sabato 11 marzo 2017

QUEL “SOGGIORNO OBBLIGATO” CHE ESPORTÒ MAFIOSI IN TUTTA LA PADANIA




di ETTORE BEGGIATO

A cavallo fra gli anni 70 e 80, la Regione del Veneto  fu flagellata da una legge dello stato italiano attraverso la quale venivano mandati nelle nostre comunità delle “pecorelle smarrite” sospettate di appartenere alla mafia e alla ndrangheta: il cosiddetto “soggiorno obbligato”.

Personaggi con un curriculum impressionante, veri e proprio “pezzi da 90”  che oggi  non dicono molto, ma che all’epoca erano al vertice di “famiglie” potentissime e senza scrupoli. “La mafia combatte, i veneti muoiono”, così il “Corriere della Sera” titolava a tutta pagina il nell’86; Verona che era diventata la Bangkok d’Europa grazie al “clan dei calabresi” costituitosi attorno ai soggiornanti obbligati; non parliamo della Riviera del Brenta dove la piccola criminalità fece un salto di qualità grazie agli insegnamenti dei professionisti del crimine copiosamente inviati dallo stato italiano.


Incapacità, irresponsabilità o complicità da parte del governo di Roma? O la necessità di “fare gli italiani” livellando il livello di criminalità fra le varie regioni? Irresponsabilità, incapacità o complicità da parte di chi non si rese conto che il soggiorno obbligato, lungi dal poter essere uno strumento efficace nella lotta contro la mafia, diventata un fortissimo veicolo di impianto di criminalità organizzata in zone impossibilitate a difendersi?

Illuminante quanto scrisse su questo aspetto il settimanale della diocesi di Belluno “L’amico del popolo”: “E’ come diffondere una epidemia spostando i germi patogeni nei vari organismi sani; è come la metastasi del cancro che viene ad intaccare inesorabilmente i tessuti sani non diminuendo la virulenza della malattia, ma accrescendo di numero le parti malate”.

E dopo anni e anni di lotte, di manifestazioni, di proteste, il nostro popolo riuscì a vincere anche questa battaglia; all’epoca proprio al fine di non disperdere il ricordo di tutte queste battaglie stampai un libro bianco/rassegna stampa di quasi duecento pagine, “Soggiorno obbligato=esportazione di criminalità. La lotta dei veneti contro lo stato italiano”,  testimonianza di una mobilitazione straordinaria che coinvolse tante regioni, dalla Lombardia al Trentino, dal Friuli all’Emilia.


Recentemente ho ritrovato il PDF di questa raccolta. Chi fosse interessato lo può richiedere alla mia e-mail: bejato@hotmail.como.

mercoledì 8 marzo 2017

ANGELINA ROMANO, LA BRIGANTESSA DI 9 ANNI FUCILATA DAGLI ITALIANI



di ETTORE BEGGIATO


Nel giorno della donna mi sembra giusto ricordare ANGELINA ROMANO di anni 9, di Castellammare del Golfo (Trapani) barbaramente ammazzata dai liberatori del Regio Esercito Italiano il 3 gennaio 1862.

Era passato solo qualche mese dalla proclamazione del Regno d’Italia quando furono emanate delle disposizioni che obbligavano alla coscrizione (naja) tutti i giovani nati a partire dal  1840 per una durata di 6 (sei) anni e così la folla inferocita scese in piazza nell’ex Regno delle Due Sicilie.




A Castellammare del Golfo il 2 gennaio 1862 la folla assaltò il Commissariato di leva in aiuto del quale fu mobilitato un battaglione dei Regi Bersaglieri; la folla si disperse ma in sei furono catturati e fucilati, fra di loro il prete del paese, don Benedetto Palermo di 43 anni.


Angelina Romano

Alla fine dell’esecuzione nella piazza del paese si sentì piangere una bambina, Angelina Romano; ha appena nove anni ed è terrorizzata come può essere una bambina della sua età che ha assistito a tanta malvagità, a tanta violenza. Ma la legge dei conquistatori venuti da lontano  non ammette né pietà né deroghe e la piccola Angelina viene messa al muro e giustiziata: doveva essere proprio una temibile brigantessa.

Peccato che di Angelina  non ci sia traccia né nella “storia” ufficiale di quella repubblica italiana che è l’erede legittima di chi si macchiò di tanti eccidi,  né nella “storia” del movimento femminista che evidentemente deve ricordare e omaggiare altre donne più “in linea” con la storia  italiana.




Ma per fortuna c’è anche chi, come il comune di Lamezia Terme si è ricordato dell’eccidio di Angelina Romano e Le ha recentemente dedicato una via, sostituendo  la precedente intitolazione  al generale Cialdini proprio il   protagonista di tanti e tanti eccidi compiuti dal Regio Esercito Italiano  nel meridione.  E sarebbe bene ricordare la piccola Angelina sui banchi di scuola, quella scuola che Lei non ha potuto frequentare.


Ettore Beggiato


Fonte: srs di Ettore Beggiato, da miglioverde del 7 marzo 2017


giovedì 2 marzo 2017

BARNARD. I DUE PROFETI: IO E IL VERO OBAMA, CRIMINALE BUGIARDO E SPIETATO

Barack Hussein Obama 


Nel gennaio del 2009 io mi trovai in un teatro di San Marino gremito a commentare l’elezione di Obama. Gli altri relatori erano il filosofo Maramao, Jacopo Fo, e una femminista che non ricordo. Il clima era il TRIPUDIO della sinistra italiana perché il cattivo Bush era caduto e il ‘compagno Obama’ aveva vinto. Io dissi a tutti che erano una manica d’idioti, dissi che Obama era il peggio.

