giovedì 3 maggio 2012

UNIVERSITA’ PADANE? DEVASTATE! ERANO LE MIGLIORI DEL MONDO


Università di Bologna

di FEDERICO COMPAGNONI

Le Università delle regioni padane sono state le migliori del mondo. Per quanto si cerchi di rigirare i dati storici, questa realtà emerge da ogni pagina consunta, da ogni documento di storia mondiale delle Università. Il Meridione ha avuto la prima Università del mondo: quella di Salerno (nel IX secolo).

Invece di piangersi addosso, dovrebbe avere uno scatto d’orgoglio ricordandolo: forse d’un colpo capirebbe quali sono state le sue potenzialità sprecate e quante ne potrebbe avere ancora in futuro, senza lo Stato unitario centralizzato italiano. In ogni caso, quelle padane sono state per secoli le migliori Università del mondo. E hanno fondato la grande tradizione europea, alla base della civiltà occidentale. Non ci piove. Bologna, Pavia, Padova erano conosciute dappertutto; gli studenti del mondo intero aspiravano a studiarvi. Le migliori famiglie americane nel Seicento vi mandavano i loro figli.
Adesso sono ridotte a ministeri elefantiaci, soffocate dalle carte, popolate da un esercito di “burocrati della scienza” sottopagati, da mezze figure di conformisti, da una casta corrotta e inamovibile, politicamente e amministrativamente mafiosa e scientificamente limitata, abituata a spadroneggiare, a spartirsi le cattedre fra bande di cavallette e a concentrare nelle proprie mani quanto più potere e servitori fedeli possibile. Assaltate da bande di predoni estranei alla scienza, sono diventate prede di partiti e consorterie, bottino di una lotta politica tanto imponente quanto distruttiva, centri di parassitismo devastati da sanguisughe.

Il fine di queste istituzioni dominate da capi clan che dettano l’agenda degli studi (emarginando coloro che studiano argomenti sgraditi) non è la scienza, ma il controllo di posizioni di potere, che fa emigrare i talenti e distrugge capacità.
Le Università padane, delle quali all’estero non si conosce neppure più il nome, sono sprofondate così nelle classifiche internazionali (su questo unanimemente concordi) dietro a quelle di Paesi che ne hanno create cinquecento o settecento anni dopo. Indiani e cinesi delle nostre Università non saprebbero cosa farsene. Un vero capolavoro, progredito di pari passo con la loro statalizzazione, che le ha soffocate e devastate. Eppure nelle nostre Università, figlie della rivoluzione urbana e dei comuni, è nato il sapere libero, insofferente ai dogmi. Erano strutture create da studenti e maestri prestigiosi, di età di poco superiore a quella di discepoli, obbligati a migliorare continuamente (altrimenti non li avrebbero pagati).

I professori quando erano bravi guadagnavano di più. Le Facoltà erano in concorrenza fra loro. La figura attuale del professore che ripete per venti o trent’anni le stesse cose era impossibile: lo avrebbero licenziato. Erano corporazioni autonome, imprese private, basate su contratti e sul mercato della conoscenza, gelose dei propri diritti, libere dalla Chiesa e dal potere politico. Il loro modello è stato salvato nel mondo anglosassone, che diverrà, soprattutto in America, ben più libera dal potere della corona, quello delle Università più straordinarie.
Quelle padane, libere dallo Stato, assicuravano, come poi Oxford e Cambridge, l’istruzione gratuita ai meno abbienti, che a Oxford fra il 1380 e il 1500 erano il 61% (figli di contadini): altro che il mitizzato “Stato sociale”,  in cui i più poveri, con un’imposta regressiva, pagano le tasse per mantenere i figli di papà agli studi!… Si chiamava privilegium paupertatis. Contadini o figli di calzolai diventavano professori o titolari di professioni altolocate, dai lauti guadagni. La nobiltà di sangue non aveva peso. L’unica nobiltà che contava era quella del sapere. Le Università padane erano piene di lasciti di benefattori. Galileo era uno studente poverissimo a Padova, sotto Venezia, nel 1592. Ma studiò comunque ed ebbe accesso ai circoli colti e senatoriali della Serenissima.

Prima di essere trasformate in organi di Stato, queste Università erano basate su un reticolato di relazioni orizzontali. Modena, Reggio, Padova nacquero spontaneamente, contendendo il primato a Bologna. A Padova fino al 1644 e a Pavia fino al 1808 il rettore era uno studente sopra i 22 anni, eletto da studenti! Sarà Napoleone a imporvi un Professore.
Pur avendo cercato di resistere alla statalizzazione nazionalizzante e cialtrona (che gli farà perdere il carattere internazionale: a Padova i rettori tedeschi e di altri paesi sono stati molti), al controllo incompetente dei parlamenti, le Università padane, che produssero un’esplosione di studi e di scienza senza precedenti nella storia umana e la cui storia è stata straordinaria, finiranno spianate da quello schiacciasassi, con tutto il suo peso di indottrinamento, controllo, nazionalismo, gerarchia burocratica, atrofizzazione (per mancanza di libertà e di risorse), protezione politica ai caporioni in cambio di asservimento, dannazione per i più poveri, freno all’innovazione.

