venerdì 11 marzo 2011

VERONA PIAZZA CORUBBIO: ALLA RICERCA DELLA PRIMA CHIESA DI SAN ZENO

I tre absidi della Chiesa di San Zeno

Verona, sabato  5 aprile.  Abbarbicato  ad un abbaino di Piazza Corubio,  riesco a fare alcune foto delle famose tre absidi  rinvenute  durante gli scavi archeologici.  I sanzenati non hanno dubbi  su quel che sono e  sull’importanza di quei tre absidi, ma da quando hanno  aperto gli  scavi, non si sente altro che  ripetere: “niente di importante”,  “nulla di rilevante” …malgrado questo, sono uscite anche centinaia di tombe.

 Abside  centrale

Ritornato sul bordo della piazza, incontro la sig.ra  Veronica, militante ambientalista,  e  Giorgio Vandelli, storico locale e “free investigator”. Giorgio mi  mostra alcuni fogli ed esclama:  «Ho scritto persino al Papa! Non è possibile  che  si possa  distruggere, non solo il  grande cimitero paleocristiano, ma  persino  i resti della prima “Chiesa di San Zeno”!  Su Piazza Corubio  ho praticamente informato tutti, ma proprio tutti, non possono dire di “non sapere” o di essere stati, diciamo, “distratti”. Noi,  cittadini,  vogliamo prima  sapere cos’è venuto fuori e valutare, poi, cosa fare;  non spetta solo loro,  impresari, soprintendenti, assessori e sindaci, obliterare la nostra storia e le nostre radici ».

Abside  di sinistra

Giorgio  mi passa gli appunti  sui   sermoni di San Zeno, e di alcuni Padri della Chiesa Veronese, che descrivono luoghi  ed  eventi di allora.
«Sono annotazioni, appunti, poche righe, ma per uno storico e un archeologo valgono molto.  Se li  avessero letti, e confrontati con i resti rinvenuti, qualche “ragionevole dubbio” sulla “non  esistenza” della primitiva chiesa di San Zeno  in codesta piazza sarebbe dovuto venire, almeno qualche interrogativo.

VEDIAMO QUEL CHE DICONO

San Zeno, in uno dei suoi sermoni, fa il paragone del regno di Dio con  la forma della chiesa di San Zeno.


Abside  di destra

«…Esultate, adunque, o fratelli, nel riconoscere da questa novella casa di Dio, la nostra interiore architettura: questa  novella casa che avete già resa angusta con il felice numero delle vostre presenze: per ciò stesso invero  che non riesce  a capirvi  questo  sacro  luogo,   vuol dire  che la  vostra fede vi conquista il Cuore di Dio» (L.1: tratt. 14.2)  quando prosegue  parlando del tempio di Dio  spirituale, la    Santa Chiesa  Cattolica  raffigurata  dal tempio  materiale,  con una immagine una e trina.
« Ha tre membra  inestimabilmente preziose  concorrenti  a formare  un tutto unico e solo come uno solo è il secretarium  che le  aduna:  ha dodici porte (finestre)  sempre aperte difese da un segno a forma di  T ( il segno della croce decussata)»;  noi sentiamo  nella viva  e precisa parola  di San Zeno,  risuonare  la gioia lontana  dell’accolito  africano, tutto felice  di custodire il tempio materiale e nel sacretarium  la SS. Eucaristia, onde   far progredire la edificazione spirituale, ch’è il regno del Signore nelle anime!

La tomba "vuota"   al centro  delle  tre  abside

E il ricordo  è  legato alle più pure scaturigini  della tradizione africana
Il suo maestro  Tertulliano,   su quest’argomento, scrive: « La lettera  Tau  dei greci,   e la nostra T  hanno somiglianze con la Croce nostra;  epperciò  il profeta  Ezechiele  (9, 4-6) predice che rifulgerà  nelle nostre fonti, noi che apparteniamo  alla vera e cattolica  Gerusalemme»  ( Contro Marcione  3, 22). 
Così si esprime anche San Cipriano  ( Testimoni  2, 22).


Finestre  a feritoia  nella Chiesa di Sant'Andrea a Sommacampagna

Riporto ora alcuni passi ricavati da:  Ongaro  1938

….dieci anni di vita e di ministero tra noi. Poiché tra otto e dieci varia la serie dei sermoni per varie occasioni annuali.
Tra i suoi trattati,  ci sono otto elucidazioni del  Profeta Isaia, 8 per la narrazione del banchetto  Pasquale,  7 per il passaggio del Mar Rosso, 8 per l'episodio dei fanciulli  di Babilonia nella fornace, 8 brevi allocuzioni di  preparazione al S.  Battesimo, 7 di ringraziamento; 9 trattati per la festa  di Pasqua.

Tutto lascia a credere, quindi, che  il 12  aprile  del 371/2, fu il  «dies natalis»   il giorno che ci ha tolto  un padre sulla terra e ci ha dato un protettore santissimo in cielo.
Subito le ossa di Lui (San Zeno)  sono state  visitate, e, dopo morte, profetarono (Ecclesiastico 49, 18).

51. Lasciamo ai Santi scrivere  dei Santi (1.  S. Petronio)

Siamo fortunati di poter udire quello che  un Vescovo e un santo,  Petronio  dì Bologna, disse sulla salma del nostro santo Padre, composto  nella pace della sua Chiesa, in uno dei anniversari.

Dopo aver alluso, con vivide immagini, proprie della letteratura del suo tempo, al fatto che i Veronesi non avevano bisogno dei ruscelletti della sua povera eloquenza,  già quasi disseccati perché avevano a loro disposizione le fiumane di Zenone,  dopo aver alluso alla gravità dei mali che aduggiarono la Chiesa e alla relativa pace conseguita allora, verso il 414,  continua: « vi ho detto queste cose,  o fratelli carissimi, per l'aiuto del potente  nostro Signore,  le procelle del male,  ritornata la pace, godiamo della luce della liberta, e ne è concesso di rinnovare lo splendore dei sacri templi. Lo prova la sublimità di questo tempio, allargato, dal quale mentre regge nel suo grembo le reliquie del santissimo confessore, si diffonde fragranza soave, per ogni dove.  La magnificenza delle sue virtù  non può essere ristretta  a questi  angusti confini,  penetra anche i lembi del mondo, e con infaticata ala tocca i cieli più alti. Così il S. Pontefice di Cristo, Zenone, comprovato dalla operazione dei prodigi: moltiplica nel sepolcro quei miracoli che ha fatto durante l’episcopato. Poiché procedono dal suo stesso feretro, varie grazie  di riacquistata salute: e colui che giace nel sepolcro, rende la vita ai morti  già  sfatti, sana gli inferi: il giocondo liquore, erompente dal fonte perpetuo della santità, lava i peccatori   somministra  le gioie della salute: e quante volte l’umida arca accoglie le preghiere dei supplici, altrettante largisce opportuno rimedio per mille vie»
« Proprio così, il beatissimo Profeta (dottore) S. Zeno, opera oggi nel suo tumulo i miracolo che poté compiere in vita.  E’ la ragione si è che lo spirito di Dio, vigila in quella cenere non morta, e procede la vita di  là ove crediamo essere un cadavere esamine.  Ora poi onoriamo  la Chiesa di Dio con il sacrificio della lode, con il canto pubblico delle lodi divine, sia stato introdotto da S. Zeno in Verona, come da Sant’Ilario in Poitiers e da S.  Ambrogio in Milano…

52. Lasciamo ai Santi scrivere dei Santi  (2. s. Gregorio Il Grande)

Certo segno questo discorso tenuto dal Santo Vescovo che una  Chiesa era innalzata fin da quel remoto tempo a Zenone, quale confessore della fede.

