martedì 24 marzo 2026

LA CHIESA DI S. TOSCANA IN VERONA




 

Per chi viene da Vicenza, dopo aver attraversato la cinquecentesca Porta Vescovo, trova la chiesa di S. Toscana, un centinaio di metri più avanti, alla sua destra, dove una piazza le fa da vestibolo.

Da qui si entra nel sagrato dall’armonioso acciottolato, un tempo camposanto, cintato da un lato da pareti di case e dagli altri due da uno spesso muro, seguito da un robusto cancello con al centro lo stemma con la croce a coda di rondine del Sovrano Ordine Militare di Malta.

La chiesa di S. Toscana si chiamava un tempo del S. Sepolcro. Le storie riportano che fu la profanazione del Sepolcro di Cristo a Gerusalemme, ordinata dal califfo Hakim nel 1009, il motivo della diffusione del culto del santo Sepolcro in tutta la cristianità. Un documento veronese del 1037, infatti, ricorda che anche "a Verona si edifica una chiesa extramurana, lungo la Postumia orientale del S. Sepolcro" (cfr. C. G. Mor, Dalla caduta dell’Impero al Comune, in Verona e il suo territorio, II, Verona, Istituto per gli studi storici veronesi, 1964, p. 178). La chiesa dava il nome anche alla vicina porta della città, che veniva costruita nel 1176, quando Verona era ancora stretta tra l’ansa dell’Adige e le mura romane di Gallieno.

lunedì 23 marzo 2026

LA DEA REITIA DEI VENETI




La dea del popolo veneto, Reitia, governava il ciclo della vita, le acque curative, ma soprattutto possedeva la cosiddetta chiave del destino. Considerata una vera dea madre, decideva dove portare l’uomo, secondo ciò che voleva insegnargli, ma è sempre rappresentata come benevola: non giudica e, se impone sacrifici, lo fa per elevare, non per condannare.

Questa divinità arcaica paleo-veneta era considerata dagli abitanti dell’antico Veneto come protettrice delle acque e del parto, delle piante e degli animali, ma anche una dea clavigera. Probabilmente di origine indigena, la divinità subì poi influenze celtiche e la colonizzazione romana; creatrice veneta, era vista come dea misericordiosa e benevola, dea del matriarcato che sopravvisse anche durante il patriarcato.

venerdì 20 marzo 2026

APOSTOLA APOSTOLORUM, A SANT'EUFEMIA L'ATTO UNICO SU MARIA DI MAGDALA

 




Una donna davanti al sepolcro vuoto, nella notte che diventa luce. Maria di Magdala torna a parlare mercoledì 1 aprile 2026, alle 21, nella chiesa agostiniana di Sant’Eufemia con «Apostola Apostolorum», atto unico scritto e diretto da Vincenzo Rose.  L’ingresso è libero.

 

A interpretare la Maddalena è Susanna Brunelli, affiancata dalla voce narrante di Stefano Paiusco e da un cast di quattordici interpreti. Il Coro Greco accompagna e commenta l’azione, rompendo la «quarta parete» e rivolgendosi direttamente al pubblico. Con la coreografia di Alessio Righetti e la scenografia di Donato De Silvestri.

«Non poteva mancare, nella nostra chiesa agostiniana, un’attenzione particolare alla Maddalena e ad un accostamento con sant’Agostino», osserva il parroco don Roberto Defanti. Sant’Agostino la definisce «Apostola degli Apostoli» perché fu la prima testimone della Risurrezione e la prima ad annunciarla ai discepoli. «È una donna che ha creduto nella notte della vita e ha creduto anche nella notte della ricerca di senso», aggiunge il parroco, «e davanti alla paura dei discepoli annuncia con fede incrollabile. È la fede che diventa luce e, proprio allora, comprende: il dolore, l’amore, la fatica, la fragilità».