Una devastazione senza fondo.


Fonte:  srs di di FEDERICO COMPAGNONI, da L’indipendenza del 16 marzo  2012

mercoledì 2 maggio 2012

AMICA BANCA


PRIMO MAGGIO: È QUI LA FESTA?


Mai come quest'anno la sfilata allegorica del primo maggio, con tutto il suo corollario di bandiere rosse, sindacalisti d'accatto e guitti da cortile, appare come un esercizio retorico privo di costrutto, completamente disancorato dalla realtà. Una sorta di nemesi delle coscienze, anestetizzate dalla ripetitività di gesti senza senso e inebetite dai ritmi sincopati di concertini rock, usati per creare un pubblico all'imbonitore di turno.
In primo luogo non si comprende bene la natura dell'oggetto che ci si appresta a festeggiare. 
Il lavoro, omai da tempo latitante e nella maggior parte dei casi (quando c'è) associato a salari inadeguati al mantenimento di una famiglia?
I lavoratori, bestie da soma in via d'estinzione, immolati sull'altare del progresso e della competitività?
I disoccupati, fra le cui fila sempre maggiormente copiose albergano ogni giorno che passa, nuovi e più numerosi aspiranti suicidi che la "buona stampa" finge bellamente d'ignorare?......

I sindacalisti d'accatto che continuando a millantare credito attraverso belle parole e false promesse, hanno permesso che si arrivasse fino a questo punto?
La sinistra italiana che ha cavalcato per decenni la lotta di classe, prendendo per il naso milioni di lavoratori, fino ad arrivare a scoprire che il sodalizio con i banchieri, la grande finanza ed i "prenditori" d'accatto, rappresentava il fine ultimo della sua esistenza?

Quale senso possono avere le sfilate con le bandierine ed i concertini, messi in scena in una giornata in cui non c'è nulla, ma proprio nulla da festeggiare? Qualcuno ha mai visto (dimenticando la sindrome di Stoccolma) un poveraccio pesto e dolorante che canta e balla per festeggiare il suo aguzzino? O una tribù indigena che festeggia la pioggia nel bel mezzo di un periodo siccitoso?

Al più anzichè festeggiare, la tribù di cui sopra potrebbe spendersi in rituali propiziatori, finalizzati ad ingraziarsi la benevolenza degli dei, affinché finalmente facciano piovere.
Ma il primo maggio non potrebbe neppure venire rivisitato in questa chiave, dal momento che l'Olimpo non alberga fra le nuvole ma in luoghi assai più terreni e le cause della siccità, dalle delocalizzazioni alla mancanza di dazi sono tangibili e note a chiunque possegga la licenza elementare.

Nonostante ciò, con in tasca la licenza elementare e negli occhi il fervore mistico di chi crede, non importa in cosa, ma crede, tutti in fila per tre a festeggiare il primo maggio e fra un corteo, un comizio elettorale ed un concertino, ci sarà pure il tempo per qualche "vasca" ai centri commerciali, tutti aperti (Coop in testa) senza distinzioni, perchè il progresso ha detto che é giusto così.

Fonte: srs di marco cedolin , da Il Corsivo di Marco Cedolin, del 30 aprile 2012




NAPOLI. LO SFASCIO DELLA BIBLIOTECA DI VICO: L'ANTICA BIBLIOTECA GIROLAMINI


Marino Massimo De Caro all´interno della biblioteca Girolamini di Napoli (FOTO PINDE)


SPARITI.  NAPOLI, APPELLO DI DUEMILA INTELLETTUALI CONTRO IL DIRETTORE MARINO MASSIMO DE CARO SEDICENTE PRINCIPE E SENZA LAUREA

Affidereste una delle biblioteche più ricche d' Italia cioè del mondo, piena di tesori inestimabili, a un sedicente principe dottore che non è principe e non è laureato?
È successo: il «nobiluomo» “Marino Massimo De Caro” ha in mano, col benestare ministeriale, la biblioteca napoletana dei Girolamini. Quella di Giovan Battista Vico. E il giorno stesso in cui usciva sui giornali l' allarme di centinaia di studiosi si è precipitato a denunciare il furto di un sacco di libri.

Tutto è cominciato un paio di settimane fa quando Tomaso Montanari, fiorentino, docente di Storia dell' arte moderna alla «Federico II» di Napoli, autore del saggio «A che serve Michelangelo?» (zeppo di pesantissimi dubbi sul crocifisso attribuito al Buonarroti e acquistato dal governo Berlusconi per più di tre milioni di euro) ha denunciato su «Il Fatto» di avere visitato la Biblioteca dei Girolamini, che contiene oltre 150 mila manoscritti e volumi antichi, e di averla trovata in condizioni penose: disordine, polvere, pile di libri preziosi accatastate per terra, lattine vuote di Coca-Cola abbandonate sugli antichi banconi... «La biblioteca oggi è chiusa - scriveva Montanari - perché dev' essere riordinata, dice padre Sandro Marsano, il giovane sacerdote oratoriano, che ti accoglie, gentilissimo ed entusiasta, nel meraviglioso complesso secentesco. Perché accadono cose strane, dice invece la gente che abita intorno al convento: che ti parla di auto che escono cariche, nottetempo, dai cortili della biblioteca».

