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venerdì 13 febbraio 2015

I PARTIGIANI ALLEATI DEI NAZISTI, UN’ALTRA STORIA ITALIANA RIMOSSA




E’ da poco uscito il nuovo libro di Roberto Gremmo “I partigiani alleati dei nazisti – Il “Battaglione Davide” dalla Resistenza astigiana alla Risiera di Trieste”. 
Dalla sintesi che riportiamo qui sotto, si tratta di uno studio veramente importante che documenta una vicenda finora dimenticata o rimossa: la storia drammatica di centinaia di contadini del Monferrato e delle Langhe che avevano disertato i bandi di Mussolini per diventare poi ‘kapo’ per i nazisti al Lager della Risiera di Trieste al seguito d’uno spericolato avventuriero.

Avevano scelto di diventare partigiani ribelli alla “Repubblica Sociale” di Mussolini ma osteggiavano gli Anglo-americani ed erano alleati dei tedeschi.
Subito dopo l’8 settembre centinaia di giovani contadini delle Langhe e del Monferrato rifiutarono di sottomettersi al Duce e si dettero alla macchia, trovando il loro capo nel “Capitano Davide” Enrico Ferrero che organizzò un’agguerrita formazione armata di “Patrioti” e dette filo da torcere ai fascisti dell’Astigiano. Ma la loro esperienza partigiana fu di breve durata perché l’inaffidabile ed imprevedibile “Davide” siglò dopo pochi mesi un accordo ‘collaborazionista’ coi nazisti ed i suoi uomini finirono a Venaria, inquadrati in un reparto autonomo. I giovani del “Battaglione Davide” erano agli ordini diretti delle SS che, dopo un breve periodo d’addestramento, li trasferirono in Friuli a fronteggiare l’avanzata dei partigiani di Tito.

Tuttavia, appena giunto nel Goriziano, “Davide” finì al centro d’inestricabili intrighi e si scontrò coi fascisti del luogo, costringendo i suoi protettori con la svastica a toglierlo di mezzo, deportandolo nel lager di Dachau.
I suoi uomini non ebbero miglior destino perché i nazisti li trasformarono nei guardiani del campo di concentramento della Risiera di San Sabba a Trieste. Due di loro vennero assassinati dai nazisti per ‘scarsa disciplina’; solo pochi ‘patrioti’ riuscirono a disertare raggiungendo l’armata jugoslava con la stella rossa ma molti altri furono complici dell’occupazione nazista fino al termine della guerra.

Negli ultimi giorni del conflitto, Ferrero, autopromosso “Colonnello”, fu protagonista d’un ultima incredibile epopea in Sud Tirolo ed assieme al nipote di Garibaldi si presentò di nuovo come “Partigiano” finché, tornato in Piemonte, scomparve dalla circolazione in oscure circostanze ed ‘andò in Argentina senza scarpe’. La storia rocambolesca del “Battaglione Davide” rompe gli schemi della storiografia ufficiale perché dimostra che le vittime non erano tutte da una parte sola.


SCHEDA LIBRO

AUTORE: Roberto Gremmo

TITOLO: “I partigiani alleati dei nazisti – Il “Battaglione Davide”
dalla Resistenza astigiana alla Risiera di Trieste”

INDICE DEI CAPITOLI
Capitolo 1 – Erano partigiani ostili agli Alleati e nemici dei fascisti ma schierati
coi tedeschi – Capitolo 2 – Sotto il Fascismo Ferrero era finito al confino per
un falso ‘complotto comunista’ – Capitolo 3 – Nel 1943 Ferrero diventò il primo
capo della Resistenza astigiana – Capitolo 4 – I fascisti osteggiavano il
reclutatore di ‘Patrioti’ Ferrero – Capitolo 5 – A Venaria Ferrero creò il
“Battaglione Davide” d’accordo coi tedeschi – Capitolo 6 – Nel Goriziano il
‘Battaglione Davide’ si scagliò contro i fascisti – Capitolo 7 – Gli uomini di
Sarzano diventarono guardie del ‘lager’ nazista alla Risiera di Trieste – Capitolo
8 – I disertori del “Battaglione Davide” raggiunsero i partigiani di Tito – Capitolo
9 – Il “Colonnello” Ferrero ed il nipote di Garibaldi erano fra gli ‘ostaggi
eccellenti’ a Dachau e nel Sud Tirolo – Capitolo 10 – Arrestato dalla “Polizia
Partigiana” di Alessandria e scomparve il “Generale” Ferrero “andò in Argentina
senza scarpe” – Capitolo 11 – Il ritorno del fascista Tamburini, del nipote di
Garibaldi e del figlio del maresciallo Badoglio – Capitolo 12 – La segretaria del
“Capitano Davide” era l’attrice “Luisa Ventura”.

