lunedì 9 luglio 2018

SEQUESTRO LEGA, NORDIO: "HA RAGIONE SALVINI, È ATTO POLITICO"

Carlo Nordio



L'ex procuratore aggiunto di Venezia che fossero necessari i provvedimenti adottati verso la Lega


"Ha ragione Salvini che parla di atto politico", lo ha dichiarato Carlo Nordio, in un'intervista a QN in cui definisce "pericoloso" il protagonismo di chi indaga. Così l'ex procuratore aggiunto di Venezia ha commentato il sequestro conservativo da 49 milioni di euro disposto dal Tribunale di Genova sui beni della Lega Nord dopo la condanna di Umberto Bossi e l'ex tesoriere Francesco Belsito per i rimborsi elettorali.

"Bisogna andarci cauti con provvedimenti di questo tipo - ha spiegato - che incidono sullo svolgimento della dialettica politica. Vanno adottati solo se strettamente necessari: non mi pare che lo fossero. Così si rischia di alterare il gioco democratico. In questo senso, ha ragione Salvini che parla di atto politico". Più in generale ha poi affermato che "la politica deve recuperare fiducia in se stessa se vuole ristabilire il primato sull'azione giudiziaria, altrimenti restera' subordinata alla magistratura, come succede dal 1993, ovvero da quando è scoppiata Mani Pulite".

Le dichiarazioni di Salvini - Il sequestro di 49 milioni di euro alla Lega è "una follia. L'eventuale erroneo uso da parte del tesoriere della vecchia dirigenza ammonta a poco più di 300mila euro. Giurisprudenza alla mano, una volta condannato in via definitiva doveva restituire quelli. Da 300mila a 48 milioni balla molto...". Così aveva dichiarato in giornata segretario della Lega. "Non abbiamo una lira, da due anni non riceviamo alcun finanziamento pubblico. Se qualcuno ha sbagliato, vadano a chiedere a questo qualcuno e non a noi".  La Lega non si è costituita parte civile nel processo del Tribunale di Genova contro Umberto Bossi e Francesco Belsito da cui è derivato il sequestro di 49 milioni di euro "perché contavamo che in Italia ci fosse giustizia, ci ritenevamo parte lesa".

"Sono sicuro che alla fine ci daranno ragione- ha spiegato Salvini - ma non vorrei che fosse troppo tardi". "Non vorrei - ha aggiunto - che i giudici ci dessero ragione tra un anno o due anni" a elezioni avvenute, quando la Lega ormai non sarà più in grado di operare. 
"È in evidente attacco politico - ha spiegato -. Non è che qualcuno vuole bloccare la Lega perché sta crescendo troppo?". 
"Sui conti della Lega oggi ci sono 30 mila euro - ha sottolineato Salvini - stanno sequestrando soldi che sono stati recuperati da militanti" nelle feste del Carroccio "vendendo salamelle e friggendo patatine". Per Salvini l'iniziativa del Tribunale di Genova è "in perfetto stile fascio comunista e mette fuori legge un partito che rappresenta alcune decine di migliaia di cittadini italiani". "Questo - ha concluso - è un esproprio proletario". 

"Per la scelta politica di un giudice ci sono milioni di persone che rischiano di rimanere senza voce. Sembra di essere su scherzi a parte ma è la realtà. Qui non si parla di toghe rosse ma ultrarosse". 
Lo dice il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, a Radio Padania in merito al blocco dei fondi del partito. "E' chiaro - aggiunge - che a Pontida dovremo fare delle scelte importanti ed impegnative". Quello che è successo "neanche in Turchia o in Venezuela. Pensate - continua Salvini - se l'attività del terzo partito nazionale fosse bloccata in Francia o in Germania. È una cosa che quando la racconto ai miei colleghi del parlamento Ue non ci credono. Vediamo se qualcuno avrà la dignità di correggere questo errore", aggiunge.

"Piaccia o non piaccia a questo giudice noi arriveremo a governare. Noi vinceremo e cambieremo l'Italia a partire dal sistema della giustizia che è folle. Siamo trattati peggio dei mafiosi perché facciamo paura". 


Fonte: Da la Presse del 16 settembre 2017 

domenica 8 luglio 2018

COSA NON TORNA SUI 49 MILIONI DI EURO DELLA LEGA




Lega, Franco Bechis svela la vergogna dei magistrati contro la Lega: cosa non torna sui 49 milioni di euro

Una cosa è certa: nessuno, né all' epoca di Umberto Bossi con il suo tesoriere Francesco Belsito, né in quella successiva di Roberto Maroni o in quella ancora attuale di Matteo Salvini si è preso 49 milioni di euro dalle casse della Lega e se li è messi in tasca. 
Per questo è incomprensibile l' accanimento contro la Lega da parte dei magistrati di Genova e ora pure della Corte di Cassazione che considera legittimo sequestrare qualsiasi centesimo giri da quelle parti da qui per non so quanti lustri fino a quando non si raggiungerà quella somma di 49 milioni di euro. 
Eppure secondo le varie sentenze emesse a Genova e Milano Belsito e la famiglia Bossi sono stati riconosciuti colpevoli di avere usato per sé e non per le finalità pubbliche circa un milione di euro proveniente dalle casse della Lega.

La tesi dei magistrati è che visto quel milione (sono contestati anche altri 5 milioni investiti in Tanzania e a Cipro per il reato di riciclaggio) usato in difformità dalle prescrizioni di legge, fra l' altro per comprare vestiti a Bossi, debbono essere ritenuti irregolari tutti i rendiconti della Lega di quegli anni, e quindi illegittimi tutti i finanziamenti ricevuti dallo Stato a rimborso delle spese elettorali. Per questo secondo loro andrebbero recuperati all' erario circa 50 milioni di euro, e se i padri quei soldi non hanno, bisognerà che ci pensino i figli, i nipoti e magari pure i pronipoti: le colpe ricadranno biblicamente sulle spalle delle famiglie leghiste di generazione in generazione.