Una denuncia clamorosa. Anche perché elencava una serie di perplessità sul nuovo direttore, il «professore» Marino Massimo De Caro: «Comunque stiano le cose è incredibile che a dirigere uno dei santuari della cultura italiana sia uno degli esemplari più pregiati della fauna del "sottobosco" esplorato da Ferruccio Sansa e Claudio Gatti nel libro (appena) uscito. Lì De Caro è il mediatore nell' affare del petrolio venezuelano, "uno dei casi più clamorosi di alleanza tra berlusconiani e dalemiani"».

Console onorario del Congo, già assistente del senatore Carlo Corbinelli, già Responsabile pubbliche relazioni dell' Inpdap nel Nord-Est, già vicepresidente esecutivo dal 2007 al 2010 di Avelar energia (parchi eolici e solari) del gruppo Renova appartenente all' oligarca russo Victor Vekselberg, già titolare di una libreria antiquaria a Verona, già socio nella libreria antiquaria Buenos Aires (la «Imago Mundi») di Daniel Guido Pastore, coinvolto in Spagna in una inchiesta su una serie di furti alla Biblioteca Nazionale di Madrid e alla Biblioteca di Saragozza, è finito nel «giro» ministeriale con Giancarlo Galan.

Lo si legge in una nota del ministero stesso: «Il Dott. Marino Massimo De Caro è stato chiamato a collaborare con il Ministero dal Ministro Giancarlo Galan in data 15 aprile 2011 in qualità di consulente esperto per l' approfondimento delle tematiche relative alle relazioni con il sistema impresa nei settori della cultura, dell' editoria nonché delle tematiche connesse all' attuazione della normativa concernente l' autorizzazione alla costruzione e all' esercizio di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e al loro corretto inserimento nel paesaggio. Il Ministro Lorenzo Ornaghi in data 15 dicembre 2011 ha confermato l' incarico al Dott. Marino Massimo De Caro, come ha fatto con altri consiglieri del Ministro Galan, in qualità di consulente esperto per l' approfondimento delle tematiche relative alle relazioni con il sistema impresa nei settori della cultura e dell' editoria».

Riprendiamo un passaggio del libro «Il sottobosco» di Gatti e Sansa a proposito di una intercettazione: «Il 27 dicembre 2007 De Caro si lamenta di un capitano dei carabinieri del Nucleo del patrimonio artistico di Monza che lo sta "scocciando" per un libro acquistato in un' asta pubblica in Svizzera. È indagato per ricettazione, spiega, e la cosa ha bloccato la sua nomina a console onorario del Congo perché il ministero degli Esteri non sta concedendo il nullaosta. (...) Il 17 luglio 2009 De Caro potrà finalmente rilassarsi perché il sostituto procuratore di Milano Maria Letizia Mannella, "rilevato che l' incunabolo non è stato rinvenuto fisicamente, malgrado le numerose ricerche", chiede il non luogo a procedere. In altre parole, visto che l' oggetto della presunta ricettazione è scomparso e che le tre persone coinvolte si accusano a vicenda, la pm finisce con l' archiviare il tutto». Ripetiamo: tutto archiviato. Ma tra tante possibili scelte non c' erano altri dal profilo assolutamente cristallino cui affidare una biblioteca di libri preziosi già molto saccheggiata nei decenni?

Offeso dai sospetti, il giorno dopo la denuncia il direttore spiega al Corriere del Mezzogiorno di avere tutte le carte in regola: «Mi sono laureato a Siena, ho insegnato Storia e tecnica dell' editoria nei master di specializzazione dell' Università di Verona». Di più: «Sono stato consulente del cardinale Mejia, bibliotecario del Vaticano, ho pubblicato un libro su Galilei, sono stato direttore della Biblioteca del Duomo di Orvieto...» Di più ancora, spiega al Mattino: «Il padrino di battesimo di mio nonno è stato Benedetto Croce. La mia famiglia, che tramandava il titolo di Principi di Lampedusa, si è unita con quella del famoso Tomasi ed è in quel momento che è diventato di Lampedusa, anche di questo andiamo fieri».

«Perdindirindina!», esclamerebbe Totò che si vantava di essere Sua Altezza Imperiale Antonio Porfirogenito della stirpe Costantiniana dei Focas Angelo Flavio Ducas Commeno di Bisanzio, principe di Cilicia, di Macedonia, di Dardania, di Tessaglia, del Ponto, di Moldava, di Illiria, del Peloponneso, Duca di Cipro e di Epiro, Conte e Duca di Drivasto e di Durazzo. «Falso», gli risponde il giorno dopo, sempre sul quotidiano partenopeo, il vero principe Gioacchino Lanza Tomasi: «Le affermazioni del bibliotecario sulla discendenza dai principi di Lampedusa sono un' impostura. Il titolo di principe di Lampedusa è stato concesso da Carlo II di Spagna a Ferdinando Tomasi nel 1667. I Caro quindi con il titolo di principe di Lampedusa non hanno nulla a che vedere. ... Il nostro eminente bibliotecario queste cose dovrebbe averle sulla punta delle dita. E consiglierei al priore dei Girolamini di vigilare su un archivista che invece di appoggiarsi alla documentazione si avvale di casi di omonimia».

