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venerdì 21 febbraio 2025

UNA CURIOSITÀ SU BERNARDINO ZENDRINI "CAMUNO PER NASCITA PER MERITI VENETO"

 

Fotografia: Riccardo Roiter Rigoni - Il Murazzo di Ca' Roman visto durante un passaggio aereo con un Cessna 152

 

 

La vista aerea del Murazzo di Ca' Roman, sull'isola di Pellestrina, è un qualcosa d'incredibile oltre che fonte di emozioni!

La sua realizzazione è opera non di un veneziano ma di un lombardo proveniente dalle montagne: Bernardino Zendrini, nato a Valle (Saviore dell'Adamello), in Val Camonica nel 1679.

Curioso sapere che, nel 1700 si laureò in medicina, a Padova e che, seppure per poco tempo, esercitò la professione di medico.

Nel 1704 si trasferì a Venezia e, nel 1708, a seguito di una tromba d'aria marina scrisse un' interessante dissertazione dove dimostrò di aver intuito le leggi della gravità e le teorie circa l'elettricità e le proprietà dei corpi gassosi.

A lui, come noto, è attribuita la "paternità " dei Murazzi, le barriere artificiali in pietra d'Istria cementate con malta idraulica pozzolana costruite tra Pellestrina e Chioggia per difendere la laguna dalle azioni del mare.

Il Murazzo di Ca' Roman, in particolar modo era stato ideato da Padre Vincenzo Coronelli.

Quindi, si può dire che questo spettacolare "muro sull'acqua" è opera di.un sacerdote e di un medico...

Tornando nello specifico su Bernardino Zendrini è interessante sapere che la sua considerazione a Venezia fu talmente grande che il Senato veneziano gli fece erigere un busto marmoreo nel Palazzo Ducale di Venezia presso il quale si può leggere la seguente scritta: "Bernardino Zendrini, matematico della Repubblica, per nascita Camuno, per meriti Veneto".

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Fonte: srs di  Riccardo Roiter Rigoni - Debora Gusson , da Facebook “Rii Interai,”


sabato 8 ottobre 2022

VERONA. TRASFORMAZIONE DEGLI EX MAGAZZINI GENERALI


ALCUNE NOTE INVIATE DA FAUSTO CALIARI PER RICORDARE IL PERCORSO CHE HA PORTATO L'INTERA AREA DEGLI EX MAGAZZINI GENERALI A TRASFORMARSI DA ZONA PRODUTTIVA, A CULTURALE E INFINE TERZIARIO-DIREZIONALE. 

RISULTA CHIARO IL RUOLO AVUTO DALLA FONDAZIONE CARIVERONA IN QUESTA OPERAZIONE CHE HA PRIVATO VERONA E I VERONESI DI UN'OTTIMA OPPORTUNITA' DI RIQUALIFICAZIONE .


 

LA PROFEZIA DELLA LOCOMOTIVA COSMICA SI È TRISTEMENTE AVVERATA. 

 

Dopo la ristrutturazione la magnifica Stazione Frigorifera n°10 appare come un effimero guscio vuoto, violentemente scarnificato, addomesticata e imbellettata per asservire al meglio le nuove

funzioni commerciali, spogliata dei preziosi elementi caratterizzanti che la elevavano potentemente a luogo immaginifico dell’anima, e che proprio per questo ne giustificavano il vincolo integrale originale, perché con il tempo era divenuta opera d’arte; vincolo ribadito con ben due sentenze del consiglio di Stato purtroppo rimaste lettera morta. 

mercoledì 6 marzo 2019

DIO È ALTROVE….LA DERIVA DELL'ARCHITETTURA SACRA MODERNA



La chiesa di Palù appena ristrutturata in provincia di Verona! L'orribile senza storia nella Bassa Veronese.




La vecchia chiesa restaurata per altri usi  dopo essere stata lasciata nell'abbandono per 30 anni




DIO È ALTROVE…


Le Chiese costruite dalle archistar fanno schifo, e Dio è traslocato altrove. Un saggio corrosivo di Angelo Crespi ...

Costruito da dio. Perché le chiese contemporanee sono brutte e i musei sono diventati le nuove cattedrali” 



 Nuova Chiesa di San Paolo a Foligno, Foligno

"Chiediamoci: queste chiese sono davvero orrende? Se sul bello oggettivo molti nicchiamo, convinti che il nostro personale gusto sia imprescindibile nel valutare una cosa, sul brutto oggettivo ci troviamo d’accordo. Se una cosa è brutta spesso lo è in modo oggettivo e totalmente irredimibile. Tralasciamo per clemenza le chiese di periferia frutto delle scarne linee guida della Cei e progettate da oscuri architetti, e concentriamoci invece sulle elaborazioni delle archistar che hanno misurato il proprio ingegno anche nel campo del sacro. Edifici che – spesso in opposizione, spesso in ossequio alla disciplina postconciliare – sono o anonimi e cheap, oppure magniloquenti nella “ricerca forzata della monumentalità”, oppure frutto di mera esibizione strutturale, ma il risultato non cambia.

La chiesa del Santo Volto a Torino, disegnata da Mario Botta, è stata consacrata nel 2006. È un edificio a pianta centrale di dodicimila metri quadrati con sette torri perimetrali alte trentacinque metri, tutto in pietra rossa nel tipico stile dell’architetto svizzero. 