Con questa idea biblica di giustizia ovviamente nessuno poi potrebbe mai tenere in vita la Lega nemmeno sotto mentite spoglie, perché i vari di livelli di giustizia italiana sembrano in questo momento coalizzati per fare fuori Salvini dal panorama politico.

SENZA PRECEDENTI

È una decisione giudiziaria senza precedenti che mette in discussione il futuro della democrazia e della politica in Italia, perché esorbita non solo dalla logica comune, ma anche da ogni pilastro dello Stato di diritto. Ad esempio mettendo sullo stesso piano ciò che proviene da finanziamenti privati e da finanziamenti pubblici alla Lega. 
Non voglio tediare con riferimenti giuridici che pure hanno un loro peso, ma provo con qualche esempio concreto: se io oggi volessi donare alla Lega mille euro miei, questi verrebbero sequestrati dai magistrati non si capisce bene a quale titolo. 
E a chi oggi storce il naso anche all' interno dei militanti del Movimento 5 stelle, imbarazzato per l' alleanza con un Salvini inseguito da pm e giudici, offro un altro esempio per capirsi: non è vero che il movimento fondato da Beppe Grillo non ha mai ricevuto un euro di finanziamento pubblico, perché ha incassato e incasserà ancora milioni di soldi pubblici attraverso i propri gruppi parlamentari e i gruppi costituiti nei consigli regionali. Con quei soldi hanno pagato iniziative politiche anche sul territorio e ad esempio tutto lo staff di comunicazione che in gran parte proveniva dalla Casaleggio e che ha svolto la sua attività ben oltre le quattro mura delle Camere.

LE DONAZIONI

Tutto consentito dalla normativa esistente, intendiamoci. Ma metti caso che anche da quelle parti ci fosse stato un piccolo Belsito, che quei soldi avesse poco alla volta utilizzato a beneficio del tutto personale. Magari qualche decina di migliaia di euro o poco più. Bene secondo la logica dei magistrati che sono a caccia di Salvini in quel caso il M5s avrebbe dovuto restituire tutti i finanziamenti pubblici ai gruppi consiliari, restituendo milioni di euro. E oggi qualsiasi loro finanziamento all' associazione Rousseau verrebbe sequestrato fino a concorrenza della cifra dovuta. Esattamente quello che sta accadendo con la Lega. 
Quindi questa enormità giudiziaria è un tema che riguarda non Salvini e la Lega, ma tutta la politica e indirettamente tutti i cittadini, perché d' ora in avanti qualsiasi magistrato potrà cancellare dalla competizione elettorale il partito o movimento che gli è venuto a noia.

C' è un modo per sfuggire a questo? Ce ne sono in teoria mille: ad esempio fare transitare eventuali donazioni verso altri soggetti giuridici sulla carta non aggredibili dai magistrati (è quel che sta facendo Salvini con le fondazioni e le associazioni territoriali indipendenti), o magari aprendo conti-sottoscrizione nelle banche di Camera e Senato con causali di volta in volta legati a singole iniziative politiche. Ma davanti all' arbitrarietà giudiziaria non c' è difesa possibile: fanno quello che vogliono comunque.

Anche l' appiglio giuridico è assai flebile, e lo dimostra chiaramente quel che al contrario è avvenuto fra Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita, e i vertici del partito dell' epoca, guidato da Francesco Rutelli. Lì per l' appropriazione indebita è stato perseguito il tesoriere, accusato alla fine di avere sottratto al partito 24 milioni di euro. E i giudici non solo non hanno ritenuto correo il partito stesso, ma hanno con decisione di Cassazione fatto restituire il maltolto alla Margherita, e non all' erario.

RATE SOSPESE

La legge attuale consente di sequestrare per irregolarità gravi al massimo un terzo dei soli fondi provenienti dal 2 per mille Irpef destinati al partito. Ma le irregolarità non sono sindacabili dalla magistratura: debbono essere contestate da una apposita commissione consultiva di revisori delle Camere. Prima di questa legge ce ne era una del governo di Mario Monti, in vigore fra il luglio 2012 e il dicembre 2013: questa in caso di irregolarità gravi di bilancio consentiva la sospensione dell' intera rata del rimborso. Ma anche qui erano i revisori delle Camere a dovere trovare l' irregolarità e segnalarla e la sospensione della rata doveva essere disposta dai presidenti delle Camere. L' avessero fatto, alla Lega non sarebbe stata erogata la rata prevista per quell' anno: 1,6 milioni di euro. In ogni caso quella sanzione è stata abrogata e quindi non esiste più nell' ordinamento italiano. 
In precedenza (legge 1999) solo i presidenti delle Camere potevano contestare irregolarità di bilancio ai partiti (sempre per motivi formali) e sospendere l' erogazione del rimborso fino a quando non fosse stata regolarizzata la mancanza. Sospendere, non revocare. Su queste basi davvero quella dei giudici alla Lega è solo una caccia all' uomo. A Salvini e a questo punto anche al governo di cui fa parte.

di Franco Bechis


Fonte: srs di Franco Bechis, da Libero.it del 5 luglio 2018  

sabato 7 luglio 2018

LEGA, IL CERCHIO MAGICO DI BOSSI ?.... LONTANISSIMO DAI MILITANTI





Cristiano Forte, ex segretario provinciale del Carroccio, scrive un'analisi sul movimento di lotta e governo. "L'entourage di Bossi poco amato dalla base, gli equilibri si sono rotti, Maroni e Calderoli furibondi".


di Cristiano Forte


Nel Carroccio le correnti non esistono. Fine dell’articolo, dunque? Proprio no, perché in questi giorni all’interno della Lega si sta realizzando unoscontro senza precedenti che vede come protagonisti da una parte il cosiddetto “Cerchio Magico”, le persone più vicine a Bossi e che lo influenzano maggiormente, e dall’altra tutti gli altri. Non si tratta di correnti perché il “Cerchio Magico” è autoreferenziale, non ha collegamenti con il territorio e la militanza, si tratta di un gruppo ristretto che influenza Bossi e gli fa prendere decisioni pilotate. Quelli che si oppongono al “Cerchio Magico”, praticamente tutti gli altri, capitanati dai colonnelli Maroni e Calderoli, hanno in comune la consapevolezza del pericolo che il “Cerchio” rappresenta per loro.

