domenica 9 giugno 2013

MARANO DI VALPOLICELLA. IL TEMPIO DI MINERVA, UN TESORO RITROVATO


Uno dei muri perimetrali del tempio venuti alla luce sul monte Castelon


MARANO DI VERONA. Studiosi da tutta Italia a confronto sui risultati di sei anni di ricerca e due campagne di scavi che hanno portato alla luce preziosi reperti. Gli esperti non hanno dubbi: il monte Castelon è fra i «top sites» dell´archeologia veneta e vanta anche frammenti di decorazioni in stile pompeiano

Tanti misteri ancora da svelare sulle pendici del Monte Castelon. Il Tempio di Minerva fa ancora parlare di sé e questa volta diventa protagonista di un convegno, che si è svolto nella chiesa di Santa Maria Valverde, presenti esperti arrivati da tutta Italia, scortati dalla Protezione civile fin sulle pendici del Castelon, dove sorgeva il famoso santuario.


In discussione i risultati delle campagne di scavo, ma anche i tanti punti interrogativi e le ipotesi aperte su un luogo di grande interesse archeologico e di grande complessità scientifica.
Il Tempio di Minerva, che sorge alle pendici del Castelon di Marano, a pochi passi dalla chiesetta romanica dove si è svolto il convegno, nasconde ancora molti segreti. Quel che è certo è l´inestimabile valore del luogo.




«Su questo colle ci sono quattromila anni di storia, senza soluzione di continuità, legata all´abitato di Marano di Valpolicella», ha spiegato il sindaco Simone Venturini, sottolineando come questo percorso, che ha avuto inizio nel 2007, dovrebbe portare alla creazione di un Parco archeologico.

Il sito del monte Castelon è infatti considerato dalla Soprintendenza ai beni archeologici del Veneto, rappresentata da Vincenzo Tinè, uno dei nuovissimi «top sites dell´archeologia veneta, un contesto vocato ad attrarre turisti per l´associazione tra interesse scientifico e suggestione ambientale».




LA SCOPERTA. Sei anni di ricerca e due campagne di scavo hanno prodotto la scoperta del Tempio di Minerva, un «fanum» cioè un santuario extraurbano votato al culto della dea romana, che racchiude al suo interno tre importanti stratificazioni di fasi storiche: un tempio di età imperiale, uno di età tardo-repubblicana e un rogo votivo dell´età del ferro.




«L´area del monte Castelon conserva tracce della presenza dell´uomo fin dall´epoca preistorica», ha detto l´archeologo della Soprintendenza del Veneto, Luciano Salzani. Storicamente legata alla comunità degli Arusnates, la Valpolicella presenta tracce di insediamenti in più aree (ad esempio San Giorgio Ingannapoltron, Castelrotto).
«Il sito del monte Castelon nasconde un´area protostorica sotto i muri del tempio romano, un rogo votivo datato tra il VI e il II secolo a.C., a cui appartengono il ritrovamento di settanta anelli votivi e due frammenti ceramici simili ad una tazza e ad una brocca», ha continuato Salzani.

Al rogo votivo succede qualche secolo dopo il tempio di età tardo repubblicana, di cui non si hanno moltissime tracce della struttura muraria, quasi interamente distrutta dal cantiere del tempio successivo di età imperiale.


«Ciò che testimonia la grandezza del tempio di Marano è la presenza di frammenti di decorazione muraria riconducibili al I stile pompeiano, una tecnica pittorica molto curata e di ottima fattura presente nei più grandi siti archeologici del bacino del Mediterraneo, tra cui Pompei ed Ercolano», ha spiegato Brunella Bruno, del Nucleo Operativo di Verona, che ha coordinato l´intero progetto di scavo. Data l´importanza della tecnica decorativa è ancora da svelare la natura della committenza, che certamente apparteneva ad un élite e poteva riunire le migliori maestranze dell´epoca.