Chiesa del Santo Volto a Torino


Il quartiere, sugli argini della Dora Riparia, un tempo a vocazione industriale, è stato – come si è soliti dire – riqualificato con un museo dell’ambiente, un cinema multisala, un ipermercato, uno skatepark e, appunto, una chiesa che tristemente assomiglia a una centrale atomica con le prese d’aria di un mostruoso aspirapolvere, quasi si volesse acchiappare Dio con un marchingegno degno di Ghostbuster. 
Potrebbe essere scambiata benissimo per un magniloquente salone congressi, e di fatto lo è: sotto la chiesa al posto della cripta (dove nei secoli addietro si usava custodire le spoglie dei martiri o dei santi) ci sono settecento posti a sedere, una enorme sala attrezzata “con strumenti audiovisivi, microfoni, pc, videoproiettore ed è previ- sta l’assistenza tecnica in sede e la presenza di hostess. Il centro ha un’ampia hall e un accogliente foyer, aree idonee anche per mostre, esposizioni e catering. Sono infine presenti luminosi spazi per la reception e la segreteria. Disponibili, inoltre, la sala Perazzo da novantanove posti e sei salette da cinquanta posti attrezzate per incontri e meeting”.

Certo, anche le antiche abbazie servivano a molte cose e potevano ospitare moltitudini di fedeli per diversi motivi, ma vi aleggiava un alito di sacro che sembra essere escluso dalla mission del centro congressi Santo Volto, nato con il preciso obiettivo «di divenire fulcro catalizzatore delle tematiche di maggior interesse tecnoscientifico, culturale, sociale e di attualità, nonché di confronto tra mondo laico e cattolico, in una prospettiva etica e valoriale», manco ci si dovesse firmare all’interno il compromesso storico o i Patti lateranensi. 
L’edificio, costato una trentina di milioni di euro, è completato da una torre campanaria all’incontrario, dato che le campane si trovano ai piedi della ciminiera, riadattata alla bisogna avvolgendovi un filo metallico elicoidale con una croce sulla cima che la rende molto gabbia di Faraday. 

La chiesa di Richard Meier a Roma sembra invece una piscina. Uno di quegli orribili poliplessi natatori che inorgogliscono i capoluoghi di provincia. Si trova nel quartiere popolare Tor Tre Teste ed è dedicata a Dio Padre Misericordioso, misericordia che Dio Padre crediamo debba esercitare al massimo grado davanti alle vele dell’archistar statunitense. 


Chiesa  di Dio Padre Misericordioso


L’edificio, consacrato nel 2003, è una delle nuove chiese sorte nella periferia romana dopo il Concilio Vaticano II e poi in occasione del Giubileo del 2000, una di quelle che Antonio Paolucci criticava perché troppo simili a musei e grandi magazzini. E fa parte di quei quasi cinquanta luoghi di culto spuntati nella capitale a seguito della campagna promossa nei primi anni novanta dall’allora cardinale vicario Camillo Ruini: quod non fecerunt Barberini, fecit Ruini. 
Il segno distintivo di Meier si imprime nelle vele che raggiungono i ventisei metri di altezza, rigorosamente in cemento mangiasmog in ossequio alla cultura ecologistica della postmodernità, e rappresentano appunto le vele – a dire dell’architetto – della «barca della Chiesa» che ci «condurranno verso un nuovo mondo». Una ben augurante profezia in stile Orietta Berti per cui finché la barca va, lasciala andare.

Il cemento è uno dei must dell’architettura moderna applicata alle chiese. Al suo fascino non si sottrae neanche Massimiliano Fuksas nel progettare la chiesa di San Paolo Apostolo a Foligno, un monolitico cubo in calcestruzzo armato, consacrato nel 2009 come atto di riparazione dei danni del terremoto umbro-marchigiano del 1997. 




L’edificio, concepito come una scatola nella scatola di trenta metri di lunghezza e ventisei di altezza, dal costo di tre milioni di euro, è di una tracotanza epocale, nonché fuori contesto rispetto al territorio (ma proprio così voleva l’architetto romano), cioè la tipica cittadina umbra dai tetti rossi. 
Fuksas, che a meno di una senile conversione immaginiamo se non ateo almeno agnostico, stando alle rivoluzionarie e giovanili esuberanze di matrice comunista, tratteggia con la sua scatola di cemento una teofania negativa, una via negationis molto interessante ed efficace per dimostrare l’esistenza di Dio: certi che Dio non possa abitare un luogo di tanta bruttezza, ragionando a contrario Egli potrebbe esistere in ogni altro dove, per cui il mondo risplenderebbe tutto della presenza divina tranne quel piccolo cubo. E per questo ce ne faremo una ragione. 
Ragione che non riescono a farsi i fedeli folignati: a Natale di un paio di anni fa non hanno resistito al freddo intenso che regnava nel cubo fuksasiano, cosicché la messa venne celebrata nel salone parrocchiale attiguo e si decise per il trasferimento delle liturgie, almeno fino al disgelo. 
La questione ha un vago sapore teologico: Dante rappresenta il centro dell’Inferno come una ghiacciaia, il Cocito, dove è imprigionato Satana. La Conferenza episcopale italiana non deve avere troppa confidenza con la Divina Commedia, tanto da aver approvato la chiesa di Fuksas che già nella forma ricorda un diabolico frigorifero. I parrocchiani si sono lamentati che spesso dentro la navata faccia addirittura più freddo di fuori, che le correnti d’aria gelida mettano a repentaglio la salute degli officianti e dei credenti. E non è prevista facile soluzione. Don Giovanni Zampa, uno dei parroci, spiega che il problema è stato affrontato, ma «purtroppo l’edificio ha dei vincoli estetici posti dal progettista che non ci consentono di intervenire». 
Piuttosto che i caloriferi, pensa Fuksas, muoiano i cristiani.
(Angelo Crespi Editore, 2017)


Fonte:  da Luigi Pellini  del 19 febbraio  2019 

sabato 24 novembre 2018

LE COLONNE ANNODATE.