Il “Cerchio Magico”è nato dopo l’ictus che ha colpito Bossi nel 2004.
Fu subito chiaro che le condizioni fisiche e mentali di Bossi erano compromesse e che occorreva creare un cordone che permettesse alla cerchia ristretta dei fedelissimi scelti dalla moglie di Bossi,Manuela Marrone, di gestire le decisioni all’interno del Movimento. La faccia continua a mettercela Bossi, il cui carisma sulla militanza è rimasto immutato, ma le decisioni sono prese dal “Cerchio Magico”, non più da lui. Oltre alla moglie fanno parte del “Cerchio” Rosy Mauro, fondatrice del poco fortunato sindacato padano e vicepresidente del Senato, Federico Bricolo,pittoresco capogruppo al senato, Marco Reguzzoni,capogruppo alla camera, ex Presidente della provincia di Varese, genero dell’Eurodeputato Speronie più volte indicato (solitamente da se stesso) come delfino di Bossi, almeno prima dell’avvento del

“Trota”Renzo Bossi.
C’è poi Francesco Belsito,segretario amministrativo del partito. Oltre a costoro gira attorno al “Cerchio” qualche esponente più o meno marginale in cerca di protezione, elezione o nomine. 
Obiettivi del “Cerchio” sono la successione a Umberto Bossi,che per la moglie ha come unico erede possibile il figlioRenzo “Trota”, e la gestione di più prosaiche attività politiche e parapolitiche: candidature, nomine in posti di governo e sottogoverno, limitazione dell’invadenza dei colonnelli Maroni e Calderoli. Il tutto gestito con la delicatezza di un elefante in cristalleria: uno dei primi esempi fu, con Bossi ancora in ospedale, la nomina del primogenito Riccardo Bossie del fratello Franco Bossia portaborse in europarlamento con ricchi emolumenti, per non parlare della candidatura del “Trota” in regione Lombardia e, più di recente, la nomina sempre del “Trota” a responsabile dei media Padani; esempi clamorosi fra i tanti, che fanno capire l’incuranza da parte del “Cerchio Magico” di decisioni che stridono fortemente con il sentimento della militanza e coinvolgono la Lega in evitabilissime polemiche.

Il “Cerchio Magico” rappresenta da sempre un problema per i colonnelli, ma anche per la militanza che non capisce le ragioni di decisioni apparentemente assurde. Veniva tollerato sulla base di alcune considerazioni: 1) La successione di Bossi è ancora lontana e comunque il problema del “Trota” non si porrà, essendo evidente la sua inadeguatezza. 2) Il “Cerchio” garantiva comunque la gestibilità di Bossi, tanto più che i colonnelli erano riusciti a ritagliarsi propri spazi d’autonomia. Pensiamo a Maroni Ministro dell’Interno, che ha ricevuto attestati di stima anche dalle opposizioni, ma anche a Calderoli, formalmente Ministro per la Semplificazione ma che di fatto fa il Ministro per le Riforme al posto di un Bossi che non sarebbe in grado di gestire tale incarico. Senza dimenticarsi del poco visibile ma potentissimo Giorgetti, “mente economica” della Lega e dominus delle più importanti nomine spettanti al Carroccio, per finire, in Veneto, con il maroniano Tosi, il sindaco di Verona i cui uomini stanno vincendo a man bassa tutti i congressi provinciali veneti. In cambio il “Cerchio” gestiva un certo numero di nomine in enti vari, ma anche candidature e promozioni. Un esempio è quello di Reguzzoni, nominato poco più di un anno fa capogruppo alla camera contro il volere della stragrande maggioranza dei deputati leghisti che avrebbero voluto Stucchi. Oppure Rosy Mauro, nominata commissario della Lega in Emilia Romagna e in Liguria, territori comunque marginali.

Gli equilibri si sono rotti nella settimana che ha preceduto l’ultima Pontida, quando c’è stato il tentativo da parte del “Cerchio” di commissariare la Lombardia, scalzando Giorgetti da Segretario e nominando commissario Rosy Mauro, con l’obiettivo finale di aprire la strada della Segreteria lombarda a Marco Reguzzoni che nessuno, a parte il “Cerchio”, vuole. Questo ha innescato la furibonda reazione dei colonnelli ma anche di esponenti di secondo piano del Carroccio, sulla base di due considerazioni: la prima è che se questa azione riuscisse il “Cerchio” avrebbe annientato il potere di chiunque altro all’interno del Movimento, la seconda è che un atto di questo genere significherebbe la rivolta di una parte consistente della Militanza che, con i voti in caduta libera, rappresenta attualmente il patrimonio più prezioso della Lega; infatti Rosy Mauro è a malapena tollerata dai militanti (stare in mezzo al pubblico ed ascoltare gli irriferibili commenti quando prende in mano il microfono ai comizi renderebbe l’idea), e anche Reguzzoni non gode di grandi simpatie tra la base. 
Senza dimenticare che il “Cerchio” segue una linea di fedeltà assoluta al PDL, proprio il contrario del sentimento dominante oggi tra i militanti.

