domenica 26 giugno 2011

STORIA DELLA CHIESA MEDIEVALE. (Cap. VIII. C ): TEOLOGI DEGLI ORDINI MENDICANTI

S. Tommaso e s. Bonaventura. Lunetta, chiesa di S. Maria Aracoeli in Roma

Due (scuole) si contendono il primato speculativo dello scenario filosofico e teologico del pensiero medievale: la scuola francescana e la scuola domenicana.

La scuola francescana(15)

Con riferimento a questa scuola si possono distinguere tre fasi:
- con Alessandro di Hales che porrà in essere gli inizi di questa scuola, sviluppata dai suoi discepoli a Parigi e soprattutto da san Bonaventura(16) e dai suoi scolari;
- la generazione più giovane dei “bonaventuriani” e, in posizione critica, Pietro di Giovanni Olivi(17) che a  Firenze, conv. di S. croce dove insegnò, influì non poco sulla corrente degli “spirituali”;
- il gruppo intorno a Giovanni Duns Scoto(18), il più grande teologo inglese (1266-1308) che si distanziò sia dalla concezione agostiniana, sia da quella aristotelica tomistica in quanto tale.

La scuola domenicana

In questa scuola, la corrente aristotelica venne fondata da sant‘Alberto Magno (1206c. - 1280)(19), che ebbe il titolo di doctor universalis perché la sua conoscenza delle fonti era universale; perché scandagliò tutti i campi della filosofia, delle scienze naturali e della teologia; perché universale fu la sua influenza sul mondo accademico. Scrisse commenti a tutti i libri di Aristotele, alle Sentenze di Pietro Lombardo, al De divinis nominibus dello Pseudo-Dionigi Areopagita(20). La sua Summa theologiae rimase incompleta; più famosa la sua Summa de creaturis, comprendente un‘etica sistematica, una dottrina sui sacramenti e una escatologia. Lasciò molte altre opere minori sull‘Eucaristia, la mariologia, ecc. Il suo discepolo Ulrico di Strasburgo († 1277) compose una monumentale summa che è considerata l‘opera più vasta e completa del neoplatonismo tedesco.

San Tommaso d’Aquino (1225-1274)

Il massimo rappresentante della Scolastica è san Tommaso d’Aquino discepolo di Alberto Magno a Parigi e a Colonia. In un‘epoca in cui imperava un pericoloso dualismo tra fede e ragione, teologia e filosofia (le due verità di Averroè, seguito da Sigieri di  Brabante (21),

Tommaso operò la sintesi tra fede e ragione umana. Insegnò due volte a Parigi, poi a Roma e infine a Napoli.  Per provare la razionalità della fede san Tommaso ricorre agli argomenti aristotelici. Evidentemente egli ricorre ad Aristotele non per provare il valore della Rivelazione, ma per rendere comprensibile logicamente e per mostrare la possibilità razionale della libera accettazione di una verità soprannaturale che, per quanto indimostrabile razionalmente, non contrasta con le leggi della ragione, anzi ne è conferma e potenziamento.

In tale contesto Etienne Gilson spiega che san Tommaso aveva ben visto che esistono solo due opzioni metafisiche fondamentali:

«Da una parte c’è Platone che porta alle estreme conseguenze logiche il materialismo e lo scetticismo dei filosofi, i quali dicevano che non esistono altro che corpi e altra conoscenza che la sensazione; i corpi però sono soggetti a incessante mutamento e i sensi si contraddicono continuamente, e quindi così noi non possiamo attingere la verità; è per questo che Socrate rinuncia alla filosofia della natura e si dedica alla filosofia morale, mentre il suo discepolo Platone trasporta nel mondo intellegibile delle idee tutta la realtà e tutta l’intelligibilità delle cose; e da allora in poi tutti i platonici considereranno questo mondo di forme pure come la sorgente di ogni efficacia e di ogni verità. Dalla parte opposta c‘è Aristotele che respinge lo scetticismo implicito nell’opzione platonica e porta alle estreme conseguenze questo rifiuto, pensando che ci sia un elemento di stabilità negli enti sensibili e che i sensi non si ingannano quando giudicano in condizioni normali del loro proprio oggetto; di conseguenza le cose sono necessariamente intelligibili in sé stesse [... ]. Optare a favore della dottrina di Aristotele contro quella di Platone significava per san Tommaso ricostruire la filosofia cristiana su basi diverse da quelle di sant‘Agostino»(22).


