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giovedì 22 ottobre 2026

DI NUOVO SULL'INSEDIAMENTO DEI CIMBRI E LA LORO ORIGINE


 


Abbiamo già visto il documento citato da Carlo Cipolla nel suo volume Le popolazioni dei Tredici comuni veronesi del 5 febbraio 1287, con il quale Bartolomeo della Scala, vescovo di Verona, concede ai due Ulderici (de Altissimo et de curia vicentina) di origine teutonica, cioè germanica, la facoltà di trasferire nel territorio veronese loro adepti, anche per il futuro, in zone libere, non sfruttate dalla popolazione preesistente.




Il vescovo scaligero Pietro della Scala, il 6 agosto 1376, conferma questo documento. 

Domenico Nordera, nella sua tesi di laurea Contenuti religiosi della popolazione dei tredici comuni veronesi, riporta una traduzione in lingua italiana del documento del 1287 rinvenuto nell'archivio parrocchiale di Roverè Veronese (che proporrò nel prossimo post), sostenendo inoltre che la ricerca del Cipolla sia stata dettata da motivi politici di opposizione alle teorie pangermaniste. 

Secondo Bruno Schweizer, l'immigrazione di popolazioni di origini germanica è anteriore ai secoli XII e XIII. I cimbri sarebbero la risultante di più immigrazioni germaniche, comprovate anche dalla presenza nel veronese di toponimi cimbri anteriori agli Scaligeri; l'arrivo poi dei bavaresi, guidati dal clero, ha favorito l'assorbimento di culture e civiltà preesistenti.

Da quando ci fossero i cimbri e da dove provenissero e la loro data di insediamento rimangono ancora avvolti nella nebbia. 

da Carlo Nordera, La storia dei cimbri e la loro origine, in "Settecento anni di Taucias Gareida", a cura di Carlo Nordera, vol. III, Edizioni Taucias Gareida, 1990, pp. 11-20.




Nell'immagine il disegno di Aulo Crisma, in cui tratteggia Rosa Boaso, vecchia mugnaia di Giazza: secondo il glottologo Bruno Schweizer ci sono delle differenziazioni somatiche (colore dei capelli [biondo-castano], degli occhi [chiaro], carnagione, struttura del viso o del corpo) tra le donne cimbre.



Fonte: varie da internet, fonte non rilevata

martedì 20 gennaio 2026

EPISODI DI BRIGANTAGGIO NEL VAJO DI SQUARANTO AGLI INIZI DEL '900.

 



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QUANDO IL PADRE NASCOSE IL PICCOLO VALENTE NEL SACCO PER EVITARE CHE VENISSE RAPITO DAI BRIGANTI.

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Il brigantaggio nella Val di Squaranto ed in Lessinia è stato un fenomeno storico, o meglio una piaga sociale, caratterizzato dalla presenza di briganti, come “ el brigante Tommasìn” (al secolo Tommaso Comerlati, della contrada Comerlati di Velo), attivi tra il XVIII° il XIX° e parte del XX° secolo. Questi briganti terrorizzavano la zona, talvolta con accordi che prevedevano il pagamento di pedaggi per la protezione per non essere assaliti. 

Questa storia è ancora legata alla memoria locale lessinica, con la casa-fortezza del brigante Tommasìn a Velo Veronese e le leggende vengono oggi ancora narrate, come dimostrato anche le molteplici escursioni guidate per i turisti. 

sabato 15 novembre 2025

I MONTANARI DIVENTARONO CONTRABBANDIERI MA TONI SBERLARI STABILÌ IL SENSO DI GIUSTIZIA

 



li ultimi tornanti del sentiero che sale la Valbona, le gambe si fanno sentire. Penso ai contrabbandieri camminare per questo sottobosco scosceso di notte, nella neve, portando sulle spalle carichi di trenta, quaranta chilogrammi. Quanta determinazione e quanta fatica. Da Ala fino ai pascoli delle Scorteghere sono più di mille metri di dislivello. Li percorrevano, questi eroi della sopravvivenza, senza scarponcini e indumenti tecnici, che fosse pioggia o neve, vento o gelo.

La Fontana della Veceta è asciutta, sebbene abbia piovuto molto in queste settimane. Che strade sotterranee avrà trovato l’acqua che un tempo sgorgava da questa sorgente a rifornire le borracce dei portatori che salivano al confine? L’alta Lessinia fu per secoli terra di demarcazione tra il Regno Lombardo Veneto e quel dei Cechi. Le chiamavano così i montanari le terre governate dall’imperatore Francesco Giuseppe I d’Austria: Ceco Bepe. 

sabato 9 agosto 2025

LA LINGUA CIMBRA

 

Giovanni Battista Pighi


Secondo Carlo Cipolla i cimbri erano pastori tirolesi e bavaresi che s'infilarono attraverso la valle del Fersina e l'altopiano di Folgaria verso i VII comuni vicentini (1. Asiago, 2. Enego, 3. Foza, 4. Gallio, 5. Lusiana Conco [unione di Lusiana e Conco], 6. Roana, 7. Rotzo ) e i XIII comuni veronesi (1. Roverè, 2. Velo, 3. Bosco Frizzolana [oggi Bosco Chiesanuova), 4. Valdiporro [oggi frazione di Bosco Chiesanuova], 5. Erbezzo, 6. Alferia [oggi Cerro Veronese], 7.Azzarino e 8. Camposilvano [oggi frazioni del comune di Velo Veronese], 9. Saline [oggi San Mauro di Saline], 10. Tavernole [oggi frazione di San Mauro di Saline], 11. Selva di Progno [con i colonelli di Giazza e Campofontana], 12. San Bartolomeo Todesco [oggi frazione di Selva di Progno], 13. Sprea cum Progno [oggi Badia Calavena]).

giovedì 6 febbraio 2025

IL MURO DEL PIANTO È IN BRÀ

 



Giornata della Memoria: una scritta razzista del 1942 ancora in parte visibile sul Liston, documento della propaganda fascista che preparò la Shoah. È come un capitolo del libro che Claudio Magris ha dedicato alla tragedia

C’è un Muro del Pianto a Verona, documento della Shoah, il genocidio degli ebrei di cui ogni anno si fa memoria il 27 gennaio. E’ in Bra, sul Liston. Sta proprio davanti al posto dove da lunedì 23 gennaio, per una settimana, sarà portato un vecchio carro bestiame delle Ferrovie dello Stato italiane: quello è un simbolo, è un vagone del tipo che fu usato anche per deportare i catturati nei lager. Il muro invece è un documento storico autentico. Reca tuttora i resti di una scritta che vi fu impressa nel 1942 dalla propaganda fascista a caratteri maiuscoli: OGNI EBREO E’ UNA SPIA.