lunedì 22 maggio 2017

LA SCIENZA CONFERMA CHE LE PERSONE ASSORBONO ENERGIA DAGLI ALTRI




Ti è mai successo in compagnia con una persona di sentire una cattiva atmosfera, come se la persona stesse rubando la tua energia?

“Tutto è energia” è uno dei principali assiomi della scienza, e gli esseri umani non sono estranei alle trasformazioni energetiche.

Un interessante studio è stato condotto presso l’Università di Bielefeld, in Germania, il che dimostra che le piante possono assorbire energia da altre piante. Olivia Bader-Lee, un medico e terapeuta, ha seguito i risultati di questa indagine.

La scienza che studia il comportamento di energia negli esseri viventi è chiamato bioenergetica.

Questa ricerca è stata condotta nelle alghe, in particolare in Chlamydomonas reinhardtii.  È stato scoperto che, oltre alla fotosintesi, si ha una fonte alternativa di energia: assorbire energia dalle altre alghe. La testa di questa ricerca è il biologo tedesco Olaf Kruse, ei suoi risultati sono stati riportati  sul Naturesite.

Secondo Bader-Lee, i nostri corpi sono come spugne, assorbono l’energia che è intorno a noi. “Questo è esattamente il motivo per cui ci sono persone che si sentono a disagio quando sono in un certo gruppo con una miscela di energia ed emozioni”.

“Il corpo umano è molto simile ad una pianta che assorbe l’energia necessaria per alimentare il vostro stato emotivo, e può stimolare le cellule e aumentare la quantità di  cortisolo  e catabolizzare, alimentando le cellule a seconda del bisogno emotivo.” Continua Bader-Lee.

Questo è il motivo per cui molte persone possono cambiare il loro stato d’animo: nervoso, stressato, arrabbiato, ansioso, triste, ma anche felice, ottimista e sorridente.

Bader-Lee dice che nel corso dei secoli, l’uomo ha perso quel legame con la natura, in cui lo scambio di energia potrebbe portare enormi benefici per l’umanità.

In ultima analisi, lo spirito è energia, e ciò che noi chiamiamo “soprannaturale” non è altro che la manifestazione di diverse energie nel mondo. Questo era noto nelle culture antiche in tutti i continenti, ma la scienza ha deciso di ignorarlo e solo pochi scienziati hanno il coraggio di affrontare questi problemi, per timore di critiche e del rifiuto da parte della comunità scientifica.


Fonte: da TERRA  REAL TIME


domenica 21 maggio 2017

ROBERTO DA RONCO DETTO "EL BERTO DA COGOLO" - IL GENIALE ARTIGIANO DEL FERRO BATTUTO –

El Berto da Cogolo


Alcune aree del territorio italiano, come del resto in ogni altra parte del mondo, sono caratterizzate da peculiarità, così pure da determinate tradizioni, mestieri e arti; è appunto il caso della Lessinia per quanto riguarda l’antica arte della lavorazione a forgia del ferro, cioè del ferro battuto. A Cogollo di Tregnago quest’arte vanta una tradizione secolare ed è rimasta la memoria di un geniale artigiano.

Si tratta della figura di ROBERTO DA RONCO,  gergalmente noto con lo pseudonimo di “EL BERTO DA COGOLO”.

Nacque a Cogollo di Tregnago il 09 settembre 1887 da Benvenuto Da Ronco e da Teresa Pomari. Originaria di Gemona nel Friuli, la sua famiglia vantava già dal 1380 ininterrottamente una tradizione secolare nell’arte della battitura del ferro e si erano insediati a Cogollo nel 1621, data che compare nell’antica casa di famiglia.

Sin da piccolo apprese dal padre l'uso della fucina, dell'incudine, del martello e del maglio; iniziò così a maneggiare il martello battendo i ferri bollenti sull’incudine per essere lavorati e diede da subito la dimostrazione di essere dotato di un innato talento in quest’arte.