Forse quella medesima chiesa, ove avvenne il fastoso miracolo, narratoci da S. Gregorio Papa (590-604): « E passato poco tempo che Giovanni tribuno mi raccontò egli medesimo un fatto prodigioso e me ne fece testimonianza,  poiché  egli fu presente  con  il  Conte Pronulfo e con il Re Autati: Allora appunto che il Tevere uscì per la città di Roma e  innondò  moltissimi paesi, cioè cinque anni non ancor passati (589),  crebbe l’ Adige presso Verona e venne alla Chiesa di S. Zenone.  Stavano aperte le finestre, ma l’acqua non entrò; salì  fino alle finestre che erano  presso  il tetto, così che chiuse la porta e pareva  essere solidificata.  Quei molti  che erano in  chiesa, non poterono  uscire  poiché era tutta circondata   dall’acque, e temettero di dovervi  morire.  Ma venuti alla porta  prendevano dell’acqua e bevevano: Potevasi   prendete come acqua, ma come acqua non poteva entrare  e stava così ritta, a dimostrare a tutti i meriti del Santo»   (Dialoghi 3, 19)

Notisi, per valutare la storicità del fatto, come i dialoghi di S. Gregorio, ove è narrato il  miracolo,  furono dati in dono proprio a Teodolinda,  moglie del Re Autari, citato come testimonio oculare.  

53. Il Signor custodì le sue ossa  (21maggio 804/5)

Non ci resta ora che seguir le vicende del sacro Corpo di Zenone, onde capir bene gl’insegnamenti della divina liturgia  del 21 Maggio, giorno della sua traslazione o trasporto, solito a celebrarsi solennemente fino dal sec. IX.  Invero noi ne abbiamo testimonianza   in un martirologio, uscito dall'officina del grande arcidiacono Pacifico, nell’anno 865.
La traslazione avvenne nell’intervallo di tempo, tra l’elezione del Vescovo Ratoldo (803) e la morte di  Pipino, a Milano (8 luglio 810).
Narra l'antico monaco  zenoniano, che quando Pipino, Re d'Italia fu a Verona, visitò la chiesa, ove giaceva il corpo di S.  Zenone, ma dolendosi assai  che sì illustre  servo del  Signore giacesse in così misero  luogo, s’intese col nostro Vescovo Rotaldo di  collocarlo  altrove…


SI DEDUCE CHE:

A) – La Chiesa di San Zeno è  piccola e  insufficiente  già al momento della inaugurazione.

B) “ Ha tre absidi   contigue che si affacciano  su uno solo secretarium  che le collega fra di loro concorrenti  a formare  un tutto unico,  a forma di grande trifoglio.

C) Ha dodici porte,  più  probabilmente 12 finestre a feritoia sotto il tetto,  sempre aperte,  come nella Chiesa di  Sant’Andrea di Sommacampagna e  quella di San Procolo.

D) San Zeno è morto nel 371/2  in concetto di santità e subito venerato.

E) San Zeno è sepolto nella sua novella chiesa che aveva costruito.

F) E’ tradizione che nel primissimo cristianesimo le chiese erano quasi sempre “Chiese Cimiteriali”.

G) La chiesa era piccola ed è stata allargata.

H) Era una  chiesa molto umida e malsana.

I) La tomba viene descritta come un’Arca; è  probabile che si intenda  un sarcofago in marmo o “pietra di   Prun”. 

L)  Pippino Re d’Italia visita la chiesa, ove giaceva San Zeno, dolendosi assai  che sì illustre  servo del  Signore giacesse in così misero  luogo, chiedendo di collocarlo altrove. Dopo 400 anni dalla sua inaugurazione  la chiesa benché allargata era considerata troppo umile e misera.

M) La chiesa cessa  di esistere nel nono secolo, dopo la traslazione di San Zeno e degli  altri vescovi in essa contenuti.  

N) Sono giunte voci dagli scavi che, nel perimetro degli absidi” sono state rinvenute  tombe “svuotate”,  di cui una centrale agli absidi,

O) A proposito dell’alluvione miracolosa, l’assedio dell’acqua fu così lungo che dovettero dissetarsi con l’acqua dell’Adige.

P) Il fatto prodigioso è dato probabilmente, dal “non” innalzarsi del livello dell’acqua. Tempo addietro, durante la battitura delle quote del quartiere di San Zeno per controllare i livelli raggiunti  nelle piene storiche, ho scoperto che l’Adige,  raggiunta una certa quota, scolmava in direzione Corso Porta Palio e da lì  nell'Adigetto  in direzione Piazza Cittadella  4/5  metri sotto il livello  moderno.

Q) Serve altro?  Non credo! 

Fonte: da srs di Giorgio Vandelli

mercoledì 9 marzo 2011

I sette più grandi trucchi dei supermercati


Consigli per risparmiare: Scopri come smascherare i trucchi dei supermercati e orientarti sui prezzi in modo da battere i negozi al loro stesso gioco...

Che ci crediate o no, dati recenti dicono che negli ultimi anni il prezzo all'ingrosso dei prodotti di base è crollato quasi del 50%.
Allora, perché i prezzi degli alimenti continuano a salire? A quanto pare, i supermercati non hanno provveduto ad abbassare i prezzi in linea con questo calo.
Purtroppo, però, questo non è l'unico elemento tramite il quale i supermercati cercando di aumentare il loro guadagno. Qui di seguito le sette strategie più comuni per farvi spendere di più.

Le dimensioni contano
In linea di massima acquistare confezioni più grandi è conveniente, in quanto il prezzo al chilo o al litro è più basso rispetto a confezioni più piccole. Però non sempre è così. Il modo migliore per accorgersi di queste differenze è controllare sempre i dettagli prima di acquistare e in particolare il prezzo unitario. Spesafacile.com usa proprio questo valore per effettuare i suoi confronti e segnalarvi quali sono le offerte più convenienti.

Offerte speciali
Le offerte speciali che ti fanno acquistare più pezzi dello stesso prodotto (2x1, 3x2, ecc.) sono sicuramente interessanti, ma, mentre per i prodotti a lunga scadenza questo acquisto multiplo può aiutarti veramente a risparmiare, per i prodotti freschi o facilmente deperibili può essere, invece, un costo aggiuntivo.
Spesso le migliori offerte le troverete su prodotti con scarsa durata, come frutta e verdura o latticini. Non fatevi invogliare dalla convenienza se non siete certi di riuscire a consumare quanto acquistato entro la data di scadenza.

Profumi deliziosi
Cercate di non lasciarvi tentare dagli odori. Specialmente negli ipermercati ci sono reparti che puntano molto sull'effetto olfattivo per spingervi ad acquistare prodotti che non avevate assolutamente considerato di acquistare prima di entrare nel punto vendita. Cercate di attenervi scupolosamente alla vostra lista della spesa, magari quella che avete ottenuto usando Spesafacile.com e che avete stampato direttamente dal nostro sito.

Pausa caffé
Molti centri commerciali si sono attrezzati per fornire punti di ristoro, come caffetterie o bar e per spingervi a prendervi una pausa in questi luoghi cercano di farvi passare più tempo possibile all'interno del punto vendita. Evitate di farvi risucchiare dal vortice degli acquisti, andate diritti al vostro obiettivo usando la lista della spesa che avete portato con voi e uscite appena finito!

