mercoledì 17 marzo 2021

RIEMERGE IL PIÙ ANTICO MONASTERO CRISTIANO D'EGITTO

 

Il monastero. Ph. Ministero delle Antichità dell’Egitto


Una missione archeologica franco-norvegese ha rivelato, nel fine settimana, la scoperta del più antico monastero cristiano d’Egitto: si trova in pieno deserto e risale al IV secolo d.C.

 

 

Una missione archeologica franco-norvegese, guidata dall’Institut français d’archéologie orientale, ha rivelato, nel fine settimana, di aver scoperto il più antico monastero cristiano noto in Egitto. Il sito è stato trovato nell’oasi di Bahariya, nel mezzo del deserto, a una distanza di circa 370 km dalla capitale Il Cairo. “La missione franco-norvegese”, ha spiegato il Ministero delle Antichità dell’Egitto in un comunicato diffuso sabato, “ha scoperto, durante la sua terza campagna di scavo nel sito di Tal Ganoub Qasr-al Agouz nell’oasi di Bahariya, molti edifici costruiti in basalto, altri scavati nella roccia e altri fatti di mattoni di argilla”. Il complesso è suddiviso in sei settori, dove sono state rinvenute le rovine di tre chiese e di celle monastiche le cui pareti mostrano graffiti e simboli con iscrizioni legate alla cultura copta. Sono stati ritrovati anche numerosi ostraka (frammenti di ceramica) con iscrizioni in greco che fanno riferimento ai monaci. Sulla parete di una chiesa sono stati rinvenuti anche alcuni passaggi biblici in greco, da cui si ricavano importanti informazioni sulla vita monastica nella zona. La scoperta risale all’anno scorso, ma gli scavi in quest’area sono cominciati una decina di anni fa.


 



L’edificio risale al IV secolo dopo Cristo, ha spiegato alla stampa il capo della missione, Victor Ghica della Scuola Norvegese di Teologia, Religione e Società, specialista di archeologia tardo-antica, di cristianesimo del IV secolo e di papirologia copta. Si tratta di una scoperta molto importante perché le fonti scritte del tempo che parlano delle zone abitate dai monaci cristiani non fanno cenni a quest’area. Ghica ha spiegato che abbiamo la certezza che si tratti di un sito del IV secolo per il numero e il tipo di prove emerse: le ceramiche, le datazioni al radiocarbonio, il materiale in vetro, le monete. Secondo l’archeologo, il sito fu fondato alla metà del IV secolo e ciò lo rende il più antico monastero cristiano conosciuto in Egitto.




 

La scoperta, ha rivelato Ghica, offre un’immagine del monachesimo delle origini diversa da quella riportata dai testi ufficiali della Chiesa, perché dimostra che quei testi furono prodotti sulla base di un’agenda politica, che ha cercato di creare una visione del monachesimo centrata su alcune figure fondatrici. La scoperta dimostra dunque che, oltre alle figure dei fondatori del monachesimo, ci furono anche altri gruppi, e di che il monachesimo delle origini era più ricco di quanto ci dicono le fonti letterarie. “Lo scavo”, ha dichiarato il capo missione, “rivela nuovi aspetti delle origini del monachesimo in Egitto. E i confini dell’Egitto sono al centro dell’archeologia del monachesimo delle origini”.

 

Il monastero, tecnicamente, è una “laura”, termine che, nel cristianesimo orientale, indica un insediamento monastico di piccole dimensioni fatto di una serie di celle riunite attorno a un refettorio e a una chiesa. I monaci che lo abitavano vivevano in modo indipendente ma formavano una piccola comunità. Il sito, ha fatto sapere la missione, presenta delle parti che si trovano in uno “stato di conservazione eccezionale”: in particolare, di quattro edifici su sei sono stati rinvenuti i muri intatti, in alcuni casi anche i tetti e i pavimenti. E anche se nei secoli molte porzioni del sito sono andate distrutte, alcune sono riemerse in ottimo stato, il che consente di trarre numerose informazioni.



Lo scavo. Ph. Victor Ghica


L’insediamento fu abitato con tutta probabilità dal IV al VI secolo dopo Cristo, epoca in cui fu abbandonato, anche se continuò a essere visitato nei due secoli successivi, stando ai ritrovamenti emersi. L’epoca di massimo splendore fu invece il V secolo, epoca alla quale risalgono i reperti più importanti. In antico il monastero si trovava a circa un paio di chilometri di distanza dal villaggio abitato più vicino. Quest’ultimo dato, ha spiegato Ghica, è interessante perché l’isolamento dei monaci di cui leggiamo nella letteratura è relativo: i monaci erano isolati ma mai troppo lontani, perché avevano delle necessità (in assenza di terre da coltivare, per la loro alimentazione dipendevano dai vicini o dai viaggiatori che frequentavano la zona). Questa importante scoperta apre dunque a nuove prospettive per lo studio sul monachesimo delle origini, conclude la missione.