All’età di dieci anni frequentò la scuola d'arte di Soave dove apprese il disegno, la sbozzatura del marmo, la scultura del legno; fu indirizzato, pure, allo studio degli stili del passato. Tutte le domeniche, con un paio di fette di polenta fredda e salame nello zainetto, come era in uso a quei tempi di povertà, di buon mattino partiva a piedi per raggiungere la scuola d’arte per poi rincasare a sera.

L’aula venne ricavata in una caverna alla base del castello medioevale e apprese le lezioni dal maestro d’arte Brunelli; per il suo talento e diligenza, alla fine del corso triennale meritò la medaglia d’oro. Fu così in grado di creare da solo i suoi primi “lavoretti”, aggiungendovi ogni qualvolta un’inventiva derivante dalla sua genialità.

Iniziò così a lavorare su commissione oltreché a fare il fabbro vero e proprio: fu questo lavoro quotidiano, tra l'altro, che gli fece apprendere tutti i segreti del mestiere e fu l'unico, ad un certo momento della vita, che lo aiutò a sopravvivere. Lavorò molto il legno in età giovanile e presso gli eredi o altri privati resta, di questo suo periodo, una meravigliosa serie di consolle, trumeaux, cassepanche.

Nel 1907 raggiunse Bassano del Grappa per il servizio militare, dove venne aggregato al VI° Reggimento Alpini, ma a causa di un’ernia dopo sei mesi venne congedato.

Dopo il servizio militare si dedicò interamente all’arte della battitura del ferro; la particolare disposizione ad accogliere l'antico e rifarlo con le stesse tecniche diede presto fama al giovane “Berto”; dalle sue mani uscirono spade e corazze, elmi ed alabarde, pugnali e misericordie. Ma le cose migliori del periodo furono i rifacimenti delle armature del castello di Soave. Sua caratteristica particolare era la lavorazione come in origine, cioè senza saldature e ribattendo il ferro a colpi di martello.

Nel 1909, tramite alcuni conoscenti antiquari si trasferì a Venezia per lavorare alle dipendenze di insigni artisti, come Bottacini e Bellotto, quest’ultimo uno dei grandi artigiani del ferro battuto del XX° secolo; fu al servizio delle maggiori botteghe, in particolare di quella del Bellotto, e frequentò irregolarmente i corsi che si tenevano all'accademia. Fu quello il periodo di particolare importanza culturale per la città lagunare; all’ombra della famosa mostra di Ca' Pesaro (1910).

Del soggiorno veneziano restano tracce splendide: poggioli, ringhiere, cancelli, inferriate. Ma l'anonimato che quasi sempre ha accompagnato i lavori di tutti i grandi artigiani impedisce, oggi, delle attribuzioni precise. Dopo un breve ritorno a Cogollo nel 1911, sfruttò le sue capacità acquisite con lavori sempre più impegnativi ed ammirevoli. I giovani, desiderosi di apprende l’arte del talentuso fabbro, iniziarono a frequentare la sua officina. Accorrevano ragazzi da Tregnago ed Illasi che venivano accompagnati dalle loro madre, desiderose che apprendessero quest’arte da un talentuoso artista.

Nel 1912 “Berto” si trasferì a Parigi dove, ospitato da una sorella, rimase per due anni sino al 1914. Nella capitale francese l'ambiente delle arti decorative era stato messo a soqquadro dallo stile floreale. La breve e rigogliosa epoca del Liberty colse “Berto” nel pieno della sua capacità artistica, ma non lasciò sulla sua arte tracce importanti. L'esposizione parigina del 1900 aveva rilanciato il ferro battuto che aveva agonizzato per oltre un cinquantennio. A Parigi l’artista imparò le tecniche dei grandi menuisiers francesi del passato e imitò alla perfezione le serrature di M. Jousse. Qui imparò anche a scolpire il marmo. La sua genialità lo portò a plasmare con le mani qualsiasi materiale.

Nel 1914 ritornò in Patria e il 16 Maggio nel 1916 venne arruolato nel II° reggimento artiglieria pesante campale con sede a Modena. Durante la I° Guerra Mondiale combatté sugli altipiani veneti e riportò una ferita alla gamba destra. Terminata la guerra, il 17 Maggio 1919 si sposò con Luigia Ziviani.

