lunedì 2 dicembre 2013

COSTI DELLA POLITICA E DELL’EUROPA



Insistiamo su questo argomento, per tutti quelli che credono di affrontare la crisi tagliando auto blu, pensioni d'oro, mega stipendi e rimborsi elettorali.
Sono tutte questioni di moralizzazione, ininfluenti sulle finanze pubbliche.
Nel grafico manca il costo degli interessi sul debito in moneta NON sovrana che potremmo tranquillamente NON avere, ed è il doppio del Fiscal Compact. (Ste)


FINALMENTE IN ITALIA E' IL BOOM DELLA CRESCITA




Fonte: da Facebook

FOI ITALIANEN DOFERE PAGARE TASSEN!!!


ERA IL MIO PAESE




ALLA MEMORIA DI CHI HA DATO LA VITA PER L'ITALIA 

IGNARO DI CHI L'AVVREBBE POI DISTRUTTA


IL PATRONO DI VERONA: DOPO 1.650 ANNI SVELATO IL VOLTO DI SAN ZENO




Il volto di San Zeno come appare di profilo e di fronte dopo la ricostruzione effettuata dagli esperti


La scienza ha ricostruito il viso: Ecco il vero volto
di san Zeno

SCOPERTE. Presentati i risultati dell´analisi eseguita dal laboratorio di medicina legale dell´ateneo scaligero sui resti del patrono. Ricostruita al computer la fisionomia
Il «Vescovo moro» aveva davvero la pelle scura. Le caratteristiche somatiche sono quelle della popolazione nordafricana, e avallano la provenienza dal Maghreb



IL PATRONO DI VERONA



Il «Vescovo moro» era «moro» per davvero. La scienza conferma la verità della fede, in un incontro emozionante e coraggioso che ha consentito non soltanto di procedere alla ricostruzione storica, ma di scoprire dettagli inediti e perfino, avvalendosi delle più sofisticate tecnologie, di dare un volto al patrono di Verona. Sono stati infatti presentati ieri  mattina (31 gennaio 2013) in Vescovado gli esiti scientifici della ricognizione del corpo di San Zeno, decisa ancora nei mesi estivi per la ricorrenza dei 1.650 anni dall´elevazione a vescovo della nostra città. E tutte le analisi realizzate coincidono nel confermare che quei resti appartengono ad un uomo dalla pelle scura (risolvendo secoli di controversie), vissuto nel IV secolo, cioè all´epoca di San Zeno, offrendo molte indicazioni sulle sue caratteristiche fisiche.


«Quando abbiamo deciso di procedere a questo lavoro non sapevamo quali risultati avremmo raggiunto», ha spiegato il vescovo Giuseppe Zenti, intervenuto alla presentazione dei risultati con l´abate di San Zeno monsignor Gianni Ballarini. A spiegare il lavoro compiuto Franco Alberton, medico legale, il professor Fiorenzo Facchini, professore emerito alla scuola di specializzazione in Archeologia dell´Università di Bologna, il professor Franco Tagliaro, direttore di Medicina legale dell´Università di Verona, con i colleghi Domenico di Leo e Stefania Turrina. «Erano possibili anche esiti non previsti», ha aggiunto monsignor Zenti. «Ma sono convinto che sia giusto approdare alla verità della realtà grazie ai progressi della scienza. Anche se lo scheletro analizzato non fosse stato identificabile con San Zeno, il culto sarebbe rimasto inalterato, potevamo anche imbatterci in un falso storico».


Ma tutto lascia intendere, per lo meno fino all´esito attuale delle analisi, che potranno essere ulteriormente approfondite, che quello è davvero lo scheletro di San Zeno. Lo confermano le analisi medico legali e tossicologico forensi eseguite a Verona: come ha spiegato Tagliaro, «nelle ossa di San Zeno si rileva una presenza molto più alta del normale di piombo e mercurio, dato presente anche nell´analisi dei resti di Cangrande. Il piombo si spiega con il fatto che di tale elementi erano fatti gli utensili da cucina, il mercurio era usato come antibatterico, forse assunto come curativo».





Ma il momento più affascinante è stato sicuramente quello della ricostruzione facciale. «Attraverso un programma particolare, abbiamo ricostruito al computer il volto del santo», ha spiegato ancora Tagliaro. «Si tratta di eseguire una tac del cranio, quindi, mediante modelli informatici, viene realizzato un manufatto che corrisponde alla struttura del cranio e su questo il programma disegna la tipologia facciale che meglio si adatta».


Una tecnica investigativa tipicamente forense, di quelle che in genere si impiagano per una complessa scena del crimine, questa volta usata per scoprire verità lontane. 