 

Fonte:  da Redazione  Finestre sull’Arte del 15 marzo 2021 

Link: https://www.finestresullarte.info/archeologia/scoperto-monastero-cristiano-piu-antico-in-egitto?fbclid=IwAR2ozDZzR_IJKE7LaIOHfIP_3f4BHlUvC-jIYrtKczmQmaS7zyQWWUj4I8Q

 

 

sabato 13 marzo 2021

QUANDO TI DIRANNO : LEI SI DEVE "VACCINARE PER COVID

 



QUANDO TI DIRANNO :  LEI SI DEVE "VACCINARE PER COVID 

 

La Risposta sarà questa :

 

Stavo "morendo" dalla voglia di vaccinarmi, però non  possiamo violare :

- L'Art. 32 della COSTITUZIONE della Repubblica Italiana,

- L'Art. 5 del Trattato Internazionale di OVIEDO,

- L'Art. 1 del Codice di NORIMBERGA,

- L'Art. 3 della Dichiarazione Universale dei DIRITTI UMANI.

 

Quindi, dovrebbe essere così gentile, da darmi il foglietto illustrativo del "vaccino" che vorrebbe somministrarmi, e una copia del "Consenso informato".

Io  mi identifico, visto che Lei è un Pubblico Ufficiale, nell'esercizio delle sue funzioni, e la invito a fare altrettanto.

Mi leggo con attenzione tutto il foglietto illustrativo, e anche il modulo del consenso informato, perché è un mio pieno diritto, oltre che un dovere. Domani torno, e le comunico cosa intendo fare, e perché.

 

Arriva domani, e mi presento nel centro vaccinale (o in qualsiasi altro ufficio, o centro che sia), e chiedo del Pubblico Ufficiale di ieri.

Guardi, ho esaminato con estrema attenzione la scheda tecnica del "vaccino" che mi ha fornito, e non è stato nemmeno necessario visionare il modulo del consenso informato.

venerdì 12 marzo 2021

UN ALTRO PUNTO DI VISTA: QUELLO DEL VIRUS!

 


Se dovessimo fare qualche ragionamento in merito potremmo dire che il virus è un elemento teleologico elementare il cui funzionamento è del tipo omeostatico.

 

Questo elemento, il virus, ha un tempo di vita che è una funzione determinata dall'ambiente in cui si trova, quindi materiale di supporto, condizioni di temperatura, di umidità, agenti chimici ambientali ecc. elementi che si potrebbero includere in un vettore.

Inoltre, ha un tempo di riproduzione, anche questo, legato all'ambiente isolato nel quale può trovare delle sostanze che ne consentano questa funzione.

Il corpo umano contiene queste sostanze, in particolare, quello che viene definito RNA.

 

Una funzione riproduttiva è sempre soggetta alle condizioni di "entropia", per cui, l'elemento riprodotto, ha caratteristiche analoghe ma non uguali all'elemento riproduttore!

Considerando quindi un ambiente "invariante", la funzione riproduttiva può avere una variazione limitata a certe caratteristiche che sono date dalla interconnessione tra la tipologia delle caratteristiche intrinseche di variazione dell'elemento e quelle dell'ambiente "naturale" su cui si trova.

 

Se invece, l'ambiente su cui viene ad essere impiantato il "terreno di coltura" necessario per la riproduzione del virus, assume anch'esso una variazione indotta e questa variazione indotta, in qualche modo non contrasta le potenzialità di variazione evolutiva della specie, mi sembra ovvio pensare che sia una conseguenza del tutto logica, il fatto che la funzione variante assuma un range di possibilità tali da contrastare quelle che sono le controreazioni ambientali cosiddette naturali per la propria evoluzione.

 

In altre parole, se il tempo di adattamento del virus è inferiore al tempo di varianza dell'ambiente, questo avrà modo, non solo di sopravvivere, ma di modificare le sue funzioni adattive, appunto, come conseguenza del fatto che è possibile ritenerlo un elemento "teleologico".

 

Da quanto sopra si evince che, con l'introduzione massiccia di vaccini, non sperimentati adeguatamente, si possono favorire le mutazioni genetiche del virus, al punto tale da vanificare l'effetto dei vaccini e in alcuni casi favorire le potenzialità virali del virus stesso.

 

Di gran lunga, in questi casi, credo sarebbe stato più opportuno, favorire la ricerca in ambito della cura piuttosto che quella di una pseudo prevenzione, che a mio avviso non otterrà i risultati che la maggior parte delle persone si auspicano!

Credo inoltre che questo non sia dovuto ad una applicazione sbagliata sulle metodologie utilizzate, ma a una mera speculazione dai risvolti economici e sociali devastanti, fortemente voluta da organismi sovranazionali!

