sabato 24 novembre 2018

LE COLONNE ANNODATE.

Verona Le colonne annodate  nella chiesa di San Zeno. 



Nel periodo 1100  1200 appaiono improvvisamente in Italia settentrionale per poi espandersi a nord delle Alpi un altro tema tipico della scultura lombarda: le Colonne annodate. 

Uno dei primi esempi sembra essere alla Pieve di Gropina(AR) pieve del XII secolo costruita su una precedente costruzione longobarda. Le colonne ofitiche nel pulpito sono attribuite al periodo longobardo (VIII secolo) facendole in questo modo diventare le prime di cui sappiamo realizzate della serie. Il pulpito riporta l'incisione 'Lex ius - Presbit Erum Bernardum ... (scheggiatura del marmo)... - Mise Richordem. Anno Dominice - Incarnationis DCCCXXV I.R.F. Ecit'. Spesso colonne ofitiche e leoni stilofori coesistono insieme come a Modena o Ferrara. Cronologicamente la comparsa delle prime colonne annodate coincide con l'operare di Wiligelmo e della scuola Antelami.


ELENCO DI COLONNE ANNODATE IN ARCHITETTURA (È STATO INDICATO, DOVE È NOTO, IL TIPO DI PIETRA)

Duomo di Ferrara, 1135, colonne ai lati del portone d'ingresso, poggianti su leoni stilofori nel protiro di Nicolò della scuola di Wiligelmo. Le colonne originali sono nell'atrio interno della chiesa. Una colonna annodata - di probabile epoca anteriore - è nella parte interna della facciata. Sono in rosso Verona.

Chiesa Collegiale a S.Quirico d'Orcia (Siena),nel protiro della Collegiata dei Santi Quirico e Giuditta (XII e XIII sec.) su leoni stilofori. Travertino o arenaria locale

Abbazia cistercense di Chiaravalle alla Colomba(PC)-1137; ai quattro angoli del chiostro quadrato in marmo rosa di Verona

Abbazia cistercense di S.Maria a Follina (TV)- 1146 - ad un angolo del chiostro(1268)

- Chiesa di San Michele in Foro, sono presenti quattro colonne annodate, datate al 1143 (oggi sono riproduzioni). Sulla facciata, nel primo e terzo corso della galleria quattro colonne annodate insieme.

- Battistero di ParmaXII secolo, in rosso Verona.

- Chiesa di San Zeno Maggiore a Verona, riedificata in tre fasi dal XII e il XIV sec. Nella navata destra, coppia di quattro colonne annodate ai lati di un altare. Sono inrosso Verona.

Abbazia cistercense di S.Maria di Rovegnano a Chiaravalle Milanese- iniziata nel 1135, riedificata nel 1150/1160 consacrata nel 1221, gruppo di quattro colonne annodate all'angolo occidentale del chiostro. Probabilmente in marmo di Candogliacome le colonne della torre nolare.

Basilica di S.Marco a Venezia, costruita a più riprese; nell'XI sec. venne  riedificata in forme bizantino-romaniche. Sulla balconata varie coppie di colonne.

Palazzo del Broletto a Como,1215, coppia di colonnine annodate in una trifora nella parte posteriore dell'edificio

Duomo di Trento, costruito in più riprese a partire dal XII sec. In un lato della Porta dei Leoni (stilofori) nella galleria superiore della stessa facciata; ai lati della strombatura di una delle finestre dell'abside occidentale. Sono in broccatello di Sant'Ambrogio.

Duomo di Modena,1209, annodate nel protiro antistante la Porta Regia. Sono in broccatello di Sant'Ambrogio.

- Duomo di San Martino a Lucca, riedificato nell'XI-XII sec. Nella galleria superiore, due coppie di colonne annodate ai lati. Probabilmente bianco Carrara.

Monastero Benedettino di S.Sofia a Beneventocostruito tra il 1142 e il 1176, nel chiostro.

Chiesa di San Frediano a Lucca. colonna sul fonte battesimale


Pieve di S-Maria della Neve a Quarantoli (MO),nel pilastrino che sorregge la mensa d'altare, probabilmente longobardo. La Pieve attuale è collocabile tra XII e XIII secolo.

Pieve di Santa Maria - Arezzo, XII_XIII sec.

