sabato 22 gennaio 2011

CHIAVARI: Mostra mercato dell'antiquariato

Il mercatino di Chiavari in una foto fine anni  '80

Chiavari ospita ogni seconda domenica del mese e sabato precedente, la Mostra mercato dell'antiquariato. Con gli oltre 120 espositori, provenienti dal centro-nord Italia e alcuni da Francia e Germania, è la più importante manifestazione del genere in Liguria.

La prima edizione della Manifestazione risale al 1984, e da allora il centro storico della città si anima di fornite e colorate bancarelle.

Antiquari, rigattieri o semplici robivecchi offrono merce di ogni genere, dai piccoli soprammobili di poco valore a bei mobili del Settecento; si può incappare in oggetti usciti dal baule della nonna, come biancheria antica e preziosi pizzi macramè, oppure provenienti dalla vita marinara come oblò e lampade stagne.

Interessanti alcuni banchi allestiti da librai professionisti che espongono edizioni dell'Ottocento e della prima metà del Novecento, buona anche l'offerta di stampe, dalle ottocentesche vedute di città italiane, alle tavole botaniche e qualche carta geografica ancora più antica.

E non mancano le bambole, alcune con il corpo in biscuit della fine del XIX secolo, altre in celluloide anni Trenta e Quaranta impreziosite dai loro abitini originali.
Esposta anche una buona varietà di oggetti di modernariato, radio e televisori Brionvega, vasi e soprammobili in plexiglas e alluminio dai colori decisi e dalle forme arrotondate.

I mobili sono una delle attrattive del mercato: cassapanche, stipi e tavoli di qualità del Sette-Ottocento; qualche bella inferriata e poi ancora le famose e leggerissime sedie di Chiavari. Una bancarella offre cavatappi degli ultimi due secoli, accanto, un'altra espone piatti e ceramiche decorate di Albisola degli anni Cinquanta.

Una delle piacevoli caratteristiche del Mercatino di Chiavari, è la presenza di portici lungo la via, che permettono di frequentare l'esposizione anche nelle giornate di maltempo, l'altra è che la domenica del Mercato i negozi del centro storico sono aperti, insomma, pieno sole o cattivo tempo, non ci sono controindicazioni per una visita al Mercatino nella bella cittadina del Golfo del Tigullio!

Severa regola degli organizzatori del Mercatino è che la merce in vendita dovrà essere effettivamente di antiquariato e comunque prodotta non meno di trent'anni orsono.

L'orario del Mercatino è il seguente:
8,00 - 20,00
8,00 - 23,00 luglio e agosto

Passeggiando per le vie interne del carruggio medievale non si può non visitare il resto della città, magari con qualche breve escursione anche nei dintorni:

Per ulteriori informazioni sul Mercatino si può contattare Promotur: tel. 0185.309558

Fonte: Promotur Chiavari

venerdì 21 gennaio 2011

Verona: Blitz anti-Unità: incappucciato Garibaldi

Così si presentava ieri mattina la statua di Garibaldi: cappuccio in testa e due cartelli

150 ANNI DELL'ITALIA. Sul volto dell'eroe dei due Mondi è stata annodata la bandiera della Serenissima e ai piedi del monumento sono stati lasciati dei volantini.  Ignoti che si definiscono «Istituto Veneto per la Verità» hanno mascherato il monumento e appeso cartelli ingiuriosi

Potrebbe passare in sordina. O potrebbe, invece, procurare qualche guaio agli ideatori la «trovata» firmata da un fantomatico e inedito «Istituto Veneto per la Verità» che ha sorpreso ieri mattina molti veronesi di passaggio in piazza Indipendenza.

La statua di Giuseppe Garibaldi che domina imponente la piazza appariva ai passanti incappucciata dai vessilli della Serenissima. Ed aveva appesi due grossi cartelli di cartone con ingiurie in dialetto. Sparpagliati alla base del monumento, poi, erano stati lasciati alcuni volantini dello stesso tono.

Un autentico giallo. Quel che è certo è che l'episodio non ha a che fare con quelle «radici storico locali» e nemmeno con la «coscienza unitaria» che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva auspicato Verona ritrovasse, proprio pochi giorni fa.

E di sicuro l'iniziativa estemporanea, o per meglio dire la provocazione, non è nemmeno inserita nel programma ufficiale di festeggiamenti e di celebrazioni per i 150 dell'Unità d'Italia presi in considerazione dal primo cittadino, Flavio Tosi, che da parte sua ha pure auspicato il coinvolgimento di Verona da parte di Napolitano.

La città alle 5 del mattino è ancora addormentata, avviluppata nel buio e nella nebbia di una grigia e umida alba di gennaio. In piazza Indipendenza l'unico colore sgargiante è quello dei due vessilli della Serenissima che incappucciano la testa del monumento che ritrae Giuseppe Garibaldi.

L'eroe dei due Mondi pare sorvegliare impettito piazza Indipendenza dall'alto del suo cavallo. La polemica nei volantini lasciati ai piedi del monumento, si apre con versi poetici: «Lui è l'Eroe dalla fulva chioma che giù per le spalle gli fa da corona – il vento solleva una brezza leggera e svela allo sguardo la Sua storia vera».

All'alba, al posto degli occhi di Garibaldi è il Leone di San Marco stampato sul vessillo a sfidare – suo malgrado - la città, coda alta e ali spiegate. «Bandito, ladro, criminal», porta scritto in dialetto a caratteri cubitali uno dei due cartelli bianchi appesi sopra la testa del cavallo. “150° = fandonie + magnari euro”, si legge nell'altro. All'alba Garibaldi incappucciato se ne sta lì, immobile e taciturno in attesa che qualcuno gli restituisca vista e dignità. Una goliardata? Un messaggio?

Il volantino recita: «Non potendo esimerci dal partecipare al generale giubilo per le celebrazioni del 150° anniversario della nascita dello stato Italiano, diamo inizio al primo festeggiamento sincero di questa ricorrenza con un omaggio al più rappresentativo dei suoi padri, l'Eroe dei due Milioni». Chi ha agito lo ha fatto di notte, nella nebbia, per dire e spiegare con vessilli, volantini e cartelloni la sua versione dei fatti.