Posizionamento dei prodotti
Non vi è mai capitato di chiedervi cosa c'è in cima o ai piedi dello scaffale del supermercato? In particolare in punti di difficile accesso? I supermercati spesso mettono i prodotti su cui guadagnano di più ad altezza dei vostri occhi, in modo che siano facili da trovare, mentre i prodotti convenienti o le offerte vengono posizionati in alto o in basso. Questo significa che per risparmiare può essere necessario fare un po' di caccia al tesoro.
Allo stesso modo, si possono trovare i prodotti più costosi vicino all'ingresso, mentre i prodotti basilari o più economici saranno raggiungibili dopo che vi saranno stati proposti altri prodotti più interessanti per il supermercato.

Cambiare disposizione delle corsie e degli scaffali
Un altro stratagemma adottato dai supermercati è quello di modificare il layout del punto vendita, in modo da costringervi a cercare quello che state cercando in giro per tutto il negozio. Il risultato è che siamo costretti a passare davanti ad altri prodotti, magari allettanti, che è probabile che mettiamo nel carrello. Come sempre, il consiglio è: segui la tua lista della spesa!

Localizzazione del punto vendita
I prezzi dei prodotti variano da punto vendita a punto vendita, anche della stessa catena, in base alla grandezza del supermercato e alla sua posizione. Gli ipermercati tendenzialmente sono più economici dei piccoli punti vendita. Per sapere esattamente dove i prodotti costano di meno, usate Spesafacile.com per preparare la vostra lista della spesa. In breve tempo capirete quali supermercati sono generalmente convenienti e quali no.

Abbatti la spesa!
Più diventate consapevoli di questi trucchi, tanto più sarete in grado di abbattere la bolletta alimentare.



Fonte: da Spesa Facile di martedì 16 Novembre 2010

martedì 8 marzo 2011

I REPERTI ARCHEOLOGICI SONO DETRAIBILI DALLE TASSE

Scavo archeologico

Ancona. Firmato un accordo tra costruttori edili e soprintendenze archeologiche per le antichità nel sottosuolo.
Ha tutta l’aria di essere un accordo epocale. Soprintendenza e costruttori uniti e non nemici, pronti a stabilire assieme regole di collaborazione. Per dire fine, una volta per tutte, all’incubo (per il costruttore) del “signor no” archeologo che blocca i lavori e impone gli scavi, e (per l’archeologo) al rischio di danni irreparabili ai nostri beni ancora nascosti. E’ accaduto il 7 aprile scorso nelle Marche, ad Ancona. Il soprintendente per i beni archeologici Giuliano De Marinis e il presidente della consulta regionale delle costruzioni Alfredo Mancinelli, si sono impegnati a promuovere assieme una proposta di legge che prevede sgravi fiscali e procedure più snelle per il costruttore che deve sostenere la spesa dello scavo archeologico. Un piccolo passo ma concreto. In un mare di anarchia, un vero far west.

Perché si sa, nel nostro Paese chi scava trova sempre un tesoro, non solo nei centri urbani ma un po’ ovunque nel “paesaggio storico” italico. Soprattutto da quando (qualche decennio) la moderna archeologia ha imparato a individuare anche le tracce più labili del nostro passato. Ha persino coniato dei termini ad hoc: “scavo di emergenza” se la scoperta archeologica avviene casualmente durante uno scavo del sottosuolo per fini edilizi, “scavo preventivo” se si eseguono indagini archeologiche preliminari alla costruzione. Quest’ultima sarebbe in realtà la procedura più corretta, che consente di programmare gli interventi ed evitare pericolosi blocchi a lavori edilizi già avviati. E, a dire il vero, il Codice Urbani la contempla, ma solo per i lavori pubblici.
Per tutto il resto la legge italiana è ancora ferma al 1939: le scoperte archeologiche avvengono solo per scavi programmati di ricerca o casualmente, tertium non datur.  
Così, nei tanti piccoli interventi edilizi d’Italia, ognuno si arrangia come può. Spesso le soprintendenze usano l’arma del vincolo per imporre scavi preventivi. E anche quando i lavori edili cominciano senza indagine archeologica, oramai i costruttori sanno di dover prevedere tra i “rischi” la spesa di un eventuale scavo archeologico con conseguente dilatazione dei tempi di lavoro e a volte persino blocco definitivo.
Ma non tutti sanno o possono affrontare tali spese a cuor leggero, e non è difficile immaginare che spesso i costruttori tacciono di ritrovamenti per non generare intoppi al loro lavoro. E chi esegue tali lavori? Le imprese di archeologia ormai pullulano, vista la grande richiesta, ma l’archeologia come libera professione non è riconosciuta né regolamentata in nessun dove.

La proposta di legge di matrice marchigiana vuole, in primis, ovviare ai problemi finanziari dei costruttori con lo strumento dello sgravio fiscale. Certamente un atto di correttezza.
Stabilisce poi che gli scavi archeologici possono essere realizzati anche dall’impresa edile stessa, se si serve di personale specializzato (e comunque sotto l’imprescindibile direzione scientifica della soprintendenza). Per accelerare i lavori, ma chiarendo al contempo l’urgenza di un inquadramento della professione di archeologo.
Pone dunque pochi paletti ma chiari. A prima vista persino troppo pochi, come commenta il soprintendente archeologo per l’Emilia Romagna Luigi Malnati, invitando a non perdere di vista il vero obiettivo dell’obbligo dell’indagine preventiva per tutti. “Tuttavia è un passo importante con buone prospettive di riuscita perché concepito nell’interesse reciproco”, osserva De Marinis. E comunque i due firmatari si sono impegnati a promuovere riflessioni e dibattiti sulla proposta ovunque nello stivale. Chiunque abbia a cuore il patrimonio culturale della penisola è invitato a pronunciarsi.


Fonte: srs di  Cinzia Dal Maso Fonte: da Il Sole - 24 Ore  (2007)
Fonte: Antikitera del  02 ottobre 2007


lunedì 7 marzo 2011

Legge Mancino, una legge incostituzionale e pericolosa


Di Massimo Lacerenza

La maggior parte della gente non ne è a conoscenza, ma dal  1993 in Italia esiste una legge, la n° 205 – 95, meglio conosciuta come “legge Mancino”, nata ed utilizzata con l’odioso scopo di reprimere ogni dissidenza e limitazione della inalienabile libertà di pensiero e di parola. 
La mia affermazione è avvalorata dalle seguenti considerazioni:

- È una legge che di fatto pone dei limiti ben determinati ed assoluti alla libertà di pensiero e di parola, stabilendo un pericoloso e preoccupante tentativo di definire quali siano le idee ed i valori legittimi (e legali) e quali siano le idee e i valori illegittimi (e illegali).

- Vi è una pericolosa generalità del concetto di “atti di discriminazione per motivi razziali, nazionali o religiosi”; laddove “discriminare” ha lo stesso significato di “preferire”, “distinguere”, “scegliere”, quali libertà fondamentali in uno Stato di diritto - come si vanta di essere quello Italiano.

-Non vi è nessun riferimento all’ "incitamento all’odio per motivi politici". Da ciò si deduce l’assoluta immunità per quei soggetti e quei gruppi politici che non solo “discriminano” la parte avversa (cosa per noi legittima) ma, mossi da un sentimento di “odio”, usano un linguaggio esplicitamente lesivo della dignità e dell’onore personale e agiscono a livello concreto (con presidi, blocchi, contromanifestazioni non autorizzate) per impedire agli avversari politici la libertà di propaganda e di espressione (art. 12 – diritto alla dignità della persona – Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”).

