martedì 1 maggio 2012

PARROCO INVITA I FEDELI A NON PAGARE LE TASSE DEL GOVERNO MONTI


Don Ferdinando Mazzoleni,

Tra le file della Chiesa c’è chi si schiera dalla parte di noi cittadini italiani, uno di questi è Don Ferdinando Mazzoleni, che è parroco da ormai 26 anni in quel di Villasanta, in Brianza. E’ proprio lui ad invitare i fedeli a non pagare le tasse del nuovo governo Monti, un governo tecnico che non è destinato a durare, poiché colpisce i deboli e lascia intatti i grandi patrimoni.
Un simile atteggiamento potrebbe scaturire una rivoluzione sociale, stando alle sue parole. Sulla prima pagina del bollettino parrocchiale il parroco si è chiesto se sia obbligatorio o meno pagare le tasse, poiché nonostante lo sia, non tutti vengono controllati e costretti a pagarle, mentre altri fanno la bella vita e se la spassano, senza pensieri.
Ha parlato di ingiustizia sociale, e per mettere a posto le cose dovrebbero iniziare dicendoci la verità: la gente non arriva alla fine del mese, dunque non è vero come dicono loro che l’Italia è “salva”, ma i sacrifici da fare per andare avanti sono sempre di più, e il governo continua ad imporre tasse su tasse: la benzina, l’Imu, la Tarsu, e chi più ne ha più ne metta. E voi, siete d’accordo con le parole del parroco?

Fonte: da .boorp.com del 1 maggio 2012


IL PRETE PREDICA CONTRO MONTI: "FEDELI, NON PAGATE LE TASSE". DON FERDINANDO ACCUSA IL GOVERNO: "COLPISCE SOLO I PIÙ DEBOLI. UN RAGIONIERE AVREBBE FATTO MEGLIO DEL PREMIER"


Il prete anti tasse spara a zero su Mario Monti. L'invito di Don Ferdinando ai suoi fedeli è di quelli che fanno discutere. Il parroco di Villasanta, in Brianza, scrive nel suo editoriale sulla prima pagina del bollettino parrocchiale: "Le tasse introdotte da questo governo non andrebbero pagate. Mi chiedo se posso tranquillamente dire in questa situazione se è obbligatorio pagarle. Che lo sia è certo, ma sempre? Tutte? È difficile dire quando siano giuste, ma sono di certo ingiuste quando solo alcuni vengono controllati e costretti a farlo, mentre altri se la spassano beatamente".

Non ho fiducia in Monti - E in un'intervista rilasciata a Repubblica, spiega: "Questa tassazione colpisce i più deboli e lascia intatti i patrimoni dei benestanti. C’è un’ingiustizia sociale spaventosa". Il prete se la prende con il Governo: "La smettano di prenderci in giro. Ci dicono che il peggio è passato, che l’Italia è salva, ma la realtà è fatta di gente normale che non arriva alla fine del mese. Di famiglie con l’acqua alla gola a cui si chiedono sempre più sacrifici, tasse su tasse. L’Imu, la Tarsu, la benzina che aumenta un giorno sì e quello dopo pure". In particolare Don Ferdinando ce l'ha con il premier: "Avessero messo al posto di Mario Monti un ragioniere avrebbe fatto meglio. E poi mi devono spiegare come mai i politici non hanno rinunciato ai loro privilegi. La gente è arrabbiata. Non ho fiducia in un uomo che viene dal mondo bancario e decide di esentare le banche dal pagamento dell’Imu".

Fonte: da Libero.it   del 27 aprile 2012

BELTANE (1° MAGGIO), LA FESTA DEL FUOCO FERTILE FUORI E DENTRO DI NOI


La tradizionale festa celtica del Dio Sole e della sua consorte, Belenos e Belisama (o Damona, o Sirona), cade nel mese di Giamonios, secondo il calendario celtico di Coligny, ovvero La fine dell’Inverno.
Convenzionalmente Beltane è oggi fatta coincidere col 1° di maggio.
Bel vuol dire luce brilllante, ed è ilmomento di farci inondare dalla luce della natura intorno e dentro di noi: tradizionalmente il brillante Belenos restituiva la salute alla vista, ed è perciò il momento di vedere con chiarezza e gioia le nostre vite.
Beltane. Questa parola è celtica e significa “fuoco splendente” o “fuoco bello” (M. Green) e viene collegata al dio Beleno, venerato nella Gallia sud-orientale, in Italia settentrionale, nel Norico (parte dell’odierna AUstria). In Friuli è stata chiaramente individuata: sono state contate 54 epigrafi scoperte in Aquileia [vedi ] e dedicate al dio Beleno (I-III secolo dell’impero), altre epigrafi sono state rinvenute a Barbana, nella Laguna di Grado, a Concordia e a Zuglio in Carnia (da: Tito Maniacco, Storia del Friuli, Newton Compton editori, 1985)
La festa era associata al ritorno ai pascoli, all’inzio dell’estate ed al benvenuto al calore solare, che favoriva la crescita delle messi e del bestiame. Si facevano falò per incoraggiare i raggi del sole e penetrare la terra per magia simpatetica (M. Green)
Viene detta anche May Day (Inghilterra), Cetsamhain (Irlanda), Walpurgisnacht (notte di Valpurga, la notte delle streghe, in Germania), and Roodmas, secondo le diverse tradizioni.
E’ la festa che celebra il passaggio dalla Primavera all’estate, una delle più importanti.
Il nome significa ‘fuoco di Bel’ dal nome del dio della luce Belenos o di Belisama, la Dea Luminosa, consorte di Belenos.
Infatti è la festa della vittoria della luce sull’oscurità. Secondo la tradizione Druidica bisogna accendere dei fuochi purificatori con sette diversi tipi di legname o danzare attorno al cosiddetto ‘palo di maggio’ fatto di betulla a cui si legano strisce di stoffa colorate e che simboleggia il fallo. Beltane è una festa che celebra la fertilità della terra e la bellezza della Natura.
La festa di Belenos.La festa di Belenos.
Beltane (la notte che, convenzionalmente, precede l’alba del 1° Maggio) è la festa dedicata al “Fuoco di Bel” come dice il nome, che richiama il Belenus Gallico, dio della Luce, segna la fine dell’Inverno e l’inizio dell’estate. Con l’annuncio della buona stagione, Beltane, per un popolo guerriero come i Celti, segnava anche l’inizio delle scorrerie e delle glorie d’armi.
Significa letteralmente “fuoco di Bel”. In questo giorno giunsero i diversi invasori dell’Irlanda, secondo le cinque invasioni descritte nel Libro delle Conquiste. La festa è carica di simbolismi solari e ignei.
In questo giorno venivano bruciati i fantocci antropomorfi in vimini pieni di vittime sacrificali (uomo di vimini, the wicker man).
Esso segna l’inizio del ciclo diurno e solare, il momento in cui il bestiame si avvia al pascolo. È parimenti una festa sacerdotale della massima importanza, in cui il re supremo d’Irlanda riaccendeva il fuoco sacro insieme ai suoi druidi e che veniva festeggiata con giochi e banchetti.
Scrive Emma Restall Orr (Il Druidismo p. 120)
Il Glossario di Cormac (circa 900 d.VC.) riferisce che a Beltane tutti i fuochi venivano spenti, per essere riattizzatida quelli accesi dai druidi che cantilenavano incantesimi su di essi, infondendovi proprieà magiche, e il bestiame veniva fatto passare tra copie di fuochi sulla cima delle colline come incantesimi contro la malattia prima di essere condotto ai pascoli estivi.
Il rito di Beltane nel druidismo è incentrato sulla fertilità, per chi desidera figli, per l aterra, coltivata e selvatica, per la nostra anima e i nostri sogni.
Le coppie di fuochi del rito esprimono il dualismo della natura, la tensione degli opposti che bramano l’unione, la fonte della creatività.
La terra ora si è vivificata con energia luminosa e forte; l’aria vibra, colma del profumo dei fiori; la foresta è di nuovo verde. Il giovane re sole e la fanciulla primavera sono cresciuti raggiungendo la maturità sessuale e il rituale è la danza del loro incontro.
Lei ora è la regina di maggio, con una corona di biancospino, e lui le si avvicina come signore dle bosco selvaggio, uomo verde vestito di foglie o dio sole stesso.
La loro danza è contagiosa ed essi saltano i fuochi, benedicendoli con fertilità, creatività e buona fortuna, incoraggiando tutti i presenti a saltare le fiamme e ricevere la benedizione.
Vi sono molte usanze popolari attorno a Beltane, come lavarsi il viso con la rugiada prima dell’alba per apportare bellezza, raccogliere certe erbe che si dice ispirino attrazione, benedire le api che ci danno il miele e l’idromele, e ancora la danza attorno al palo della cuccagna e la scomparsa delle coppie nella foresta e nei campi per fare l’amore al chiaro di luna.
E’ un momento di musica e danza, energia giovanile e libertà.
Scrive Philip Carr-Gomm: (Riti e Misteri dei Druidi, pag. 124)
A Beltane. ci apriamo al Dio e alla Dea della Giovinezza. Quale che sia la nostra età, la primavera ci fa sentire di nuovo giovani, e a Beltane saltiamo sopra i fuochi della vitalità e della giovinezza e consentiamo a tale vitalità di darci vita e salute. Se siamo giovani possiamo cogliere questo momento come un’occasione per entrare in contatto con la nostra sessualità in modo sicuro e creativo; e se siamo più avanti negli anni l’accoppiamento che cerchiamo potrebbe anche essere quello coi versanti femminile e maschile della nostra natura. L’integrazione degli aspetti maschile e femminile del Sè è da tempo considerato uno degli obiettivi primari dell’opera spirituale e psicoterapeutica, e Beltane rappresenta il momento in cui possiamo aprirci pienamente a quest’opera, permettendo all’unione naturale delle polarità che si verifica in natura in quest’epoca di collaborare con il nostro agire, un agire che è essenzialmente alchemico.