L'«Istituto Veneto per la Verità» non lascia scampo all'Eroe nizzardo, prendendo spunto dalle sue Memorie. Parla dei garibaldini e della loro «origine pessima e per lo più ladra». Ma forse, l'obiettivo finale non sono né loro né chi li guidava. «150 anni dopo abbiamo l'opportunità, grazie a questa ricorrenza, di scoprire che i massoni e i banditi di ieri sono a tutti gli effetti i veri antesignani della classe politica di oggi, non a caso così desiderosa di celebrarli», scrive senza mezze misure sul volantino lasciato in piazza chi cela dietro il nome di Istituto Veneto.

«La retorica comatosa», prosegue la lettera, «rischia di farci perdere di vista quanto più avvincente sarebbe invece, rivivere quei personaggi per quello che realmente sono stati». Lo spettacolo è durato lo spazio di poche ore. Il cappuccio è stato rimosso.


Fonte: srs di Anna Martellato,  da L’Arena di Verona di Giovedì 20 Gennaio 2011, CRONACA, pagina 9



mercoledì 19 gennaio 2011

DESERT STORM: Parla il pilota Gianmarco Bellini
«Per lo Stato non ho combattuto in Iraq»

Il colonnello dell'aeronautica Gianmarco Bellini

Il 18 gennaio 1991 il Tornado pilotato da Gianmarco Bellini fu abbattuto e i due ufficiali furono fatti prigionieri. Vent'anni dopo negati i riconoscimenti. Oggi nel curriculum ufficiale del pilota veronese non c'è traccia della missione e della prigionia. Risulta «a disposizione del comandante di corpo»

Venti anni dopo l'eroe della prima guerra del Golfo presenta il conto. «Il mio aereo è stato abbattuto dagli iracheni in combattimento, ho fatto 47 giorni di prigionia subendo torture fisiche e psicologiche, ho ricevuto una medaglia d'argento al valor militare, ma ufficialmente non sono mai stato in guerra. Però ho fiducia nelle istituzioni e sono sicuro che tutto questo verrà presto riconosciuto».


A parlare è il colonnello Gianmarco Bellini, il pilota del Tornado abbattuto dagli iracheni il 18 gennaio 1991. Con lui il suo navigatore, Maurizio Cocciolone, il cui volto tumefatto apparso in tv con la tuta da prigioniero sconvolse l'Italia.
«Ricordo bene quei giorni», dice Bellini all'Ansa. «Eravamo otto equipaggi di Tornado schierati ad Al Dhafra, la crema dell'Aeronautica militare. Tutti perfettamente addestrati. Quando il 16 gennaio il Parlamento ha dato il via libera all'impiego delle bombe sapevamo che presto sarebbe arrivato il momento».
E il «momento» arrivò l'indomani. L'obiettivo era «un deposito di munizioni in Kuwait».

Gli otto aerei italiani decollano insieme ad altri trenta di vari Paesi, ma a causa della turbolenza l'unico che riesce a fare rifornimento in volo è Bellini, non a caso considerato un pilota dalle capacità eccezionali.
«Eravamo rimasti soli, ma ci siamo diretti lo stesso sul target e l'abbiamo centrato. Cinque bombe, sganciate da 40 metri di altezza». Ma l'antiarea irachena risponde «in modo rabbioso». L'aereo, colpito alla coda, è ingovernabile. «Ci siamo catapultati due secondi prima che precipitasse ed è un miracolo se siamo vivi», racconta il top gun di Crosare di Pressana, nel Basso Veronese.

Da quel momento la memoria di Bellini ha un buco di dieci giorni, probabilmente perchè è stato «pesantemente drogato. Quando torno a ricordare», spiega, «mi trovo in una cella singola, fredda e sporca, sofferente per le fratture. Ricordo gli interrogatori: non volevano sapere chissà che segreti, ripetevano solo che mi avrebbero ucciso. Avevo una luce sparata in faccia e mi arrivavano botte da persone che non riuscivo a vedere». Il 23 febbraio anche quel palazzo, a Baghdad, viene bombardato. I prigionieri, nel seminterrato, si salvano. Vengono portati via, incappucciati. «Poi la guerra finisce e il 3 marzo siamo stati ripuliti alla meglio e liberati».

IL NAVIGATORE. Di Cocciolone, il suo ufficiale navigatore, Bellini non aveva saputo più niente. «L'ho rivisto sulla nave ospedale dove ci hanno portato. È stato un momento toccante». Quell'esperienza tremenda ha cambiato a entrambi la vita. «Siamo tornati a volare insieme, pochi mesi dopo. Ma le nostre strade si sono poi separate. Non posso dire di essere suo amico, però ci sentiamo ogni tanto», dice il pilota.
Oggi Cocciolone è in servizio a «Italnamsa», una struttura della Difesa, mentre Bellini - dopo vari incarichi in Italia, Inghilterra e negli Usa - è al Jfc Naples, il comando Nato di Bagnoli. I suoi colleghi di corso, in cui si è piazzato secondo, sono generali dal 2007. Lui, a 53 anni, uno dei migliori piloti italiani, resta sempre il colonnello Bellini. Anche e soprattutto perché nel suo stato di servizio non c'è traccia né di guerra, nédi prigionia, né di ferite in combattimento. In quel periodo lui risulta solo «a disposizione del comandante di corpo».

