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venerdì 29 novembre 2013

QUESTO E’ QUELLO CHE PROVA UN SENZATETTO AL FREDDO DELLA NOTTE





DA “IO SONO NESSUNO, STORIA DI UN CLOCHARD ALLA RISCOSSA”

Allora è così che finisce, un cartone, una coperta, uno zainetto come cuscino. È così che si spegne una vita, che si consuma un’esistenza.

Nell’indifferenza, nel silenzio, nel riflesso di una luce al neon, nell’eco di un paio di tacchi che risuona lontano. Allora è così che il vecchio Wainer Molteni esce di scena, senza rabbia, senza rumore, su una lastra di marmo gelato, avvolto dall’odore di piscio. Come se non fossi mai esistito, come se non avessi mai vissuto. Wainer si ferma, il mondo prosegue. Funziona così, vale per tutti, vale per me. Sono le regole del gioco, ci ho provato, ho rischiato, ho perduto. Tutto qui.

Non ho rimpianti, non ho rimorsi: quello che ho fatto è quello che ho scelto, quello che ho scelto è quello che ho voluto, quello che ho voluto è quello che sono. Scegliere, volere, essere, non ci sono alternative. C’è solo una cosa che mi dà fastidio: il modo.
Voglio dire, tra tutte le morti possibili quella per congelamento è una delle più assurde. A Milano, almeno. Nel duemila. Se fossi in montagna, immerso nel bianco e perso nella neve, o in Scandinavia, in mezzo ai boschi, capirei.
Ma sono nel cuore della city, attorno a me ci sono i cinema, i mac donalds, i tabacchi, i baracchini delle caldarroste, i venditori ambulanti, i negozi di scarpe e di vestiti. C’è il Duomo, la Madonnina. Ci sono le luci, i suoni, i colori. (Ci siete voi).
Non voglio morire in questo modo, non voglio scomparire sullo sfondo, e domani, magari, diventare un caso, una fotografia, una breve biografia, un articolo di giornale, un dato statistico, un oggetto sociologico, un discorso da bar, la lacrima di un benpensante, la preghiera di un prete, il comizio di un politico. Non voglio finire così, al bordo di una strada.

Dicono che la morte per assideramento sia una delle meno dolorose. Ti addormenti, dicono, ed è come se piano piano il tuo corpo si spegnesse: prima i piedi, poi le mani, infine un lungo sonno.

Da quando mi sono infilato sotto la coperta non ho smesso di tremare. Il freddo è così forte che passa attraversa i golf e la maglietta, l’aria è così gelata che mi scuote tutto il corpo. Ho le calze umide, per colpa della pioggia, e non sento quasi più i piedi. Il cappello di lana mi copre la fronte e le orecchie, la coperta e la sciarpa il resto del viso. Quel filo di aria che passa è più tagliente di un rasoio. Dovrei alzarmi, uscire dal sacco, saltellare, fare due passi; l’ideale sarebbe rifugiarmi dentro a un bar, bere qualcosa di caldo. A quest’ora non dovrei avere problemi, e nella tasca dei pantaloni ho ancora qualche spicciolo. Dovrei chiamare Nocciolina, dire a Dario: “Non resisto, me ne vado”. Dovrei darmi da fare, chiedere aiuto. Ma non riesco, non mi va, non questa volta. Sono stanco, stufo, sfinito.

Non ho più la forza di lottare, di darmi una speranza, di farmi del male: “Hai perso”, mi dico, “questa volta è finita”. I sogni, le speranze: non contano più niente; gli errori, le cadute: non contano più niente. Forse non sono mai contati. Forse, alla fine, il senso è proprio questo: tu brighi, sbrighi, disfi, sfai, e alla fine non ti rimane più niente. Provi a mettere un cappello alle cose, a darci un nome, una spiegazione, ma loro sono avanti, sono già accadute.