IL TEMPIO DI ETÀ IMPERIALE. Sulle strutture del tempio repubblicano intorno al I secolo d.C. si impianta il cantiere di un grande luogo di culto, più ampio del precedente, istituito da un collegio di quattro «curatores fanorum», che lo amministravano con una cassa comune, la pecunia fanatica. Il nuovo Tempio di Minerva ha struttura quadrangolare, circondato da tre gallerie e addossato alla parete di roccia di tufo. Il cuore della vita del tempio era la cella centrale che si innalzava rispetto alle gallerie e che dava alla struttura la forma tipica dei templi pagani di tradizione celtica.



«La particolarità di questa struttura su modello germanico ha destato l´interesse dei colleghi del College de France che mi hanno chiamato a Parigi qualche mese fa ad esporre la scoperta», ha aggiunto Bruno Monili, cocci e monete sono stati rinvenuti tra le mura del Tempio di Minerva.
«Le monete di argento e bronzo, quattro di età repubblicana e quarantasei monete imperiali, testimoniano il passaggio delle varie epoche storiche e lasciano l´interrogativo aperto circa la datazione della fine del tempio, probabile intorno al V secolo d.C.», ha ricordato Antonella Arzone, del Coordinamento direzione Musei d´arte e monumenti del Comune di Verona.

Dunque, ancora tanti punti interrogativi: qual´era il culto legato al tempio? Venivano attribuite all´acqua proprietà terapeutiche? In che modo ha avuto fine la vita del tempio? A queste e molte altre domande si cerca risposta nel prossimo futuro.


UN MISTERO
FRA STORIA
E LEGGENDA




Sulle pendici del Castelon si scava dal 2007 alla ricerca del Tempio di Minerva. Fin dal primo saggio, condotto per volontà del sindaco di Marano, sono stati rinvenuti i primi resti di muratura e pavimentazione di un tempio pagano. A fine 2010 è iniziata la campagna di scavo con il supporto della Soprintendenza ai beni archeologici e della Società archeologica padana.
 Il primo interrogativo è stato: dove scavare? La campagna si è avvalsa delle indicazioni dell´illustre archeologo ottocentesco Girolamo Orti Manara, che nel 1835 aveva rivenuto sul Castelon i resti del tempio di età romana e aveva corredato la scoperta con i disegni del pittore mantovano Razzetti. Dieci epigrafi con dediche ex voto recanti il nome della dea Minerva non lasciarono dubbio sulla natura del luogo.
Da allora del tempio si persero le tracce, sepolto dai terrazzamenti di ciliegi e ulivi. Ma là sotto c´era un mistero per gli abitanti del paese, che tramandarono la leggenda dell´esistenza del tempio, e per gli studiosi che si trovavano tra le mani le carte dell´Orti Manara. Fino a che si decise di scavare. (A.C.)



Fonte: srs di Agnese Ceschi, da L’Arena di Verona di venerdì 07 giugno 2013. PROVINCIA, pagina 27





MARANO DI VALPOLICELLA (VR). SANTUARIO DI MINERVA SUL MONTE CASTELLON




Stato: Italia
Soprintendenza: Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto
Regione: Veneto
Provincia: Verona
Comune: Marano di Valpolicella
Località: Monte Castellon
Tipo di evidenza: Santuario di Minerva
Cronologia: età protostorica ed età romana
Anni campagne di scavo: 2007 e 2010
Responsabile di cantiere: dott. Alberto Manicardi
Responsabile scientifico: dott.ssa Brunella Bruno
Tipologia scavo: Conduzione diretta con fondi della Regione del Veneto e del Comune di Marano di Valpolicella (ex L.R. 17/1986)



