martedì 23 luglio 2013

SCANDALOSA NATO: NON VIETA LE TORTURE MA LA POSSIBILITÀ DI FOTOGRAFARLE




Da tutti i teatri di guerra che hanno visto impegnati in particolare i soldati americani emergono foto scandalose, con violazioni dei diritti umani e cattiverie ignobili di ogni tipo. Ricordiamo il carcere degli orrori di Abu Ghraib, le foto dei militari statunitensi che urinano sui cadaveri in Iraq, fino alle torture e alle sevizie anche sessuali perpetrate su prigionieri un po’ ovunque. Di seguito vi proponiamo una foto piuttosto eloquente:  se avete lo stomaco forte, guardatene altre qui, qui e qui.

I protagonisti delle torture, delle sevizie, dei brutali omicidi sono stati sempre protetti dalle amministrazioni USA: che non hanno punito nemmeno la soldatessa Lynndie England, divenuta celebre in tutto il mondo per le crudeltà riservate ai prigionieri di Abu Ghraib: li conduceva al guinzaglio, li legava tra di loro nudi, li torturava con elettrodi ai testicoli e quant’altro. Si dilettava a passare le giornate tra una tortura e l’altra, con la complicità del suo compagno e dei commilitoni.

Anziché prevedere pene esemplari per gli autori di questi orrendi crimini, le pene esemplari saranno riservate a chi osa immortalare questi momenti: per evitare fughe di immagini la NATO ha stabilito di bandire severamente le macchine fotografiche e gli altri dispositivi in grado di fare foto dai teatri di guerra. I commenti li lasciamo a voi…
Redazione Signoraggio.it

Fonte: visto su  Sigmoraggio.it




AFGHANISTAN. LA NATO LANCIA IL DIVIETO DI SCATTARE FOTO NEI TEATRI DI GUERRA


Roma, 28 mag 2012 - La Nato presente in Afghanistan nel settore sud-ovest ha preso recentemente la decisione, discutibile, di vietare in modo categorico a tutti i soldati di scattare foto "personali" durante le azioni militari. La decisione è stata presa dopo che in passato alcuni scandali erano stati scatenati proprio dalla diffusione di alcune foto di torture e sevizie pubblicate da militari americani una volta tornati a casa.

 
Farà discutere la decisione presa dalla Nato del settore sud-ovest in Afghanistan di rendere operativo un totale divieto per i soldati di scattare fotografie nel corso di missioni militari. La decisione, non casualmente, è stata presa dopo che una serie impressionante di scandali riguardanti le forze armate americane erano stati causati proprio dalla pubblicazione di alcune foto compromettenti, non ultima quella di alcuni marines immortalati mentre sogghignavano vicino ai corpi senza vita di un gruppo di taliban. Anche per questo motivo il comando Isaf della provincia afghana di Hellmand ha deciso di autorizzare, da questo momento in poi, solamente più le foto ufficiali. 

Il divieto dovrebbe riguardare da subito almeno 36.000 soldati, inclusi ben 15.800 marines. Per questo motivo un vasto numero di fotografie amatoriali e di video dei soldati verranno censurati in modo da cercare di evitare altri imbarazzanti incidenti come quello causato dalle foto che ritraevano alcuni marines urinare sui cadaveri inerti dei nemici. Il comandante dell'Isaf, Charles Gurganus, ha fatto sapere di essere perfettamente d'accordo con la misura decisa dal comando Nato in quanto la fuga di foto che ritraggono atrocità o vittime di guerra potrebbe minare dall'interno lo sforzo belico. Mentre infatti nel XX secolo, come ad esempio in occasione della guerra al Vietnam, erano pochi coloro che sono riusciti a documentare le vergognose atrocità belliche, nel caso dell'Afghanistan grazie all'avvento delle nuove tecnologie, negli anni scorsi è stato facile rendere pubbliche le barbarie della guerra mediante video e fotografie, spesso scattate proprio dagli stessi soldati.