Verona Le colonne annodate  nella chiesa di San Zeno. 



Nel periodo 1100  1200 appaiono improvvisamente in Italia settentrionale per poi espandersi a nord delle Alpi un altro tema tipico della scultura lombarda: le Colonne annodate. 

Uno dei primi esempi sembra essere alla Pieve di Gropina(AR) pieve del XII secolo costruita su una precedente costruzione longobarda. Le colonne ofitiche nel pulpito sono attribuite al periodo longobardo (VIII secolo) facendole in questo modo diventare le prime di cui sappiamo realizzate della serie. Il pulpito riporta l'incisione 'Lex ius - Presbit Erum Bernardum ... (scheggiatura del marmo)... - Mise Richordem. Anno Dominice - Incarnationis DCCCXXV I.R.F. Ecit'. Spesso colonne ofitiche e leoni stilofori coesistono insieme come a Modena o Ferrara. Cronologicamente la comparsa delle prime colonne annodate coincide con l'operare di Wiligelmo e della scuola Antelami.


ELENCO DI COLONNE ANNODATE IN ARCHITETTURA (È STATO INDICATO, DOVE È NOTO, IL TIPO DI PIETRA)

- Duomo di Ferrara, 1135, colonne ai lati del portone d'ingresso, poggianti su leoni stilofori nel protiro di Nicolò della scuola di Wiligelmo. Le colonne originali sono nell'atrio interno della chiesa. Una colonna annodata - di probabile epoca anteriore - è nella parte interna della facciata. Sono in rosso Verona.

- Chiesa Collegiale a S.Quirico d'Orcia (Siena),nel protiro della Collegiata dei Santi Quirico e Giuditta (XII e XIII sec.) su leoni stilofori. Travertino o arenaria locale

- Abbazia cistercense di Chiaravalle alla Colomba(PC)-1137; ai quattro angoli del chiostro quadrato in marmo rosa di Verona

- Abbazia cistercense di S.Maria a Follina (TV)- 1146 - ad un angolo del chiostro(1268)

- Chiesa di San Michele in Foro, sono presenti quattro colonne annodate, datate al 1143 (oggi sono riproduzioni). Sulla facciata, nel primo e terzo corso della galleria quattro colonne annodate insieme.

- Battistero di ParmaXII secolo, in rosso Verona.

- Chiesa di San Zeno Maggiore a Verona, riedificata in tre fasi dal XII e il XIV sec. Nella navata destra, coppia di quattro colonne annodate ai lati di un altare. Sono inrosso Verona.

- Abbazia cistercense di S.Maria di Rovegnano a Chiaravalle Milanese- iniziata nel 1135, riedificata nel 1150/1160 consacrata nel 1221, gruppo di quattro colonne annodate all'angolo occidentale del chiostro. Probabilmente in marmo di Candogliacome le colonne della torre nolare.

- Basilica di S.Marco a Venezia, costruita a più riprese; nell'XI sec. venne  riedificata in forme bizantino-romaniche. Sulla balconata varie coppie di colonne.

- Palazzo del Broletto a Como,1215, coppia di colonnine annodate in una trifora nella parte posteriore dell'edificio

- Duomo di Trento, costruito in più riprese a partire dal XII sec. In un lato della Porta dei Leoni (stilofori) nella galleria superiore della stessa facciata; ai lati della strombatura di una delle finestre dell'abside occidentale. Sono in broccatello di Sant'Ambrogio.

- Duomo di Modena,1209, annodate nel protiro antistante la Porta Regia. Sono in broccatello di Sant'Ambrogio.

- Duomo di San Martino a Lucca, riedificato nell'XI-XII sec. Nella galleria superiore, due coppie di colonne annodate ai lati. Probabilmente bianco Carrara.

- Monastero Benedettino di S.Sofia a Beneventocostruito tra il 1142 e il 1176, nel chiostro.

- Chiesa di San Frediano a Lucca. colonna sul fonte battesimale


- Pieve di S-Maria della Neve a Quarantoli (MO),nel pilastrino che sorregge la mensa d'altare, probabilmente longobardo. La Pieve attuale è collocabile tra XII e XIII secolo.

- Pieve di Santa Maria - Arezzo, XII_XIII sec.

- Palazzo dei Podestà a Città di Castello(PG)XIV secolo bifore con colonne binate intrecciate 

- Ex Mausoleo di Diocleziano a Spalato(Dalmazia): colonne annodate nel colonnato circolare (13° secolo).

- Duomo di Bamberga, Baviera (Germania)datate al 1220, nel coro di S.Giorgio addossate all'interno dell'abside

- Duomo di Wuerzburg, Baviera (Germania),1230, due colonne nella parte meridionale della navata destra

- Chiesa di S.Tommaso al Mercato Nuovo di Merseburg, 1230 

- Chiesa di Mödling (Austria meridionale),1230 colonne annodate al portale

- Castello di Büdingen (Assia)(circa 1250).