Fonte: da  celticworld.it del 4 aprile 2006

PREGHIERA DI UN ERGASTOLANO


Il cielo oltre la grata


Ascolta o mio Dio,
io non ho mai parlato con te.
Voglio soltanto salutarti,
a proposito come stai?
Sai qualcuno mi aveva fatto credere
che tu non esistessi
ed io “povero sciocco” credetti che fosse vero!
La sera quando mi avvio ad andare a letto,
dalla mia finestra - ahimè! -  con l’inferriata
vedo il tuo cielo.
Non avrei mai immaginato che per vederti
mi bastasse stendermi sul letto.
“Complimenti per la casa che hai”
hai scelto un bel posto
pieno di enormi e belle nuvole…
Lo so che sei molto arrabbiato con me,
e non so  nemmeno se ora ti va di darmi una mano,
spero però che almeno mi comprenderai.
E’ molto strano che prima non ti abbia mai incontrato,
ma forse non volevo incontrarti talmente
ero accecato dai peccati che commettevo.
Credo che noi due nonostante tutto,
abbiamo qualcosa in comune…
Fu quando venisti sulla terra, fosti imprigionato 
e crocifisso (e a te tutto sommato è andata bene),
e non per casualità ti ho incontrato
in un luogo che sprigiona sofferenza
(cosa che tu hai già patito), mentre io continuerò 
quello che tu mi hai lasciato in eredit,
cioè l’essere prigioniero fino alla morte.
Bene… ho già detto tutto.
L’offensiva della notte mi attende,
tra poco i fantasmi del mio passato
assaliranno la mia quiete.
Posso dirti, però, che da quando
ho scoperto che tu mi sei vicino  non ho più paua,
prima di addormentarmi non vogliio
dimenticarmi di chi amo tanto!
Lo scontro stanotte sarà terribile…
Lo so… Lo so non sono mai stato un tuo amico,
però, sono certo che mi riserverai
un posto importante se arrivo da te.
No… Non sto piangendo… magari lo dovrei fare,
“e lo dovrei fare talmente tanto da inondare
il mondo intero”, ma sai bene che non ho più lacrime
avendole consumate durante la mia
patita sofferenza “infantile” e “adolescenziale”.
Come vorrei un giorno pieno di luce
e di speranza per me e per tutte le
persone che hanno e vivo nelle
mie condizioni di vita e di
sofferenza.
Magari per i nostri cari, per i nostri figli e nipoti.
Tardi ti ho scoperto… quanto mi dispiace.
Adesso perdonami, il sonno si sta impadronendo di me…
Che strano! Per la prima volta mi addormento 
senza paura della notte.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.



Fonte: srs di Salvatore Diaccioli,   da LE URLA DEL SILENZIO del 12 aprile 2012

IL PROBLEMA NON E' IL GOVERNO, SONO GLI ITALIANI


GRECIA. LETTERA APERTA DI MIKIS THEODORAKIS

Mikis Theodorakis



La lettera ha già avuto grande diffusione sulla rete. Tuttavia merita di essere letta e ricordata, soprattutto oggi 1 MAGGIO festa dei lavoratori.  Perciò la ripropongo  per offrirla in lettura a coloro ai quali fosse sfuggita. 

