sabato 30 marzo 2013

MARRA: POLITICI O GIORNALISTI DI ‘SUCCESSO’ SOLO SE MASSONI O BILDERBERGHINI O PRO-ILLICEITÀ BANCARIA…




Pannella si è praticamente vantato di essere massone pochi giorni fa da Radio Radicale, raccontando, tra l’altro, di quando, già qualche decennio fa, incontrò Pietro Grasso che si recava a una riunione massonica.  Del resto quello svergognato di Pannella è vicino a quella gentildonna di campagna di Bonino che, di nuovo incredibilmente, fu eletta all’epoca Commissario Europeo dal Bilderberg perché ne è membro; tant’è che nessuno ha mai sentito dire né all’uno né all’altra una parola in tema di banche, e meno che mai contro le banche.


Renzi è figlio di massone, e non so se lui stesso è massome tesserato o ‘solo’ filomassone.

Napolitano è riportato dalla rete come un orrendo comunista-massone, ma non ho sentito l’esigenza di approfondire perché mi basta sapere, con certezza, che è filo-birderberghino, come dimostra l’accanito sostegno a Monti, che ho denunziato alla procura di Roma per essere, in violazione della Costituzione e della legge Anselmi, insieme ad altri, membro del Bilderberg, e per essere stata la sua elezione alla Presidenza del Consiglio frutto di una decisione del Bilderberg.


Di Bersani non mi risulta sia apertamente iscritto al Bilderberg o alla massoneria, ma è culo e camicia con Monti e altri B&M (bildeberghini & massoni) di ferro, sicché siamo di fronte a un concorso ben più che esterno.

Berlusconi è massone e, nonostante sarebbe visceralmente contro gli apparati e sgradito ai ‘salotti buoni’ (Bilderberg), è però sempre pronto a vendere anima e corpo suoi – e quel che è peggio anche altrui – a chiunque gli ‘dia una mano’ a guadagnare qualche soldo o a tirarsi fuori dal baratro che alla fine comunque lo ingoierà.


Draghi, Prodi, Gruber e Riotta (ma anche Rossella, Veltroni, Bernabé, Telecom, Fiat, Scaroni, Tremonti e molti altri) sono anche loro membri Bilderberg.


Grillo e Casaleggio infine, a parte la nota contiguità di Casaleggio agli ambienti bancari internazionali, è ovvio che l’avere Grillo ‘rimosso’ il signoraggio, del quale è bene al corrente (è addirittura stato vicino ad Auriti, che di certo si sta rigirando nella tomba), implica che ha buoni motivi per non parlarne più e per avere escluso ogni riferimento (serio) dal programma del M5S sia al signoraggio che alla criminalità bancaria in generale.  Sa bene infatti che la corruzione, la mala politica eccetera non rubano, tutte insieme, nemmeno un millesimo di quello che rubano le banche. Buoni motivi per tacere, quelli di Grillo, rappresentati come minimo dal fatto che non parlarne è un modo per indurre i media a ‘portarlo’, sia pure subdolamente. Perché i media sono o di proprietà o sotto il controllo delle banche, e se avessero voluto affondarlo sarebbe bastato riprendere un po’ la storia delle 13 società offshore che – tragicomicamente per uno che non fa altro che aggredire gli esportatori di denaro all’estero – ha fondato usando come testa di legno il suo autista.


La peggiore però è la magistratura, che è il vero colpevole di tutto, perché il problema non è che il ‘ladro’ voglia rubare, ma che il ‘gendarme’ gli si è venduto.

Alfonso Luigi Marra

Fonte: visto su Signoraggio.it. il blog di Gino, il 29 marzo 2013

venerdì 29 marzo 2013

LA ROTTAMAZIONE DELL’EUROPA




di Ida Magli
(Tratto dal libro “Dopo l’Occidente”,  Ed. BUR. Maggio 2012)


….Quali caratteristiche presenterà quella parte geografica del mondo che corrisponde all’Europa, in particolare all’Europa d’Occidente , verso la metà del 2.000? SI può affermare con quasi assoluta certezza che la cultura che oggi siamo soliti indicare con il nome di “occidentale” e che la caratterizza, sarà quasi del tutto scomparsa.

Si può anche presumere che il processo di estinzione avverrà molto rapidamente. Il motivo è evidente: le culture vivono attraverso gli uomini che ne sono portatori.
Verso il 2050 l’Europa sarà abitata da un gran numero di Africani insieme a gruppi di media consistenza di Cinesi e di Mediorientali a causa della continua e massiccia immigrazione dall’africa e dall’Oriente e dall’altissima prolificità di queste popolazioni, superiore in genere di almeno 5 volte a quella degli Europei.