La sua vastissima produzione può essere divisa nelle seguenti Parti:

- commenti di natura «filosofica» ai principali scritti aristotelici, superando quelli insufficienti di Averroè e del suo maestro (Alberto Magno);

- commenti «biblici» a molti libri dell‘Antico e del Nuovo Testamento; commenti «teologici» alle opere di Boezio e dello Pseudo-Dionigi;

- grandi sintesi teologiche: commento al Liber sententiarum di Pietro Lombardo; Sumnma contra gentiles e la grande Summa theologiae, composta negli ultimi sette anni di vita e conclusa da Reginaldo di Priverno; pure incompleto il Compendium theologiae;

- Quaestiones disputatae e Quaeationes quodlibetales, specchio delle idee e delle dispute accademiche del tempo;

- opere minori: apologetiche, spirituali, liturgiche (l‘Ufficio per la festa del «Corpus Domini» e la Expositio de Ave Maria»), omiletiche, canonistiche; contro i Saraceni, i Greci e gli Armeni; De ente et essentia, De aeternitate mundi, ecc.

San Tommaso conosceva bene i Padri della Chiesa (famosa è la sua Catena aurea), ma non il greco e l‘ebraico. Per la mancanza dell‘apporto delle scienze ausiliarie, nonostante il suo acume critico, rimase legato a una filologia tecnicamente non perfezionata e al testo sacro tramandato dalla patristica e dalla prima scolastica. Il suo merito sta soprattutto nel campo della teologia speculativa e dell‘eccezionale approfondimento filosofico, che pose il suo genio al servizio della fede. Oggi si tende a rivalutare il suo apporto di vita spirituale, proprio in base alla sua teologia.

L’episodio del 1273 e la morte di san Tommaso (1274)

Un giorno di dicembre 1273, dopo la celebrazione della Messa, san Tommaso chiamò il suo fedelissimo segretario fra Reginaldo da Priverno e gli comunicò la decisione di interrompere ogni lavoro, perché quella mattina durante la Messa aveva capito che quanto aveva scritto nei suoi libri era «tota palea» (un mucchio di paglia). Così rimasero interrotte due delle sue opere più importanti: la Summa theologiae rimase ferma alla Questione 90 della Tertia Pars, e il Compendium theologiae restò sospeso al capitolo 10 del Secondo Libro. Nel gennaio del 1274, su invito di Gregorio X partì alla volta di Lione, dove il papa aveva convocato un concilio ecumenico. Giunto nei pressi di Fossanova, fu colto da grave malore e fu ricoverato sollecitamente nella celebre abbazia cistercense di quella città. Tutte le cure risultarono vane e dopo qualche settimana (il 7 marzo 1274) morì, senza che si fosse saputo comprendere la natura del male che l‘aveva colpito.
Nei suoi contemporanei Tommaso lasciò un ricordo profondo e indelebile, per la finezza e acutezza della sua intelligenza, per la grandezza e originalità del suo genio, per la santità della sua vita.

Tre anni dopo la sua morte, il vescovo di Parigi condannò 21 proposizioni tratte dalle opere di Tommaso per il loro razionalismo e naturalismo. Ma la canonizzazione nel 1323, da parte di Giovanni XXII, cancellò quell’ombra dalla coscienza della Chiesa. Da allora fu, e rimane, il “doctor communis” della cattolicità.

Attualità del pensiero di san Tommaso d’Aquino

Anche se vari secoli ci separano dal tempo in cui san Tommaso elaborò la sua filosofia, questa mantiene una sorprendente attualità.

1) Primo aspetto da mettere in evidenza è il realismo conoscitivo, cioè la certezza che l’intelligenza umana è capace di conoscere la realtà così come è in se stessa, pur senza esaurirne tutta la ricchezza. L’oggettività della conoscenza, punto fermo del pensiero tomista, venne invece negata da quasi tutte le correnti filosofiche dall‘Umanesimo in poi, per cui si interruppe ogni dialogo costruttivo fra la filosofia e la scienza sperimentale, avendo quest‘ultima come presupposto irrinunciabile il realismo conoscitivo.
La separazione fra scienza e filosofia fa sentire oggi tutto il suo peso perché è ormai evidente a tutti che le scienze sperimentali e la tecnica, se lasciate a se stesse, possono recare anche gravi danni all’umanità. Partendo dal realismo conoscitivo è possibile ristabilire il dialogo interrotto e ridare così a ogni forma di sapere la giusta finalità per il progresso integrale dell‘uomo.

