venerdì 19 ottobre 2018

DURATA DEI MESI CALCOLATE SULLE NOCCHE DELLA MANO

  I mesi del calendario gregoriano sono:

1     gennaio(31 giorni)
2     febbraio(28 giorni, 29 nell'anno bisestile)
3     marzo(31 giorni)
4     aprile(30 giorni)
5     maggio(31 giorni)
6     giugno(30 giorni)
7     luglio(31 giorni)
8     agosto(31 giorni)
9     settembre(30 giorni)
10  ottobre(31 giorni)
11  novembre(30 giorni)
12  dicembre(31 giorni)


I giorni di ciascun mese sono identificati da una numerazione progressiva, a partire da 1. Così ad esempio il primo giorno dell'anno è il 1º gennaio, mentre l'ultimo è il 31 dicembre.


COME CALCOLARE   LA DURATA DEI MESI CON LE NOCCHE DELLA MANO



Schema dei mesi sulle nocche della mano


Si utilizza  l’alternanza tra le nocche della mano e gli avvallamenti fra di esse. 
Le nocche indicheranno i mesi lunghi, gli avvallamenti i mesi corti.
Partendo da una nocca laterale si batte "gennaio"; l'avvallamento adiacente indica "febbraio"; la nocca successiva indica "marzo" e così via fino a "luglio" (ultima nocca). A questo punto bisogna ricominciare dalla prima nocca (e non tornare indietro) battendovi "agosto" e poi "settembre" nell'avvallamento proseguendo fino a "dicembre".


Con i tasti del pianoforte

Esiste anche una relazione tra la successione dei mesi da "gennaio" a "dicembre" e i tasti del pianofortedalla nota "fa" alla nota "mi": i tasti bianchi corrispondono ai mesi di 31 giorni, i tasti neri a quelli di durata inferiore.


Utilizzo  di  questa filastrocca:


Trenta dì conta novembre
con april, giugno e settembre
di ventotto ce n'è uno
tutti gli altri ne han trentuno.

La cui variante più moderna è:

Trenta giorni ha novembre
con april, giugno e settembre
di ventotto ce n'è uno
tutti gli altri ne han trentuno.

mercoledì 17 ottobre 2018

martedì 16 ottobre 2018

C’ERA UNA VOLTA LA SCUOLA.

La scuola di una volta



Quella viva, vera, quella che si chiamava elementare, perché quello che ci si faceva era, appunto, elementare, semplice.

Era una scuola pulita, colorata, allegra, con quel profumo tipico, misto di gesso, colla vinilica, carta e sapone. Sapeva appunto di scuola.

Era una scuola dove arrivavi col sorriso. Attaccavi i cartelloni senza paura che se fossi caduta ti beccavi una denuncia perché l’assicurazione non ne risponde. I mariti e gli amici delle maestre entravano senza problemi per portare gli scatoloni di libri, i nonni in pensione (si andava ancora in pensione) venivano a tinteggiare le pareti o a dipingere mobili di recupero con colori sgargianti, piantavano le erbe aromatiche nelle aiuole del cortile senza dover stilare progetti e dare un preventivo per fare gare d’appalto.

Festeggiavi qualsiasi cosa, compleanni, nascite, prime comunioni, si mangiava di tutto e in allegria, senza intolleranze ed allergie. Distribuivi caramelle, cioccolatini e fette di torte fatte in casa.

Ti fermavi fino a tardi per finire di correggere senza essere cacciati perché i bidelli dovevano chiudere e attaccare l’allarme, visto che le chiavi della scuola le tenevano anche le maestre.
,
Scrivevi sulla lavagna di ardesia e compilavi registri di carta senza sentirti sfigato se non funziona la LIM o non c’è Internet.

Si andava a cena con i colleghi e a ricreazione si affettava il salame che portava il maestro e si faceva merenda con quello, perché non c’erano i distributori automatici. Il caffè lo faceva la bidella con la moka e te lo portava in classe, senza che fosse nel suo contratto di lavoro. In compenso se si usavano le tempere ti fermavi a pulire tu i banchi sporchi.