 

 

Fonte:  srs di  Romeo Ceccato, da facebook  di Romeo Ceccato

 Link: https://www.facebook.com/romeo.ceccato

domenica 7 marzo 2021

GLI ZAIA IN VENETO DA 15 GENERAZIONI MA LE RADICI SI TROVANO IN CROAZIA

Luca Zaia 
 

La vicenda della famiglia del governatore diventa simbolo dei veneti contadini ed emigranti. Il cognome? Nei Balcani richiama lepri e cavalli

 

VILLORBA (Treviso) — Piccolo quiz agostano a cavallo tra le due sponde dell’Adriatico. Domanda multipla a risposta unica: in lingua slava significa «lepre»; nei dialetti dell’Istria designa una cesta di vimini; più giù nei Balcani, dove Croazia e Bosnia si toccano nell’entroterra di Spalato, indicava qualcuno che aveva a che fare con le mandrie dei cavalli (attenzione, questo è un indizio importante); secondo i turchi, che da quelle parti si sono trattenuti a lungo, vorrebbe dire «gente dal capello riccio»; in veneto non ha un significato proprio, ma tutti, vecchi e bambini in età prescolare compresi, hanno sentito quella parola di quattro lettere almeno una volta. Cos’è? Soluzione: la risposta giusta a tutte le domande è «zaia». Divenuta nel frattempo «Zaia» con la maiuscola, poiché nel tragitto dalle terre dalmate alla Sinistra Piave veneta, la parolina è diventata, consolidandosi in cognome, identificativa di una famiglia che - grosso modo tra Quattrocento e Cinquecento - aveva compiuto lo stesso percorso in direzione nordovest. Magari proprio per sottrarsi al pericolo turco. 

giovedì 4 marzo 2021

DISINFORMAZIONE NO TAV


 

Disinformazione NO TAV: Durante una trasmissione  a    favore dei NO TAV,   Crozza disse: 

“per portare le merci a Lione basta un Doblò ogni 15 giorni”

Nessuno lo informò che lʼattuale traffico è già  oggi oltre 42 milioni di tonnellate di merci/anno.

Di Doblò ce ne vogliono almeno 100 di milioni.... infatti solo in Valsusa passano 800.000 TIR allʼanno. 

Altri 2 milioni passano in Liguria e in Val dʼAosta. 

Senza contare camion, furgoni e anche “qualche Doblò”.

venerdì 26 febbraio 2021

VITA ETERNA

 


Gli ebrei del tempo della Bibbia, credevano nell'al di là? 

In ebraico non esiste neppure questa espressione. (Il termine 'olam non ha il senso dell’eternità, ma di "tempo lontanissimoriferito sia al passato che al futuro. 

La morte per gli ebrei era la fine di tutto: non esiste l’al di là: tutti, buoni e cattivi, dopo morti si scende nello "Sheol", cioè in quella che secondo la concezione mitologica della terra dell'epoca, era considerata una enorme caverna sotterranea, dove ridotti a larve, ad ombre, ci si nutre di polvere. 

Questo era tutto quel che si credeva in Israele al riguardo dell'al di là: tutti, buoni e cattivi, quando si muore si riceve la stessa sorte: nella caverna sotterranea come spettri a mangiare polvere: "i morti non vivranno più, le ombre non risorgeranno" (Is 26,14). 

Quando l'influsso della filosofia greca iniziò a farsi sentire pure in Israele, e cominciarono a divulgarsi le dottrine sull'immortalità dell'anima, verso il 200 a.C. un "predicatore(è questo il significato del termine ebraico Qoèlet [l’ecclesiaste] che dà il titolo al suo libro), scrisse per contestare vivacemente queste idee: 

"La sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa; come muoiono queste muoiono quelli; c'è un solo soffio vitale per tutti. Non esiste superiorità dell'uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità. Tutti sono diretti verso la medesima dimoratutto  e' venuto dalla polvere e tutto ritorna nella polvere." (Qo 3,19-21); 

sabato 6 febbraio 2021

IL FICO AL CONTRARIO

 


 

A Bacoli, in Campania, c’è un fico selvatico che cresce al contrario. Si trova in una volta di un antico stabilimento termale romano all’interno del Complesso archeologico di Baia. L’albero cresceva sopra la volta, ma poiché le radici compromettevano la struttura fu deciso di tranciare il tronco. Dopo poco tempo le radici che pendevano dal soffitto della volta sono iniziate a mutare, trasformandosi in rami. L’albero tutt’ora produce frutti...

 


Fonte: da Facebook di:  Sergio Salati

Link: https://www.facebook.com/profile.php?id=100000569644221

 

martedì 2 febbraio 2021

ELON MUSK: IL 99,9% DEI MEDIA È DI PROPRIETÀ DEL “NUOVO ORDINE MONDIALE”

 

Elon Musk

 

DA NICOLA ZEGRINI

 

 

Elon Musk ha recentemente pubblicato una serie di tweet sottolineando che il “Nuovo Ordine Mondiale” controlla e influenza il 99,9% dei media mainstream.

 

Il miliardario fondatore di Tesla ha sollevato il coperchio su come i giornalisti dei media mainstream coprano di zucchero le bugie “ottenere il massimo dei clic e guadagnare dollari pubblicitari” per i loro padroni globalisti. Musk non ha perdonato i media, definendoli ipocriti e sottolineando che il pubblico non si fida più di loro.

 

Musk dice che vuole che i cittadini comuni si “sveglino” e si rendano conto di chi possiede veramente i media che sono costretti a consumare.