Il generale Gurganus ha cominciato quindi a spiegare ai suoi uomini che le foto potranno essere fatte solo più all'interno delle basi militari americane, e mai, per nessun motivo, nel corso di operazioni di guerra. L'ordine del Comando generale dell'Isaf è quindi molto chiaro nel stabilire che cosa possa essere filmato e cosa no. Ad esempio sarà strettamente proibito fare una qualsiasi foto agli aerei della Nato nella base aerea di Bagram. Non sempre però i soldati americani hanno fatto fotografie e filmati a scopo di denuncia; spesso al contrario hanno deciso di realizzare filmati delle proprie "imprese" belliche da mettere sul web,un costume davvero di cattivo gusto dal quale ha preso le distanze anche il Colonnello David Bradney, il quale ha apertamente condannato l'usanza tipicamente americana dei soldati di usare illegalmente caschetti con all'interno telecamere nascoste per immortalare in prima persona, come se fosse un videogame, le azioni di guerra.

Sostanzialmente quindi i comandi americani avrebbero ben più di un motivo per essere spaventati da una fuga di materiale video. Alcuni spezzoni di video che immortalano marines in azione infatti, potrebbero essere utilizzati dai

talebani come propaganda contro le forze alleate. I talebani inoltre sarebbero i primi a cercare di mettere le mani su questo materiale in quanto da esso riuscirebbero a imparare le tattiche belliche utilizzati dalle forze armate americane. Insomma, al posto che autorizzare inchieste serie sulle atrocità commesse in Afghanistan, la

Nato preferisce ricorrere al vecchio trucco della censura preventiva: nessuna foto, nessun problema. Del resto se non fossero state scattate quelle orribili foto nel carcere di Abu Grahib, a Baghdad, in molti ancora penserebbero alla "leggenda" della missione di pace.

Fonte: Visto su Forze Armate.org



venerdì 19 luglio 2013

LISSA, 20 LUGLIO 1866, PER I VENETI UNA VITTORIA DA RICORDARE!




“NAVI DI LEGNO CON EQUIPAGGI DI FERRO CONTRO NAVI DI FERRO CON EQUIPAGGI DI LEGNO”

Lissa isola nel mare Adriatico è la più lontana dalla costa dalmata, conosciuta nell’antichità come Issa, più volte citata dai geografi greci.
Fu base navale della Repubblica Veneta fino al 1797.

Il “fatal 1866″ iniziò politicamente a Berlino con la firma del patto d’Alleanza fra l’Italia e la Prussia l’otto di aprile.
Il 16 giugno scoppiò la guerra fra Prussia e Austria e il 20 giugno con il proclama del re l’Italia dichiarò guerra all’Austria; la baldanza degli italiani fu però prontamente smorzata poche ore dopo (24 giugno) a Custoza ove l’esercito tricolore fu sconfitto dall’esercito asburgico (nel quale militavano i soldati veneti). Fra il 16 e il 28 giugno le armate prussiane invasero l’Hannover, la Sassonia e l’Assia ed il 3 luglio ci fu la vittoria dei prussiani a Sadowa. Due giorni dopo l’impero asburgico decise di cedere il Veneto alla Francia (con il tacito accordo che fosse poi dato ai Savoia) pur di concludere un armistizio. In Italia furono però contrari a tale proposta che umiliava le forze armate italiane e, viste le penose condizioni dell’esercito dopo la batosta di Custoza, puntarono sulla marina per riportare una vittoria sul nemico che consentisse loro di chiudere onorevolmente (una volta tanto) una guerra.
Gli italiani non potevano certo pensare di trovare sul loro cammino i Veneti, ossatura della marina austriaca.

La marina militare austriaca era praticamente nata nel 1797 e già il nome era estremamente significativo: “Oesterreich-Venezianische Marine” (Imperiale e Regia Veneta Marina).

Equipaggi ed ufficiali provenivano praticamente tutti dall’area veneta dell’impero (veneti in senso stretto, giuliani, istriani e dalmati popoli fratelli dei quali non possiamo dimenticare l’attaccamento alla Serenissima) (1) e i pochi “foresti” ne avevano ben recepito le tradizioni nautiche, militari, culturali e storiche. La lingua corrente era il veneto, a tutti i livelli.

