domenica 10 aprile 2016

ONETO, O LA SECESSIONE O LA SECESSIONE…




di GILBERTO ONETO

L’attacco alle libertà da parte dello Stato-Mafia avviene su tre fronti: contro le ricchezze dei cittadini, contro le autonomie e contro la rappresentatività democratica.


1 – Gli espropri fiscali sono evidenti e quotidiani.

2 –  Renzi vuole abolire la modifica del Titolo V fatta dai suoi compagni tredici anni fa. Berlusconi si rimangia tutte le finte concessioni della devolution e del federalismo fiscale. Le Province sono smantellate. È pesantemente cominciato anche l’attacco alle Regioni, considerate causa di ogni spreco e nequizia e ci si mettono tutti assieme: destra, sinistra, giornali e televisioni, aggrappandosi a scandali e piccole e grandi schifezze. Ma è piuttosto evidente che l’obiettivo è l’indebolimento delle istituzioni e delle autonomie locali.  Sotto attacco sono anche le Regioni a statuto speciale ma neppure i Comuni possono stare tranquilli: si è cominciato nel delegittimare  quelli più  piccoli ma piano piano si erode l’idea stessa delle libertà municipali.


Renzi e De Mita


3 – Renzi e Berlusconi (finta sinistra e finta destra, italianità vera) hanno “messo mano” alla legge elettorale inventandosi sbarramenti a scala nazionale che nessun movimento autonomista o localista può sperare di superare se non accettando avvilenti compromessi e – di fatto – rinunciando ai propri progetti di cambiamento.
Insomma si sta profilando una pesante stagione centralista e statalista, un ritorno alla grande dei prefetti e del prefettismo, che, in verità, non è mai stato davvero scalfito. Mentre il resto del mondo sembra avviarsi verso la rinascita di autonomie schiacciate per secoli, qui si fa l’esatto contrario. Al nefasto accordo reazionario partecipano tutti: patrioti di destra, e nazionalisti di sinistra (finalmente ricongiunti sotto i comuni colori giacobini), finti liberali, malavitosi e faccendieri, e ci si mette anche il mondo cattolico che in un lontano passato aveva cercato di resistere all’alluvione della brodaglia massonica, mafiosa e patriottica. Sono tornati tutti gli incubi democristiani, socialisti e comunisti.


Craxi e Berlusconi


La sciagurata comitiva è ringalluzzita dalla debolezza del mondo autonomista e indipendentista, “sputtanato” dall’insipienza e dal cadreghismo della Lega e sminuzzato in cento rivoli litigiosi, micronazionalisti e microcefali.

Come dare torto alla tracotanza degli italianissimi?
Come cercare di trattenere i loro appetiti e la loro voglia di rivalsa quando sono i nostri che hanno dato loro ogni possibilità di farlo?
Se l’autonomismo padano si è inzuppato di Calderoli, Cota, Tosi, Belsiti, mardani e meridionali vari, perché gli italianissimi non devono infierire sulle nostre comunità indifese?
Se i cespugli isterici passano il loro tempo a litigare, a dividersi e a scindere il nulla, perché gli italianissimi non devono diventare più arroganti e prepotenti? 
Aumenteranno tasse e miseria, cresceranno i foresti e diminuiranno i nostri già smilzi spazi di libertà.
La Padania diventerà una pozzanghera mediterranea perché troppi padani si credono italiani, perché troppi padanisti sono stupidi, e perché troppi indipendentisti credono di non essere padani e si inventano un delirante campionario di appartenenze e di distinguo.
C’è però tanta gente che ha voglia di sentirsi di nuovo dire parole di libertà e di indipendenza. C’è una prateria infinita che non può essere percorsa da comunisti travestiti, vecchi democristiani col lifting, finti liberali, leghisti tricoloruti e indipendentisti da pollaio.  
La Lega si ripulisca e la smetta di cercare l’indipendenza in giro per la Calabria o l’autonomia fra gli appalti truccati dell’Expò.
Gli altri partitini la smettano di litigare e di sezionare capelli.
Gli indipendentisti diventino seri e tralascino romantiche velleità e onirismi rivoluzionari da tastiera.
I padani si convincano finalmente che non ci sono alternative all’indipendenza dall’Italia. Gridiamo “Arimortis!” e cerchiamo di riprendere a marciare  dove in  troppi si sono messi a ballare.
La strada è quella della secessione e la sola arma che abbiamo è il consenso della gente. C’è tanto da fare.



Fonte: Da L’Indipendenza del 31 Mar 2016


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