2) Un altro aspetto riguarda l’antropologia. Nell‘attuale contesto culturale esiste sovente poca chiarezza sulla vera identità dell‘uomo, da un lato esaltato e quasi divinizzato, dall’altro considerato semplicemente come un organismo più complesso degli altri. Di conseguenza da una parte si tende ad assolutizzarlo, ritenendo che l’uomo dipenda solo dalla sua capacità di autodeterminazione; dall‘altra si finisce per non distinguerlo con chiarezza  dagli animali o addirittura da alcune macchine particolarmente complesse.
Per san Tommaso invece l‘uomo è imago Dei. Come tale è radicalmente dipendente da Dio e, pur essendo dotato di libertà, non può illudersi di stabilire o modificare le leggi della sua natura. Il principio spirituale che lo vivifica gli consente tuttavia di compiere operazioni che trascendono il mondo fisico, elevandolo al di sopra delle altre creature sensibili. Essere spirituale aperto all‘eternità e padrone delle proprie azioni, l’uomo non può mai essere considerato come mezzo, ma sempre e solo come fine.

Roberto Grossatesta (1175-1253) e Ruggero Bacone (1214-1292)

Il contributo inglese alla storia dell’alta scolastica è pari a quello francese, per merito soprattutto di questi due studiosi. Roberto Grossatesta (Robert Greathead, 1175-1253), teologo, filosofo e scienziato, fu cancelliere dell‘università di Oxford, poi vescovo di Lincoln, ove introdusse i Francescani. Si oppose al diffuso aristotelismo in nome del platonismo agostiniano. Elaborò una teoria della luce come prima materia e forma dell‘universo. Propugnò la superiorità della volontà rispetto all’intelletto.
Il tratto assai caratteristico del Grossatesta è l’interesse rivolto ai fenomeni naturali tanto da sostenere la necessità della matematica per poterli studiare (pose il principio che la natura opera nel modo più breve ed ordinato possibile; principio che porterà poi alla formulazione della legge dell’economia dei fenomeni naturali). Tale suo interesse verrà a contrassegnare tutto il pensiero filosofico inglese dopo di lui (empirismo). Autore di opere di logica, metafisica, fisica, cosmologia, astrologia, psicologia e teologia. Conoscitore del greco, tradusse l’Etica nicomachea di Aristotele, vari scritti di Giovanni Damasceno e quelli di Dionigi l‘Areopagita.

Ruggero Bacone  (Roger Bacon, 1214c.-1292) divenne celebre per le indagini enciclopediche nel campo delle scienze positive: matematica, scienze naturali, sociologia.  Entrò nell‘Ordine minorita intorno al 1250, dopo aver insegnato a Parigi dal 1240 al 1247. Il suo nascente empirismo (fu tra i migliori discepoli del Grossatesta) caratterizzò tutta le sue pubblicazioni.
Quando nel 1265 salì al soglio pontificio Clemente IV, suo sostenitore, Bacone si propose di presentare al neo eletto un programma dettagliato di riforma degli studi. In ben diciotto mesi scrisse i suoi lavori filosofici più consistenti ed importanti: l‘Opus majus, l‘Opus minus e l‘Opus tertium, parti di un‘opera enciclopedica destinata ad abbracciare tutto il sapere. Ma il papa morì nel 1269 e tutto il suo piano di riforma rimase lettera morta.
Nel 1277 fu accusato di eresia causa alcune sue tesi astrologiche (accusa di stregoneria, dovuta ai suoi interessi alchemici) e così fu incarcerato. In carcere vi rimase per più di dieci anni; tempo in cui scrisse il suo Compendium studii theologiae, che concluse poco tempo prima di spirare.
L‘opera principale di questo teologo e filosofo è l’Opus majus, dove egli manifesta tutta la sua concezione del sapere: le scienze sono ordinate per costituire una completa giustificazione razionale del cristianesimo (in questo senso concorda con Bonaventura nell’ammettere una reductio artium ad theologiam).  Bacone fu un uomo indipendente e ostinato, intuitivo e critico; non costruì un sistema speculativo, ma lanciò idee stimolanti; inquieto e sempre in viaggio (quando non era in carcere); si fece molti avversari. Rivoluzionaria fu la sua richiesta di introdurre l‘esperimento.

Naturalmente, accanto alle due scuole, francescana e domenicana, operarono altre: la corrente neo-agostinista, sostenuta per lo più da Francescani (Matteo di Acquasparta, † 1302) e in reazione al tomismo; la corrente neo-tomista, appartenente in massima parte ai  Domenicani.

