martedì 7 aprile 2026

NON ESISTE UN POPOLO ELETTO DA DIO


 


Non esiste una razza superiore, né un popolo eletto da Dio. Non sono né gli Stati Uniti né Israele, il popolo eletto da Dio è l'INTERA UMANITÀ".

Gustavo Petro, presidente della Colombia, intervento all'ONU.



Post Scriptum: il pugno chiuso è un simbolo internazionale di solidarietà e liberazione degli oppressi, come quello di Nelson Mandela in Sudafrica, contro l'apartheid.



lunedì 6 aprile 2026

SE LA LEGGE NON E' UGUALE PER TUTTI...QUESTO È FASCISMO

 



Quando una novantenne viene trascinata per terra da uno scippatore e i residenti scendono dai palazzi per fermarlo, la sinistra italiana ha un nome per questo: fascismo. Quando un commerciante napoletano spiega a un branco di maranza che nel suo quartiere si porta rispetto, è fascismo.


Quando i pendolari della metro di Roma cacciano le borseggiatrici dal vagone perché lo Stato non è in grado di farlo, è fascismo. Quando un cittadino filma una ladra recidiva con il telefonino, è violenza. Quando uno youtuber documenta quello che accade ogni giorno nelle stazioni metropolitane, la CGIL scrive al Prefetto.


Si chiama controllo sociale. In ogni società funzionante opera su due livelli: lo Stato, con il monopolio della forza; la comunità, con il monopolio della disapprovazione. In Germania funzionano entrambi: il cittadino chiama la polizia, la polizia arriva, il magistrato condanna. Nessuno scende in strada. Perché non serve.

domenica 5 aprile 2026

CARLO III MANDA IN FRANTUMI IL “MITO” DEL RISORGIMENTO


 

Le recenti parole di Carlo III d'Inghilterra, pronunciate con l'eleganza tipica della monarchia britannica ma con la forza di un ceffone storico, hanno mandato in frantumi l'idillio patriottico costruito ad arte per oltre un secolo. Davanti a un Parlamento italiano ancora avvolto nella nebbia di un Risorgimento mitizzato, il sovrano ha tolto il velo su una delle più grandi operazioni di maquillage della storia moderna: l'Unità d'Italia.

Per decenni ci hanno venduto il mito di Garibaldi e dei Mille come una fiaba romantica: l'eroe dei due mondi che, con una manciata di volontari, libera il Sud dal giogo borbonico. Una narrativa da libro di scuola, rassicurante e digeribile. Ma oggi, questo racconto si sgretola sotto il peso dei fatti, non delle opinioni. Il tempo — quel giudice implacabile — ha finalmente dato voce a ciò che i meridionalisti e gli storici non allineati gridano da tempo: i Mille non erano mille, e Garibaldi non era affatto solo.

L'intervento britannico durante lo sbarco a Marsala non fu una coincidenza, ma un preciso atto di guerra mascherato da neutralità. Le navi inglesi vegliavano silenziose, pronte a garantire che tutto andasse secondo i piani. Non i piani italiani, sia chiaro, ma quelli di un'Inghilterra che vedeva nei Borbone un ostacolo ai propri interessi strategici nel Mediterraneo. E che dire del sostegno francese? Altro che solidarietà ideologica: Parigi puntava a ritagliarsi un'Italia debole e facilmente influenzabile, funzionale al suo equilibrio europeo.

Carlo III ha fatto ciò che storici e politici italiani non hanno mai avuto il coraggio — o l'onestà — di fare: ricordare che l'Unità d'Italia fu una costruzione geopolitica, non un moto spontaneo del popolo. I Savoia, dinastia in bancarotta morale e finanziaria, furono lo strumento perfetto: deboli, ricattabili, ma formalmente "italiani". Una marionetta perfetta da insediare nel nuovo teatrino dell'Italia unita.

E poi ci sono loro, i "padri nobili" del Risorgimento: Cavour, Mazzini, Garibaldi. Tutti passati da Londra, tutti influenzati — e diremmo oggi "formattati" — da un sistema che non vedeva l'unità come un fine nobile, ma come un mezzo per soggiogare economicamente e politicamente una penisola frammentata. Altro che eroi: pedine di un gioco ben più grande.

Emblematica l'ovazione ricevuta da Garibaldi a Londra nel 1864, che Carlo III ha citato con sottile sarcasmo. Mezzo milione di britannici accorsi ad acclamare il "liberatore". Ma liberatore di chi? Di certo non dei meridionali, che dalla caduta dei Borbone in poi hanno conosciuto solo miseria, emigrazione e saccheggio industriale. L'Italia unita, come scriveva Dostoevskij, fu un regno improvvisato, una costruzione artificiale destinata a servire interessi altrui più che quelli dei suoi cittadini.