Sommario:
Il santuario sul monte Castellon di Marano di Valpolicella fu scoperto nel 1835 da G.G. Orti Manara e pubblicato l'anno seguente sul "Bullettino dell'Instituto di Corrispondenza Archeologica".   L'erudito veronese riportò alla luce i resti di un complesso identificabile come un fanum dedicato a Minerva, grazie ad una decina di iscrizioni - otto delle quali ex voto dedicati alla divinità.
Tra il 2007 e il 2010 alcune indagini in estensione hanno apportato nuovi elementi stratigrafici, strutturali e planimetrici. Il complesso risulta realizzato su una terrazza appositamente creata lungo il pendio del monte tramite il taglio della parete rocciosa, che fa da quinta scenografica. Un canale con funzioni di isolamento e di drenaggio era con ogni probabilità connesso al culto: questo era collegato ad una fessura presente nella roccia tufacea da cui sgorgava l'acqua.
Lo scavo ha evidenziato la presenza di tracce di un' area cultuale protostorica e di un tempio di età tardorepubblicano al di sotto delle strutture viste da Orti Manara.  
Il rogo votivo, ascrivibile tra i Brandopferplätze tipici dell'area retica e alpina tra V sec e II sec. a.C., ha restituito al momento una quarantina di anelli digitali.
Sul sedime dei resti del rogo, tra lo scorcio del II a.C. e l'inizio del I a.C., fu realizzato un edificio in muratura: l'area sacra protostorica, caratterizzata da un culto all'aperto, venne dunque monumentalizzata.
Del tempio di questa fase si sono messi in luce solo limitatissimi tratti: due muri perimetrali, una pavimentazione in battuto cementizio a base fittile cocciopesto e resti di intonaci parietali (crollati) con decorazioni che rientrano nella fase del  c.d. I stile pompeiano. 
La presenza di queste testimonianze pittoriche, in un edificio collocato in un contesto territoriale "periferico" non romano e, a giudicare dalle testimonianze archeologiche coeve, anche poco romanizzato, presuppone una committenza di cultura romana e suggerisce una certa importanza del santuario stesso.
Le strutture viste da Orti Manara, ora completamente messe in luce, sono pertinenti ad una ristrutturazione avvenuta in età imperiale: si tratta di in una cella quasi quadrangolare (m 8, 20 Nord-Sud; m 7,10 Est-Ovest), circondata da gallerie su tre lati (con colonne doriche appoggiate alle murature dei lati Nord e Sud e con un colonnato libero sulla facciata, collocata sul lato Est).
A Ovest, verso il monte, è presente invece uno stretto corridoio che separa l'edificio dal canale. I pavimenti che circondano l'aula sono battuti cementizi in malta bianca con scaglie litiche, quello dell'aula centrale un battuto a base fittile con tessere bianche che definiscono cornici geometriche.
Il modello architettonico a cui si ispira la struttura di Marano è quello che negli studi archeologici viene solitamente definito "tempio o fanum di tradizione celtica",  attestato in area gallica e germanica tra I e II sec.
Il santuario di Marano va collocato verosimilmente in età augustea per l'impiego dell' opera reticolata nel muro che costituisce il perimetrale del corridoio dell'aula sul lato Nord. Questa tecnica, da collegare a maestranze centro-italiche, è attestata in Italia settentrionale in un numero limitatissimo casi e quasi esclusivamente a Verona in edifici pubblici: tra questi vi è il Teatro, databile in età augustea, di committenza imperiale o molto vicina all'entourage dell'imperatore. E' dunque assai probabile che le maestranze che misero in opera le murature del tempio ebbero stretti rapporti con quelle lavorarono in città.
Anche l'uso dell'opera reticolata, dunque, parla a favore di un ruolo molto particolare del santuario a distanza di poco meno di cento anni dalla sua costruzione: il tempio doveva rivestire ancora un significato politico. Le strutture di età imperiale rimasero in uso a lungo.
 Un livello ricco di cenere e legno carbonizzato sul pavimento dell'aula ha restituito una cinquantina di monete in massima parte della seconda metà del IV sec., con 10 esemplari di AE4 la cui cronologia potrebbe arrivare al V sec.

(Brunella Bruno)

Bibliografia:

G.G. Orti Manara, Reliquie d'antico tempio romano dedicato a Minerva e più monumenti scoperti nell'Agro veronese (Valpolicella) dal cav. Gio Orti conte di Manara, in Bullettino dell'Instituto di Corrispondenza Archeologica, 1836, p. 138-144
C. Bassi, Il santuario romano del Monte Castelon presso Marano in Valpolicella, in La Valpolicella in età romana, Atti del II Convegno (Verona 2002), a cura di A. Buonopane e A. Brugnoli, Verona, 2002-2003, pp. 61-80.


