Visualizzazione post con etichetta Economia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Economia. Mostra tutti i post

giovedì 24 aprile 2025

PERCHÈ È STATO ARRESTATO GESÙ

 



Gesù è stato arrestato qualche giorno dopo (secondo 3 Vangeli su 4),    non solo per aver frustato e  cacciato dal Tempio  "i mercanti"  di  animali,  destinati ai sacrifici ed altri doni,  ma per aver attaccato fisicamente i  "cambiavalute” .

 Il Tempio emetteva e accettava, come offerte, solo la propria moneta, poiché quelle pagane avevano i ritratti dell'imperatore e gli ebrei non permettevano   le raffigurazione umane.  

I cambiavalute del Tempio, gestiti dai Saducei,  erano  i banchieri dell'epoca che non  solo cambiavano le valute e prestavano denaro, ma ricevevano anche il denaro depositato dai possidenti locali. Il Tempio era la più grande banca del Medio Oriente.  

Gesù ha predicato la cancellazione dei debiti (il vago "rimettere i debiti" significa cancellare. Non parla  vagamente di debiti in senso morale, ma in senso proprio monetario). 

Ha detto inoltre che "un cammello  avrebbe più possibilità di passare per la cruna di un ago,  piuttosto che un ricco di entrare nel regno di Dio".

Esisteva una distinzione tra denaro puro e denaro impuro, che Gesù non riconosce: tutto il denaro, offerto al tempio, è impuro.


Classico Liberale insomma.


sabato 12 ottobre 2024

LA QUESTIONE EBRAICA

 

 


Eguaglianza politica ed emancipazione  umana  negli scritti giovanili di Karl Marx  presentati da FAUSTO CODINO.


.

In questo saggio sono raccolti alcuni scritti del giovane Marx. Marx in questi scritti poneva delle questioni che risultano al giorno d’oggi più attuali che mai.

Analizzando le questioni poste dal giovane Marx si può tranquillamente affermare che tutte le discriminazioni che gli ebrei subirono nel corso del ventesimo secolo furono diretta conseguenza dell’atteggiamento del popolo ebraico stesso, il quale, perciò, è essenzialmente il solo ed unico vero responsabile della diffusa antipatia che le popolazioni europee provano ed hanno provato nei suoi confronti.

Gli ebrei da sempre pretendono privilegi, differenziazione e leggi ad hoc che valgono solo per loro; da sempre gli ebrei chiedono di essere trattati in modo diverso dagli altri; da sempre gli ebrei si rendono estranei ed alieni rispetto ai luoghi in cui vivono; da sempre gli ebrei si oppongono a qualsiasi tipo di integrazione nel tessuto sociale delle nazioni; da sempre gli ebrei rivendicano la loro esclusività; da sempre gli ebrei pretendono privilegi. Per tutte queste ragioni nel passato gli ebrei si sono attirati le antipatie del resto dei cittadini europei.


Chiarificatrici, a tal proposito, risultano essere le considerazioni fatte da Marx rispetto le affermazioni del filosofo Bruno Bauer e che sono raccolte e contenute in questo volume. Scriveva all’epoca Marx:

«Gli ebrei tedeschi chiedono l’emancipazione. Quale emancipazione essi chiedono?  L’emancipazione civile, politica. Bruno Bauer risponde loro: nessuno in Germania è politicamente libero: nessuno in Germania è politicamente emancipato. Noi stessi non siamo liberi. Come potremmo liberare voi? Voi ebrei siete egoisti se pretendete un’emancipazione particolare per voi in quanto ebrei. Voi dovresti lavorare, in quanto tedeschi, lavorare per l’emancipazione politica della Germania, e non sentire come un’eccezione alla regola il modo particolare della vostra ignominia, ma piuttosto come conferma alla regola».


Che cosa imputavano Marx e Bauer agli ebrei, qual era la colpa del popolo ebraico-tedesco? Perchè secondo i filosofi sarebbero gli ebrei stessi ad emarginarsi e ad inimicarsi l’opinione pubblica delle masse?


domenica 15 settembre 2024

DIMISSIONI DI RATZINGER IL DIAVOLO È SEMPRE NEI DETTAGLI

 



Il sito belga Media-Presse (lo SWIFT è basato in Belgio)  nel commentare   la notizia dello SWIFT alternativo lanciato da Pechino e Mosca,  raccontava come esempio:

Quando una banca o un territorio è escluso dal Sistema, come lo fu nel caso del Vaticano nei giorni che precedettero le dimissioni di Benedetto XVI nel febbraio 2013, tutte le transazioni sono  bloccate”…. 

