lunedì 18 luglio 2016

W LA BREXIT, L’EUROPA HA BISOGNO DI DECENTRAMENTO, NON DI GOVERNO COMUNE





di GERARDO COCO

David Hume (1711-1776), precursore della economia politica classica, sosteneva che la frammentazione politica, ponendo un freno sia al potere che all’autorità, era un alleato del progresso economico e civile, non un suo nemico.
Nell’antichità, città prospere come Tiro, Sidone, Cartagine, e Gadir non avevano bisogno di riunirsi in una singola unità politica, al massimo era sufficiente una federazione. Lo sviluppo del Mar Egeo non si basò su nessun impero ma sulla decentralizzazione.
L’accentramento porta con sé il germe della disgregazione. Atene era una superpotenza regionale ma primus inter pares e fu il suo sistema commerciale a permettere la circolazione delle idee che portò alle grandi scoperte dell’epoca (Pitagora, Talete). Appena fu unificata ad opera di Filippo il macedone, la Grecia cominciò a perdere colpi e se il grande impero del figlio, Alessandro, fosse durato, sarebbe andato incontro ad una stagnazione commerciale e intellettuale simile a quella che aveva colpito i suoi predecessori persiani. Tuttavia, poiché alla sua morte, si decentralizzò, alcune sue parti poterono rinascere come città-stato indipendenti fondate su una florida economia come, ad esempio, Alessandria d’Egitto. Quando un governo è repubblicano, decentrato e limitato, i benefici della crescita sono evidenti.

Quanto più i governi si espandono tanto più hanno la tendenza a “pianificare” per soddisfare i propri interessi.
La Cina visse i suoi momenti migliori quando il paese era frammentato e non unito. Mentre la centralizzazione ad opera della dinastia dei Ming fu un esempio di soffocamento economico e di schiavitù. La rinascita della Cina alla fine del secolo scorso è dovuta al principio di decentralizzazione del governo e a un rafforzamento delle autonomie locali: la frenetica attività economica cinese inizia con le cosiddette township and villages entreprises (imprese municipali e rurali) mentre la caratteristica della attuale Cina è la debolezza del governo centralizzato.
Nel periodo della dinastia dei Ming, l’Europa fu colpita dalla peste nera ma superò questo disastro grazie a città stato indipendenti governate da mercanti che ostacolarono il tentativo dei proprietari terrieri di reintrodurre la schiavitù. Immaginiamoci cosa sarebbe successo con un governo centralizzato. Fortunatamente, l’Europa fu molto più difficile da unificare che la Cina, come scoprirono poi e a proprie spese, Carlo V, Luigi XIV, Napoleone e Hitler. Il risultato dei loro tentativi fu stagnazione, burocrazia, guerra. Oggi al posto delle guerre in Europa ci sono separatismi e secessioni che rischiano di evolvere in rivoluzioni. Altro che Europa dei Popoli! Il problema è sempre lo stesso. I governi tendono ad essere benefici all’inizio e peggiorare con il passare del tempo, trasformandosi in nomenklature sempre più ambiziose e parassitarie che si accaparrano una fetta crescente del reddito nazionale e interferiscono nella vita privata. Alla fine la popolazione esplode. Non esiste prova storica del contrario.

La teoria dei sistemi spiega, inoltre, perché organismi sempre più grandi diventano sempre più fragili ed esposti al rischio di imprevisti e shock esterni. Un argomento a favore dell’unione europea, tuttora sostenuto, è che l’allargamento la rafforzi. Ma questa convinzione è stata smentita dalla crisi finanziaria del 2008 e la sarà smentita più clamorosamente con la prossima crisi. I paesi al di fuori della moneta comune hanno retto meglio all’onda d’urto della crisi.
L’accentramento dei poteri amplifica tutti gli errori. La Svizzera è sopravvissuta a tutte le catastrofi storiche perché si è evoluta col decentramento decisionale in virtù del quale gli errori distribuendosi in modo decentrato, non si amplificano ma si dissipano, lasciando intatto il sistema. Ma l’hubris tecnocratica se ne infischia tanto della storia che della fisica.