- A Brendlorenzen (presso Neustadt an der Saale).Colonna annodata in una finestra ad arco del campanile (prima metà del 13° secolo)

- Palazzo imperiale di Wimpfen,circa 1260; colonne annodate nelle arcate di Pallade

- A Lorsch,resti di colonne annodate nella collezione di pietre del padiglione reale.

- A Erbach bei Lorsch. Resti di colonne annodate nella collezione di pietre della basilica di Einhard.

- Abbazia di Osseg (Boemia).

- Chiesa di S.Michele a Sopron (Ungheria), XIII sec.

- Abbazia benedettina-cistercense di S.Bona a Vidor- a due angoli del chiostro

- Abbazia cistercense di Santa Maria d'Arabona- su una colonna del candelabro per il cero pasquale nella zona presbiteriale.

- Suvereto provincia di Livorno, Serie di quattro colonne ofitiche annodate in basso, con figure umane a rilievo negli intercolumni e cornice di coronamento rinvenute nella "antica casa del pievano". Come ha ricordato Mario Salmi (1928, p.32, nota 19) "il motivo delle colonne annodate, care ai lombardi, è diffuso in Toscana nel secolo XII". (da: CATALOGO COLLETTIVO DEI BENI CULTURALI LIVORNESI)






 COLONNE OFITICHE: DOVE SI TROVANO…CENSIMENTO AGGIORNATO


 Materiale raccolto da Marisa Uberti (per le immagini delle relative colonne annodate, riferirsi alla pagina principale). 

Elenco in lavorazione 

A) In Italia

NELLE ABBAZIE CISTERCENSI (in grassetto i luoghi verificati e documentati direttamente; per alcune località è stato inserito un utile collegamento ipertestuale):

1-Abbazia cistercense di S.Maria di Rovegnano a Chiaravalle Milanese-1135, gruppo di quattro colonne annodate all'angolo occidentale del chiostro quadrato

2-Abbazia cistercense di Chiaravalle alla Colomba(PC)-1137; ai quattro angoli del chiostro quadrato



5-Abbazia (nata cistercense) di Santa Maria d'Arabona-nodo su una colonnina del candelabro per il cero pasquale (zona presbiteriale, interno)

 ALTRI LUOGHI:

6-Chiesa di San Zeno Maggiore a Verona, riedificata in tre fasi dal XII e il XIV sec. All'interno, nella navata destra, coppia di quattro colonne annodate ai lati di un altare. Accanto alla basilica, fin dall’età carolingia, era presente un monastero benedettino, che divenne molto presto un centro catalizzatore molto forte, tanto da far sviluppare, nei pressi, una piccola città (il cosiddetto borgo S. Zeno). A partire dal X sec., presso il monastero soggiornarono abitualmente gli imperatori del Sacro Romano Impero, quando dovevano trattenersi a Verona. Il monastero (diventata abbazia) fu soppresso nel 1770 (dopo una lunga fase di decadenza, iniziata con gli Scaligeri) e in epoca napoleonica fu progressivamente demolito perché utilizzato come cava per materiale edilizio di reimpiego. Dell’antica abbazia rimangono solo il torrione e il chiostro

7-Basilica di S.Marco a Venezia,costruita a più riprese; nell'XI sec. venne riedificata in forme bizantino-romaniche. Sulla balconata vi sono varie coppie di colonnine annodate(alzare lo sgaurdo!) e sulla facciata, contornano bellissime finestrelle geometriche di stile orientaleggiante.

8-Palazzo del Broletto a Como,1215, coppia di colonnine annodate che sorreggono gli archetti di una trifora nella parte posteriore dell'edificio (alzare lo sguardo!)

9-Duomo di Trento,costruito in più riprese a partire dal XII sec. in varie posizioni dell'edificio sono presenti colonne annodate: in un lato della grande Porta dei Leoni; nella galleria superiore della stessa facciata; ai lati della strombatura di una delle grandi finestre dell'abside occidentale.

10-Pieve di S-Maria della Neve a Quarantoli (MO), nel pilastrino che sorregge la mensa d'altare, probabilmente longobardo. La Pieve attuale è collocabile tra XII e XIII secolo.

11-Duomo di Modena, 1209, annodate nel protiro antistante la Porta Regia

12-Duomo di  Ferrara, 1135, colonne ai lati del portone d'ingresso, poggianti su leoni. Le colonne originali sono nell'atrio interno della chiesa. Una colonnina annodata -di probabile epoca anteriore alle altre-è incastonata nella parte interna della facciata.

13-Duomo di San Martino a Lucca , riedificato nell'XI-XII sec. Nella galleria superiore, due coppie di colonne annodate ai lati

14- Chiesa di San Michele in Foro, Lucca, sono presenti quattro colonne annodate, datate al 1143 (ma oggi in situ vi sono riproduzioni ottocentesche). Sulla facciata, nel primo e terzo corso della galleria, ai rispettivi angoli, quattro colonne annodate insieme per ciascun angolo.

15-Chiesa di San Frediano a Lucca. Una piccola colonna annodata è presente sullo splendido fonte battesimale (fontana lustrale), unico esemplare ofitico insieme ad altre cinque colonnette lisce.

16-Pieve di Gropina(AR) (sotto il pulpito longobardo-VIII secolo). Presenta un gruppo di colonne annodate anche nella galleria esterna dell'abside centrale.

17-Chiesa Collegiale a  S.Quirico d'Orcia (Siena), troviamo la Collegiata dei Santi Quirico e Giuditta (XII e XIII sec.), dal bel portale con colonne annodate poggianti su leonesse.