Il 1° Gennaio del 2012 tutti i giornalisti hanno gridato di esultanza perché i primi nati in Italia durante la notte di Capodanno erano stranieri: un dato di fatto sufficiente a far capire quale sia il destino dell’Italia e dell’Europa: la scomparsa dell’italianità e la fine degli Europei è già in atto.  Tanto più poi la fine è assicurata perché i governanti ed i loro sacerdoti -giornalisti ne godono. Come ho già rilevato più volte, è questo il segno più sicuro. Ci troviamo nella paradossale situazione in cui il medico è felice che i suoi pazienti muoiano e vi contribuisce attivamente esortandoli a fare presto.

La morte dell’Italia è già in atto soprattutto per questo: perché nessuno combatte per farla vivere; persino perché nessuno la piange. E’ contro natura, contro la realtà dei sentimenti umani, ma è così: stiamo morendo nel tripudio generale, con una specie di suicidio “felicemente assistito” dai nostri stessi leader, governanti e giornalisti.  Non per nulla l’idea del suicidio assistito è nata in Occidente.

Le cifre sull’incremento demografico europeo sono abbastanza diverse passando da una Nazione all’altra (di solito più alte in Francia, in Svezia e negli altri Paesi del Nord), ma le previsioni sulla fine della società europea rimangono più o meno le stesse. I gruppi che popolano l’estremo Nord europeo, anche se più prolifici degli italiani, sono però poco numerosi e di conseguenza non incidono in modo significativo sull’incremento totale; ma soprattutto quello che conta è la particolare dinamica dei singoli fattori culturali  che sostengono la civiltà europea e che influiscono in modo diverso nelle varie Nazioni.
La conclusione in ogni caso è chiara: i “portatori”, i soggetti agenti della cultura europea, saranno sempre più in minoranza.

Per  “minoranza” non si deve intendere infatti esclusivamente quella numerica in quanto gli europei continueranno anche oltre il 2.050 ad essere, almeno in alcune zone, più numerosi degli Africani- ma quella psicologica: essere invasi e sopraffatti senza aver combattuto induce all’estinzione. Si tratta della situazione opposta a quella dei popoli conquistati con le guerre. Questi covano anche per secoli la propria resurrezione, resistendo alle imposizioni del nemico proprio perché è “nemico” ed impegnano tutte le proprie energie nel conservare la propria lingua, i propri costumi, la propria religione. In Europa una degli esempi più famosi da questo punto di vista sono i Polacchi e gli Ungheresi che hanno resistito sotto il dominio straniero, russo e tedesco, con la consapevolezza orgogliosa della propria storia, del proprio coraggio, delle proprie virtù. Malgrado fossero costretti all’uso della lingua straniera, i Polacchi si sono rifugiati nella propria come la più forte arma di difesa, convinti che lì si trovasse il principale strumento di salvaguardia della propria identità. L’hanno adoperato perciò con gioia in privato, nell’ambito della famiglia, ma soprattutto gridandone la bellezza nel canto dei loro poeti, innamorati della “polonità” come Adam Mickiewicz,  pronti a combattere per la sua libertà- Si tratta di una condizione istintiva, anche se sono moltissimi gli scrittori che l’hanno affermato con assoluta sicurezza.  Fra quelli italiani, volendoli citare, ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta, visto che non c’è stato nessuno, a partire da Dante, via via attraverso i secoli fino all’unità d’Italia, da Petrarca a Galileo a Leonardo a Machiavelli a Vico a Cesarotti a Leopardi a Carducci a Pascoli a D’Annunzio a Croce, che non abbia difeso con tutte le sue forze la lingua italiana affermandone, oltre alla supremazia espressiva ed alla ricchezza melodica in confronto a tutte le altre lingue, proprio la funzione di linfa vitale per l’identità del popolo che la parla: la lingua “sostituto della patria” come dice Luigi Settembrini.

Compariamo questo comportamento con l’invasione ricercata e voluta degli orridi anglo- americanismi nella lingua italiana in uso oggi, e sapremo perché stiamo andando verso l’estinzione. Esiste sicuramente una volontà potente ed autoritaria che guida, di nascosto ed in silenzio, tutti gli strumenti di comunicazione verso la perdita dell’Italiano con l’inserimento, ogni giorno più pressante, nella pubblicità, negli spettacoli televisivi, nei titoli dei film e delle canzoni, di un americano dialettale  da periferia che ai giovani piace assimilare e ripetere. Nulla è più significativo di questa collaborazione dei giovani al disprezzo della propria terra, dell’Italia, persino nelle cose in cui  è storicamente la più ricca, la più ammirata nel mondo.