INCARICHI. «Potevo anche stare alle Maldive, sarebbe stata la stessa cosa», ironizza. Il problema non riguarda naturalmente la sua Forza armata, che gli è sempre stata vicina e gli ha affidato anche incarichi prestigiosi, come il comando dello Stormo caccia di Ghedi, ma è normativo. L'Italia all'epoca non era ufficialmente in guerra con l'Iraq e dunque, semplicemente, non esistono prigionieri o feriti di guerra italiani.
Questo Bellini lo trova «ingiusto».
«Io mi sento fiero di aver aiutato quel popolo ad essere libero, eppure quella è una guerra ignorata», dice. «L'Italia è un Paese serio e dovrebbe uscire da questi sotterfugi alla 8 settembre. È una mancanza di rispetto nei confronti di chi ha operato, di chi ha sofferto e della Forza armata: il potere aereo è stato decisivo nel chiudere la partita in pochi giorni e con un numero ridotto di vittime. Che tutto questo non venga riconosciuto mi fa star male». Ma oggi «finalmente», afferma Bellini, «le cose stanno cambiando, forse grazie proprio alla nostra esperienza: in Afghanistan non si parla più ipocritamente di missione di pace, i soldati laggiù sono tutelati dal codice penale militare di guerra ed io sono convinto che anche a tutti quelli che hanno operato nel Golfo verrà dato il giusto riconoscimento».
In effetti, la questione è «all'attenzione» del ministero della Difesa, come è stato precisato in risposta a una recente interrogazione parlamentare proprio sul «caso Bellini». 
E sono molti quelli d'accordo con il pilota italiano abbattuto in Iraq 20 anni fa. Su Facebook è nato il gruppo «Gianmarco Bellini prigioniero di guerra» e, in un paio di giorni, gli iscritti erano già 3.300.

MISSIONE E PRIGIONIA

 L'immagine di Cocciolone dopo la cattura diffusa dalla tv irachena

Il pilota e il navigatore. Gianmarco Bellini e Maurizio Cocciolone: in comune oltre alla missione ebbero la prigionia in Iraq, poi le loro vite e le loro carriere sono state diverse. Nel 1998 Cocciolone diventa comandante della base di Bovolone, il 72° Gruppo intercettatori, poi si sposta in Europa con vari incarichi e da dieci anni vive a Roma. Nel 2005 ha curato la pianificazione operativa di una base avanzata in Afghanistan, attivato una base aerea e per otto mesi, a Herat, è stato comandante della Task Force Aquila e vice comandante della base avanzata Nato. Attualmente è assegnato all'organizzazione nazionale di coordinamento dell'agenzia NAMSA della Nato.
Di quel che accadde vent'anni fa ne ha parlato recentemente in un'intervista: «prima c'era troppo trambusto, non ero preparato e la stessa Aeronautica non era in grado di gestire un evento mediatico così». Ed era rimasto in disparte. Parla di sé, delle torture subite durante la prigionia, delle lesioni permanenti causate dalle botte, delle scosse elettriche. «Ho fatto il mio dovere al meglio delle mie possibilità in totale fedeltà alle istituzioni». Ma al rientro, nessun aiuto, nessun supporto.

martedì 18 gennaio 2011

Quelli che hanno scelto Verona: DOTT. SIMON THOMPSON.

L'archeologo dott. Simon Thompson

Conosce la città nascosta. Da anni scava nella storia. Ha ricostruito la planimetria romana e medievale del centro.
Dopo Werther Montanari, Francesco Giovannucci, Michele Tansella, Osvaldo Bagnoli, Mark Olding, Fulvio Santorelli, Giuseppe Maschio, Daniela Drudi Tinazzi, Alessandro Mazzucco, la soprano Hui He e il generale Basilio Cottone, tra i vereonse d'adozione è la volta di SIMON THOMPSON, archeologo, che da 31 anni vive, e scava, nei siti antichi della città alla ricerca delle fondamenta romane e medievali. Il suo sogno è che la città si doti di un grande museo archeologico.

È l'uomo che forse conosce più a fondo la città, nel senso che l'ha scavata fino alle fondamenta e per molti anni. Simon Thompson, 55 anni, inglese di Manchester, ha studiato da archeologo all'università di York e da trent'anni vive, e scava, a Verona. In Inghilterra ha conosciuto la veronese Marzia Bersani, pure lei archeologa, che è diventata sua moglie. In città si sono stabiliti a Veronetta. Hanno due figli, Michele di 21 anni e Francesca di 15.

Come è approdato a Verona?

Dopo l'università ho girato un po' il mondo perché ero curioso di guardarmi in giro. Nel 1981 sono arrivato a Verona dove un collega inglese, Peter Hudson, stava dirigendo gli scavi nel Cortile del Tribunale. La mia idea era di dargli una mano ma anche di conoscere una realtà che mi ha sempre appassionato: l'archeologia urbana antica, con le stratificazioni delle diverse epoche, romana, altomedievale e medievale, di costruzione della città. E Verona da questo punto di vista è estremamente interessante. Sono ormai trent'anni che scavo tra centro e dintorni e credo che nessun altro più di me abbia spostato terra sotto la città.

A questo punto ci dica dove è andato a "frugare" sotto Verona.

In questi anni io e le persone con cui ho lavorato abbiamo cercato di ricostruire i diversi strati della città romana e medievale. Ad esempio abbiamo completato la restituzione planimetrica del Campidoglio sotto Palazzo Maffei, dal lato del vecchio Monte dei Pegni. Durante questa ricognizione ci siamo spesso chiesti come mai la città romana sia praticamente andata in malora, per quanto riguarda le fondamenta. La colpa è delle sovrapposizioni architettoniche nel corso dei secoli. Il nostro lavoro, perciò, è sfogliare, le "pagine", cioè le diverse fasi, di questo grande libro di storia, dalla più recente alla più remota. In questo periodo stiamo lavorando intorno al Foro. Questo lavoro ci ha fatto capire molte cose dell'antica planimetria della città.

Quali zone ha trovato particolarmente interessanti?

Scavi al seminario di Verona

Anni fa ho lavorato sotto al seminario vescovile a Veronetta dove ho rinvenuto moltissimi reperti votivi. Anche in epoca antica l'area era una zona dedicato ai culti religiosi. In piazza Arditi, invece, ho rinvenuto molti resti di fornaci, segno che quella era un'area dedicata alle attività produttive. Ho scavato anche sotto al castello di Montorio, quando si costruiva la tangenziale est, e a San Felice Extra, dove sono stati rinvenuti un villaggio neolitico e una fattoria romana. Poco lontano, a Ponte Florio ho trovato i resti di un acquedotto romano.

Ogni volta che si scava, soprattutto in centro, pare siano inevitabili le polemiche per i disagi ai residenti e alla viabilità. Ma è sempre così?