Il “Cerchio” ha raggiunto l’involontario obiettivo di compattare i colonnelli: Maroni e Calderoli fino a qualche mese fa qualche frecciatina se la lanciavano, in attesa dello scontro finale per la successione, pensiamo a Calderoli grande sostenitore ed amico di Tremonti, che è il più accreditato rivale di Maroni per la successione a Berlusconi alla Presidenza del Consiglio. Ma ricordiamo anche che Maroni ha preso pubblicamente le distanze dall’operazione, ideata da Calderoli, che ha portato alla nomina a ministro di Aldo Brancher, con l’unico obiettivo di sottrarlo ai processi che lo vedono accusato per scandali che rischiano di coinvolgere anche la Lega (operazione poi resa inefficace dal Presidente della repubblica). Oggi invece tra i colonnelli regna una grande armonia, in attesa di riprendere a scannarsi con rinnovata vigoria quando (e se) il “Cerchio” sarà ridimensionato.

Sembra che momentaneamente la levata di scudi contro il “Cerchio”abbia segnato un punto a favore dei colonnelli, lo dimostrerebbe la mancata destituzione di Giorgetti e l’imminente sostituzione di Reguzzoni con Stucchi come capogruppo alla Camera. Ma nelle prossime settimane se ne vedranno delle belle, anche perché si sta sgretolando il velo di riservatezza che ha sempre contraddistinto le contrapposizioni interne della Lega, ed è prevedibile che tra “cerchio” e colonnelli lo scontro sarà, politicamente parlando, all’ultimo sangue.

Fonte: srs di Cristiano Forte, da BERGAMONEWES  del 23 giugno 2011 


venerdì 6 luglio 2018

1877, IL SINDACO DI LONGARE A CHI VOLEVA EMIGRARE IN AMERICA: SARETE TRATTATI COME SCHIAVI




Il 24 maggio 1877 il conte Alvise Da Schio sindaco del Comune di Longare fece stampare un manifesto “Diretto a chi avesse intenzione di emigrare per l’America”.

Il Sindaco, con un linguaggio diretto e schietto, venuto a conoscenza che ci sono diversi “intenzionati di emigrare per l’America” fa presente ai suoi concittadini che il passaporto può essere rilasciato a chi si dimostra in grado di sostenere le spese di viaggio, a chi essendo in possesso di congedo illimitato possa provare di avere in quelle terre dei parenti, e a chi, “essendo soggetti alla Leva il Sindaco avesse la morale certezza che in caso di chiamata si disponessero a tosto rimpatriare”.

Oltre a questo il Sindaco “si sente in dovere di far conoscere a chi avrebbe intenzione di emigrare per l’America che invece della fortuna in questo caso andrebbe incontro alla sua totale rovina”.

E ancora: “La maggior parte degli emigranti non sanno neppure ove sia l’America e perciò chi scrive si fa sollecito ad indicargliela. Essa è lontana circa due mesi da qui e per arrivarvi bisogna attraversare l’Oceano … è quasi impossibile che non muoja per viaggio qualcheduno… E tutto questo perché? Per andar lavorar la terra in paesi sconosciuti, senza conoscere la lingua e sotto a 40 gradi di calore”

 “Il vostro Sindaco vi avverte che quando arriverete in America sarete trattati come schiavi, non avrete più i mezzi per ritornare né troverete alcuno che vi presti un soldo per rimpatriare colla vostra famiglia”.

E così concludeva l’appello-manifesto:

 “Ora fate quello che vi pare e piace: il Sindaco ha voluto soltanto dimostrarvi come stanno le cose onde quando vi troverete la nella più squallida miseria non possiate dire: IL SINDACO DOVEVA FARCI AVVERTITI.” (il maiuscolo neretto è nel manifesto originale). 

Dopo l’annessione del Veneto all’Italia avvenuta il 21-22 ottobre 1866 attraverso un plebiscito-truffa, la nostra Terra venne a trovarsi in una situazione di fame, miseria e disperazione come mai nella nostra storia: ai veneti non restò che emigrare, paesi interi partirono in cerca di fortuna verso la Merica, abbindolati da truffatori che reclutavano la nostra gente promettendo loro di portarli nel paese della cuccagna, dove si potevano fare anche due-tre raccolti all’anno.

La realtà era invece drammaticamente diversa: furono chiamati a sostituire gli schiavi (proprio in quegli anni c’era stata nel Brasile una legge che aboliva la schiavitù) e quando arrivarono trovarono una situazione ancora più tragica di quella che avevano lasciato e solo dopo sacrifici inenarrabili riuscirono a costruire condizioni minime di esistenza.

Una situazione che, per certi versi, si ripropone oggi nell’Africa, attraversata da criminali senza scrupoli che promettono mare e monti, sapendo bene che nella vecchia Europa non c’è e non ci può essere spazio per tutti, spingendo tanta gente che ha fatto sacrifici inenarrabili a viaggi della speranza che quando va bene si concludono con misere esistenze. 

E allora perché a fianco di serie campagne di cooperazione, non incominciare a coinvolgere le autorità civili, religiose, sociali, economiche, militari dei paesi africani in una seria campagna di informazione ? L’Europa NON è quella ammiccante della pubblicità televisiva, purtroppo, l’Europa può diventare un incubo come quello che stanno vivendo tanti sfruttati o i baraccati di Ventimiglia o di Calais e questo le autorità africane dovrebbero spiegarlo alla loro gente, in modo che non possano dire: IL SINDACO DOVEVA FARCI AVVERTITI


Ettore Beggiato


Fonte: srs  di Ettore Beggiato  , da Vicenza Più del 29 giugno 2018

giovedì 5 luglio 2018

WIKIPEDIA OSCURA TUTTE LE PAGINE DELL'ENCICLOPEDIA.




Wikipedia: Comunicato 3 luglio 2018

Cara lettrice, caro lettore,

Il 5 luglio 2018 il Parlamento europeo in seduta plenaria deciderà se accelerare l'approvazione della direttiva sul copyright. Tale direttiva, se promulgata, limiterà significativamente la libertà di Internet.