Nel 1849 dopo la rivoluzione veneta capitanata da Daniele Manin c’era stata, è vero, una certa “austricizzazione”: nella denominazione ufficiale l’espressione “veneta” veniva tolta, c’era stato un notevole ricambio tra gli ufficiali, il tedesco era diventato lingua “primaria”. Ma questo cambiamento non poteva essere assorbito nel giro di qualche mese; e non si può quindi dar certo torto a Guido Piovene, il grande intellettuale veneto del novecento, che considerava Lissa l’ultima grande vittoria della marina veneta-adriatica. (2) (Ultima almeno per il momento aggiungo io: cosa sono 130 anni di presenza italiana in territorio veneto di fronte ai millenni della nostra storia, dell’autogoverno veneto ?). I nuovi marinai infatti continuavano ad essere reclutati nell’area veneta dell’impero asburgico, non certo nelle regioni alpine, e il veneto continuava ad essere la lingua corrente, usata abitualmente anche dall’ammiraglio Wilhelm von Tegetthoff che aveva studiato (come tutti gli altri ufficiali) nel Collegio Marino di Venezia e che era stato “costretto” a parlar veneto fin dall’inizio della sua carriera per farsi capire dai vari equipaggi. La lingua veneta contribuì certamente ad elevare la compattezza e l’omogeneità degli equipaggi; estremamente interessante quanto scrive l’ammiraglio Angelo Iachino (3) : “… non vi fu mai alcun movimento di irredentismo tra gli equipaggi austriaci durante la guerra, nemmeno quando, nel luglio del 1866, si cominciò a parlare della cessione della Venezia all’Italia.” Né in terra, né in mare i veneti erano così ansiosi di essere “liberati” dagli italiani come certa storiografia pretenderebbe di farci credere.
Pensiamo che perfino Garibaldi “s’infuriò perchè i Veneti non si erano sollevati per conto proprio, neppure nelle campagne dove sarebbe stato facile farlo!” (4).

La marina tricolore brillava solamente per la rivalità fra le tre componenti e cioè la marina siciliana (o garibaldina), la napoletana e la sarda. Inoltre i comandanti delle tre squadre nelle quali l’armata era divisa, l’ammiraglio Persano, il vice ammiraglio Albini ed il contrammiraglio Vacca erano separati da profonda ostilità.
E la lettura del quotidiano francese “La Presse” è estremamente interessante: “Pare che all’amministrazione della Marina italiana stia per aprirsi un baratro di miserie: furti sui contratti e sulle transazioni con i costruttori, bronzo dei cannoni di cattiva qualità, polvere avariata, blindaggi troppo sottili, ecc.Se si vorranno fare delle inchieste serie, si scoprirà ben altro”. (5)

Si arrivò così alla mattina del 20 luglio.
“La Marina italiana aveva, su quella Austriaca, una superiorità numerica di circa il 60 per cento negli equipaggi e di circa il 30 per cento negli ufficiali. Ma il nostro personale proveniva da marine diverse e risentiva del regionalismo ancora vivo nella nazione da poco unificata e in particolare del vecchio antagonismo fra Nord e Sud.
(6)
E così in circa un’ora l’abilità del Tegetthoff ed il valore degli equipaggi consentì alla marina austro-veneta (come la chiamano ancor oggi alcuni storici austriaci) di riportare una meritata vittoria. Le perdite furono complessivamente di 620 morti e 40 feriti, quelle austro-venete di 38 morti e 138 feriti (7).
La corazzata “Re d’Italia”, speronata dall’ammiraglia Ferdinand Max, affondò in pochi minuti con la tragica perdita di oltre 400 uomini, la corvetta corazzata Palestro colpita da un proiettile incendiario esplose trascinando con se oltre 200 vittime.
E quando von Tegetthoff annunciò la vittoria, gli equipaggi veneti risposero lanciando i berretti in aria e gridando: “Viva San Marco” (8).
Degno di menzione è anche il capo timoniere della nave ammiraglia “Ferdinand Max”, Vincenzo Vianello di Pellestrina, detto “Gratton”, il quale agli ordini di Tegetthoff manovrò abilmente la nave per speronare ed affondare l’ammiraglia “Re d’Italia”, guadagnandosi la medaglia d’oro imperiale assieme a Tomaso Penso di Chioggia.

Famoso è nella tradizione il comando che Tegetthoff diede a Vianello: “…daghe dosso, Nino, che la ciapemo!”. (9)

Alla fine, nonostante le sconfitte di Custoza e Lissa, il Veneto passò all’Italia.

E a Napoleone III, imperatore dei francesi, non resterà che dire riferendosi agli italiani: “Ancora una sconfitta e mi chiederanno Parigi”. (10)

E ancora, Giuseppe Mazzini su “Il dovere” del 24 Agosto 1866: “E’ possibile che l’Italia accetti di essere additata in Europa come la sola nazione che non sappia combattere, la sola che non possa ricevere il suo se non per beneficio d’armi straniere e concessioni umilianti dell’usurpatore nemico?”

