Fonte: visto su facebook
martedì 29 aprile 2014
IL VENETO NEL 1866 NON È MAI STATO CEDUTO ALL’ITALIA (PRIMA PARTE)
E’ diventato ormai noto presso i Veneti, ma non solo,
che la nostra terra è stata annessa al Regno d’Italia con un plebiscito
farsesco, organizzato domenica 21 e lunedì 22 ottobre dell’anno 1866.
Ricorre
in questi giorni il 145esimo anniversario di quegli eventi, giusto per
ricordare che le istituzioni italiane festeggiano i 150 anni dell’Italia Unita,
senza il Veneto, ovviamente.
Ritengo, però, che si sia finora travisato il vero valore di
questa procedura referendaria. Molti studiosi ed esperti della materia hanno
descritto le operazioni di voto come “cosmetiche”, portando alla luce le
violazioni compiute (pressioni, intimidazioni, voto palese) come offensive
principalmente sul piano morale e storico, come una ciliegina amara su una
torta pasticciata.
L’idea diffusa è che il voto del plebiscito sia stato solo
una formalità, stante che, come da più parti si dice, la cessione del Veneto
era avvenuta addirittura prima del voto!
Recitava infatti un trafiletto sulla “Gazzetta di Venezia”
di sabato 20 ottobre 1866:
“Questa mattina [cioè
venerdì 19] in una camera dell’albergo
d’Europa si è fatta la cessione del Veneto”.
Occorre fare attenzione, però, a non saltare a conclusioni
affrettate: è infatti scientificamente scorretto interpretare una fonte storica
alla luce di ciò che avverrà, cioè sapendo già come andrà a finire. Non è scritto da nessuna parte, infatti,
che quel giorno, in quell’albergo, il Veneto sia stato ceduto all’Italia.
E’ sulla base di tale interpretazione, secondo me errata,
che si basano le visioni storiche che qualificano il plebiscito del 1866 come
una inutile formalità di adesione ad una situazione di fatto già
sostanzialmente costituita e decisa da altri, come a dire che “il 19 ottobre il Veneto era già passato
dalla Francia all’Italia, due giorni prima del plebiscito”, ma non è
affatto così.
Ma se non è stato ceduto all’Italia, il Veneto a chi è stato
ceduto? La risposta non è ovvia, ed è forse la più impensabile: il Veneto è stato ceduto a sé stesso.
La questione veneta, “risolta” nel 1866, ha visto come
attori partecipanti, nell’ordine, l’Austria, la Francia, l’Italia, e… il Veneto
(o, meglio, “la Venezia”, cioè tutto il territorio dell’attuale Regione Veneto,
con anche Pordenone ed Udine, “ e Mantova”, riconosciuta come provincia non
appartenente al territorio della Venezia).
Queste 4 parti sceniche sono invece personificate da 6
attori: il commissario austriaco Gen.
Karl Moering, il commissario francese Gen.
Edmond Leboeuf, il commissario italiano Gen. Genoa Giovanni Thaon di Revel, e i 3 notabili rappresentanti
del territorio conteso, due veneti (l’assessore della municipalità veneziana Conte Luigi Michiel ed il podestà di
Verona, Edoardo De Betta) e un
mantovano (Achille Emi-Kelder,
assessore della municipalità di Mantova).
Analizzando opportunamente le memorie, quasi una
confessione, del commissario italiano Thaon di Revel, scopriamo cosa è successo
davvero in quell’albergo la mattina del 19 ottobre di 145 anni fa.
Pare opportuno partire dal ruolo dei 3 notabili, comprese le
modalità della loro scelta. Scrive Thaon di Revel:
“Dovevo pure risolvere
la questione dei tre notabili, scelti dalla Francia e chiamati a ricevere da
questa il Veneto a lei ceduto dall’Austria. [...] Le idee di Leboeuf su tale
funzione, dapprima incerte, tendevano ora a darle grande solennità. [...]
Scegliendo gl’individui che si proponevano da Parigi si creava un’autorità
speciale sul Veneto, che poteva dar luogo a qualche aspirazione autonoma od anche repubblicana per Venezia.
Dovrebbero essi indire il Plebiscito od affidarne l’incarico ai Municipi?”