Vabbé, sempre «professore» resta. Lo dice un comunicato stampa dell' Associazione nazionale «Il Buongoverno», costituita a Milano e «presieduta dal Sen. Riccardo Villari, con Marcello Dell' Utri presidente nazionale onorario. Il segretario è il senatore Salvatore Piscitelli. (...) Segretario organizzativo nazionale è il professor Marino Massimo De Caro». Perdindirindina bis!

Peccato che, a dispetto delle dichiarazioni e dei comunicati ufficiali del ministero che lo chiama ripetutamente «dottore», il nostro De Caro all' Università di Siena, dove si iscrisse a Giurisprudenza nel 1992/1993 restando iscritto fino al 2002, non si sia mai laureato. E che lo stesso cervellone centrale dell' Università di Verona non conservi traccia, manco di striscio, del passaggio da quelle parti dell' illustre «docente».

Il dettaglio più divertente, tuttavia, è l' ultimo. Prima ancora che uscissero tutti questi ritocchi all' auto-agiografia, centinaia e centinaia di intellettuali avevano iniziato a firmare un appello per chiedere che il ministro Lorenzo Ornaghi come fosse possibile che una biblioteca importante come quella dei Girolamini fosse stata affidata a «un uomo che non ha i benché minimi titoli scientifici e la benché minima competenza professionale per onorare quel ruolo».
Parole durissime, sottoscritte fino a ieri sera da poco meno di duemila personalità, tra le quali Marcello De Cecco, Ennio Di Nolfo, Dario Fo e Franca Rame, Carlo Ginzburg, Salvatore Settis, Tullio Gregory, Gustavo Zagrebelsky, Gioacchino Lanza Tomasi, Adriano La Regina, Gian Giacomo Migone, Alessandra Mottola Molfino (presidente di Italia Nostra), Lamberto Maffei (presidente dell' Accademia dei Lincei), Dacia Maraini, Stefano Parise (presidente dell' Associazione Italiana Biblioteche), Stefano Rodotà, Rosario Villari...

Bene: la mattina stessa in cui esce la notizia dei dubbi di quegli intellettuali, il «Dottor», «Principe», «Professor» Marino Massimo De Caro si presenta alla Procura della Repubblica. Vuol fare una denuncia: si è accorto che nella sua biblioteca sono spariti millecinquecento libri...

Le origini L' edificio La Biblioteca dei Girolamini è la più antica biblioteca di Napoli, nella quale sono contenuti alcuni dei libri più importanti della letteratura mondiale. La struttura fa parte del complesso della chiesa dei Girolamini.  L' apertura La biblioteca è stata aperta al pubblico nel 1586 e consentiva di leggere testi importanti di filosofia, teologia cristiana, musica sacra e storia dell' Europa. Le celebrità La biblioteca è diventata famosa quando iniziò ad andarci Giovan Battista Vico le cui spoglie, peraltro, riposano proprio nella chiesa vicina.  Il declino Dopo il terremoto del 1980 la struttura venne usata per ospitare gli sfollati. Da allora è iniziato un periodo di declino e abbandono andato avanti per anni. Attualmente, il direttore è Marino Massimo De Caro.

Fonte: srs di Stella Gian Antonio da il  Corriere della Sera, del 17 aprile 2012, pag. 27



NAPOLI CHIAMA VERONA: MARINO MASSIMO DE CARO VIVE A VERONA, ALLA BIONDELLA,  ED È INDAGATO PER PECULATO PER I LIBRI SCOMPARSI. DAI FURTI SOSPETTI ALLA CATTEDRA
«MAI INSEGNATO QUI IN ATENEO»

De Caro con in mano  uno  dei preziosi libri della biblioteca dei Girolamini

L´Università di Verona: «L´ex direttore della Biblioteca dei Girolamini non ha mai tenuto corsi». Dubbi anche sulla laurea e sul titolo nobiliare

Marino Massimo De Caro si affaccia alla porta della sua abitazione, un villino in zona Biondella immerso nel verde di un parco privato. «Sto parlando adesso con il mio avvocato», dice con tono calmo, spiegando di non voler rilasciare dichiarazioni alla stampa. Ma fa anche intendere di non escludere la possibilità di parlare nei prossimi giorni.


E allora, forse, avremo anche la sua versione dei fatti, ormai finiti tra le colonne di tutti i giornali nazionali, riguardo alla scomparsa di 1.500 preziosi volumi e manoscritti della cinquecentesca Biblioteca dei Girolamini, la più antica di Napoli.