Le pene accessorie previste (ritiro dei documenti, divieto di partecipare alla vita pubblica, lavoro e rientro coatto, sequestro degli immobili di proprietà), oltre a quelle detentive, mostrano in modo inequivocabile la volontà di colpire, prima ancora che un presunto reato, innanzitutto un modo di essere, di pensare, uno stile di vita. Sono inoltre pene che non vengono applicate neanche, ad esempio, agli spacciatori di sostanze stupefacenti abituali ed incalliti.

Prevede inoltre un giudizio per direttissima che riduce al minimo le garanzie processuali e incide pesantemente su altri specifici reati, laddove le aggravanti per “motivi razziali” si applicano senza considerazione delle attenuanti.

In base a queste considerazioni, mi sembra più che giusto ritenere la “legge Mancino” una legge a tutti gli effetti LIBERTICIDA e ANTICOSTITUZIONALE, in quanto risulta altamente lesiva delle libertà fondamentali di ogni cittadino italiano (pensiero, parola, azione) in riferimento agli articoli 17, 18, 19 e 21 della Costituzione della Repubblica Italiana e agli articoli 2, 7, 18, 19 e 20 della “Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo”. 

Risulta essere strumento idoneo a perseguire uomini e gruppi sgraditi in quanto non omologati, in quanto non allineati con il pensiero unico, con il modo di pensare dominante.
Lascia interpretare ARBITRARIAMENTE ogni espressione di “scelta”, “preferenza” e “distinzione” come atto di “discriminazione”, “FONDATO” automaticamente e implicitamente “sulla superiorità o sull’odio nazionale, religioso o razziale”. 

E’ inoltre antidemocratica in quanto tende a criminalizzare sistemi di pensiero e idee che affermano principi di identità, appartenenza e diversità. 

Infine, consente processi alle intenzioni, negando ogni valore alle dichiarazioni degli imputati a favore della molteplicità delle culture e delle etnie, come risulta dagli atti processuali fin qui acquisiti.

È per tutti questi motivi che la battaglia intrapresa da associazioni e comitati – giusto per citarne uno, il “comitato libera-mente” – è una battaglia a favore e a difesa della LIBERTA’, attaccata da quello che può essere considerato in tutto e per tutto un vero mostro giuridico.
Un mostro giuridico che, per altro, viene applicato, con assoluta prontezza e  rigore, a senso unico. Ovvero solo ed unicamente verso quei movimenti (politici o culturali) o verso quei singoli ITALIANI che si richiamano idealmente ai propri valori tradizionali in modo chiaro e limpido. 

Farò un esempio per spiegare in modo più chiaro quest’ultima considerazione. 

Nel momento in cui una persona di fede musulmana o magari atea si permette di scagliare in pubblico un Crocifisso cristiano, che so, dalla finestra di un ospedale pubblico, o nel cestino dei rifiuti di una scuola media, non correrebbe alcun rischio di essere processata in base alla “legge Mancino”, nonostante questa sia comunque applicabilissima. 

Il motivo e tutt’oggi ignoto e avvolto nel mistero. 

E di questi casi, negli ultimi anni, qui in Italia ne sono avvenuti a centinaia. 

Al contrario, nel momento in cui una persona qualunque, di nazionalità italiana, osasse parlare, magari durante un comizio, o tra degli amici in un pub, oppure con la propria fidanzata, dell’esistenza di grosse differenze culturali tra la civiltà Cristiana e quella, che so, quella Islamica, sostenendo la superiorità della prima – senza per questo voler in alcun modo discriminare la seconda o coloro che si richiamano all’Islam, ma esprimendo semplicemente un proprio parere personale – ebbene, sarebbe immediatamente punibile ai termini di legge grazie all’applicazione della “legge Mancino”. 

Avviene per ciò che semplici ed onesti cittadini si ritrovino a dover scontare qualche mese di carcere – nelle migliori delle ipotesi - ,  a dover obbligatoriamente rientrare entro le 20.00 nella propria abitazione, a non avere più il diritto di voto, a dover subire il ritiro della patente automobilistica e tanto tanto altro ancora – PER AVER SOLO ESPRESSO UNA PROPRIA OPINIONE. 

E, di casi del genere, ne sono avvenuti e ne avvengono a decine. 

Tra il silenzio delle istituzioni, tra il silenzio dei mass-media, tra il silenzio dei partiti politici.


Fonte:  srs di Di Massimo Lacerenza da Disinformazione.it.

domenica 6 marzo 2011

Legge mancino, testo

Il Decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122:  ("Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa"), convertito con modificazioni in legge 25 giugno 1993 n. 205, comunemente detto Legge Mancino dal nome dell'allora ministro dell'interno che ne fu proponente (il democristiano Nicola Mancino), è una legge italiana introdotta nel 1993 che condanna gesti, azioni e slogan legati all'ideologia nazifascista, e aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici religiosi o nazionali. La legge punisce anche l'utilizzo di simbologie legate a suddetti movimenti politici.


Articolo 1

(Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi)


1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell'attuazione della disposizione dell'articolo 4 della convenzione, è punito:

A) con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

B) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.


2. È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o
Dell'assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni.

1-bis. Con la sentenza di condanna per uno dei reati previsti dall'articolo 3 della legge 13 Ottobre 1975, n. 654, o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, il tribunale può altresì disporre una o più delle seguenti sanzioni accessorie:

A) obbligo di prestare un'attività non retribuita a favore della collettività per finalità sociali o di pubblica utilità, secondo le modalità stabilite ai sensi del comma 1-ter;

B) obbligo di rientrare nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora entro un'ora determinata e di non uscirne prima di altra ora prefissata, per un periodo non superiore ad un anno;

C) sospensione della patente di guida, del passaporto e di documenti di identificazione validi per l'espatrio per un periodo non superiore ad un anno, nonché‚ divieto di detenzione di armi proprie di ogni genere;

D) divieto di partecipare, in qualsiasi forma, ad attività di propaganda elettorale per le elezioni politiche o amministrative successive alla condanna, e comunque per un periodo non inferiore a tre anni.

1-ter. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro di Grazia e Giustizia determina, con proprio decreto, le modalità di svolgimento dell'attività non retribuita a favore della collettività di cui al comma 1-bis, lettera a).

1-quater. L'attività non retribuita a favore della collettività, da svolgersi al termine dell'espiazione della pena detentiva per un periodo massimo di dodici settimane, deve essere determinato dal giudice con modalità tali da non pregiudicare le esigenze lavorative, di studio o di reinserimento sociale del condannato.

1-quinquies. Possono costituire oggetto dell'attività non retribuita a favore della collettività: la prestazione di attività lavorativa per opere di bonifica e restauro degli edifici danneggiati, con scritte, emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui al comma 3 dell'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654; lo svolgimento di lavoro a favore di organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, quali quelle operanti nei confronti delle persone handicappate, dei tossicodipendenti, degli anziani o degli extracomunitari; la prestazione di lavoro per finalità di protezione civile, di tutela del patrimonio ambientale e culturale, e per altre finalità pubbliche individuate con il decreto di cui al comma 1-ter.

1-sexies. L'attività può essere svolta nell'ambito e a favore di struture pubbliche o di enti ed organizzazioni privati.



Articolo 2

(Disposizioni di prevenzione)


1. Chiunque, in pubbliche riunioni compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, è punito con la pena della reclusione fino a tre anni e con la multa da lire duecentomila a lire cinquecentomila.