Revel appena dopo parla anche apertamente dei metodi
mafiosi usati per pilotare la scelta dei notabili, e pare quasi compiacersi
della sua abilità diplomatica:
“Miniscalchi, Strozzi,
Giustiniani ed altri eran degnissimi gentiluomoni e perfettamente adatti per
tale scelta, se non vi ostassero le considerazioni sovraesposte; perciò pensai
bene, sin dai primi giorni, di esporre confidenzialmente le mie idee a
Ricasoli, fra le quali eravi quella di far sentire a quei signori, che
sarebbero richiesti [cioè “chiamati”] da Leboeuf, direttamente o per
intermediario, che il Governo [italiano] desiderava ch’essi declinassero
l’invito. Mi riservavo poi di condurre Leboeuf, senza che si avvedesse del
partito preso, a richiedere Michiel, De Betta ed Emi-Kelder”.
Se la scelta dei notabili è stata pilotata, modalità di
svolgimento del plebiscito invece sono state decise unicamente dall’Italia.
Ci confessa Revel:
“Quando la sera del 16
di ritorno da Verona, giunsi all’albergo [a Venezia], vi trovai 1300 copie del
manifesto Reale pel Plebiscito [...]. Telegrafai subito a Cugia [Efisio Cugia,
Ministro della Guerra italiano dal 22 agosto 1866]: ” “Ricevuto manifesto, ignorandone esistenza non potei preparare Generale
francese. Temo protesta motivo data da nessuna menzione in esso della Francia.
Voglia Vostra Eccellenza tenere a calcolo difficoltà della posizione””.
Poi Revel continua a narrare:
“Altro che cessione!
Il 17, alle 8 del mattino, mi vedo arrivare Leboeuf con in mano un giornale,
nel quale era stampato tutto il Decreto Reale! Era fuori di sé; non parlava,
non gridava, ma urlava, che era una violazione del trattato, un insulto alla
Francia, e protestava che senza un ordine preciso del suo Imperatore, non
cedeva il Veneto. [...] Avevo davanti ai miei occhi il Regio Decreto in data 7
ottobre, firmato Vittorio Emanuele, che fissava il 21 e 22 stesso mese per la
votazione del Plebiscito, e non solo lo leggevo stampato nel giornale, ma
sapevo che era affisso in tutta la provincia di Treviso; ne avevo 1300 copie
per Venezia ed estuario; Leboeuf me ne aveva portato una copia; e si voleva
[dal governo italiano] che dicessi al Commissario francese ch’egli si sognava
un Regio Decreto che non esisteva!”.
Sembra una farsa, ed anzi lo è, ma è proprio con queste
premesse e con questi metodi che il Regno d’Italia ha ottenuto di annettere il
Veneto nel 1866, ma con quali altri inganni e nascondimenti?
FINE PRIMA PARTE
Alessandro Mocellin
IL VENETO NEL 1866
NON È MAI STATO CEDUTO ALL’ITALIA (SECONDA PARTE)
Nella prima parte avevamo lasciato il prode commissario
italiano Thaon di Revel alle prese con una grana diplomatica non da poco: il
Governo italiano aveva indetto il plebiscito, fissato le date e stabilito le
modalità con un Regio Decreto ufficiale ignorando completamente il ruolo di
garante internazionale del commissario francese Leboeuf, il quale, lo
ricordiamo, rappresentava l’Impero Francese, che in quel momento aveva una
sorta di protettorato internazionale temporaneo sul Veneto.
Il bravo Revel, dopo qualche bugia, un po’ di riverenze e
delle false rassicurazioni all’offeso commissario francese Leboeuf, conclude la
sua lettera di scuse riconoscendo il ruolo del commissario francese:
“Io posso quindi
dichiararvi nel modo il più formale, che il Governo del Re [Vittorio Emanuele
II], mio augusto Sovrano, non ha inteso, né intende intralciare menomamente
l’opera vostra, quale Commissario di Sua Maestà l’Imperatore dei Francesi. Non
prenderò ingerenza nelle cose di queste provincie se non quando per la
retrocessione che avete missione di fare, diventate libere, mi richiedessero
del mio intervento. [...] Mi lusingo che accogliendo queste mie leali
assicurazioni, darete corso alla vostra missione, ricevendo la consegna di
Venezia dalle Autorità austriache e rimettendo il Veneto ai tre notabili, che
avete chiamati a voi e che stanno aspettando i vostri ordini.”