Fonte: visto su SOPRINTENDENZA  DEI BENI CULTURALI  DEL VENETO ultima modifica  26  marzo 2012


sabato 8 giugno 2013

MARIO MONTI SFANCULEGGIATO ANCHE DAI SUOI EX MINISTRI


Andrea Riccardi  e Mario Monti

1. “SCIOLTA CIVICA”! SE MARIO MAURO MOLLA MONTI, ANDREA RICCARDI LO SFANCULEGGIA! –
2. IL PIO UOMO DI S. EGIDIO, IN CENE E INCONTRI PRIVATI, PARLA APERTAMENTE MALISSIMO DEL SUO EX PRESUNTUOSO LEADER E RACCONTA PARTICOLARI INEDITI DEL GOVERNO MONTI –
3. LA CHICCA PIÙ IMPORTANTE E' QUESTA: PIÙ MONTI ASSUMEVA PROVVEDIMENTI LACRIME E SANGUE, PIÙ ESODATI LA FORNERO CREAVA, PIÙ SALIVA LA PROTESTA E LA SOFFERENZA DELLE CLASSI PIÙ DEBOLI, PIÙ A PALAZZO CHIGI ERANO SODDISFATTI PERCHÉ PROPRIO QUELLA ERA LA DIMOSTRAZIONE LAMPANTE DI CREDIBILITÀ VERSO LA SIGNORA MERKEL. CIOÈ, PIÙ LEGNATE RIUSCIVANO A DARE AL PAESE PIÙ PENSAVANO DI ESSERE FORTI IN EUROPA –

Scelta Civica, come una clessidra che lentamente ma inesorabilmente fa scorrere la sabbia del tempo sul profilo gia' merkeliano di Monti Mario, si avvia davvero a diventare "Sciolta Civica". Gli ultimi segnali sono due. Il primo: Mauro Mario, ministro della Difesa e ciellino si appresta a dire addio al suo capo partito poiché sta già dando vita ad una iniziativa propria nelle regioni, nel solco tradizionale del Partito Popolare Europeo.

Il secondo: Incredibile a dirsi, Riccardi Andrea, l'uomo di S.Egidio, il ministro della cooperazione, l'uomo che aveva in mano le chiavi del partitino, ormai parla apertamente malissimo del suo ex presuntuoso leader in tutte le sedi e racconta particolari inediti di quanto il governo di cui ha fatto parte sia stato all'insegna di un sadismo politico servile alla Merkel e alla Germania come nessuno mai prima aveva fatto in Italia.

Mauro Mario nei prossimi giorni dirà chiaro e tondo all'ex Mose' Monti che l'esperienza politica comune e' finita, accodandosi in questo a Montezemolo Luca, a Casini Pierferdinando e allo stesso Riccardi. Quanto a quest'ultimo, vale la pena (visto che del governo Monti gli italiani hanno sopportato per un anno non soltanto molte decisioni sballate ma anche i fiumi di bava sui grandi giornali e le televisioni) di riportare alcune altre cose che egli racconta a chiunque gli capita di incontrare.

La più importante e' questa: più Monti assumeva provvedimenti lacrime e sangue, più esodati la Fornero creava, più saliva la protesta e la sofferenza delle classi più deboli, più a Palazzo Chigi erano soddisfatti perché proprio quella era la dimostrazione lampante di credibilità verso la signora Merkel Angela. Cioè, più legnate riuscivano a dare al Paese più pensavano di essere forti in Europa.

Follia allo stato puro, dice oggi Riccardi Andrea. E aggiunge che Monti Mario era anche convinto di dover distribuire legnate come attività professorale/pedagogica per indurre il Paese a regredire pesantemente rispetto al suo benessere (vedi l'uso propagandistico di Equitalia contro gli indicatori di ricchezza come le auto e le barche, scoraggiandone l'uso anche a chi le tasse le pagava, unico effetto della caccia scatenata).