2. È vietato l'accesso ai luoghi dove si svolgono competizioni agonistiche alle persone che vi si recano con emblemi o simboli di cui al comma 1. Il contravventore è punito con l'arresto da tre mesi ad un anno.

3. Nel caso di persone denunciate o condannate per uno dei reati previsti dall'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, o per un reato aggravato ai sensi dell'articolo 3 del presente decreto, nonché‚ di persone sottoposte a misure di prevenzione perché‚ ritenute dedite alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sicurezza o la tranquillità pubblica, ovvero per i motivi di cui all'articolo 18, primo comma, n. 2-bis), della legge 22 maggio 1975, n. 152, si applica la disposizione di cui all'articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, e il divieto di accesso, conserva efficacia per un periodo di cinque anni, salvo che venga emesso provvedimento di archiviazione, sentenza di nonluogo a procedere o di proscioglimento o provvedimento di revoca della misura di prevenzione, ovvero se è concessa la riabilitazione ai sensi dell'articolo 178 del codice penale o dell'articolo 15 della legge 3 agosto 1988, n. 327.



Articolo 3

(Circostanza aggravante)


1. Per i reati punibili con pena diversa da quella dell'ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l'attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà.



Articolo 4

(Modifiche a disposizioni vigenti)


1. Il secondo comma dell'articolo 4 della legge 20 giugno 1952, n. 645, è sostituito dal seguente:

Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni.



Articolo 5

(Perquisizioni e sequestri)


1. Quando si procede per un reato aggravato ai sensi dell'articolo 3 o per uno dei reati previsti dall'articolo 3, commi 1, lettera b), e 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, l'autorità giudiziaria dispone la perquisizione dell'immobile rispetto al quale sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che l'autore se ne sia avvalso come luogo di riunione, di deposito o di rifugio o per altre attività comunque connesse al reato. Gli ufficiali di polizia giudiziaria, quando ricorrano motivi di particolare necessità ed urgenza che non consentano di richiedere l'autorizzazione telefonica del magistrato competente possono altresì procedere a perquisizioni dandone notizia, senza ritardo e comunque entro quarantotto ore, al procuratore della Repubblica, il quale, se ne ricorrono i presupposti, le convalida entro le successive quarantotto ore.


2. È sempre disposto il sequestro dell'immobile di cui al comma 1 quando in esso siano rinvenuti armi, munizioni, esplosivi od ordigni esplosivi o incendiari ovvero taluni degli oggetti indicati nell'articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110. È sempre disposto, altresì, il sequestro degli oggetti e degli altri materiali sopra indicati nonché‚ degli emblemi o materiali di propaganda propri o usuali di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui alle leggi 9 ottobre 1967, n. 962, e 13 ottobre 1975, n. 654, rinvenuti nell'immobile. Si osservano le disposizioni di cui agli articoli 324 e 355 del codice di procedura penale. Qualora l'immobile sia in proprietà, in godimento o in uso esclusivo a persona estranea al reato, il sequestro non può protrarsi per oltre trenta giorni.


3. Con la sentenza di condanna o con la sentenza di cui alltarticolo 444 del codice di procedura penale, il giudice, nei casi di particolare gravità, dispone la confisca dell'immobile di cui al comma 2 del presente articolo, salvo che lo stesso appartenga a persona estranea al reato. È sempre disposta la confisca degli oggetti e degli altri materiali indicati nel medesimo comma 2.



Articolo 6

(Disposizioni processuali)


1. Per i reati aggravati dalla circostanza di cui all'art. 3, comma 1, si procede in ogni caso d'ufficio.


2. Nei casi di flagranza, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di procedere all'arresto per uno dei reati previsti dai commi quarto e quinto dell'articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110, nonché quando ricorre la circostanza di cui all'articolo 3, comma 1, del presente decreto, per uno dei reati previsti dai commi primo e secondo del medesimo articolo 4 della legge n. 110 del 1975.

2-bis. All'articolo 380, comma 2, lettera l), del codice di procedura penale, sono aggiunte, in fine, le parole: delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all'articolo 3, comma 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654.


3. Per i reati aggravati dalla circostanza di cui all'articolo 3, comma 1, che non appartengono alla competenza della corte di assise è competente il tribunale.


4. Il tribunale è altresì competente per i delitti previsti dall'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654.


5. Per i reati indicati all'articolo 5, comma 1, il pubblico ministero procede al giudizio direttissimo anche fuori dei casi previsti dall'articolo 449 del codice di procedura penale, salvo che siano necessarie speciali indagini.



Articolo 7

(Sospensione cautelativa e scioglimento)


1. Quando si procede per un reato aggravato ai sensi dell'articolo 3 o per uno dei reati previsti dall'articolo 3, commi 1, lettera b), e 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654, o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 762, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che l'attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi favorisca la commissione dei medesimi reati, può essere disposta cautelativamente, ai sensi dell'articolo 3 della legge 25 gennaio 1982, n. 17, la sospensione di ogni attività associativa. La richiesta è presentata al giudice competente per il giudizio in ordine ai predetti reati. Avverso il provvedimento è ammesso ricorso ai sensi del quinto comma del medesimo articolo 3 della legge n. 17 del 1982.

2. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengono meno i presupposti indicati al medesimo comma.

3. Quando con sentenza irrevocabile sia accertato che l'attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi abbia favorito la commissione di taluno dei reati indicati nell'articolo 5, comma 1, il Ministro dell'interno, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, ordina con decreto lo scioglimento dell'organizzazione, associazione, movimento o gruppo e dispone la confisca dei beni. Il provvedimento è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.



Articolo 8

(Disposizioni finali)


1. Il settimo comma dell'articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110, è abrogato.

2. Le disposizioni dei commi da 1 a 5 dell'articolo 6 si applicano solo per i fatti commessi successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto.



AMATO - MANCINO - CONSO

Visto, il Guardasigilli: CONSO



Note

[1] Il management dell'organizzazione appare invocare la protezione delle garanzie accordate alla religione per ciascuna attività nella quale è coinvolta. Scientology presenta regolarmente se stessa come una "minoranza religiosa perseguitata" esclusivamente per le sue credenze di natura religiosa, e non al contrario soggetta a riserve e maggiori controlli a seguito di condanne subite in tribunale per l'accertata commissione di attività illegali in campi che esulano dalla sfera religiosa. Per una nota esaustiva sull'argomento, vedi qui.



sabato 5 marzo 2011

Il sindaco di Lampedusa accusato di odio razzista

Bernardino De Rubeis

Agrigento, 01-03-2011

Il sindaco di Lampedusa Bernardino De Rubeis, è stato scritto sul libro degli indagati della procura di Agrigento per l'ipotesi di reato relativa all'istigazione all'odio razziale e abuso di potere.

Bernardino De Rubeis, dovrà rispondere dell'ordinanza da lui emessa che impone il divieto di utilizzare i luoghi pubblici come siti di bivacco e deiezione ai migranti del CIE, (centro identificazione e di espulsione) di Lampedusa.

Secondo quanto si è appreso che l’ l'inchiesta è stata aperta dopo l'ordinanza emessa dal Sindaco che prevede il divieto di utilizzare i luoghi pubblici come siti di bivacco e deiezione, non ché, l'accattonaggio e i comportamenti poco decorosi da parte degli migranti del CIE.
« Di queste ordinanze, in Italia ce ne sono centinaia. E’ puro buonsenso, altro che razzismo».
Con queste parole il sindaco De Rubeis giustifica il provvedimento sottoscritto la scorsa settimana ora al centro della indagini della Procura di Agrigento.

