, uno Stato non potrebbe emettere grandi stock di debito [7]. Grazie a quel potere, lo Stato può invece indebitarsi ed espandere a dismisura la sua azione, ipotecando così le risorse dei contribuenti futuri. Le generazioni a venire dovranno pagare il debito erodendo i propri risparmi, e ciò le pregiudicherà sicuramente. Inoltre, avendo emesso tutto quel debito, lo Stato ha un innegabile incentivo a saldarlo con una moneta svalutata. Il potere di tassazione conduce lo Stato a rimpiazzare la moneta privata con la propria, avente corso forzoso, e da ciò scaturiscono una serie di conseguenze negative connesse all’inflazione di quella moneta fiat.

In quarto luogo, il potere di tassare fornisce ai governanti l’incentivo per istituire programmi che redistribuiscono ricchezza e creano una consequenziale dipendenza. Questi schemi di allocazione politicizzata delle risorse sono cresciuti enormemente negli Stati Uniti solo dopo che lo Stato ha conseguito il potere di esigere le imposte sui redditi. Questi esiziali programmi in realtà beneficiano i governanti che li promuovono. Sollecitano un supporto all’attività statale da parte di quei soggetti che temono di perdere le sovvenzioni, e un tale supporto complica notevolmente ogni sforzo per ridurre il potere dello Stato.

In quinto luogo, il potere di tassare implica anche il potere di garantire o di attribuire sgravi fiscali in cambio di favori o di prebende, nonché il potere di estorcere denaro in modo da evitare di imporre determinati gravami. Si fomenta in tal modo la corruzione dei funzionari pubblici. Inoltre, queste attività creano sperequazioni nella struttura impositiva, da sommarsi a delle dispendiose inefficienze economiche.

Come ulteriore punto, i governanti dispongono di un incentivo a camuffare la natura delle imposizioni e la loro effettiva incidenza, in modo che i soggetti incisi non sappiano nemmeno l’entità del sacrificio a cui vanno incontro. Essi cercano di propagare il più ampiamente possibile il peso fiscale, sì che possa apparire più sopportabile. Questo è il motivo per cui il ceto politico-burocratico al comando si avvale di sistemi [capziosi e deliberatamente ingannevoli, ndt] quali le ritenute fiscali alla fonte, i contributi previdenziali, le accise sui carburanti, le imposte sui salari, le imposte sulle vendite, le imposte sul valore aggiunto, etc. Inoltre, la volontà è quella di rendere la normativa fiscale così incredibilmente complessa e farraginosa, tale da essere imperscrutabile per gli stessi addetti esattori. Dopo un determinato periodo, l’attenzione del pubblico si catalizza sulla complessità del codice tributario, piuttosto che sulla pressione fiscale che grava sui contribuenti. Coloro che dibattono sulla necessità di una semplificazione della normativa fiscale, affermano che le loro proposte necessariamente condurranno ad una riduzione del gravame. Forse un giorno riusciranno nell’impresa, così come i maiali potrebbero un domani colonizzare Marte; ma i governanti non dispongono del benché minimo incentivo a prodigarsi per realizzare una semplificazione fiscale, a meno che non si aspettino in contropartita un guadagno – sotto forma di rendite, di potere o di qualsiasi altro privilegio [8].

In settimo luogo, al fine di persuadere i contribuenti che le risorse raccolte tramite la tassazione vengono impiegate in programmi del tutto virtuosi, i governanti sono incentivati a mentire sugli effettivi costi e sui benefici dei loro progetti e a presentarli in maniera del tutto distorta e confusa. Se si intraprende una guerra, nessuno sarà in grado di accertare il suo costo senza approntare una tesi di dottorato sull’argomento. Alla NASA asseriranno che i benefici del programma ‘Space Shuttle’ “si possono rinvenire praticamente ovunque!” , oppure che “…esso continua a conferire al popolo americano un valore incalcolabile rispetto alle imposte pagate”, evitando accuratamente di menzionare i 173 miliardi dollari stimati quali costo del programma [9]. La verità è la prima vittima del potere impositivo.