 

Dunque

“C’è stato un ricatto venuto da non si sa dove, per il tramite di Swift, esercitato su Benedetto XVI. 

Le ragioni profonde di questa storia non sono state chiarite, ma è chiaro che SWIFT è intervenuto direttamente nella direzione degli affari della Chiesa. 

 

Ciò spiega e giustifica dimissioni di Ratzinger, che tanti di noi hanno potuto scambiare per un atto di viltà; la Chiesa era trattata come uno stato “terrorista”, anzi peggio –   si noti, ..per esempio,  che la dozzina di banche cadute nelle mani dello Stato Islamico in Irak e Siria “non sono state escluse da SWIFT” e continuano a poter fare transazioni internazionali – ma la finanza vaticana non poteva più pagare le nunziature, far giungere mezzi alle missioni – anzi, gli stessi bancomat di Città del Vaticano erano di fatto stati bloccati.

La Chiesa di Benedetto non poteva più “né vendere né comprare”, la sua vita economica aveva le ore contate.

 “I grandi poteri mondialisti avevano  fretta e Ratzinger era un intralcio palese, un rallentamento sulla loro traiettoria”.

 

Subito dopo la sua “dipartita, ecco che SWIFT sblocca le transazioni vaticane, riapre i bancomat, riporta all’onore del mondo finanziario lo Ior. 

Non hanno aspettato che venisse eletto Bergoglio; gli è bastata “l’espulsione” del “terrorista bianco”.

 

 

E una buona parte dei preti e religiosi non sa nulla di queste vicende

 

 

 

lunedì 17 novembre 2014

ECCO SPIEGATO PERCHE’ MARX ERA PEGGIO DI STALIN




di GUGLIELMO PIOMBINI*

Negli anni Novanta i liberali si aspettavano che il crollo dei regimi comunisti trascinasse definitivamente nella polvere le dottrine di Karl Marx, ma per uno strano e inspiegabile paradosso della storia è avvenuto il contrario: mai come in questi tempi si innalzano tante lodi alla sua opera.

Esattamente venticinque anni dopo la caduta del Muro di Berlino, gli intellettuali considerati più chic nel dibattito intellettuale sono quelli che ricordano quanto sia “attuale” il pensiero di Marx.

Il celebrato storico inglese Eric Hobsbawn, scomparso nel 2012, nel suo ultimo libro Come cambiare il mondo. Perché riscoprire l’eredità del marxismo, aveva sentenziato tra plausi di approvazione che «la crisi finanziaria rilancia la lezione di Marx, il quale aveva previsto con largo anticipo la crisi del capitalismo globalizzato».

Un altro britannico, il politologo David Harvey, gli ha fatto eco pubblicando il libro Introduzione al capitale. 12 lezioni sul primo libro e sull’attualità di Marx. Anche lo studioso francese Pierre Dardot, per non sbagliare, ha intitolato un suo recente saggio Pensare l’attualità di Marx. In questi giorni tuttavia i riflettori sono puntati sull’economista francese Thomas Piketty, autore del best-seller Il capitale nel XXI secolo.

Stando agli opinion leader più accreditati, Piketty sarebbe l’autore di un aggiornamento del Capitale di Marx adatto all’uomo del nuovo millennio, quindi una sorta di Marx redivivo. Pure in Italia i fautori dell’attualità di Marx non mancano. Un convegno tenuto a Riccione l’8 Febbraio 2014 è stato intitolato, tanto per cambiare, L’attualità di Marx, e ha visto come partecipanti, oltre all’immancabile politico Marco Rizzo, filosofi come Remo Bodei e Domenico Losurdo.

Neppure l’economista Giulio Sapelli si è tirato indietro, e ha voluto dare il suo contributo al dibattito con un libro dal titolo originale: L’attualità di Marx. Sul web va forte invece la conferenza ‘Attualità di Marx e critica dell’ideologia‘ del giovane filosofo rampante Diego Fuffaro [Fusaro - errata corrige] autore del libro Bentornato Marx. Che dire di questa corale e sorprendente rivalutazione di un pensatore, le cui idee hanno lasciato un segno così terribile nella storia? E’ possibile che le teorie del padre fondatore del socialismo scientifico non abbiano alcuna relazione con i crimini perpetrati dal comunismo, i 200 milioni di morti, le carestie, i gulag, le purghe, il terrore, il totalitarismo, l’annientamento della libertà individuale, la miseria di massa?