Il tutto, aggiunge ancora, mentre il benessere personale del senatore a vita Monti Mario non ne ha mai sofferto, ovviamente. E Riccardi Andrea, anche per giustificare la sua precedente "complicità", si dice profondamente deluso dal suo ex capo proprio dal punto di vista dei rapporti umani.
Meglio tardi che mai, ma intanto degli italiani vittime del rigore di Rigor Montis (rigore, e' bene dirlo, in parte necessario, in parte, come vediamo proprio dai racconti dei protagonisti di un'epoca fortunatamente breve, fatto per compiacere se stessi e un interlocutore straniero) si stanno raccogliendo solo i cocci.

Fonte: visto su DAGOSPIA del  6 giugno 2013



DAGO SPIA-ANDREA RICCARDI, E SVELA COME MONTI HA BASTONATO L’ITALIA PER FAR FELICE LA MERKEL: NESSUNO SMENTISCE


Bacio tra Angela Merkel e Mario Monti

Belpietro: “Su Dagospia leggiamo che uno degli uomini più vicini all’ex premier ha alzato il velo sul suo sadismo politico: stritolare gli italiani per dimostrare ai tedeschi che ‘facevamo sul serio’.  Monti era un mero esecutore che cercava di imporre la soluzione finale all’Italia”…

Le lacrime di Elsa Fornero il giorno in cui presentò agli italiani la riforma delle pensioni sono passate alla storia. Lo povera ministra Frignero ci stangava, costringendoci ad andare in pensione alla vigilia dei settant'anni, ma ci dimostrò che soffriva le pene dell'inferno. Il pianto mostrava il volto umano dei tecnici i quali si accingevano a tirarci il collo ma per il nostro bene.

Così almeno sosteneva gran parte della stampa nazionale, che di fronte a Mario Monti e ai suoi ministri era in adorazione e ogni volta che parlava del professore lasciava un filo di bava sulle pagine. Per quanto ci riguarda abbiamo sempre dubitato che la cura impostaci servisse a farci star meglio e anzi abbiamo in più di un'occasione sostenuto che le misure badavano solo a compiacere Frau Merkel, cioè il panzer piazzato a difesa dei forzieri tedeschi. Le terapie adottate non potevano che peggiorare le condizioni del malato, rendendolo ancor più debole di quanto già non fosse.

Col passare dei mesi la nostra diagnosi è stata confermata e infatti non c'è dato macroeconomico che testimoni un miglioramento del nostro Paese, se non la riduzione del deficit di bilancio, indicatore caro ai ragionieri di Bruxelles ma di certo non è in grado di sfamare le persone rimaste senza stipendio. Tutto ciò premesso, non si conosceva però come si fosse giunti ad alcune decisioni. Come cioè siano nate le stangate che i tecnici ci hanno impartito nell'anno in cui si sono presuntuosamente auto-investiti dell'incarico di salvare l'Italia.

Ad alzare il velo ci pensa ora Andrea Riccardi, ex ministro della cooperazione e uno degli uomini più vicini a Monti nel momento in cui il presidente del Consiglio decise di intraprendere la sua «salita» in campo. Secondo quanto riportava ieri Dagospia, Riccardi, patron della comunità di San Egidio, in più di un'occasione avrebbe raccontato i retroscena di alcune sedute del consiglio dei ministri, retroscena che ieri, a tarda sera, non avevano ricevuto alcuna smentita.

In che cosa consistono questi segreti dietro le quinte? Il sito online racconta, attribuendoli a Riccardi, particolari inediti, sostenendo che il governo di Monti si sarebbe comportato «con un sadismo politico servile alla Merkel e alla Germania come nessuno mai prima aveva fatto in Italia».  Testuale. Detto da noi (che infatti lo scrivemmo poco giorni dopo il varo della manovra, l'otto dicembre del 2011) sarebbe stato normale. Detto da Riccardi, cioè da colui che ha condiviso le scelte di Monti, no.