Perché c´è un lungo filo di dichiarazioni inesatte e giri ancora poco chiari che collega Verona alla città partenopea. A tendere questo filo da un capo all´altro della penisola è lui, Marino Massimo De Caro, d´origine barese, ex direttore (già contestato) della Biblioteca dei Girolamini, scrigno di testi antichi di grande valore.


Ecco che succede: due giorni fa, la procura di Napoli autorizza la perquisizione delle abitazioni di De Caro. Egli, infatti, è iscritto nel registro degli indagati per peculato nell´ambito dell´inchiesta sulla scomparsa dei preziosi volumi dagli scaffali della biblioteca napoletana.


E Verona? C´entra per tre motivi. Primo, la villa della Biondella, sopra Borgo Venezia, è una delle abitazioni oggetto delle ispezioni dei carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale. É stata posta sotto sequestro la Biblioteca dei Girolamini, e perquisita anche la residenza napoletana di De Caro. 


Secondo, De Caro ha dichiarato al «Corriere del Mezzogiorno» di aver «insegnato Storia e tecnica dell´editoria nei master di specializzazione dell´università di Verona», e quindi di intrattenere con la nostra città un rapporto professionale, oltre che abitativo. Terzo, il nome di De Caro è legato a una libreria antiquaria in centro storico.


Allora: da noi interpellata sui corsi tenuti dal «professor» De Caro, l´università risponde picche. Nel senso che De Caro non risulta titolare di alcuna cattedra nel nostro ateneo, né oggi né in passato. Però ci è mancato poco: «Risulta una sua proposta per l´attivazione di un corso, risalente all´anno scorso e poi più concretizzata. Comunque, non è mai stato nostro docente», dicono dall´università.

Nel frattempo, emergono dubbi sulla veridicità della laurea che De Caro afferma di aver conseguito a Siena, nonché sul titolo nobiliare di cui dice essere decorata la sua famiglia.


Le indagini sul filone dei libri scomparsi sono tuttora in corso. Ma non è escluso che proprio in terra scaligera possa saltar fuori qualche prezioso tomo tra quelli che risultano trafugati alla biblioteca dei Girolamini.


Nel frattempo, De Caro è stato raggiunto dagli strali di circa duemila personalità della cultura italiana, firmatarie di un appello per cacciarlo da direttore dei Girolamini, in quanto «non ha i benché minimi titoli scientifici e la competenza professionale per onorare quel ruolo». 

Ruolo dal quale, in ogni caso, De Caro si è autosospeso pochi giorni fa. E la faccenda si fa sempre più spinosa, nonché intricata. L.CO.



Fonte: da l’arena di verona di sabato 21 aprile 2012,CRONACA, pagina 15


«NON HO RUBATO NESSUN LIBRO,
ERANO STATI DIMENTICATI A CASA»

De Caro, ex direttore della biblioteca dei Girolamini  (FOTO MARCHIORI)


OLDI. L´ex direttore della biblioteca dei Girolamini di Napoli è indagato per peculato nell´ambito di un furto milionario.
De Caro: «Ero riuscito a ottenere la restituzione di 28 volumi dalla casa d´aste Christie´s.  Non potevo trasportarli tutti insieme, per cui abbiamo organizzato diversi viaggi»

Diceva che l´avrebbe fatto, e così è stato. Nella sua villa alla Biondella, sopra Borgo Venezia, Marino Massimo De Caro esce tra gli alberi del parco privato, per raccontare la sua versione dei fatti.
 L´ex direttore della biblioteca dei Girolamini di Napoli, indagato per peculato nell´ambito dell´inchiesta sul furto di 1.500 volumi antichi per un valore milionario, esordisce con un appunto sulla perquisizione subita pochi giorni fa, proprio qui, nella sua residenza veronese, dove abita dal 1999.


«I carabinieri hanno iniziato a setacciare la mia casa alle 22, per finire alle 2 di mattina». Risultato? Tre dei libri cercati erano qui a Verona. Tre dei tanti che ancora mancano all´appello, trasformando la scomparsa dei preziosi tomi in un caso nazionale.


ACCUSE E REPLICHE. Le indagini sono in corso. Ma la faccenda dei libri rubati è già costata a De Caro l´incarico di consigliere del ministro per i beni e le attività culturali Lorenzo Ornaghi, nonché quella di direttore della biblioteca dei Girolamini, ricoperto dallo scorso giugno. «Meglio così, mi sento più libero di difendermi».


In più, De Caro replica a chi lo accusa di non essere laureato: «Il mio titolo esiste. Chi afferma il contrario mi denunci, se ne è convinto». E contraddice quanto già dichiarato dalla nostra università, cioè che lui non avrebbe mai insegnato all´ateneo scaligero: «Nel 2005, ho tenuto alcune lezioni per lo Stedal, il master in storia e tecniche dell´editoria e antiquariato librario. Ero anche nel comitato scientifico». E la sua libreria antiquaria in piazza Erbe? «Chiusa da anni».