Lettera di Mikis Theodorakis
Esiste un complotto internazionale che ha l’obiettivo di cancellare il mio paese. E’ iniziato nel 1975 opponendosi alla civiltà neo-greca, è continuato con la distorsione sistematica della nostra storia contemporanea e della nostra identità culturale e adesso sta cercando di cancellarci anche materialmente con la mancanza di lavoro, la fame e la miseria.
 Se il popolo greco non prende la situazione in mano per ostacolarlo, il pericolo della sparizione della Grecia è reale. Io lo colloco entro i prossimi 10 anni.
Di noi, resterà solo la memoria della nostra civiltà e delle nostre battaglie per la libertà.
Fino al 2009 il problema economico non era grave. Le grandi ferite della nostra economia erano la spesa esagerata per la difesa del paese e la corruzione di una parte dei politici e dei giornalisti. Per queste due ferite, però, erano corresponsabili anche dei paesi stranieri. Come la Germania, la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti che guadagnavano miliardi di euro da noi con la vendita annuale di materiale bellico. Questa emorragia continua ci metteva in ginocchio e non ci permetteva di crescere mentre offriva grandi ricchezze ai paesi stranieri. Lo stesso succedeva con il problema della corruzione. La società tedesca Siemens manteneva un dipartimento che si occupava della corruzione dei nostri politici, per poter piazzare meglio i suoi prodotti nel mercato greco. Di conseguenza, il popolo greco è stato vittima di questo duetto di ladri, Greci e Tedeschi, che si arricchivano sulle sue spalle.
È evidente che queste due ferite potevano essere evitate se i due partiti al potere (filo americani) non avessero raccolto tra le loro fila elementi corrotti, i quali, per coprire l’emorragia di ricchezze (prodotte dal lavoro del popolo greco) verso le casse di paesi stranieri, hanno sottoscritto prestiti esagerati, con il risultato che il debito pubblico è aumentato fino a 300 miliardi di euro, cioè il 130% del Pil.
Con questo sistema, le forze straniere di cui ho detto sopra, guadagnavano il doppio. Dalla vendita di armi e dei loro prodotti, prima; dai tassi d’interesse dei capitali prestati ai vari governi (e non al popolo), dopo. Perché come abbiamo visto, il popolo è la vittima principale in ambedue i casi. Un esempio solo vi convincerà. I tassi d’interesse di un prestito di 1 miliardo di dollari che contrasse Andreas Papandreou nel 1986 dalla Francia, sono diventati 54 miliardi di euro e sono stati finalmente saldati nel…2010!
  Il Sig. Juncker ha dichiarato un anno fa, che aveva notato questa grande emorragia di denaro dalla Grecia a causa di spese enormi (ed obbligatorie) per l’acquisto di vari armamenti dalla Germania e dalla Francia. Aveva capito che i nostri venditori ci portavano direttamente ad una catastrofe sicura ma ha confessato pubblicamente che non ha reagito minimamente, per non colpire gli interessi dei suoi paesi amici!
Nel 2008 c’è stata la grande crisi economica in Europa. Era normale che ne risentisse anche l’economia greca. Il livello di vita, abbastanza alto (eravamo tra i 30 paesi più ricchi del mondo), rimase invariato. C’è stata, però, la crescita del debito pubblico. Ma il debito pubblico non porta obbligatoriamente alla crisi economica. I debiti dei grandi paesi come gli USA e la Germania, si contano in tris miliardi di euro. Il problema era la crescita economica e la produzione. Per questo motivo furono contratti prestiti dalle grandi banche con tasso fino al 5%. In questa esatta posizione ci trovavamo nel 2009, fino a quando in novembre è diventato primo ministro Georges Papandreou. Per farvi capire cosa ne pensa oggi il popolo greco della sua politica catastrofica, bastano questi due numeri: alle elezioni del 2009 il partito socialista ha preso il 44% dei voti. Oggi le proiezioni lo portano al 6%.
Papandreou avrebbe potuto affrontare la crisi economica (che rispecchiava quella europea) con prestiti dalle banche straniere con il tasso abituale, cioè sotto il 5%. Se avesse fatto questo, non ci sarebbe stato alcun problema per il nostro paese. Anzi, sarebbe successo l’incontrario perché eravamo in una fase di crescita economica.
Papandreou, però, aveva iniziato il suo complotto contro il proprio popolo dall’estate del 2009, quando si è incontrato segretamente con il Sig. Strauss Kahn per portare la Grecia sotto l’ombrello del FMI (Fondo Monetario Internazionale). La notizia di questo incontro è stata resa pubblica direttamente dal Presidente del FMI.
Per passare sotto il controllo del FMI, bisognava stravolgere la situazione economica reale del nostro paese e permettere l’innalzamento dei tassi d’interesse sui prestiti. Questa operazione meschina è iniziata con l’aumento “falso” del debito interno, dal 9,2% al 15%. Per questa operazione criminale, il Pm Peponis, ha chiesto 20 giorni fa, il rinvio a giudizio per Papandreou e Papakostantinou (Ministro dell’economia). Ha seguito la campagna sistematica in Europa di Papandreou e del Ministro dell’economia che è durata 5 mesi, per convincere gli europei che la Grecia è un Titanic pronto per andare a fondo, che i greci sono corrotti, pigri e di conseguenza incapaci di affrontare i problemi del paese. Dopo ogni loro dichiarazione, i tassi d’interesse salivano, al punto di non poter ottenere alcun prestito e di conseguenza il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea hanno preso la forma dei nostri salvatori, mentre nella realtà era l’inizio della nostra morte.
Nel Maggio del 2010 è stato firmato da un solo Ministro il famoso primo accordo di salvataggio. Il diritto greco, in questi casi, esige, per un accordo così importante, il voto favorevole di almeno tre quinti del parlamento. Quel primo accordo è dunque illegale. La troika che oggi governa in Grecia, agisce in modo completamente illegale. Non solo per il diritto greco ma anche per quello europeo.
Dal quel momento fino ad oggi, se i gradini che portano alla nostra morte sono venti, siamo già scesi più della metà. Immaginate che con questo secondo accordo, per la nostra “salvezza”, offriamo a questi signori la nostra integrità nazionale e i nostri beni pubblici. Cioè Porti, Aeroporti, Autostrade, Elettricità, Acqua, ricchezze minerali ecc. ecc. ecc. i nostri, inoltre, monumenti nazionali come l’Acropolis, Delfi, Olympia, Epidauro ecc. ecc. ecc.; perché con questi accordi abbiamo rinunciato ad eventuali ricorsi.