Le  indagini sono state affidate a guardia di Finanza e carabinieri per verificare se l'ordinanza emessa trovi dei reali riscontri sul comportamento degli migranti.


venerdì 4 marzo 2011

Verona: Nel 1867 in omaggio all'Unità d’Italia, i termini dialettali della città vennero tradotti in italiano

Vicolo Bogon a Veronetta: uno dei pochi termini di toponomastica dialettale veronese sopravvissuti alla italianizzazione della città

Nel 1867 Palazzo Barbieri rinominò molte strade del centro per rendere onore ai patrioti caduti. Soltanto vicolo Bogòn sfuggì all'italianizzazione delle vie

Il centro storico di Verona rende un significativo omaggio al Risorgimento italiano: tante le strade, attorno a piazza Bra, dedicate ai personaggi che hanno fatto l'unità d'Italia. Ma queste intitolazioni hanno diverse storie. Il primo omaggio ai protagonisti del Risorgimento si è avuto proprio all'indomani dell'annessione di Verona all'Italia.

Nella seduta del 21 gennaio 1867, il Consiglio comunale decise che lo stradone di Porta Nuova diventasse corso Vittorio Emanuele II e così la stessa piazza Bra. Il corso, in epoca fascista, cambiò nome e venne dedicato a Cangrande, per ritornare, però, intitolato a Porta Nuova, col dopoguerra.

Così piazza Bra. Sempre nella seduta del 1867, fu deciso anche che corso Castelvecchio fosse dedicato a Camillo Benso conte di Cavour, mentre le due vie di San Pietro in Monastero e di San Fermo in Cortalta, che da via Rosa portavano all'Adige, venissero intitolate a Giuseppe Garibaldi, così come il ponte. Ma fu soprattutto la via e il ponte dedicati all'imperatore Ferdinando d'Asburgo che dovevano cambiare nome. Fu ricordato allora il patriota Daniele Manin (1804-1857), protagonista dell'insurrezione di Venezia: sono la strada e il ponte sull'Adigetto che da via Roma, (allora via del Teatro), conducono nell'odierna via Marconi. La piazza delle Poste diventa piazza Indipendenza e via Crocette, che dalla Cittadella portava al palazzo Montanari, viene dedicata allo stesso patriota veronese.

Nel 1871, a cinque anni dall'annessione, si assiste a una radicale revisione della toponomastica veronese: i nomi popolari furono salvaguardati, ma, in omaggio all'unificazione nazionale, i vocaboli dialettali furono italianizzati, con esiti in qualche caso discutibili e ridicoli. Via Salici che da via Garibaldi porta a vicolo San Girolamo sostituisce via dei Salèsi: ma il toponimo fa riferimento ai ciottoli di fiume, arrotondati dalla corrente, e non ai flessuosi alberi. Un solo toponimo dialettale è rimasto, forse dimenticato: è vicolo Bogon, a Veronetta.

Risale invece al 1882, l'intitolazione di via Guglielmo Oberdan, patriota triestino, di quella che era via Gran Czara, a ricordo del soggiorno dello zar, durante il congresso di Verona del 1822.

E' stato invece deciso nel 1890 il toponimo in ricordo dei fratelli Cairoli, la strada che da piazza Erbe conduce nell'odierna piazza Viviani e che aveva il prosaico nome di via Gallina, dall'insegna di un'osteria. La via voleva ricordare la famiglia Cairoli, originaria di Pavia, un padre e i suoi cinque figli, che parteciparono agli episodi più importanti del Risorgimento, dalle Cinque giornate di Milano alla spedizione dei Mille. Inoltre, i veronesi avevano conosciuto Benedetto, quando era venuto a inaugurare il vicino monumento a Garibaldi.

Vanno, poi, fatti risalire al 1907, i toponimi di via Mazzini, via Cattaneo e via Alberto Mario. Così la centralissima via Nuova, l'arteria più importante della città, è stata intitolata a Giuseppe Mazzini, il maggiore fra i patrioti italiani, mentre la vicina via Colomba ha preso il nome di un altro grande personaggio, il milanese Carlo Cattaneo. Via Dietro via Nuova, invece, fu dedicata a Mario, un garibaldino di origine rodigina. L'intitolazione creò polemiche perché era un patriota su posizioni radicali e anticlericali.

Sempre in questo stesso anno, il secondo tratto di via San Paolo, tracciata nel 1874, per unire porta Vescovo al ponte Navi, è stato dedicato al giorno della fine del potere temporale dei papi, diventando via XX settembre, mentre la piazzetta antistante porta Vescovo fu intitolata al 16 ottobre, la data in cui, da lì sono passate le truppe piemontesi, entrate a Verona. Infine, via Roma è uno dei pochissimi toponimi, creati in età fascista, che è rimasto ancora oggi: la strada che unisce piazza Bra a Castelvecchio si chiamava via del Teatro Filarmonico. (E.CERP.)

Fonte:  srs di E.CERP, da L’Arena di Verona di Giovedì 03 Marzo 2011 CRONACA, pagina 18


giovedì 3 marzo 2011

Lo storico Alberto Mario Banti risponde a Roberto Benigni


Alberto Mario Banti

Il tema dei 150 dell’Unità d’Italia e più in generale del Risorgimento italiano è stato recentemente portato all’attenzione del grande pubblico con il seguitissimo intervento di Roberto Benigni a Sanremo. Mi sembra però utile alla discussione riportare un contributo che gli è decisamente critico, ma egualmente costruttivo, del professor Alberto Mario Banti, grande studioso del Risorgimento.

Roberto Benigni a Sanremo: ma certo, quello che voleva bene a Berlinguer! Quello che – con gentile soavità – insieme a Troisi scherzava su Fratelli d’Italia … Che trasformazione! Sorprendente! Eh sì, giacché giovedì 17 febbraio «sul palco dell’Ariston», come si dice in queste circostanze, non ha fatto solo l’esegesi dell’Inno di Mameli. Ha fatto di più. Ha fatto un’apologia appassionata dei valori politici e morali proposti dall’Inno. E – come ha detto qualcuno – ci ha anche impartito una lezione di storia. Una «memorabile» lezione di storia, se volessimo usare il lessico del comico.


Bene. E che cosa abbiamo imparato da questa lezione di storia? Che noi italiani e italiane del 2011 discendiamo addirittura dai Romani, i quali si sono distinti per aver posseduto un esercito bellissimo, che incuteva paura a tutti. Che discendiamo anche dai combattenti della Lega lombarda (1176); dai palermitani che si sono ribellati agli angioini nel Vespro del lunedì di Pasqua del 1282; da Francesco Ferrucci, morto nel 1530 nella difesa di Firenze; e da Balilla, ragazzino che nel 1746 avvia una rivolta a Genova contro gli austriaci. Interessante. Da storico, francamente non lo sapevo. Cioè non sapevo che tutte queste persone, che ritenevo avessero combattuto per tutt’altri motivi, in realtà avessero combattuto già per la costruzione della nazione italiana. Pensavo che questa fosse la versione distorta della storia nazionale offerta dai leader e dagli intellettuali nazionalisti dell’Ottocento. E che un secolo di ricerca storica avesse mostrato l’infondatezza di tale pretesa. E invece, vedi un po’ che si va a scoprire in una sola serata televisiva.