In ottavo luogo, il potere di tassazione incoraggia i governanti ad adottare misure che non funzionano affatto bene. In altre parole, hanno un incentivo limitato ad impiegare in maniera sana e prudente le risorse esatte con la contribuzione forzosa, posto che essi non sono personalmente responsabili dei costi imputabili ai loro errori. Al limite, possono sempre rimediare inasprendo ancor di più la pressione fiscale. Pertanto, tutti i programmi finanziati con le tasse saranno sicuramente gestiti in maniera meno efficiente se comparati ad una fornitura di omologhi servizi nell’ambito del settore privato. [10]

Da ultimo, i governanti hanno un ulteriore incentivo, che è quello di conservare indefinitamente il potere impositivo. Con il risultato che si materializzeranno almeno tre attività dalla portata devastante.

La prima concerne una indefessa produzione di propaganda funzionale a legittimare la tassazione. I reggitori sono sempre intenti a lanciare alti lai e a paventare pericoli imminenti e problemi a non finire. Essi ostentano “bisogni” primari e ineludibili, essenziali per la stessa sopravvivenza: programmi contro la povertà per scongiurare la disgregazione sociale, sommosse o reati; la proibizione delle droghe per prevenire minacce alla salute dell’intera popolazione; sussidi e sovvenzioni per evitare il fallimento della filiera produttiva che ci garantisce gli approvvigionamenti o la perdita del lavoro delle famiglie di agricoltori, i quali costituiscono la spina dorsale della nazione; l’intervento delle banche centrali per sventare catastrofici fallimenti bancari. In buona sostanza, gli Stati si appellano alle paure e alle insicurezze dei loro sottoposti, e fanno leva sui loro sentimenti di carattere nazionalistico, patriottico o religioso – o di altra natura – per legittimare [pretestuosamente, ndt] le loro azioni.

Come secondo punto, i governanti ingaggiano una pletora di propagandisti, da insediarsi sia in seno al governo che fuori dallo stesso, che supportano in tutto e per tutto la linea del partito, e in cambio ricevono denaro, favori, entrature particolari o prebende di altra natura, incluso il potere e l’attribuzione di una qual certa autorità. La conseguenza perversa è la corruzione dei processi informativi che si sviluppano nell’ambito della società.

Un terzo mezzo per mantenere e consolidare il potere impositivo è silenziare, o quanto meno limitare, la portata delle critiche nei confronti dei governanti. Laddove delle voci sovversive e fortemente dissidenti rispetto alla politica fiscale facessero breccia nell’opinione pubblica, le cose comincerebbero a mettesi male per il ceto politico-burocratico al comando. Di conseguenza, essi cercano di bloccare e di reprimere sul nascere tali critiche [11]. Purtroppo, la libertà di pensiero e il potere di tassare sono per loro natura incompatibili, e i governanti tenderanno a limitare la libertà di parola, ove possibile ed impiegando qualsiasi accorgimento specioso che essi sono in grado di escogitare.


SINTESI E CONCLUSIONI




La scelta finalizzata ad un obiettivo, nel regno del volontarismo tra la gente comune, tende a migliorare la vita.

La scelta finalizzata ad un obiettivo perseguita dai governanti tende invece a distruggere la vita, perché costoro agiscono in funzione dei propri bisogni, e non certo di quelli dei contribuenti.
John Marshall nel 1819 scrisse che ”Il potere di tassare postula il potere di distruggere”.

Anche se ignorassimo l’argomentazione morale per cui le tasse sono un furto, ovvero anche se non prendessimo in considerazione gli argomenti deduttivi in base ai quali le imposte ostacolano la ricerca della felicità e compromettono il livello di efficienza economica, il potere di tassare reca con sé una molteplicità di incentivi dannosi suscettibili di promuovere la distruzione in svariati modi.

Il principio di fondo è questo. Non bisogna riporre alcuna speranza di miglioramento nel cambiare partito o i leader che ne stanno alla guida, poiché fintanto che i governanti disporranno del potere di tassazione, essi potranno avvalersi di un meccanismo diabolico a discapito dei governati. Il potere di tassare dà impulso al serpente dello Stato che può avvinghiare le sue vittime, ovvero noi. Le tasse nutrono il mostro la cui crescita sparge veleno ovunque. Le tassazione, non importa se con o senza rappresentanza, costituisce il male, in quanto produce invariabilmente danni e distruzione. Se fossimo saggi, affameremmo la bestia assestando un colpo letale al suo potere di imposta.

Saggio di Michael S. Rozeff su Mises.org

Traduzione di Cristian Merlo


Note

[1] Ludwig von Mises, Human Action, 4th rev. ed. (Irvington-on-Hudson, N.Y.: Foundation for Economic Education, 1996), p. 719.

[2] Murray Rothbard, Man, Economy, and State, second edition, Scholar’s Edition (Auburn, AL: Ludwig von Mises Institute, 2004), pp. 980-981.