 Fonte: visto su STAMPA LIBERA del 27 novembre 2013



Aiutiamo queste persone e salviamoli tutti !
Se potete e volete aiutare i ragazzi, che si stanno occupando di distribuire sacchi a pelo a tutti i senzatetto in giro per il paese, contattateli direttamente sul sito: 
http://www.unsaccodivita.org, attraverso la pagina facebook “UN SACCO DI VITA” (goo.gl/mLmq9i), Twitter (goo.gl/WZaUke).

Grazie a tutte le persone di CUORE che si attiveranno !




mercoledì 9 gennaio 2013

QUANDO LA GIUSTIZIA ERRA MARCHIANDO IN MODO INDELEBILE UN ESSERE UMANO: BEPPE NON PUÒ PIÙ VIVERE IN UNA CASA


Beppe e la minestra  di Piazza San Babila



Beppe non può più vivere in una casa. Beppe è morto a 89 anni il 31-12-2012. Leggetela è un pezzo di storia Italiana.

Beppe è morto in silenzio su una panchina di Via Marina in pieno centro di Milano, nel quadrilatero della Moda. Io avevo scritto questa nota circa 3 anni fa, oggi la ripropongo, mi sembra giusto rendergli questo ultimo omaggio ad un'uomo onestò che ha pagato ingiustamente un debito non suo.

QUANDO LA GIUSTIZIA ERRA MARCHIANDO IN MODO INDELEBILE UN ESSERE UMANO. 
QUESTA È LA STORIA DI BEPPE, DI ANNI 86.


Questa è la storia di Beppe, di anni 86.  Iniziare a narrarla non è facile, non è facile perché è una storia che ho vissuto da vicino. Siamo stati compagni di viaggio per circa tre mesi. Quando dico compagni di viaggio, non intendo dire che ci recavamo in giro per le Città viaggiando realmente. Ma essere compagni di viaggio, per chi non ha nulla, vuol dire condividere tutte le ore della propria vita con un’ altra persona, e dura finché dura:  ha un inizio e può interrompersi in qualunque momento.

Beppe l’ho incontrato una sera mentre cucinavo in piazza San Babila, con un fornelletto da campeggio: “In quel periodo sopravvivevo ancora vivendo in strada”, e mi disse se poteva avere un piattino di quel cibo e che me lo avrebbe pagato. Gli sorrisi come mio solito rispondendogli che non doveva darmi nulla e che ero felice di condividere con lui quel cibo. Mi chiese una sigaretta che gli offrii volentieri, quando l’ebbe finita mi disse che si sarebbe allontanato per qualche minuto, gli risposi che era libero di fare quello che voleva, la strada era tutto meno che una prigione con le sbarre:  vidi il suo volto rabbuiarsi e si allontanò.

Tornò dopo una decina di minuti e mi diede due  pacchetti di sigarette: “Queste sono per te, sai sono 35 anni che non sento il profumo del cibo sano spargersi nell’aria come fosse uno splendido mazzo di fiori che sconfigge l’aria pestilente”.   D’istinto volevo chiedergli il perché di quella frase, ma invece dissi: ” Tra cinque  minuti è pronto, speriamo che oltre al profumo ci sia anche il gusto”.

Mangiammo in silenzio, uno strano silenzio che aveva parole disordinate com’era disordinato quel mangiare su di un muretto, quel sentirsi fuori posto, fuori luogo in tutto e per tutto, come se fossimo avulsi in una realtà che non ci apparteneva, non era nostra. La sensazione del subire inani ciò che comunque non ci apparteneva.
Nemmeno gli sguardi inorriditi dei pochi passanti che ci vedevano nutrirci, qualcuno ci disse anche: “Per fortuna sono barboni, sono diventati i padroni della Città ma andate a lavorare!”.  
Niente di quello che ci circondava ci toccava, eravamo avulsi da tutto e da tutti.
Finimmo di mangiare e Beppe disse: “Io vado a lavare la pentola, torno subito”. Ritornò dopo una ventina di minuti con la pentola lavata. In silenzio ci fumammo una sigaretta sorseggiando un bicchiere di vino.