Era una scuola serena e se qualcuno si ammalava, i colleghi gli telefonavano per sapere come stava, non per sapere il suo orario per trovare le sostituzioni.

Perché se ti ammalavi nominavano le supplenti, non dividevano gli alunni nelle altre classi.

Questa era la scuola, la buona scuola.

Ora è solo un ricordo lontano, una favola da raccontare ai bambini di oggi, sempre che non siano impegnati a girare da una classe all’altra perché la loro maestra è ammalata.

Quanta nostalgia per tornare ad insegnare in una scuola così! Quella della nostra infanzia, per la quale vedendo le nostre maestre appassionate e colme di valori e personalità vere, autentiche, abbiamo deciso di seguire la loro strada-


Fonte: srs di Pina di Caprio, da Facebook  del 14 ottobre 2018


domenica 14 ottobre 2018

OGGI HO CHIESTO AD ALCUNI LICEALI CHE PROTESTAVANO





Oggi ho chiesto ad alcuni liceali che protestavano:

-Io "Come mai tutto sto casino?"

- Una ragazza di 3^ "Perché Salvini è un fascista, anzi, no, è nazista."

- Io "Perché dici che è nazista?"

- Lei "Perché non vuole mettere soldi alle scuole e arresta tutti i profughi."

- Io "Ma Salvini NON si occupa di scuola e poi vuole arrestare solo i delinquenti."

- Lei "Non è vero! Noi abbiamo bisogno di tutti i profughi perché se noi diventiamo dottori, chi coltiva la terra?"

- Io "Come mai state scioperando?"

- Un ragazzo di 19 anni "Perché ci siamo rotto i coglioni di questi vecchi bacucchi della politica italiana."

- Io "Ma, veramente, i due ministri che state contestando sono giovanissimi e appena arrivati al governo."

- Lui "A me che cazzo me ne frega, frate, qua dicono tutti così!"

- Io "come mai tutta sta mobilitazione?"

- Un altro ragazzo più giovane " I proff. hanno detto che questi ministri sono incapaci e vogliono distruggere la scuola."

- Io "Ma tu cosa ne pensi?"

- Lui "A me basta che saltiamo un giorno di scuola!"

- Io "Ma sai, almeno, chi sono i ministri che contestate?"

- Lui "Come si chiama, quella lì, forse Fornero? No, aspetta... chiama alcuni amici e amiche in aiuto... la prima dice, "La Rossa no!"... 

la seconda dice "No ma che cazzo dici, si chiamano Mattarella e quello scemo di Saviano." (Saviano!?!)... 

Ma il terzo è il più fenomenale... "Minchia raga, non sapete proprio un cazzo, è contro il governo e la BELDRINI (ha detto e ripetuto proprio BELDRINI) CHE CI STIAMO FACENDO SENTIRE.


AUGURI RAGAZZI

  
Fonte: da Facebook di Antonio  Settembrini del 12  ottobre 20018 



venerdì 12 ottobre 2018

ECCO I TRENTA PRODOTTI CHE I CONTADINI VENETI HANNO SALVATO DALL'ESTINZIONE


A Roma inaugurato il Villaggio contadino con esposti i prodotti locali.



Scomparse in italia tre varietà di frutta su quattro

VENEZIA. In Italia sono scomparse dalla tavola tre varietà di frutta su quattro nell’ultimo secolo anche per effetto dei moderni sistemi della distribuzione commerciale che privilegiano le grandi quantità e la standardizzazione dell’offerta. 

E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione dell’inaugurazione del Villaggio contadino nella Capitale dove è stata aperta per tutto il week end una vera e propria Arca di Noè dove scoprire i cibi, le piante e gli animali salvati dall’estinzione grazie al lavoro di generazioni riconosciuto e sostenuto dai “Sigilli” di Campagna Amica. 