Il Leboeuf crede alle rassicurazioni mendaci del commissario
italiano, e risponde il 18 scrivendo:
“Ho l’onore di
informarvi della ricezione della lettera con cui mi fate sapere che il Governo
di Firenze non ha mai pubblicato come Decreto, ma semplicemente delle
istruzioni relative al Plebiscito. In conseguenza di questa dichiarazione, mi
felicito di potervi dire che nulla s’oppone più alla remissione di Venezia e
del Veneto [originale: “de Venise et de le Vénétie”], che potrà aver luogo
domani mattina, così com’era stato inizialmente convenuto”.
Appena il francese viene riportato alla convinzione
iniziale, Revel telegrafa al Ministero della Guerra a Firenze [allora Capitale
del Regno d'Italia]:
“Domani alle 8, senza
alcuna solennità, nell’alloggio di Leboeuf, si farà cessione Venezia
retrocessione ai Notabili. Leboeuf pronunzierà allocuzione ai Notabili, dalla
quale eslcusa ogni allusione al modo di votazione del Plebiscito.”
E così avvenne. La cessione del 19 ottobre venne proclamata
con questa formula, pronunciata dal commissario Leboeuf:
“A nome di Sua Maestà l’Imperatore dei Francesi ed in virtù dei pieni
poteri e mandato che ha voluto conferirmi [...] dichiariamo di rimettere la
Venezia a sé stessa, affinché le popolazioni padrone dei loro destini, possano
esprimere liberamente, con suffragio universale, il loro volere a riguardo
dell’annessione della Venezia al Regno d’Italia”.
Ma Revel ci descrive anche gli interessanti momenti
successivi:
“Ciò detto, il conte
Michiel a nome della Commissione diede atto al generale Leboeuf della
rimessione della Venezia a sé stessa. Firmarono il processo verbale in duplice
copia: Leboeuf – Luigi Conte Michiel – Edoardo Cav. De Betta – Emi-Kelder dott.
Achille [sic]”.
Come avrete notato dalle rimostranze del commissario
francese, dalle paure e dalle ammissioni del commissario italiano, dalla
formula di cessione utilizzata e dalle firme delle 4 persone che hanno
sottoscritto l’atto di cessione, i personaggi coinvolti in quel 19 ottobre sono
il commissario francese Leboeuf, a rappresentare la Francia, e i tre notabili,
a rappresentare il Veneto: la Francia, insomma, ha ceduto il Veneto a sé
stesso, cioè, come prevedeva l’accordo internazionale, gli ha concesso di
autodeterminarsi con una consultazione popolare autogestita.
Ecco dunque, che il Plebiscito avrebbe dovuto essere
liberamente organizzato dai 3 rappresentanti delle libere popolazioni venete,
cui era riconosciuto uno status internazionale particolare, con la piena
possibilità dell’opzione “indipendenza”,
temuta fortemente dal Governo italiano (cit. “si creava un’autorità speciale sul Veneto, che poteva dar luogo a
qualche aspirazione autonoma od anche repubblicana per Venezia”), che
approntò i metodi mafiosi e liberticidi che ormai tutti conosciamo proprio per
negare ai Veneti il diritto di autodeterminarsi come riconosciuto, garantito e
sancito dalla Pace di Vienna del 3 ottobre 1866: la sovranità dei Veneti
riconosciuta con un trattato internazionale dai due Stati più potenti
dell’Europa continentale (l’Impero Austriaco e l’Impero Francese), dal Regno
d’Italia stesso, e col benestare del Regno di Prussia (alleato dell’Italia
nella guerra del 1866).
A riprova di questa ricostruzione, poi, c’è il fatto che i 3
notabili “rappresentanti” del
territorio veneto si sono recati dal Re d’Italia Vittorio Emanuele II il 4
novembre 1866 a consegnare i risultati ufficiali del plebiscito veneto del
21-22 ottobre, che essi stessi notabili avrebbero dovuto organizzare in tutto
il Veneto che rappresentavano per investitura internazionale. La rappresentanza
è tale che sono quei 3 notabili che consegnano il Veneto nelle mani,
letteralmente, del Re d’Italia.
Non è un caso, si osservi, che il Regio Decreto di
annessione delle “provincie [sic] della Venezia e di quella di Mantova”
possa essere promulgato proprio con data “Torino,
4 novembre 1866” (RD n. 3300 del 4.11.1866, pubblicato in Gazzetta
Ufficiale il giorno successivo).
