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Abbiamo già visto il documento citato da Carlo Cipolla nel suo volume Le popolazioni dei Tredici comuni veronesi del 5 febbraio 1287, con il quale Bartolomeo della Scala, vescovo di Verona, concede ai due Ulderici (de Altissimo et de curia vicentina) di origine teutonica, cioè germanica, la facoltà di trasferire nel territorio veronese loro adepti, anche per il futuro, in zone libere, non sfruttate dalla popolazione preesistente.
Il vescovo scaligero Pietro della Scala, il 6 agosto 1376, conferma questo documento.
Domenico Nordera, nella sua tesi di laurea Contenuti religiosi della popolazione dei tredici comuni veronesi, riporta una traduzione in lingua italiana del documento del 1287 rinvenuto nell'archivio parrocchiale di Roverè Veronese (che proporrò nel prossimo post), sostenendo inoltre che la ricerca del Cipolla sia stata dettata da motivi politici di opposizione alle teorie pangermaniste.
Secondo Bruno Schweizer, l'immigrazione di popolazioni di origini germanica è anteriore ai secoli XII e XIII. I cimbri sarebbero la risultante di più immigrazioni germaniche, comprovate anche dalla presenza nel veronese di toponimi cimbri anteriori agli Scaligeri; l'arrivo poi dei bavaresi, guidati dal clero, ha favorito l'assorbimento di culture e civiltà preesistenti.
Da quando ci fossero i cimbri e da dove provenissero e la loro data di insediamento rimangono ancora avvolti nella nebbia.
da Carlo Nordera, La storia dei cimbri e la loro origine, in "Settecento anni di Taucias Gareida", a cura di Carlo Nordera, vol. III, Edizioni Taucias Gareida, 1990, pp. 11-20.
Nell'immagine il disegno di Aulo Crisma, in cui tratteggia Rosa Boaso, vecchia mugnaia di Giazza: secondo il glottologo Bruno Schweizer ci sono delle differenziazioni somatiche (colore dei capelli [biondo-castano], degli occhi [chiaro], carnagione, struttura del viso o del corpo) tra le donne cimbre.
Fonte: varie da internet, fonte non rilevata



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