In conclusione

I grandi dotti dell’epoca ebbero uno stile letterario tutto personale e segnano con le loro opere l’apice raggiunto dalla scolastica, sebbene non siano mancati problemi di una certa rilevanza, specialmente nell‘assunzione non abbastanza critica delle opere di Aristotele, che determinerà una certa ambivalenza dimostrata dallo sviluppo di un aristotelismo eterodosso (Sigieri di Brabante) e dai sospetti sulla teologia di san Tommaso, giudicata troppo remissiva nei confronti della filosofia pagana. I contrasti dottrinali che lo coinvolsero e l’acuta critica dì Duns Scoto costrinsero i suoi continuatori ad approfondirne il pensiero genuino. Ma il valore imperituro della sintesi tomistica sarebbe stato compreso solo nei secoli successivi. «Questo luminare solitario non scrisse per i suoi contemporanei, ma il futuro sarebbe stato suo» (E. Gilson).


NOTE


15) Alcuni studiosi sono dell‘avviso che solo impropriamente si possa parlare di “scuola”  a riguardo dei tanti pensatori minoriti del XIII secolo, a causa della singolarità filosofica propria di ciascuno di loro, la quale li ha portati a praticare cammini speculativi personali, autonomi ed indipendenti. Non sono di questo avviso! C‘è una matrice comune che lega i diversi pensatori francescani tra loro e che li identifica in quanto tali: l‘agostinismo. Tale corrente filosofica e teologica perdurerà almeno fino a Giovanni Duns Scoto che la supererà con l‘introduzione di un aristotelismo addolcito e decontaminato dalle sue valenze paganeggianti (averroistiche) e quindi pericolose per la fede.  In effetti l‘agostinismo sarà la matrice di fondo di tutto il pensiero francescano da Alessandro di Hales sino a Duns Scoto e i maestri minoriti si evolveranno all‘interno della spirale platonico-agostiniana riconosciuta come l‘unica in grado di garantire uno sviluppo del pensiero teologico protetto da contaminazioni aristoteliche, giudicate pagane e pericolose.

16) San Bonaventura da Bagnoregio. Nato nel 1221 muore nel 1274, durante i lavori del secondo concilio di Lione. Teologo, dottore della Chiesa. Entrato nell‘Ordine francescano nel 1243, dopo studi di teologia a Parigi, Ministro generale dell‘Ordine nel 1257, si impegnò attivamente nella sua riorganizzazione. Cardinale e vescovo di Albano (1273). Maestro della filosofia cristiana, additò nella fede e nella contemplazione le vie privilegiate della teologia, contrastando l‘aristotelismo che, invece, confidava nella capacità naturale della ragione di conoscere e possedere Dio.

17)  Pietro di Giovanni Olivi (Pierre de Jean Olieu) nasce nel 1248c. e muore nel 1298. Sostenitore dell‘interpretazione rigorista della povertà francescana promossa dagli spirituali. Nel suo pensiero, di ascendenza agostiniana, si individua l‘influsso di Gioacchino da Fiore. Accusato di eresia nel 1282, fu costretto a sottoscrivere proposizioni di censura delle proprie tesi.  Autore di innumerevoli opere teologiche e spirituali, finite tutte sotto il martello inceneritore dell‘inquisizione, dopo la di lui condanna avvenuta ad opera di Giovanni XXII, causa il suo marcato spiritualismo gioachimita e la sua teologia dell‘assoluta povertà di Cristo da cui scaturiva la pratica dell‘usus pauper.

18)  Giovanni Duns Scoto. Nato nel 1266c. muore nel 1308. Filosofo e teologo inglese. Francescano, detto doctor subtilis fu uno dei più acuti pensatori del Medioevo. Dissentì da s. Tommaso nel considerare la possibilità che ha ragione umana di dimostrare le cose di fede. La teologia si basa sulla fede e la filosofia procede per ragionamenti a priori. Affermò che la facoltà fondamentale dell‘essere umano è, non l‘intelletto, ma la volontà, ed estese questa concezione all‘essere divino («Deus est caritas»). Introdusse il concetto di ecceità che rappresenta il principio in base al quale la sostanza universale si particolarizza nei singoli individui. È stato proclamato beato dalla Chiesa nel marzo del 1993.