Poi, come se si rompesse un incantesimo, Beppe iniziò a parlarmi.
“Vedi, io ho voglia che tu sappia chi sono io, non perché tu me lo hai chiesto, ma perché sono io che voglio farlo. Io sono uscito dalla galera due mesi fa, ho scontato 35 anni di pena, ho 85 anni”, e mi porse la sua carta d’identità; non mi interessava vederla, non mi interessava che lui fosse stato in galera, il cibo lo si divide con chi ha fame, questo a me bastava, la  guardai  perché insistette: era vero che aveva 85 anni. Lui si aspettava delle domande che io non facevo.

Riprese a parlare: “Sai amico ho fatto 35 anni  perché prima non sono stato simpatico al Commissario e poi non sono stato simpatico ai Giudici che mi hanno condannato ( FINE PENA MAI). Sai quale reato ho commesso per meritarmi questo? Ero semplicemente innocente, solo che loro avevano voglia di chiudere il caso alla svelta, cosi io sono stato il mostro in prima pagina e loro hanno continuato a dormire tranquilli”.

Prese da una piccola valigietta dei fogli che mi porse. Il primo foglio era il decreto di scarcerazione per non avere commesso il reato, il secondo era la notifica della confessione del vero colpevole ecc. ecc. rimasi allibito, senza parole e un sommovimento dell’anima indicibile ed inenarrabile.
Gli porsi un altro bicchiere di vino restando silenziosi per parecchio tempo. Ognuno di noi immerso nei propri pensieri e nei propri dolori. Poi gli chiesi: “Ma tu dove dormi?”.  Lui mi rispose: “Per strada. Sai ci sono le assistenti sociali della mia Città che mi danno la caccia perché mi è stata assegnata una casa, ma io non ce la faccio, appena mi sento dei muri intorno e sulla testa mi sembra di essere di nuovo in galera, quella sensazione non la voglio più vivere, meglio sulla strada con l’aria, la pioggia ed ogni quant’altro piuttosto che sentire la sensazione della prigione, ma loro non lo capiscono, pensano che con 35.000 euro di risarcimento e una casa, tutto sia a posto, ma non è cosi, perché se sei innocente subisci ma non accetti per nemmeno un istante quello che stai vivendo. Io ho vissuto un incubo lungo 35 anni e adesso con quattro soldi e quattro mura pensano che la mia anima e la mia vita possa guarire, non è così”.

Prese i suoi documenti li rimise via, si assicurò che nessuno glieli potesse rubare e si sdraiò sul muretto cominciando a dormire. Non era più abituato nemmeno alla buona notte, indipendentemente da dove posasse la propria carcassa umana.
Io presi il mio carrellino con la mia cucina mobile ed andai al mio solito posto, soliti cartoni per materasso, soliti gesti abitudinari, qualche parola con un altro senza tetto che dormiva vicino a me, poi buonanotte: domani è un altro giorno.
Non v’è risarcimento che possa coprire la distruzione di un vivente.



Da il Crogiolo del  13 agosto 2011

martedì 20 novembre 2012

PAZIENTE ONCOLOGICO TERMINALE: GUGLIELMO SINIGAGLIA IL TESTIMONE SCOMODO DI USTICA ADESSO È DAVVERO INANE


 Guglielmo Sinigaglia

Pubblicata da Guglielmo Ludovico Sinigaglia il giorno Giovedì 15 novembre 2012 alle ore 10.42