Non è del tutto colpa loro, questo è certo. Il messaggio che arriva da ogni parte è uno solo: l’Italia deve sottomettersi ai voleri stranieri, che rappresentano quelli di una identità inesistente che porta il nome di “Europa”; sono voleri però che coincidono con quelli dei banchieri di una banca privata, detta abusivamente Banca  Centrale Europea, dei quali nessuno conosce neanche i nomi. Bisogna obbedire inoltre ai voleri, anch’essi abusivi, dei governanti di Francia e Germania in quanto hanno assunto, com’era logico aspettarsi e a preludio dei prossimi inevitabili conflitti, la leadership d’Europa.

Tutti i giornali ed i mezzi di comunicazione di massa ripetono lo stesso messaggio, appoggiato dall’indottrinamento della scuola di Stato, che naturalmente non può fare a meno di testimoniare la sua fedeltà agli ideali governativi esaltando l’unificazione europea come massimo bene.

L’Italia, insomma, deve ringraziare gli stranieri se le concedono di occupare un umile posticino nel mondo buono e giusto dei banchieri e deve imparare a governarsi in funzione non dell’arte, non della musica, non della poesia, non della cultura, ne’ tanto meno della scienza o della Storia- cose nelle quali si è inutilmente dilettata fino ad oggi -ma dei mercati, dei commerci, della moneta, della Borsa.

Giorgio Napolitano si è felicitato del fatto che, guidata da un esperto delle funzioni bancarie, l’Italia recuperasse il proprio onore in Europa. Una convinzione che fa venire i brividi. L’onore dell’Italia, Presidente?  Ma cosa dice?  Quale uomo può avere nelle sue mani l’onore dell’Italia ?  L’onore di Galileo, l’onore di Leonardo, l’onore di Michelangelo, l’onore di Dante, l’onore di Mazzini, l’onore di Garibaldi, l’onore di  Leopardi, l’onore di Verdi? No, no, tranquillizziamoci: l’uomo di cui parla il Presidente è un banchiere, il signor Mario Monti, che non potrebbe avere in mano, con o senza l’aiuto del Presidente della Repubblica, l’onore di nessuno, salvo il proprio naturalmente. Ed anche il suo, chissà?

Come membro della Commissione europea presieduta da Jacques Santer, è stato costretto dal Parlamento a dimettersi, insieme a tutta la Commissione (di cui faceva parte anche un altro italiano, Emma Bonino), per cause veramente infime: compaiono infatti nella perizia sui bilanci della Commissione, effettuata dal comitato di esperti indipendenti nominato dal Parlamento,  insieme ad un macroscopico “buco di bilancio”, operazioni di corruzione quali frode, cattiva gestione, nepotismo, favoritismi, contratti “fittizi”: termini imbarazzanti e quasi inverosimili in rapporto a quello che avrebbe dovuto essere il governo di un grande e nobile Impero.

E’ stato poi consulente della banca Goldman Sachs, una delle maggiori protagoniste della diffusione dei titoli “derivati “ che hanno provocato il crack mondiale del 2008 e, con tale noncuranza dei conflitti d’interesse, è stato anche consulente dell’importante agenzia Moody’s (l’agenzia di rating che ha declassato i titolo di credito italiani).

Finalmente, dopo le operazioni di distruzione dei titoli sovrani degli Stati, appositamente messe in atto da quei potenti dietro le quinte che perseguono l’unificazione mondiale, è giunto al posto cui aspirava da molto tempo, quello di capo del governo italiano.

Malgrado tutto, però, il salto non è stato facile: gli Stati sono lenti a morie e i banchieri sempre più impazienti.  C’è voluta una bella spinta: con un atto di forza del Presidente della Repubblica ha preso corpo, fra tutte le falsificazioni del bene a cui assistiamo impotenti in questo periodo, anche la “falsificazione della democrazia”.

Povera Italia! Una persona autoritaria che al momento giusto coglie la palla al balzo per instaurare la  dittatura, non le è mai mancata. Questa volta però perfino come dittatura è talmente grottesca che non si sa in quale modo definirla: “il governo dei tecnici”.

….C’è da aggiungere un particolare ai “meriti” di un banchiere capo del governo, un particolare interessante dal punto di vista del problema della lingua di cui ci siamo occupati: nel mondo dell’economia e della finanza ci si vanta di parlare soltanto in Inglese. Non parlare la propria lingua madre è stato sempre per qualsiasi uomo, come abbiamo già visto, un enorme sacrificio, una privazione dipendente dalla necessità, come per chi è emigrato e si trova in terra straniera.

Nulla quanto la rinuncia alla lingua madre rappresenta e allo stesso tempo da’ sostanza alla condizione dell’esilio, dell’estraneità. Evidentemente non è così per banchieri ed economisti ma forse un motivo c’è.  La propria lingua è tutt’uno con il pensiero: avviene molto raramente che uno scrittore non si serva nelle sue opere della propria lingua madre, anche quando viva da moltissimi anni in una Paese straniero e ne parli abitualmente la lingua. Il fatto è che economisti e banchieri non sono persone di pensiero. Anzi ne rifuggono, così come rifuggono da qualsiasi sapere che non rientri nell’economia.