La produzione si è fermata, la disoccupazione è salita al 20%, hanno chiuso 80.000 negozi, migliaia di piccole fabbriche e centinaia di industrie. In totale hanno chiuso 432.000 imprese. Decine di migliaia di giovani laureati lasciano il paese che ogni giorno si immerge in un buio medioevale. Migliaia di cittadini ex benestanti, cercano nei cassonetti della spazzatura e dormono per strada. Intanto si dice che siamo vivi grazie alla generosità dei nostri “salvatori”, dell’Europa, delle banche e del Fondo Monetario Internazionale. In realtà, ogni pacchetto di decine di miliardi di aiuti destinato alla Grecia torna per intero indietro sotto forma di nuovi incredibili tassi d’interesse.
E siccome c’è bisogno di continuare a far funzionale lo stato, gli ospedali, le scuole ecc., la troika carica di extra tasse (assolutamente nuove) gli strati più deboli della società e li porta direttamente alla fame. Un’analoga situazione di fame generalizzata l’avemmo all’inizio dell’occupazione nazista nel 1941, con 300.000 morti in 6 mesi. Adesso rivediamo la stessa situazione. Se si pensa che l’occupazione nazista ci è costata 1 milione di morti e la distruzione totale del nostro paese, com’è possibile per noi greci accettare le minacce della sig.ra Merkel e l’intenzione dei tedeschi di installare un nuovo gaulaighter… e questa volta con la cravatta…
E per dimostrare quant’è ricca la Grecia e quanto lavoratori sono i greci, che sono coscienti del Obbligo di Libertà e dell’amore verso la propria patria, c’è l’esempio di come si reagì all’occupazione nazista dal 1941 all’Ottobre del 1944. Quando le SS e la fame uccidevano 1 milione di persone e la Vermacht distruggeva sistematicamente il paese, derubando la produzione agricola e l’oro dalle banche greche, i greci hanno fondato il movimento di solidarietà nazionale che ha sfamato la popolazione ed hanno creato un esercito di 100.000 partigiani che ha costretto i tedeschi ad essere presenti in modo continuo con 200.000 soldati. Contemporaneamente, i greci, grazie al proprio lavoro, sono riusciti non solo a sopravvivere ma a sviluppare, sotto condizioni di occupazione, l’arte neo greca, soprattutto la letteratura e la musica.
La Grecia scelse la via del sacrificio per la libertà e la sopravvivenza. Anche allora ci colpirono senza ragione e noi rispondemmo  con la Solidarietà e la Resistenza, e siamo riusciti a vincere. La stessa cosa che dobbiamo fare anche adesso con la certezza che il vincitore finale sarà il popolo greco. Questo messaggio mando alla Sig.ra Merkel ed al Sig. Schäuble, dichiarando che rimango sempre amico del Popolo Tedesco ed ammiratore del suo grande contributo alla Scienza, la Filosofia, l’Arte e soprattutto alla Musica! E forse, la miglior dimostrazione di questo è che tutto il mio lavoro musicale a livello mondiale, l’ho affidato a 2 grandi editori tedeschi “Schott” e “Breitkopf” con cui ho un’ottima collaborazione.
Minacciano di mandarci via dall’Europa. Ma se l’Europa non ci vuole 1 volta, noi, questa Europa di Merkel e Sarkozy, non la vogliamo 10 volte.
Oggi è domenica 12 Febbraio. Mi sto preparando per prendere parte con Manolis Glezos, l’eroe che ha tirato giù la svastica dall’Acropolis, dando così il segnale per l’inizio non solo della resistenza greca ma di quella europea contro Hitler. Le strade e le nostre piazze si riempiranno di centinaia di migliaia di cittadini che esprimeranno la propria rabbia contro il governo e la troika. Ho sentito ieri il nostro Primo ministro – banchiere, rivolgendosi al popolo greco, dire che “siamo arrivati all’ora zero”. Chi, però, ci ha portati all’ora ZERO in due anni? Le stesse persone che invece di trovarsi in prigione, ricattano i parlamentari per firmare il nuovo accordo, peggio del primo, che sarà applicato dalle stesse persone con gli stessi metodi che ci hanno portato all’ora ZERO! Perché? Perché questo ordina l’FMI e l’Eurogroup, ricattandoci che se non obbediremo ci sarà il fallimento…
Stiamo assistendo al teatro della paranoia. Tutti questi signori, che in sostanza ci odiano (greci e stranieri) e che sono gli unici responsabili della situazione drammatica alla quale hanno portato il paese, minacciano, ricattano, ordinano con l’unico scopo di continuare la loro opera distruttiva, cioè di portarci sotto l’ora ZERO, fino alla nostra sparizione definitiva.
Siamo sopravvissuti nei secoli, in condizioni molto difficili ed è certo che se ci porteranno con la forza, con la violenza, al penultimo gradino prima della nostra morte, i Greci, non solo sopravvivranno ma rinasceranno. In questo momento presto tutte le mie forze all’unione dinamica del popolo greco. Sto cercando di convincerlo che la Troika e l’FMI non sono una strada senso unico. Che esistono anche altre soluzioni. Guardare anche verso la Russia per una collaborazione economica, per lo sfruttamento delle nostre ricchezze minerarie, con condizioni diverse, a favore dei nostri interessi.
Per quanto riguarda l’Europa, propongo di interrompere l’acquisto di armamenti dalla Germania e dalla Francia. E dobbiamo fare tutto il possibile per prendere i nostri soldi, che la Germania ancora non ha saldato dal periodo della guerra. Tale somma ad oggi è quasi 500 miliardi di euro!!!
L’unica forza che può realizzare questi cambiamenti rivoluzionari è il popolo greco, unito in un enorme Fronte di Resistenza e Solidarietà, per mandare via la troika (FMI e Banche) dal paese. Nel frattempo devono essere considerati nulli tutti gli accordi illegali (prestiti, tassi d’interesse, tasse, svendita del paese ecc.). naturalmente, i loro collaboratori greci, che sono già condannati nella coscienza popolare come traditori, devono essere puniti.
Per l’Unione di tutto il Popolo stò dedicando tutte le mie energie e credo che alla fine ce la faremo. Ho fatto la guerra con le armi in mano contro l’occupazione nazista. Ho conosciuto i sotterranei della Gestapo. Sono stato condannato a morte dai Tedeschi e sono vivo per miracolo. Nel 1967 ho fondato il PAM, la prima organizzazione di resistenza contro i colonnelli. Ho agito nell’illegalità contro la dittatura. Sono stato arrestato ed imprigionato nel “mattatoio” della dittatura. Alla fine sono sopravvissuto e sono ancora qui.
Oggi ho 87 anni ed è molto probabile che non riuscirò a vedere la salvezza della mia amata patria. Ma morirò con la mia coscienza tranquilla, perché continuo a fare le mie battaglie per gli ideali della Libertà e del Diritto fino alla fine.