Cari amici, di Face con molta fatica scrivo questa che presumo sia la mia ultima nota.
Da circa un mese in base agli ultimi esami ed analisi sono stato classificato "Paziente oncologico terminale". Pertanto con il mio consenso sono stati sospesi tutte le terapie che sarebbero comunque stati degli accanimenti terapeutici. Pertanto come terapia farmacologica mi sono restate solo quelle antidolorifiche: " Morfina e Codeina", uniti a pochi altri farmaci.
Sono a casa visto che deputo inutile occupare un posto in ospedale che potrebbe essere più utile a degli esseri che coltivano ancora qualche speranza di sopravvivenza.  Constatando che la sanità nazionale non si fa scrupoli di nessuno, pertanto effettua tagli di tutti e su tutti senza nemmeno rispettare il dolore, spingendo i medici ad andare persino contro al loro giuramento di "IPPOCRATE".
Ovviamente essere stato il testimone di "USTICA" ed aver contratto i cancri per l'uranio impoverito farà la gioia di molti politici in particolare dei più vetusti, visto che sono talmente sozzi che nemmeno "L'inferno li vuole" perchè codesti sarebbero in grado di scalzare Lucifero dal suo trono. Ciò vale anche per tanti Generali che oltre alle imputazioni di strage e via dicendo erano anche accusati di "ALTO TRADIMENTO". Tutti questi miserrimi trarranno un sospiro di sollievo dalla mia dipartita. Ma sono altresì certo che anche loro dovranno confrontarsi con la Dea Morte ed essa non fa sconti a nessuno. La Giustizia terrena con le sue infinite leggi è anche l'unica che riesce a perpetrare infamanti ingiustizie che ontano oltre ogni oltre popoli inermi ed inani schiacciandoli sotto dei pesi davvero insopportabili.
Pesi insopportabili delle persone "ONESTE" che mantengono integre i valori che questi manipoli schiacciano con insulsa leggerezza senza dar peso che la giustizia deve essere eguale per ogni vivente.
Io sto vivendo la miserrimia della vita, specie in questo mio ultimo tratto dove gli stenti dell'esistere sono una aberrante abituale condizione di vita. Dove anche l'onestà e la dignità sono degli optionals davvero costosi.
Nonostante ciò che ho scritto, io vi invito caldamente a non accettare svilimenti del proprio esistere ed a non esitare di pagare qualunque prezzo vi sia da pagare in nome della propria onestà.
La vita non finisce con la morte terrena. Anzi dobbiamo confidare nella nostra rinascita in un universo migliore. Non chiudete la speranza che è in voi, ma aprite i vostri cuori affinché questo tratto terreno sia fertile per ciò che potremmo trovare dopo. Non fate che l'indifferenza uccida la speranza dei nostri simili. Con la certezza che i miei stenti, i miei dolori si tramuti in serenità per tutti i miei simili viventi.
Vi ringrazio per avermi accompagnato in questi anni dove io non mi sono mai arreso e grazie anche a voi ho potuto lottare contro l'ingiustizia e la disonestà dei potenti.
Un abbraccio particolare a Francesco Di Lorenzo e Fabrizio Di Lorenzo con l'augurio che la serenità di cui hanno pienamente diritto li abbracci.
A Milica Cupic dia la forza per non desistere mai nel chiedere giustizia per sua figlia.
Un forte abbraccio a Bianca Maria Fedi per la fratellanza esternatami in modo tangibile.
A Max Gaetano che si è arrampicato anche sugli specchi aiutandomi a cercare terapie idonee a sconfiggere le mie patologie cancerogene.
A Francesco Quartanaro che ha rispecchiato quel figlio che ho tanto desiderato e mai avuto.
A Giacomo Baldi cone le sue lacrime di giovane sapienza.
A Angela Peschechera che come una sorella mi è stata vicina anche nei momenti che lei stessa aveva la morte nel cuore.
Ad Elia Bruna di Taranto impagabile in tutto il suo esistere.
A tutte le persone che mi sono state vicine nei momenti bui che mi hanno avvolto.
Un ringraziamento alle persone che scientemente mi hanno fatto del male un nome su tutti Cesare Ferrara peseudo editore di Perth in Australia che sopravvive architettando piccole ed inutili truffe sulle spalle delle persone oneste che lui aveva carpito la buona fede, lacerandogli poi l'anima.
In ultimo ma non perchè siano ultimi l'auspicio a non demordere a Francesco Carbone, al decorato Giuseppe Picone e a tutti quelli che lottano l'ingiustizia rivendicando la giustizia vera.

 Guglielmo Sinigaglia

P.S. Perdonate i miei errori ortografici, ma la vista anche lei ormai mi sostiene molto poco.

Fonte: srs di Guglielmo Sinigaglia, da Facebook  di Guglielmo Sinigaglia il giorno Giovedì 15 novembre 2012 alle ore 10.42 ·