sabato 28 maggio 2011

CIAMPI, L’EROE DEL CAMBIO PATACCA


Uno poteva pensare: finalmente ci siamo tolti un peso dallo stomaco. Niente affatto, il mal di pancia è sempre in agguato e ci costa lunghe sedute al bagno. E fra i personaggi che maggiormente ci danno questi disturbi, c’è certamente l’esimio ex capo dello Stato, Ciampi.
L’ex governatore di Bankitalia più che per il suo passaggio al Colle è ricordato per essere l’artefice, assieme a Prodi, dell’entrata nell’euro.
Da allora i sogni della maggioranza della classe lavoratrice e di tante generazioni di giovani sono finiti sotto una valanga che si chiama mercato unico e sfruttamento.

Grazie agli artefici di quel cambio nefasto di un euro equivalente alle vecchie 2000 lire le nostre famiglie debbono fare i salti mortali per arrivare alla fine del mese.
E c’è ancora qualcuno che ci parla bene di Ciampi e di Prodi, per non parlare di quell’altro essere spregevole che si chiama Oscar Luigi Scalfaro.

Prima con circa 2 milioni di stipendio era quasi un benestante, adesso con 1000 euro sei un pezzente, senza quasi. E ancora c’è qualcuno che ci parla bene di Ciampi e Prodi…
A proposito ne parliamo perché questo trombone si è fatto di nuovo sentire in merito alla disputa sui ministeri all’interno della maggioranza. “Spostare i ministeri -dice l’esimio- significherebbe dare un colpo all’Unità d’Italia. E per Roma sarebbe una botta tremenda, un disastro”.

Ora, avvalorare la tesi che spostando un ministero si mina l’unità del Paese è davvero troppo. La nostra contrarietà nasce solo dal fatto che passi del genere portano solo una crescita di costi aggiuntivi che le casse dello Stato nazionale, almeno in questo frangenti di grave crisi economica, non si possono permettere. Senza contare il fatto che poi portano ad un aumento del pendolarismo ed anche a nuove forme di licenziamento politicamente corretto dei dipendenti pubblici. Oltretutto questo federalismo poco ci piace perché non fa altro che indebolire ulteriormente il peso dell’Italia nello scacchiere internazionale.

La predica dell’esimio scivola nella solita retorica del Paese che soffre per l’assenza di veri governanti privi di valori di riferimento e che vivono alla giornata, senza principi e senza ideali. Oltreché privi di “un’etica privata e pubblica”. Non è che ce lo debba dire Ciampi. Son cose che notiamo da tempo. Ma questo grazie a quelli come l’ex Bankitalia che fanno il gioco delle multinazionali e della grande finanza che specula e fa grandi profitti grazie al mercato unico. C’è il fallimento di Berlusconi ma c’è anche quello alternativo di D’Alema e Prodi e dei loro amichetti Ciampi, Scalfaro e Draghi.
Ma ci rendiamo conto che il modello Zapatero è crollato?; ma ci rendiamo conto che il modello Blair è finito da un pezzo?; ma ci rendiamo conto che il modello Obama sta imbarcando acqua?    

Però questa idea di Bossi sullo spostamento di alcuni dicasteri al nord come al sud non ci sembra una scelta azzeccata. Servirebbe solo ad aggravare i problemi del Paese.
Basta con queste insulse proposte che non fanno altro che indebolire il peso del nostro Paese.
 E basta ad osannare questi padri dell’euro che hanno messo in ginocchio la Grecia e stanno piegando il Portogallo, la Spagna e l’Italia. 

Che ognuno torni alla propria moneta, privando questi pescecani della finanza e delle multinazionali del loro naturale liquido: il mercato unico.

Fonte: srs di di  Michele Mendolicchio, da  Rinascita del  25 maggio 2011-05-27


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