Furono fischi per me, buuuuuu dal pubblico, il Maramao a momenti muore di sincope a urlarmi che ero un pazzo di destra, il lume Jacopo Fo mi prese a risatine di sufficienza, la femminista strillava da gallina che io rovinavo la festa dei compagni. Mi odiarono tutti, ospiti e pubblico.

In quelle stesse ore il neo eletto ‘compagno’ Obama stava negoziando con Israele in segreto. Gli disse: ok, potete bruciare vivi i palestinesi in Operazione Piombo Fuso fino al giorno prima della mia inaugurazione, ma non durante la mia inaugurazione (rivelò il Washington Post poi).
Poi vennero i 13mila miliardi di dollari regalati da Obama alle mega banche, cioè il più colossale trasferimento dal 99% all’1% della storia dell’umanità, poi le sue leggi per soffocare l’attivismo, l’operazione NSA spionaggio mondiale (Snowden), il programma di assassinio indiscriminato di musulmani coi Drones di John Ballinger, e stiamo sempre parlando di Obama il ‘compagno’, e gli 8 anni in cui Barack riuscì a essere così bestiale col suo popolo da distruggere il Partito Democratico come mai nessuno nella storia d’America e consegnarci Trump, solo per citare l’1% delle porcate di Obama.

A San Marino nel 2009 io dissi che Obama era il peggio. Mi fischiarono, sberleffi e risatine.
Ora leggete questo


(dicono le due frasi: “Mentre Bernie Sanders partecipa alla marcia delle donne a Washington, fa a pezzi la De Vos, si scontra con Ted Cruz sulla Sanità, ecco intanto cosa sta facendo il Profeta…” poi nel tweet:  “L’ex presidente Barack Obama fa kitesurf e va a cavallo con l’amicone miliardario Richard Branson (Virgin)”.




Finkelstein chiama Obama il Profeta.
Io chiamo me stesso il Profeta.
 Due profeti, ma con un pelo di differenza, cioè io ci presi, lui distrusse.
No comment sui peti della sinistra italiana di cui sopra.


Fonte: (Paolo Barnard, “I due profeti”, dal blog di Barnard del 16 febbraio 2017).


mercoledì 1 marzo 2017

RICORDIAMO E FESTEGGIAMO IL PRIMO MARZO, CAPODANNO VENETO

Nota  di Ettore Beggiato, autore del libro “1866: la grande truffa. Il plebiscito di annessione del Veneto all’Italia”, dove spiega le origini del capodanno veneto.




VICENZA, 27 febbraio 2015 more veneto

Ricordiamo e festeggiamo il primo marzo, capodanno veneto


Il primo marzo è sempre stato considerato nella storia della Repubblica Veneta il capodanno veneto; nei documenti e nei libri di storia si trovano le date relative ai mesi di gennaio e febbraio seguite da “more veneto” per sottolineare questa peculiarità veneta: incominciando l’anno veneto il primo di marzo, gennaio e febbraio erano gli ultimi mesi dell’anno passato.

Il capodanno veneto originariamente era stato fissato al 25 marzo, giorno della fondazione di Venezia (421), per i credenti giorno dell’annunciazione del Signore, e, secondo una leggenda greca, giorno della creazione del mondo; in un secondo tempo fu anticipato al primo marzo per comodità di calcolo.

Emblematico quanto successe il 9 marzo 1510 nel luogo ove adesso sorge il Santuario della Madonna dei Miracoli a Motta di Livenza (Tv), la Madonna apparve a un contadino del posto e gli disse “Bon dì e bon ano!”.

Per la verità nelle tradizioni delle nostre comunità un ricordo del capodanno veneto ha continuato, magari inconsciamente, ad essere presente: pensiamo al “bati marso”, al “brusar marso”, ai botti prodotti spontaneamente con il carburo…

Un altro tassello della nostra storia e della nostra identità che va valorizzato, anche per onorare il Serenissimo Bepin Segato che più di ogni altro si era impegnato per riproporre questa festa.

Recentemente è stato festeggiato in diverse città venete il capodanno cinese (è l’anno del Gallo); l’ 11 febbraio gli amici tibetani hanno festeggiato il loro capodanno (Losar) e per tutti noi è stato un momento per ribadire la nostra solidarietà alla nazione del Tibet vergognosamente calpestata dalla Cina; il 21 marzo i curdi festeggeranno il loro capodanno (Newroz) e sarà l’occasione per tutti coloro che credono nel diritto dell’autodeterminazione per tutti i popoli per stringersi attorno al popolo curdo, il 14 aprile i bengalesi festeggeranno il loro capodanno; non parliamo poi delle ricorrenze e delle celebrazioni di altri popoli, di altre religioni (si pensi solo al Ramadan): ma nel Veneto del futuro ci sarà spazio anche per i Veneti?

Intanto “Viva San Marco!” per ricordare e festeggiare l’arrivo del nuovo anno veneto.



Fonte: srs di Ettore Beggiato;  27 febbraio 2017