Fonte: da Appello al Popolo  del 26 febbraio 2012

DEL VECCHIO. IL PIÙ GRANDE IMPRENDITORE ITALIANO ATTACCA LE BANCHE E NE DENUNCIA LA SPECULAZIONE.


Del Vecchio

di Sergio Di Cori Modigliani

E’ forse l’unica grande azienda italiana, leader planetario nel suo specifico settore merceologico, ad essere virtuosa, solida, in espansione. Presente in 132 nazioni, ha 75.560 dipendenti, di cui 62.000 addetti che producono nel territorio della repubblica italiana. Non ha neppure un cassintegrato e non ne prevede. Il suo titolo quotato in borsa, soltanto nel 2012, è schizzato in avanti del 32%: unico titolo in positivo. Il suo fatturato si aggira intorno ai 7 miliardi di euro, superiore di un +13,1% rispetto all’anno precedente.
L’azienda è nata nel 1961, ad Agordo, in provincia di Belluno, dentro un garage.
La storia di questa fabbrica e del suo ideatore e fondatore è studiata oggi nel corso di management industriale all’università di Harvard come esempio pratico e vincente “del miracolo economico italiano che coniuga impresa, creatività, rischio, con una ricerca accurata del design, del gusto e del dettaglio che nasce dall’applicazione della tradizione artigiana locale”. 
L’azienda non ha mai visto uno sciopero, né uno scorporo, né proteste.
Si chiama LUXOTTICA. Produce lenti per occhiali e li vende in tutto il mondo. Tra i suoi clienti più famosi la polizia stradale della California (i celeberrimi CHIPS) l’esercito cinese, tutta la linea occhiali di Christian Dior e Yves Saint Laurent. Produce in Italia e vende in Cina.
Il suo proprietario e fondatore, Leonardo Del Vecchio, nato nel 1935 a Milano, è poco noto alla massa degli italiani. Ma il suo nome è un mito in Usa, Germania, Gran Bretagna, Cina.
La sua frase più recente? “Non investiamo neppure un euro nella finanza, perché noi sappiamo come produrre, come inventare mercato, avendo come fine la ricchezza collettiva della comunità, altrimenti questo lavoro non avrebbe senso”.
Alieno da conventicole, complotti, schieramenti politici di parte, corteggiato da sempre sia dalla destra che dalla sinistra (“no grazie, non mi piacciono i balli a corte” ha risposto all’ultima preghiera-convocazione alle elezioni politiche del 2008 sia al PD che al PDL che alla Lega Nord) è uscito allo scoperto per la prima volta nella sua esistenza, violando il suo codice personale fatto di discrezione, poche chiacchiere e molto lavoro intinto di creatività.
“Basta con i manager mitomani finanzieri” ha detto al giornalista  Daniele Manca in una esplosiva intervista pubblicata sul corriere della sera qualche giorno fa, non a caso, in Italia, volutamente passata sotto silenzio e rimasta priva del dibattito che avrebbe meritato.
Ma non all’estero.
Soprattutto in Usa e in Gran Bretagna dove la situazione italiana è seguita con estrema attenzione, perché Del Vecchio sta spiegando come funziona l’Italia, anzi….come non funziona l’Italia e perché, allertando il business internazionale che conta sulla situazione nel nostro paese. Vox clamantis in deserto, la sua opinione è fondamentale, soprattutto in questo momento, e per una ragione ben specifica: perché Del Vecchio è sceso in campo (non ama e non ha bisogno di visibilità) andando all’attacco del cuore della finanza italiana.
Qualche notizia biografica su di lui tanto per capire che tipo sia.
All’età di sette anni rimane orfano, insieme a quattro fratelli. Provenendo da famiglia disagiata, i fratelli vengono dati in affidamento. Lui, invece, finisce nei Martinitt, l’orfanotrofio milanese per poveri. All’età di 15 anni, con il diploma di scuola media, esce e va a lavorare come garzone di bottega in una fabbrica che stampa marchi di metallo. I proprietari del negozio lo aiutano e lo spingono a iscriversi ai corsi serali all’Accademia di Brera per studiare design e soprattutto incisione. A ventidue anni si trasferisce nel trentino dove trova lavoro come operaio in una fabbrica di incisioni metalliche e impara il mestiere. Dopo sei anni, all’età di 27 anni, riesce a ottenere gratis un enorme garage e capannone abbandonato nel comune di Belluno, di proprietà della regione, con la consegna di avviare un’attività per assumere personale proveniente dalle comunità montane più disagiate. E inizia, insieme a due collaboratori, a tirar su l’impresa: fabbricare occhiali all’italiana, con montature originali artigianali d’eccellenza, incise a mano, e lenti molate da lui personalmente. Vent’anni dopo è una florida azienda e va all’attacco del mercato statunitense che gli mette potenti sbarramenti. Li supera tutti. Stende la concorrenza più competitiva che si arrende. Acquista i tre più importanti marchi Usa e diventa la più potente multinazionale al mondo nel settore della produzione di occhiali. Dal 2002 è leader incontrastato.
Oltre ad essere il maggior azionista di Luxottica è un importantissimo grande azionista di Unicredit e soprattutto le assicurazioni Generali. Data la sua posizione è sempre stato nel consiglio direttivo del colosso assicurativo. Tre giorni fa (ed ecco perché ne parliamo e lui ha deciso di parlarne al pubblico) si è dimesso, se n’è andato sbattendo via la porta, con un clamoroso atto d’accusa: “la mia è una protesta contro il management imprenditoriale di questo paese, composto da individui superficiali che non sanno nulla del loro lavoro, sono semplici contabili mitòmani. Mi sento davvero a disagio. Il vero problema è che quando da assicuratori si vuole diventare finanzieri comprando le più disparate partecipazioni senza comunicare nulla ai propri azionisti, non si fa un buon servizio né per l’azienda, né per gli azionisti, né per il paese. Mentre questo è un periodo in cui ciascuno dovrebbe fare il proprio dovere, ovverossia: fare ciò che sa fare. E chi crede che lo spread sia domato, si sbaglia di grosso. Basta un nulla per farlo schizzare a 600 e mandare la nazione a picco. E’ ciò che stanno facendo gli imprenditori italiani e le banche e i colossi assicurativi perché insistono nell’investire nella finanza: il rischio è alto ed estremo”.
La considero una voce fondamentale da ascoltare, quella di Leonardo Del Vecchio.
Sulla quale riflettere. Perché l’Italia ha bisogno di un incontro tra imprenditoria efficace, efficiente e virtuosa da una parte e mondo del lavoro dall’altro, uscendo fuori dalle consuete griglie di protesta che finiscono per coagulare dissenso e indignazione uscendo fuori dalla immediata necessità di emergenza di costruire alleanze solide tra le due parti sociali.
Del Vecchio è sceso in campo.
Nel modo giusto.
Non scende in campo appoggiando un certo partito, né movimento. Non ama Monti e non lo odia. Non vuole entrare in politica come soggetto. Vuole dare uno scossone al mondo dell’imprenditoria. La sua voce è da diffondere.
Perché il suo curriculum professionale ed esistenziale è il suo biglietto da visita.
“Il problema dell’Italia nasce quando si vuole fare finanza. Quando, le aziende, usando i soldi degli investitori e soprattutto dei risparmiatori, comprano un pezzettino di Telecom, e un pezzetto di una banca russa; si mettono a repentaglio –come nel caso delle assicurazioni Generali-  ben due miliardi di euro alleandosi con il finanziere ceko Kellner e ci si impegna con la Citylife in una percentuale che nessun immobiliarista al mondo avrebbe mai accettato, com’è avvenuto nel 2009 quando hanno investito 800 milioni in fondi di investimento greci. Miliardi di euro sono andati in fumo. Erano soldi di imprenditori italiani che avevano investito con l’idea di poter poi spostare i profitti nel mercato del lavoro per tirar su imprese e creare lavoro. I manager responsabili di questi atti perdenti sono stati tutti promossi e saldati con stipendi multi milionari. Non si va da nessuna parte, così”.
E’ impietoso, Del Vecchio. Picchia duro. E se lo può permettere. E parlando al canale televisivo di Bloomberg, quando un giornalista americano gli ha fatto la domanda da 1 milione di dollari “Lei come si pone rispetto all’articolo 18 che in Italia è il punto dolente nello scontro tra imprenditori e lavoratori?” ne è uscito in maniera impeccabile. Ha risposto: “Un dibattito inutile, fuorviante. Personalmente, ripeto “personalmente” non mi riguarda. Su 65.000 lavoratori italiani che pago ogni mese, non c’è nessuno, neppure uno che rischia il licenziamento. Che ci sia l’art.18 così com’è, che venga abolito, modificato, cambiato, per me è irrilevante. La mia azienda funziona e ogni imprenditore -parlo di quelli veri- ha come sogno autentico quello di assumere e non di licenziare. Il paese si rialza assumendo non licenziando. E la colpa è delle banche”.
E’ la prima volta che un grande imprenditore, un grande finanziere, un grande industriale, attacca frontalmente le banche italiane. E qui non si tratta dei bloggers che odiano Goldman Sachs o dei consueti slogan contro la finanza internazionale. Perché Del Vecchio attacca la gestione inconcludente delle banche, affidata a “personale e personalità poco affidabili”. Racconta la parabola di Alessandro Profumo che lui presenta come una favola con un brutto finale, senza fare pettegolezzi o scandali.
“Finchè Unicredit e le Generali facevano le banche andava bene. Poi si sono buttati nella finanza e hanno perso la testa. Ho visto sotto i miei occhi trasformarsi Profumo. Partecipazioni, fusioni, investimenti a pioggia inutili e perdenti, con l’unico fine di agguantare soldi veloci e facili invece che produrre impresa con l’unico risultato di ottenere perdite colossali e bonus di uscita per diverse decine di milioni di euro. Le banche italiane hanno perso la testa. Ricordo il 1981. La mia azienda, dopo 20 anni, era diventata forte e solida. Avevo capito che la globalizzazione era alle porte e bisognava andare all’attacco del mercato americano. Ma non si cerca di entrare in Usa se non si è solidi finanziariamente. Abbiamo fatto le nostre ricerche e analisi e alla fine abbiamo calcolato che avevamo bisogno di una certa cifra molto alta. Mi rivolsi al Credito Italiano. Andai a parlare con Rondelli che la dirigeva. Gli dissi che volevo iniziare acquistando Avantgarde, un marchio americano che sarebbe stato il cavallo di Troia, ma non avevo i soldi. Presentai il progetto, il business plan, il programma, i rischi. Dieci giorni dopo mi convocò alla banca. Accettò. Mi presentai in Usa che mi ridevano in faccia. Dissero la cifra. Tirai fuori il libretto di assegni e firmai senza neppure chiedere lo sconto di un dollaro. Due ore dopo, l’amministratore delegato di Avantgarde mi confessò al bar penso di aver commesso il più grande errore professionale della mia vita e si ritirò dagli affari. Un anno dopo avevo restituito alla banca tutto il capitale con gli interessi composti, avevo aperto quattro nuovi stabilimenti e assunto 4.500 persone. Questo deve fare una banca. O in Italia lo capiscono e si danno una smossa, oppure si rimane alle chiacchiere e si affonda”.
Del Vecchio spera e auspica che Monti intervenga molto presto nel settore che lui (e Corrado Passera) conoscono molto ma molto bene: banche e finanza italiane. E propone di far applicare un codice ferreo di regolamentazione comportamentale che imponga a tutti gli amministratori delegati di banche, fondazioni e aziende, di riferire come usano i soldi.
“Alle Generali l’amministratore delegato poteva disporre investimenti fino a 300 milioni di euro senza comunicare niente a nessuno. Lo stesso a Unicredit, Intesa SanPaolo, Mps. La verità è che nessuno sa dove vanno a finire quei soldi, dove siano andati a finire i soldi. La mia azienda alla fine dell’anno si ritrova circa 700 milioni di euro da investire. Andrea Guerra che è il mio amministratore ogni volta che deve spendere cifre superiori a 1 milione di euro, informa ogni singolo membro del consiglio e manda copia a ogni importante azionista. Pretende di avere delle risposte e pretende che si discuta del suo investimento perché vuole sapere l’opinione di tutti, compreso il collegio sindacale interno e il rappresentante sindacale dei lavoratori dipendenti. Perché l’azienda è anche loro. Il loro posto dipende dalle scelte di chi dirige. Ogni decisione presa viene valutata collettivamente. Se si rischia, lo sanno tutti, l’hanno accettato. Non esistono mai sorprese. Questa è la strada. Non ne esistono altre. O si fa così, o si chiude tutti quanti, baracca e burattini”.
Perché la classe politica italiana non si fa carico delle gravissime preoccupazioni di imprenditori come Del Vecchio e non interviene in proposito?
Non stanno lì in parlamento ad appoggiare un gruppo di professori nel nome delle imprese e della ripresa economica? Se non ascoltano i leader che producono, che senso ha? Dov'è il Senso?