 

Thefreethoughtproject.com riporta: Musk Ha detto che non fa pubblicità per Tesla, la sua compagnia di auto elettriche, il che significa che non contribuisce con denaro ai media, che dipendono dai soldi della pubblicità per rimanere in attività.

 

D’altra parte, l’industria automobilistica tradizionale e le società di combustibili fossili sono tra i più grandi inserzionisti del mondo, il che significa che sono una delle industrie primarie che mantengono in attività i media mainstream. Quando arriva il momento di coprire una storia che coinvolge queste industrie, i giornalisti e le organizzazioni dei media hanno un evidente pregiudizio e conflitto di interessi che influenzerà la loro copertura della storia anche se non hanno ricevuto ordini espliciti di creare propaganda.

 

“L’ipocrisia più santa di te delle grandi società di media che rivendicano la verità, ma pubblicano quel tanto che basta per addolcire la menzogna, è il motivo per cui il pubblico non le rispetta più. Il problema è che le riviste sono costantemente sotto pressione per ottenere il massimo di clic e guadagnare dollari pubblicitari o essere licenziate. Situazione complicata, poiché Tesla non fa pubblicità, ma le società di combustibili fossili e le società di auto a gas / diesel sono tra i più grandi inserzionisti del mondo “, ha detto Musk.

 

Uno degli oscuri segreti dell’industria pubblicitaria è il fatto che gli spot pubblicitari non sono sempre destinati a vendere qualcosa, ma a volte sono una tangente sotto copertura, che le società usano per controllare la narrativa sulle fonti di notizie sponsorizzate. Un ovvio esempio di questo è come i fornitori di armi militari come Boeing o Lockheed Martin pubblicizzeranno sulle principali reti nonostante il fatto che i loro prodotti non siano disponibili per la vendita alle persone che guardano gli annunci.





 

Non è un caso che le storie internazionali siano coperte con un taglio favorevole alla guerra su tutte le principali piattaforme mediatiche quando i trafficanti di armi fanno pubblicità su ciascuna di esse – in effetti, è proprio questo il motivo per cui fanno pubblicità. Lo stesso vale per gli annunci di reclutamento per i militari, questi hanno il duplice scopo di reclutare e controllare anche la narrativa dei media diventando il loro sponsor.

 

Successivamente, Musk ha annunciato che stava progettando di creare il proprio sito Web di classificazione dei media che valutasse la credibilità dei giornalisti attraverso il crowdsourcing delle recensioni dei lettori. Ha anche pubblicato un sondaggio chiedendo ai suoi follower se sarebbe stata una buona idea.

 

Musk ha suggerito di chiamare il suo sito “Pravda” e, sebbene sembrerebbe che questi fossero pensieri che gli venivano fuori dalla testa, un seguace di Twitter ha sottolineato che uno degli agenti di Musk “ha registrato la Pravda Corp in California” nell’ottobre 2017.

 

Al contrario dei siti di controllo dei fatti centralizzati come Snopes o Politifact, che hanno un evidente pregiudizio, un sito che consentisse al pubblico di decidere di chi fidarsi potrebbe essere un modo interessante per valutare i giornalisti. Ovviamente, qualsiasi tipo di sistema di rating dipende dalle opinioni delle masse, che a volte possono essere sbagliate e sono quasi sempre controverse. Tuttavia, questo sembra essere il miglior modello che è stato proposto fino ad ora, e non sembra favorire i media mainstream come fanno altri popolari “fact checker”.

 

 

 

Fonte: srs di NICOLA ZEGRINI, da Un Universo del 14 novembre 2020 

Link: https://ununiverso.blog/2020/11/14/elon-musk-il-999-dei-media-e-di-proprieta-del-nuovo-ordine-mondiale/?fbclid=IwAR0Duc2Bb5XiDG2Z4LuZ-ey9n9EsHxJ720e6GEGOhjA8NwC2wBk9W8VB1y8

 

Link: https://newspunch.com/elon-musk-media-owned-new-world-order/amp/?__twitter_impression=true

 


 

 

martedì 26 gennaio 2021

OLOCAUSTO AFRICANO, DIMENTICATO DAGLI OCCIDENTALI.

 

 

OLOCAUSTO AFRICANO, DIMENTICATO DAGLI OCCIDENTALI.

 

 

Il volto nascosto della schiavitù.

 

 

Impiccagioni del popolo Herero (gruppo etnico Bantu) da parte dei tedeschi. 1907 Namibia-Est Africa

 

 

Si chiama Maafa, è l’equivalente del termine Shoah, riferito all'Olocausto africano, detto anche Olocausto della schiavitù, o Black Holocaust. Deriva dallo swahili e significa “disastro, tragedia”. Si riferisce ai 500 anni di schiavitù, imperialismo, colonialismo, apartheid. Tutto il continente ne porta ancora le conseguenze, sia sociali che economiche.

Il colonialismo non è terminato, come sostengono i libri di scuola, con il ritiro degli eserciti occidentali dalle colonie. Bensì ha cambiato forma.