19) Sant‘Alberto Magno (Alberto di Bollstadt), nasce nel 1206 c. (secondo alcuni, nel 1193) e muore nel 1280. Filosofo, teologo e scienziato tedesco; dottore della Chiesa. Domenicano (1223), fu maestro di teologia a Parigi e a Colonia, dove ebbe come allievo Tommaso d‘Aquino, e vescovo di Ratisbona (1260-62). Fu il primo studioso a redigere una parafrasi completa delle opere di Aristotele in lingua latina. Sostenne, contrariamente ai teologi del suo tempo, l‘autonomia del sapere filosofico e scientifico dalla teologia. Opere: Tractatus de natura boni; Summa de creaturis; Summa theologiae, Commentari al corpus di Dionigi Aeropagita, commenti ad alcuni scritti di Boezio e alle sentenze di Pietro Lombardo.

20) È l‘autore che più concorre a determinare il passaggio dalla filosofia ellenistica e patristica al Medioevo è uno sconosciuto pensatore, che nei suoi scritti si presenta come Dionigi l‘Areopagita ed effettivamente per secoli è stato identificato con quel Dionigi, filosofo greco dell‘Areopago di Atene, che si convertì al cristianesimo a seguito della predicazione di san Paolo agli ateniesi, narrata dal libro negli Atti degli Apostoli (17,34).  Ma lo stile e i contenuti degli scritti di questo Pseudo-Dionigi portano a escludere senz‘altro che egli sia un autore del I secolo d.C.; piuttosto sembra essere un autore del VI secolo, coevo a Giustiniano, chiaramente inquadrabile nella tradizione neoplatonica, che ha inizio nel IV secolo: in particolare, sembra non esservi dubbio che sia Proclo il diretto ispiratore del sistema filosofico-teologico dello Pseudo-Dionigi (Proclo visse tra il 410 e il 485 d.C.), dato che nelle sue opere si rintracciano evidenti derivazioni dalla Teologia platonica, che è appunto un‘opera di Proclo. Le sue opere, autentici bestsellers della teologia mistica del medioevo, hanno ispirato buona parte delle opere teologiche e spirituali; una lettura delle opere dello Pseudo-Dionigi è imprescindibile per una conoscenza critica delle opere dei medievali (specialmente dei maestri minoriti). Il Corpus Dionysiacum è costituito dal De divinis nominibus, De mystica theologia (le due opere fondamentali di più schietta ispirazione neoplatonica, dipendenti soprattutto da Proclo), dal De coelesti hierarchia (ove “hierarchia” indica l’ordine degli angeli determinato dal grado di assimilazione a Dio o deificazione) e la De ecclesiastica hierarchia (l’ordine sacro della Chiesa corrispondente all'ordine angelico). L‘opera dello Pseudo- D. rappresenta nel suo complesso la confluenza di motivi neoplatonici nel corpo della teologia cristiana, sì da esaltarne il carattere mistico-speculativo ed apofatico: egli fa propria la teoria plotiniana di Dio che, per la sua infinità, è al di sopra dell‘essere e di ogni realtà comprensibile nelle categorie della ragione discorsiva.

21)  Sigièri di Brabante (1235c. - 1282c.). Filosofo fiammingo. Commentatore di Aristotele, fu l‘iniziatore dell‘averroismo latino, negando la provvidenza e sostenendo l‘eternità del moto e della materia e la dottrina del monopsichismo (Quastiones in tertium de anima). Tale dottrina afferma l‘esistenza di un unico spirito, o anima, universale, di cui le singole anime individuali sono manifestazione. Solo al primo è riconosciuto l’attributo dell’eternità, mentre lo spirito individuale, essendo all‘interno della limitazione spazio-temporale, è mortale. Per questa linea di pensiero Sigièri di Brabante fu avversato da san Tommaso e censurato dall’autorità ecclesiastica parigina, e finì per moderare in parte le sue teorie nei due trattati: Questiones de anima intellectiva e Questiones super librum de causis.

22)  E. GILSON, Pour quoi saint Thomas a critique saint Augustin, in Archives d'Histoire doctrinale et littéraire du Moyen Age, 1 (1926-1927) 118.



Fonte: Appunti.  Biennio filosofico.  Anno Accademico 2010-2011



1 commento:

Anonimo ha detto...

SE UNO STUDIO NON HA BASI, NON VEDO PERCHE' SI ISTITUISCE UNA SCUOLA , COME L'UNIVERSITA' DI TEOLOGIA, PRATICAMENTE STUDIANO IL NULLA IMPONENDO REGOLE CAMPATI IN ARIA.