Palazzo dei Podestà a Città di Castello(PG)XIV secolo bifore con colonne binate intrecciate 

Ex Mausoleo di Diocleziano a Spalato(Dalmazia): colonne annodate nel colonnato circolare (13° secolo).

Duomo di Bamberga, Baviera (Germania)datate al 1220, nel coro di S.Giorgio addossate all'interno dell'abside

Duomo di Wuerzburg, Baviera (Germania),1230, due colonne nella parte meridionale della navata destra

Chiesa di S.Tommaso al Mercato Nuovo di Merseburg, 1230 

Chiesa di Mödling (Austria meridionale),1230 colonne annodate al portale

Castello di Büdingen (Assia)(circa 1250).

A Brendlorenzen (presso Neustadt an der Saale).Colonna annodata in una finestra ad arco del campanile (prima metà del 13° secolo)

Palazzo imperiale di Wimpfen,circa 1260; colonne annodate nelle arcate di Pallade

A Lorsch,resti di colonne annodate nella collezione di pietre del padiglione reale.

A Erbach bei Lorsch. Resti di colonne annodate nella collezione di pietre della basilica di Einhard.

Abbazia di Osseg (Boemia).

Chiesa di S.Michele a Sopron (Ungheria), XIII sec.

Abbazia benedettina-cistercense di S.Bona a Vidor- a due angoli del chiostro

Abbazia cistercense di Santa Maria d'Arabona- su una colonna del candelabro per il cero pasquale nella zona presbiteriale.

Suvereto provincia di Livorno, Serie di quattro colonne ofitiche annodate in basso, con figure umane a rilievo negli intercolumni e cornice di coronamento rinvenute nella "antica casa del pievano". Come ha ricordato Mario Salmi (1928, p.32, nota 19) "il motivo delle colonne annodate, care ai lombardi, è diffuso in Toscana nel secolo XII". (da: CATALOGO COLLETTIVO DEI BENI CULTURALI LIVORNESI)






 COLONNE OFITICHE: DOVE SI TROVANO…CENSIMENTO AGGIORNATO


 Materiale raccolto da Marisa Uberti (per le immagini delle relative colonne annodate, riferirsi alla pagina principale)

Elenco in lavorazione 

A) In Italia

NELLE ABBAZIE CISTERCENSI (in grassetto i luoghi verificati e documentati direttamente; per alcune località è stato inserito un utile collegamento ipertestuale):

1-Abbazia cistercense di S.Maria di Rovegnano a Chiaravalle Milanese-1135, gruppo di quattro colonne annodate all'angolo occidentale del chiostro quadrato

2-Abbazia cistercense di Chiaravalle alla Colomba(PC)-1137; ai quattro angoli del chiostro quadrato



5-Abbazia (nata cistercense) di Santa Maria d'Arabona-nodo su una colonnina del candelabro per il cero pasquale (zona presbiteriale, interno)

 ALTRI LUOGHI:

6-Chiesa di San Zeno Maggiore a Verona, riedificata in tre fasi dal XII e il XIV sec. All'interno, nella navata destra, coppia di quattro colonne annodate ai lati di un altare. Accanto alla basilica, fin dall’età carolingia, era presente un monastero benedettino, che divenne molto presto un centro catalizzatore molto forte, tanto da far sviluppare, nei pressi, una piccola città (il cosiddetto borgo S. Zeno). A partire dal X sec., presso il monastero soggiornarono abitualmente gli imperatori del Sacro Romano Impero, quando dovevano trattenersi a Verona. Il monastero (diventata abbazia) fu soppresso nel 1770 (dopo una lunga fase di decadenza, iniziata con gli Scaligeri) e in epoca napoleonica fu progressivamente demolito perché utilizzato come cava per materiale edilizio di reimpiego. Dell’antica abbazia rimangono solo il torrione e il chiostro

7-Basilica di S.Marco a Venezia,costruita a più riprese; nell'XI sec. venne riedificata in forme bizantino-romaniche. Sulla balconata vi sono varie coppie di colonnine annodate(alzare lo sgaurdo!) e sulla facciata, contornano bellissime finestrelle geometriche di stile orientaleggiante.