Altro dato essenziale ricavato, la provenienza geografica. «Il dna estratto dal frammento femorale di San Zeno», ha detto De Leo, «ha fornito un profilo che conferma che si tratta di spoglie di un soggetto di sesso maschile e ne colloca l´origine di provenienza nell´area mediterranea-nord africana, ipotesi che risulta dunque del tutto compatibile con l´origine mauritana di San Zeno, la zona attualmente costituita da Tunisia e Algeria».


«Da rilevare anche che la reliquia mostra uno stato di conservazione davvero eccezionale», ha concluso Alberton. «Questo potrebbe significare una speciale attenzione devozionale nei secoli, che avrebbe permesso questa straordinaria qualità dei resti: dunque, una conferma in più che si trattava di una personalità importante, oggetto di venerazione».


IL METODO DEL RADIOCARBONIO CONFERMA: VISSE NEL IV SECOLO


Gli esperti che hanno lavorato al progetto

LO STUDIO COMPARATO. L´indagine dell´Università di Bologna coincide con quella scaligera
L´archeologo Facchini: «I resti ci dicono che era alto 165-167 centimetri e morì tra i 50 e i 60 anni»

Oltre all´Istituto di Medicina legale del nostro ateneo, anche il laboratorio di Bioarcheologia e Osteologia forense dell´Università di Bologna ha realizzato una serie di analisi, avvalendosi pure della collaborazione di altri istituti, che coincidono nei risultati. 
«Per quanto riguarda la datazione», ha spiegato il professor Facchini, «i reperti sono stati datati dal centro di datazione e diagnostica dell´Univesità del Salento mediante la determinazione del radiocarbonio con il metodo dell´acceleratore: ne è risultato che i reperti sono compatibili con i dati storici relativi a San Zeno, vissuto nel IV secolo e morto dopo il 372».


In merito all´identificazione antropologica, ha proseguito Facchini, «i reperti risultano in ottimo stato di conservazione: si riferiscono ad uno stesso individuo di sesso maschile. La stima dell´età della morte, determinata dal grado di sinostosi delle suture craniche, da alcuni caratteri del bacino, da numerosi segni di artrosi, suggerisce un´età superiore ai 50 anni: diciamo tra 50 e 60 anni. La forma del cranio è ovoide corto, la faccia, le orbite e il naso sono alti. Assai marcate le arcate sopraorbitarie, il che conferma un´origine dall´Africa settentrionale. La statura, stimata dalla lunghezza degli arti con diversi metodi, doveva essere di 165-167 centimetri, che può considerarsi una statura media. Dal punto di vista antropologico, il soggetto può considerarsi di tipo mediterraneo europoide, largamente diffuso in epoca romana nelle regioni che si affacciavano sul Mediterraneo, compresa l´Africa settentrionale».


Altri dati arrivano dall´esame del dna eseguito nel laboratorio di antropologia molecolare di Firenze. «Questi hanno messo in evidenza», spiega ancora Facchini, «l´alleale G ancestrale responsabile della pigmentazione scura della pelle: la presenza di questo alleale in un soggetto che non ha però caratteristiche morfologiche negroidi, ma è riconducibile al tipo mediterraneo, indice a supporre qualche mescolanza nei suoi antenati con il ceppo melanodermo, caratteristico delle popolazioni subsahariane. Questa caratteristica si accorderebbe proprio con quanto la tradizione riferisce circa il colore scuro della pelle di San Zeno». A.G.



PROTETTORE DEI PESCATORI, 
DOMÒ LE ACQUE DELL´ADIGE





LA VITA. È stato l´ottavo presule. Molti sono i miracoli a lui attribuiti.
Zeno, o Zenone fu l´ottavo vescovo di Verona. La maggior parte della sua vita è avvolta nella leggenda, ma pare fosse originario della Mauretania, e per questo vi si fa riferimento come a «il Vescovo Moro». Fu vescovo di Verona dal 362 al 371 o 372 o 380, anno della sua morte.


Secondo le fonti agiografiche visse in austerità e semplicità, tanto che pescava egli stesso nell´Adige il pesce per il proprio pasto. Per questo è considerato protettore dei pescatori d´acqua dolce. Era comunque persona colta ed erudita, formatosi alla scuola di retorica africana, i cui maggiori esponenti furono Apuleio di Madaura, Tertulliano, Cipriano e Lattanzio. Sono giunti fino a noi numerosi suoi sermoni, di cui 16 lunghi e 77 brevi, che testimoniano come, nella sua opera di evangelizzazione, si confrontò con il paganesimo ancora diffuso e si applicò per confutare l´arianesimo. 