Ettore Beggiato

Note :
1 ) A. Zorzi – La Repubblica del Leone – RUSCONI (pag. 550)

2 ) S. Meccoli – Viva Venezia – LONGANESI (pag. 122)

3 ) A. Iachino – La campagna navale di Lissa 1866 – IL SAGGIATORE (pag. 133)

4 ) D. Mack Smith – Storia d’Italia – LATERZA
5 ) Mario Costa Cardol – Và pensiero ….su Roma assopita – MURSIA (pag. 5)

6 e 7 ) A. Iachino – Storia Illustrata 06/1966 (pagg. 113-119)

8 ) Vedi anche A. Zorzi – Venezia austriaca – LATERZA (pag. 138)

9 ) Alberto Vedovato – Il Leone di Lissa cosa è legittimo fare – Quaderni del Lombardo-Veneto n. 48, Aprile 1999.

10 ) Mario Costa Cardol – Ingovernabili da Torino – MURSIA (pag. 349)


Fonte: Visto su Il Mattino di Padova del  20 luglio 2012

POVERI E RICCHI




“I ricchi son sempre lì che aspettano di ereditare e di derubarci, delle nostre ore, della nostra vita, i loro figli di coprirci di merda e di farci vedere quel che pensano i loro genitori: odio e disprezzo… con loro l’unica astuzia è di tacere, se ci mettono all’ingrasso, è per gettarci poi alle anguille…
D’altra parte, i poveri non sono che delle scimmie gabbate, feroci e disgustosi proprio come i ricchi…”
Louis-Ferdinand Céline, estate 1959


giovedì 18 luglio 2013

PER CAPIRE CHI VI COMANDA BASTA SCOPRIRE CHI NON VI È PERMESSO CRITICARE



Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare
- Francois Marie Arouet (Voltaire)


mercoledì 17 luglio 2013

QUALCUNO LO SA CHE L'ITALIA FINIRÀ DI ESISTERE TRA UN ANNO E CINQUE MESI?




Quasi che fosse stata una notizia da giornale di provincia, tutta la grande stampa nazionale e va da sé anche la grande informazione televisiva, hanno bellamente trascurato il fatto che la Commissione europea abbia ricordato all'italia che "a partire dal 2015 il trattato denominato Fiscal Compact entrerà in vigore e quindi da quell'anno e per i successivi  20 (venti!) anni l'italia dovrà tagliare la spesa pubblica di 45 miliardi di euro ogni 12 mesi, in modo da riportare alla soglia del 60% il rapporto debito-pil". Boom!

Ora, al momento attuale il governo dei sonnambuli guidato da Capitan Valium Enrico Letta non riesce a mettere a fuoco neppure il taglio di 4 miliardi di euro della spesa pubblica per cancellare l'IMU e altri 4 miliardi per bloccare l'aumento dell'IVA. 

Qualcuno che abbia un minimo di lucidità è in grado di spiegare come potrà - il prossimo governo - tagliare di 10 volte tanto la spesa statale OGNI ANNO PER 20 ANNI?!

Vediamo come si potrebbe fare, ammesso e non concesso che un prossimo governo davvero intenderà provarci.

Rudurre di 900 miliardi di euro la spesa pubblica italiana di oggi (questo significa tagliare di 45 miliardi l'anno per 20 anni la spesa pubblica) significherebbe: dimezzare tutte le pensioni (ridurle del 50%) + licenziare almeno 2.000.000 di impiegati pubblici (un terzo nella scuola, un terzo nella sanità, un terzo tra polizia, carabinieri e Fiamme Gialle + i due terzi degli impiegati comunali e regionali) + cancellare ogni forma di assistenza sociale + ridurre di non meno del 40% tutti gli stipendi del settore pubblico.

Così, in 20 anni si ridurrebbe della metà di quei 900 miliardi di euro suddetti la spesa dello Stato.
E l'altra metà? L'altra metà va "drenata" dai risparmi dei cittadini in tasse sui patrimoni e più in generale su ogni avere, incluso il conto alla Posta da 1000 (mille) euro. 

Non serve un fine economista per capire che tutto ciò porterebbe l'italia a superare di botto la Grecia quanto a devastazione. E la devastazione è sorella della violenza e la violenza di massa si chiama guerra.

Il tutto inizierà tra esattamente tra un anno e cinque mesi a partire da ora.
max parisi

Fonte: visto su Il Nord, di domenica 7 luglio 2013