Il Veneto salvando dall'oblio ben 30 tipicità si guadagna la medaglia d'argento per aver intrapreso la più grande opera di valorizzazione della biodiversità contadina mai realizzata in Italiache può essere sostenuta direttamente dai cittadini nei mercati a chilometri zero degli agricoltori e nelle fattorie lungo tutta la Penisola, una mappa del tesoro che per la prima volta è alla portata di tutti.

Nel secolo scorso – sottolinea la Coldiretti - si contavano 8.000 varietà di frutta, mentre oggi si arriva a poco meno di 2.000 e di queste ben 1.500 sono considerate a rischio di scomparsa, ma la perdita di biodiversità riguarda l’intero sistema agricolo, dagli ortaggi ai cereali, dagli ulivi fino ai vigneti. Un pericolo – secondo la Coldiretti – per i produttori e i consumatori per la perdita di un patrimonio alimentare, culturale ed ambientale del Made in Italy, ma anche un attacco alla sovranità alimentare del Paese.

 “La difesa della biodiversità non ha solo un valore naturalistico, ma è anche il vero valore aggiunto delle produzioni agricole Made in Italy”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “investire sulla distintività è una condizione necessaria per le imprese agricole di distinguersi in termini di qualità delle produzioni e affrontare così il mercato globalizzato salvaguardando, difendendo e creando sistemi economici locali attorno al valore del cibo”. 

Tutelare la biodiversità agricola significa – ha precisato Moncalvo - creare filiere ecosostenibili, efficienti e competitive, come il caso del recupero dell’antico grano Senatore Cappelli, che nella campagna 2017-2018 ha quintuplicato le superfici coltivate, passando dai 1000 ettari del 2017 ai 5000 attuali, trainato dal crescente interesse per la pasta 100% italiana e di qualità.

I “Sigilli” di Campagna Amica sono i prodotti della biodiversità agricola italiana che nel corso dei decenni sono stati strappati all’estinzione o indissolubilmente legati a territori specifici ai quali si aggiunge la lista delle razze animali che gli imprenditori agricoli di Campagna Amica allevano con passione. Si tratta in totale di 311 prodotti e razze animali raccolti nel corso di un censimento, curato dall’Osservatorio sulla biodiversità istituito dal comitato scientifico di Campagna Amica. 

Nel corso di questo primo studio sono risultati 369 “agricoltori custodi”, di cui il 25% sotto i 40 anni. Le aziende condotte da questi imprenditori per il 20% producono con il metodo biologico e il 5% è impegnato in attività di agricoltura sociale ai sensi della Legge 141/2015. 

Dei 311 prodotti della biodiversità censiti, il 90% sono presenti sui banchi di vendita diretta dei mercati di Campagna Amica, mentre il 10% può essere acquistato solo in punti vendita aziendali o durante eventi specifici. Il 16% sono frutti, il 44% è costituito da ortaggi, legumi e cereali, il 30% da derivati di razze animali che sono rappresentate da 55 razze diverse presenti nei registri e nei libri delle razze, il 3% da miele e prodotti spontanei ad alto valore ecosistemico, e infine trasformati di olivi e vitigni per un 7%. I “Sigilli” di Campagna Amica sono stati raccontati in un apposito atlante grazie ai contributi di accademici e studiosi, una ricerca di carattere sociologico con la presentazione di ricette e storie di agricoltori custodi, per comprendere l’importanza della conservazione di un patrimonio unico al mondo.

Si tratta di prodotti rari che posseggono caratteristiche assolutamente preziose che il mondo contadino ha sapientemente custodito contro l’omologazione e la banalizzazione dell’agricoltura. 