Il “colonialismo post-moderno” avviene mediante dei governanti locali che rispondono agli interessi stranieri e lobbistici, e non a quelli del proprio popolo e della propria terra. Regimi autoritari che mantengono il popolo nella miseria, reprimendo ogni forma di dissenso, anche la più pacata.
“Se noi europei non andavamo a saccheggiarli, oggi non sarebbero in condizioni di povertà”“Li abbiamo colonizzati, schiavizzati, abbiamo depredato le risorse e ce ne siamo andati lasciandoli morire di fame“.
Concetti simili, tutti giusti nel merito, ma sbagliati in quanto riferiti ad una epoca coloniale che parrebbe appartenga al passato e terminata con il ritiro delle truppe.


venerdì 15 gennaio 2021

MEDICI E FARMACI UCCIDONO PIÙ DELLE GUERRE!


di Marcello Pamio

 

 

«Qual è la differenza tra attraversare la strada bendato ed entrare in ospedale? Nessuna, in entrambi i casi rischi la vita». M.P.

 

Lo scrittore latino Publiliu Syrus nato nell'85 a.C. era convinto che «dagli errori degli altri, un uomo saggio corregge i suoi». In teoria dovrebbe essere così, ma oggi soprattutto in ambito medico le cose sono un po' diverse...

 

Mortalità in Italia

In Italia ogni anno a causa di una qualche malattia muoiono circa 600.000 persone.

Secondo l'Istat nel 2014 i decessi sono stati quasi 598.670 e nel 2015 hanno superato quota 646.000.

 

Le principali cause in ordine decrescente sono: malattie ischemiche del cuore (69.653), malattie cerebrovascolari (57.230) e altre malattie del cuore (49.554). Poi i tumori maligni (33.386), malattie ipertensive (30.690), demenza e Alzheimer (26.600), malattie respiratorie (20.234), diabete mellito (20.183), tumori di colon/retto (18.671), tumore seno (12.330), tumori al pancreas (11.186) e via via fino al suicidio (4.147) all'ultimo posto.

Raggruppando le prime tre voci sotto "malattie cardiovascolari", visto che tutte interessano lo stesso apparato, si raggiunge la cifra di 184.737 morti all'anno, mentre i tumori uccidono all'circa 125.000 persone.

 

Da qui l'arcinota classificazione che vuole al primo posto per mortalità le malattie cardiovascolari, poi i tumori. Ma è proprio così?

Dall'elenco dell'immarcescibile Istat non esisterebbero infatti per esempio le «morti iatrogene», cioè tutte quelle morti dovute a errori medici o date dagli effetti collaterali dei farmaci.

Come mai? Mancanza alquanto anomala visto che si tratta di una delle prime cause di morte al mondo!

lunedì 4 gennaio 2021

LA MORTE DI UN GRANDE: MILLO BOZZOLAN

 

Millo Bozzolan - Milo Boz Veneto 


Silenziosamente, il 4 dicembre  2020 le Dolomiti feltrine e l’intera Comunità veneta sono diventate più povere. Assorto nel torpore e nella solitudine della malattia, che lo stava vincendo, Millo Bozzolan se ne andava. «Ma come? Chi era mai costui?», si chiederanno i più. Non esito a rispondere con una definizione impegnativa ma vera: era un grande; un uomo nel senso vero e alto della parola. Egli era un maestro, senza essere mai salito in cattedra; era un padre spirituale, senza mai atteggiarsi ad esserlo. Lo era proprio per questo: per verità e non per scena. Con il suo sorriso forte, con il suo animo equilibrato, con la sua bonomia che ispirava e dava fiducia, con la sua competenza vasta e sapiente, con il suo sapere incredibile e pur umile, ci ha accompagnato negli ultimi vent’anni come un vero fratello, un padre, un amico.

 

Millo era nato il 19 aprile 1948 e, dopo una vita laboriosa, da prima nel commercio e poi come artigiano (come tanti, uomini e donne, che portano avanti la vita e la società con i fatti e non con le ciance, come i nostri maledetti politici, perlopiù autentiche sanguisughe), aveva acquistato una casa, secondo le sue possibilità, in comune di Seren del Grappa, «in mezzo ad un bosco, tra caprioli e ghiri», lontano dalla «confusione del mondo moderno». Ora, in quella casa, è rimasta solo la vedova Albana.

Quella casa era diventata un laboratorio culturale di prim’ordine. Da essa partivano via internet i suoi articoli, i suoi studi, su un blog che – incredibilmente – era riuscito a costituire su Facebook una community di più di 8 mila lettori, intitolata: «La storia vista da un veneto». Tra gli iscritti e collaboratori vi sono alcuni membri del Patriziato Veneto e dei docenti universitari, suoi grandi estimatori, pur non essendo Millo né un aristocratico né un laureato; ma ricorrevano a lui, poiché le sue qualità, come nobiltà d’animo e preparazione culturale, erano troppo evidenti per essere ignorate.  