[3] Richard Ebeling, The Freeman: Ideas in Liberty, January/February (Irvington-on-Hudson, N.Y.: Foundation for Economic Education, 2005), p. 11.

[4] Un caso similare si verificò negli Stati Uniti. <“un grande stimolo alla vigilanza”
, per altri invece ciò costituiva “un male, che induceva a mettere in atto ogni sforzo pur di giungere alla condanna dell’imputato, ovvero ad accettare compensi dai convenuti al fine di favorirli”>>. Cfr. Samuel Walker, Popular Justice A History of American Criminal Justice,(Oxford University Press, N.Y., 1980), p. 112.

[5] <<… soprattutto nel corso del XVIII secolo, il Parlamento moltiplicò notevolmente il numero di reati contro la proprietà per i quali veniva comminata l’impiccagione, il totale dei quali alla fine giunse a superare il numero di trecento …>>. Cfr. Roger Lane, Murder in America: A History (Ohio State University Press , Columbus, 1997), p. 55.

[6] <>: passaggio estrapolato dalla Annual Report of the Department of Justice Asset Forfeiture Program 1990.
Le confische annuali sono cresciute da 313,2 milioni dollari nel 1985 ad almeno 5.500 milioni nel 2003, che equivale ad un tasso di incremento del 15,9% annuo. Questi numeri non includono i circa 1,7 miliardi di dollari di asset iracheni sequestrati in costanza del Patriot Act, che autorizza il Presidente a mettere in atto delle misure di sequestro sui beni sovrani.

[7] Il debito può essere emesso se lo Stato dispone di risorse che possono essere alienate oppure se permangono le prospettive di ricorrere alla predazione sistematica, ma è indubbio che il potere impositivo, ed in particolare quello esercitato sul reddito, fornisce un più ingente e sicuro flusso di entrate al servizio del debito. Tra il 1913 (anno in cui il Sedicesimo Emendamento autorizzò l’imposta sul reddito) e il 2003, il debito degli Stati Uniti è passato da 2,92 miliardi dollari a 6.783 miliardi, con un tasso di crescita del 7,8% annuo. Il debito nazionale, invece, tra il 1791 e il 1913 è cresciuto ad un tasso del 3% annuo.

[8] Le misure della “Supply-Side Economics” sono spesso propagandate come misure passibili di aumentare le entrate fiscali dello Stato. Esse tendono, di fatto, a crescere il debito pubblico a spesa pubblica invariata, così da differire semplicemente l’esazione di imposte nel futuro.

[9] Cfr. http://techtran.msfc.nasa.gov/at_home.html e http://www.house.gov/science/oswald_3-13.html for NASA-speak. Roger Pielke, Jr., Direttore del Center for Science and Technology Policy Research presso l’Università del Colorado scrive che <>. Cfr.

[10] Per esempio, <<… è diventato chiaro che la maggior parte delle strutture del Department of Veterans Affairs (Vas) deteneva tassi di mortalità significativamente più elevati rispetto agli ospedali privati, anche quando il rischio viene calibrato rimarcando sostanziali differenze nei pazienti>>. Cfr. http://www.findarticles.com/p/articles/mi_qa3720/is_200301/ai_n9227675

[11] La repressione in molti Stati significa brutalità fisica, intimidazioni, ricatti, etc.



Fonte: srs di  di Michael S. Rozeff, traduzione di Cristian Merlo, da http://libertycorner.eu/ del 4 dicembre 2015



martedì 25 novembre 2014

DEMOCRAZIA? IL MONDO NON NE HA BISOGNO, SERVE PIÚ LIBERTÁ





Proponiamo in ANTEPRIMA la traduzione integrale in italiano dell’articolo, Making the World Democratic scritto nell’Agosto 2002 da Joseph Sobran, saggista ed opinionista politico americano per varie testate giornalistiche. (Traduzione di Luca Fusari)

Durante periodi turbolenti come quelli attuali, gli americani fanno appelli ferventi alla “democrazia” intesa come sinonimo di libertà. Il presidente Bush è desideroso di imporre la democrazia in Iraq e in altri Paesi i cui governi sono da lui disapprovati.

Woodrow Wilson voleva solamente «rendere il mondo sicuro per la democrazia», Bush vuole addirittura rendere tutto il mondo democratico. Tutti sembrano dare per scontato che la democrazia è la forma ideale di governo.