Tra gli ambasciatori della tipicità veneta: confetture di miele di Barena, vasetti di asparagi di Badoere in agrodolce, sacchetti di farina di mais Marano e Bianco Perla, confezioni di broccoli Fiolaro e di Custoza, forme di formaggio Morlacco e Burlino, carciofi di Sant’Erasmo, cassette di cavolo dell’Adige, radicchio bianco o variegato di Lusia, pomodori del Cavallino e castagne del Baldo. “Sono il biglietto da visita – spiega Daniele Salvagno presidente regionale di Coldiretti - che gli imprenditori agricoli veneti offriranno ai consumatori che visiteranno l’unico posto al mondo dove per un l’intero week end tutti potranno vivere per una volta una giornata a fianco dei contadini italiani”.  


 VENETO: ECCO I “SIGILLI”

Asparago Bianco del Sile
Asparago di Mambrotta
Broccoletto di Custoza
Broccolo Fiolaro di Creazzo
Caciotta Misto Pecora
Carciofo Violetto di Sant’Erasmo
Carota di Chioggia
Castagne del Monte Baldo
Cavolo dell’Adige
Ciliegia dei Colli Asolani
Cipolla Bianca di Chioggia
Gallina Collo Nudo di Corte Padovana
Mais Biancoperla
Mais Marano
Mela del Medio Adige
Melone del Delta Polesano
Miele dei Colli Euganei
Miele del Delta del Po
Miele di Barena
Oca del Mandragon
Patata Cornetta
Patata di Chioggia
Patata di Montello
Patata di Rotzo
Patata Dorata del Guà
Pomodoro del Cavallino
Radicchio Bianco o variegato di Lusia
Radicchio Verdolino o Verdòn da Cortèl
Vacca Burlina
Verza Moretta di Veronella


Fonte: da Radio Veneto uno del  5 ottobre 2018

giovedì 11 ottobre 2018

EL BROETON




Si preparava d'inverno nelle campagne padovane del 1800.

Prendere del lardo e farlo soffriggere in una pentolone, poi aggiungere una verza affettata sottile ed una luganega (1 per persona) dopo averla forata con uno stuzzicadenti.

Mettere dell'acqua, tanta quanta si possa fare una 'sopa' leggermente brodosa. 

Quando la verza sarà cotta, regolare di sale e versare la zuppa su fette di pane abbrustolite.

In questa ricetta non viene usato il pepe, l'olio EVO e la spolverata di parmigiano, allora non c'erano i soldi per acquistare quegli ingredienti da 'siori' .


In foto: casone della bassa padovana risalente agli inizi del 1800, dove senz'altro alla sera si mangiava solo "el broetòn".


Fonte:  da facebook, Se el Mar fosse Tocio e i Monti fosse Poenta




mercoledì 10 ottobre 2018

LA PIETRA CHE HA CAMBIATO LA STORIA DE L’ARENA DI VERONA




Tutti noi sappiamo: ce  l’hanno detto, e l’abbiamo letto,  che l’ala dell’Arena è crollata a seguito del terribile terremoto  del 1117,   questa pietra ci dice  che non è vero. 

Negli scavi archeologici, effettuati in via Mazzini  tra il 1997/1998 , uno dei blocchi incastrati nelle mura tardo romane   recava scolpito il numero LXIII.  (63).  Quella pietra apparteneva all’anfiteatro posizionato  a fianco   di uno dei quattro archi “sopravvissuti”  dell’ala esterna che ha il numero LXIII (64).  




Il dato è importantissimo: indica che l’anello andò distrutto non durante il terremoto del 1117, ma in occasione della costruzione della seconda cinta muraria della città….

Forse per recuperare materiale per la costruzione delle mura,  ma soprattutto per diminuire l’altezza  dell’edificio   che, malgrado le nuove mura della città fossero più alte di circa 6 metri delle precedenti,      era ritenuto pericoloso  in caso di attacco se conquistato dai  nemici… L’Arena venne abbassata di circa 12  metri   e mantenne comunque la normale  funzionalità della cavea  interna. 

Rimane sempre aperto il periodo della distruzione dell’ala, eterna diatriba,  che va dal  265, imperatore Gallieno, al  493-506  di  Teodorico il Grande 





lunedì 8 ottobre 2018

QUESTA E’ UNA RAPINA…





Questa è una rapina! Dammi tutti i tuoi soldi! 