8-Palazzo del Broletto a Como,1215, coppia di colonnine annodate che sorreggono gli archetti di una trifora nella parte posteriore dell'edificio (alzare lo sguardo!)

9-Duomo di Trento,costruito in più riprese a partire dal XII sec. in varie posizioni dell'edificio sono presenti colonne annodate: in un lato della grande Porta dei Leoni; nella galleria superiore della stessa facciata; ai lati della strombatura di una delle grandi finestre dell'abside occidentale.

10-Pieve di S-Maria della Neve a Quarantoli (MO), nel pilastrino che sorregge la mensa d'altare, probabilmente longobardo. La Pieve attuale è collocabile tra XII e XIII secolo.

11-Duomo di Modena, 1209annodate nel protiro antistante la Porta Regia

12-Duomo di  Ferrara, 1135, colonne ai lati del portone d'ingresso, poggianti su leoni. Le colonne originali sono nell'atrio interno della chiesa. Una colonnina annodata -di probabile epoca anteriore alle altre-è incastonata nella parte interna della facciata.

13-Duomo di San Martino a Lucca riedificato nell'XI-XII sec. Nella galleria superiore, due coppie di colonne annodate ai lati

14- Chiesa di San Michele in Foro, Luccasono presenti quattro colonne annodate, datate al 1143 (ma oggi in situ vi sono riproduzioni ottocentesche). Sulla facciata, nel primo e terzo corso della galleria, ai rispettivi angoli, quattro colonne annodate insieme per ciascun angolo.

15-Chiesa di San Frediano a Lucca. Una piccola colonna annodata è presente sullo splendido fonte battesimale (fontana lustrale), unico esemplare ofitico insieme ad altre cinque colonnette lisce.

16-Pieve di Gropina(AR) (sotto il pulpito longobardo-VIII secolo). Presenta un gruppo di colonne annodate anche nella galleria esterna dell'abside centrale.

17-Chiesa Collegiale a  S.Quirico d'Orcia (Siena), troviamo la Collegiata dei Santi Quirico e Giuditta (XII e XIII sec.), dal bel portale con colonne annodate poggianti su leonesse.

18-Pieve di Santa Maria- Arezzo,XII_XIII sec.  Colonnine annodate sono visibili sulla facciata, la maggior parte della quale è perforata da ordini di gallerie formate da colonnine di diversa foggia.

19-Palazzo dei Podestà a Città di Castello(PG) XIV secolo "preziose bifore ad arco semicircolare, con colonne binate intrecciate alla lombarda, danno alla facciata un aspetto singolare".

20-Ex Monastero Benedettino  di S.Sofia a Benevento, nel chiostro, costruito tra il 1142 e il 1176,c'è un tipo molto particolare di colonna ofitica. La chiesa è antichissima, fu dedicata a  Santa Sofia, cioè alla Santa Sapienza, a somiglianza del più famoso tempio giustinianeo di Costantinopoli

21-Cappella della  Rocca di Gradara (PU, Marche) XIII-XV sec.-Non sono delle vere e proprie colonne ofitiche, se non -forse- nell'intento simbolico. Alla base di una tavola d'altare vi sono quattro colonnine, di cui le due anteriori presentano una serie di anelli annodati a mezza altezza, le due posteriori sono lisce. Da stabilire l'epoca del manufatto.

22)- All'aperto, nella piazza antistante la Parrocchiale di Lusia (RO)-Giunta verso il 1400 da Costantinopoli, è una colonna annodata a quattro fusti, con capitelli figurati.

23)- Chiesa di Santa Maria Maggiore, Tuscania (VT), inserita in una nicchia a destra dell'entrata, nella navata laterale. Si tratta di due esili fusti annodati centralmente, di fattura arcaica, forse longobardi.

24)- Santa Maria in Acquedotto (FO),curioso esemplare di colonnina 'ofitica', con un intreccio a metà altezza.

25)- Chiesa di San Pietro extra-muros a Bosa (OT). XII-XIII sec. Segnalazione della gent.ma sig.ra Alice Fele, che ringraziamo e che ci ha segnalato anche quella seguente. Altre gentili persone hanno in seguito mandato notizia degli stessi esemplari, ringraziamo tutti costoro.