Perciò, se qualcuno ancora si chiedesse “Ma allora, se non fossimo in Italia, saremmo
tornati con l’Austria?”, sappia che storicamente la vera alternativa per i
Veneti nel 1866 non era tra un Veneto italiano o un Veneto austriaco (né un
Veneto francese, come ha ipotizzato qualcuno), ma tra un Veneto italiano, o un
Veneto indipendente.
Alessandro Mocellin
Fonte: srs di Alessandro Mocellin, da Il Mattino di Padova
del 19- 22- ottobre 2011
lunedì 28 aprile 2014
COME I ROCKEFELLER HANNO RIPROGETTATO LA DONNA
Le due attiviste
femministe americane Gloria Steinem e Dorothy Pitman Hughes.
Premessa
Il femminismo è un eccellente esempio di come il
mega-cartello dei Rockefeller usi il terribile potere dei mass media (ossia
la propaganda) per controllare la società. In appena quarant’anni,
molte donne hanno perso il contatto con i loro istinti più naturali. Di
conseguenza, la famiglia è nel caos più completo, la depravazione sessuale è
rampante e i tassi di natalità sono precipitati.
Mi soffermerò soprattutto sul ruolo della famiglia Rockefeller,
ma prima vorrei ricordare che per la donna l‘amore è un atto
istintivo di abnegazione. Essa si dona al marito e ai figli, e realizza sé
stessa vedendoli crescere e ricevendo il loro amore, il loro rispetto e la loro
gratitudine. La donna compie questo sacrificio supremo per un solo uomo che la
curerà teneramente e che provvederà alla sua famiglia. Gli uomini vogliono
adempiere istintivamente a questa responsabilità. Questa è l’essenza del
contratto eterosessuale (vale a dire il matrimonio): il potere femminile
in cambio del potere maschile espresso come amore. Il sesso è il simbolo di
questo legame esclusivo. Il matrimonio e la famiglia non possono essere per
tutti, ma sono il cammino naturale per la maggior parte delle persone.
Il femminismo ha abituato le donne a rifiutare questo
modello come «un vecchio stereotipo antiquato e oppressivo», anche se
esso riflette i loro istinti più naturali.
Uno scrittore britannico ha riportato una conversazione tra
due giovani donne che ha sentito per caso: «Oggi tutti gli uomini sono degli
incapaci», ha detto una di loro. «Sì», ha risposto l’altra. «Il
guaio è che non si sono svegliati nemmeno davanti al femminismo. Non capiscono
che noi abbiamo bisogno che essi siano più virili, e invece hanno tirato i remi
in barca».
Ma che razza di logica è questa? Se le donne sono meno
femminili, perché mai gli uomini dovrebbero essere «più virili»? Gli uomini non
sono stati progettati per entrare in competizione con le donne. Essi hanno
bisogno di affermarsi mediante l’accondiscendenza e la fede di una donna.
Quando donne li sfidano continuamente, gli uomini sfuggono al matrimonio e alla
famiglia. Ai nostri tempi, l’amore e il matrimonio sono stati screditati, e le
donne non hanno niente da dare in cambio se non il sesso. E così molte sono
innaturalmente ossessionate dal loro aspetto fisico e offrono pateticamente il
loro corpo a tutti i pretendenti. L’amore permanente non è basato sul sex
appeal di una donna, sulla sua personalità o sulle sue conquiste. Esso è
basato sull’abnegazione. Noi amiamo le persone che ci amano.
Il grande ritratto: il cartello dei banchieri
Molte persone non capiscono che il femminismo è un
indottrinamento di massa perché non riescono ad identificare l’esecutore di
questo piano, i mezzi e il motivo per cui viene realizzato. Recentemente, Aaron
Russo (1943-2007), il produttore di molti film della cantante-attrice Bette
Midler e di America: From Freedom to Fascism
(«America: dalla libertà al fascismo»; 2006), è riuscito ad identificare tutti
e tre gli elementi di questa macchinazione.
Mentre tentava di arruolare Russo nel Council on Foreign
Relations (un organismo mondialista
che lavora per edificare un Nuovo Ordine Mondiale), Nicholas
Rockefeller gli confidò che la sua Fondazione di famiglia aveva creato il
mito della liberazione della donna usando il controllo esercitato dai mass
media come parte di un piano a lungo termine per asservire l‘umanità.