La maggior parte dei paesi prospera nel mondo in modo indipendente senza far parte di qualche potere regionale o Stato Moloch.
Sembra contro-intuitivo ma più isolati si è, meglio. Basti pensare a Singapore resosi indipendente dalla Malesia nel 1965 o a Hong Kong che ha evitato di farsi inghiottire dalla Cina. Nessuno di questi paesi ha avuto bisogno di un super stati per svilupparsi e lungi dall’essere autarchici, hanno affrontato la concorrenza globale con successo. E’ la concorrenza in tutti gli aspetti, economico, politico e fiscale che ne assicura il benessere, che abbatte monopoli, oligopoli e il lobbismo che i super stati fertilizzano.

La fortuna dell’Inghilterra è stata senz’altro la sua geografia che l’ha resa indipendente e prospera fino a quando… non è entrata in Europa. Basta un calcolo elementare per dimostrarlo.
Le esportazioni britanniche non arrivano al 30% del Pil. Di questo 30, il 40% va all’UE. Quindi solo 12% interessa l’unione europea, mentre l’88% ne è al di fuori. Ma il  100%  dell’economia britannica è sottoposto alle regole UE! Non è stato un buon affare.

Negli ultimi mesi è stata montata una propaganda contro la sua uscita dall’Europa, la famosa Brexit, una propaganda minacciosa di ritorsioni e di propositi di vendetta di una violenza inaudita che ancora una volta rivelano la natura totalitaria e antidemocratica dell’Unione.  Un interferenza inammissibile da parte di politici e banchieri centrali diretta a creare panico nella popolazione affermando che la Brexit è catastrofica per il paese e a minacciare che, con l’uscita, il Regno Unito dovrà rinegoziare tutti gli accordi commerciali. E.., chissenefrega, avrebbe risposto Margaret Thatcher. Sarebbero gli esportatori europei ad essere penalizzati. Devono essere i popoli a decidere o le nomenklature ansiose di abolire la legittimità democratica per rendere gli stati vassalli?

La domanda che il popolo britannico deve porsi è: il nostro interesse economico è fuori o dentro una UE che, lottando per sopravvivere, lancia anatemi contro i paesi recalcitranti? Altro che Brexit, il Regno Unito dovrebbe fare piani per prevenire il totale disfacimento della UE. L’Europa non è una nazione, è un continente, questo è il problema e non può essere gestito da maniaci della pianificazione.

Secondo un articolo del Financial Times (EU weighs guillotine powers to freeze transfers, May15 2016) la commissione europea sta considerando l’ipotesi di un nuovo “strumento di moratoria” che conferirebbe ai regolatori il potere di congelare i pagamenti ai titolari di obbligazioni e sospendere i ritiri di contante per prevenire deflussi di liquidità dalle banche. Tipica azione da nomenklatura UE: quando tutto fallisce, la soluzione è il sequestro dei beni privati. E i britannici dovrebbero restare in un contesto come questo? Vogliono essere dominati da una burocrazia che gestisce a suon di leggi marziali finanziarie?

Sappiamo come l’unione monetaria ha portato frantumazione economica, miseria, risentimento e divisione in tutta Europa. E sappiamo pure come l’UE vuole uscire dalla crisi che ha creato: applicando gli stessi metodi di centralizzazione della moneta unica a tutta l’Europa. Un super-stato imposto con la forza non può che replicare i disastri del passato. Se la UE sopravvivesse sarebbe in una forma di cui nessuno sano di mente vorrebbe farne parte.

P.S. Per farsi un’idea della Brexit, si guardi l’eccellente filmato Brexit the Movie, qui sotto. 
BREXIT THE MOVIE


domenica 17 luglio 2016

LE FRAZIONI DEL CORPO SECONDO LA TEOLOGIA EGIZIA, I SETTE CORPI

Quella che riporto dal testo Il cappello dei Magi (l'Elmo di Oppeano)di Luigi Pellini è la divisione in sette parti del "corpo" umano e del suo progressivo dissolversi, ricavata dalla teologia egizia.
Alcuni studiosi indicano non sette parti ma nove e, talvolta, anche dodici .
Ecco, in forma sintetica e sommaria, quella ricavata dalle profonde conoscenze dell’egitologo Boris de Rachewiltz .