Il rifiuto di uscire dal proprio ristrettissimo campo d’azione, cosa che nell’universo scientifico moderno caratterizza soltanto gli economisti, dipende da alcuni precisi dati psicologici. Il primo ed essenziale è il primato di se stessi: se l’economia interessa me significa che è l’unico sapere realmente “sapere”, un sapere assoluto che non ha bisogno di nulla che lo completi così come Io sono assoluto e nulla è maggiore di me. Si tratta dunque di una convinzione che fa parte della personalità dell’economista e che naturalmente contraddice il concetto stesso di “scienza”, portando a pericolosi errori. L’economia sarebbe in questo senso la scienza delle scienze, così come è stata per molto tempo la teologia.

Di fatto per molti economisti e finanzieri l’economia è davvero una teologia, con il medesimo assunto di partenza dei teologi: chi non conosce l’economia è analfabeta, è escluso dal mondo del sapere, così come il non iniziato, il non circonciso è escluso dal mondo “vero” quello del “ mito” fondante della tribù e della capacità d’azione che ne discende. Per questo i cultori dell’economia formano una società chiusa, forte e solidale soltanto all’interno del proprio cerchio, stranamente simile a quella società segreta potentissima e piena di conoscenze magiche che nelle culture primitive è costituita dai “lavoratori del ferro”, quelli col fuoco sempre acceso. La Borsa è questo fuoco.


Tratto dal libro “Dopo L’Occidente” Maggio 2012,
 Ed. BUR

Ida Magli è antropologa e saggista. Ha collaborato per anni con “La Repubblica” e ha insegnato Antropologia all’Università di Roma. Fra i suoi testi principali: Contro l’Europa (Bompiani 1997), Gesù di Nazareth BUR 2004, Omaggio agli Italiani (BUR 2005), Il Mulino di Ofelia (BUR 2007), La Dittatura europea, BUR 2010). I suoi testi sono tradotti in numerosi paesi.


LA GUERRA SPORCA IN SIRIA ED IL PIANO DEGLI USA IN MEDIO ORIENTE




di Luciano Lago

La cronaca di questi giorni fa registrare un nuovo attacco terroristico realizzato all’università di  Damasco, con relativo massacro di alcuni  studenti inermi che si trovavano nella facoltà di Agraria.  Questo è soltanto l’ultimo dei tanti attacchi terroristici che si stanno verificando nel paese, quello precedente era stato fatto mediante razzi e colpi di mortaio fatti esplodere nel centro di Damasco mietendo parecchie vittime civili.

Il fronte dei ribelli siriani la “coalizione nazionale siriana “ sta intensificando gli attacchi contro il regime di Al Assad  senza alcuna remora di colpire obiettivi civili  ma anzi con la precisa strategia di seminare il panico e la sfiducia tra la popolazione ed incrinare la resistenza e la compattezza dei questa a favore del governo legittimo.

Bisogna capire che quello che avviene attualmente in Siria è occultato da un’ opera di massiccia disinformazione e di manipolazione mediatica che non ha paragoni con altre situazioni recenti se non con la guerra in Irak e con l’operazione fatta a suo tempo in Libia.

Nonostante questa intensa campagna di propaganda svolta da giornali e TV in Occidente  (anche con l’apporto di televisioni come di Al Jatzera e Al Arabiya finanziate dagli emiri del Golfo),  quella che  in un primo tempo si è cercato di far apparire  come una “rivolta popolare” contro il regime di Assad, risultata ormai evidente che trattasi di una macchinazione delle grandi potenze USA, GB, Francia ed Israele, per destabilizzare la Siria e favorire gli interessi geo strategici ed energetici delle potenze occidentali.

Si sapeva già da diversi anni che il Pentagono aveva i piani nel cassetto che prevedevano la destabilizzazione della Siria fin dai tempi del secondo intervento in Iraq ( anche quello mascherato dal pretesto delle “armi di distruzione di massa”).  L’azione contro la Siria è parte di una roadmap militare“, una sequenza di operazioni militari. Secondo quanto rivelato da l’ex comandante generale della NATO, Wesley Clark, il Pentagono aveva chiaramente individuato a suo tempo, oltre all’Iraq, ed alla Libia, anche Siria e Libano come paesi bersaglio di un intervento USA-NATO. Si tratta di una strategia ad ampio raggio che prevede il controllo della regione coinvolgendo anche altri paesi quali Sudan e Somalia.