Ho pensato che potesse essere interessante una voce insolita, diversa dai precari, dai disoccupati, dai licenziati, che vivono ogni giorno la propria tragedia esistenziale. Il nemico non sono le imprese. Il vero nemico è la sordità di governanti e politici che non ascoltano chi produce e conosce la verità del mercato.
Quello è il vero nemico.
Quella sordità è l’anti-politica. Che cosa c’entra Beppe Grillo?

Fonte:  srs di Sergio Di Cori Modigliani, da sergiodicorimodiglianji.blogspot.it. – (Libero Pensiero: la casa degli italiani esuli in patria)


CESSA DEFINITIVAMENTE IL DIRITTO COSTITUZIONALE AL LAVORO


GOLDMAN SACHS, PARLA UN ALTRO EX DIPENDENTE

Mariarita Iannone

di Enzo Di Frenna

Mi sono occupato diverse volte della banca d’affari Goldman Sachs, qui ed anche qui, poiché è considerata tra i principali responsabili del crac finanziario americano nel 2008.
Nell’ultima puntata di Servizio Pubblico intitolata “fuori dall’euro?” il giornalista Federico Rampini, che vive negli Stati Uniti, ha ricordato che il Congresso americano ha messo sotto torchio i principali banchieri e li ha esposti alla gogna televisiva. Tra questi vi era anche il Ceo di Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, e i suoi collaboratori. Il senatore Carl Levin ha chiesto chiarimenti in merito ad alcune email in cui i clienti venivano definiti “pupazzi” a cui vendere “affari di merda”. Di recente Greg Smith, ex dirigente di Goldman Sachs e capo dell’equity derivatives business, ha denunciato un ambiente tossico e distruttivo nella banca d’affari americana, confermando che i clienti sono trattati come “pupazzi”.

In seguito ai miei post sul Fatto Quotidiano – relativi all’attività di questa banca d’affari – mi ha scritto l’economista Mariarita Iannone, esperta di investment banking che conosce bene il mondo della City finanziaria di Londra. Ha lavorato per banche d’affari come Merrill Lynch, Lehman Brothers (fallita nel 2008), Abn Amro, Citibank. Ha vissuto, però, un’esperienza sconvolgente presso la sede londinese di Goldman Sachs International, in Fleet Street, dove è stata assistente alla compravendita di azionariato europeo sul trading floor. Appena assunta ha affrontato turni di lavoro massacranti e una pessima organizzazione interna delle risorse umane, che le impediva di seguire i clienti con la dovuta attenzione. Lo spiegò ai suoi capi. Ma per risposta ricevette una lettera di licenziamento, firmata dal direttore del personale Catherine Harrison.

Il fatto risale a settembre del 2000, cioè il periodo in cui le banche d’affari costruivano in America il castello di sabbia dei titoli tossici che avrebbe poi avvelenato il mondo dopo il crac finanziario del 2008. La ex “Goldman girl” si è poi rivolta a numerosi studi legali inglesi, ma si è sentita dire che  non potevano mettersi contro Goldman Sachs. Poi finalmente l’avvocato David Michell, con studio a Newbury Street, ha accettato di occuparsi della vicenda e ha accusato la banca d’affari di “licenziamento illegittimo”, “gravi violazioni statutarie e contrattuali”, “discriminazione”.  

Successivamente la questione è approdata nei tribunali inglesi, ma non è stata ancora emessa una sentenza. Una vera anomalia per l’efficienza della giustizia anglosassone. Così il 27 luglio 2010 è stata presentata una denuncia alla Commisisone europea (prot. n. CHAP20102528), per “inadempienza giudiziaria di Stato membro, nei confronti del Regno Unito”. In questi giorni la vicenda di Mariarita è stata oggetto di due interrogazioni parlamentari, a firma di Elio Lannutti (Idv) e Franco Narducci (Pd), indirizzate al Ministero degli Esteri e una terza interrogazione è stata presentata a Bruxelles dall’europarlamentare Niccolò Rinaldi (Idv).

Ho incontrato Mariarita nella sua casa romana. Il suo racconto è davvero interessante: «In questa banca d’affari ho riscontrato una tale esaltazione che ti induce a crederti un dio in terra solo perché lavori in Goldman Sachs. Inoltre mi ha colpito la mancanza di considerazione verso la clientela. Nel mio caso, fin dall’inizio, fui sottoposta a orari di lavoro massacranti, anche dodici ore al giorno ed oltre, spesso senza pausa pranzo ne’ remunerazione per gli straordinari. Seguivo anche svariati progetti contemporaneamente. Le risorse umane e tecniche a disposizione erano insuffienti e, sebbene avessi ricevuto lodi per il mio impegno, non risultava possibile seguire i clienti in maniera efficace. Così sottoposi la questione ai miei superiori auspicando una soluzione.»

Mariarita fu convocata nell’ufficio del direttore del personale e le fu consegnata una lettera di licenziamento. Il motivo? «Non fu specificato – spiega – e inoltre mi chiesero di firmare un documento in cui mi impegnavo a non denunciare Goldman Sachs, offrendomi dei soldi in cambio del silenzio. Non firmai, poiché pretendevo una spiegazione per quel comportamento assurdo, che violava tra l’altro lo Statuto dei lavoratori, vari punti della normativa britannica, ma anche il mio stesso contratto. Nei giorni seguenti, però, gli agenti della sorveglianza mi impedirono di entrare in ufficio.» Come si spiega l’anomalia della mancata decisione giudiziaria nel suo caso? «Sinceramente? Perché si tratta di Goldman Sachs…», sostiene Mariarita.

La vicenda investe in pieno la questione dei diritti dei lavoratori durante la grave crisi economica che stiamo vivendo, scatenata proprio dalle banche d’affari a livello globale. Mario Monti – consulente di Goldman Sachs – ha tentato in tutti i modi si smantellare in Italia l’articolo 18, ultimo baluardo contro le prevaricazioni di quei datori di lavoro che abusano del loro potere, importando il “modello britannico” del dopo Margaret Thatcher.
Su questo argomento Mariarita ha le idee chiare: «Ritengo che Goldman Sachs abbia interesse che in Italia sia indebolito l’articolo 18 e ridotti i diritti dei lavoratori, poiché è più facile mettere in atto licenziamenti illegittimi piuttosto che costruire un percorso di vera produttivita’ e di concorrenza leale a beneficio soprattutto della clientela nonché rispettando il mercato. La sua sete di potere è  sconfinata e vuole avere le mani libere. Ovunque e a ogni livello.»

Fonte: srs di di Enzo Di Frenna, da Il Fatto del  28 aprile 2012

IN USA "OCCUPY WALL STREET" LANCIA LO SCIOPERO GENERALE IL 1 MAGGIO. MENTRE IN ITALIA, LA SINISTRA DEMOCRATICA PERDE DEFINITIVAMENTE LA TESTA.


di Sergio Di Cori Modigliani

Un mio lettore pensante (che si firma Serylam) in un suo commento, conclude il suo intervento così: “Io per adesso qui e in moltissimi altri siti vedo solo discussioni sui principi, sui massimi sistemi e su ciò che è giusto o sbagliato. Mi piacerebbe leggere qualcuno che mi spiega "come" pensa di riuscire a coinvolgere il famoso 99% con argomenti diversi da: "perché è giusto così", "perché io vi restituisco il senso".

E’ una maniera argomentata di sintetizzare il disagio collettivo che, inevitabilmente, finisce per sfociare nella madre di tutte le domande: “Ok, abbiamo capito, le chiacchiere stanno a zero…allora, che si fa?”.