18-Pieve di Santa Maria- Arezzo,XII_XIII sec.  Colonnine annodate sono visibili sulla facciata, la maggior parte della quale è perforata da ordini di gallerie formate da colonnine di diversa foggia.

19-Palazzo dei Podestà a Città di Castello(PG) XIV secolo "preziose bifore ad arco semicircolare, con colonne binate intrecciate alla lombarda, danno alla facciata un aspetto singolare".

20-Ex Monastero Benedettino  di S.Sofia a Benevento, nel chiostro, costruito tra il 1142 e il 1176,c'è un tipo molto particolare di colonna ofitica. La chiesa è antichissima, fu dedicata a  Santa Sofia, cioè alla Santa Sapienza, a somiglianza del più famoso tempio giustinianeo di Costantinopoli

21-Cappella della  Rocca di Gradara (PU, Marche) XIII-XV sec.-Non sono delle vere e proprie colonne ofitiche, se non -forse- nell'intento simbolico. Alla base di una tavola d'altare vi sono quattro colonnine, di cui le due anteriori presentano una serie di anelli annodati a mezza altezza, le due posteriori sono lisce. Da stabilire l'epoca del manufatto.

22)- All'aperto, nella piazza antistante la Parrocchiale di Lusia (RO)-Giunta verso il 1400 da Costantinopoli, è una colonna annodata a quattro fusti, con capitelli figurati.

23)- Chiesa di Santa Maria Maggiore, Tuscania (VT), inserita in una nicchia a destra dell'entrata, nella navata laterale. Si tratta di due esili fusti annodati centralmente, di fattura arcaica, forse longobardi.

24)- Santa Maria in Acquedotto (FO),curioso esemplare di colonnina 'ofitica', con un intreccio a metà altezza.

25)- Chiesa di San Pietro extra-muros a Bosa (OT). XII-XIII sec. Segnalazione della gent.ma sig.ra Alice Fele, che ringraziamo e che ci ha segnalato anche quella seguente. Altre gentili persone hanno in seguito mandato notizia degli stessi esemplari, ringraziamo tutti costoro.

26)-Chiesa di San Pietro a Zuri a Ghilarza (OR), XI-XIII sec., gruppo di quattro colonne annodate, d'angolo, sostenenti un arcone (ma forse di reimpiego nell'attuale posizione), in origine dipinte di nero, di cui restano residui. Le colonne hanno dei capitelli e delle basi di stile medievale. L'epigrafe della facciata di San Pietro di Zuri l'attribuisce al  maestro Anselmo da Como, al quale molti, forse con ipotesi azzardata,  attribuiscono anche San Pietro Extramuros. 

27)-Basilica di San Simplicio (Olbia),XI sec. Interessante esemplare di colonnina scanalata formante otto semicolonnine che, centralmente, presentano il motivo dell'intreccio 'intercalato'. E' situata in una trifora collocata in facciata, superiormente e in asse con il portale sottostante. Segnalato da diversi utenti, che sono stati ringraziati individualmente e che in questa sede ringraziamo collettivamente. La colonnina accanto presenta, centralmente, un enigmatico volto.

28)- Tempietto di San Geminiano (1841-1853), a Cognento (MO) costruito per voto dei modenesi sopra la Fonte prodigiosa dedicata al patrono della città. Disegnato da Angelo Mignoni, fu più volte restaurato. Vi si trovano ben otto gruppi di colonne ofitiche, ciascuno costituito da quattro colonne in marmo bianco, di elegante fattura, poste specularmente tra loro. Sono poste su un podio e sostengono un doppio arco gotico Centralmente, recano un bell' annodamento in stile ' comacino'...(segnalazione del sig. Lorenzo de Curtis, che ringraziamo).


B) ALL'ESTERO (in grassetto i luoghi verificati e documentati in questo sito)

1- Ex Mausoleo di Diocleziano a Spalato (Dalmazia) : colonne annodate nel colonnato circolare (13° secolo). Altre colonne ofitiche nel protiro dell'ingresso alla chiesa-mausoleo 

2- Duomo di Bamberga, Baviera (Germania)datate al 1220,nel coro di S.Giorgio addossate all'interno dell'abside( vedi argomento correlato)

3-Duomo di Wuerzburg, Baviera (Germania), 1230,due colonne estremamente particolari, che recano l'incisione Iachin e Booz, si trovano nella parte meridionale della navata destra, ai lati di una cella ad arco(vedi argomento correlato)

4- Chiesa di S.Tommaso al Mercato Nuovo a Merseburg, 1230 (collocazione imprecisata)

5- Chiesa di  Mödling (Austria meridionale),1230 colonne annodate al portale

6-Castello di Büdingen (Assia)  (circa 1250), collocazione esatta non definita.

7-A  Brendlorenzen (presso Neustadt an der Saale). Colonna annodata in una finestra ad arco del campanile (prima metà del 13° secolo)

27- Palazzo imperiale di Wimpfen, circa 1260; colonne annodate nelle arcate di Pallade

8- A  Lorsch, resti di colonne annodate nella collezione di pietre del padiglione reale.

9- A  Erbach bei Lorsch. Resti di colonne annodate nella collezione di pietre della basilica di Einhard.

10- Abbazia di  Osseg(Boemia),collocazione imprecisata, forse nel leggio del chiostro

11-Chiesa di S.Michele a Sopron(Ungheria), XIII sec. Collocazione imprecisata

12-Edicola all'incrocio del paese a  Oberstreu (presso Mellrichstadt, nella Franconia meridionale). Colonne annodate quale costruzione inferiore di un'edicola ad un incrocio del paese (1448).