C'è molto di vero in questa affermazione. Basta vedere cosa sta succedendo con piazza Corrubbio. Dal 1995 ho avviato con mia moglie una ditta privata per gli scavi archeologici e lavoriamo sempre a stretto contatto con la Soprintendenza. Sempre più spesso accade che i proprietari delle case in centro storico o nelle immediate vicinanze vogliano costruirsi dei garage e, quasi sempre, accade che durante lo scavo saltino fuori dei reperti antichi. Così quando arrivano gli archeologi a fotografare, a scavare e a mappare le parti antiche, è facile che i proprietari ci guardino storto perché sanno che il cantiere subirà dei ritardi. Di solito si fotografa il reperto e poi lo si copre. Ma almeno si sa dov'è e com'è.

È evidente che a Verona si è trovato bene dopo tanti anni c che ci vive. Ma c'è qualcosa che non le piace e che vorrebbe modificare?

È vero, Verona è un ottimo posto per far crescere i figli: la città è tranquilla, i servizi ci sono e funzionano bene e il patrimonio monumentale è a dir poco straordinario. Quello che trovo strano, proprio per la grande ricchezza storica e artistica di questa città, è che non ci sia un museo archeologico adeguato alla sua importanza. Quello del Teatro Romano raccoglie solo qualche collezione ma servirebbe un museo ben organizzato per riunire tutto ciò che in questi anni è stato raccolto tra Verona e provincia. Sarebbe anche un grande affare per il turismo. Certo, è necessario trovare capitali ingenti e qualcuno che abbia il coraggio di investire in un progetto così ambizioso.

Dove le piacerebbe "curiosare" di più sotto la città?

Ad esempio sotto l'Arena. Non mi risulta che sia mai stato fatto uno scavo scientifico sistematico sotto l'anfiteatro romano, che meriterebbe di essere valorizzato. Poi ci sono le Torricelle. Credo che se sul colle di Montorio abbiamo trovato molte capanne dell'età del ferro, sulle colline intorno alla città potremmo trovare molti reperti antichissimi. Purtroppo la zona è stata molto cementificata nel corso degli anni e questo progetto, temo, resterà solo un bel sogno.

(12-continua)


Fonte: da L’arena di Verona di   Domenica 16 Gennaio 2011, CRONACA, pagina 15



lunedì 17 gennaio 2011

L’uso del vino, mille anni prima: scoperta la cantina più antica del mondo

L'archeologo Levon Petrosyan esamina la cantina per la  vinificazione  di 6,100 anni nel  complesso della caverna Areni-1 in Armenia

Le analisi di un team di ricercatori della University of California di Los Angeles (UCLA) ha confermato la scoperta della più antica struttura completa per la produzione di vino mai trovata. Al suo interno sono stati rinvenuti un rudimentale torchio, una sorta di tino per la fermentazione e recipienti per la conservazione.

La struttura, datata all’Età del Rame, all’incirca tra il 4100 e il 4000 a.C. è di 1000 anni antecedente al più antico ritrovamento simile, ed è stata scavata nella stessa grotta dell’Armenia dove era stata scoperta la scarpa più antica del mondo.

“Per la prima volta, disponiamo di un quadro archeologico completo della produzione del vino risalente a 6.100 anni fa”, dice Gregory Areshian, co-direttore degli scavi.

La scoperta nel 2007 di ciò che sembravano essere antichi semi d’uva aveva incoraggiato il team a cominciare gli scavi della Areni-1, un complesso di caverne situato in un canyon dove la Catena del Caucaso volge verso le Montagne di Zagros. Il sito si trova vicino al piccolo villaggio di Areni, ancora noto per la sua produzione di vino.

Nella grotta è stato scavato un recipiente d’argilla dai bordi alti lungo circa 1 metro, dove l’uva veniva presumibilmente schiacciata coi piedi. Il succo così prodotto defluiva in una “vasca” (un tino) profonda circa 60 cm e dalla capacità di 50-60 litri, e lì sarebbe stato lasciato a fermentare, spiega Areshian.

Secondo la ricerca, appena pubblicata sul Journal of Archaeological Science, il vino sarebbe poi stato custodito in giare e l’ambiente fresco e asciutto della grotta – ideale per una cantina – avrebbe fatto il resto

Resti di uva pressata

Sparsi in tutto il sito, gli archeologi hanno trovato manciate di semi d’uva, resti di uva pressata e di mosto d’uva, e dozzine di vini “essiccati”. Uno studio di paleobotanici di tre diverse istituzioni ha determinato che la specie è la Vitis vinifera vinifera, una varietà di uva ancora oggi usata per produrre il vino.

Su vari frammenti di ceramica sono inoltre stati recuperati residui di malvidina, un pigmento vegetale noto per apparire solo in un altro frutto nativo dell’area: la melagrana. “Siccome non sono stati scoperti resti di melagrane nell’area scavata – dice Areshian – siamo sicuri che i recipienti contenessero qualcosa fatto con succo d’uva”.

La precisa identità degli abitanti della grotta rimane un mistero, anche se si crede fossero i predecessori delle popolazioni della cultura di Kura-Araxes. Un’idea sull’utilizzo che veniva fatto del vino però c’è: il sito di produzione del vino si trova in mezzo a dozzine di tombe e quindi il vino potrebbe aver avuto un ruolo cerimoniale. Gli archeologi credono che venisse consumato fuori dalla grotta, sebbene non ne siano ancora state trovate le prove.

Fonte: Il fatto storico del 13 gennaio 2010
Fonti: UCLA,


L’allarme diossina. Il ministero ai Nas: controlli anche sul latte

 Brennero: camion bloccato durante le manifestazioni degli allevatori italiani

“Diossina nel latte?  Le notizie stanno trapelando, ecco articolo.”

Diossina nelle uova tedesche, ma oggi sabato (08 dic.)è stata scoperta a Berlino anche in carne di pollo (la notizia viene dal periodico Focus).
L’azienda criminale, la Harles und Jentzsch che ha venduto mangime alla diossina (nascondendo i dati rilevati già dallo scorso marzo), lo ha smerciato anche agli allevatori di mucche. Non si esclude quindi contaminazione nel latte tedesco. Quanto di questo latte arriva in Italia?

