Le Lettere paoline, o Lettere di San Paolo Apostolo, fanno parte del Nuovo Testamento. Sono state scritte tra il 51 e il 66 da Paolo di Tarso, più noto come San Paolo, definito Apostolo delle genti in quanto con lui la predicazione cristiana varcò i confini dell’Asia occidentale. Questi non incontrò mai personalmente Gesù, eppure i suoi scritti rappresentano i documenti più antichi sul Nazareno, oltre a stabilire senz’ombra di dubbio che il kerygma, vale a dire l’annuncio sull’identità di Gesù in quanto figlio di Dio nato, morto e risorto secondo le Scritture, era già fissato a meno di vent’anni dalla sua morte sulla croce.
Ulteriori notizie possono essere individuate in altri scritti del Nuovo Testamento, specialmente negli Atti degli Apostoli. Questi ultimi sono una cronaca delle imprese degli apostoli di Gesù di Nazareth posteriormente alla morte di lui, con particolare attenzione a Pietro e a Paolo di Tarso.
La paternità di tale opera è attribuita all’autore di uno dei Vangeli sinottici, Luca (o Lucano) e, con ogni probabilità, sono stati redatti tra il 55 e il 61 d.C. (la narrazione s’interrompe bruscamente, infatti, con la prima parte della vita e della prigionia di Paolo a Roma, non con la sua morte, avvenuta pochi anni più tardi).
Se si analizzano gli Atti degli Apostoli e Lettere paoline, è possibile estrapolarne una biografia di Gesù di Nazareth al di fuori dei Vangeli e notare come, seppur scarna di particolari, questa sia del tutto coerente con quanto narrato dai Vangeli stessi.
Possiamo, infatti, ricavare dagli scritti in questione che Gesù: non fu un’entità angelica, bensì “un uomo” (Romani 5, 15); “nato da donna” (Galati 4, 4); discendente da Abramo (Galati 3, 16) per la tribù di Giuda (Ebrei 7, 14) e per il casato di Davide (Romani 1, 3); sua madre si chiamava Maria (Atti 1, 14); egli era chiamato Nazareno (Atti 2, 22 e 10, 38) e aveva dei “fratelli[10]” (1 Corinzi 9, 5; Atti 1, 14), di cui uno chiamato Giacomo (Galati 1, 19); fu povero (2 Corinzi 8, 9), dolce e mansueto (2 Corinzi 10, 1); ricevette il battesimo da Giovanni Battista (Atti 1, 22); raccolse discepoli con cui visse in relazione costante e di grande vicinanza (Atti 1, 21-22); dodici di essi furono chiamati “apostoli”, e a questo gruppo appartennero, fra gli altri Cefa, ossia Pietro, e Giovanni (1 Corinzi 9, 5; 15, 5-7; Atti 1, 13. 26); nel corso della vita operò molti miracoli (Atti 2, 22) e passò beneficando e guarendo molte persone (Atti 10, 38); una volta apparve ai suoi discepoli gloriosamente trasfigurato (2 Pietro 1, 16-18); fu tradito da Giuda (Atti 1, 16-19); nella notte del tradimento istituì l’Eucaristia (1 Corinzi 11, 23-25), agonizzò pregando (Ebrei 5, 7), fu oltraggiato (Romani 15, 3) e preferito a un assassino (Atti 3, 14); patì sotto Erode e Ponzio Pilato (1 Timoteo 6, 13; Atti 3, 13; 4, 27; 13, 28); fu crocifisso (Galati 3, 1; 1 Corinzi 1, 13. 23; 2, 2; Atti 2, 36; 4, 10) fuori della porta della città (Ebrei 13, 12); fu sepolto (1 Corinzi, 15, 4; Atti 2, 29; 13, 29); risorse dai morti il terzo giorno (1 Corinzi 15, 4; Atti 10, 40); quindi apparve a molti (1 Corinzi, 15, 5-8; Atti 1, 3; 10, 41; 13, 31) ed ascese al cielo (Romani 8, 34; Atti 1, 2. 9-10; 2, 33-34).
Dal confronto tra questa ristretta biografia extra evangelica di Gesù e quella più ampia offerta dai Vangeli, possiamo evincere che nel cristianesimo delle prime generazioni circolavano informazioni univoche sulla figura del Nazareno, tanto più se consideriamo che i documenti in questione, pur se tutti confluiti nel Nuovo Testamento, sono stati redatti da autori distanti e indipendenti tra loro nel tempo e nello spazio
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