Inoltre, Rockefeller gli rivelò che avevano progettato di inserire un chip
sottocutaneo a tutta la popolazione. Se
cercate digitate su Google le voci «Rockefeller Foundation» e «Women’s
Studies» troverete mezzo milione di link a siti o pagine web
che parlano di questo argomento.
Lo scopo segreto
perseguito dal femminismo è la distruzione della famiglia, in quanto
essa interferisce con il lavaggio del cervello praticato nei giovani. Gli
scopi secondari di questa operazione includono lo spopolamento e
l’innalzamento delle tasse. Distogliendo gli uomini dal loro ruolo di mariti e
padri si destabilizza anche la famiglia. Un drastico cambiamento di paradigma è
necessario per dare un senso al mondo.
I Rockefeller sono parte del potentissimo cartello privato
bancario che tra l’altro controlla anche i mass media, la difesa, i
grandi colossi farmaceutici e altre lucrose attività. Per proteggere il loro
monopolio di credito e la loro ricchezza, essi stanno istituendo una polizia
di Stato mondiale (il cosiddetto «Governo Mondiale»), e si sono
serviti dell’attacco fittizio dell’11 settembre come pretesto per condurre una
guerra senza fine 2. Nelson Rockefeller parlò a
Russo di questo piano un anno prima dell’attacco alle Torri Gemelle. Il poeta
francese Charles Péguy (1873-1914) ha scritto: «Tutto comincia nel
campo della fede e finisce in quello della politica».
Il cartello bancario ha bisogno di una filosofia per
giustificare il suo tentativo di incatenare l’umanità. Questa filosofia è il
satanismo. Il cartello controlla il mondo attraverso una rete di società
segrete collegate alla Massoneria
e al giudaismo internazionale (B‘nai
B‘rith, Anti-Defamation League, American Jewish
Committee e movimenti sionisti). Il vertice occulto della piramide è noto
come gli Illuminati.
La cultura occidentale moderna è essenzialmente massonica.
Basata sul luciferismo, la Massoneria insegna che è l’uomo e non Dio a
determinare la realtà (naturalmente, i massoni devono annullare le leggi
naturali e spirituali per affermare il loro controllo). Essi hanno notato che
le persone sono creature malleabili e insicure che preferiscono credere a ciò
che viene detto loro piuttosto che fidarsi della propria ragione o delle loro
percezioni. Così, ad esempio, i mass media promuovono con successo i
valori dell’omosessualità, i quali sono in stridente contrasto con i nostri
istinti naturali.
I mass media
sradicano l‘amore
Ogni sfaccettatura dei mass media (i film, la
televisione, i giornali, la musica, la pubblicità e i notiziari) viene usata
per l’indottrinamento e per il controllo sociale allo scopo di asservire i
popoli. Esiste un collegamento tra ciò che accadde nella Russia comunista e
quello che sta succedendo nell’America odierna. In entrambi i casi il potente
cartello bancario sta affermando il suo controllo totalitario.
La funzione dei mass media è di impedire che la gente
prenda coscienza di questa scalata al potere da parte dell’Alta Finanza e
dell’imminente guerra che gli Stati Uniti vogliono scatenare contro l’Iran.
Attualmente, essi stanno usando come diversivo la bufala del riscaldamento
globale. Per distruggere la famiglia, i mass media hanno convinto le
donne che esse non possono fare assegnamento sul contratto eterosessuale.
Myrna Blyth è stata capo-redattore del Ladies Home
Journal dal 1981 al 2002. Nel suo
libro Spin Sisters: How the Women of the Media Sell
Unhappiness – and Liberalism - to the Women of America
(2004), essa ha scritto che i mass media hanno venduto alle donne «una
brillante carriera esattamente nello stesso modo in cui le loro dalle madri
hanno venduto loro il ruolo di “casalinga felice”» 3. Gli Illuminati hanno minato
gli istinti naturali delle donne ripetendo sino alla nausea i seguenti mantra:
- Prendendo ad esempio ciò che la rete televisiva Lifetime
Network propina alle sue ascoltatrici, la Blyth conclude che «tutti gli
uomini sono 1) canaglie infedeli; 2) mostri insolenti; 3) fottuti disonesti; 4)
tutte queste cose messe insieme. Per contro, le donne sono [...] delle
ciniche spietate che trionfano nonostante l’uomo delle caverne tenti di farle
restare al loro posto» 4.
- Le donne sono vittime a causa del loro sesso.