26)-Chiesa di San Pietro a Zuri a Ghilarza (OR), XI-XIII sec., gruppo di quattro colonne annodate, d'angolo, sostenenti un arcone (ma forse di reimpiego nell'attuale posizione), in origine dipinte di nero, di cui restano residui. Le colonne hanno dei capitelli e delle basi di stile medievale. L'epigrafe della facciata di San Pietro di Zuri l'attribuisce al  maestro Anselmo da Como, al quale molti, forse con ipotesi azzardata,  attribuiscono anche San Pietro Extramuros. 

27)-Basilica di San Simplicio (Olbia),XI sec. Interessante esemplare di colonnina scanalata formante otto semicolonnine che, centralmente, presentano il motivo dell'intreccio 'intercalato'. E' situata in una trifora collocata in facciata, superiormente e in asse con il portale sottostante. Segnalato da diversi utenti, che sono stati ringraziati individualmente e che in questa sede ringraziamo collettivamente. La colonnina accanto presenta, centralmente, un enigmatico volto.

28)- Tempietto di San Geminiano (1841-1853), a Cognento (MO) costruito per voto dei modenesi sopra la Fonte prodigiosa dedicata al patrono della città. Disegnato da Angelo Mignoni, fu più volte restaurato. Vi si trovano ben otto gruppi di colonne ofitiche, ciascuno costituito da quattro colonne in marmo bianco, di elegante fattura, poste specularmente tra loro. Sono poste su un podio e sostengono un doppio arco gotico Centralmente, recano un bell' annodamento in stile ' comacino'...(segnalazione del sig. Lorenzo de Curtis, che ringraziamo).


B) ALL'ESTERO (in grassetto i luoghi verificati e documentati in questo sito)

1- Ex Mausoleo di Diocleziano a Spalato (Dalmazia) : colonne annodate nel colonnato circolare (13° secolo). Altre colonne ofitiche nel protiro dell'ingresso alla chiesa-mausoleo 

2Duomo di Bamberga, Baviera (Germania)datate al 1220,nel coro di S.Giorgio addossate all'interno dell'abside( vedi argomento correlato)

3-Duomo di Wuerzburg, Baviera (Germania), 1230,due colonne estremamente particolari, che recano l'incisione Iachin e Booz, si trovano nella parte meridionale della navata destra, ai lati di una cella ad arco(vedi argomento correlato)

4- Chiesa di S.Tommaso al Mercato Nuovo a Merseburg, 1230 (collocazione imprecisata)

5- Chiesa di  Mödling (Austria meridionale),1230 colonne annodate al portale

6-Castello di Büdingen (Assia)  (circa 1250), collocazione esatta non definita.

7-A  Brendlorenzen (presso Neustadt an der Saale). Colonna annodata in una finestra ad arco del campanile (prima metà del 13° secolo)

27- Palazzo imperiale di Wimpfencirca 1260; colonne annodate nelle arcate di Pallade

8- A  Lorsch, resti di colonne annodate nella collezione di pietre del padiglione reale.

9- A  Erbach bei LorschResti di colonne annodate nella collezione di pietre della basilica di Einhard.

10- Abbazia di  Osseg(Boemia),collocazione imprecisata, forse nel leggio del chiostro

11-Chiesa di S.Michele a Sopron(Ungheria), XIII sec. Collocazione imprecisata

12-Edicola all'incrocio del paese a  Oberstreu (presso Mellrichstadt, nella Franconia meridionale). Colonne annodate quale costruzione inferiore di un'edicola ad un incrocio del paese (1448).

13- Tomba massonica a Schwerin in Mecklemburg. 1863. La collocazione è imprecisata.

14- Chiesa  Kath.Stadtpfarrkirche St.Anna, a Monaco di Baviera (Germania),quartiere LEHEL. La chiesa è stata riedificata nel 1725 e le colonne annodate si trovano alla base di un magnifico pulpito, opera di Anton Pruska(1846-1930), eseguito negli anni a cavallo del 1800 e inizio del 1900

15- Chiesa di S.Maria del Mare a Pola In Croazia, due coppie di quattro colonne annodate nel protiro antistante l'ingresso, sorrette da leoni. La chiesa è stata riedificata  nel XIX secolo, in stile neoromanico.

