venerdì 20 marzo 2026

APOSTOLA APOSTOLORUM, A SANT'EUFEMIA L'ATTO UNICO SU MARIA DI MAGDALA

 




Una donna davanti al sepolcro vuoto, nella notte che diventa luce. Maria di Magdala torna a parlare mercoledì 1 aprile 2026, alle 21, nella chiesa agostiniana di Sant’Eufemia con «Apostola Apostolorum», atto unico scritto e diretto da Vincenzo Rose.  L’ingresso è libero.

 

A interpretare la Maddalena è Susanna Brunelli, affiancata dalla voce narrante di Stefano Paiusco e da un cast di quattordici interpreti. Il Coro Greco accompagna e commenta l’azione, rompendo la «quarta parete» e rivolgendosi direttamente al pubblico. Con la coreografia di Alessio Righetti e la scenografia di Donato De Silvestri.

«Non poteva mancare, nella nostra chiesa agostiniana, un’attenzione particolare alla Maddalena e ad un accostamento con sant’Agostino», osserva il parroco don Roberto Defanti. Sant’Agostino la definisce «Apostola degli Apostoli» perché fu la prima testimone della Risurrezione e la prima ad annunciarla ai discepoli. «È una donna che ha creduto nella notte della vita e ha creduto anche nella notte della ricerca di senso», aggiunge il parroco, «e davanti alla paura dei discepoli annuncia con fede incrollabile. È la fede che diventa luce e, proprio allora, comprende: il dolore, l’amore, la fatica, la fragilità».

mercoledì 18 marzo 2026

L’IRONIA PIU GRANDE DI BEN GURION

 

 Ben Gurion


L’ironia più grande è che Ben Gurion trascorse il 1916 a fare ricerche  sulla storia della Palestina nella Biblioteca Pubblica di New York. Una delle conclusioni della sua ricerca fu che: i contadini palestinesi era i veri discendenti degli antichi ebrei.

 

Fonte: srs di Walid Khlidi 

 

lunedì 16 marzo 2026

SEI ANNI FA NON CHIUDEVANO SOLO L’ITALIA. CHIUDEVANO LA TESTA DEGLI ITALIANI.


 


Sei anni fa non chiudevano solo l’Italia.   Chiudevano la testa degli italiani.

 

DPCM a raffica. Conferenze stampa come bollettini di guerra.  

Giuseppe Conte che firmava decreti mentre un Paese intero veniva trasformato in un condominio sorvegliato.

 

Scuole chiuse. Chiese chiuse.  I ragazzi trattati come appestati.

 

E poi la scena più miserabile: gli sceriffi da balcone.  Quelli che urlavano: “Rientra in casa!”

 

Gli stessi che oggi parlano di libertà, diritti, democrazia.

 

Elicotteri per inseguire un bagnante.  Droni sulle spiagge.  Polizia per chi portava il cane a fare pipì.

 

Non era sanità.  Era psicologia di massa.

 

E la cosa più inquietante?  Non il virus.  Il consenso.

 

I social trasformati in tribunali popolari.  Il vicino che denunciava il vicino.  La paura elevata a virtù civile.

 

Noi, quelli cresciuti negli anni ’80?  Motorini truccati, pomeriggi in strada, domeniche fuori casa come pellegrini pagani. A dirci “non potete uscire”?  Ma per favore.

 

La verità è semplice:   un popolo che accetta di vivere chiuso per decreto  prima o poi accetterà qualsiasi cosa.

 

La libertà non la perdi tutta in un giorno.Te la tolgono un DPCM alla volta.

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© Dr. Cinismo

sabato 14 marzo 2026

SE HAI BISOGNA DI UNA LICENZA PER VIVERE

 

Connor Boyack,


Secondo la visione classica della libertà, tu nasci con il diritto di esprimerti, di scambiare beni e di usare i tuoi talenti per lavorare. Questi diritti ti appartengono "di fabbrica". In questa visione, lo Stato interviene solo se tu danneggi qualcun altro.

Quando lo Stato introduce l’obbligo di una licenza per attività fondamentali (parlare in pubblico, aprire un'attività, praticare una professione), avviene un ribaltamento logico:

1. L'azione non è più un tuo diritto originario.

2. L'azione diventa un "comportamento vietato" di default, che viene "sbloccato" solo dietro pagamento o autorizzazione.

Proprio come Netflix o Spotify, finché paghi e rispetti le regole del fornitore, hai accesso al servizio. Se smetti, il servizio (la tua libertà di agire) scompare.

Questa struttura trasforma il cittadino in un cliente dello Stato, che decide chi può usufruire del servizio e chi no, fregandosene dei tuoi diritti naturali.

 

 

Connor Boyack,  scrittore

 

venerdì 13 marzo 2026

MADGALA, RITROVATA LA SINAGOGA DOVE PREGÒ GESÙ

 

 

L'Autorità per le antichità di Israele ha reso noto nei giorni scorsi il ritrovamento dei resti di una sinagoga dei tempi di Gesù nell'area archeologica di Magdala, sulle rive del Lago di Galilea. Ciò che resta dell'antico luogo di culto è venuto alla luce in una proprietà dei Legionari di Cristo. Tra le rovine dell'antica sinagoga è stata anche rinvenuta una pietra bianca con la forma di altare, o di mensa, decorata con immagini e fregi scolpiti. L'archeologo francescano fra Eugenio Alliata si è recato sul posto e ci racconta cosa ha visto.

Con un comunicato stampa di qualche giorno fa, l’Autorità per le antichità di Israele ha reso noto il ritrovamento dei resti di una sinagoga dei tempi di Gesù sulle rive del Lago di Galilea.

 

L’area sulla quale è stato fatto il ritrovamento è di proprietà della congregazione religiosa cattolica dei Legionari di Cristo, che proprio sulle rive del lago ha intenzione di erigere un centro d’accoglienza per i pellegrini.

 

Gli scavi archeologici, diretti da Dina Avshalom-Gorni e Arfan Najar, dell’Autorità per le antichità di Israele, hanno avuto inizio il 27 luglio scorso. A poco più di un mese dai primi ritrovamenti si sono aggiunti esiti inaspettati e sorprendenti: i resti di una sinagoga del I secolo, probabilmente distrutta negli anni della rivolta ebraica, tra il 66 e il 70 d.C.