 

Millo diceva di sé: «Come età e come spirito mi definirei un “ragazzo del ‘68”»; e il ritratto corrispondeva al vero. Ma ecco l’incredibile proseguo della sua auto-presentazione: «…un “ragazzo del ‘68” che, ad un certo punto della vita, ha capito quanto sia importante la Tradizione per far sopravvivere la Società umana, e farla progredire nella giusta maniera. Quindi anche la Storia, che illustra le tradizioni nostre e di altri popoli, per me è diventata importantissima».

Di qui, a 29 anni, l’inizio di un impegno concreto. Scrive: «Dopo la presa del campanile di San Marco, nel 1997, mi sono accostato al movimento indipendentista. Ho pensato che dovevo e potevo dare un contributo alla causa dei Veneti e contattai Luigi Faccia, allora ai domiciliari, che col fratello Fausto continuava la lotta per l’autodeterminazione nel Veneto Serenissimo Governo. Insieme, abbiamo fondato un periodico, intitolato “Spirito Veneto”, perché coscienti del fatto che la nostra storia ci era negata, e quello era un piccolo, primo, modesto tentativo di diffonderla. Luigi fu poi incarcerato, il suo gruppo, male gestito, in pratica si è disperso ed io ho continuato per conto mio».

 

Sempre attivo e lungimirante, fu tra i fondatori della «Milizia Veneta» e del Primo Reggimento «Veneto Real», tuttora fiorenti. Sabato 9 dicembre, si sono svolti nella chiesa di Valle di Seren del Grappa i funerali di Millo, scortato e onorato (per concessione speciale del vescovo) dalla bandiera della Serenissima e da una rappresentanza del Primo Reggimento, coi militi nelle loro storiche divise. La S. Messa è stata celebrata dal parroco don Alessandro Coletti.




 

Sono allo studio varie iniziative per onorare la conoscenza e la memoria di Millo Bozzolan, non appena la stagione sarà più mite e saranno più miti pure le assurde restrizioni che l’attuale Governo, con giustificazioni tutt’altro che credibili e condivisibili, impone

 

Fonte: Don Floriano, da la Casata di Levazono del 13 dicembre 2020

Link: http://dallacasatadilevazono.altervista.org/don-floriano-la-morte-di-un-grande-millo-bozzolan/?fbclid=IwAR3PmBwqdeV9Ax0x8ueWG-tHxxenO0kXKFBtwKg1i_0B7yauhoTf5NbdtkM

 

 

 

ADDIO A MILO BOZZOLAN, UN PATRIOTA VENETO



 

di PAOLO L. BERNARDINI

 

Il 4 dicembre 2020 è mancato Millo Bozzolan, Milo Boz Veneto (questo il suo nome di battaglia), un patriota veneto, profondo conoscitore della storia della sua terra, e che come noi per tutta la vita ne ha sognato la liberazione.

Ebbi modo di conoscerlo e partecipare con lui a diverse manifestazioni.

Qui un mio ricordo.

 

Abbi cura di te, nell’arca dei Morti

Dove vivrai lo spazio di un mattino

Dove San Marco saprà bene cosa porti

In dono al Paradiso, ed è un destino:

Ora che schiavitù non più sopporti.

 

Milo la libertà vale un milione

Invero non l’abbiamo mai perduta

La sognano milioni di persone

Oranti invocano la sua venuta:

 

Possa tu ancor guidarci da lontano

A lidi sereni, a luoghi incantati

Tenendoci colle storie tue per mano

Riandando alla gloria di dèi passati.

Io ti ricorderò, ma non son solo:

Ora che la tua terra si risveglia

Tutti gli uccelli s’alzano in un sol volo

A fare del tuo sonno eterna veglia. 

 

Fonte: srs  di di PAOLO L. BERNARDINI, da Miglio Verde del 13 dicembre 2020

 

Link: https://www.miglioverde.eu/addio-a-milo-bozzolan-un-patriota-veneto/

 

 

 

L'ULTIMO SALUTO AL SARGENTE MILO BOZ VENETO


Non si possono tagliare le radici altrimenti l’albero muore

.

 

12.12.2020 Valle di Seren - La cerimonia funebre per l'amico Millo Bozzolan


S’ciavo Vostro, Milo, amico nostro.

 

È così che ieri ci siamo detti ciao per l’ultima volta, almeno in questa terra. Vedere il carro con la tua salma allontanarsi da noi ha stretto il cuore di tutti e rigato i nostri volti.

La cerimonia per salutarti è stata semplice ma coinvolgente, proprio come eri tu e gli infiniti ringraziamenti ricevuti dalla tua sposa Albana e dal fratello Mauro, sono stati per noi la più grande ricompensa che potevamo ottenere.

Eravamo lì per te, in una giornata fredda, cruda, ma sincera, per dirti che l’affetto dei tuoi amici del Veneto Real non è mai venuto meno, ne mancherà nei prossimi giorni. Troveremo il modo, ne siamo certi, di onorarti ancora con tante altre belle iniziative che porteranno il tuo nome e la tua firma di Veneto.

L’omelia di don Alessandro è stata toccante e ha saputo cogliere la tua essenza. È stato particolarmente emozionante proprio sentire dalle sue parole, come ti abbia dedicato il nostro motto “Certamente i primi”.