LA SUA VERSIONE. De Caro, colpito dalla gragnuola di accuse di alcuni dipendenti della biblioteca, di migliaia di intellettuali e di alcune inchieste giornalistiche, dà una sua spiegazione a tutto.


Qualche esempio: «Se tre libri erano a casa mia, c´è il motivo», afferma. E parte col racconto. «Il direttore di una biblioteca prestigiosa, qual ero io fino alla mia auto-sospensione, ha il dovere di aggiornarsi sui libri d´antiquariato in circolazione. Sono solito consultare il catalogo delle più importanti case d´asta, da ultimo quello della londinese Christie´s.   A marzo, mi accorgo che stanno per finire in vendita volumi marchiati con il timbro della biblioteca dei Girolamini. "Congregazione oratorio Napoli", riportano infatti sul frontespizio. In alcuni, la scritta appare abrasa, come se si fosse tentato di cancellarla».


Quindi? «Dopo uno scambio di e-mail con la casa d´aste, io e il conservatore della biblioteca, don Sandro Marsano, voliamo a Londra. E portiamo con noi le fotocopie di un catalogo settecentesco dal quale risulta che quei libri provengono proprio dagli scaffali dei Girolamini, mentre non ve n´era traccia nei nostri cataloghi attuali».


I libri della biblioteca finiti nei depositi Christie´s sarebbero 28.  «Riesco dunque a ottenere la restituzione dei volumi, e la casa d´aste li invia nella sua sede di Milano. Delego un amico per recuperarli e portarmeli a Verona. Da qui, li avrei trasferiti tutti a Napoli. Un po´ alla volta, perché io viaggio in treno o in aereo, e non avrei potuto portarmi appresso una cassa di libri. L´ultimo giro, l´ha fatto un mio amico con la sua auto. Per sbaglio ha dimenticato a casa mia tre tomi. Ma guarda un po´, il giorno stesso del rientro dei libri a Milano, escono sui giornali le accuse nei miei confronti», dice De Caro.


Cosa intende? De Caro punta il dito verso alcuni dipendenti della biblioteca dei Girolamini: «Loro hanno portato alla magistratura i nastri della videosorveglianza in cui mi si vede portar fuori dalla biblioteca alcune casse. Stavo solo andando a buttare pile di vecchie riviste senza valore: ecco perché non ho badato alle telecamere. Ed era il primo agosto: avrebbero dovuto denunciarmi allora».


Ma perché lo faceva di notte? «Quando sono a Napoli, due giorni la settimana, smaltisco il lavoro fino a tardi». Perché alla spazzatura non ci pensavano gli addetti alle pulizie? «Non ci sono fondi per pagarli». E allora chi ha rubato i libri? «Secondo me, qualcuno che lavorava in biblioteca da molti anni, e aveva avuto il tempo di scegliere e agire».

Fonte: srs di Lorenza Costantino da L’arena di Verona di domenica 22 aprile 2012 CRONACA, pagina 17
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martedì 1 maggio 2012

1 MAGGIO 2012: L’INDIFFERENZA DEGLI IDIOTI



E’ UN PRIMO MAGGIO DI LUTTO.
Un primo maggio che vede la Costituzione cancellata dalle decisioni di un governo antidemocratico, che registra, come mai, un numero impressionante di suicidi e di tentati suicidi causati dalle precarie condizioni economiche in cui versa la maggioranza del paese, che segna il record della disoccupazione rilevata dall’Istat, che tutti sanno ben inferiore alla reale, che porta con sé tutta la rabbia repressa di un popolo tradito dalle sue istituzioni e dalle sue rappresentanze sociali.
Le parole di Napolitano risultano l’ennesima offesa ai cittadini italiani. Non cita le disperazioni che stanno attraversando tutto lo stivale, parla di un lavoro che non c’è cercando, anche lui, come l’indegno ministro Fornero, di creare ulteriori spaccature nel paese, di far credere che il lavoro negato ai giovani sia dovuto alle “salvaguardie” che gli anziani continuano ad avere.
Fanno finta di dimenticarsi che il lavoro è un diritto per tutti, anche per quei cinquantenni che le ricette di questo governo stanno definitivamente gettando fuori dal mondo lavorativo.
Non è un caso che la quasi totalità delle persone che ha pensato di togliersi la vita avesse un’età non più considerata giovane, ma gli indifferenti anzianotti nostri governanti non sembrano accorgersene.
Ora il tecnico-professoron Monti ha chiamato un altro tecnico per fare quelle cose tecniche che lui tecnicamente non sa fare.
Ora passano all’attacco definitivo della salute e dell’istruzione.
I tagli di tutti i precedenti governi non sembrano siano bastati ad arginare il deficit di bilancio che cresce, anche dopo la cura del professorone, a ritmi vertiginosi…grazie agli sprechi non ancora sfiorati da nessuna riforma.
Ed allora le menti tecniche cancellano lo stato sociale…niente sanità, niente scuola pubblica, niente assistenza sociale, trasporti ridotti, giustizia massacrata.
Quindi, tecnicamente, pagheremo il 50% del nostro reddito per “mantenere” quella sovrastruttura che di Stato non ha più nulla e che di democratico non ha neanche più il senso.
Ci si aspetterebbe, anche da quei pochi media che ancora sembrano relativamente liberi, un’ondata di sdegno…dai sindacati ci si attenderebbe, come minimo, uno sciopero generale…e non di un solo giorno…viste le nefandezze che anche loro, nei comizi, denunciano.
Ed invece sui media c’è Grillo…il comico…quello che in un comizio ha paragonato queste persone, questo governo, alla mafia…
Per i sindacati c’è il comizione…seguito dal concertone…e tante, ma tante, belle parole…in totale assenza di ogni fatto ed atto sia a livello nazionale che a livello locale.
C’è da cominciare a domandarsi seriamente se sia possibile riuscire a trovare un’ uscita da questo massacro premeditato sperando ancora in questo o quel partito, in questo o quel sindacato.
Quanto sta accadendo non più in tv, ma sotto i nostri occhi, nel nostro condominio, nelle nostre case, non trova risposta alcuna in quella marmaglia di ricchi indifferenti idioti che riempiono le nostre orecchie delle loro sguaiate parole.
C’è bisogno d’altro…c’è bisogno di ricordare come è nato il primo maggio…e ripercorrere, senza leader né bandiere, quel percorso…