Dall'iniziale elenco che avevo come riferimento, che riportava 24 luoghi in cui sono annoverate colonne ofitiche o annodate, siamo oggi a molte di più. Questo grazie a segnalazioni di amici e persone particolarmente attente, oltre alle mie 'scoperte' a volte del tutto fortuite. Tutto ciò permette di pensare che la lista sia destinata ad allungarsi, ad arricchirsi e ad integrarsi, laddove i dati sono oggi incompleti.

Dal censimento delle colonne annodate è importante desumere una correlazione con le Maestranze che hanno lavorato, attraverso i secoli, nelle costruzioni in cui si ritrovano ancora oggi(ritengo che parecchi esemplari siano andati distrutti e per questo è praticamente impossibile risalire alla loro presenza in un dato luogo, purtroppo).

Ricordo che in Ungheria è venuto alla luce, per caso, un frammento di colonna annodata (datato al 1220 circa), durante uno scavo della cripta occidentale della chiesa abbaziale (Congregazione Benedettina) di Pannonhalma. nza questi ritrovamenti, noi non verremmo mai a sapere cosa poteva esservi un tempo nei luoghi  che ammiriamo oggi.

Il legame colonna annodata-costruttori è importante, a mio avviso, per capire cosa significhi questo nodo, se rappresenta un'unione o fratellanza di Framassoni, come ritengo fossero i Maestri Comacini, i più probabili artefici dei manufatti in oggetto, sia italiani che esteri,  che hanno avuto la stessa diffusione dei grandi Ordini Monastici tanto potenti nell'Europa Medievale(come i Cistercensi), ricalcando quelle 'vie dei pellegrinaggi' che alcuni Ordini Cavallereschi come i Templari dovevano custodire e proteggere. Il 'nodo' non è certo l'unico elemento che 'raccorda' o fa da ponte all'identica architettura presente dal Nord Europa al Medio Oriente, fino in Russia e Costantinopoli, ma può essere uno dei simboli più affascinanti e misteriosi che possa condurci sulla strada di una corretta interpretazione investigativa.

Forse il nodo, oltre la valenza puramente decorativa, accentra in sè un linguaggio di  Unione, di Fratellanza e Cultura universale, che proviene da un tempo e da un luogo che  non hanno confine.


Fonte: da due passi nel mistero.com.
Pagina pubblicata nel giugno 2006, aggiornata nel 2011

venerdì 23 novembre 2018

CALCOLARE L’ORA SOLARE A VERONA CON LA TORRE DEI LAMBERTI

Verona Torre dei Lamberti


Come facevano nel medioevo a calcolare il mezzogiorno per tarare l’ora e suonare il Rengo o la Marangona?  


Ore 12.20


Usavano  la grande meridiana di Verona, la torre dei Lamberti, o meglio  lo gnomone della torre dei Lamberti, il pilastro rivolto a sud della cella campanaria. 


Il sole proietta la sua ombra sul pavimento della cella campanaria


Al mezzogiorno solare di Verona, che corrisponde   alle ore 12.20, minuto più minuto meno, il sole nel suo percorso trafilava dal profilo del pilastro e colpiva lo stilo piantato nel pavimento della cella,  di cui attualmente rimane solo la base. 


Colpisce al centro la colonna dello stilo piantato sul pavimento, e andato distrutto


In questo modo sapevano esattamente il mezzogiorno solare di Verona. 


Dello stilo rimane solo la base, che ho evidenziato



giovedì 22 novembre 2018

PFAS, LA TESTIMONIANZA DELLA DOTTORESSA: “OPERAI CON IL SENO, MA SI VERGOGNAVANO. L’ACQUA? DOPO 10 ANNI I PRIMI PROBLEMI”







di Giuseppe Pietrobelli | 18 novembre 2018


Verona, il racconto della dottoressa Dalla Benetta. Da dieci anni tiene un diario di ciò che accade ai suoi pazienti. Ma solo dal 2013 ha iniziato a collegare gli eventi. "Colesterolo, obesità, disfunzioni alla tiroide, tumori ai testicoli, tumori ai reni, ipertensioni gravidiche, Alzheimer", sono gli effetti che ha riscontrato a Zimella, provincia di Verona, in piena zona rossa