Si calcola un litro ogni cinque consumati (nella foto un camion bloccato durante le manifestazioni degli allevatori italiani). Gran parte del latte tedesco, a buon mercato, finisce peraltro nell’industria casearia. Altra parte però viene immesso nella distribuzione di latte.

Chi, tra i distributori italiani, compra latte tedesco? Un po’ tutti, anche se ci sono aziende come Lattesano che fanno ricorso prevalente alla filiera locale.

Cosa si consuma a Roma? A Roma la maggior parte della quota di mercato è acquisita dalla  Centrale del latte, controllata da Parmalat.

Da agosto, in seguito all’incendio dello stabilimento romano (prossima la riapertura), il latte della Centrale viene prodotto altrove, in particolare nello stabilimento Parmalat di Caserta. Basta guardare sulla bottiglia, il luogo di produzione è indicato.

E’ tutto latte degli allevatori locali? Sappiamo solo che il latte locale è comprato a 38 centesimi al litro, un prezzo più alto del latte estero.
E riguardo al latte estero c’è anche di peggio, il latte dei paesi del blocco dell’est, notoriamente il peggiore perché pastorizzato perfino quattro volte prima di essere smerciato definitivamente.

Non è un segreto per nessuno che buona parte di  questo latte estero, tedesco compreso, finisca nel latte Uht, quello a lunga conservazione. I Nas hanno appena ricevuto ordine dal ministero della salute di effettuare controlli. Si presume che inizieranno lunedì. Analoghi controlli sono stati richiesti dal ministero alle aziende di produzione-distribuzione. Conclusione? E’ ancora presto per dire con sicurezza qualsiasi cosa sul latte che è in circolazione in Italia e a Roma.

Riporta il Secolo XIX online:

«Il mangime contaminato da diossina è stato dato anche alle mucche – ha detto alla Bild Manfred Santen, un chimico di Greenpeace -. Negli animali la diossina si deposita nella parti grasse, quindi anche nel latte». «Al momento non è escluso che il latte contaminato da diossina abbia raggiunto gli scaffali dei supermercati», gli ha fatto eco Christiane Gross, portavoce dell’associazione non governativa Foodwatch, che si batte per i diritti dei consumatori nel settore alimentare. In Italia, intanto, fonti del ministero della Salute che sono in contatto sia con le autorità tedesche sia con quelle europee,confermano che nessuna segnalazione di alimenti a rischio diossina dalla Germania è pervenuta alle nostre autorità di controllo. In Germania, invece, il numero di regioni colpite – secondo la stampa – è salito da 10 a 12 su 16, mentre in Europa finora il caso ha interessato l’Olanda e il Regno Unito, dove sono stati esportati i prodotti contaminati. (Secolo XIX)

Secca la reazione del senatore Ignazio Marino (Pd):

“Per una maggiore sicurezza e tranquillità dei cittadini, il ministero dovrebbe chiarire se al momento è sicuro mangiare uova importate dalla Germania. Oppure se non sia più prudente sospenderne temporaneamente la vendita, in particolare di quelle provenienti dalle zone nelle quali le autorità tedesche sono intervenute con norme restrittive. Lo stesso dubbio riguarda il commercio della carne di maiale tedesca e il latte di cui l’Italia usufruisce in grandi quantità”. Lo afferma Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale del Senato. “In attesa delle verifiche dei prossimi giorni e dei dati certi che saranno forniti dall’Istituto Superiore di Sanità e dai NAS, forse sarebbe opportuno tutelare la salute dei cittadini, anche ricorrendo ad un eccesso di prudenza”.

Infine le rivelazioni dello Spiegel in Germania sull’azienda che ha smerciato mangimi alla diossina.
La Harles und Jentzsch, la società tedesca dello Schleswig-Holstein (Nord) al centro dello scandalo delle uova alla diossina, ha nascosto alle autorità i risultati dei test che indicavano livelli eccessivi di questa sostanza nei grassi animali che utilizzava per la produzione di mangimi: lo scrive il settimanale tedesco Der Spiegel in un articolo che verrà pubblicato nell’edizione in edicola lunedì. In particolare, il giornale scrive che funzionari delle autorità del Land hanno visitato la società il 28 luglio 2010, ma l’azienda non ha consegnato loro i risultati dei test interni che erano stati fatti sui propri prodotti. Le analisi in questione, prosegue lo Spiegel, erano state eseguite il 19 marzo e il 21 giugno 2010. Il primo test aveva rilevato 1,6 nanogrammi di diossina per kg di acido grasso rispetto al livello di guardia di 0,75 nanogrammi per kg (equivalente a 0,7 picogrammi per grammo), mentre il secondo aveva dato un valore di 1,4 nanogrammi. Sempre secondo il giornale, un terzo test eseguito dalla società il 7 ottobre scorso ha dato un valore di 1,44 nanogrammi per kg di acido grasso. (Der Spiegel)

Attualmente l’allarme in Germania ha raggiunto 10 dei 12 lander. 4709 le aziende coinvolte, di cui 4468 in Bassa Sassonia. Dopo la mozzarella blu la Germania di Frau Merkel ora produce uova e carni (e forse latte) alla diossina, sostanza cancerogena bastarda perché inodore, incolore e impalpabile.

Fonte: Brog di sabato 08 gennaio 2011


E se si aggiunge    Wikileaks.

Frodi alimentari:  Nuove rivelazioni shock sull'Italia da Wikileaks.

In un dispaccio datato giugno 2008 del console Usa a Napoli, J. Patrick Truhn, si legge che in Campania la camorra fa affari con "importazioni a basso costo", che vanno dalle mele cariche di pesticidi della Moldova al sale del Marocco infestato dall'escherichia coli…. Citando il comandante dei carabinieri locale, il diplomatico parla anche di panifici dove si cucina il pane con materiali tossici.

Fonte: TGCOM  del  13 gennaio 2011


Ma per   fortuna   vi è la legge che è in “difesa” della salute dei consumatori


Italietta: libertà di smerciare cibi inquinati, la legge di tutela è stata cancellata da Calderoli

Ma quale maiale alla diossina! Quali uova e latte inquinati! In Italia si può smerciare di tutto senza aver più paura di incorrere in leggi contrarie. Per forza la libertà di vendere cibi inquinati è appena diventata un fatto reale. Grazie alla procedura «taglia-leggi» (legge numero 246 del 28 novembre 2005) non esistono più i reati che contemplava la legge 283 del 1962. Cancellata, un paradosso di questa situazione italiana. Che nel caos generale passa quasi inosservato.

