L’idea che “la malattia non è nulla, il terreno è tutto” affonda le sue radici nel pensiero di Claude Bernard, uno dei più grandi fisiologi del XIX secolo. Nato in Francia nel 1813, Bernard è considerato il padre della medicina sperimentale moderna. Il suo contributo più importante non fu tanto l’identificazione di singole malattie, quanto l’introduzione di un metodo: osservazione rigorosa, sperimentazione e attenzione ai meccanismi interni dell’organismo.
Bernard sviluppò il concetto di “milieu intérieur”, ovvero l’ambiente interno del corpo. Secondo lui, la salute dipende dall’equilibrio stabile di questo ambiente: quando tale equilibrio si altera, il corpo diventa vulnerabile. In questa visione, la malattia non è semplicemente causata da un agente esterno, ma è il risultato di un terreno biologico che non riesce più a mantenere la propria armonia.
Questa posizione si contrapponeva, almeno in parte, alla teoria emergente dei microbi sostenuta da Louis Pasteur, secondo cui i germi sono i principali responsabili delle malattie infettive. La storia della medicina ha spesso raccontato questo confronto come una sorta di dualismo: da un lato il microbo, dall’altro il terreno.