“Io non sono un guru, sono soltanto un medico di famiglia che opera nella provincia veneta. Ma certi fenomeni, nel contatto quotidiano con la gente e con i pazienti, non si possono non notare. E io li sto annotando in un quadernetto da più di diecianni. E’ un metodo che ho imparato quando lavoravo in Etiopia con il Cuamm, dove, non essendoci supporti elettronici, ci avevano insegnato a tenere i registri cartacei. Qui, a Zimella, c’erano tante cose che non capivo, andamenti anomali di malattie, numero esagerato di aborti spontanei tardivi, ipertensioni gravidiche, tumori alla tiroide, decadimento cognitivo precoce”.

Elisa Dalla Benettafa il medico di base in una delle tre frazioni di Zimella, Ulss 9 Scaligera, un paese di cinquemila anime in provincia di Verona. Siamo nel mezzo dell’Area Rossa Adegli Pfas,che comprende i comuni serviti dagli acquedotti inquinati dalle sostanze perfluoroalchiliche, a valle di Trissino, nel Vicentino. La falda nel sottosuolo ha diffuso in un’area molto vasta il veleno presumibilmente prodotto dall’azienda Miteni. E’ un disastro ambientale che interessa potenzialmente almeno 300mila persone, per 90mila delle quali la Regione Veneto sta cercando di correre ai ripari con un piano sanitario.




Il racconto della dottoressa Dalla Benetta raccolto da ilfattoquotidiano.it è eccezionale, non per il suo valore di studio epidemiologico – che non è – ma proprio perché questo medico sentinella si è accorto delle anomalie, delle persone che si ammalavano e morivano, ben prima che l’inquinamentodiventasse conclamato e oggi ne dà testimonianza. 

“Fino al 2013io non sapevo nemmeno cosa fossero gli Pfas. Adesso che lo so, ho cominciato a capire”.E pochi giorni fa il professore Carlo Forestadell’Università di Padova ha annunciato di aver dimostrato tutta la pericolosità degli Pfasper l’equilibrio ormonale, visto che l’organismo li scambia per testosterone, abbattendone l’effetto del 40 per cento
.
Cosa ha capito dottoressa?
“Ad esempio che dopo dieci anni di consumo di acqua del rubinetto contaminata, cominciano a manifestarsi gravi problemi. Io stessa li ho sperimentati, purtroppo, sulla mia salute e sulla mia tiroide. Una signora trasferitasi in zona da Vicenza dieci anni fa, ha sviluppato un tumore alla tiroide. Lo stesso è accaduto a una mia paziente che arrivava da un paese extraeuropeo. Le mie erano piccole osservazioni di un medico, ma in linea però con la letteratura internazionale”.

Lo studio dell’équipe del professore Foresta dell’Università di Padova dimostra che gli Pfas interagiscono con gli ormoni, abbattono la produzione del testosterone, producono infertilità e causano tumori.
“Il professor Foresta, con cui sono in contatto da un anno, ha dimostrato scientificamente quello che noi medici di base notiamo ogni giorno. Ad esempio, se qualcuno va nel cimitero di Zimella trova le tombe di sette bimbimorti prematuri negli ultimi anni, quando dal 1960al 2000i casi analoghi erano stati solo 2. Sono tutti maschietti. Ma lo sa che vengono nel mio ambulatorio adolescenti che sono sessualmente confusi e pensano di essere gay? E’ l’effetto dei bassi livelli di produzione di testosterone sulla loro crescita in pubertà”.

Ma se è così, allora qualche effetto si dovrebbe riscontrare anche negli adulti, con fenomeni di femminizzazione.
 “In ambulatorio io ho ricevuto ex pazienti della Miteni, persone con 15mila nanogrammi per litro, che stavano alla catena di produzione. Ho chiesto: quanti di voi si sono sposati e hanno fatto figli? ‘Pochi, molti non si sono nemmeno sposati’. A uno di loro ho chiesto se, quando erano in spogliatoio, non avesse notato colleghi con le mammelle… ‘E lei come fa a saperlo, dottoressa?’ mi ha risposto sbalordito. Gli ho spiegato che quello è un effetto delle alterazioni ormonali. ‘E’ vero, avevamo tutti le tette e ci vergognavamo’. Si tratta di un fenomeno comunque regressivo se si applicano dosaggi ormonali”.