Dalle cozze «tossiche» allevate a Trieste a quelle infettate dal virus dell’epatite o dal vibrione del colera, dalle alici con il parassita (l’anisakis) alle mozzarelle blu, dal maiale alla diossina ai cibi scaduti e «rinfrescati» cambiando le etichette, dalle cotolette alla salmonella alla carne vecchia «ringiovanita» con i coloranti, dal vino adulterato con additivi chimici all’olio di oliva fatto senza olive, dalle farine alimentari con il prione (vedi Mucca pazza) al mascarpone botulinato, dagli ortaggi con il piombo alle salse rese più rosse da sostanze cancerogene, dalle acque minerali ricche in cloroformio al pane o alla mortadella agli escrementi… L’elenco è chilometrico: tutti reati che oggi, con un colpo di bacchetta magica legislativa, non esistono più. Per mancanza di legge.

C’era stato un tentativo nel 2007 di «depenalizzare» tutti questi reati. Le polemiche bloccarono tutto. Oggi, invece, legge cancellata del tutto. Tutte le disposizioni legislative anteriori al primo gennaio 1970 sono state cancellate dal «taglia-leggi», tranne quelle ritenute «indispensabili alla permanenza in vigore» che sono state elencate. La legge 283 del 1962 sulla tutela degli alimenti nell’elenco non c’è. Dimenticanza, distrazione, volontà? Non si sa. Quello che è evidente è che in Italia vi sono molti reati in meno. Cancellati per legge.

«La furia cieca del ministro Calderoli ha colpito ancora, e questa volta rischia di mandare gli italiani al pronto soccorso. Tra le leggi tagliate è finita incredibilmente la 283 del 1962, la norma sulla tutela degli alimenti che ha permesso nel corso degli anni di scoprire e punire veri e propri attentati alla salute pubblica, dalle cozze infettate dal vibrione del colera alle mozzarelle blu, passando per il vino adulterato chimicamente e le farine alimentari col prione». E’ la denuncia del senatore del Pd Francesco Ferrante.

Fonte: Brog di sabato 15 gennaio 2011



PS
E poi mi vietano di acquistare una bottiglia di vino Clinton!!

domenica 16 gennaio 2011

IO SONO



IO SONO


Stavo rimpiangendo il passato e
preoccupandomi per il futuro ...
Subito il mio Dio cominciò a parlare.
Il mio nome è
" IO SONO ".

Tacque.

Io attesi.

Egli continuò:
" Quando tu vivi nel passato,
con i tuoi errori e rimpianti,
è duro.
lo non sono là;
il mio nome non è
" IO ERO".

Quando tu vivi nel futuro,
con i suoi problemi e paure,
è duro.
Io non sono là;
il mio nome non è
" IO SARO'. "

Quando tu vivi il momento presente,
non è duro.
lo sono qui;
il mio nome è
" IO SONO".


sabato 15 gennaio 2011

Frasi e citazioni a sfondo più o meno religioso



Errare e' umano, ma perdonare e' divino

Colui che non perdona agli altri, spezza il ponte su cui egli stesso deve passare.

Il saggio si affretta a perdonare perche' conosce a fondo il valore del tempo e non permette che esso trascorra fra dolori inutili.

Colui che non ha mai perdonato un nemico non ha mai gustato una delle gioie piu' sublimi della vita.

Il cristiano trovera' piu' facile perdonare che offendere. Il perdono risparmia la spesa dell'ira, il costo dell'odio e lo spreco dello Spirito.

Una mente debole usa un linguaggio forte per mascherare le sue debolezze.

Nessun uomo e' libero se non sa controllare se stesso.

Se brontolate tutto il giorno alla sera sarete stanchi morti.

Nessuno di noi deve avere la presunzione di sparare ad occhi chiusi ad un bersaglio ed invocare Iddio per centrarlo.

Dobbiamo sempre avere in mente per chi stiamo lavorando e qual'e' il nostro fine, il resto e' poca cosa.

Chi non conosce le scritture non puo' viverle e di conseguenza non mette in pratica il Vangelo.

Le scritture non si devono leggere superficialmente ma si deve cercare di comprenderne appieno il significato. La scrittura se meditata e' fonte di saggezza. Dal modo in cui ci avviciniamo ad esse, esse si avvicineranno a noi. Lo faremo con spirito critico? dimentichiamo che queste saranno la base del nostro giudizio. Lo faremo superficialmente? Apprenderemo superficialmente e vivremo superficialmente. Lo faremo pienamente? Bene pienamente apprenderemo ed eternamente vivremo.

Si pecca sempre contro noi stessi.

Il nervosismo e' sintomo di debolezza, vogliamo ribellarci contro le cose che non riusciamo a controllare.

Dovremmo estirpare il peccato e non continuare a pentirci.

Gli obiettivi sono il filo di Arianna per condurci nel labirinto della vita.

Il sacrificio e' rinunciare a qualcosa che ci e' caro per soddisfare un bene piu' grande.

Non si puo' aiutare la gente facendo in sua vece quello che potrebbe fare da sola.

2 opinioni diverse non devono dividere 2 figli di Dio.

Non siamo qua per costruire qualcosa di cui gloriarci o sentirci grandi, ma per servire Dio e costruire in umilta' la nostra salvezza.

Il sapiente fa sognare le cose che spiega, l'umile le fa realmente vivere.

Non voglio essere compreso, ma voglio imparare a comprendere, infatti se voglio essere compreso sono debole, se posso comprendere posso aiutare.

Siate dalla parte della soluzione, non dalla parte del problema.

Quando decidiamo di sfidare l'avversario abbiamo gia' perso, infatti in quel preciso istante Dio ci abbandona perche' non coindivide la nostra scelta e così da soli non possiamo farcela.