Calma, calma! Sono un deputato!

In questo caso dammi tutti i MIEI  soldi!…


venerdì 5 ottobre 2018

A ME PARE - A MIO PADRE






Dopo che l'avevo scritto, mi sono reso conto che la sua vita è stata la testimonianza di un'epoca. E' la storia di migliaia di famiglie contadine del Veneto, uomini che hanno ricostruito un paese, dalla povertà della civiltà contadina ai nostri tempi. Erano uomini e donne temprati, schivi, credevano nella forza della famiglia, nel lavoro, nell'onestà e vivevano in solidarietà. 
Appena ricevuta la notizia mi si sono accese nella mente tutta una serie di immagini alcune delle quali le ho scritte di seguito. Ho scritto in lengoa perchè, benchè conoscesse benissimo l'italiano, era la sua lingua madre. Credo che gli "arriverà di più", dentro. 
Gli ho scritto adesso perchè non ho potuto farlo a parole, di persona, e sono sicuro che mi avrebbe detto se mi stavo "rufianando". 
Lui era così. 



A ME PARE






De lu me ricordo e man, gròse e piene de cai, dure còme el curàme.
Me ricordo a corsa che fazèo, pena venjù casa da scola par ‘ndar a darghe ‘na man co a forcèa a tègnar su i travèrsi de e vide fin che lu ligava. 
E cuando che in stala fazèo su i stropéi fin che lu brocolava zo le strope. 
Me ricordo che na volta ghe so corso incontro, lu in tel vigneto, par dirghe che jèra pronte e frìtoe che me mama, so che a bea jornada de sòe de primavera, gavéa frìto dentro el struto, ma lu lo savéa za parchè l’aria lo gavéa spranpagnà tuto torno, e me par de sentirlo òncora dèso, cuel profumo de frìtoe.


Me ricordo cuando ghe jèra da far su el fen che el me voèva mi sol càro, parchè "Dino ze bon!"

El me contava che ghe piazèva ‘ndare scola, a matematica. Invese no, lu, bòcia, ghe gà tocà lavorar da súbito, da grando, e lo gà fato senpre, senpre par la so fameja ... e no solo par la sua.

E me lo vardavo, amirà, cuando che el gavéa a che far còi mediatori, chel punjo sarà, a tiràr el prèso fin dove che voléa lu! E lo vardàvo, lu picoèto, che ghe tinjèa tèsta a tuti, sensa paura. 
Lu na paròla sola e na facia sola.


Ricordo ànca el so caratere, fòrte, infelsibie, un carateràso. Cuesto so caratere e el mio, insieme còi fàti de a vita, ne gà portà a èsar tanto distanti, par tanto tenpo.
Dio sà se gavaría vosúo pasàrghe del tenpo insieme, ciamàrlo par scherso par nòme, parlàghe...
Ma a vita ze sta cusì. La sua no ze mai sta fàsie, masa ròbe, màsa problèmi, màsa pensièri e forse el so cuore ze deventà un pòco de curàme còme e so man.
Dèso el ze líbero finalmente, dai pensièri e dai dolori fisici.
Me piaze pensare però, nonostante tuto, che cuando el se gà girà vèrso a pòrta a sercàr me mama, me soréa... so fiòi, el me sercàse ànca mi, prima de dare l’ùltimo respiro.
Va in pàze popà.

Lu se ciamàva Mario, nato el 1 de Otobre 1927, morto el 30 de Setenbre 2018
el jèra me pàre.