Ribaltando tutti i luoghi comuni sulla presunta incontaminazione e purezza dell’ideale marxiano rispetto ai fallimenti della realtà, il grande economista Murray N. Rothbard ha affermato che il marxismo prefigura un sistema sociale molto peggiore di quelli che si sono storicamente instaurati nei paesi del socialismo reale. In tutta la costruzione marxiana, spiega Rothbard nella sua monumentale storia del pensiero economico (Classical Economics, 1995), è fondamentale l’idea che il comunismo si realizzi solo con la scomparsa dei due elementi fondamentali del mercato: la specializzazione del lavoro e lo scambio, che rappresentano la fonte di tutte le disuguaglianze tra gli uomini.


La dottrina marx-engelsiana si pone quindi l’obiettivo disumano di sostituire l’infinita diversità degli individui con l’uniformità tipica del formicaio.
La realizzazione di questo programma spaventoso richiede un uso continuo e massiccio della coercizione e della violenza. Ecco perché, lungi dall’essere un nobile ideale tradito da maldestri esecutori, il comunismo di Marx ha rappresentato un modello talmente negativo, che anche i rivoluzionari più fanatici non sempre hanno avuto il coraggio di seguire fino in fondo.

Per capire se Rothbard ha ragione occorre confrontare le realizzazioni storiche del comunismo con l’ideale marxiano della società comunista. Marx purtroppo ha descritto molto laconicamente l’ultimo stadio della futura società senza classi, ma ha messo in luce alcuni caratteri essenziali, senza i quali non si può neanche parlare di comunismo: la completa abolizione della specializzazione e della divisione del lavoro, con conseguente scomparsa delle contraddizioni (cioè delle differenze, nell’oscuro gergo marxiano) tra lavoro intellettuale e lavoro manuale, e tra città e campagna; l’abolizione della proprietà privata e di ogni forma di scambio e di moneta; la scomparsa delle sovrastrutture tradizionali, morali e religiose.

Se questo è l’obiettivo da raggiungere, bisogna ammettere che nessuno dei comunismi realizzati, salvo forse quello instaurato dai khmer rossi in Cambogia, ha eguagliato la radicalità del progetto ideale. L’estinzione dello scambio e della moneta si verificò parzialmente solo nei momenti più terribili della storia sovietica, quando il terrore e le carestie falciarono milioni di vite umane: durante il comunismo di guerra introdotto da Lenin nel 1919 e nel corso delle collettivizzazioni delle campagne ordinate da Stalin nei primi anni ’30.

Anche in Cina si verificò una situazione del genere quando Mao decise di collettivizzare l’agricoltura alla fine degli anni ’50, provocando 40 milioni di vittime in quella che fu la più grande carestia della storia. Durante questa folle campagna, denominata ‘Grande balzo in avanti’, il dittatore comunista cinese tentò persino di superare le contraddizioni tra città e campagna ordinando l’installazione di una fornace metallurgica in ogni villaggio contadino.

Qualche anno dopo, durante la Rivoluzione Culturale, attaccò invece le contraddizioni tra lavoro intellettuale e lavoro manuale spedendo migliaia di intellettuali a lavorare nelle campagne. Nello stesso periodo, la guerra alle sovrastrutture culturali venne condotta in Urss e in Cina attraverso la distruzione vandalica di monumenti, chiese templi, libri e reperti del passato.

Salvo questi atroci periodi, in cui i comunisti al potere tentarono il salto immediato nel puro comunismo di Marx provocando cataste di morti, l’ideologia scese fortunatamente a compromessi con la realtà: la diffusa corruzione dei funzionari e la tolleranza di un fiorente mercato nero furono i due fattori correttivi del sistema che permisero alle popolazioni di sopravvivere.

Per questa ragione il leninismo, lo stalinismo e il maoismo vanno probabilmente considerati come applicazioni più o meno moderate dei dettami del socialismo scientifico: dei “marxismi dal volto umano”. L’unico caso storico in cui tutte le condizioni richieste da Marx per l’esistenza della società comunista furono messe in pratica con la massima coerenza è stato probabilmente quello della Cambogia dal 1975 al 1979.