1) RA scintilla divina SAKH o SAHU, principio che corrisponde all'ATMA induista. La divinità Sekhmet rappresenta il Ra al massimo splendore, la salute integrale al culmine della potenza.





2) THOTH o meglio AKU o AKHU, corpo di luce, di gloria, o spirito luminoso che corrisponde al buddhi (spirito vitale).




3) AMON, la piuma, anima, Ba, l'uccello ovvero l'anima pellegrina (la prima parte immortale nell’individuo). Manas superiore nell’induismo o corpo causale. Questa è la parte che si reincarna e il vecchio Ka, con una certa esperienza acquisita, opererebbe una infusione della propria esperienza nel nuovo Ka. Il Ka, infatti, contiene il Ba.




4) Il vaso AB (seconda parte dell'anima); a questo livello avviene la lotta fra "Diamons" o meglio tra il bene e il male. Autocoscienza; nell'Induismo corrisponde al Manas Inferiore (corpo mentale).




5) KA il doppio eterico, la psiche, l'Io buono o anche il Sé. Il sapere acquisito nell'induismo. Kama, corpo astrale o anche doppio eterico. Il Ka si alimenta di prana, la particolare energia che emanano tutti gli esseri viventi. Ecco il perché delle offerte in cibo o anche floreali portate presso la tomba (quest'ultima usanza è diffusa ancora oggi).




6) SHUT(figura nera con tre api) è il riflesso oscuro del KA, incaricato dalla natura di difendere l'individuo da ogni aggressione passionale.
KHAIBIT è l’ombra SHUT, degenerata e demente; regge le chiavi dell'ereditarietà e dell'istinto,  possiamo definirla anche parte bassa e malvagia. SHUT sopravvive al corpo; insieme, presiedono alla vita della cellule; energia vitale; nell'induismo LIGA SHARIRA; corpo eterico





7) KHAT o pesce Oxirinco. Corpo fisico, presiede ai tessuti; nell'Induismo, STHULA SHARIRA.

Queste sono le sette parti fondamentali che compongono il corpo Psichico-ermetico ovvero i sette metalli.



La divisione dei corpi dell'uomo nelle varie filosofie e religioni, sempre settenaria.


Egizio induista cabala l'uomo discipline


SAHU principio ATMA spirito BINAH volontà... SPIRITO METAFISICA divino divino spirituale

AKHU spirito BUDDHI anima CNESED SPIRITO TEOLOGIA vitale spirituale intuizione VITALE

BA anima MANAS SUP. GEBURAH SE BIOLOGIA pellegrina corpo causale mentale sup. SPIRITUALE

AB anima MANASINF. TIFERED IO FISICA inferiore ovvero il corpo mentale

KA psiche KAMA corpo HETZACH CORPO CHIMICA astrale emotivo ASTRALE

KHAIBIT ener. LIGA SHARIRA YESOD CORPO ETICA vitale c. eterico eterico ETERICO

KHAT fisico STHULA MALKUTH CORPO ESTETICA C. FISICO fisico



Fonte: pubblicato da  LUIGI PELLINI

sabato 16 luglio 2016

VERONETTA, UN QUARTIERE TRANQUILLO PER IL TG1 È IL BRONX

Veronetta, Piazza Santa Toscana



di Luca Romeo

Io non so se si tratta di vittime di terrorismo psicologico, se è un affresco dipinto in malafede per scopi politici o se a trionfare è una semplice (ignorante) paura per il diverso. Fatto sta, che il servizio andato in onda qualche sera fa sul TG1 è qualcosa di vergognoso. Il nostro maggiore telegiornale nazionale dovrebbe informarsi sul tipo di approfondimento che sta facendo vedere all’Italia, prima disputare sentenze.