 A  MIO PADRE






Di lui mi ricordo le mani, grosse e piene di calli, dure come il cuoio.
Mi ricordo, da bambino, la corsa che facevo, appena arrivato da scuola, per andare ad aiutarlo tra i filari di viti a reggergli i traversi con una forcella, mentre lui li legava; o d’inverno, al caldo della stalla, quando facevo i mazzi di legacci per i tralci delle viti che lui tagliava con la roncoletta dai rami piu grossi. 
Mi rimane impresso quella volta che gli sono corso incontro, lui nel vigneto, per dirgli che erano pronte le frittelle che mia madre, in quella stupenda giornata di sole di primavera, aveva fritto nello strutto. Ma lui lo sapeva già, ci aveva pensato l’aria a spargere quel profumo e mi sembra di sentirlo proprio ora, quel profumo di frittelle. 
Mi ricordo quando c’era da raccogliere il fieno che voleva me, sul carro, diceva: perchè Dino è capace.
Mi raccontava che gli sarebbe piaciuto continuare la scuola, gli piaceva la matematica. Invece no, lui, bambino, ha dovuto lavorare subito, da grande... e lo ha fatto sempre, sempre per la sua famiglia e non solo la sua.
Me lo guardavo ammirato quando contrattava con i mediatori, quel suo pugno chiuso, quel tira e molla a tirare il prezzo fin dove voleva lui. Lui piccoletto e mingherlino tener testa a chiunque, senza paura. Lui una parola sola, una faccia sola.
Ricordo anche il suo carattere, forte, inflessibile, un caratteraccio. Questo suo carattere ed il mio, assieme ai fatti della vita, ci hanno portati ad esser tanto distanti, per tanto tempo.
Dio sà se avrei voluto passarci del tempo assieme, chiamarlo scherzosamente per nome, parlarci...
Ma la vita è andata così. 
La sua non è mai stata facile, troppe cose, troppi problemi, troppi pensieri e forse il suo cuore era diventato un po’ di cuoio, come le sue mani.
Adesso è libero finalmente, dai pensieri e dalla sofferenza fisica.
Mi piace pensare però, nonostante tutto, che quando si è girato verso la porta a cercare mia madre, mia sorella, i suoi figli... stesse cercando anche me, prima di dare l’ultimo respiro.
Va in pace, papà.

Lui si chiamava Mario, è nato il primo di ottobre 1927 ed è morto il 30 settembre 2018,
ed era mio padre.



Fontesrs di DINO RARO,  da:   DAL VENETO NEL MONDO

venerdì 28 settembre 2018

HO SCOPERTO IL VERO SIGNIFICATO DI INPS




HO SCOPERTO  IL VERO SIGNIFICATO DI INPS…  

ITALIANI  
NIENTE 
PENSIONE 
SCORDATEVELA  

martedì 25 settembre 2018

CENTRI COMMERCIALI? NO, GRAZIE! … E SONO GLI AMERICANI A RICORDARCELO

Verona, un   centro commerciale chiuso per fallimento


Mentre a Roma si cacciano i soprintendenti che fanno bene il proprio lavoro, mentre in giro per le strade di Roma e d’Italia, tanti negozi di quartiere chiudono i battenti, ammazzati dalla concorrenza dei centri commerciali, mentre in Italia si continuano a realizzare centri commerciali ed outlet lontano dai centri abitati, mentre andiamo perdendo la sicurezza lungo le strade per l’assenza di attività commerciali, mentre i nostri ipocriti politici si fingono di preoccuparti dell’inquinamento, imponendo targhe alterne e blocchi del traffico … pur rilasciando concessioni per la costruzione di centri commerciali che obbligano la gente all’uso dell’automobile … mentre tanto altro, gli inventori degli shopping malls, ormai da più di un decennio, hanno abbandonato quella immonda tipologia suburbana che, in molti casi, viene demolita e sostituita con quartieri ispirati ai nostri centri storici!

Qualcuno in malafede potrebbe pensare che questa possa essere l’ennesima lamentela, fatta dal sottoscritto, per ragioni nostalgiche e anacronistiche … e invece questo è il succo della conferenza tenuta da June Williamsons[1], in occasione del convegno RoweRome2017[2] che si è tenuto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università “La Sapienza” di Roma dal 21 al 23 giugno 2017.