Vedi: Testimonianza scioccante di un siriano alla radio francese:


L’intervento in Siria era iniziato più di un anno fa  con l’infiltrazione nel territorio siriano, attraverso Giordania e Turchia, di gruppi di miliziani con il preciso compito di effettuare azioni di guerriglia contro i militari e forze di polizia siriane e massacri di civili per gettane poi la responsabilità sull’esercito lealista attraverso la falsificazione della propaganda. Il piano però ha funzionato soltanto in parte e le forze ribelli, distintesi per crudeltà ed efferatezza (dei veri “tagliagole”) sono state respinte.

Ultimamente gli americani hanno ammesso apertamente di aver organizzato l’invio massiccio di armamenti al fronte dei ribelli siriani con la complicità di Arabia Saudita, Qatar ed altre monarchie del Golfo, armi e rifornimenti che arrivano attraverso un ponte aereo e successivamente vengono inviate, attraverso la Giordania, il Libano e la Turchia, in territorio Siriano.

Erano stati espliciti gli avvertimenti  lanciati l’anno scorso dalla Clinton ad Al Assad perché rassegnasse le dimissioni e favorisse un avvicendamento alla presidenza della repubblica Siriana con un personaggio “gradito” agli USA, minacciando un attacco catastrofico contro la Siria in caso non ottemperanza agli “ordini” del gendarme USA.


Neanche a voler nascondere la pesante ingerenza del dipartimento di stato USA nella “guerra sporca” pianificata in Siria per deporre Assad e destabilizzare il paese.

Ed in effetti, visto che le forze ribelli sono state sbaragliate sul campo dall’esercito lealista Siriano e rimaste isolate, anche per l’appoggio dato dalla popolazione al presidente Assad, negli USA si è deciso un cambio di strategia con l’invio diretto di armamenti e rifornimenti alla guerriglia.

Gli USA negli ultimi mesi hanno organizzato e diretto un ponte aereo, mediante il quale sono state trasportate, secondo un calcolo approssimato,  più di 3500 tonnellate di armi. I primi voli sono stati effettuati, con aerei militari da trasporto C-130, dal Qatar in  Turchia.  Successivamente sono stati utilizzati i giganteschi aerei cargo C-17, forniti dagli Usa al Qatar, che hanno fatto la spola tra la base di Al Udeid e quella turca di Esenboga.  Particolare non secondario: la base aerea qatariana di Al Udeid è la stessa ove trovasi  il quartier generale avanzato del Comando centrale Usa, con un organico di almeno 10mila militari,  funzionando  da base pilota  per tutte le operazioni in Medio Oriente.

In Turchia e Giordania sono presenti campi di addestramento delle milizie affluite da altri paesi, in particolare da Libia, Tunisia, Algeria e Giordania con la presenza di istruttori militari e supervisione di istruttori militari della CIA e Britannici. I “volontari”, che sono in realtà mercenari finanziati dalla monarchia  Saudita, non provengono soltanto da paesi arabi ma anche da paesi occidentali e perfino dalla Cecenia.  Vedasi l’episodio dell’uccisione del figlio del capo della guerriglia cecena per opera dell’esercito siriano a dimostrare la provenienza internazionale dei miliziani.


I volontari sono miliziani, quasi tutti fanatici integralisti di fede salafita, la più oscurantista delle sette islamiche, fortemente rivale degli alawiti e degli sciiti (questi ultimi visti come infedeli) che sono le confessioni di appartenenza rispettivamente del presidente Assad e dell’Iran. Non si perdona alla Siria di essere un regime laico, multi confessionale e tollerante verso tutte le confessioni e dove esiste anche una numerosa comunità cristiana.

Questo spiega quindi anche la preoccupazione dell’Iran che, alleato e sostenitore della Siria, in caso di una caduta del regime di Assad si vedrebbe circondato alla sue frontiere da ovest e da est da paesi ostili.

Le “finte” rivolte organizzate inizialmente in Siria, in particolare a Daraa ( città di confine a 10 Km dalla Turchia) non hanno avuto il successo sperato e si sono risolte con incendi e saccheggi e scontri a fuoco con le forze di polizia. Quello che è emerso da questi rapporti iniziali, è che molti dei manifestanti non erano manifestanti, ma terroristi coinvolti in atti premeditati di assassinio e di incendi dolosi. Dal titolo della notizia di fonte  israeliana si evidenzia quello che è successo: Siria: sette poliziotti uccisi, Edifici incendiati nelle Proteste.
(Si veda Michel Chossudovsky, SYRIA: Who is Behind The Protest Movement? Fabricating a Pretext for a US-NATO “Humanitarian Intervention“, http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=24591 Global Research, 3 maggio 2011)

Lo stesso è accaduto quando l’azione delle milizie integraliste si è spostato nella piccola città di Jisr al-Shughour sempre nelle vicinanze del confine turco.   I miliziani si sono scontrati con le forze di polizia e dell’esercito ma non c’è stata alcuna manifestazione di massa se non nelle false notizie inviate dai media occidentali e da Al Jazeera.  La popolazione presa nel fuoco incrociato si è riversata fuggendo al confine, ingrossando il numero dei rifugiati nei campi profughi.