Il monito del re inglese dovrebbe risuonare forte nelle orecchie di chi ancora celebra con orgoglio cieco l'epopea risorgimentale. È ora di smascherare l'inganno, di ammettere che la nostra "unità" è nata più da un patto col diavolo che da un patto col popolo. L'Italia è stata, fin dal principio, una nazione cucita con filo straniero. Altro che patria: un laboratorio coloniale sotto bandiera tricolore.

La Storia, quella vera, non è fatta di statue da lucidare ma di verità da scavare. E ora che la favola dei Mille è stata smontata, non ci resta che fare i conti con la realtà: il Risorgimento fu un colpo di Stato internazionale travestito da epopea nazionale.

 

Fonte: da QUORA....https://it.quora.com/profile/Gaetano-Antonio-Riotto/La-legge-e-uguale-per-tutti

sabato 4 aprile 2026

LA LETALITÀ DEL MRNA – SPIEGATA FINALMENTE BENE

Bret Weinstein
 


Cosa succederebbe se la piattaforma stessa – la tecnologia mRNA – fosse intrinsecamente pericolosa e la pandemia fosse stata utilizzata per normalizzarla prima che i suoi difetti venissero risolti?

Come spiega il docente di biologia  Bret Weinstein, sebbene la proteina spike sia già problematica, il pericolo maggiore è la piattaforma mRNA. “Qualsiasi cosa caricata su quella piattaforma produrrebbe molte di queste patologie, perché la piattaforma stessa è profondamente imperfetta”.


La pandemia ha fornito la scusa perfetta per distribuire questa tecnologia su miliardi di persone con test minimi, facendo “scomparire” i suoi difetti in nome dell’urgenza. Ciò ha normalizzato una piattaforma che può essere rapidamente riformulata per qualsiasi nuovo agente patogeno, creando una serie di prodotti brevettabili per un periodo di tempo illimitato.

Ma qual è il difetto principale? È il sistema di veicolazione delle nanoparticelle lipidiche (LNP). Il messaggio di mRNA è avvolto in minuscole bolle di grasso. Il difetto critico: non rimangono nel muscolo deltoide. Circolano in tutto il corpo.

Ecco perché è catastrofico: le tue cellule sono ricoperte da uno strato di grasso. Queste nanoparticelle lipidiche, essendo a base di grasso, vengono assorbite da tutte le cellule che incontrano: cuore, fegato, cervello, ovaie, testicoli. Una volta all’interno, la cellula viene dirottata. Legge le istruzioni dell’mRNA e inizia a produrre in massa una proteina estranea (come la proteina spike).

Questo innesca una risposta immunitaria devastante.

Il tuo sistema immunitario è progettato per riconoscere e DISTRUGGERE qualsiasi cellula che inizi a produrre una proteina indesiderata. Le tratta come un cancro o un’infezione virale.

Quindi, l’iniezione trasforma le cellule del corpo in bersagli. Come afferma Weinstein: “Le loro iniezioni di mRNA sono uno pseudovirus. Infettano le cellule, inducono quelle cellule a produrre questa proteina, e poi il sistema immunitario… le distrugge”.

Se questa distruzione cellulare avviene in un organo che puoi risparmiare, come il fegato, potresti stare bene. Ma se accade nel cuore? Crea una ferita microscopica. In condizioni di stress, questo può portare a un evento catastrofico come la rottura di un vaso sanguigno.

La piattaforma non ha alcun meccanismo di puntamento. Non può controllare quali dei tuoi organi vitali diventino un campo di battaglia. Il risultato è un’imprevedibile roulette russa di distruzione autoimmune.

La conclusione è chiara: il problema non è solo cosa c’è dentro l’iniezione, ma come funziona. Finché questo difetto fondamentale di somministrazione non sarà risolto – se mai sarà possibile – qualsiasi futuro prodotto a mRNA implementato dovrà essere accolto con estremo scetticismo e un sonoro NO.

Questo non è un atteggiamento anti-vaccino. È un atteggiamento pro-scienza. È una richiesta di tecnologie mediche sicure, efficaci e onestamente testate.