Nel corso della sua conferenza – intitolata “Suburban Sprawl Retrofit: Urban Design Lessons, and Questions, from North America” – la Williamsons ha infatti mostrato decine di esempi di Shopping Malls americani i quali, dopo il fallimento, hanno chiuso i battenti e sono stati demoliti, per essere sostituiti con normalissimi quartieri con abitazioni e negozi, o con parchi, oppure semplicemente demoliti in attesa di decisioni …


L’immagine presa dalla conferenza di June Williamsons dice: “Sprawl / Excess – Una saga in corso negli Stati Uniti dei “tipi di prodotti” immobiliari commerciali obsoleti costruiti su una immensa quantità di ettari non più verdi … cosa ci sarà dopo?”

 Nella prima immagine in alto a sinistra si legge: “1100 centri commerciali: 1/3 sono morti o stanno morendo”


Tre immagini prese dalla conferenza di June Williamsons che mostrano il processo di sostituzione graduale di uno shopping mall dismesso con un quartiere di case e negozi. Non si tratta del migliore esempio di urbanistica, ma è esplicativo del processo in corso


È stato un vero peccato che i promotori di centri commerciali in Italia non fossero stati presenti ad ascoltare la descrizione socio-economico-ambientale di quel fenomeno in corso negli States. Peccato che, nonostante gli odiosi crediti formativi, i professionisti italiani (spesso malati di esterofilia) non fossero presenti per potersi rendere conto che, nella loro esterofilia, dovrebbero almeno saper scegliere oculatamente i modelli che funzionano e quelli da evitare! Peccato che il Presidente dell’Ordine degli Architetti fosse scomparso, dopo la sua patetica comparsata di introduzione al convegno. Ridolfiinfatti, nel suo brevissimo discorso introduttivo, è stato in grado di promuovere tutto ciò che, nei tre giorni di convegno, è stato raccontato come totalmente da evitare!

Secondo il Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma, per il bene della città e della nostra professione, dovremmo sposare il modello di sviluppo Londinese della “Città Verticale” nonché, per il bene dell’ambiente, dovremmo promuovere la realizzazione delle “coperture verdi” ed edifici ispirati al “Bosco Verticale” di Boeri!!! Roba da non credere! E pensare che, solo il giorno prima, su questo blog, avevo scritto un post che spiegava le ragioni per cui, proprio queste cose sarebbero le prime da evitare[3]!

Come detto, in perfetto stile comportamentale da “rappresentate istituzionale italiano” il Presidente dell’Ordine, fatto il suo discorso, è scomparso dal convegno … evidentemente lui, da Presidente, sa già tutto e non può perdere tempo ad ascoltare convegni che potrebbero fargli imparare qualcosa, solo noi comuni mortali dobbiamo essere vessati con l’obbligo dei “crediti formativi permanenti”!

A conferma del discorso della Williamsons, riporto un paio di casi ben documentati: la demolizione del Cinderella Center Shopping Mallin Colorado, costruito nel 1968 sostituito nel 2000 dall’Engelwood City Center[4], e la demolizione del Southglenn Shopping Malldi Centennial, sempre in Colorado, costruito nel 1974, demolito nel 2006 e sostituito da un quartiere di case e negozi nel 2008.


Cinderella City Shopping Mall in corso di demolizione


L’Englewood City Center sorto in sostituzione del Cinderella City Shopping Mall


Southglenn Mall in demolizione nel 2006


Quartiere progettato e realizzato nel 2008 in sostituzione del Southglenn Mall


 Tornando alla conferenza della Williamsons, al termine della sua presentazione – senza conoscere la vicenda del ‘business center’collegato allo stadio di Tor di Valle, né la quantità degli orrendi centri commerciali e outlet suburbani realizzati a Roma e in Italia – ci ha raccontato di come gli investitori americani, non avendo più mercato negli States, da diversi anni hanno capito che gli conviene investire in Turchia e in Italia per realizzare quelle megastrutture, ormai ritenute obsolete e dismesse nel proprio Paese. Evidentemente, grazie alla nostra classe politica sempre a 90° nei confronti degli USA siamo un Paese di polli molto conosciuto all’estero!