Al contrario nella capitale a Damasco l’azione dei miliziani è sempre rimasta isolata con attentati a colpi di mortaio ed auto bomba mentre  si sono svolte manifestazioni di massa, mai viste prima,  (del tutto oscurate dai media occidentali) a sostegno del presidente Assad.

Questo non toglie che  il regime siriano non si può certo considerare un sistema  democratico (che non esiste in Medio Oriente), tuttavia è chiaro che l’obiettivo dell’azione di sostegno degli USA-NATO al fronte dei ribelli siriani,  in accordo con Israele, non è “promuovere la democrazia”. Un pretesto risibile vista la connotazione fanatica ed integralista  del fronte dei ribelli.

Il vero obiettivo di Washington è quello d’installare alla fine in Siria un regime fantoccio che sia confacente ai propri interessi. Questi consistono essenzialmente nell’accerchiare ed isolare l’Iran e preparare un possibile intervento militare contro la nascente “potenza nucleare” persiana.

In secondo piano non si può escludere anche l’ottenere il controllo dei giacimenti di gas naturale  nel Mediterraneo prospicienti  alle coste della Siria da poco scoperti.

La strategia  della disinformazione mediatica è quella di demonizzare il presidente al-Assad, e più in generale, destabilizzare la Siria quale stato laico.

Esiste però un fronte antagonista agli interessi degli USA e di Israele ed è rappresentato (oltre all’Iran) essenzialmente dalla Russia di Putin, alleata di ferro del regime siriano, considerando anche che la Russia mantiene una importante base nel Mediterraneo sulle coste siriane e Putin ha manifestato chiaramente un altolà alle possibili ingerenze militari dirette degli USA e della Nato  sulla Siria, in particolare l’avviso è stato dato ad Erdogan, il premier Turco, in occasione di alcuni incidenti avvenuti al confine Turco Siriano.

Putin ha avvisato il “turco” che,  se anche un solo soldato Nato dovesse entrare nei confini siriani, Mosca valuterebbe questo come un atto ostile contro la Russia e questa reagirebbe con tutta la sua forza con “orribili effetti” per un intervento in Siria.
Questa volta gli USA e la Nato non avranno la partita facile come avvenuto in Libia e Obama (nobel per la pace) è avvisato che in Siria gli USA ed i loro alleati stanno “scherzando con il fuoco.”


Fonte: visto su STAMPA LIBERA del  29 marzo 2013

QUAL È L’EQUAZIONE DELLA SIRIA, ORA CHE I SUOI NEMICI HANNO USATO ARMI CHIMICHE?




di Amin Hoteit - 27/03/2013

Fonte: aurorasito

Nella sua ultima intervista al Sunday Times[1], pubblicata il 3 marzo 2013, il presidente siriano Bashar al-Assad ha detto: “Tutto ciò che è stato menzionato dai media e dalle retoriche dichiarazioni dei politici sulla questione delle armi chimiche siriane, è speculazione. Non abbiamo mai parlato, e non abbiamo mai discusso, con nessuno delle nostre armi. Ciò di cui il mondo deve preoccuparsi, sono le sostanze chimiche finite nelle mani dei terroristi. Le sequenze video già diffuse mostrano che attualmente testano tali sostanze tossiche sugli animali, e anche che oggi  minacciano il popolo siriano di farlo morire in questo modo! Abbiamo diffuso questo video in altri Paesi. Ecco dove il mondo dovrebbe concentrarsi invece di sprecare sforzi inventandosi titoli elusivi sulle armi chimiche siriane per giustificare un intervento in Siria.”


Non c’è dubbio che i video in questione sono stati visti e la loro autenticità verificata dai servizi competenti di Francia, Spagna e altrove [2]. Vi è il dubbio che la minaccia contro il popolo siriano sia stata spietatamente applicata il 19 marzo [3], a Khan al-Assal nella regione di Aleppo, dove il presidente francese vuole integrare le sue pretese agognate “zone liberate” degli “ammirevoli rivoluzionari“, che fanno il lavoro sporco che invoca e che “normalmente” ignora bellamente. Nessuno dubita delle ragioni per cui il ministro degli Esteri francese vuole “rapidamente armare” la cosiddetta opposizione siriana [4], ovvero che a suo parere non solo “Assad non merita di restare sulla terra” [5], ma neanche i recalcitranti cittadini siriani, civili e fedeli alla loro patria. Nessuno dubita che il Presidente siriano, le autorità siriane, non si siano mai nascoste “rifiutando la realtà” orribile e terrificante dei cittadini siriani, e infamante e nauseante per i cittadini occidentali ingannati dai loro leader bugiardi, rapaci e sciacalli. Senza dubbio perché è oramai chiaro, anche ad alcuni media da tempo disonesti[6], che lo Stato e il popolo siriani devono essere sacrificati sull’altare delle ambizioni egemoniche di certe “grandi” potenze e dei loro mediocri alleati. Ma ora l’uso criminale di armi chimiche, dopo tanti crimini non meno barbari, cambia l’equazione per il popolo e lo Stato siriani? Il Generale Hoteit risponde alla domanda.