 

Fonte: srs di Maurizio Blondet,  del 27 agosto 2025

lunedì 30 marzo 2026

NATALIA CECCARELLI SI DIMETTE DAL DIRETTIVO ANM: "L'ASSOCIAZIONE HA SMARRITO IL SENSO DELLA SUA FINALITA' RAPPRESENTATIVA"

 


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Ecco il suo intervento:

«Preannuncio oggi la mia volontà di rassegnare le dimissoni dal comitato direttivo centrale dell'Anm. Formalizzerò nei prossimi giorni tale decisone. È diventata per me intollerabile la permanenza in un'associazione che ha smarrito il senso della sua finalità rappresentativa, di tutte le idealità che ispirano l'essere magistrato. Il danno di immagine prodotta da questa campagna referendaria nella eterogenesi dei fini di questa riforma è ormai irreversibile e di esso pagheranno le spese le generazioni future di magistrati.

domenica 29 marzo 2026

VENETI CHE TRADISCONO IL LORO STATO

 



Non so perché, ma dei veneti che tradirono il loro Stato a favore degli invasori – prima gli Asburgo, poi Bonaparte – si parla sempre troppo poco.

Un esempio è Tommaso Condulmer. Dopo la morte, ancora oggi avvolta nel mistero, del grande Angelo Emo, fu nominato comandante della flotta. In seguito divenne anche consigliere tecnico per la difesa della laguna e fu proprio lui a informare il Doge Manin che Venezia era indifendibile.

Ora, è evidente: tutti possono sbagliare. Ma allora sorge una domanda inevitabile.

Perché Napoleone lo nominò Conte, Senatore e Cavaliere della Corona Ferrea, accompagnando questi titoli con una lauta paga?

Coincidenza? Riconoscimento per meriti? Oppure qualcosa di più? Non e' una prova pero'...

Di figure come questa si parla poco, troppo poco. Eppure, forse, per comprendere davvero la fine della Serenissima, bisognerebbe avere il coraggio di guardare anche a queste zone d’ombra.

L’immagine è di fantasia (AI): non sono riuscito a trovare ritratti attendibili. Se qualcuno ne ha, li condivida.

 

Fonte: srs di Maurizio Biscaro, da Venezia Storia e Storie

giovedì 26 marzo 2026

LA SANITÀ DEL PROFITTO: SE NON È BREVETTABILE, DEVE SPARIRE

 



Esiste una verità scomoda che il mainstream cerca disperatamente di insabbiare: la salute pubblica è diventata l'ultima priorità di un sistema dominato dalla "Pharma-tirannia". Il meccanismo è ormai trasparente per chi vuole vedere: appena una molecola si dimostra efficace, sicura e — soprattutto — non brevettabile, scatta immediatamente il boicottaggio.

Se l'industria non può possedere una formula per decenni e venderla con ricarichi del 1000%, quella soluzione deve essere demonizzata, resa irreperibile o limitata per legge.

Il caso Ivermectina: l'accessibilità negata

L'Ivermectina è l'esempio più lampante. Un farmaco da premio Nobel, sicuro e a basso costo, la cui efficacia potenziale in oncologia e nelle malattie neurodegenerative è supportata da studi che nessuno vuole finanziare. La risposta del sistema? Renderlo un bene di lusso. In Italia, 100 compresse da 12 mg possono arrivare a costare oltre 600 euro. È un rincaro artificiale studiato per scoraggiarne l'uso: se una cura costa troppo, la massa vi rinuncia, spianando la strada ai farmaci biologici protetti da brevetto che costano migliaia di euro a seduta.

martedì 24 marzo 2026

LA CHIESA DI S. TOSCANA IN VERONA




 

Per chi viene da Vicenza, dopo aver attraversato la cinquecentesca Porta Vescovo, trova la chiesa di S. Toscana, un centinaio di metri più avanti, alla sua destra, dove una piazza le fa da vestibolo.

Da qui si entra nel sagrato dall’armonioso acciottolato, un tempo camposanto, cintato da un lato da pareti di case e dagli altri due da uno spesso muro, seguito da un robusto cancello con al centro lo stemma con la croce a coda di rondine del Sovrano Ordine Militare di Malta.

La chiesa di S. Toscana si chiamava un tempo del S. Sepolcro. Le storie riportano che fu la profanazione del Sepolcro di Cristo a Gerusalemme, ordinata dal califfo Hakim nel 1009, il motivo della diffusione del culto del santo Sepolcro in tutta la cristianità. Un documento veronese del 1037, infatti, ricorda che anche "a Verona si edifica una chiesa extramurana, lungo la Postumia orientale del S. Sepolcro" (cfr. C. G. Mor, Dalla caduta dell’Impero al Comune, in Verona e il suo territorio, II, Verona, Istituto per gli studi storici veronesi, 1964, p. 178). La chiesa dava il nome anche alla vicina porta della città, che veniva costruita nel 1176, quando Verona era ancora stretta tra l’ansa dell’Adige e le mura romane di Gallieno.