192 Pagine – Euro 25


Fonte: da MIGLIOVERDE


lunedì 12 gennaio 2015

ADDIO NEVIO BOTAZZI, FU IL "PERLASCA" BERICO:
 SALVÒ DAI LAGER 11MILA PERSONE

Nevio Bottazzi



Nevio Bottazzi, eletto cittadino illustre, aveva raccontato il suo "segreto" solo qualche anno fa. Aveva cestinato o cambiato indirizzo alle cartoline-precetto


VICENZA - E’ scomparso ieri a Vicenza, all’età di 96 anni, Nevio Bottazzi, uno dei cittadini illustri della città berica. La morte è avvenuta all’ospedale San Bortolo, dove era stato ricoverato da qualche giorno per l'aggravarsi di alcune patologie.

Era considerato il “Perlasca vicentino” in quanto salvò 11 mila persone dai campi di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale: lo fece con un’idea ingegnosa, buttando via le cartoline-precetto destinate ai vicentini da arrestare e deportare in Germania oppure cambiando gli indirizzi, in modo che il pacco con le cartoline destinate non arrivasse mai a destinazione. La particolarità sta nel fatto che mantenne questo segreto per oltre 60 anni, raccontando pubblicamente questa vicenda solo pochi anni fa.

Dopo questa sua testimonianza, l’attuale sindaco di Vicenza, Achille Variati, lo insignì del titolo di cittadino illustre. I funerali di Bottazzi si terranno domani mattina in città.



Fonte: visto su il gazzettino del 9 gennaio 2014




VICENZA, NEVIO BOTTAZZI “CITTADINO ILLUSTRE”




Nevio Bottazzi, 94 anni, sorride dopo aver svelato il segreto che portava da anni



Vicenza. Il primo riconoscimento, per ora ufficioso ma presto ufficiale, gli arriva dal Comune di Vicenza.
Dopo aver appreso la vicenda di Nevio Bottazzi proprio dalle pagine del Giornale di Vicenza, il sindaco Achille Variati ha deciso di conferirgli il titolo di “cittadino illustre”.  Un premio annunciato e che dovrà essere ratificato dalla giunta comunale, ma il primo cittadino non ha dubbi.
E lo spiega in un comunicato: «Non conoscevo questa storia e mi ha molto colpito. Mi onora sapere che un mio concittadino si sia prodigato, anche a rischio della vita, per salvare migliaia di vicentini altrimenti destinati alla deportazione nazifascista».
Una scoperta condivisa con tutti quelli che domenica mattina hanno aperto la prima pagina di cronaca e letto l'intervista di colui che già in molti chiamano il “Perlasca vicentino”, custode di un segreto conservato gelosamente per oltre 60 anni. Un po' come quei soldati che ogni tanto riappaiono dal profondo di una giungla riportando alla luce date, luoghi e fatti che il tempo sembra aver centrifugato.

Rotto finalmente il riserbo dal cronista, complici un paio di amici, è ora il tempo della memoria e della riconoscenza. Continua Variati: «Molti, in quegli anni, sapevano. Pochi hanno avuto il coraggio di opporsi. Inviterò il signor Bottazzi a palazzo Trissino per ascoltare dalla sua voce questa incredibile vicenda e proporrò alla giunta di attribuirgli il titolo di cittadino illustre. È davvero il minimo che possiamo fare in segno di ringraziamento per la sua azione rimasta per tanto tempo sconosciuta, forse anche a causa della riservatezza così tipica dei vicentini più autentici».
Riservatezza che sorprende anche Giuseppe Pupillo, presidente dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea. «Non conosco questa vicenda - sottolinea con cautela più che per scetticismo - e sarà mia cura prenderne visione. Certo, sarebbe di grande interesse se corrispondesse alla realtà, però francamente non posso dirle niente perché ignota». Contatterà anche lui il signor Bottazzi, per capire e magari aggiungere una nuova pagina nel libro vicentino della lotta partigiana.

Da parte sua Bottazzi aggiunge un nuovo racconto:

«Riuscii a far scappare 30 ragazzi mi sembra di Lugo portati nella caserma di raccolta di Treviso per essere deportati in Germania. Usai uno stratagemma: provocai, con una richiesta di cibo, e poi minacciai con il fucile armato il sergente delle SS che gestiva il luogo, attirando in tal modo l'attenzione delle due giovani guardie fasciste al portone, che lo lasciarono incustodito per una decina di minuti».