Anziché aggiornare le leggi sul diritto d'autore in Europa per promuovere la partecipazione di tutti alla società dell'informazione, essa minaccia la libertà online e crea ostacoli all'accesso alla Rete imponendo nuove barriere, filtri e restrizioni. Se la proposta fosse approvata, potrebbe essere impossibilecondividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo su un motore di ricerca. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere.

La proposta ha già incontrato la ferma disapprovazione di oltre 70 studiosi informatici, tra i quali il creatore del web Tim Berners-Lee (qui), 169 accademici (qui), 145 organizzazioni operanti nei campi dei diritti umani, libertà di stampa, ricerca scientifica e industria informatica (qui) e di Wikimedia Foundation (qui).

Per questi motivi, la comunità italiana di Wikipedia ha deciso di oscurare tutte le pagine dell'enciclopedia. Vogliamo poter continuare a offrire un'enciclopedia libera, aperta, collaborativa e con contenuti verificabili. Chiediamo perciò a tutti i deputati del Parlamento europeo di respingere l'attuale testo della direttiva e di riaprire la discussione vagliando le tante proposte delle associazioni Wikimedia, a partire dall'abolizione degli artt. 11 e 13, nonché l'estensione della libertà di panorama a tutta l'UE e la protezione del pubblico dominio.


La comunità italiana di Wikipedia


Fonte: Wikipedia del 3 luglio 2018 



mercoledì 4 luglio 2018

BORSELLINO È STATO UCCISO DALLO STATO ITALIANO E NON DA COSA NOSTRA: LIBRI DI STORIA DA RISCRIVERE!




di Massimo Costa 

Noi l'abbiamo detto sempre, l'abbiamo saputo sempre. La differenza tra Cosa Nostra e le altre organizzazioni criminali (come quelle del Sud, tipo Ndrangheta etc.) è la stessa che c'è tra corsari e pirati.  I primi, oltre che per sé, lavorano per uno stato. 
Cosa Nostra, sin dalla sua nascita ufficiale (1860, sbarco di Garibaldi) è stata uno strumento dello Stato italiano per tenere sottomessa la Sicilia. Certo, Garibaldi trovò queste consorterie proto-mafiose, non le creò certo lui. E dobbiamo all'ottusità borbonica e al caos del regime poliziesco duosiciliano, l'incapacità di sostituire l'ordine feudale con quello di uno stato moderno. I Borbone impedirono la nascita di uno Stato siciliano moderno, e - nel caos - nacquero quelle consorterie che poi dovevano diventare la mafia.

Però il salto politico, il vero battesimo, è stato con lo sbarco delle "Camicie Rosse". Lì, e solo lì, la mafia diventa un'istituzione riconoscibile e - pochi anni dopo - dal 1876, con l'avvento della "sinistra" al potere, la mafia entra nelle istituzioni dalla porta principale. 
Da quel momento stato italiano e mafia sono due facce della stessa medaglia, nonostante si reciti la sceneggiata ipocrita dello Stato che lotta una "organizzazione criminale SICILIANA". 
Da allora la mafia è stata appiccicata alla pelle dei Siciliani come marchio d'infamia, come pretesto per spossessarli di ogni diritto politico ed economico e trattarli da sudditi. Anche durante la parentesi fascista, che non poteva tollerare questa intermediazione, più che di una lotta alla mafia si può parlare di un suo tentativo di superamento inquadrandola stabilmente nel PNF e nella Milizia.

Con gli americani, però, il tentativo è interrotto. Cosa Nostra ritorna alla grande a fare il "lavoro sporco" per conto dello Stato, di cui è rimasta sempre alle dipendenze. A cominciare da Portella della Ginestra. Se, però, nel primo Dopoguerra era ai margini, una volta sedato l'ultimo autonomismo (1960) con i governi di Centro-Sinistra la mafia praticamente siede a Palazzo d'Orléans, è il suo trionfo assoluto, ma sempre per conto dello Stato.
Chi tenta timidamente di scuoterne il giogo, come Mattarella, viene semplicemente fatto fuori (1980).

La mafia è lo stato, e lo stato è mafioso. Il mio è un giudizio storico prima ancora che penale. Ai vertici naturalmente, mentre alla base lo Stato, disponeva di poliziotti, giudici, funzionari, che pagavano la loro fedeltà a uno stato infedele con la vita.

A un certo punto questo rapporto entra in crisi. Nell'era della globalizzazione lo Stato non ha più bisogno della mafia per tenere in catene la Sicilia e deve progressivamente sbarazzarsi di tutti i testimoni scomodi di questo accordo.
Da un certo punto in poi, la Sicilia non si saccheggia più per mezzo della mafia, ma con l'aiuto di una nuova mafia, in colletto bianco, la mafia dell'"antimafia".
Se Falcone è l'ultimo omicidio eccellente di mafia, ordinato però dall'esterno come tutti gli altri "eccellenti", Mattarella, La Torre e Dalla Chiesa inclusi, con Borsellino non c'è più tempo da perdere.

Borsellino sapeva. Sapeva da chi e perché era stato ucciso Falcone. E a breve avrebbe parlato. Non c'era tempo di commissionare alla solita mafia il solito omicidio eccellente per allontanare i sospetti dai veri mandanti.

Nella premura si organizza un attentato direttamente. Vero terrorismo di stato. E poi, per cancellare le tracce, si depista, si depista, si depista.
Da allora il rapporto tra Stato e Cosa nostra si va allentando, si logora, e forse ora non c'è più. 

La Sicilia da sé emargina Cosa Nostra, in crisi ormai irreversibile.
Ma resta la bugia storica. La mistificazione di una "Sicilia mafiosa" da un lato, e di uno "Stato sceriffo buono" dall'altro. Questa "verità" storica è falsa. Ed è ora di dire le cose come stanno.