Da allora non si allontanò più dal paese natale, se non per brevissimi periodi. Ricominciò il lavoro del fabbro, dando di giorno in giorno la dimostrazione di un eccezionale talento in quest’arte. Le sue opere divennero ben presto famose e richieste un po’ ovunque ed il suo pseudonimo “Berto da Cogolo” divenne la sua firma d’autore, tanto che fece dimenticare il suo vero nome.

Dato l’aumento delle ordinazioni, avvertì la necessità di un luogo più ampio ove poter realizzare le sue opere; perciò nel 1920 aprì un’officina a Verona in via G. Carducci, collaborando con la ditta DALLA VECCHIA & KUNN, che a quel tempo era particolarmente famosa.

Fu il periodo in cui partecipò all’amministrazione pubblica del comune di Tregnago, ma, per non essersi sottomesso al fascismo, ideologia che aborriva, nel 1922 fu costretto a dimettersi a seguito di oppressioni e violenze; il suo mordace e dichiarato antifascismo gli procurò non lievi dispiaceri soprattutto quando fu colpito dal divieto d'eseguire opere per edifici pubblici.

Nel 1924, quando il comune di Verona decise di rifare alcune parti delle cancellate delle Arche Scaligere, fu ovvio che il lavoro non potesse essergli commissionato per le sue avversioni al regime fascista. Il lavoro venne affidato alla ditta DALLA VECCHIA & KUNN, ma il lavoro vero e proprio venne eseguito segretamente da “Berto” che restituì alla bellezza originaria le trine restaurate dell’antica tomba Scaligera.

Nel 1925 chiuse per causa di forza maggiore la sua bottega di Verona poiché gli squadristi fascisti non solo gli sfasciarono l’officina, ma usarono ripetutamente contro di lui minacce e violenze, essendosi infatti sempre apertamente professato antifascista, e venne quindi obbligato ad andarsene.

Nel 1930 venne ingiustamente incarcerato perché reputato sovversivo al regime fascista ed incarcerato nella prigione degli Scalzi, ove conobbe mons. Giuseppe Chiot con cui strinse una sincera amicizia che durò tutta la vita. Ormai perseguitato dai fascisti sempre nel 1930 tentò d'espatriare, ma fu arrestato; visse, così, in un'altalena di rimandi e d'incertezze sino alla liberazione. A metà del 1930 dopo le tristi avventure con il regime, aprì un piccolo laboratorio artigiano in via Madonna del Terraglio a Verona, ma l’esperienza fu molto breve poiché ai primi di Gennaio del 1931 venne nuovamente preso di mira dai soprusi fascisti e nel cuore della notte venne catturato, picchiato, denudato e gettato nelle gelide acque dell’Adige. Per puro caso riuscì a salvarsi la vita.

Per lui e per la sua famiglia la vita divenne veramente difficile, un geniale artista perseguitato dal regime dittatoriale, non ebbe così per lungo tempo modo di realizzare le splendide opere d’arte delle quali era capace e fu così costretto a fare il carradore.

Passati i primi anni ’30, il clima minaccioso con l’artista e la famiglia iniziò ad attenuarsi e riuscì così a dedicarsi con serenità alla sua arte. Nel fumo dell’officina, senza stampi, usando la fucinatura a carbone, faceva arrossare il metallo e con colpi di martello creava delle vere e proprie opere d’arte; il suo lavoro era veramente geniale. Si alzava di buon mattino e spesso, senza alcun disegno o bozze, trasformava l’idea che gli balzava per la mente in un’opera con le sue “magiche” mani.

Iniziò così la lenta, ma costante, ascesa e fama di un geniale artista che fece conoscere nel modo il piccolo centro lessinico di Cogollo.
Infatti sebbene “Berto” rimase per decenni estraneo alla cultura ufficiale iniziarono a scomparire gli artisti che lo precedettero; si spense l’artista A. Mazzucotelli, morto già C. Rizzarda e appressandosi ad un immeritato oblìo le opere di A. Calligaris, di U. Bellotto, di A. Gerardi, mentre ancora operava il trio della Bottega del ferro (G. Vergerio, E. Coletti, G. Coriani) e A. Benetton, “Berto da Cogolo” iniziò a farsi strada e far conoscere le sue prime opere e si ebbe così il periodo migliore della sua maturità artistica.