La Blyth afferma che i mass media trasmettono «un
messaggio chiaro e tondo. Per il solo fatto di essere donne, siamo vittima
nelle nostre vite private, sul lavoro e nella società considerata nel suo
insieme» 5. Dunque, le donne
devono alimentare in sé stesse un senso di ingiustizia, di diritti e di
ribellione. La stessa tattica è stata usata per manipolare gli ebrei, i neri, i
lavoratori e i gay.
- Le donne dovrebbero essere più egoiste.
«La liberazione e il narcisismo sono diventati una sola
cosa», dice la Blyth. Libertà ora significa «avere più tempo per sé
stesse, fare shopping da sole o forse con le amiche, ma assolutamente senza il
marito e i figli [...]. Articoli infiniti predicano il nuovo vangelo
femminista nel quale sentirsi appagate è una parte importante per sentirsi
donne sane ed equilibrate» 6.
- Il sesso dev‘essere slegato dall‘amore e
dal matrimonio.
Riviste come Glamour e Cosmopolitan spingono
le giovani donne a «fare apertamente l’occhiolino agli uomini fin dal loro
primo appuntamento e ad essere atletiche a letto. Non si deve parlare né di
matrimonio né di famiglia» 7. Queste donne non possono
avere abbastanza fiducia in un uomo al punto da concedergli il loro amore.
- L‘autorealizzazione si raggiunge in una carriera
di successo e non nel matrimonio e nella famiglia.
L’attivista femminsta Betty
Friedan (1921-2006) pontificò a suo tempo: «Le rimunerazioni sociali
per un lavoro sono critiche per una donna che ha il senso della dignità e
un’opinione rispettosa di sé stessa». Infatti, osserva la Blyth, «la
maggior parte del lavoro è profondamente mediocre» 8. (Non sto dicendo che
le donne non possono avere un lavoro, ma solamente che non dovrebbero essere
fuorviate se desiderano farsi una famiglia).
Così, molte donne sono diventate schizofreniche perché
tentano di conciliare i loro istinti naturali con esortazioni continue a fare
l’opposto. Il naufragio – famiglie distrutte e persone problematiche – è sotto
i nostri occhi. Allo stesso tempo, riviste come Playboy inviano un
messaggio simile agli uomini. «Tu non hai bisogno di sposarti per fare
sesso. Il matrimonio e i figli sono una seccatura».
Conclusione
Questa ininterrotta propaganda mediatica è una forma
organizzata di lavaggio del cervello. La società è stata totalmente sovvertita
dal grande cartello bancario, che si serve di una sètta satanica – la
Massoneria – come di uno strumento privilegiato. La maggior parte dei massoni
ignora la verità, ma i detentori dei mass media la conoscono benissimo.
Un tempo si usava dire che «l’americano è tutto maternità e torta di mele».
Solo i satanisti desiderano devastare la maternità.
Lungi dal conferire potere alle donne, il femminismo le ha
mascolinizzate. Esso le ha spogliate di un ruolo sicuro e onorato e le ha
ridotte ad oggetti sessuali e a lavoratrici facilmente rimpiazzabili. I
luciferini promuovono la ribellione perché si rifiutano di accettare tutto ciò
che è naturale e che conduce alla felicità. Come il loro simbolo – Lucifero –
essi vorrebbero sconfiggere Dio. La dedizione di una donna verso suo marito e i
suoi figli è un’immagine dell’amore di Dio. Ecco perché i banchieri devono distruggerla
a tutti i costi.
Note
1 Traduzione
dall’articolo originale inglese How the Rockefellers Re-Engineered Women
(«Come i Rockefeller hanno riprogettato la donna»), a cura di Paolo Baroni.
Scritto reperibile alla pagina web
2 A questo
riguardo, vedi il filmato dell’intervista ad Aaron Russo (sottotitolata in
italiano) alla pagina web
Il regista è morto poco dopo di cancro fulminante.
3 Cfr. M. Blyth, Spin
Sisters: How the Women of the Media Sell Unhappiness – and Liberalism – to the
Women of America («Spin Sisters: come le donne dei mass media hanno venduto
l’infelicità – e il liberalismo – alle donne d’America»), St. Martin’s
Griffin 2004, pag. 38.
