"Co' San Marco comandava/se disnava e se senava;/
soto Franza brava zente/ se disnava solamente;/
soto casa de Lorena/no se disna e no se sena;/
soto casa de Savoja/ de magnare te gà voja!".
Queste sono le parole della filastrocca che si sentiva nelle campagne venete dopo l'annessione del Veneto all'Italia nel 1866 e la dicono lunga su come, quasi un secolo dopo la caduta della Serenissima, il suo ricordo rimanesse ancora vivo e mescolato al rimpianto.
Le varie dominazioni (francese, austriaca, poi di nuovo francese e di nuovo austriaca ed infine quella italiana) portarono ad un lungo periodo turbolento, segnato da ripetute guerre che lasciarono il segno sulla popolazione veneta stremata. Ne patirono tutte le categorie sociali: se tra la povera gente la miseria si toccava con mano, non andava meglio alle famiglie degli ex nobili veneti. Come segnala lo storico Paolo Preto, "inizia un precipitoso declino economico e sociale che ha come inevitabile conseguenza la svendita di palazzi a Venezia e di ville in terraferma insieme ad edifici e a famiglie di ascendenza secolare spariscono, dispersi in tutta Europa, opere d'arte, libri, gioielli e altri preziosi tesori di tutte le epoche". Senza dimenticare l'emigrazione di massa che, poco dopo l'annessione del Veneto all'Italia, causerà un colossale esodo di veneti all'estero ("La conseguenza più importante dell'arrivo degli italiani fu...la partenza dei veneti" cit E. Beggiato).
L'esito del plebiscito truffa, si disse che venne accolto con manifestazioni di entusiasmo perché in effetti, la lunga dominazione austriaca era stata vissuta con crescente insofferenza, ma le feste passano in fretta e si dovette da subito fare i conti con la durezza della realtà . Il Veneto, orfano della Serenissima, entrò a far parte di uno stato pieno di problemi, tensioni e squilibri e, se consideriamo che molti degli effetti sopraindicati sussistono ancora, allora sí, è lecito chiedersi se non esista un grosso problema di fondo.
Fonte: Veneti nel tempo
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