La mafia non è mai stata cosa "nostra".E ora si riscrivano i libri di storia, e si dica la verità: per un secolo e mezzo l'Italia ha tenuto in catene la Sicilia per mezzo di un'organizzazione criminale chiamata "Cosa Nostra", facendo ricadere la responsabilità della sua presenza sulla vittima stessa, per criminalizzarla e depredarla meglio.

Questa è la verità, non le balle che si raccontano ai ragazzi sulle "navi della legalità" e nelle "carovane antimafia".


Fonte: srs di Massimo Costa, Siciliani Liberi  del 1 luglio 2018 

martedì 3 luglio 2018

NASCE SOS CHRÉTIÉNS D'ORIENT ANCHE IN ITALIA: INTERVISTA A SEBASTIANO CAPUTO

Sebastiano Caputo, responsabile di SOS Chrétiéns d'Orient in Italia: i bisogni dei Cristiani sono molto diversi in tutta la Regione



di Edward Pentin*, National Catholic Register

traduzione: Gb.P.

Molti cristiani hanno lasciato l'Iraq e altri vogliono andarsene, a causa di conflitti apparentemente perpetui, instabilità e mancanza di posti di lavoro. 
Ma in Siria la situazione è molto diversa, e la ragione è da attribuire principalmente al presidente Bashar Assad che garantisce la sopravvivenza dei Cristiani.  "Se ci fosse un cambio di regime in Siria", avverte Sebastiano Caputo, a capo di SOS Chrétiéns d'Orient in Italia, un ente umanitario cattolico, "i Cristiani se ne andranno, come hanno fatto in Iraq". "Ecco perché" aggiunge," è molto importante offrire un aiuto umanitario, ma allo stesso tempo rendere consapevole la gente in Occidente sulla loro situazione, e portare il loro messaggio ai nostri paesi".

Recentemente, Caputo ha contribuito a creare una filiale italiana dell'ente benefico che è cresciuto rapidamente da quando è stata fondato da un gruppo di giovani Cattolici Francesi nel 2013. Ora ha oltre 1.400 volontari che lavorano in cinque Paesi. 
In questa intervista rilasciata al National Catholic Register a Roma il mese scorso, Caputo ha chiarito meglio il lavoro di SOS Chrétiéns d'Orient, su come i bisogni dei Cristiani variano ampiamente in Medio Oriente e perché SOS Chrétiéns d'Orient potrebbe, a un certo punto, anche indirizzare il suo aiuto ai Cristiani in Occidente, dove dice che la persecuzione è "psicologica" piuttosto che fisica.

SOS Chrétiéns d'Orient si è espansa ora in Italia. Come è successo, e come sei stato coinvolto?

Sono un giornalista. Lavoro per Il quotidiano italiano "Il Giornale" e la Treccani, un'enciclopedia in cui ho scritto sulla politica estera e le relazioni tra stati, con particolare attenzione al Medio Oriente. Quindi ho viaggiato molto negli ultimi tre anni. Quando ero a Damasco nel 2015 - a settembre, durante una conferenza - ero con il capo della missione di SOS Chrétiéns in Siria. L'ho conosciuto durante tutto il viaggio che ho fatto in Medio Oriente: Egitto, Libano, Iraq e Siria. Ho visto come questa associazione ha lavorato con i Cristiani in Medio Oriente. Così, quando sono tornato in Italia il mese scorso, ho chiamato Charles De Meyer e Benjamin Blanchard, fondatori della SOS Chrétiéns d'Orient con sede a Parigi, e ho chiesto se Parigi fosse interessata a creare un ufficio di rappresentanza a Roma.

Come hanno reagito?

Ne sono stati molto contenti perché Roma è la città del Vaticano e l'Italia è un paese nel mezzo del Mediterraneo ed ha un'importante cultura mediterranea. Quindi mi hanno aiutato a creare questo ufficio. Il 26 aprile, il co-fondatore di SOS, Charles De Meyer, è venuto a Roma e abbiamo tenuto una conferenza stampa per presentare i membri italiani. C'erano circa 100 persone interessate all'iniziativa. 
Ora l'obiettivo è quello di inviare una squadra di 10 volontari italiani per unirsi alle missioni francesi in tutto il Medio Oriente dove è presente "SOS". In secondo luogo, l'obiettivo è lavorare per costruire una rete per i donatori, perché "SOS" lavora solo con donazioni di privati. Raccolgono donazioni e i volontari cercano donazioni sul campo. Quindi è molto trasparente: fa bene ai donatori, ma anche ai volontari. Sono occidentali e molto giovani, stanchi di non fare nulla per aiutare chi è nel bisogno, quindi queste persone vanno in questi Paesi dove i Cristiani affrontano una situazione difficile, la guerra principalmente, ma non solo.

Il termine "persecuzione cristiana" è troppo generico?

Sì, è molto semplice parlare di persecuzione cristiana, ma tutti i paesi sono diversi: alcuni soffrono per guerra e discriminazione, ma il Libano è un paese multiconfessionale. In Iraq, il problema sussisteva durante l'occupazione di Daesh (ISIS). La maggior parte dei Cristiani ha lasciato la Piana di Ninive, ma in Siria i Cristiani hanno una buona posizione sociale. La cosa buona di SOS [i volontari] è che quando vanno in un Paese, rispettano quella società e cercano di non mettere i Cristiani in pericolo. Rispettano la società e la società multiconfessionale. Lavorano per la sopravvivenza di una società multietnica e multiconfessionale.

Anche alcuni Musulmani lavorano con SOS, giusto?

Sì, quando lavorano con la popolazione locale, è spesso con i Cristiani, ma anche con i Musulmani, per esempio in Siria e in altri Paesi musulmani, quindi non trovano discriminazione. Rispettano tutte le persone lì, e questa è una buona cosa.

Che aiuto pratico date, per esempio, in Iraq piuttosto che in Siria?