4 Cfr. M. Blyth, op. cit., pagg. 62-63.
5 Ibid., pag. 156.
6 Ibid., pag. 65.
7 Ibid., pag. 160.
8 Ibid., pagg. 35-36.
Fonte: visto su
Sapere è un dovere del 18 gennaio 2014
RILEGGERE OGGI PASOLINI E LA SUA CRITICA ALLA SINISTRA DEI NUOVI “DIRITTI” ASSERVITA AL CONSUMISMO BORGHESE
Aprile 26, 2014 Carla Vites
Aborto, libertà
sessuale… «Questa meravigliosa permissività nei riguardi della maggioranza, da
chi è voluta? Dal potere dei consumi, dal nuovo fascismo». Così il grande
artista (omosessuale) denunciava la falsità dei principi su cui si basano tante
battaglie “progressiste”
Karl Marx ha scritto: «Il borghese vede nella moglie un
semplice strumento di produzione».
Si capisce perché la sinistra un tempo era contro il
“borghese” della fecondazione artificiale e, tanto più, era contraria alle
unioni omosessuali.
Basti ricordare le critiche rivolte a Pier
Paolo Pasolini (il quale, oltretutto, era un vero candido nella sua
omosessualità) dal Partito comunista e dagli “intellettuali” organici al Pci.
Nulla a che vedere con gli attuali “democratici” (anche di casa cattolica),
fervorosi sostenitori della fecondazione in vitro e del “matrimonio gay”.
Caratteristica dello sguardo intelligente sulla realtà di
Pasolini fu cogliere come il libertinismo radical-chic uccisore di Dio e,
quindi, dell’umano sia trasversale a tutte le componenti politiche. Nessuna
esclusa. Ma andiamo con Pasolini.
«A proposito
dell’aborto (argomento di allora, ma come non riferirlo ad ogni rivendicazione
attuale nel campo della sessualità?, ndr) è il primo, e l’unico, caso in cui i
radicali e tutti gli abortisti democratici più puri e rigorosi si appellano
alla Realpolitik e quindi ricorrono alla prevaricazione “cinica” dei dati di
fatto e del buon senso. Se essi si sono posti sempre, anzitutto, il problema
(com’è giusto) di quali siano i “principi reali” da difendere, questa volta non
l’hanno fatto. Ora, come essi sanno bene, non c’è un solo caso in cui i
“principi reali” coincidano con quelli che la maggioranza considera propri
diritti… Perché io considero non “reali” i principi su cui i radicali e in
genere i progressisti (conformisticamente) fondano la loro lotta per la
legalizzazione dell’aborto? Per una serie caotica, tumultuosa ed emozionante di
ragioni. Io so che la maggioranza è già tutta, potenzialmente, per la
legalizzazione dell’aborto. Esso è, senza dubbio, un’enorme comodità per la
maggioranza. Soprattutto perché renderebbe ancora più facile il coito a cui non
ci sarebbero praticamente più ostacoli. Ma questa libertà del coito della
coppia, così com’è concepita dalla maggioranza – questa meravigliosa
permissività nei suoi riguardi – da chi è voluta, promulgata e tacitamente
fatta entrare nelle abitudini? Dal potere dei consumi, dal nuovo fascismo. Esso
si è impadronito delle esigenze di libertà diciamo così liberali e progressiste
e, facendole sue, le ha vanificate, ha cambiato la loro natura. Oggi la libertà
sessuale è un obbligo, un dovere sociale, un’ansia sociale, una caratteristica
irrinunciabile della qualità di vita del consumatore. Risultato: la libertà
sessuale “regalata” dal potere è una vera e propria generale nevrosi. La
facilità ha creato l’ossessione; perché è una facilità indotta e imposta…».
Adesso prendete la parola “aborto” e traducetela nel gergo
attuale. “Diritto riproduttivo” lo chiamano i poteri occidentali. Così come
chiamano “loveislove”, l’amore è amore, il puro e semplice consumo sessuale.
Ps. È bellissimo poi andarsi a rivedere gli articoli nei
quali, sempre sul Corriere della Sera, Pasolini in quanto omosessuale, ma non
conformista, rimanda ai mittenti gli attacchi di Franco Rodano, Natalia Ginzburg,
Alberto Moravia, passando
per Umberto Eco e Giorgio Bocca fino a tutto il fior fiore
dell’intellighenzia di sinistra.
Fonte: Visto su TEMPI del
26 aprile 2014Link: http://www.tempi.it/rileggere-oggi-pasolini-e-la-sua-critica-alla-sinistra-dei-nuovi-diritti-asservita-al-consumismo-borghese#.U15sNV4hNUh
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