Il primo esempio della sua maestrìa e genialità è dato dal Gallo, databile tra il 1938 e il 1939; informale, esso era nato sulla scia del secondo futurismo. Tecnicamente esso si rifà all'antico: battitura a caldo, con chiodatura e ribattitura; da allora in poi, sempre, ”Berto” rifiuterà i ritrovati moderni; egli batteva il ferro dopo averlo fucinato mentr'era ancora rovente senza l'ausilio di stampi o saldature; usava il maglio e il martello unendo, talvolta, più parti con grafite o ribattendo il ferro con fasce o chiodi; le sue sculture appaiono, così, all'occhio abituato alla levigatezza impropria in un metallo malleabile ma non brillante, quasi grezze; un modernismo, appena sentito si sposa con l'arte tradizionale passando attraverso la semplicità formale e l'accurata rappresentazione dei soggetti le cui dimensioni, eccetto il Cancello Cavaliere (Villa Cavaliere, Tregnago, Verona) raramente raggiungono l'altezza dei 50 centimetri. Preciso, metodico, il D. non eseguì alcun lavoro senza disegno, a cui concesse un'accentuata importanza. Quasi mai calligrafico, carico di vitalità gioiosa, un po' naïf nei soggetti, il D. fu ricchissimo nell'accoppiare la sofferta visione quotidiana dell'esistenza ai grandi temi dell'uomo. Il suo linguaggio è originale, pure ripetendo motivi antichi; manca del tutto il gioco intellettuale e la purezza del segno è confermata dalle parole che un critico ebbe a scrivere di lui: "...il garbo fresco e gentile trasforma nelle sue mani la materia in fiore ed è sorretto da un antico filone di poesia..." (S. Bertoldi, Cronache d'arte, in L'Arena [Verona], 15 ag. 1955).

Anche nelle figure di gruppo la concatenazione dei movimenti è determinata da accorgimenti che, di volta in volta, si presentano necessari; così, lo studio anatomico, che con il ferro pare quasi dileguarsi, in lui acquista una sfumatura elegante che si ritrova con l'equilibrio del corpo e la bellezza della forma. C'è anche da rilevare che “Berto” sapeva fare corrodere il metallo, grazie ad un particolare acido, sì da restituirgli quasi immediatamente la patina del tempo.

Raggiunse una grande fama negli anni ’50 e partecipò a varie mostre: nel Maggio 1951 a Firenze e in Novembre a New York; nel 1953 a Milano; nel Maggio 1955 ancora a Firenze e in Giugno a Parigi dove ottenne un prestigioso riconoscimento ufficiale. Nel 1956 le sue opere vennero esposte a Verona; nell’agosto 1957 ancora a Verona, in Settembre dello stesso anno vennero esposte a Stoccolma ed in Ottobre a Venezia.

L'ultima parte della sua vita fu allietata dall'amicizia di artisti, letterati e uomini di cultura fra cui R. Di Bosso, Q. Sacchetti, L. Montano, G. Mardersteig, E. Meneghetti, U. Zampieri. Sue opere furono acquistate da Vivian Leigh (cfr. L'Arena, 15 ag. 1957),Claire Booth Luce, la famiglia reale di Svezia, P. Bargellini. Espose a Firenze (1951 e 1955),New York (1951),Milano (1953), Parigi (1955),Stoccolma (1957),Verona (1956,1957),Venezia (1957:cfr. N. Dessy, Mostra d'arte a La Bevilacqua la Masa..., in Cronache venete, 30 ott. 1957).

Il 26 Novembre 1957, dopo un’inesorabile malattia Roberto Da Ronco (“el Berto da Cogolo”), il grande e geniale artista lessinico, il maestro del ferro battuto, morì a Cogollo. Tutta la sua opera fu esposta a Tregnago e Verona nel 1977; una parte di essa invece, trovò posto nel 1980 a Stia (Arezzo) in occasione della II Mostra di Toscana-Scultura.