[Nota di Mouna Alno-Nakhal].

Alcuni sono stati sorpresi dall’uso di armi chimiche da parte delle bande terroristiche che imperversano in Siria, suscitando addirittura la reazione di disapprovazione dei governi occidentali, che non si accontentano più di falsare i fatti prima di usarli per propagare ulteriormente la loro aggressività, ma si arrogano il diritto di nominare uno statunitense di origine siriana [un tale Ghassan Hitto, ignoto ai siriani [7] NdT] a capo di un governo dell’opposizione siriana, chiamato “governo ad interim”! Siamo quindi di fronte ad una “escalation pianificata dell’aggressione anti-siriana” e per individuare il livello effettivo di questi eventi, dobbiamo tornare ai fondamenti della questione. Uno di questi aspetti riguarda naturalmente l’identità di coloro che hanno utilizzato le armi chimiche; identità evidente a qualsiasi osservatore disposto a vedere l’ovvio. Il primo è dato dal fatto che il missile a testata chimica, lanciato sul Khan al-Assal nei pressi di Aleppo, ha preso di mira una zona interamente controllata dall’Esercito nazionale siriano, la cui popolazione ha respinto all’unanimità i presunti ribelli armati sia siriani che stranieri, e ha dimostrato il suo supporto costante allo Stato e al suo governo siriano legittimamente eletto. Il secondo è legato al “timing” dell’attacco, avvenuto in un momento critico che svela l’incapacità delle bande di cambiare i rapporti di forza a loro favore, tanto che non possono effettivamente riuscire a controllare nemmeno una parte del Paese, negandone l’accesso alle forze governative, non avendo così alcuna legittimità nonostante tutte le loro armi e la logistica a loro disposizione! Senza dimenticare un ovvio terzo aspetto: che la crisi vissuta dalla famigerata cosiddetta opposizione siriana, divisa dentro e fuori,  uniti solo nella sua “ostilità nei confronti del regime”, per disperdersi immediatamente davanti alla “sete di potere”.


Tutto questo ci permette di dire che i terroristi hanno usato armi chimiche su decisione del Comando Supremo [degli USA], con la collaborazione e la complicità di un triangolo regionale [Qatar, Arabia Saudita, Turchia] e di un binomio europeo [Francia, Gran Bretagna], che quindi non sono che degli esecutori per poter giungere ai seguenti obiettivi:


1. Superare la crisi strutturale e l’incapacità sul terreno subite dalla presunta opposizione siriana e introdurre una nuova arma nella battaglia, per raggiungere l’equilibrio agognato dal “fronte degli aggressori”, come ha detto il ministro degli esteri francese Laurent Fabius, che “non può accettare l’attuale squilibrio” tra uno Stato sovrano e i mercenari asserviti agli stranieri, e che ritiene che la “revoca dell’embargo sulle armi [destinate all'opposizione siriana] sia l’unico modo per giungere a una soluzione politica!” [4]. Ma le regole di guerra hanno sempre insegnato che un avversario, incapace di raggiungere i suoi obiettivi, chiede rinforzi e/o introduce una nuova arma sul campo di battaglia. E questo è proprio il caso dei mercenari, incapaci di controllare la situazione generale nonostante che gli incessanti rinforzi umani siano arrivati a 135.000 uomini armati, ridottisi a 65000 sotto i colpi dell’esercito nazionale siriano e anche dai cambiamenti nella loro situazione, non potendo più ingannare sulle loro vere motivazioni. Bloccati politicamente e militarmente, non gli rimane che usare armi chimiche per mutare la situazione sul campo e recuperare l’equilibrio agognato.


2. Soddisfare i leader della NATO, in particolare della Turchia, inviando un forte messaggio alla Siria dicendole che le loro ripetute minacce di fornire “armi letali” alla cosiddetta opposizione siriana, sono serie e che le autorità siriane farebbero bene a prendere in considerazione e a rivedere i loro calcoli, come affermato da più di un funzionario occidentale… a loro avviso, la Siria dovrebbe rivedere i calcoli che hanno portato alla determinazione del governo siriano e del Presidente al-Assad a non fare affidamento che esclusivamente sulle decisioni del popolo, respingendo i dettami stranieri, dovunque provengano, compresi quelli volti a designare dei leader saltando le urne. Inoltre, la nomina di un cittadino statunitense di origine siriana a primo ministro di un governo fantoccio, è solo un assaggio di ciò che gli occidentali imporrebbero alla Siria se il popolo siriano , così come le sue autorità nazionali e patriottiche, si rifiutassero. Anche in questo caso, gli è rimasto solo l’uso di armi chimiche per fare pressione, intimidire o terrorizzare le autorità siriane affinché rinuncino ai loro principi di governo, sovranità e indipendenza.