Poiché le troppe tracce borghesi rimaste rendevano evidente la lontananza tra le realizzazioni dei regimi comunisti esistenti e l’ideale marxiano, i khmer rossi giunsero alla conclusione, condivisa da schiere di intellettuali occidentali di sinistra, che russi e cinesi avevano fallito a causa della loro eccessiva moderazione, e che le indicazioni contenute nei testi di Marx e di Engels dovevano essere applicate senza compromessi.

Per farla finita una volta per tutte con la divisione del lavoro si fece di ogni cambogiano un contadino costretto al lavoro forzato; la differenza tra città e campagna venne superata deportando l’intera popolazione urbana nelle campagne; la contraddizione tra lavoro intellettuale e lavoro manuale venne risolta mediante la soppressione fisica degli intellettuali; l’uguaglianza tra lavoratori intellettuali e manuali venne realizzata attraverso l’uccisione in massa di coloro che sapevano leggere o che portavano gli occhiali; la proprietà privata, la moneta e gli scambi furono completamente aboliti; le sovrastrutture religiose e tradizionali vennero distrutte eliminando fisicamente coloro che avessero avuto la coscienza ancora inquinata da tracce del mondo precedente. Il risultato, come si sa, fu un dei più crudeli genocidi della storia, che condusse alla tomba almeno un terzo della popolazione cambogiana.

Gli avvenimenti storici sembrano quindi confermare l’intuizione di Murray N. Rothbard: i governanti comunisti sono stati tanto più dispotici quanto più cercavano di avvicinarsi al modello puro di comunismo prefigurato da Marx. «La nozione prevalente che il comunismo marxiano rappresenti un glorioso ideale umanitario pervertito dal tardo Engels, da Lenin, o da Stalin può ora essere posta nella giusta prospettiva.

«Nessuno degli orrori commessi da Lenin, Stalin o da altri regimi marxisti-leninisti» conclude Rothbard «può essere paragonato alla mostruosità dell’ideale comunista di Marx». E’ difficile credere che questo ideale abbia ancora qualcosa da insegnare agli uomini del XXI secolo.

* Articolo tratto da  http://www.libreriadelponte.com/



Fonte: srs di Guglielmo Piombini,  da LIBRERIA DEL PONTE  del 12 novembre 2014


sabato 23 novembre 2013

ECCO COME FREGARE IL FISCO TIRANNICO: I SEI 6 MODI PIÙ USATI




di LEONARDO FACCO

Se le tasse sono un furto – e in Italia lo sono – non pagarle è legittima difesa. Guai a dirlo, però, passereste per i soliti criminali, che non vogliono dare allo Stato (ladro per antonomasia) il frutto del loro lavoro, indispensabile per mantenere milioni di parassiti, che quando non pasteggiano a ostriche e champagne, si fanno rimborsare anche i 50 cents che spendono per andare al cesso.

Nel frattempo, la pressione fiscale sta stracciando ogni record, le spese delle zecche di cui sopra (e delle loro clientele) crescono e quel poco che rimane della classe di produttori di ricchezza muore. Per ovviare a cotanto furto legalizzato, c’è chi se ne va o se ne è andato. Chi, invece, ha scelto di scendere per le strade (accadrà il 9 dicembre) per cacciarli, chi evade quel che riesce ad evadere e chi adotta altre strategie elusive.  Di seguito, ne elenchiamo sei, che per “l’Unità di Informazione Finanziaria” sono definite le più diffuse “piaghe che affliggono l’Italia”, veri e propri “schemi di evasione”, i più utilizzati.

1. Conti correnti personali per aziende - Uno degli schemi che ha ricevuto più segnalazioni (oltre 5mila delazioni nel 2012) è quello che prevede l’utilizzo di conti correnti privati per operazioni svolte da una società. Il meccanismo è il seguente: un’azienda versa su conti correnti intestati ad amici e parenti parte dei propri ricavi, evitando così di fatturarli all’interno del bilancio. La mancata inclusione nel bilancio determina quindi che le tasse a carico della società si frazionino tra più soggetti, diminuendo quindi l’ammontare delle tasse da pagare al Fisco. La parte deviata sui conti correnti dei privati diventa quindi la somma che l’azienda elude.