Perché significa che l'ex presidente del Consiglio venerato da giornalisti e establishment, l'uomo che tutti descrivevano impegnato fino allo spasmo a salvarci, in realtà non faceva i nostri interessi, ma quelli dei tedeschi. Ma prendiamo le parole dell'ex ministro della cooperazione riportate da Dagospia.
«Più Monti assumeva provvedimenti lacrime e sangue, più esodati la Fornero creava, più saliva la protesta e la sofferenza delle classi più deboli, più a Palazzo Chigi erano soddisfatti perché proprio quella era la dimostrazione lampante di credibilità verso la signoraMerkel. Cioè, più legnate riuscivano a dare al Paese e più pensavano di essere forti in Europa».

Capito? Altro che lacrime. Questi ci stangavano e si fregavano le mani dalla contentezza. Eravamo diventati una specie di dépendance di Cruccolandia. A Berlino si dettava la linea e a Roma la si eseguiva. E più male faceva agli italiani e per loro meglio era. Il commento di Riccardi secondo il sito online è racchiuso in quattro parole. «Follia allo stato puro ».
L'ex ministro rivela anche che Mario Monti era convinto di dover distribuire legnate per rieducare gli italiani. Si sentiva un professore che stanga gli alunni svogliati per indurli a studiare a comportarsi meglio. Nel nostro caso gli italiani dovevano imparare che il bengodi era finito, adeguandosi a un tenore di vita e di benessere più basso di quello cui erano abituati.

Per questo è stato fatto un uso propagandistico di Equitalia, colpendo «indicatori di ricchezza come le auto e le barche, scoraggiandone l'uso anche a chi le tasse le pagava». Il tutto, aggiunge Riccardi, «mentre il benessere personale del senatore a vita Mario Monti non ne ha mai sofferto, ovviamente».

La confessione getta una nuova luce su quello che è stato il governo dei tecnici e sulle motivazioni che lo hanno indotto a imporre al Paese un'austerità a base di tasse e non di tagli. Monti era un mero esecutore. Un travet della stangata che cercava di imporre la soluzione finale all'Italia. A maggior ragione, dopo aver letto la ricostruzione del ministro Riccardi, ci sentiamo di dire che il nostro Paese deve trovare la propria strada per uscire dalla crisi. Basta con le cure imposte dall'alto. Stop ai diktat di Berlino.
Non siamo una succursale del Bundestag, ma siamo il Paese che fino al 2001 aveva una bilancia commerciale migliore di quella tedesca. Ieri, anche Silvio Berlusconi ha dato l'altolà alla politica di Angela Merkel, arrivando a dire che se necessario si dovranno scomporre i meccanismi dell'area Euro.
Benvenuto nel club. Non degli euroscettici, ma degli europei che non si bevono tutte le scemenze che calano da Bruxelles.

Fonte:  Maurizio Belpietro per "Libero" del  7 giugno 20132
Fonte: visto su DAGOSPIA del 7 giugno 2013

venerdì 7 giugno 2013

LA VIA EUROPEA AL TOTALITARISMO NATURALE




I popoli dell’Occidente stanno accettando pacificamente e senza pubblico dibattito la soppressione graduale dei principi ritenuti fondamentali per il diritto e la legittimità, come fino a pochi anni fa erano intesi.

Se, negli anni ’80, avessimo proposto di trasferire le leve macroeconomiche monetarie a una banca internazionale totalmente autonoma e irresponsabile, saremmo stati presi per matti; e se avessimo proposto una forza militare internazionale per reprimere le proteste sociali dovute a una grave depressione economica, saremmo stati isolati e accusati di nazismo.

La finanziarizzazione dell’economia ha sottoposto alla guida di interessi speculativi di cerchie ristrette la produzione di beni e servizi per la collettività, la distribuzione delle risorse, i livelli e le condizioni occupazionali, la facoltà di concentrare i redditi, regolare moneta e credito, demolire lo stato sociale e redistributivo, far competere i lavoratori dei paesi avanzati con quelli pagati un ventesimo e senza diritti sindacali.