13- Tomba massonica a Schwerin in Mecklemburg. 1863. La collocazione è imprecisata.

14- Chiesa  Kath.Stadtpfarrkirche St.Anna, a Monaco di Baviera (Germania),quartiere LEHEL. La chiesa è stata riedificata nel 1725 e le colonne annodate si trovano alla base di un magnifico pulpito, opera di Anton Pruska(1846-1930), eseguito negli anni a cavallo del 1800 e inizio del 1900

15- Chiesa di S.Maria del Mare a Pola In Croazia, due coppie di quattro colonne annodate nel protiro antistante l'ingresso, sorrette da leoni. La chiesa è stata riedificata  nel XIX secolo, in stile neoromanico.

Dall'iniziale elenco che avevo come riferimento, che riportava 24 luoghi in cui sono annoverate colonne ofitiche o annodate, siamo oggi a molte di più. Questo grazie a segnalazioni di amici e persone particolarmente attente, oltre alle mie 'scoperte' a volte del tutto fortuite. Tutto ciò permette di pensare che la lista sia destinata ad allungarsi, ad arricchirsi e ad integrarsi, laddove i dati sono oggi incompleti.

Dal censimento delle colonne annodate è importante desumere una correlazione con le Maestranze che hanno lavorato, attraverso i secoli, nelle costruzioni in cui si ritrovano ancora oggi(ritengo che parecchi esemplari siano andati distrutti e per questo è praticamente impossibile risalire alla loro presenza in un dato luogo, purtroppo).

Ricordo che in Ungheria è venuto alla luce, per caso, un frammento di colonna annodata (datato al 1220 circa), durante uno scavo della cripta occidentale della chiesa abbaziale (Congregazione Benedettina) di Pannonhalma. nza questi ritrovamenti, noi non verremmo mai a sapere cosa poteva esservi un tempo nei luoghi  che ammiriamo oggi.

Il legame colonna annodata-costruttori è importante, a mio avviso, per capire cosa significhi questo nodo, se rappresenta un'unione o fratellanza di Framassoni, come ritengo fossero i Maestri Comacini, i più probabili artefici dei manufatti in oggetto, sia italiani che esteri,  che hanno avuto la stessa diffusione dei grandi Ordini Monastici tanto potenti nell'Europa Medievale(come i Cistercensi), ricalcando quelle 'vie dei pellegrinaggi' che alcuni Ordini Cavallereschi come i Templari dovevano custodire e proteggere. Il 'nodo' non è certo l'unico elemento che 'raccorda' o fa da ponte all'identica architettura presente dal Nord Europa al Medio Oriente, fino in Russia e Costantinopoli, ma può essere uno dei simboli più affascinanti e misteriosi che possa condurci sulla strada di una corretta interpretazione investigativa.

Forse il nodo, oltre la valenza puramente decorativa, accentra in sè un linguaggio di  Unione, di Fratellanza e Cultura universale, che proviene da un tempo e da un luogo che  non hanno confine.


Fonte: da due passi nel mistero.com.
Pagina pubblicata nel giugno 2006, aggiornata nel 2011

mercoledì 21 novembre 2018

LA BRUTTEZZA NELLA CHIESA



Gallarate Chiesa Madonna della speranza 


Che Dio perdoni gli architetti per le chiese che gli hanno dedicato  


In seguito alla realizzazione dell'altare di Gallarate (città già duramente castigata dall'edificazione della chiesa della Madonna della speranza) ingiustificabile da ogni punto di vista, sto cominciando a pormi la domanda: ma perchè è entrata così tanta bruttezza nelle chiese? Cosa dicono i documenti scritti a tal proposito dopo il Concilio Vaticano II, momento a partire dal quale si è innescato un meccanismo infernale di produzione dell'orrido?


Sono veramente stanco, e sento tanta gente che la pensa come me, e mi sono messo in testa che va fatto qualcosa, va attivata l'opinione pubblica, per fermare questa malintesa ricerca del rinnovamento attraverso forme che non portano più né bellezza, né, tantomeno, sentimenti di serenità e di spiritualità.


Altare della Basilica di Gallarate  


Al contrario, assistiamo all'edificazione di edifici inquietanti, che somigliano ad hangar, magazzini, auditorium, discoteche, centri direzionali, mense aziendali, tutto meno che a chiese, fatto mai successo prima nella storia bimillenaria della Chiesa. Nello scorrere dei secoli, infatti, tutti gli stili hanno cercato di rendere ben chiaro un concetto: una chiesa non è altro e non può essere altro che una chiesa.

Ad esempio, mi sono chiesto: ma esiste un documento che certifichi questa riconoscibilità? Cercando in rete (non sono esperto del tema) ho trovato una nota della Commissione Episcopale per la liturgia riguardante la progettazione delle nuove chiese risalente al 1993.

Ad un certo punto viene proprio detto che la chiesa deve essere riconoscibile come tale:

"24. - La riconoscibilità della chiesa

Nella fase di ideazione di una chiesa, insieme a quella delle altre costruzioni ad essa collegate (ad es. le opere pastorali), si fanno evidenti due esigenze prioritarie:

- la progettazione globale dell'area in cui la chiesa, pur dialogando con essi, non si deve confondere con gli altri edifici;

- la riconoscibilità dell'edificio per il culto, che va assicurata non tanto attraverso segni aggiuntivi (insegne, luci, scritte), ma, nei limiti del possibile, attraverso adeguate pause architettoniche (sagrato, giardino, cortile), contenenti elementi evocativi che orientino tematicamente e plasticamente allo spazio ecclesiale, senza attardarsi dietro scenografie o allegorismi discutibili."