3. Permettere ai leader statunitensi di testare concretamente la coesione e la compostezza della leadership siriana, soprattutto mentre la spinge a rispondere a questo crimine commesso dalle bande al loro soldo, commettendo un crimine della stessa natura. In altre parole, spingendo la leadership siriana a contrattaccare con armi chimiche, nel caso in cui non riescano ad accusarla di averlo fatto.  E gli Stati Uniti avranno il pretesto sufficiente per intervenire militarmente sotto la copertura di diversi organismi internazionali e regionali e, infine, di riuscire a “far cadere il regime” che si è opposto ed è ancora in grado di resistere, nonostante il considerevole numero di attaccanti e dell’estrema violenza dell’aggressione; così spingendo la Russia ad avvertire chiaramente che “la sua caduta è impossibile!“


La decisione di utilizzare il sarin è stata adottata dalla dirigenza USA due mesi fa, al fine di sfruttarla come pretesto per l’intervento. Gli articoli della CNN sul preteso impiego del gas da parte di Damasco messa alle strette, sono aumentati dall’inizio dell’anno [8] e dimostrano che quest’ultimo argomento è evaporato come i precedenti, poiché la coerenza siriana sul piano politico e mediatico ha fatto fallire alcuni dei principali obiettivi dei suoi nemici. Anche se i risultati di questo atto criminale hanno avuto gravi conseguenze, tra cui il numero delle vittime in Siria [26 morti, tra cui 16 soldati e 86 feriti, al 20 marzo 2013, nota del traduttore]. Tuttavia, i suoi effetti vanno nella direzione opposta alla volontà degli Stati Uniti. Infatti:


1.  La condanna internazionale di questo attacco chimico dei presunti oppositori per la libertà, ha creato imbarazzo tra i leader occidentali, in particolare rivelando l’ipocrisia dei leader degli Stati Uniti che, dopo aver detto di non sapere se i ribelli o le autorità siriane avessero usato queste armi, si sono impegnati in una fuga in avanti affermando: “non accetteremo che il regime usi armi chimiche“, il che equivale a un’implicita ammissione di averne accettato, incoraggiato e ordinato l’utilizzo da parte dei ribelli! Anche se riteniamo che i leader degli Stati Uniti non abbiano limiti legali, morali o umanitari, tuttavia crediamo che la situazione in cui si sono invischiati potrebbe impedirgli d’invocare l’uso di armi chimiche, chiedendo alla comunità internazionale d’intervenire militarmente in Siria.


2. Per quanto riguarda la cosiddetta opposizione siriana, si può dire che tale crimine supera il semplice imbarazzo e costituisce uno scandalo enorme che, sicuro, la dividerà ancor più di quanto già lo sia, soprattutto quando le vittime sono per lo più donne e bambini, tra cui una ragazza che non poteva non sentire: “Questa è la libertà? Possa Dio impedirla per sempre!“.


3. Rimangono gli “urbani” che ancora si incontrano sotto l’egida della presunta Lega araba e su cui  non mi soffermo, se non per dire che il loro silenzio è un’ammissione di complicità in questo crimine condannabile e riprovevole da parte di qualsiasi persona sana di mente e dotata di un minimo di nobiltà, tutti termini assenti dal loro vocabolario.


Infine, anche se l’uso di armi chimiche da parte del “fronte degli aggressori” guidato dagli Stati Uniti”, è un’escalation della violenza contro la Siria, non è riuscito a fare breccia nella difesa e non ha in nessun modo assicurato l’equilibrio delle forze che gli Stati Uniti cercano disperatamente prima di sedersi al tavolo dei negoziati. Invece, gli Stati Uniti hanno perso delle carte che non saranno compensate certamente dalla nomina di un cittadino statunitense di origine siriana a “capo di un governo provvisorio.” Né lui, né il criminale attacco con armi chimiche, sono riusciti a raggiungere i loro obiettivi, in quanto non alterano i parametri essenziali dell’equazione su cui poggiano lo Stato siriano e la sua legittimità.

Amin Hoteit 21/03/2013 Articolo originale: al-Tayyar
Articolo tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation.ca

Note:








Il Dottor Amin Hoteit è un analista politico, esperto di strategia militare ed Generale di brigata in pensione libanese.
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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Fonte: visto su  Arianna Editrice   del  27 marzo 2013