Ma c’è dell’altro. Abbiamo scoperto che tutti questi «italiani» erano buoni, sfruttati e oppressi da stranieri violenti, selvaggi e stupratori – stranieri che di volta in volta erano tedeschi, francesi, austriaci o spagnoli. E anche questa è una nozione interessante, una di quelle che cancellano in un colpo solo i sentimenti di apertura all’Europa e al mondo che hanno positivamente caratterizzato l’azione politica degli ultimi quarant’anni.


Poi abbiamo anche capito che dobbiamo sentire un brivido di emozione speciale quando, passeggiando per il Louvre o per qualche altro museo straniero, ci troviamo di fronte a un quadro, che so, di Tiziano o di Tintoretto: e questo perché quelli sono pittori «italiani» e noi, in qualche modo, discendiamo da loro. Che strano: questa mi è sembrata una nozione veramente curiosa: io mi emoziono anche di fronte alle tele di altri, di Dürer, di Goya o di Manet, per dire: che sia irriducibilmente anti-patriottico?


E infine abbiamo capito qual è il valore fondamentale che ci rende italiani e italiane, e che ci deve far amare i combattenti del Risorgimento: la mistica del sacrificio eroico, la morte data ai nemici, la morte di se stessi sull’altare della madre-patria, la militarizzazione bellicista della politica. Ecco. Da tempo sostengo che il recupero acritico del Risorgimento come mito fondativo della Repubblica italiana fa correre il rischio di rimettere in circuito valori pericolosi come sono quelli incorporati dal nazionalismo ottocentesco: l’idea della nazione come comunità di discendenza; una nazione che esiste se non ab aeterno, almeno dalla notte dei tempi; l’idea della guerra come valore fondamentale della maschilità patriottica; l’idea della comunità politica come sistema di differenze: «noi» siamo «noi» e siamo uniti, perché contrapposti a «quegli altri», gli stranieri, che sono diversi da noi, e per questo sono pericolosi per l’integrità della nostra comunità.


Ciascuna di queste idee messa nel circuito di una società com’è la nostra, attraversata da intensi processi migratori, può diventare veramente tossica: può indurre a pensare che difendere l’identità italiana implichi difendersi dagli «altri», che – in quanto diversi – sono anche pericolosi; può indurre a fantasticare di una speciale peculiarità, se non di una superiorità, della cultura italiana; invita ad avere una visione chiusa ed esclusiva della comunità politica alla quale apparteniamo; e soprattutto induce a valorizzare ideali bellici che, nel contesto attuale, mi sembrano quanto meno fuori luogo.


Ecco, con la performance di Benigni mi sembra che il rischio di una riattualizzazione del peggior nazionalismo stia diventando reale: tanto più in considerazione della reazione entusiastica che ha accolto l’esibizione del comico, quasi come se Benigni avesse detto cose che tutti avevano nel cuore da chissà quanto tempo. Ora se questi qualcuno sono i ministri La Russa o Meloni, la cosa non può sorprendere, venendo questi due politici da una militanza che ha sempre coltivato i valori nazionalisti.  Ma quando a costoro si uniscono anche innumerevoli politici e commentatori di sinistra, molti dei quali anche ex comunisti, ebbene c’è da restare veramente stupefatti.


Verrebbe da chieder loro: ma che ne è stato dell’internazionalismo, del pacifismo, dell’europeismo, dell’apertura solidale che ha caratterizzato la migliore cultura democratica dei decenni passati? Perché non credo proprio che un simile bagaglio di valori sia conciliabile con queste forme di neo-nazionalismo. Con il suo lunghissimo monologo, infatti, Benigni – pur essendosi dichiarato contrario al nazionalismo – sembra in sostanza averci invitato a contrastare il nazionalismo padano rispolverando un nazionalismo italiano uguale a quello leghista nel sistema dei valori e contrario a quello solo per ciò che concerne l’area geopolitica di riferimento.


Beh, speriamo che il successo di Benigni sia il successo di una sera. Perché abbracciare la soluzione di un neo-nazionalismo italiano vorrebbe dire infilarsi dritti dritti nella più perniciosa delle culture politiche che hanno popolato la storia dell’Italia dal Risorgimento al fascismo.


Fonte: srs di Alberto Mario Banti,  da Il  Manifesto del  20.02.2011


mercoledì 2 marzo 2011

10 buoni motivi per non dare assistenza informatica ad amici e parenti!


Riporto un articolo scritto di  Gian Piero Biancoli dal  Blog   oltre che simpatico  è assolutamente vero.

Se lavori nell’ambiente informatico…
"Se lavori nell’ambiente informatico, avrai sicuramente un tuo gruppo di persone a cui ti sei ritrovato a fare assistenza, tuo malgrado.

Non ti ricordi come è successo, ma una volta hai montato un masterizzatore a un amico, hai creato un sito per uno zio, hai reinstallato il sistema operativo a un tuo ex compagno di scuola, hai aiutato il figlio del vicino a fare una ricerca su Wikipedia… sempre gratis.

Tu te ne sei scordato il giorno dopo… ma loro no.

Ecco 10 motivi per cui non dovevi farlo:

(1) diventi automaticamente disponibile sempre e per sempre; a qualunque ora del giorno e della notte, ovunque tu sia: al lavoro, sotto la doccia…
“Pronto, ciao ti disturbo?”

“Beh in questo momento sono in barca in ferie…”

“Ah… ma tanto tu fai presto in queste cose. Senti ho il computer che quando lo accendo mi da errore 000x32F33. Cosa può essere? Sono disperato…”

“Si, ma sono in mezzo al mare”

“Va bene. Dimmi cosa devo fare…”

(2) diventi oggetto di una catena di passaparola selvaggio.

“Aspetta che lo chiedo a un mio amico, lui di sicuro lo sa. Poi è molto alla mano e se ha tempo ti da una mano volentieri.”

(3) diventi automaticamente il responsabile e amministratore del PC
“Ti ricordi che l’anno scorso mi avevi installato quel programma per vedere i filmati? Ecco, stamattina, vado ad accendere il PC e non si accende più, cosa può essere successo? Non è che hai fatto qualcosa di strano?”

(4) devi conoscere tutti i programmi e tutti i sistemi operativi esistenti sul pianeta. Da Blender al GWBASIC, da Windows ME alle più improbabili distro di Linux. Dovrai saper fare tutto di tutto: non sono ammesse lacune per chi “conosce il computer”
“Senti, scusa se ti disturbo, ma ho un problema: come faccio ad importare un audiolibro con Itunes?”

“Guarda, mi dispiace, ma non ho l’Ipod e Itunes non lo conosco”

“Dai che tu ci capisci di sicuro più di me. In due minuti tu fai tutto…”

(5) diventi, per esteso, la prima persona da consultare per tutto ciò che funziona a corrente elettrica
“Ciao, scusa se ti disturbo, ma ho l’home theatre della sala che non funziona più bene. Tu guardi anche quelle cose lì? Perché è da qualche giorno che si sente un fruscio dal vufer e magari bisogna solo cambiare un fusibile…”

(6) vieni visto come uno spacciatore di hardware
“Ciao, scusa se ti disturbo, volevo comprarmi un PC portatile, tu non è che hai delle bazze?”
“No”

“Come no? Lavorando nei computer vuoi che non ti passi sotto mano qualche occasione? Beh se hai qualcosa fammelo sapere, intanto mi daresti un’occhiata a dei preventivi che mi sono fatto fare?”

(7) devi sempre navigare nell’ignoto.

“Ciao, scusa se ti rompo, ma il PC non va più”

“Come non va più? Non si accende o cosa?”