Perché scegliere di essere i “i primi” significa scegliere di prendere le decisioni difficili, significa fidarsi ciecamente e credere fino in fondo alle proprie convinzioni senza indugiare anche rischiando difficoltà e sofferenze. E per quanto ci riguarda, tu per noi sei il primo tra i primi.

Caro Milo, con noi c'era anche il San Marco della nostra bandiera reggimentale e ti ha voluto salutare sventolando (in chiesa) per te.

Vogliamo credere, fosse un chiaro segno per dirci, “..state sereni Veneti, non vi preoccupate Milo ora è con me, ce lo siamo presi, per fargli dare una mano a San Michele Arcangelo a dare una sistemata alla milizia celeste...”.  E così già ti immaginiamo, in questa nuova avventura in cielo, attorniato di attenti ragazzini, e adulti, che pendono dalle tue labbra per sentire ancora un’altra storia sui Veneti.

Queste sono le righe che ti abbiamo dedicato durante la funzione e che Claudia ha magistralmente letto.





Milo Boz Veneto, questo è il nome con il quale firmavi i tuoi capolavori, marcando proprio volutamente la provenienza, come si faceva in tempi andati.

Una firma d’autore, un marchio di qualità nel panorama degli storici. Le tue ricerche sono sempre state guidate dal continuo bisogno di ricerca della verità, ma, a differenza di molti tuoi colleghi, tu avevi qualcosa in più, tu, nel tuo lavoro, sapevi mettere il cuore, sapevi interpretare con il sentimento ciò che gli altri troppo spesso interpretano solo con la ragione.

Ed è per questo che i tuoi racconti ed il tuo blog era per noi non solo fonte di conoscenza e sapere, ma anche di emozione.

Oggi caro Milo, nel porgere il nostro profondo cordoglio alla tua Albana, al fratello Mauro ed alla cognata, e nel ringraziarli di averci permesso di partecipare in uniforme a questa funzione, noi, i fioj del Veneto Real siamo presenti, per farti i massimi onori e celebrarti con le nostre belle nuove uniformi, quelle uniformi che proprio TU, più di tutti hai voluto e hai studiato per noi fin nel minimo dettaglio.

Mai dimenticheremo la luce nei tuoi occhi e la soddisfazione nel tuo volto per il traguardo raggiunto.

Quando siamo venuti a da te ormai due anni fa a farti vedere il risultato, da quanto eri emozionato tu ci hai perfino ringraziato, ma sai, la verità è che siamo noi a dover ringraziare te, per tutto quello che generosamente ci hai regalato in questi anni.

Tante cose meravigliose e infiniti aneddoti dovremmo e vorremmo dire di te, ma in questo momento l’unica cosa proviamo e riusciamo a dire è che ci manchi! E ci manchi tanto.

Un giorno, ne siamo certi, ci ritroveremo sotto ad un tiglio a parlare di storie e di battaglie, magari proprio sotto a quel tiglio, fonte di ispirazione per i Venetkens, che, se possibile, vorremmo donare a Seren da far piantare in tuo ricordo.

Ora, purtroppo è venuto il momento di salutarci, di salutarci come si saluta un grande amico, quell’amico che ti rimarrà nel cuore per sempre, e che sei sicuro un giorno rivedrai.

Pax Tibi Milo frater meus.

S’ciavo Vostro, Milo, amico nostro!




Ti salutiamo sargente Milo, questa volta non militarmente ma con un abbraccio forte, quell’abbraccio che ieri purtroppo, a causa di questo virus maledetto, non abbiamo potuto ma avremmo voluto dare alla tua e sposa ed a tuo fratello.

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Requiem aeternam Milo.

 

Fonte:  Da Venetorela.com del 13 dicembre 2020

Link: https://venetoreal.com/s-ciavo-vostro-milo-amico-nostro/?fbclid=IwAR3Aa1f8aBjJhAonmizmfaC_3TlU9_oKUDALrRda47CVOrZv8LclNu_zf-4



CIAO MILO E GRAZIE DI TUTTO QUELLO CHE CI HAI DONATO!



 

Un piccolo ringraziamento dai fioj del Veneto Real all'amico Millo Bozzolan

 

Ahinoi è purtroppo giunta la tua ora, caro Milo, ci hai lasciati in un venerdì di novembre di questo funesto 2020, dove anche il cielo piangeva per te. Hai deciso di raggiungere San Marco.
Forse ne eri consapevole che le tue forze fisiche erano allo stremo, che la tua energia fisica era ridotta e così vogliamo credere, anzi siamo certi, tu abbia deciso di spiegare le tue ali di leone veneto per volare da Claudio (Tandin) e Bruno (Toffolo) altri amici del Real, che ti hanno preceduto.

Eri sicuramente consapevole che lì avresti ritrovato un altro Veneto Real da riformare e riorganizzare, consigliare al meglio. Ma ci hai lasciati qui, soli.

Soli a combattere ad armi impari contro la mediocrità culturale che ci circonda.