2. Carte elettroniche – Negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio boom. Secondo il Rapporto dell’Unità di Informazione Finanziaria, queste carte vengono utilizzate spesso in modo illecito, grazie ad una loro caratteristica di base e cioè la scarsa tracciabilità. Il che dimostra che la demogocica battaglia sull’eliminazione del contante (lo confermano loro stessi) è solo una pagliacciata, una misura che sottintende per altre cattive intenzioni da parte dello Stato. Questa tecnica delle carte elettroniche permette infatti di mettere in atto scambi meno controllati, soprattutto quando esse vengono collocate per via telematica. Internet rende molto più difficile l’identificazione degli intestatari, il che permette ai soggetti che intendono eseguire operazioni illecite di utilizzare più facilmente prestanome ignoti al Fisco.


3. Fondi - Altro tipo di schema volto ad evadere le tasse, implica l’utilizzo di fondi che, soggetti allo scudo fiscale, vengono poi re-investiti mediante operazioni in conto corrente. Anche in questo caso, la somma viene frazionata tra più intermediari, rendendo difficile il controllo da parte del Fisco.

4. Denaro contante - Le care vecchie banconote non tramontano mai a prescindere. Secondo la UIF, l’utilizzo di contante, soprattutto per operazioni riguardanti grosse somme di denaro, è uno dei maggiori indicatori di evasione. Quando circola troppo denaro cash, spesso dietro si nasconde il “sommerso”.  Nel rapporto si sottolinea inoltre la pericolosità di: «contesti di operatività bancaria presumibilmente riconducibili al settore degli appalti». Corruzione insomma.

5. Fatture - Altro classico intramontabile sono le fatture false emesse per operazioni inesistenti. In altre parole, io faccio una fattura per certificare una prestazione che non ho mai eseguito. Caso limite, ma parecchio diffuso. Ma per evadere il Fisco, non c’è bisogno di inventarsi niente. Molto spesso infatti viene utilizzata una via di mezzo che consiste nella sovra-fatturazione o nella sotto-fatturazione. Un esempio su tutti può essere l’aumento della cifra indicata (da 50 a 100 euro e così via). Questo aumento permette infatti non solo di dedurre maggiormente i costi, ma anche di accedere a detrazioni più cospicue.

6. Paradisi fiscali – Ultimo schema di evasione segnalato dalla UIF è l’utilizzo da parte di molti imprenditori dei cosiddetti paradisi fiscali, di quei luoghi che garantiscono un prelievo di tasse quasi nullo e che proteggono i loro “clienti” mediante il segreto bancario. È la stessa UIF a spiegare come funziona: i ricavi vengono cumulati nel Paese d’origini e poi trasferiti in società di comodo situate alle isole Cayman, Bermuda, Barbados, ecc.

Come ha scritto il primo ministro di Singapore, Lee Hsien Loong, “l’obiettivo del governo deve essere di rendere l’evasione fiscale non conveniente, non tanto tramite la repressione quanto attraverso l’abbassamento dei tributi a livelli tali da rendere non convenienti economicamente gli artifici contabili”. Pensate che quei poco di buono che stanno al governo comprendano un ragionamento tanto semplice quanto di buon senso? Vi rispondo io: no!  Alfano, in tv, ha detto: “Ogni volta che prendo una decisione di governo penso ai miei due figli”.  Anche io lo faccio, ogni volta che evado. Avanti tutta con la rivolta, non c’è alternativa!


Fonte: visto su L’Indipendenza del  20 novembre 2013


sabato 30 marzo 2013

MARRA: POLITICI O GIORNALISTI DI ‘SUCCESSO’ SOLO SE MASSONI O BILDERBERGHINI O PRO-ILLICEITÀ BANCARIA…




Pannella si è praticamente vantato di essere massone pochi giorni fa da Radio Radicale, raccontando, tra l’altro, di quando, già qualche decennio fa, incontrò Pietro Grasso che si recava a una riunione massonica.  Del resto quello svergognato di Pannella è vicino a quella gentildonna di campagna di Bonino che, di nuovo incredibilmente, fu eletta all’epoca Commissario Europeo dal Bilderberg perché ne è membro; tant’è che nessuno ha mai sentito dire né all’uno né all’altra una parola in tema di banche, e meno che mai contro le banche.