Da Wikipedia: A far cadere definitivamente la scelta su questa data, per commemorare la festa dei lavoratori, furono i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago (USA) e conosciuti come rivolta di Haymarket. Il 3 maggio i lavoratori in sciopero di Chicago si ritrovarono all’ingresso della fabbrica di macchine agricole McCormick. La polizia, chiamata a reprimere l’assembramento sparò sui manifestanti uccidendone due e ferendone diversi altri. Per protestare contro la brutalità delle forze dell’ordine gli anarchici locali organizzarono una manifestazione da tenersi nell’Haymarket square, la piazza che normalmente ospitava il mercato delle macchine agricole. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio quando la polizia sparò nuovamente sui manifestanti provocando numerose vittime, anche tra i suoi.
L’11 novembre del 1887 a Chicago (USA), quattro operai, quattro organizzatori sindacali e quattro anarchici furono impiccati per aver organizzato il 1º maggio dell’anno precedente lo sciopero e una manifestazione per le otto ore di lavoro.
Il 20 agosto fu emessa la sentenza del tribunale: August Spies, Michael Schwab, Samuel Fielden, Albert R. Parsons, Adolph Fischer, George Engel e Louis Lingg furono condannati a morte; Oscar W. Neebe a reclusione per 15 anni. Otto uomini condannati per essere anarchici, e sette di loro condannati a morte. Le ultime parole pronunciate furono: Spies: “Salute, verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte!” Fischer: “Hoch die Anarchie! (Viva l’anarchia!)” Engel: “Urrà per l’anarchia!” Parsons, la cui agonia fu terribile, riuscì appena a parlare, perché il (boia) strinse immediatamente il laccio e fece cadere la trappola. Le sue ultime parole furono queste: “Lasciate che si senta la voce del popolo!“
Ex dipendente di un'azienda d'informatica ormai vicina alla sparizione. Dirigente nazionale dello Slai-cobas nel 2003 iniziò una dura battaglia contro i vertici societari per impedire quella che sembrava, e poi si è rivelata, una vera e propria truffa ai danni dei lavoratori. Veniva licenziato nel 2005 con un pretesto. Vinceva tutte le cause contro l'azienda, che comunque non lo reintegrava nè pagava il dovuto. Attualmente disoccupato con un inutile tessera di giornalista pubblicista


FONTE: il Pasquino, da Reset Italia



PREVISTI NUOVI TAGLIA ALLA SANITA'


FORZA MONTI! NEL 2012 GIÀ BATTUTA LA GRECIA…146.000 IMPRESE CHIUSE IN 4 MESI!


PRECISAZIONI: NOI PUTTANE INSISTIAMO CHE I POLITICI NON SONO FIGLI NOSTRI!


BONANNI: «LA MANOVRA SEMBRA FATTA DA MIO ZIO»




Bonanni oramai è certo:  tuo zio  avrebbe fatto meglio.

VISTO CHE È LA FESTA DEL LAVORO DEL 1 MAGGIO: LA LETTERA DEI "DISOCCUPATI ANONIMI" AL QUOTIDIANO "IL PICCOLO" DI TRIESTE


Salve, siamo Matteo D'Agostino e Maria Ana Cerceo, su facebook abbiamo la pagina DISOCCUPATI ANONIMI. Abbiamo scritto una lettera alla redazione del nostro quotidiano cittadino "il piccolo" per lamentarci della situazione del mercato del lavoro;