La casa di Cogollo


Le sue opere, quasi tutte in collezioni private o nella collezione Da Ronco presso gli eredi, si possono dividere in tre gruppi;
quello religioso che comprende: una Crocefissione (1940), Schola (1943), Via Crucis (1943-44) composta di quattordici stazioni, Annunciazione (1946);
quello bucolico, che è il più poetico perché certamente il più caro a “Berto”, comprende, tra le altre opere, Ritorno dai campi (1947), Corsa (1948-49), Ritorno dalla caccia al cervo (1950), Aratura (1952), Suonatore di flauto (1955);
ed infine quello mitologico-leggendario i cui esempi migliori sono Tauromachia (1947), Ratto di Europa (1948), Idra (1949), S. Giorgio e il drago (1949) cui si deve aggiungere una Biga (1948),"fiabesco cocchio reale trainato da cavalli corrosi dal loro stesso movimento".


Fonte: da facebook  Magica Lessinia del 20 maggio 2017


giovedì 18 maggio 2017

VACCINI: LETTERA AL MONDO DI UN PAPÀ

Stefano Montanari



SCRITTO DA STEFANO MONTANARI

Pubblico di seguito la lettera aperta di un papà a suo figlio. Una lettera, in realtà, gridata al mondo.

Il bambino è una delle vittime accertate dei vaccini, piaccia o no a qualcuno dei lorsignori e di tutta la mandria di buoi al seguito, ed è grazie alla cocciutaggine di quel papà, con sforzi che avrebbero schiantato Ercole, che il piccolo sta avanzando lungo una salita che più impervia non potrebbe essere. Io non so se arriverà in vetta ma non passa un minuto senza che io faccia un tifo sfegatato per lui. E lui va avanti.

Internet è una sorta di mare magnum in cui la democrazia mostra il suo volto peggiore. Lo dico da democratico convinto. Qui chiunque, spesso dietro la maschera di uno pseudonimo e altrettanto spesso millantando una cultura che è fatta di voragini, dice la sua. Qui i “superesperti” di turno sparano le loro opinioni “scientifiche”, magari discettando di “poliomelite”, e i vaccini sono tra gli argomenti favoriti.

Come sempre, io chiedo solo chiarezza e, per questa, offro i miei dati, quelli prodotti dal laboratorio che, fino a che ce la farà a sopravvivere, dirigo. E i dati sui vaccini analizzati sono, quanto meno, degni di grande attenzione, un’attenzione da cui Istituto superiore di sanità, NAS e magistratura si sottraggono da anni, sfuggendo ai loro doveri primari.

Ed è a proposito della magistratura che concludo. Ora un pubblico ministero apre un’inchiesta sui vaccini esavalenti, quei farmaci che, ancora una volta piaccia o no a qualcuno dei lorsignori e di tutta la mandria di buoi al seguito, sono iniettati del tutto illegalmente, non di rado usando metodi di coercizione psicologica verso i genitori, a dei neonati. A questo punto invito chi si aspetta qualcosa in termini di chiarezza a non illudersi.
Senza tema di smentita affermo che i magistrati sono, ed è naturale, del tutto incompetenti in materia. Per questo si affidano a consulenti. Vuole il caso che i consulenti pretendano di essere pagati e che i tribunali non abbiano quattrini. È così che la qualità dei consulenti non è quella che dovrebbe essere.
Spesso, poi, il magistrato non è nemmeno in grado di scegliere il consulente, capitando a volte che un ortopedico sia chiamato a giudicare su un problema dermatologico o un oculista su patologie cardiache.
Io sono appena reduce da un caso simile in cui una dottoressa, ignorante quanto presuntuosa, accettò di fare da appoggio ad un magistrato per un problema legato alla morte per tumore di un militare. Fortunatamente, dopo 11 mesi di figuracce, il personaggio ha rinunciato all’incarico. Ma la rinuncia quasi mai c’è, con tutti i guai che ne derivano.