Si scrive della trasmissione di approfondimento Tv7, che nella consueta puntata del venerdì (il 20 settembre per l’esattezza) ha mandato in onda un servizio su Veronetta, quartiere universitario di Verona.

Veronetta viene descritta come una specie di Bronx cinematografico, una parte di città in cui gli italiani devono avere paura a muoversi di notte, perché potrebbero ‘invadere’ lo spazio abitato dai migranti e in questo modo rischiare di essere aggrediti.

Raramente sento tante falsità tutte insieme.

Vivo a Veronetta da un anno e sono uno studente universitario. Già perché questo è il quartiere universitario, abitato in prevalenza da giovani iscritti al vicino ateneo. I tanti migranti che vivono nel quartiere hanno esercizi commerciali ben visibili: sulla via XX Settembre, quella principale, ci sono svariati negozietti di generi alimentari, kebab o altro nei quali i cittadini nati in altri paesi lavorano regolarmente tutti i giorni. La convivenza tra studenti italiani e lavoratori migranti è del tutto pacifica, completamente diversa da come è stata descritta nel rotocalco del TG1.


Locandina de L'Arena di Verona


Vicolo di paura e spaccio. Il servizio – intitolato con poca fantasia Il bianco e il nero – parte da “un vicolo di spaccio“, ribattezzato anche “vicolo di paura“, dove probabilmente gli spacciatori “sono scappati perché hanno sentito le telecamere“. Forse io sono stato fortunato allora, perché tutti i giorni e tutte le sere prendo quel vicolo per tornare a casa, spesso anche molto tardi, eppure non ho mai incontrato spacciatori, né gente che volesse aggredirmi.

Paura paura paura. “Il veronese che abita qui, ha paura” spiega il cittadino che accompagna i giornalisti del TG1. Paura di cosa? Lo ripeto: da un anno vivo a Veronetta, da un anno rincaso di notte a qualsiasi orario e mai mi sono sentito vulnerabile nel mio quartiere.

A un certo punto nel servizio si arriva a quella che sembra una linea di confine bellica. “Io di là preferisco non andarci” spiega il solito cittadino al di sopra di ogni sospetto. Il rotocalco decide di chiamare la zona “naturale punto di scontro fra residenti e immigrati”.

Intanto i “naturali punti di scontro” non esistono, in quanto lo scontro non può nascere dalla natura (e come farebbe?), quanto dall’ottusità umana, semmai. E poi di punti di scontro e di zone proibite, a Veronetta, non ce ne sono. Il punto in questione è un tratto della solita via XX Settembre, altra strada che ho percorso a piedi e in piena notte più volte e senza correre alcun problema. Infine, lo scontro tra migranti e residenti non esiste, perché anche i migranti sono residenti.  Come parlare di una lotta tra arance e agrumi. Ci avevate pensato prima di scrivere i testi del servizio?

Attaccati alla ‘invalicabile linea della paura’ ci sono diversi bar notturni, frequentati da molti studenti italiani ed erasmus. Gli schiamazzi che si sentono arrivano dagli universitari che cantano dopo qualche birra in più e non dai migranti che il giorno dopo si svegliano per lavorare nei suddetti esercizi commerciali.

Tutte le volte che sono tornato a casa tardi lungo quella strada. ho avuto ‘problemi’ con i giovani italiani ubriachi, non con i migranti che se ne stanno silenziosi presso i loro stessi negozi.

Ma questo non sarebbe stato uno scoop per il TG1. Nel servizio si è visto un migrante, appunto, che si avvicina con una birra in mano e con accento nordafricano urla “Vai via! Vai via“. Poi la videocamera si abbassa e si sentono degli “Oh!! Oh!!” come stesse partendo un’aggressione.

Niente di più cinematografico e nulla di più stereotipato.

Perché io passo tutte le notti da lì e nessuno mai mi ha chiesto di andarmene? Perché nessuno mi ha mai aggredito e non ho mai avuto problemi?

Vivo a Veronetta, ho ventitré anni e non ho motivo di avere paura.