“No no, si accende ma poi non va”

“Cos’è che non va? Il sistema operativo?”

“Io non ci capisco mica niente… non va”

“Ma che sistema operativo hai?”

“Cosa vuoi che ne sappia io che sistema operativo ho….cos’è il sistema operativo? Dove devo leggere? Guarda, fai prima se vieni qua a dare un’occhiata, aspetto, vai tranquillo, va bene anche stasera dopo il lavoro…”

(8) lavorerai sempre gratis… se va bene!
Al di là di qualche caffè offerto, non vedrai mai un soldo. Di sicuro, però, ne spenderai: viaggi, telefonate, probabilmente anche cavetti, vecchi componenti, batterie, viti, ecc…

(9) grazie alla tua disponibilità, sarai sempre sottovalutato e verrai classificato al massimo come “smanettone”.
I “tecnici”, quelli veri, fanno le stesse cose che fai tu (forse con meno cura), ma prendendo 80 euro all’ora, saranno visti come semidei.

(10) serve davvero un decimo motivo?"



Fonte: srs di Gian Piero Biancoli  da TheAppleFly Think Different


martedì 1 marzo 2011

1 marzo 2011: Buon Capodanno Veneziano


Oggi, 1° marzo, ricorre la festività del Capodanno Venziano ed io desidero ricordarlo con una poesia di un poeta dello scorso secolo, Diego Valeri, dedicata alla sua città per antonomasia, Venezia,  “città di pietra e di luce”.


C’è una città di questo mondo,
ma così bella, ma così strana,
che pare un gioco di fata morgana
o una visione del cuor profondo.

Avviluppata in un roseo velo,
sta con sue chiese palazzi giardini
tutta sospesa tra due turchini,
quello del mare, quello del cielo.

Così mutevole! A vederla
nelle mattine di sole bianco,
splende d’un riso pallido e stanco,
d’un chiuso lume, come la perla;

ma nei tramonti rossi affocati
è un’arca d’oro, ardente, raggiante,
nave immensa veleggiante
a lontani lidi incantati.

Quando la luna alta inargenta
torri snelle e cupole piene
e serpeggia per cento vene
d’acqua cupa e sonnolenta,

non si può dire quel ch’ella sia,
tanto è nuova mirabile cosa:
isola sacra misteriosa,
regno infinito di fantasia…

Cosa di sogno, vaga e leggera;
eppure porta mill’anni di storia,
e si corona della gloria
d’una grande vita guerriera.

Esodo e foibe ancora 
boicottate a scuola.
 Ma c'è un monumento


VICENZA - LA CERIMONIA. Folla all'inaugurazione della scultura di bronzo su pietra in ricordo degli esuli
«Finalmente un luogo degno per commemorare le vittime» «Festeggiamo l'Unità d'Italia anche se ne manca un pezzo»
                
«L'ho sperimentato come insegnante, frequentando diversi istituti. Per ignoranza e, più spesso, per pregiudizio ideologico gli argomenti foibe, esodo, confine orientale non vengono affrontati dai docenti di storia o vengono risolti in modo marginale, se non addirittura allontanati quasi con sdegno. Capita anche di dover assistere ad un uso strumentale della memoria ai cui fatti viene anteposta l'interpretazione, secondo criteri che non hanno nulla a che fare con l'accertamento della verità. E senza considerare il carico dei dolore di una parte di italiani, sebbene innocenti».

Le parole di Sandra Ziviani, leonicena d'orgine, docente di lettere all'istituto Brocchi di Bassano, hanno denunciato una realtà che, di sicuro non nuova, fa ancora soffrire e indignare i tanti vicentini che ieri erano al cimitero Maggiore per l'inaugurazione del Monumento dedicato alle vittime delle foibe e dell'esodo istriano - fiumano - dalmata. Alla cerimonia all'interno delle iniziative del Giorno del ricordo, erano presenti, tra le numerose autorità vicentine, l'assessore Ennio Tosetto, il consigliere comunale del Pd, Pio Serafin, il presidente e consigliere nazionale dell'Anvgd, associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Coriolano Fagarazzi.

Ha esordito Tosetto: «Il giorno del ricordo assume quest'anno a Vicenza un significato particolare perché avviene in occasione dell'inaugurazione di un monumento alle vittime delle foibe e dell'esodo degli istriani, fiumani e dalmati. Si tratta di un'opera ricca di significati per la nostra amministrazione e città perché diamo a quegli orrori e a quelle tragedie un luogo ed un simbolo che li ricordi per sempre. Un luogo sicuramente più degno dell'incrocio viale delle Vittime civili di guerra dove si svolgeva annualmente la cerimonia».

A spiegare il monumento è il consigliere Serafin: «La lastra di pietra d'Istria proviene da una cava a Sud di Fiume: pesa oltre 10 quintali. Abbiamo così portato un lembo delle terre dove si sono consumate quelle tragedie. Tragedie e violenze che sono state rappresentate dalla scultura di Nereo Quagliato, già autore di un'altra opera, qui accanto, realizzata quarantuno anni fa per il monumento delle vittime civili. Nel leggio la preghiera del vescovo di Trieste e Capodistria, Antonio Santin, uno dei simboli dell'identità nazionale e religiosa degli italiani dell'Istria.Tra i due elementi, a terra, l'architetto Giorgio Maculan ha scavato un solco: la voragine delle foibe». Ma la giornata del ricordo, per gli esuli, vuol dire altro, ha sottolineato il presidente dell'associazione Coriolano: «È un ricordo vivo e indelebile. Perché tali sono le umiliazioni e il dolore che gli esuli hanno subito da quando decisero di scegliere l'esilio pur di rimanere italiani e di mantenere la propria dignità e libertà». Hanno abbandonato tutti i loro beni, qualcuno, ha sottolineato Serafin, «ha dissotterrato persino le bare degli avi. A prendere la via dell'esilio fu circa il 90 per cento della popolazione italiana di Zara».
Sono stati oltre 2 mila i giuliani- dalmati volontari che disertarono dalle linee austriache per arruolarsi nell'esercito italiano con 302 morti e 12 medaglie d'oro. E oggi? Le famiglie vicentine che aderiscono all'associazione di Coriolano sono 150. Ma non sono tutte. Come non tutti conosco la vera storia, ha sottolineato Ziviani: «Personalmente ho scoperto quegli orrori conoscendo un'esule, Annamaria Fagarazzi. Poi ho voluto ampliare le mie conoscenze».

Ecco allora la mitica figura di Norma Cosetto, studentessa istriana catturata, seviziata e infoibata, medaglia d'oro solo nel 2005. «Dopo oltre 60 anni molte vicende sono chiarite - conclude -. C'è stata una presa di coscienza diffusa da una parte illuminata di esponenti della politica italiana. Ma ancora in alcuni ambienti intellettuali permane un'ostinata resistenza ad accettare il ricordo degli italiani vittime della pulizia etnica e politica messa in atto dai partigiani comunisti di Tito dopo l'8 settembre. Dobbiamo riconoscere che gli esuli sono italiani due volte: per nascita e per scelta». E don Giancarlo Pianezzola, che ha conosciuto personalmente i dolori di questa persecuzioni, dopo la benedizione ha parlato dell'importante e sentita unità d'Italia, «anche se manca ancora qualche pezzettino di territorio».


Fonte:  srs di Cristina Giacomuzzo,  da Il Giornale di Vicenza  di Domenica 13 Febbraio 2011, CRONACA, pagina 19