Renzi è figlio di massone, e non so se lui stesso è massome tesserato o ‘solo’ filomassone.

Napolitano è riportato dalla rete come un orrendo comunista-massone, ma non ho sentito l’esigenza di approfondire perché mi basta sapere, con certezza, che è filo-birderberghino, come dimostra l’accanito sostegno a Monti, che ho denunziato alla procura di Roma per essere, in violazione della Costituzione e della legge Anselmi, insieme ad altri, membro del Bilderberg, e per essere stata la sua elezione alla Presidenza del Consiglio frutto di una decisione del Bilderberg.


Di Bersani non mi risulta sia apertamente iscritto al Bilderberg o alla massoneria, ma è culo e camicia con Monti e altri B&M (bildeberghini & massoni) di ferro, sicché siamo di fronte a un concorso ben più che esterno.

Berlusconi è massone e, nonostante sarebbe visceralmente contro gli apparati e sgradito ai ‘salotti buoni’ (Bilderberg), è però sempre pronto a vendere anima e corpo suoi – e quel che è peggio anche altrui – a chiunque gli ‘dia una mano’ a guadagnare qualche soldo o a tirarsi fuori dal baratro che alla fine comunque lo ingoierà.


Draghi, Prodi, Gruber e Riotta (ma anche Rossella, Veltroni, Bernabé, Telecom, Fiat, Scaroni, Tremonti e molti altri) sono anche loro membri Bilderberg.


Grillo e Casaleggio infine, a parte la nota contiguità di Casaleggio agli ambienti bancari internazionali, è ovvio che l’avere Grillo ‘rimosso’ il signoraggio, del quale è bene al corrente (è addirittura stato vicino ad Auriti, che di certo si sta rigirando nella tomba), implica che ha buoni motivi per non parlarne più e per avere escluso ogni riferimento (serio) dal programma del M5S sia al signoraggio che alla criminalità bancaria in generale.  Sa bene infatti che la corruzione, la mala politica eccetera non rubano, tutte insieme, nemmeno un millesimo di quello che rubano le banche. Buoni motivi per tacere, quelli di Grillo, rappresentati come minimo dal fatto che non parlarne è un modo per indurre i media a ‘portarlo’, sia pure subdolamente. Perché i media sono o di proprietà o sotto il controllo delle banche, e se avessero voluto affondarlo sarebbe bastato riprendere un po’ la storia delle 13 società offshore che – tragicomicamente per uno che non fa altro che aggredire gli esportatori di denaro all’estero – ha fondato usando come testa di legno il suo autista.


La peggiore però è la magistratura, che è il vero colpevole di tutto, perché il problema non è che il ‘ladro’ voglia rubare, ma che il ‘gendarme’ gli si è venduto.

Alfonso Luigi Marra

Fonte: visto su Signoraggio.it. il blog di Gino, il 29 marzo 2013

lunedì 25 marzo 2013

DAL PARADISO ALL’INFERNO, SOLA ANDATA




L’amico Andrea Cavalleri ha scritto una interessante critica alla MMT  qui su stampalibera: Non è moderna, non è americana e non funziona: la MMT.
 In particolare mi ha colpito un suo passaggio in cui mette in evidenza le due funzioni contrapposte della moneta:
“Lo Stato, nota Gesell, controllerebbe sì la totale massa monetaria, ma non avrebbe nessuno strumento per regolare la velocità di circolazione, perciò il sistema economico risentirebbe della contraddizione insita nella natura del denaro (il denaro usato abitualmente): di essere al tempo stesso mezzo di scambio e mezzo di risparmio. Il che significa che se circola (come mezzo di scambio) non viene risparmiato, ma se viene accumulato non circola, cosicché le sue due funzioni si fanno guerra, penalizzando inevitabilmente la vitale funzione di scambio, che è quella che sostiene ogni economia evoluta (che vive della divisione e specializzazione del lavoro).”
Interessante questa distinzione dei due ruoli per analizzare l’attuale situazione economica e prospettare qualche soluzione.
A ben pensarci, infatti, per quale motivo si accumula denaro? Forse che il denaro può sfamare, riparare, tenere caldo? No, il denaro presumibilmente ci permetterà di mangiare, scaldarci, ripararci, perché ci saranno presumibilmente persone disposte a darci, in cambio di quel denaro, cibo da mangiare, legna per scaldarci e vestiti per coprirci. Ma se dessimo per scontato che troveremo comunque, sempre, delle persone disposte ad aiutarci e a darci cibo e vestiti anche senza denaro? Che bisogno avremmo di accumulare denaro?