La finanziarizzazione della politica ha trasferito le leve dell’economia politica e del fisco nelle mani delle medesime cerchie, relegando parlamenti, partiti e governi a ruoli esecutivi di piani superiori, di teatrino politico e di capri espiatori per le conseguenze di decisioni prese a porte chiuse da soggetti insindacabili.

Addirittura, il grosso della legislazione dei parlamenti nazionali è ora attività di recepimento di normative europee, peraltro valide ed applicabili anche senza tale recepimento. Le riforme per la crescita e la virtuosità di bilancio hanno fruttato enormi debiti pubblici e la più grande e durevole recessione dell’era moderna – per non parlare dell’impennata della sperequazione sociale. La pretesa integrazione europea ha divaricato enormemente i paesi europei, sia in termini di potere degli uni sugli altri, sia in termini di disparità economiche, finanziarie e di livelli occupazionali, sia in termini di risorgenti avversioni etniche, che hanno reso impossibile unificare i popoli d’Europa, sicchè insistere su questo tasto è divenuto assurdo. Il liberalismo è stato usato per condurre un percorso di riforme volto a eliminare proprio i diritti liberali e a instaurare un’autocrazia hegeliana con tasse sempre più alte, e libera da pretese metafisiche, rispondente solo al capitalismo finanziario assoluto. Insomma, a posteriori si scopre che tutto è controproducente e tutto, orwellianamente, significava il contrario.

Gli organismi dominanti ufficiali entro l’Unione Europea – non parliamo di quelli non dichiarati – sono stati dotati di caratteri molto precisi e contrari a tutti i principi che davamo per acquisiti definitivamente: il Consiglio dei Ministri, la Commissione, la BCE, il MES non sono eletti, non sono responsabili di ciò che fanno, non rivelano i verbali dei processi decisionali dei loro vertici, non sono controllabili da parlamenti né da giudici, possono esercitare grande violenza sociale, e l’ultimo di essi ha praticamente il potere di confiscare le risorse dei paesi ad esso aderenti, di attaccare il risparmio di color che erano cittadini, senza poter esser chiamato a render conto. I suoi dirigenti più importanti sono addirittura anonimi.

Nei fatti, questo ordinamento sovrannazionale ha preso e imposto e continua a imporre ai popoli, dall’alto, senza possibilità di interferenza, decisioni estremamente pesanti e fondamentali. Inoltre si è dotato di un corpo militare per piegare ogni resistenza dal basso: l’Eurogendfor, che condivide il carattere della sostanziale irresponsabilità.

Questo ordinamento del potere è stato così costruito mediante trattati e voti parlamentari senza resistenze e senza mobilitazioni da parte dei partiti popolari, dei sindacalisti, degli intellettuali, dei giuristi – con rare eccezioni solitamente bollate come populismi. E’ stata una rivoluzione senza precedenti nella storia del rapporto tra popolo e potere, nella condizione dell’uomo rispetto allo Stato o al Sovra-stato. Era la cosa più importante che stava avvenendo, doveva dominare il dibattito. Invece i principi fondamentali della civiltà giuridica sono stati dissolti come se niente fosse: i principi della democrazia, della elettività, della responsabilità per le proprie azioni, della controllabilità, dell’eguaglianza, della ricorribilità a un giudice indipendente – persino il principio del diritto scritto è abolito dal superiore diritto dei predetti organismi di decidere per i popoli senza verbalizzare i loro dibattiti e senza motivare le decisioni. Non lo credete? Andate a leggere i loro statuti.