Ah se solo i politici che hanno scritto la “legge sugli stadi” e quelli delle giunte che hanno causato la gravissima situazione dello stadio “della” AS Roma ascoltassero certe conferenze tenute da persone super partes!!!

Ah quanto sarebbe utile che la stampa e le televisioni si prestassero ad informare gli italiani sugli effetti collaterali di certe scelte urbanistiche fallimentari! Sarebbe infatti utile far sapere 
che la promozione e realizzazione di un centro commerciale crei problemi che, nel tempo, rischiano di divenire insanabili:


      Distruggono le comunità, privandole di luoghi vitali e socializzanti all’interno dei quartieri urbani;
      Rendono la gente dipendente dall’autotrazione;
      Privando le strade cittadine dei negozi, ergo privandole di quell’importantissima “sorveglianza spontanea” così ben descritta da Jane Jacobs[5] sin dal 1961, ne compromettono la sicurezza;
      Obbligano la collettività a spese immani per la realizzazione, e/o adeguamento, delle indispensabili reti infrastrutturali che, solo in minima parte, vengono coperte dagli oneri concessori pagati dai costruttori;
      Obbligano ad un consumo di territorio sterminato per poter realizzare gli immani parcheggi e le strade opportunamente dimensionate per assorbire il traffico dei loro fruitori;
      In assenza strade adeguate, il pericolo di morte è dietro l’angolo! – Si veda per esempio il caso dell’impennata dei già frequenti incidenti stradali, spesso mortali, sulla via Cristoforo Colombo/Pontinadopo la realizzazione del Centro Commerciale di Aprilia, dell’Outlet di Castel Romano, di Cinecittà Worlde del Centro Commerciale Euroma 2.
      Come ricordato dalla Williamsons nella diapositiva riportata in apertura, anche queste strutture sono destinare a fallire. Secondo i dati mostrati, infatti, nei soli USA, su 1100 centri commerciali analizzati, 1/3 sono morti o stanno morendo!

L’elenco degli aspetti dannosi e fallimentari di queste strutture potrebbe andare ancora avanti[6], ma credo basti far riflettere tutti gli italiani sani di mente sul fatto che, se nel corso di questa conferenza la Williamsons e altri hanno raccontato dell’obsolescenza – nel loro Paese – deglishopping malle dello “zoning funzionale” nella pianificazione urbanistica, sarebbe il caso di evitare di farci colonizzare “culturalmente” da chi si rivolga al nostro Paese solo perché lo ritiene caratterizzato da un popolo idiota, complessato ed esterofilo, atto a farsi sfruttare per i propri loschi guadagni.

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Questo ammonimento si rivolge non solo ai politici e colleghi sofferenti di un ingiustificato complesso di inferiorità culturale nei confronti di altri Paesi, ma anche a tutti quei tifosi romanisti (e lo dico da romanista sfegatato) i quali, presi dall’amore per la propria squadra, non riescono a comprendere che Pallotta & co. li stiano prendendo letteralmente per i fondelli!


L’ultima versione del progetto dello Stadio


[1] Associate Professor of Architecture and Urban Design presso la Spitzer School of Architecture del City College di New York dal 2008. Laureata presso il MIT e la Yale, ha insegnato in precedenza presso la Columbia University GSAPP, Georgia Tech, e la University of Utah. Autrice di “Designing Suburban Futures: New Models from Build a Better Burb” e co-autrice di “Retrofitting Suburbia: Urban Design Solutions for Redesigning Suburbs.
[5] Vita e morte delle grandi città Americane – Tradotto e pubblicato in Italia nel 1969 a cura di Einaudi
[6] Cfr. il mio precedente post L’homo sapiens si fece insipiens … e pensò fosse il progresso  http://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2017/06/07/lhomo-sapiens-si-fece-insipiens-e-penso-fosse-il-progresso/



Fonte: da picweb.it. del 24 giugno 2017