lunedì 20 aprile 2026

IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA

 



Ancora una volta abbiamo assistito   allo spettacolo di chi festeggia l'immobilismo intonando cori partigiani invece di interrogarsi sul perché l'Italia resti ostaggio di un sistema che non vuole cambiare mai. 

Vincere un referendum per "lasciare tutto com'è" non è un trionfo della democrazia, ma la vittoria della conservazione di quelle correnti che hanno trasformato le aule di tribunale in succursali della politica.

​Il punto centrale resta la separazione delle carriere: finché giudice e accusatore siederanno dalla stessa parte del tavolo, non avremo mai quella parità tra accusa e difesa che è alla base di un processo giusto. Mi fa sorridere chi oggi punta il dito sulla moralità altrui con la memoria corta, dimenticando i legami opachi tra certi vertici della magistratura e i centri di potere che hanno sporcato la storia recente.

​Come ricorda  Luca Zaia, i cittadini non chiedono bandiere, ma una giustizia che funzioni e che sia rapida. 

Ma ha ragione anche Francesco Verderami: d'ora in avanti, davanti a ogni disservizio, a ogni processo infinito o a ogni ingiustizia palese, la risposta sarà una sola: "L'avete voluta voi, ora non lamentatevi". 

Se la politica abdica e il cittadino si gira dall'altra parte, il "Bella Ciao" cantato per blindare i privilegi di casta diventa il requiem per la modernizzazione di questo Paese. Noi restiamo dalla parte di chi vuole riformare, gli altri si tengano pure le macerie.

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Fonte: srs di Paola Cristina Miola. 23 marzo 2026

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