Siamo di fronte a un cambiamento costituzionale pari per profondità a quelli con cui si instaurarono i grandi totalitarismi del secolo scorso. La tecnica è introdurre nuove norme oggi, che entreranno in vigore più avanti, a scadenza o in caso di emergenza, e solo allora colpiranno la gente, solo allora i mass media ne parleranno, solo allora ci si accorgerà che ci sono e che cosa comportano, solo allora si obietterà che sono illogiche, ingiuste, controproducenti, e la gente protesterà, e le si dirà: “sono regole, regole europee, vanno rispettate, è l’Europa che le ha volute”. E’ troppo tardi, ormai. Così è avvenuto con l’Euro e i suoi prevedibili e preveduti effetti. Così sta avvenendo con il bail-in, di cui ho parlato nell’articolo “Direttiva bail-in”, del 29.05.13. Uno strumento con cui si va a prendere direttamente il risparmio. Perché prima hanno svuotato con le frodi le banche e le grandi società e le hanno svendute; poi, col pretesto di colmare i buchi scavati con quelle frodi, hanno svuotato le casse pubbliche; poscia, col pretesto di risanare le casse pubbliche, hanno spremuto i redditi con le tasse; e ora non resta loro che saccheggiare il risparmio degli ex-cittadini tassando i patrimoni e le rendite non grandi (quelli grandi sono riparati off shore, fuori dalla portata del fisco) col pretesto di alleggerire la pressione fiscale sul lavoro. Inoltre, per saccheggiare il risparmio, decidono, a porte chiuse, di adottare il bail-in, e passano la velina ai parlamenti per l’esecuzione, e i parlamenti ottemperano, e i mass media tacciono, anche se è la cosa più importante che stia avvenendo in questi giorni, la cosa che può cambiare di più le altre cose.

La Rivoluzione francese, in era moderna, aveva portato la politica e i suoi processi decisionali nel dibattito pubblico aperto e aveva fissato ulteriori principi, come eguaglianza e libertà civili. Ora tutto quel lavoro viene disfatto usando come copertura l’ideale della unificazione europeista e la necessità di fronteggiare emergenze finanziarie create ad arte, e poi le emergenze sociali. I dibattiti che contano si fanno dietro porte chiuse. E persino ora che ciò è evidente e si può dire tranquillamente, persino ora che è chiaro che la priorità è sottrarsi immediatamente ai meccanismi della BCE, del MES, dell’Eurogendfor, della UE per salvare essenzialmente il diritto stesso e le libertà fondamentali – persino ora, non vi è dibattito su questo, la dialettica politica non affronta questo tema, si occupa di altro (Ruby maggiorenne o minorenne, Berlusconi eleggibile o ineleggibile, alleanza Pd-Pdl sì o no, nozze gay sì o no,  semipresidenzialismo sì o no), la gente si adatta passivamente, non si accorge… in fondo, ciò che essa vuole è ricevere rassicurazioni e promesse dopo le minacce e gli spaventi, per quanto risibili e puerili di fronte alla tragicità della situazione… rassicurazioni e promesse, in sostanza, che il suo tenor di vita in parte almeno continuerà o si potrà recuperare… non si leva a difendere i diritti politici, costituzionali… non ha imparato nulla dalle esperienze dei totalitarismi … è pronta a ricascarci… lo è sempre stata… ora come allora la porti dove vuoi… la plasmi come argilla sul disco del vasaio, basta farla girare, è infinitamente adattabile…

Ma tutto ciò semplicemente dimostra che la società degli uomini, nei suoi comportamenti e capacità reali, è una cosa molto, molto diversa, molto meno consapevole, intelligente, razionale di come la presuppongono quei perduti principi di democrazia e legalità, di ciò che il “popolo” dovrebbe essere per capire quei principi, per attuarli, per accorgersi di quando vengono soppressi, per difenderli. Le conoscenze e la consapevolezza e l’intelligenza dei singoli non si trasferisce all’insieme dei singoli, alla collettività, che agisce sempre in modo ottuso, strumentalizzabile e inefficace rispetto agli interessi collettivi.
E allora… ciò che avviene nei nostri tempi è l’adeguamento della struttura di potere e sfruttamento alla realtà degli uomini, di ciò che la società è. Non è lo smantellamento della civiltà e del diritto, ma è il naturale ritorno a ordinamenti totalitari nell’inevitabile tramonto di una finzione a cui ci eravamo molto affezionati. Anche intellettualmente.

Fonte: srs di Marco Della Luna, visto su Marco Della Luna del 30 maggio 2013