Chiesa di San Donato ad Arezzo


Ora, provate a vedere l'immagine allegata: si tratta della chiesa di San Donato ad Arezzo. E' un edificio talmente anonimo che hanno dovuto scrivercelo, che è una chiesa, tramite una prassi che è sconsigliata dal documento ufficiale.

Ma allora, se i documenti sono chiari, perchè si fanno queste schifezze? 

Chi le decide? 

Chi sono i responsabili dell'ingresso della bruttezza nelle chiese?

Quali sono le loro facce?

Possiamo metterli nelle condizioni di non nuocere più?

Possiamo cacciarli via, sperando che non ritornino mai più?


Fonte: da Facebook di Sergio Mandinelli  del 21 novembre 2018 
Link: https://www.facebook.com/sergio.mandelli1960/posts/10217485941570447



‪Otello Perazzoli‪ la bruttezza è entrata anche all'interno: basti solo a pensare ai tanti canti che sono entrati nella liturgia. "Sacri" nel senso di "esecrabili". Davvero inascoltabili.

Qualche anno fa, ma so che non perde occasioni per farlo, ho sentito Bepi De Marzi scagliarsi contro le "canzonacce" proposte durante la messa.


martedì 25 settembre 2018

CENTRI COMMERCIALI? NO, GRAZIE! … E SONO GLI AMERICANI A RICORDARCELO

Verona, un   centro commerciale chiuso per fallimento


Mentre a Roma si cacciano i soprintendenti che fanno bene il proprio lavoro, mentre in giro per le strade di Roma e d’Italia, tanti negozi di quartiere chiudono i battenti, ammazzati dalla concorrenza dei centri commerciali, mentre in Italia si continuano a realizzare centri commerciali ed outlet lontano dai centri abitati, mentre andiamo perdendo la sicurezza lungo le strade per l’assenza di attività commerciali, mentre i nostri ipocriti politici si fingono di preoccuparti dell’inquinamento, imponendo targhe alterne e blocchi del traffico … pur rilasciando concessioni per la costruzione di centri commerciali che obbligano la gente all’uso dell’automobile … mentre tanto altro, gli inventori degli shopping malls, ormai da più di un decennio, hanno abbandonato quella immonda tipologia suburbana che, in molti casi, viene demolita e sostituita con quartieri ispirati ai nostri centri storici!

Qualcuno in malafede potrebbe pensare che questa possa essere l’ennesima lamentela, fatta dal sottoscritto, per ragioni nostalgiche e anacronistiche … e invece questo è il succo della conferenza tenuta da June Williamsons[1], in occasione del convegno RoweRome2017[2] che si è tenuto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università “La Sapienza” di Roma dal 21 al 23 giugno 2017.

Nel corso della sua conferenza – intitolata “Suburban Sprawl Retrofit: Urban Design Lessons, and Questions, from North America” – la Williamsons ha infatti mostrato decine di esempi di Shopping Malls americani i quali, dopo il fallimento, hanno chiuso i battenti e sono stati demoliti, per essere sostituiti con normalissimi quartieri con abitazioni e negozi, o con parchi, oppure semplicemente demoliti in attesa di decisioni …


L’immagine presa dalla conferenza di June Williamsons dice: “Sprawl / Excess – Una saga in corso negli Stati Uniti dei “tipi di prodotti” immobiliari commerciali obsoleti costruiti su una immensa quantità di ettari non più verdi … cosa ci sarà dopo?”

 Nella prima immagine in alto a sinistra si legge: “1100 centri commerciali: 1/3 sono morti o stanno morendo”


Tre immagini prese dalla conferenza di June Williamsons che mostrano il processo di sostituzione graduale di uno shopping mall dismesso con un quartiere di case e negozi. Non si tratta del migliore esempio di urbanistica, ma è esplicativo del processo in corso


È stato un vero peccato che i promotori di centri commerciali in Italia non fossero stati presenti ad ascoltare la descrizione socio-economico-ambientale di quel fenomeno in corso negli States. Peccato che, nonostante gli odiosi crediti formativi, i professionisti italiani (spesso malati di esterofilia) non fossero presenti per potersi rendere conto che, nella loro esterofilia, dovrebbero almeno saper scegliere oculatamente i modelli che funzionano e quelli da evitare! Peccato che il Presidente dell’Ordine degli Architetti fosse scomparso, dopo la sua patetica comparsata di introduzione al convegno. Ridolfiinfatti, nel suo brevissimo discorso introduttivo, è stato in grado di promuovere tutto ciò che, nei tre giorni di convegno, è stato raccontato come totalmente da evitare!

Secondo il Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma, per il bene della città e della nostra professione, dovremmo sposare il modello di sviluppo Londinese della “Città Verticale” nonché, per il bene dell’ambiente, dovremmo promuovere la realizzazione delle “coperture verdi” ed edifici ispirati al “Bosco Verticale” di Boeri!!! Roba da non credere! E pensare che, solo il giorno prima, su questo blog, avevo scritto un post che spiegava le ragioni per cui, proprio queste cose sarebbero le prime da evitare[3]!