Una parte è il lavoro umanitario: diamo cibo alle persone e aiutiamo altre comunità cristiane a ricostruire chiese, scuole o ospedali o sostenere progetti come gli scout. E quando ricostruiscono ospedali e scuole, non è solo per i Cristiani, ma per tutta la popolazione. Non chiediamo loro se sono battezzati. Le differenze tra Iraq e Siria non sono notevoli, poiché entrambi i Paesi sono stati in guerra con Daesh. 
Quindi si trattava più di aiuti di emergenza, cibo e acqua, mentre in Egitto e Libano, che non sono in guerra, offriamo aiuto per insegnare l'Inglese e il Francese ai giovani, o semplicemente viviamo insieme a loro. È importante che essi sappiano che l'Occidente è con loro, è importante che ci conosciamo reciprocamente e loro sentano la nostra presenza lì.

I cristiani in Iraq e in Siria vogliono restare?

Questa è una domanda molto importante perché l'Iraq ha vissuto la guerra fin dal 2003. Molti hanno sempre e solo conosciuto la guerra e non sanno cosa sia la pace, quindi vogliono andarsene perché oramai non hanno più un passato. In Siria è diverso. Hanno avuto la guerra per otto anni, ma prima, la società era molto tollerante, multiconfessionale e pacifica. Quindi le persone hanno un ricordo di come era la vita prima della guerra e vogliono restarvi. Perciò è completamente diverso: tutti i cristiani Irakeni vogliono andarsene, mentre in Siria la maggior parte dei cristiani vuole restare. Ciò è molto interessante. L'ho notato quando sono stato in Siria. Prima e durante la guerra, essi hanno sempre avuto un buon rapporto con il governo e il governo rispetta le comunità cristiane.

Finché il presidente Bashar Assad è al potere, vorranno restare?

Sì, per otto anni hanno cercato di trasmettere un messaggio al mondo occidentale: cioè che se ci fosse un cambio di regime in Siria, i Cristiani se ne andrebbero, come hanno fatto in Iraq. Ecco perché è molto importante offrire loro aiuto umanitario, ma allo stesso tempo rendere consapevole la gente in Occidente della loro situazione e inviare il loro messaggio ai nostri Paesi.

Pensi che i Cristiani torneranno in Iraq?

Difficile a dirsi. Per anni, i cristiani sono diminuiti in gran numero, una caduta pazzesca. Inoltre, tutti i Cristiani che incontro lì vogliono andarsene. Quando andai in una casa di Cristiani, chiedemmo loro di cosa avevano bisogno. Tutti hanno detto: "Abbiamo bisogno di un biglietto aereo per partire", ma la missione di SOS è di aiutarli a rimanere, a non partire. Penso a Benedetto XVI°, che ha dato un principio importante: tutti hanno il diritto di vivere nel loro Paese perché è il loro Paese.

I Cristiani iracheni continueranno ad andarsene finché non avranno un capo che protegge i Cristiani?

Sì. La loro società è completamente diversa dalla nostra società; dobbiamo rispettare che la loro è una società tribale. Per le società tradizionali, la religione è molto importante per tutti; la cultura del leader è molto importante. Ecco perché è importante innanzitutto rispettare questo: anche la volontà delle persone e il leader che loro vogliono.

Vorresti che i giovani americani iniziassero un SOS negli Stati Uniti?

Sì, naturalmente. Ora stiamo costruendo un ufficio qui a Roma, ma forse in futuro altri Paesi potrebbero costruire qualcosa di simile, in modo che tutti i Paesi abbiano l'opportunità di fare volontariato e inviare denaro a queste persone. Sono cose importanti, e magari networking (fare rete), contatto e ascolto delle opinioni degli altri e conferenze nel Paese, incluse. Abbiamo molti problemi da affrontare.

Ritieni che anche in Occidente i Cristiani siano minacciati? Parliamo di Cristiani perseguitati in Medio Oriente, ma dovrebbe esserci anche un SOS Chrétiéns anche in Occidente?

Sì, naturalmente; lo spero, perché a volte parliamo dei Cristiani perseguitati in Medio Oriente, ma questa persecuzione è fisica. Nel mondo occidentale, è psicologica, morale e anche una persecuzione da parte dello Stato. È anche contro i simboli: vietare la croce, gli attacchi contro la famiglia. Quindi è molto importante lavorare insieme. E penso che i Cristiani in Oriente possano aiutare i Cristiani in Occidente a migliorare e viceversa, perché l'Occidente non è più cattolico o cristiano culturalmente parlando; siamo una minoranza. Le ideologie dell'Occidente sono il capitalismo, il consumismo e l'edonismo. 
I giovani che fanno volontariato in Medio Oriente sono spesso cattolici tradizionali, e questo può aiutare molto: l'interazione tra culture per riscoprire la nostra identità.

*Edward Pentin è il corrispondente del National Catholic Register di Roma.

http://www.ncregister.com/daily-news/aid-worker-persecuted-christians-in-middle-east-continue-to-need-aid-suppor

Chi volesse partire come volontario può richiedere il modulo a :
roma@soschretiensdorient.fr


Fonte: pubblicato da  ORA PRO SIRIA del  24 giugno 2018 

sabato 30 giugno 2018

2013, BERGOGLIO IMPUGNA IL TELEFONO E PARTE MARE NOSTRUM: LE RIVELAZIONI




L’operazione Mare nostrumè la missione di “salvataggio” gestita nel 2013-2014 dalla marina e dall’aeronautica italiana, sostituita poi dall’operazione Frontex a responsabilità europea. 

Considerata un aiuto al traffico di esseri umani, è una trovata del governo comunista di Roma guidato allora da Enrico Letta. Ma, secondo Marco Tosatti(un vaticanista dalle formidabili fonti nei “luoghi giusti” della Santa Sede), il vero ispiratore della nefandezza fu Bergoglio. L’informazione proviene da un alto funzionario, oggi in pensione, del ministero degli Interni: nell’ottobre 2013 il papa avrebbe telefonato al premier sollecitando un intervento dell’Italia. 