Perché? Cosa c’è di così grande nella regola della maggioranza? La maggioranza può essere tirannica come un unico dittatore, e le maggioranze hanno spesso privato le minoranze e le persone dei loro diritti, le hanno sfruttate, ridotte in schiavitù ed uccise. L’Atene democratica condannò Socrate.

La regola della maggioranza ha la sua utilità fino a quando essa non minaccia o viola i principi più fondamentali, un club di scacchi può eleggere il suo rappresentante, ma non può votare per cambiare le regole di base del gioco degli scacchi; altrimenti cessa di essere un club di scacchi.

La maggior parte dei grandi filosofi politici fin dai tempi di Platone hanno temuto la democrazia, temendo che i demagoghi avrebbero stimolato e sfruttato le passioni egoistiche della maggioranza. La recente miglior critica della democrazia è di Hans-Hermann Hoppe nel libro, Democrazia: Il dio che ha fallito.

Gli artefici della Costituzione degli Stati Uniti si diedero un gran da fare per creare un sistema repubblicano in cui il governo della maggioranza fosse temperato ed limitato da molti vincoli. Hanno pensato che la migliore garanzia di libertà fosse quella di specificare i poteri del governo e di limitarlo rigorosamente a tali competenze.

Tuttavia ora si parla come se l’America, la libertà, e la democrazia siano la stessa cosa. Si presume che il governo possa correttamente fare quasi tutto, purché lo faccia con il sostegno della maggioranza. In realtà non dobbiamo le nostre libertà alla democrazia.





Noi le dobbiamo ad antiche tradizioni giuridiche ereditate dal diritto anglosassone: l’habeas corpus, il diritto al giusto processo, la presunzione di innocenza, il diritto a un processo uguale per tutti, eccetera.

Gli estensori della Costituzione americana furono abbastanza saggi da preservare queste garanzie contro il potere dello Stato arbitrario. Ma la Costituzione, purtroppo, non ha fornito una tutela sufficiente. Le sue protezioni sono state indebolite dalla democrazia.

La Bill of Rights dice che nessuno può essere privato della sua proprietà «senza un giusto processo di legge». Ciò significa con una prova individuale in cui è dimostrato che il convenuto ha perso la sua proprietà a causa dei suoi stessi atti.

Ma la democrazia priva tutti noi della nostra proprietà attraverso la tassazione e la valuta inflazionata. Il cittadino medio dovrebbe commettere un grave reato per essere multato con quell’importo, ma invece è costretto a pagarlo al governo in tasse annuali. Egli è, in effetti, severamente punito senza processo solo perché vive in una democrazia.

Tuttavia gli viene detto che è una benedizione poter vivere in una democrazia. Perché? Perché lui può votare! E se viene messo in minoranza dalle persone che vogliono che il governo prenda i suoi soldi per darli a loro? Beh, peccato. Questi sono degli inconvenienti, e dopo tutto lui può usare il suo voto per difendersi contro altri elettori.

Questo gli viene insegnato essere la libertà. Ovviamente questo è un brutto scherzo. La votazione individuale conta all’interno di una giuria di un processo, perché può decidere il verdetto, in particolare quando è richiesto un verdetto unanime. Ma quando milioni di persone votano e la maggioranza è determinante, il valore del singolo voto è vicino allo zero.

Un economista ha calcolato che si hanno maggiori probabilità di essere investiti in strada recandosi alle urne piuttosto che il vostro voto faccia qualche differenza. Non c’è da stupirsi se la democrazia è stata definita come «due lupi e un agnello che votano su cosa mangiare per pranzo».





Questo per quanto riguarda l’idea che il voto sia una libertà fondamentale o che protegga la libertà. Più democratico è divenuto il governo degli Stati Uniti e più è diventato grande e rapace. Gli agnelli continuano a perdere le elezioni.

Il principio della democrazia è già abbastanza grave di per sé. Ma in pratica la democrazia genera anche politici corrotti, intenti a guadagnare a breve termine per loro stessi.

La brevità della loro permanenza in carica dà a loro un incentivo a fare il diavolo a quattro. La corruzione, spesso in forme tecnicamente legali, è diffusa, e un numero sospetto di nostri “dipendenti pubblici” va in pensione guadagnando delle fortune che sembrano essere un po’ fuori linea con i loro stipendi.

No, il mondo non ha bisogno di altre democrazie. Ha bisogno di più libertà, una cosa molto diversa.



Fonte: visto su Movimento Libertario del  22novembre 2014