martedì 3 novembre 2015

STORIA VENETA - 88: 1489 - CATERINA "REGALA" CIPRO A VENEZIA. Il RITORNO DELLA REGINA


Dal testo di Francesco Zanotto


"Dopo molte ripulse, e indotta quasi a forza, Caterina finalmente inchinavasi ... e nel 1489 deliberava di cedere alla sua patria il regno di Cipro. Perciò celebrati gli uffizii divini nella cattedrale di Famagosta, in di lei  presenza innalzavasi il vessil di S. Marco, e da quel punto passava sotto il governo dei Veneziani quella isola celebrata da Callimaco siccome culla della genitrice di Amore. Era il dì 15 maggio del medesimo anno (1489) ... "


ANNO 1489


Giuseppe Gatteri


Cosa ci racconta il disegno di Gatteri.


Dopo essere rimasta vedova Caterina Cornaro regina di Cipro tenta di reggere le sorti dell'isola ma deve scontrarsi con l'insofferenza della popolazione locale, le pretese degli altri eredi al trono e gli interessi della Serenissima. Non le restava più scelta ...


LA SCHEDA STORICA - 88


Caterina Cornaro, la nobildonna veneziana ritrovatasi quasi inaspettatamente regina di Cipro ad appena 18 anni, era rimasta poco dopo anche vedova dopo l'improvvisa morte del giovane marito Giacomo di Lusignano. Come se non bastasse il loro figlioletto ed erede al trono Giacomo III sarebbe sopravvissuto al padre solo pochi mesi.
Caterina si ritrovava improvvisamente sola e, malgrado l'iniziale aiuto dell'allora comandante in carica Pietro Mocenigo e della sua flotta, lasciata dalla Serenissima in balla degli eventi. La giovanissima regina di Cipro, espressione degli interessi veneziani sulla preziosa isola del Mediterraneo Orientale, dovette infatti affrontare da un lato le pretese al trono della cognata Carlotta e dall'altro far fronte agli intrighi del re di Napoli che, pur di danneggiare i Veneziani, avrebbe messo volentieri le mani su Cipro. Caterina non aveva alcuna scelta. Doveva e poteva contare esclusivamente sull'aiuto di Venezia, un aiuto che certamente la Serenissima offriva volentieri, ma non certo per favorire la "sua" regina. Per Caterina infatti il controllo della repubblica si sarebbe trasformato ben presto in un vero e proprio capestro. Innanzitutto l'amministrazione.
Dopo le fallite congiure che seguirono la morte di Giacomo II, Venezia aveva infatti affidato i posti più importanti e strategici dell'amministrazione esclusivamente a dei veneziani e a ogni centro dell' isola venne preposto un governatore veneziano. Il capillare controllo della gestione dell'isola da parte del governo ducale, si ripercuoteva anche sulla giovane regina, tanto che la stessa e suo padre si rivolsero direttamente al senato veneziano affinchè i controlli diventassero meno asfissianti.  Caterina infatti non poteva lasciare il Palazzo dove era stata costretta a consumare i pasti da sola nella sua stanza.
L'isolamento di Caterina investiva anche i suoi rapporti con l'esterno: non poteva avere infatti alcun rapporto epistolare e nemmeno interagire con i propri sudditi. Caterina era diventata insomma più un impaccio per la Serenissima che altro, specie dopo la morte della legittima pretendente al trono Carlotta di Lusignano, a seguito della quale Venezia poteva finalmente realizzare il suo scopo di gestire direttamente l'isola come un qualunque dominio veneziano.  E le occasioni affinchè questo si realizzasse, del resto, non si fecero attendere poi molto.
La prima circostanza fu l'invio di 35 galee nelle acque cipriote. L'isola era dal 1426 tributaria di ben 8.000 ducati annui al sultano del Cairo. Nel 1487 il nuovo sultano turco Bajazet era deciso di puntare proprio contro l'Egitto non senza tentare una sortita strada facendo, contro Cipro.
Il  sultano d'Egitto di fronte a questa prospettiva, informò Caterina e la Serenissima con l'offerta al senato  veneziano di un'alleanza contro il comune nemico turco. In cambio il sultano avrebbe sospeso il tributo annuo che gravava su Cipro. Ma l'isola in questo modo si liberava praticamente dal vassallaggio che la legava all'Egitto. Venezia in questo modo aveva praticamente eliminato il primo ostacolo sulla sua strada.
 L'occasione o, meglio, il pretesto migliore per il governo ducale, tuttavia, si presentò poco dopo quando al senato veneziano giunsero le voci di un possibile matrimonio di Caterina niente meno che con Alfonso di Napoli, l'antico pretendente al trono di Cipro.
La vera mente del progetto nuziale che avrebbe sottratto per sempre Cipro a Venezia, era un certo Rizzo di Marino, già implicato nella congiura del 1473. Il Rizzo venne però smascherato e tradotto a Venezia, dove venne successivamente strangolato su ordine del Consiglio dei Dieci. La possibilità di un matrimonio di Caterina era un rischio che la repubblica di Venezia non poteva certo correre.
A quel punto, divenuta ormai totalmente inaffidabile ed incontrollabile, la giovane regina doveva assolutamente cedere l'isola al governo ducale. Allo scopo, nel 1488 il Senato scrisse al fratello di Caterina, Giorgio, affinchè gentilmente e in via del tutto confidenziale, convincesse la sorella sull'opportunità di cedere volontariamente l'isola di Cipro alla repubblica. Quando il fratello informò Caterina di quanto il senato si aspettava da lei, sembra abbia risposto:"I miei Signori di Venezia non sono contenti di avere l'isola quando sarò morta, che vogliono privarmi così presto di quanto mi lasciò mio marito?"