Scrive il vaticanista:
Come è noto, la pressione migratoria eccezionale che l’Europa e, in particolare, l’Italia stanno vivendo ha avuto origine tra i mesi di ottobre e novembre 2013 quando, a seguito del naufragio di una barca carica di clandestini al largo di Lampedusa, l’Italia decise unilateralmente di varare l’Operazione Mare Nostrum allo scopo di raccogliere in mare quanti più migranti possibile, portarli sul territorio nazionale, far fare a tutti la domanda di asilo e trattarli, anziché come clandestini, come richiedenti asilo e, di fatto, come veri e propri profughi.

La questione, oltre a comportare la violazione del diritto interno, internazionale e consuetudinario (tra l’altro – caso unico al mondo – la Marina Militare italiana si spinse addirittura in acque interne di uno Stato straniero), funse da moltiplicatore delle partenze dall’Africa, delle quali è tuttora un palese incentivo, e si tradusse in una collusione di fatto con i trafficanti di esseri umani, che da allora si arricchiscono ancor più, con cifre stimate superiori al traffico di stupefacenti.

Ora un alto funzionario dello Stato, rievocando l’origine di Mare Nostrum, rivela: 
“C’era il Governo Letta in cattive acque. Arrivò una telefonata dal Papa. Perché, secondo lei, appena ho potuto sono andato via?”.


Fonte: da etnie  del 18 giugno 2018-06-24

giovedì 28 giugno 2018

LE BALLE SULL’EVASIONE FISCALE


Un nostro lettore, ex finanziere, mi scrive questa bella lettera, che in realtà è un favoloso commento contro la retorica della lotta all’evasione. Che tutti i governi vogliono combattere. Dovrebbe in realtà combattere contro se stessi: sono delle bestie che si alimentano delle nostre risorse, e ne vogliono sempre di più. A loro non basta mai. Ecco i numeri.

Lettera di Marco G. M.





Ho passato il mezzo secolo da un po’ e da quando sono in età da ragione sento parlare di evasione fiscale. Anzi, l’evasione è il mantra cui si danno tutte le colpe di ogni male di questo Paese. 
Ci ho creduto anche io talmente tanto che da giovane entrai in Guardia di Finanza con brillante concorso, convinto, come ogni buon italico, dell’assioma se pagassero tutti pagheremmo meno. Certo, osservare ciò che è accaduto in RAI, canone in bolletta, 256 milioni in più incassati nel solo 2016, rinuncia a tutti i grandi eventi sportivi eppure chiusura al pelo del pareggio nel 2017 mentre massicci attivi soddisfano i concorrenti, porrebbe dubbi a chiunque ma transeat.

Tempo fa mi capita per le mani un documento della CGIA di Mestre in cui si dice, dati del ministero, che nel 1997,  56 milioni di italiani soddisfacevano le richieste dello stato versandogli 457 miliardi di euro (in lire). 
A maggio dello stesso anno, La Repubblica pubblica uno studio del SECIT della GdF che stima l’evasione a 129 miliardi di euro (in lire) e, in buona sostanza, le si dà la colpa perfino del cambiamento climatico.

Ad una mente semplice come la mia viene rapido un calcolo: 457+129, con 586 miliardi di euro saremo la Svizzera. Persevero al bar come sostenitore del pagar tutti pagar meno.
Purtroppo scopro che, appena 17 anni dopo, senza tanto baccano, lo Stato è passato ad incassarne ben 698. E parliamo di incasso, non di stime. Eppure, nel 2014, non solo non siamo la Svizzera ma anzi. Ospedali e tribunali sono stati chiusi per risparmiare. Lo Stato si ritira ovunque.

Tanto per fare un esempio a me vicino, tra Sestri Levante e Genova tra il 1997 ed il 2014 hanno praticamente chiuso sei ospedali, un tempo tutti operativi, oggi ridotti a poco più di ambulatori, ed un intero tribunale.

La domanda sorgerebbe spontanea: ma non ve ne servivano 586 per farci vivere tra mucche, pascoli, yodel e cucù? Ora non ve ne bastano 698? No. Anzi. 
Sempre a Maggio (La Repubblica a Maggio, periodo di dichiarazioni, ha una particolare sensibilità per l’evasione) del 2014 ci propone una nuova sparata, questa volta dell’ex ministro Vincenzo Visco, che stima l’evasione in 150 miliardi. Come 150? Erano 129. Ne avete persi altri 21? Eppure, nel mentre, siamo entrati nel regime di polizia fiscale che ci rende unici al mondo. Norme retroattive, conti correnti aperti, limite del contante, solve et repete.

Insomma: tutto ciò che agenzia delle entrate ha chiesto ha ottenuto ed il risultato sarebbe ulteriori 21 miliardi di evasione? Parfait, direbbe Macron. 
Quindi ve ne servono 698+150 per fare finalmente di noi la Svizzera? Guarda caso sono proprio 848 cioè, euro più euro meno, quelli previsti da Padoan per il 2019. Insomma, nel 2019 Emmental per tutti. O per chi ci crede. 
Anche perché Repubblica insiste seppur rientrando in una stima ecumenica di evasione di 132 miliardi.

Io, mente semplice, comincio a pensare di essere stato preso in giro tutto questo tempo e che l’unico risultato ottenuto sia stato un raddoppio secco, in ventidue anni, del trasferimento di risorse dal privato al pubblico, una limitazione delle libertà personali che nemmeno regimi totalitari avevano mai immaginato e che lo Stato, quello buono, quand’anche sia mai esistito, se ne è andato portandosi via la cassa.

Con buona pace dell’evasione.

Fonti:


Fonte: da Nicola Porro del 27 giugno 2018-06-24
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