Questa può sembrare una provocazione accademica, fine a sè stessa, una disquisizione per amanti dei sofismi, ma insisto: non è forse la mancanza di fiducia nel futuro, il bisogno di crearci le nostre sicurezze, la paura di non farcela che ci porta a ritenere più di ciò che ci serve?
Quando Dio scelse il popolo di Israele come suo messo fra i popoli (i maligni dicono che Dio pensò fra sè e sè: “Se ci riesco con questi, con tutti gli altri sarà una passeggiata“) volle dare loro un inprinting mica da poco, e per insegnar loro a non accumulare, e a fidarsi ciecamente di quello che il Cielo ti dà giorno per giorno, li tenne nel deserto per 40 anni (mica una settimana), forzandoli a raccogliere quotidianamente la manna, e questa non si poteva accumulare: quella messa da parte anche solo per il giorno dopo andava a male, tranne che per il giorno di sabato, il giorno del riposo.
Sappiamo come andò a finire, Gli andò male, e non solo quel popolo rifiutò Gesù e lo mandò a morire in croce, ma divennero i maggiori banchieri del mondo. Pazienza, questo comunque non ci esime dall’imparare la lezione: fidarsi di quello che Dio, o la Provvidenza, manda giorno per giorno.


Immaginate un paradiso in terra: nessuno accumula per sè, nessuno mette da parte, ma tutti sono disponibili per gli altri, donano gratuitamente del proprio tempo, della propria creatività, delle proprie risorse. Insomma, Dono Gratuito e senza calcoli. 
Nel momento in cui viene a mancare questa fiducia, questo abbandono, comincia la spirale negativa che ci porta al capolinea opposto: un po’ alla volta, senza grossi stravolgimenti, secondo lo schema sotto.
Si passa al baratto: sì, ti posso dare le mie uova, ma tu mi devi dare in cambio i tuoi pomodori. Poi, siccome il baratto è oggettivamente difficile da realizzare, creiamo una moneta, un mezzo di scambio basato su un bene raro e non deperibile: l’oro.
Poi da qui si passa alla cartamoneta, poi alla moneta elettronica, e alla fine, semplificando sempre di più, al chip sottocutaneo, comodo, no? Non devo neanche ricordarmi di portare con me il mio bancomat, cosa volete di più? Realizzando la famosa profezia apocalittica del segno della bestia, quel 666 che – guarda caso – si trova in tutti i codici a barre che sono su tutti i nostri prodotti.

Si capisce allora perché il sommo Giacinto Auriti parlava del valore indotto della moneta, e al tempo stesso si rivaluta la funzione sociale del reddito di cittadinanza, che pure io stesso avevo combattuto in passato. Maggiore è infatti la disponibilità di denaro, maggiore è la fiducia nel futuro. E maggiore è la fiducia nel futuro, e maggiore è la disponibilità reciproca gli uni verso gli altri.

Ma in questa fase siamo nell’esatto opposto: non esiste nessuna fiducia nel futuro,  e non essendoci alcuna fiducia nel futuro, si trattengono i soldi (non più mezzo di scambio ma solo come mezzo di risparmio). E se il denaro smette di circolare, la situazione economica peggiora ulteriormente, bloccando l’economia e creando ulteriore sfiducia nel futuro e pessimismo. Un circolo vizioso che porta verso il baratro.

Come interrompere questa spirale negativa?
A livello politico: uscendo dall’Euro e ripristinando una moneta sovrana, emessa a credito e non a debito (si arrabbieranno i banchieri, ma pazienza, sono solo un misero 0,0000.% della popolazione – e poi scoprirebbero un mondo migliore anche per loro, alla fin fine). Ma staremmo meglio tutti quanti.


A livello individuale: ricominciando a fare quanto più possibile le cose gratis, per uscire da questo cappio illusorio ma soffocante che ci è stato imposto con la moneta emessa a debito.
E, come dice Plutarco, ciò che cambia l’Uomo dentro finirà presto o tardi per cambiare anche la società esterna.

Fonte: Visto su Stampa Libera del  20 marzo 2013-03-22