Naturalmente non sospetto la malafede dei magistrati ma solo osservo incompetenza e superficialità. Chi ha seguito la storia straordinaria del processo contro l’Enel sa di che cosa parlo. Insomma, prima di invocare l'intervento del magistrato, è bene fare attenzione a che non ci si tiri la zappa sui piedi.


Sono passati 3 anni da quel maledetto giorno...
Dopo 24 ore di buio totale abbiamo ripreso in mano la situazione, studiato a fondo e fatto chiarezza con documenti ed atti SCIENTIFICI, oggi come oggi possiamo a testa alta, dimostrare SCIENTIFICAMENTE quello che abbiamo sempre sostenuto e su cosa si è portato via nostro figlio, senza se e senza ma.

Dopo aver combattuto contro chi basa le sue "teorie" su studi “scientifici” finanziati da chi crea il problema o raccontandoci la storia del gene che gioca a nascondino, (dimostrando di essere collusi con certi poteri, più o meno visibili) abbiamo deciso di non perder più tempo con questi “scienziati”, o meglio ce ne occuperemo nelle sedi più opportune ed adeguate senza sconti per nessuno!!!

Qualunque medico neghi la responsabilità della pratica vaccinale nell'insorgenza di parecchie patologie regressive iatrogene degenerative è in cattiva fede e se non lo fosse è ancora peggio perché ignorante ed allora sarebbe il caso che si dedichi ad altra professione...
Tutti coloro i quali negano mentono sapendo di mentire o insabbiano le prove e non registrano o non segnalano le reazioni avverse. Ricordo loro che stanno compiendo CRIMINI CONTRO L'UMANITA' e prima o poi ne dovranno rispondere a qualcuno.

In questi 3 anni di "montagne russe" abbiamo incontrato parecchie tipologie di persone, abbiamo conosciuto il meglio ed il peggio dell'umanità, ci siamo fatti una cultura sociologica non indifferente.
Ho personalmente constatato che i nati da parto anale sono molti di più di quello che pensavo prima, anche in famiglia.

Abbiamo scoperto che esiste un mondo, volutamente tenuto nascosto ed abbiamo incontrato compagni e compagne di sventura meravigliosi, con alcune abbiamo instaurato un rapporto fraterno, è come se ci conoscessimo da sempre e con le quali combatterò fino a quando smetterò di respirare... Non faccio i nomi perché loro sanno già chi sono...

Un grazie particolare al mio faro nella tempesta, che mi ha aiutato a capire che stavo studiando ed andando nella giusta direzione, l'ho perseguitato fino al suo posto di lavoro, per conoscerlo...
Un grazie a tutte quelle mamme che pur da sole stanno combattendo le loro battaglie.

In questi 3 anni di duro lavoro, abbiamo passato tantissime ore e notti a studiare biologia chimica, sistema neurovegetativo, ciclo della metilazione, stress ossidativo, fisica quantistica, nutrizionismo, medicina legale, immunologia, titoli anticorpali, tipizzazione dell'HLA, confrontato l'intossicazione dei metalli pesanti con gli ingredienti "segreti" dei vaccini (analizzati e scansionati con il microscopio elettronico, in 26 su 26 sono state trovate nanoparticelle non biodegradabili e non biocompatibili, e molte altre cosucce non proprio innocue...) che queste cose ci siano è dimostrato e dimostrabile SCIENTIFICAMENTE, che siano allergo-neurotossiche pure...
Oltre agli studi SCIENTIFICI INDIPENDENTI abbiamo studiato le sentenze e le cause e molto altro ancora.