I miracoli che le leggende devozionali raccontano sono parecchi. La leggenda più straordinaria è però riferita da papa Gregorio I (Gregorio Magno) e narra di un improvviso straripamento delle acque dell´Adige che sommerse tutta la città fino ai tetti delle chiese, al tempo del re Longobardo Autari. Le acque arrivarono alla cattedrale dove il re aveva appena sposata la bella principessa Teodolinda, precisa il monaco Coronato, ma si sarebbe arrestata improvvisamente, in sospensione, sulla porta, tanto da poter essere bevuta, ma senza invadere l´interno. Ciò avrebbe determinato la salvezza dei veronesi, che, pur non potendo uscire, poterono resistere finché la piena non calò. 


La sua festa è fissata nel martirologio al 12 aprile, ma la diocesi di Verona lo celebra il 21 maggio, giorno della traslazione del corpo fatta dai santi Benigno e Caro dalla temporanea sepoltura nella Cattedrale alla zona dell´attuale Basilica, il 21 maggio 807.



Fonte: srs di  Alessandra Galetto, da L’Arena di Verona, di venerdì 01 febbraio 2013 CRONACA, pagina 13
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FOTO MARCHIORI



domenica 1 dicembre 2013

I SINDACATI? IMPRENDITORI MANCATI



Uno dei problemi dei  lavoratori è che i nostri  rappresentanti,  i sindacati, sono in buona parte degli…”imprenditori falliti”, perché quasi  tutti vorrebbero fare gli imprenditori,  ma  non ne sono capaci, non ci riescono proprio, e allora per reazione  si mettono dall’altra parte a “sfasciare”  a più non posso i così  detti “padroni”  ottenendo nel lungo tempo per i lavoratori solo marginali risultati.



NATURALMENTE LA MIA PATRIA, LA MIA ITALIA, NON È L' ITALIA D' OGGI.



L' Italia godereccia, furbetta, volgare degli italiani che pensano solo ad andare in pensione prima dei cinquant' anni e che si appassionano solo per le vacanze all' estero o le partite di calcio.
L' Italia cattiva, stupida, vigliacca, delle piccole iene che pur di stringere la mano a un divo o una diva di Hollywood venderebbero la figlia a un bordello di Beirut ma se i kamikaze di Usama Bin Laden riducono migliaia di newyorchesi a una montagna di cenere che sembra caffè macinato sghignazzan contenti bene-agli-americani-gli-sta-bene.
L' Italia squallida, imbelle, senz' anima, dei partiti presuntuosi e incapaci che non sanno né vincere né perdere però sanno come incollare i grassi posteriori dei loro rappresentanti alla poltroncina di deputato o di ministro o di sindaco.
L' Italia ancora mussolinesca dei fascisti neri e rossi che ti inducono a ricordare la terribile battuta di Ennio Flaiano: «In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti».

Non è nemmeno l' Italia dei magistrati e dei politici che ignorando la consecutio-temporum pontificano dagli schermi televisivi con mostruosi errori di sintassi. (Non si dice «Credo che è»: animali! Si dice «Credo che sia»).
Non è nemmeno l' Italia dei giovani che avendo simili maestri affogano nell' ignoranza più scandalosa, nella superficialità più straziante, nel vuoto. Sicché agli errori di sintassi loro aggiungono gli errori di ortografia e se gli domandi chi erano i Carbonari, chi erano i liberali, chi era Silvio Pellico, chi era Mazzini, chi era Massimo D' Azeglio, chi era Cavour, chi era Vittorio Emanuele II, ti guardano con la pupilla spenta e la lingua pendula. Non sanno nulla al massimo sanno recitare la comoda parte degli aspiranti terroristi in tempo di pace e di democrazia, sventolare le bandiere nere, nasconder la faccia dietro i passamontagna, i piccoli sciocchi. Gli inetti.
E tantomeno è l' Italia delle cicale che dopo aver letto questi appunti mi odieranno per aver scritto la verità.   Tra una spaghettata e l' altra mi malediranno, mi augureranno d' essere uccisa dai loro protetti cioè da Usama Bin Laden.
No, no: la mia Italia è un' Italia ideale.
È l' Italia che sognavo da ragazzina, quando fui congedata dall' Esercito Italiano-Corpo Volontari della Libertà, ed ero piena di illusioni.
Un' Italia seria, intelligente, dignitosa, coraggiosa, quindi meritevole di rispetto.
E quest' Italia, un' Italia che c' è anche se viene zittita o irrisa o insultata, guai a chi me la tocca.
 Guai a chi me la ruba, guai a chi me la invade. Perché, che a invaderla siano i francesi di Napoleone o gli austriaci di Francesco Giuseppe o i tedeschi di Hitler o i compari di Usama Bin Laden, per me è lo stesso.
Che per invaderla usino i cannoni o i gommoni, idem.



Fonte:  srs di Oriana Fallaci, da LA RABBIA E L’ORGOGLIO