Siamo un gruppo di giovani Triestini che vogliono lavorare, ma ne sono impediti, e si stanno organizzando; per ora su internet (siamo circa 300) ma siamo convinti che internet non basta, per questo il nostro obiettivo è scendere in piazza: ci stiamo organizzando per farlo. Ogni cosa a suo tempo.
Siamo consapevoli di essere vittime di vertici manageriali, titolari costretti a licenziare per le troppe spese, contratti di lavoro ridicoli, come ad esempio: “a chiamata”, “contratto determinato” per pochi giorni, o per un mese e poi il “contratto a progetto” dove spesso il progetto non esiste, ma è solo per vendere prodotti di multinazionali, spesso d i telefonia con abbonamenti o altre truffe e spesso non si viene nemmeno pagati.
Vogliamo parlare delle agenzie interinali? Rimaste anche loro senza lavori da offrire, o che ti promettono colloqui di lavoro e poi spariscono, agenzie con orari per iscriversi, e che spesso si trovano chiusi. A questo punto, se ci sono cosi'  tante agenzie per il lavoro interinale, cosa serve l'ufficio di collocamento? Per spendere soldi dello stato inutilmente?

Ma dopotutto in Italia è sempre stato così.. Guardateli in faccia, Monti, Fornero, i vertici Europei, confrontateli con le foto delle riunioni del patto di Varsavia e Nomenklatura che non c'è più; sono del tutto uguali, nell'aspetto, quelli e questi.
Ma noi siamo il popolo. Siamo l'immensa massa precaria, sottopagata o senza impiego, ora neppure più assistita, frutto di sconquassi sociali incredibili che il clero giornalistico ha il compito di minimizzare ed offuscare, ma noi, vedrete, impediremo il gigantesco sforzo ideologico e mediatico in corso per impedirci ogni forma di organizzazione autonoma, di noi classe flessibile, e sarà inutile il controllo da parte di assistenti sociali, poliziotti, organizzazioni governative e non.
Noi lo faremo. Volete impedircelo? Chi vuole aderisca, siamo su Internet su Facebook, DISOCCUPATI ANONIMI.

FONTE:  Da Nocensura  del 1 maggio 2012



LETIZIA MARINI HA PUBBLICATO QUALCOSA SU DISOCCUPATI ANONIMI (1 maggio 2012)


Ho 47 anni mio marito ne ha 54, abbiamo 2 figli di 27 e 22 a casa sono solo io che lavoro con un contratto di 20 ore settimanali,  Il mio stipendio e di 650.00€ al mese e siamo alla disperazione totale, lavoro solo per poter pagare le bollette ...giorni fa mio marito e andato per vedere la lista per lavori socialmente utili e al primo posto ci sono cittadini rumeni perché hanno tanti figli e perciò hanno diritto prima loro che noi italiani ...circa un mese fa al tg sardo hanno dato notizia che al comune di Cagliari e Olbia sono stati assunti 20 rom e dato anche l alloggio per 20 famiglie...e notizia di poche ore fa un imprenditore di Nuoro dopo aver licenziato tutti gli operai (compresi i figli)si e suicidato ...ancora notizia di pochi minuti fa al Tg Com.  Lo stato a deciso di fare tagli alle forze dell’ ordine ....penso che ci sia abbastanza per dire basta ...basta...basta. Se voi siete 300 ora siamo 304voglio solo sapere quando.

FONTE: disoccupati anonimi

RIPRENDIAMOCI L'ITALIA RIPRENDIAMOCI IL FUTURO


FESTA DEL LAVORO DEL 1 MAGGIO: CADE DALL’IMPALCATURA, OPERAIO ROMENO MUORE IN UN CANTIERE ALL’AQUILA


Stava lavorando nonostante il giorno di festa in un cantiere per costruire un residence a Rocca di Cambio. L'incidente mentre si stava sporgendo dal terzo piano per prendere alcuni materiali

Cade dall’impalcatura al terzo piano e muore nel giorno della Festa del Lavoro: la vittima è un operaio romeno, Vasile Copil, di 51 anni, che stava lavorando in un cantiere a Rocca di Cambio (L’Aquila), nonostante la giornata di festa. L’operaio, dipendente di una cooperativa di Roma, stava lavorando nel cantiere di un residence alla periferia del paese: Copil si è sporto per prendere alcuni materiali all’impalcatura del piano superiore, perdendo l’equilibrio e cadendo a terra. A dare l’allarme è stato un altro operaio. Sul posto è intervenuto l’elisoccorso del 118 dell’Aquila, ma l’uomo è morto pochi minuti dopo l’arrivo dei sanitari. Il cantiere è stato posto sotto sequestro dai Carabinieri.
Il sindaco di Rocca di Cambio, Gennaro Di Stefano, è impressionato dalla morte dell’operaio. “Non lo conoscevamo di persona, visto che la ditta è di Roma – ha spiegato Di Stefano – ma c’è il dolore forte in paese per questa morte. Purtroppo incidenti sul lavoro continuano a capitare per l’incuria, l’incoscienza, la mancanza di un minimo di protezione, accortezza e rispetto delle regole. Più succedono e più non si prendono provvedimenti”.

FONTE: da IL FATTO del 1 maggio 2012
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/01/laquila-cade-dallimpalcatura-operaio-romeno-muore-giorno-festa/214677/