In tutta questa brutta storia ho capito che grazie ad un rapporto solido d'amore e complice con mia moglie, senza l'aiuto della Maestra di mio figlio Suor Massimiliana, senza l'appoggio di tutta la mia famiglia, in particolare dei miei impareggiabili genitori, senza il supporto tecnico di tutte quelle figure che lavorano con mio figlio a 360° senza sosta, senza il supporto di molti AMICI del passato e del presente, senza l'aiuto della sorellina di mio figlio e senza l'aiuto di alcuni SCIENZIATI (Montanari-Gatti) e MEDICI INDIPENDENTI, questo "miracolo" che stiamo vivendo non sarebbe mai avvenuto, quando aiuto qualche famiglia lo faccio solo per ringraziare.
Ovviamente l'amore incondizionato per un figlio (nato sano) mi ha dato la forza, la voglia e lo stimolo di andare avanti senza preoccuparmi di dovere rendere conto a nessuno, sarà solo lui un giorno a giudicarmi.
Studiare non mi fa paura e la verità nemmeno, io non mi devo vergognare, ben altri coi portafogli gonfi e la coscienza sporca dovrebbero farlo...

Alcune scelte di vita che ho fatto e che farò non sono dettate dal coraggio ma dal cuore, alcune azioni si devono fare solo per avere il coraggio di poter guardare il proprio figlio negli occhi e magari anche qualche suo "amico".

La prova del 9 è che da quando siamo intervenuti sulla causa e non sui sintomi, nostro figlio è iniziato a "ritornare", con fatica stiamo riprendendo la vita da dove è stata interrotta. Il mio pensiero va sempre a quei genitori che non hanno avuto la nostra fortuna e possibilità ed a quelli che da poco hanno avuto la nostra stessa "sentenza", non è facile rimanere sempre lucidi e combattivi e soprattutto non è giusto che dobbiamo noi sostituirci e fare il lavoro dei medici.
Dopo che i nostri figli ricevono l'etichetta di comodo, noi genitori veniamo invitati ad orfeizzarli ed imbottirli di psicofarmaci ed anfetamine secondo le linee guida... Per ingrassare una specifica CASTA.
Fino a quando i danni da vaccino verranno considerati come problemi mentali genetici, scientificamente non dimostrati, alimentando un business inimmaginabile e foraggiando strutture piramidali costruite intorno, non andremo mai da nessuna parte.

Fortunatamente più di una Procura si sta muovendo ed indagando su questo sistema mafioso, quando il disegno machiavellico sarà svelato in tutto il suo marciume ed in tutta la sua nefandezza, molti tenteranno di arrampicarsi sugli specchi.

Ultima chiamata chi sa parli ora, poi sarà troppo tardi, l'Arca di Noè è già pronta, in attesa di uno tsunami senza precedenti.
E’ tempo che le responsabilità emergano in tutto il loro squallore!!!

Se qualche squallido individuo che ho incrociato in questa storia dovesse sentire il suono delle sirene ed il tintinnio delle manette, incominci a pregare, io non avrò nessuna pietà e come me un esercito di genitori sono pronti a testimoniare per i CRIMINI CONTRO L'UMANITA' di questi spregevoli personaggi.

Grazie figlio mio per tutto quello che mi hai insegnato, grazie per la pazienza e per l'amore che mi dimostri, ormai hai ben chiaro anche tu quel che ti è successo ne sei più che consapevole.
Fra pochi mesi andrai in prima elementare, ti auguro la stessa fortuna che hai già avuto alla scuola dell'infanzia e che ho avuto anch'io nella mia vita, cioè di trovare degli insegnanti all'altezza e dei compagni di scuola che ti rimangano amici e ti aiutino per tutta la tua vita, io i miei li adoro, molti mi hanno aiutato e supportato nei momenti più bui e difficili ed anche la mia cara maestra Adriana e questo non lo scorderò mai.
Il resto della mia vita lo impiegherò per mantenere le promesse che tu ben conosci senza guardare in faccia nessuno, la mia bussola saranno sempre la SCIENZA e la tutela della salute tua e di tutti i bambini, che come te hanno subito ingiustizie legalizzate e sperimentazioni “scientifiche” non autorizzate e soprattutto l'omertà mafiosa del negazionismo “scientifico” internazionale.
Quando sarà il momento giusto insieme a tutti i genitori che conosco, (e sono davvero troppi) farò quel passo che da mesi mi sto preparando a fare ed allora sì che saranno volatili per diabetici.

Un abbraccio, il tuo papino.