Nell’ultima tua intervista nella semplicità e schiettezza delle tue parole ci ha lasciato un compito, un impegno, una via da percorrere. Educare le nuove generazioni per “liberarle” dal nulla del presente continuo in cui la società moderna li ha scaraventati, ridare loro salde radici ed un passato di cui andare fieri.

Sei stato per noi un riferimento, la tua fiamma ardente dell’amore per la Venezia è sempre stata gratuitamente a nostra disposizione, ora questa fiamma non c’è più, ma ognuno di noi è custode di una parte di essa, ognuno di noi ha il dovere morale di tenerla accesa dentro di sé e di non farla morire mai.

È la tua eredità per noi tutti, e tutti noi come fossimo tuoi “figli” ne abbiamo acquisito la sostanza. Magari solo in questo momento qualcuno ne sta davvero apprezzando il valore.

Ci hai dato tanto, tantissimo, hai posto sempre nuovi interrogativi, hai continuamente cercato risposte e collegamenti nella nostra storia di Veneti.

Dal 4 dicembre sarà compito nostro, probabilmente non ne saremo all’altezza, ma, è un impegno morale che chiunque abbia avuto il piacere di conoscerti se ne dovrà far carico.

La tua vita è stata preziosa per noi, e l’onda lunga del tuo insegnamento si sta già propagando ai nostri figli.

Non ti dimenticheremo caro Milo, per le battaglie e per la sete di giustizia che pretendevi, non solo dai nemici ma spesso, troppo spesso, anche da quelli che si professavano “amici”.

Non ci hai mai nascosto chi fossero le persone meritevoli di fiducia, e dalle quali invece stare alla larga, ed anche in questi giorni in cui sei stato male chi ti ha davvero voluto bene ha capito e conosciuto questa amara verità.

Ma ora quello che conta sei tu, che tu abbia trovato la tua libertà nella Serenissima dei cieli, fuori da questo inferno terrestre che hai combattuto.

Se puoi, continua a darci una mano, perché senza le tue preziose ricerche sulla nostra storia, ci sentiamo soli e più fragili.

Tutto il TUO Veneto Real stretto intorno, ti ringrazia di cuore, e per merito del nostro "poeta" @leDiss ti dedichiamo questa sua poesia: Esser un Veneto

Ciao Milo!


 

Fonte: da Venetoreal del 5.12.2020

Link: https://venetoreal.com/milo-boz-veneto/



 

ESSER UN VENETO (MILO BOZ)

 



Essar un Veneto

 

Il nostro "poeta" Alessandro Dissegna ci regala una poesia tutta dedicata a Milo

 

El Veneto,
ze beo, 
a so zente ze come par un bosco e so piante,
Na roba molto importante,
A vita ze come un esser un tutt'uno tra natura storia e cultura,
Un veneto a so region ze quanto pi importante ghe sia,
Quando in giro pal mondo el va,
Na someja sempre drio la ga,
Ze come un porta fortuna,
Ze come un lassa passar,
Ze na certessa che ogni volta te vien el magon basta vardarla e,
Sarando i oci,
tutto come par magia te fa passar a nostalgia,
Tutta magia,
No importa se te ghi si nato,
No ze dove che te nassi che te fa essar fiero,
A dire el vero,
Te pol essar anca bianco nero o daeo,
Esser Veneto ze amar la to patria,
La to storia,
La to cultura,
Diffendar tutto questo o so la ze tanto dura!
Ma credime,
Se in tutto questo te lo ghe drènto al to cor,
Te si veramente un Veneto,
Un Veneto vero!

@leDiss

 

 

 

giovedì 31 dicembre 2020

QUANDO BRUCIO L’ARENA DI VERONA


 

Un aneddoto che pochi ricordano o conoscono. L’anno in cui  è morta   Marilyn Monroe, l’Arena  ha preso fuoco, o meglio hanno  preso fuoco gli  scenari degli spettacoli  lirici. 

Alle 17:20 del 12 agosto 1962, a tre giorni dalla conclusione della stagione lirica, scoppiò un incendio che distrusse la scenografia di “Un ballo in maschera”.  

Gli interpreti della mancata rappresentazione erano: Carlo Bergonzi, Mario Zanasi, Leyla Gencer, Adriana Lazzarini, con la direzione di Gianandrea Gavazzeni.
La stagione lirica venne sospesa anticipatamente mancando ancora le ultime quattro recite.

 

Dalle poche foto che ho visto, l’incendio era bello tosto, ma noi avevamo i vigili del fuoco ancor più tosti….e voilà:  una cascata di acqua sulle gradinate dell’ Arena e l’incendio, in brevissimo tempo, è stato domato. 

Arrivati sugli spalti,  si sono  detti: “Ce l’abbiamo fatta!...Abbiamo spento tutto! …Ma..ma  abbiamo un problema:    i sa sciopà   i gradini!”.    L’acqua fredda  aveva letteralmente frantumato   i  gradini incandescenti. 

Venne  effettuato,  il restauro   e  la    sostituzione    di tutti i gradini andati a ramengo,  i lavori terminarono nel 1969 …. ..ma nulla fu come prima: né come costruzione né come acustica.