Chi si rivede in questo racconto può contattarlo al suo numero di telefono o chiamare la redazione. Di storie di coraggio e di speranza c'è sempre un gran bisogno.   

«Cittadino illustre? Sono cittadino lo stesso. Cos'è, mi vuole “lustrare”?».
Ci ride su Nevio Bottazzi, ma il riconoscimento alla fine gli fa piacere.  

Allora, signor Bottazzi, lusingato?  

«Io ho sempre risposto alla mia coscienza, mi piace aver fatto ciò che ho fatto. Ho sempre cercato di aiutare la gente, anche ora che ho 94 anni vado a fare la spesa ad una signora. Si vede che ho un istinto dentro».  

Lei sdrammatizza. Forse si è tolto anche un peso.

«Non era un peso tenere questo segreto per me, senza divulgarlo».

Cosa pensavano i suoi di quello che faceva?

«Non lo sapevano. Nessuno sapeva nulla, nemmeno mio papà, sfollato alle Maddalene».

Qualcuno di quelli che ha salvato si è fatto vivo?
«Qualche telefonata c'è stata. L'unica cosa che mi dispiace è che uno di quelli che salvai una mattina a San Domenico, mentre andavo al lavoro, non mi abbia mai detto grazie. Era un disertore, aveva documenti falsi e fu beccato, io riuscii a farlo scappare, ma non ha mai detto niente».

Ci pensa mai che avrebbero potuto scoprirla?

«Andai lì perché c'era qualcuno che voleva fare quello ma non aveva il coraggio e così chiamò me, dandomi il suo sostegno. Anche tra i fascisti c'erano brave persone.  Brutta bestia la guerra. Specie quella civile. L'odio tra fratelli è terrificante».

Roberto Luciani



Fonte: da IL GIORNALE DI VICENZA del 1 maggio 2012





mercoledì 31 dicembre 2014

PADRE PIO DISSE DI MUSSOLINI




Mussolini e’  uno dei più grandi politici che io abbia mai visto, le sue idee rispecchiano il bene di cio’ che è scritto sulla sacra bibbia, è il perfetto guidatore dell’umanità. (Padre Pio)




RACHELE LA MOGLIE DI MUSSOLINI... INCONTRÒ PADRE PIO.. CHE GLI DISSE: L'ANIMA DI SUO MARITO POTRÀ ?




L'anima di suo marito potrà andare in Paradiso.. in quanto si è pentito di alcuni suoi sbagli...
Mentre in un'altra occasione Padre Pio disse: Stalin e Hitler andranno all'inferno.





EDVIGE  MUSSOLINI SI SOGNÒ IL DUCE VARIE VOLTE DOPO LA SUA MORTE




La prima volta lo sognò malconcio, coi vestiti rovinati e col cappotto forato, e "stanco" come lo definì lei;
La seconda volta lo sognò che la consolava e che gli diceva che stava bene, che era in un bel posto, lo sognava fisicamente rifiorito.
Per avere conferma del sogno si presentò da Padre Pio e gli chiese "l'anima del Duce è salva?" e padre Pio gli rispose "lo sai già, te lo ha già detto lui".




NELLA VITA DELLA SERVA DI DIO EDVIGE  CARBONI (1880 – 1952), SI LEGGE QUANTO SEGUE:






Edvige pregava molto per la salvezza eterna dell’anima  di Benito Mussolini e, quando seppe che l’avevano ammazzato, intensificò le preghiere e fece celebrare moltissime messe per liberarlo dal Purgatorio.
Gesù le rivelò un giorno che però il duce era stato condannato al Purgatorio, per espiare lunghi
anni di pene.
La serva di Dio continuò a pregare per quell'anima e, finalmente, dopo qualche anno, Gesù la liberò dai patimenti del Purgatorio.

Ed Edvige ripeteva sempre che la bontà del Signore è veramente grande.



mercoledì 10 dicembre 2014

MUSSOLINI, LO STORICO PETACCO SUL BLOG DI GRILLO: "NON FECE UCCIDERE MATTEOTTI, FU UN COMPLOTTO CONTRO BENITO"

Mussolini-Matteotti


"Mussolini è estraneo al delitto Matteotti": a novant'anni dal delitto dello statista socialista, lo storico Arrigo Petacco, sul blog di Beppe Grillo, lancia nuove teorie sull'omicidio avvenuto nel 1924, che portò alla famosa "secessione sull'Aventino" e di cui Mussolini si professò responsabile il 3 gennaio dell'anno successivo, con un famoso discorso in Parlamento.