Malgrado una certa riluttanza mista a un pizzico di amaro sconforto, Caterina alla fine non potè che  cedere. Come e con che mezzi avrebbe potuto opporsi alla repubblica, a quello che restava pur sempre il suo governo? Non aveva scelta e così nel 1489 lasciò Nicosia per portarsi a Famagosta da dove si sarebbe imbarcata per Venezia con il fratello. Finiva così l'avventura cipriota di Caterina Cornaro. La regina, quando lasciò per sempre l'isola, aveva 36 anni e ad attenderla c'erano le dolci colline asolane.
Non appena rientrata a Venezia, infatti, Caterina venne accolta con i più grandi onori - era pur sempre una regina veneziana! - e per ben tre giorni la città festeggiò il ritorno della famosa nobildonna. Il fratello Giorgio venne anche creato cavaliere per i servizi resi alla repubblica (non era stato lui in fondo a convincere Caterina di cedere l'isola alla Serenissima?).
E così durante una solenne cerimonia in S. Marco, Caterina Cornaro cedeva ufficialmente l'isola di Cipro al governo veneziano ricevendo in cambio quale feudo personale e fino alla sua morte, la città di Asolo.
Nella piccola ma incantevole cittadina Caterina, lasciate le arsure cipriote, visse i suoi ultimi vent'anni, riuscendo a raccogliere attorno alla sua persona una piccola e raffinata corte di artisti e letterati la cui massima testimonianza restano gli "asolani" di Pietro Bembo.  
Tuttavia il destino l'avrebbe ricondotta a Venezia a seguito della calata delle truppe imperiali nel 1509 che interessò anche l'asolano.  A Venezia Caterina morirà appena un anno dopo, il 10 luglio del 1510 spegnendosi serenamente all'età di 56 anni. In base alle sue disposizioni venne vestita semplicemente con un umile saio francescano anche se sulla bara, tuttavia, spiccava ancora la corona di Cipro.


Fonte: srs di Giuseppe Gatteri, Antonio Viviani, Francesco Zanotto, Giuseppe Grimaldo, Laura Poloni, Giorgio Marenghi; da STORIA VENETA,  volume  3, SCRIPTA EDIZIONI





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