Come detto, in perfetto stile comportamentale da “rappresentate istituzionale italiano” il Presidente dell’Ordine, fatto il suo discorso, è scomparso dal convegno … evidentemente lui, da Presidente, sa già tutto e non può perdere tempo ad ascoltare convegni che potrebbero fargli imparare qualcosa, solo noi comuni mortali dobbiamo essere vessati con l’obbligo dei “crediti formativi permanenti”!

A conferma del discorso della Williamsons, riporto un paio di casi ben documentati: la demolizione del Cinderella Center Shopping Mallin Colorado, costruito nel 1968 sostituito nel 2000 dall’Engelwood City Center[4], e la demolizione del Southglenn Shopping Malldi Centennial, sempre in Colorado, costruito nel 1974, demolito nel 2006 e sostituito da un quartiere di case e negozi nel 2008.


Cinderella City Shopping Mall in corso di demolizione


L’Englewood City Center sorto in sostituzione del Cinderella City Shopping Mall


Southglenn Mall in demolizione nel 2006


Quartiere progettato e realizzato nel 2008 in sostituzione del Southglenn Mall


 Tornando alla conferenza della Williamsons, al termine della sua presentazione – senza conoscere la vicenda del ‘business center’collegato allo stadio di Tor di Valle, né la quantità degli orrendi centri commerciali e outlet suburbani realizzati a Roma e in Italia – ci ha raccontato di come gli investitori americani, non avendo più mercato negli States, da diversi anni hanno capito che gli conviene investire in Turchia e in Italia per realizzare quelle megastrutture, ormai ritenute obsolete e dismesse nel proprio Paese. Evidentemente, grazie alla nostra classe politica sempre a 90° nei confronti degli USA siamo un Paese di polli molto conosciuto all’estero!

Ah se solo i politici che hanno scritto la “legge sugli stadi” e quelli delle giunte che hanno causato la gravissima situazione dello stadio “della” AS Roma ascoltassero certe conferenze tenute da persone super partes!!!

Ah quanto sarebbe utile che la stampa e le televisioni si prestassero ad informare gli italiani sugli effetti collaterali di certe scelte urbanistiche fallimentari! Sarebbe infatti utile far sapere 
che la promozione e realizzazione di un centro commerciale crei problemi che, nel tempo, rischiano di divenire insanabili:


•      Distruggono le comunità, privandole di luoghi vitali e socializzanti all’interno dei quartieri urbani;
•      Rendono la gente dipendente dall’autotrazione;
•      Privando le strade cittadine dei negozi, ergo privandole di quell’importantissima “sorveglianza spontanea” così ben descritta da Jane Jacobs[5] sin dal 1961, ne compromettono la sicurezza;
•      Obbligano la collettività a spese immani per la realizzazione, e/o adeguamento, delle indispensabili reti infrastrutturali che, solo in minima parte, vengono coperte dagli oneri concessori pagati dai costruttori;
•      Obbligano ad un consumo di territorio sterminato per poter realizzare gli immani parcheggi e le strade opportunamente dimensionate per assorbire il traffico dei loro fruitori;
•      In assenza strade adeguate, il pericolo di morte è dietro l’angolo! – Si veda per esempio il caso dell’impennata dei già frequenti incidenti stradali, spesso mortali, sulla via Cristoforo Colombo/Pontinadopo la realizzazione del Centro Commerciale di Aprilia, dell’Outlet di Castel Romano, di Cinecittà Worlde del Centro Commerciale Euroma 2.
•      Come ricordato dalla Williamsons nella diapositiva riportata in apertura, anche queste strutture sono destinare a fallire. Secondo i dati mostrati, infatti, nei soli USA, su 1100 centri commerciali analizzati, 1/3 sono morti o stanno morendo!

L’elenco degli aspetti dannosi e fallimentari di queste strutture potrebbe andare ancora avanti[6], ma credo basti far riflettere tutti gli italiani sani di mente sul fatto che, se nel corso di questa conferenza la Williamsons e altri hanno raccontato dell’obsolescenza – nel loro Paese – deglishopping malle dello “zoning funzionale” nella pianificazione urbanistica, sarebbe il caso di evitare di farci colonizzare “culturalmente” da chi si rivolga al nostro Paese solo perché lo ritiene caratterizzato da un popolo idiota, complessato ed esterofilo, atto a farsi sfruttare per i propri loschi guadagni.

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Questo ammonimento si rivolge non solo ai politici e colleghi sofferenti di un ingiustificato complesso di inferiorità culturale nei confronti di altri Paesi, ma anche a tutti quei tifosi romanisti (e lo dico da romanista sfegatato) i quali, presi dall’amore per la propria squadra, non riescono a comprendere che Pallotta & co. li stiano prendendo letteralmente per i fondelli!


L’ultima versione del progetto dello Stadio


[1] Associate Professor of Architecture and Urban Design presso la Spitzer School of Architecture del City College di New York dal 2008. Laureata presso il MIT e la Yale, ha insegnato in precedenza presso la Columbia University GSAPP, Georgia Tech, e la University of Utah. Autrice di “Designing Suburban Futures: New Models from Build a Better Burb” e co-autrice di “Retrofitting Suburbia: Urban Design Solutions for Redesigning Suburbs.”
[5] Vita e morte delle grandi città Americane – Tradotto e pubblicato in Italia nel 1969 a cura di Einaudi
[6] Cfr. il mio precedente post L’homo sapiens si fece insipiens … e pensò fosse il progresso  http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/06/07/lhomo-sapiens-si-fece-insipiens-e-penso-fosse-il-progresso/



Fonte: da picweb.it. del 24 giugno 2017