Non sono un leader politico, e quindi non sono in grado di rispondere (con efficacia e un immediato programma esecutivo) a questa domanda che appartiene a tutti noi. Il mio obiettivo dichiarato (e quello dei miei post) consiste nell’allargare lo spettro del confronto e degli interrogativi e arrivare, per l’appunto, insieme ad altri umani cittadini, a trovare un Senso Comune che faccia scattare un meccanismo di creatività che poi sfocerà in azioni precise e contundenti. Penso, quindi, che sia importante avere informazioni su ciò che accade e su come funzionano i meccanismi dell’esercizio del potere. Se non sappiamo con esattezza matematica come è fatta e òpera la macchina tritatutto non sarà facile né possibile disinnescarne il funzionamento.

 Essendo la collettività (prima ancora di essere massa) anche la somma di tutti gli individui che la compongono, penso che il primo passo consista in un atto individuale e soggettivo, nel riconoscere i propri comportamenti, usi, abitudini, e modificarli prendendo atto della situazione, in modo tale da essere pronti a “essere collettività” su una posizione attiva e forte, e non soltanto passiva e dipendente, cioè massa al seguito.

La settimana che inizia oggi ci prospetta una situazione generale in occidente che in questa fase io considero decisiva. Non so se sia un caso, una strategia, una scelta. Oppure si tratta di quella che Hegel chiamava “l’astuzia della Storia”.

Perché ci sono un cumulo di scadenze elettorali che collimano e quindi sarà possibile avere una esatta verifica sul campo che chiarirà la situazione generale. Le votazioni in Francia per le presidenziali (sì al burattino della Merkel oppure no?); le elezioni in Grecia; le elezioni in Irlanda; la decisione “ufficiale e burocratica” della BCE rispetto al Regno d’Olanda in data 4 maggio (che ha detto “no all’austerity” e ha sciolto il parlamento andando alle elezioni anticipate a settembre creando un precedente fondamentale in Europa); la decisione ufficiale e burocratica della Unione Europea il 7 maggio riguardo la Romania che in data 25 aprile ha bocciato il piano di austerità, ha sfiduciato il governo e ha clamorosamente contestato le lettere di Mario Draghi rispedendole al mittente; lo stato di salute e di lotta di “occupy wall street”; il rinnovo dei consigli di amministrazione in Goldman Sachs, Merryl Lynch e Royal Bank of Scotland dove falchi e colombe si affronteranno tra di loro all’ultimo sangue; la nota ufficiale dei mercati internazionali sull’autentico stato di salute o meno delle banche italiane; e dulcis in fundo: le elezioni amministrative in Italia.

Tant’è che entro l’8 maggio, comunque vada a finire, sappiamo come si stanno mettendo le cose in termini di reazione sia da parte del 99% che da parte dell’1%.

Dagli Usa arrivano due notizie importanti, la prima di sapore ultra-pragmatico, l’altra, invece, di carattere strategico-organizzativo.

Quella pragmatica ha a che vedere con le modalità di reazione della gente comune al nefasto strapotere delle banche, ed è la prova tangibile di quanto possano influire i movimenti se e quando sono impegnati in attività pratiche piuttosto che nella elaborazione di slogan o scontri ideologici inutili quanto ridicoli.

Al convegno di Rimini organizzato da Paolo Barnard sulla MMT era stato invitato un docente di economia, il prof. Blake, che aveva esordito così nel suo intervento: “Le banche hanno tanti amici: istituzioni, classe politica, finanza. Hanno soltanto un nemico: voi. Voi tutti siete il vero terrore delle banche”. Qualcuno aveva applaudito, e la stragrande maggioranza degli ascoltatori l’aveva considerato come uno slogan ad effetto per strappare un facile applauso di consenso dal loggione dell’antagonismo di massa.

Non era così.

Loro sono una cultura pragmatica.

Blake è noto in Usa per questa sua frase, che gli americani hanno applicato alla lettera considerandola una traccia da seguire.

Infatti, in data 28 aprile, il movimento “occupy wall street” ha comunicato ufficialmente l’esito dell’inizio della campagna d’inverno: 57 miliardi di dollari che un numero di correntisti statunitensi valutato intorno a diverse centinaia di migliaia di persone (alcuni sostengono diversi milioni) ha prelevato dalle principali banche dove avevano un conto corrente e l’hanno chiuso di punto in bianco. I soldi prelevati sono stati depositati in nuove banche nate come funghi, le cosiddette “Union Banks” (trad.: banche sindacali solidali) piccole, locali, legali. Tali banche, per statuto,  non possono investire in attività finanziarie, devono comunicare a ogni correntista per iscritto come investono i soldi, prestano il danaro alle imprese che assumono al tasso dello 0,75% (praticamente gratis) perché acquistano il danaro dalla Banca centrale allo 0,25% e si prendono soltanto lo 0,50% di guadagno; i massimi dirigenti non possono guadagnare come stipendio più di una certa cifra (credo si aggiri intorno ai 250.000 dollari all’anno) e la banca offre gratis servizio di consulenza per la gestione di business planning, creative innovation, costruzione di cooperative di lavoro finalizzata ad attività sociali. Nel novembre del 2011, “occupy wall street” aveva avvertito l’inizio di tale operazione. Le banche, attraverso la FDIC (l’organo che raduna tutte le banche americane) si erano subito mosse e avevano accantonato la cifra di 5 miliardi di dollari per far fronte a questi ragazzacci: questa era la massima cifra che pensavano sarebbe stata portata via. Hanno sbagliato il calcolo per un 1000%. Entro il 30 giugno si prevede che altri 60 miliardi di dollari verranno prelevati e spostati su micro-banche locali ad uso delle singole contee (sarebbe il corrispondente statunitense dei nostri comuni). E’ ancora poco, ma funziona. Crea mercato, crea lavoro, crea occupazione, lancia un segnale, ma soprattutto capovolge psicologicamente (lo considero importantissimo) il meccanismo per cui non ci si sente più vittime passive della tecno-finanza, bensì operatori attivi del proprio destino. E’ una scelta legata al libero arbitrio. Basta volerlo fare.
La seconda notizia dagli Usa ci comunica che per la prima volta nella Storia, il 1 maggio verrà celebrato con uno sciopero federale nazionale di tutte le categorie. E’ la prima volta dal 1932 che accade. Non si conosce l’esito, è una novità assoluta. Gli organizzatori pensano che porteranno a Chicago almeno 50.000 persone e altrettante a New York, Miami e San Francisco. L’FBI sostiene che non arriveranno a 1000. Lo sapremo il 2 maggio.

Un’altra notizia di oggi, invece, riguarda l’Italia. Ha a che vedere con Beppe Grillo.

Anzi.

Ha a che vedere con la reazione della sinistra democratica a Beppe Grillo.

Di una inaudita violenza di toni.

Beppe Grillo, ieri domenica 29 aprile, è andato a fare campagna elettorale a Palermo, la città italiana dove –è noto anche ai bambini- i partiti sono uffici di collocamento su base clientelare: tu voti il mio candidato io trovo lavoro a tuo figlio; tu non fai domande e non ti impicci e tua moglie ha i buoni pasto per l’asilo, ecc. Non mi sembra una informazione rivoluzionaria. E’ ciò che ha sostenuto nel suo comizio Beppe Grillo. Il PD e soprattutto Sel si sono indignati. E da entrambi i partiti è partita l’indicazione di passare da “demagogo” a “mafioso” che mi sembra davvero indicativo sull’attuale clima italiota.


Ecco, qui di seguito, che cosa ha detto Beppe Grillo.
Ed ecco che cosa ha detto Claudio Fava, responsabile della cultura di Sel, a nome di Nichi Vendola.

BEPPE GRILLO:
“Qui, lo sappiamo tutti, ha sempre regnato la mafia. Ma la mafia non ha mai strangolato i suoi clienti, mica sono stupidi: si limita a prendere e pretendere il pizzo. Ma qua vediamo un’altra mafia che strangola la sua stessa vittima: sono i partiti che non offrono né futuro né sviluppo né garanzie di legalità per i cittadini. Vogliamo nomi e cognomi di chi sta portando al macello il paese”. In seguito, ha indetto una conferenza stampa commentando il comportamento dei partiti: “lasciateli pure sfogare, son ragazzi burocratizzati questi funzionari di partito: non appena rimarranno senza televisioni, senza giornali e senza i poliziotti che sono ormai stanchi di far da scorta a quelli che fanno il burlesque –e i iscrivono la notte di nascosto al movimento 5 stelle- allora saranno costretti a confrontarsi con i cittadini”.