Buon pastore e' colui che guida con esempio e sacrificio la pecora nel suo viaggio, cattivo pastore e' colui che conosce la strada ma si limita ad indicarla ed a gridare se la pecora devia, in realtà egli non ama, egli sopporta.

Il successo di un dirigente oltre che dall'osservanza dei comandamenti dipende dal suo desiderio di aiutare gli altri e da quanto e' disposto a sacrificare per soddisfare tale desiderio.

Domani chissa' se lo vivro', oggi gia' fugge, saggio e' chi ha vissuto ieri.

Insegnare e' un grande modo di amare

Le false chiesa chiedono poco ma non danno niente, la vera chiesa chiede molto ma da tutto.

Che condensato di saggezza e' l'umilta', dobbiamo crescere nel Vangelo e nella conoscenza, ma dobbiamo restare umili.

Prega come se tutto dipendesse da dio. Alzati e fai come se tutto dipendesse da te.

Spesso non soltanto siamo troppo lenti ad inginocchiarci, ma anche troppo rapidi a rialzarci.

Il comandamento piu' difficile e' quello che non vorremmo osservare.

Servire porta una grande gioia, in cielo ed in terra.

Gli ideali sono come le stelle: irraggiungibili, ma come le stelle servono a farci da guida per rimanere nella giusta direzione.

Con le parole affermo il mio amore, con i miei atti lo disconosco.

Sincerita: com'e' bello poter dire" il mio cuore e' davanti ai tuoi occhi".

Quando mi focalizzo sui miei difetti trovo che ho tanto da preoccuparmi, ed i difetti degli altri mi sembrano irrisori, se ognuno riflettesse su cio' molto probabilmente non avrebbe piu' tempo per criticare.

Molte volte scopriamo di amare qualcuno quando l'abbiamo gia' perduto.

Quando lo zaino e' troppo pesante pensa agli altri. Se rallenti la tua marcia, essi si fermano. Se ti siedi, essi si sdraiano, se ti mostri debole, essi si ammalano, se dubiti essi disperano, se critichi, essi demoliscono, ma se tu marci con passo sicuro, ti sorpasseranno, se doni la mano, saran pronti a donar la vita, se preghi saranno santi.

Istruirsi per avere conoscenza, avere conoscenza per poter istruire.

Fino a quando ci limitiamo a chiedere il suo aiuto in preghiera, sara' come essere legati a Lui da un tenue filo, ma quando noi invochiamo il suo aiuto e ci sforziamo di vivere il vangelo a dispetto di ogni difficolta' ecco che l'amore di Dio si riversa copiosamente su di noi ed il suo aiuto diviene imponente.

Cosa sarebbe il vangelo senza l'amore?

Io solo conosco il mio destino, perche' io lo costruisco.

Le parole non costano niente, per questo siamo disposti a spenderle facilmente.

Le altezze raggiunte e mantenute dai grandi uomini, non furono ottenute con un volo rapido, ma mente i loro compagni dormivano, essi salivano faticosamente nella notte.

Che ognuno spazzi la strada davanti al proprio uscio e tutto il mondo sara' pulito.

L'amore e' purezza, sacrificio, altruismo. L'amore non si stanca mai, ne svanisce, ma vive attraverso le malattie ed il dolore, la poverta' e le privazioni, i successi e le delusioni, il tempo e l'eternita'.

La compassione: sono 2 cuori che cercano di portare lo stesso peso.

Nessuno ti puo' portare la terra promessa, sei tu che devi attraversare il deserto per raggiungerla.

Se cerchi di migliorare una persona, dando il buon esempio ne migliori 2.

Finche' i figli sono giovani date loro profonde radici. Quando sono cresciuti date loro le ali.

Dio e' piu' grande della nostra piu' grande necessita.

Non andremo col Signore solo perche` lo desideriamo, le nostre azioni di oggi decideranno la nostra eternita'.

Dovremmo esaltare le doti di colui che desidera far bene, senza parlare dei suoi difetti alle sue spalle.

Il dono piu` grande che possiamo fare a Dio e` di deporre ai suoi piedi il nostro libero arbitrio.

L'uomo dice:" Dimmi il perche` e lo faro`!" Il Signore risponde:"Fallo e saprai il perche`".

Per insegnare nel mondo ci vuole cultura, per edificare nella chiesa ci vuole lo Spirito.

Con mani impazienti mettiamo disordine nei piani divini e quando gridiamo per il dolore Lui dice:" Stai fermo che devo sciogliere i nodi".

Il programma di benessere risparmia la piaga dell'ozio ed i mali della carita'

Ricerca la perfezione, ma pretendila da te e non dagli altri, se devi promuoverla fallo con l'esempio.

Non devo pensare al raccolto solo perche' ho comprato un campo. L'atto di vendita non mi garantisce il raccolto, solo estirpando le erbacce, arando e seminando posso preparare il campo per ricevere i frutti, cosi' e' con il battesimo: non ci assicura l'esaltazione, dobbiamo estirpare i nostri difetti, aprire i nostri cuori, seminare il Vangelo e perseverare fino alla fine.

I sogni si fanno con la mente, ma si realizzano operando.

Stolto: colui che conosce e non pratica, e magari pretende di insegnare.

Saggio: colui che conosce ed applica alla propria vita i principi imparati.

Ho imparato che la mente non ascolta nulla sino a quando il cuore non ha ascoltato. E cio' che il cuore sa oggi, la mente comprendera' domani.

Chi ama da, chi non ama trattiene.

L'ombra ci deve seguire, ma il sentimento ci deve precedere.

Il tempo e' un grande maestro, peccato che uccida tutti i suoi allievi.

Riverenza non significa indifferenza.

La conoscenza prepara la strada all’amore, non si può amare quello che non si conosce. La conoscenza di Dio deve perciò precedere l’amore per Lui.

C’è un solo Dio, il Dio d’amore, c’è un solo linguaggio, il linguaggio del cuore.

Ti amo, non perché vedendoti ti penso, ma perché pensandoti ti vedo.

Dio non giudica nessuno uomo prima che sia arrivata la fine dei suoi giorni, perché dovremmo essere più precipitosi noi?

Non c’è nulla più grande di Dio, l’indifferenza verso Lui è il massimo peccato.