Mi fa più paura chi vuole fare informazione basandosi su uno stereotipo. Mi fa paura chi non riesce a capacitarsi del diverso e mi fa paura perché significa che non potrà mai imparare nulla dalle altre culture, come se quello che ha in testa sia la verità assoluta e assolutamente immodificabile. Mi fa paura chi fa terrorismo psicologico laddove non c’è alcun rischio. Mi fa paura chi chiama ‘vicolo di spaccio’ un vicolo comune, perché un domani chiamerà ‘criminale’ un innocente e insegnerà ai propri figli a vivere con sospetto, qualunquismo e supponenza.

Quante strade deve percorrere un essere umano, prima di essere chiamato essere umano? Secondo Bob Dylan la risposta soffia nel vento. Secondo me, le strade da percorrere sono nella nostra testa. Ma se la testa non gira, il quartiere dove abito resterà quello della paura, con i vicoli dello spaccio e i naturali punti di scontro tra migranti e residenti.

Fate i vostri calcoli.

Fonte: da allupoallupo del 25 settembre 2013





venerdì 15 luglio 2016

PROFUGHI: TANTI EINSTEIN O TANTI KABOBO?



(29 gennaio 2016 )
  

“I rifugiati hanno competenze. Essi meritano i nostri sforzi. Einstein era un rifugiato. Non dobbiamo dimenticarlo”, lo ha detto il capo dell’ UNHCR, Filippo Grandi, durante una conferenza congiunta sull’integrazione dei beneficiari di protezione internazionale a Parigi.

Avevamo dei novelli Einstein e non lo avevamo capito. Pensa te. E’ noto come Albert passasse le giornate a molestare ragazze nelle piazze di Princeton.

Fare questo tipo di analogia tra gruppi differenti che si trovano, casualmente, in condizioni simili, è oggettivamente sciocco, quando poi questa analogia la si fa tra gli Ebrei in fuga dall’Europa durante o poco prima la Seconda Guerra e gli afro-asiatici di oggi è singolare. Per non dire spericolato.

Mettendo da parte sia il ragionamento morale (gli africani e tutti i non siriani non scappano dalla guerra) che quello del diritto-dovere di ogni nazione di conservare la propria identità, andiamo a vedere il Quoziente Intellettivo tra gli Ebrei fuggiti dall’Europa (Einstein) e poi tra gli attuali ‘profughi’.




L’Africa è una causa persa. La maggioranza dei cosiddetti profughi che arrivano da lì (quasi il 90 per cento in Italia) provengono da Paesi con un QI medio di 70. In Siria va meglio, il problema è che in Europa non arrivano le popolazioni pre-arabe di religione cristiana, ma quelle islamiche sunnite, con un QI medio che è intorno ad 85.

Per avere un termine di paragone, in Italia (il dato più elevato in Europa) parliamo di 102/105 a seconda dei misuratori. In Germania siamo lì.

Gli Ebrei Ashkenaziti, ovvero quelli vissuti in Europa, hanno un QI medio di 112. I motivi sono dibattuti, ma il più ovvio è l’essere stati sottoposti a ‘pressione evolutiva’ attraverso le persecuzioni secolari. E anche non essersi ‘mischiati’.

Voi capite che, ceteris paribus, sarà molto complicato beccare Einstein in un profugo del Gambia, perché i loro geni hanno un QI simile ai nostri poco intelligenti. Quindi, per l’Europa si avvicina un’epoca oscura, una caduta in un medioevo intellettuale che potete trovare nel bellissimo film Idiocracy. Dove il declino del QI causato (anche) dall’immigrazione e dal boom demografico non-bianco viene genialmente camuffato (ma nemmeno troppo) per passare la censura di Hollywood.

Tornando a noi. Significa questo che si deve discriminare le persone in base all’intelligenza? Assolutamente no. Ma non venite a raccontarci un futuro di profughi geni, perché non esiste. Ed è bene rifletterci, perché loro ci parlano di Einstein, ma qui arrivano i Kabobo.

Fonte: da Identità.com del 29 gennaio 2016