CLAUDIO FAVA:
“Beppe Grillo parla come un mafioso senza essere nemmeno originale. Gli stessi argomenti prima di lui sono già stati utilizzati da Vito Ciancimino e da Tano Badalamenti. Beppe Grillo è un mafioso. E come l’ultimo dei mafiosi non ha nemmeno il coraggio di confrontarsi pubblicamente sulle sue patetiche provocazioni”.

Più tardi è intervenuto ufficialmente anche il PD su una specifica frase di Grillo che è la seguente:  “È un sistema che sta collassando, la gente ha meno soldi, questo è un Paese finito. Riprendiamoci questo cazzo di Stato, perché l’alternativa c’è. O un salto nel buio con il Movimento 5 Stelle o un suicidio assistito con questi qua”.

La risposta è stata data da un certo Nico Stumpo. Costui è il responsabile dell’organizzazione dei DS dal 2003 e cura gli investimenti nel mezzogiorno dei soldi che i DS –partito com’è noto estinto- seguita ad avere da parte dello stato, cioè i soldi delle vostre tasse. Se andate in rete a vedere la sua biografia e soprattutto la sua faccia (la fisicità ha un suo Senso) si rimane sbigottiti: sembra il clone di Belsito, anzi, sembra Sabina Guzzanti che imita Belsito.

NICO STUMPO ha replicato ai suoi elettori:
“Non è vero che i partiti sono corrotti e che usano i soldi dei cittadini. E’ falso. Beppe Grillo è un ciarlatano, non ha la minima idea di ciò che sta dicendo. E’ un volgare pifferaio. C’è in Grillo una povertà culturale che gli italiani non meritano, perché i veri democratici sanno che esiste il PD che garantisce la tenuta del sistema democratico: noi siamo la vera alternativa. Grillo fa ridere. Noi siamo l’alternativa”.

Questo è il clima che si respira in Italia, oggi.

Ecco perché (e qui rispondo al mio lettore) è necessario apprendere o riapprendere i meccanismi dell’argomentazione, l’elaborazione dei concetti, e usufruire della cultura e dei cosiddetti “massimi sistemi” per ritrovare il Senso e il Significato che in questo paese si è perso, altrimenti sarà impossibile costruire qualsivoglia forma di opposizione pragmatica ed efficace. Se Claudio Fava va in giro a sostenere per conto di Nichi Vendola che Beppe Grillo è un mafioso, vuol dire che chiunque è autorizzato a dire qualunque cosa su chicchessia. Significa che la sinistra italiana ha perso il Senso, oltre che della misura, anche della realtà. Che il rappresentante dei DS, Nico Stumpo (lo ripeto: sono sovvenzioni statali ad una formazione politica che non esiste più perché si è sciolta. E’ INSENSATO, lo capisce anche un bambino di 5 anni) un soggetto politico deputato alla gestione di soldi surreali, se ne vada in giro per la Sicilia sostenendo che non esiste la corruzione, vuol dire cercare di spingere gli italiani verso una deriva dove è stato abolito il Senso delle cose. Questo non è un paese normale, è un paese malato di idiozia collettiva masochista, con l’aggiunta negativa dell’esercizio costante di corruttela collusiva e consociativa. Non possiamo permetterci ancora né grandi manovre, né proposte intelligenti, né programmi alternativi, perché dobbiamo vedercela con la nostra piccola realtà surreale e paradossale, quotidiana e locale. Ecco perché insisto e seguiterò ad insistere sulla assoluta necessità di ritrovare prima la coniugazione del Senso. A questo serve la Cultura, i grandi classici, i pensatori che hanno contribuito a farci comprendere la realtà.

La vergognosa affermazione di Claudio Fava dimostra che la cosiddetta sinistra democratica ha completamente perso la testa.

Chi intende costruire un’autentica alternativa, deve invece ritrovarla, la testa.

Senza idee e senza Cultura, una qualunque azione rimarrà sempre priva di Senso.

Claudio Fava dovrebbe andare a rileggersi l’ultima intervista rilasciata dal compianto giudice Paolo Borsellino “chi sa, parli: questa è la discriminante oggi. Chi sa, deve parlare e deve dire come stanno le cose e deve fare i nomi, altrimenti la democrazia verrà definitivamente obnubilata dal controllo della criminalità organizzata”.

Dopo essersela riletta per bene potrebbe andare a farsi una passeggiata nelle Puglie e andare a chiedere ragguagli al suo leader politico sui rapporti economici tra la regione da lui amministrata e l’ospedale San Raffaele a Milano. Sì, quello di Don Verzè.
Di sicuro non era un amico di Beppe Grillo.

Come suggerisce il Senso, caro Claudio Fava: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.


Fonte: srs di Sergio Di Cori Modigliani, da sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/ del 1 maggio 2012



MOVIMENTO PER IL RINNOVAMENTO SPIRITUALE: UN MANIFESTO PER MIGLIORARE IL MONDO




La crisi attuale sembra prettamente economica, ma è soprattutto l'effetto di una crisi culturale dei valori. La  concezione materialistica del mondo, che tende a ridurre là coscienza a una semplice  manifestazione  del cervello, ha  prodotto una  profonda crisi morale,  perché ha espropriato l’uomo del principio di responsabilità.  Nessuno si sente responsabile di ciò che fa,  considerandosi totalmente  condizionato  da fattori biologici,  esistenziali, culturali e ambientali, che finiscono per negare la libertà personale.
Questo ha determinato una decadenza  dei costumi e l’incapacità politica di generare benessere per tutti  ne è soltanto la manifestazione più evidente.

Solo emancipandosi dalla concezione materialistica  si potrà  realizzare un’autentica  evoluzione verso un nuovo modello di società, che deriverà  non più dalla  competizione  esasperata tra e i singoli, ma dalla loro cooperazione reciproca.

Il modello cooperativo si  basa sull’attività lavorativa, ma volta non a  produrre beni di consumo, ma beni di vita,  nonché sulla convivialità, che permette  a tutti di godere dei doni della solidarietà.

Il benessere  sociale è innanzitutto un benessere della persona,  cioè un “ essere  nel bene”. Tale benessere non può non fondersi  sull’equilibrio e sull’armonia:  con la verità, armonia con se stessi, armonia con gli altri e armonia con la natura, mediate dall’armonia della Verità.


La prima armonia impone il recupero della centralità  della coscienza,  ma di una coscienza che non può non tendere verso un valore universale.  Solo  in tale valore universale e nella comune tensione gli uomini possono trovare  un momento di autentica unità e di armonia, che consenta loro di conciliare  la condizione spirituale con la dimensione biologica e istintuale  nonché con quella emozionale e co  l’universo dei pensieri.

La seconda armonia, che si fonda sulla prima e ne costituisce la necessaria  integrazione, si realizza allorché la coscienza, cioè lo spirito, riconosce che ciascuna  persona  ha una propria identità solo perché si rapporta ad ogni altra, cosicché negare l’altra significa negare se stessi.

La terza armonia impone che la coscienza riconosca il valore della natura, la quale si esprime non solo come natura umana ma anche come natura ambientale,  cioè come ecosistema.

La formazione umana – attraverso le istituzioni della famiglia, della scuola, delle associazioni ricreative e culturali e dell’università -  si deve costruire attraverso  il perseguimento di queste tre armonizzazioni.

Il Comitato Scientifico di Assisi for Peace TV

Giovanni Maria Gubbiotti
Augusto Ancillotti
Aldo Stella
Gaetano Mollo
Diego Antolini
Fulvio Fraternale
Anna Rita Benedetti
Alessandro Maestrini


Fonte: da “AssisiforPeaceTV”