Dio ha dato un tempo per far regnare l’ingiustizia, affinché i giusti cerchino la giustizia, e un tempo per fare regnare la giustizia, affinché gli ingiusti non regnino con la giustizia.

Se Dio dovesse trattarci con lo stesso metro con cui noi spesso trattiamo gli altri, il cielo sarebbe deserto.

La forza del peccato è la legge, la forza della legge è l’amore.

Ciò che l’uomo ha dentro di se, vede e giudica al di fuori, ognuno da un giudizio pari alla sua dignità.

E’ preferibile subire ingiustizia che commetterla, è un bene vivere accanto agli altri, ma non vivere come gli altri.

Grande non è colui che domina le nazioni, ma se stesso.

Non è tanto importante il bene o il male che riceviamo dagli altri, quanto quello che noi pensiamo, diciamo e facciamo agli altri.

Non fare il male è un bene, non fare il bene è un male.

La morte ci insegna a non mettere tutta la nostra fiducia nella carne.

Non ci sarà mai una notte tanto buia, da poter impedire al sole di sorgere.

Chi non sa obbedire non sa comandare.

Il nostro Profeta è il servo dei servi di Dio.

La pietà esteriore è umana, la grazia interiore è divina, non manifestare la pietà esteriore se non hai la grazia interiore. La pietà esteriore va bene agli occhi degli uomini, ma non agli occhi di Dio. La pietà esteriore viene dalla mente, per inorgoglire il cuore, la grazia interiore viene dal cuore, ed illumina la mente.

Rinunciare al piacere del male, per ottenere la gioia e la pace del bene.

Chi predica amore ma non la pratica, si illude e delude.

Ricchezza senza saggezza è povertà.

Chi nasconde un segreto ama la pace, chi lo divulga odia se stesso.

Sacrificio significa rinunciare a qualcosa di buono per ottenere qualcosa di meglio.

Chi semina nei solchi dell’ingiustizia ne raccoglierà sette volte tanto, chi semina nei solchi della giustizia ne raccoglierà settanta volte tanto.

Lo spirito dell’uomo è prigioniero del suo corpo se non viene liberato dalla luce del vangelo.

Non si può essere sterili con l’intelligenza e i talenti dateci da Dio.

Le sacre Scritture ci sono state date per rivelazione e si possono comprendere solo per rivelazione divina.

L’uomo è l’architetto del proprio destino.

Gli uomini di grande potere materiale che vivono solo per se stessi sono presto dimenticati, ma coloro che vivono solo per gli altri sono ricordati per sempre. Il Re dei re non ebbe un trono d’oro durante la sua breve vita sulla terra; ma Egli ha regnato per venti secoli su un trono d’amore nel cuore di milioni di persone.

L’uomo oggi desidera una cosa e domani ne sospira un’altra.

Quando vogliamo essere i primi fra gli uomini, siamo gli ultimi presso Dio.

Dietro ogni buona volontà degli uomini c’è Dio.

Fai del vangelo il tuo elisir di vita.

Solo quando la verità del Vangelo diventa azione è retta condotta.

La verità non può essere stabilita su una menzogna. La verità anche se viene diffamata ne esce incontaminata. La verità è la morale della coscienza. La verità è la madre della libertà.

Non possiamo pretendere un pozzo pulito, se gli buttiamo della spazzatura dentro.

Cinque sono i doveri di tutti gli uomini, verso il suo Creatore, cercarLo, trovarLo, conoscerLo, amarLo e ubbidirGli.

La prova dell’amore è la lontananza, quella della rettitudine sono le tentazioni.

Se un amico ti fa un torto, e poi un altro, dagli ancora un altra possibilità.

Lungo una via stretta mi incamminai, tante difficoltà trovai, molte volte inciampai, ma l’aiuto non mi mancò mai.

Se fiducia in te stesso vuoi avere, per ogni parola che dai la devi mantenere.

Quando pensavo di essere abbastanza forte, mi accorsi che ero ancora molto debole.

Astenersi dal piacere che offre il peccato, per poter apprezzare la gioia e pace della rettitudine.

Per affermare la verità, si deve necessariamente denunciare l’errore.

Non essere cortese e gentile per attrarre simpatia dagli altri, ma deve essere una regola di vita per il tuo stesso bene.

Se vuoi che un uomo sia grande, agisci verso di lui come se fosse grande, e lui si eleverà verso di esso".

Lo sciocco dice quel che sa, il saggio sa quel che dice.

Che il tuo "sì" sia giusto, e il tuo "no" onesto.

Entra il vino, esce il segreto.

L’orgoglio rivela la povertà dello spirito.

Con i nostri peccati suscitiamo l’ira di Dio, con le nostre virtù l’ira degli uomini.

Le parole che vengono dal cuore arrivano al cuore.

Forte come la morte è l’amore.

Meglio sopportare l’ingiustizia che farla.

La purezza del corpo conduce alla purezza dell’anima.

Una mezza verità è una perfetta menzogna.

Questa è la pena del mentitore: non è creduto neppure quando dice la verità.

Forte è colui che si domina; ricco, chi con poco è soddisfatto.

Meglio il dolore nel cuore che la vergogna sul viso.

Ognuno ti appare come tu lo guardi.

Nemmeno in paradiso è bello star da soli.

Un uomo può sopportare più di quanto dieci buoi possano trainare.

Non essere troppo dolce, perché ti mangeranno; non essere troppo amaro; altrimenti ti sputeranno.

L’anima è una bellissima e perfetta immagine assomiglianza di Dio.

E’ difficile il rimedio dove manca la chiara conoscenza del difetto.

La terra che non viene lavorata porterà sterpi e spine, anche se è fertile; così l’intelligenza dell’uomo.

Credere con leggerezza, è leggerezza del cuore.

Quando uno è afflitto e tormentato, non è tempo di consigliarlo, ma di consolarlo.

Non condannare i molti per la colpa di pochi né approvare tutti per la santità di alcuni, ma bada in tutto all’ago della ragione.

La virtù e il vizio nascondono due verità. La virtù ci donerà la pienezza della gioia, il vizio ci farà vergognare di essere vicino a chi è puro e santo.