La ricostruzione dei fatti
–  "Il fatto è questo", spiega Petacco: "Quel 10 giugno, Matteotti passeggia sul lungo Tevere, e all'improvviso arriva una macchina, una Lancia con tanto di targa che il portiere si affretta anche a registrare. Scendono giù 4 manigoldi, squadristi e lo caricano in macchina, non gli sparano, non lo ammazzano, lo caricano in macchina. Evidentemente è solo un rapimento, solo che durante il tragitto in macchina, il Matteotti cacciato addirittura a forza sotto il seggiolino posteriore della macchina, scalcia: era un uomo forte robusto e coraggioso, scalcia, smadonna, addirittura morde i polpacci di quelli che gli stanno seduti sopra, e alla fine uno dei quattro, con una mano, trova sotto il lunotto posteriore una lima arrugginita e con quella colpisce alla testa Matteotti e lo uccide". Questa la ricostruzione del delitto: e Mussolini? "Il Duce, in quel periodo, voleva agganciare la parte morbida del socialismo, in molti erano già d’accordo con lui a entrare nel governo, solo che la lotta era tra gli estremisti fascisti e gli estremisti socialisti".

Il complotto
- Alla fine furono proprio loro ad impedire l'apertura di Mussolini ai socialisti: "Lui fu, casomai, vittima di uno scontro tra la destra estremista fascista e la sinistra estremista sociale comunista, che volevano impedire a Mussolini di creare un governo moderato, perché Mussolini in quei giorni sognava ancora di avvicinare i socialisti moderati e fare un partito con loro". E quindi, secondo Petacco, "questo cadavere servì moltissimo alla destra reazionaria, quella per intenderci di Farinacci e altri che volevano impedire a Mussolini di avvicinarsi a socialisti, tanto è vero che dopo poco nacque la dittatura. Quindi Mussolini fu spinto a destra da chi voleva impedirgli il suo avvicinamento ai socialisti, e la situazione fu tale che, ad un certo punto, lui stesso fu costretto a proclamare la dittatura il 3 gennaio del 1925. Visto che non riusciva più a liberarsi di questa colpa, fece un discorso alla camera in cui disse che se i fascisti erano una massa di delinquenti, lui era il comandante di questa banda criminale".

Il movente
- Sono almeno tre, secondo Petacco, le ipotesi sul movente dell'omicidio. "Matteotti venne ucciso perché si apprestava a rendere di pubblico dominio intrighi e traffici sporchi di autorevoli personaggi del governo, coperti da potenti coalizioni finanziarie. Oppure Matteotti venne ucciso perché era uno dei principali esponenti del partito socialista, al quale Mussolini meditava di rivolgersi affinché non impedisse la formazione di un nuovo governo basato sulla più stretta collaborazione con la Confederazione generale del lavoro e con le masse operaie. L’ultima per il coraggioso discorso in Parlamento, in cui accusava il fascismo di aver manipolato i risultati elettorali". Insomma, "Mussolini fu coinvolto involontariamente nel delitto Matteotti: lui non c’entrava affatto, non aveva nessun motivo per uccidere il capo dell’opposizione, che aveva battuto clamorosamente alle elezioni di un mese prima. Per il resto è tutta fantasia politica e strumentalizzata che ha praticamente falsato questa vicenda. Comunque il delitto Matteotti fu casuale, non era premeditato, questo è molto chiaro".

I grillini sconcertati
- Ci sono molte perplessità, da parte degli stessi attivisti del blog grillino, sull'intervista a Petacco. Da un "Ci stiamo autodistruggendo", firmato Dino, ad un "Io credo veramente che vi siate bevuti il cervello. Cose incredibili, una giornata in cui si deve solo riflettere e chiedersi come mai abbiamo perso, ve ne uscite con queste troiate: VERGOGNATEVI! C'era gente, tanta, che ha creduto in voi!". Ironico Fausto: "Grazie a questo post risolveremo tutti i problemi del paese. Stiamo proprio perdendo il senno". Ironico anche Bob: "Per la serie 'Caro amico ti scriiivooo, cosi ti distraggo un pò...'". Secondo tanti, l'attenzione di questo post è volta soltanto a spostare l'attenzione dal disastroso risultato delle elezioni regionali, come viene ribadito anche in questo post: "Ho il sospetto che si voglia parare in qualche parte, non sono un complottista, ma questo mi da addito a dei dubbi due o tre, visto l'importanza della giornata odierna... Me li tengo per me, vedremo i prossimi sviluppi, mi sa che qua si è allo sbando".

Fonte: visto su LIBEROQUOTIDIANO.it del  24 novembre 2014