L’opinione pubblica non sa, nessuno denuncia questi fatti.
“E’ per questo che non si può tacere. Per questo con le ‘mamme No-Pfas’ sono andata a Strasburgo a illustrare la situazione agli eurodeputati. Ma non è del tutto vero che i fatti non si conoscano. A Valdagno, ad esempio, lavora il dottor Vincenzo Cordiano, un oncoematologo, presidente dell’Associazione Medici per l’Ambiente – Isde, il primo che ha parlato dei rischi da Pfas, sostenendo che le sostanze interferiscono con la catena alimentare”.

Quest’ultimo è un argomento molto sottovalutato.
“Dovremmo domandarci quali siano gli effetti sulla produzione agricola e sull’allevamento, in una terra contaminata dagli Pfas. Le associazioni dei coltivatori diretti sono insorte perché il dottor Cordiano aveva sostenuto la necessità di interrompere la principale via di esposizione, quella alimentare. Possibile che queste cose le debbano dire i medici di famiglia?”.

E la sanità pubblica?
“Nel 2016 è stato effettuato un monitoraggio degli alimenti nella Zona Rossa, a cura della Regione Veneto. Sono stati effettuati prelievi di radicchio, patate, frutta e verdura in genere. Ma l’Istituto Superiore di Sanità non ha ancora pubblicato i dati. Perché questo ritardo? Servirebbe dare un’informazione georeferenziata, per sapere dove e da chi vengono prodotti gli alimenti inquinati. Quando il bubbone scoppierà, ci saranno forti ripercussioni economiche”.

Dovesse fare un elenco delle patologie da lei riscontrate?
“Livelli alti di colesterolo, obesità, disfunzioni alla tiroide, tumori ai testicoli, tumori ai reni, ipertensioni gravidiche, Alzheimer.

Una proposta per la Regione Veneto?
“L’abbiamo ripetuta in tutti i modi negli ultimi anni, ma non ci vogliono ascoltare. Dal 2010i medici di famiglia sono telematici. Nella Zona Rossa ci sono 84 medicidi base che ogni giorno esaminano la popolazione e producono un patrimonio enorme di dati, che restano lì, inutilizzati. Costituiscono uno zoccolo duro di informazione, basterebbe poco per portarli alla luce, ossia il lavoro di un informatico che consenta di estrarli e metterli a disposizione per capire di che cosa si ammalano le persone in queste aree. Novantamila pazienti seguiti per dieci anni dai medici di famiglia, costituiscono un tesoro unico di dati. Ma la Regione Veneto ha invece fatto il suo piano di sorveglianza come se i medici di famiglia non esistessero”.

Cosa dimostra questa storia?
“Che la salute va al contrario. Ci dicono di bere l’acqua del rubinetto, mentre dobbiamo bere acqua di bottiglia. Che i bambini vanno allattati al seno, ma è provato che la trasmissione degli Pfas avviene già con il latte materno. E che il cibo migliore è quello a ‘chilometro Zero’. 
Per sopravvivere, invece, dobbiamo, fare il contrario”.

Fonte: srs di Giuseppe Pietrobelli, da  Il Fatto Quotidiano del  18 novembre 

mercoledì 21 novembre 2018

LA BRUTTEZZA NELLA CHIESA



Gallarate Chiesa Madonna della speranza 


Che Dio perdoni gli architetti per le chiese che gli hanno dedicato  


In seguito alla realizzazione dell'altare di Gallarate (città già duramente castigata dall'edificazione della chiesa della Madonna della speranza) ingiustificabile da ogni punto di vista, sto cominciando a pormi la domanda: ma perchè è entrata così tanta bruttezza nelle chiese? Cosa dicono i documenti scritti a tal proposito dopo il Concilio Vaticano II, momento a partire dal quale si è innescato un meccanismo infernale di produzione dell'orrido?


Sono veramente stanco, e sento tanta gente che la pensa come me, e mi sono messo in testa che va fatto qualcosa, va attivata l'opinione pubblica, per fermare questa malintesa ricerca del rinnovamento attraverso forme che non portano più né bellezza, né, tantomeno, sentimenti di serenità e di spiritualità.


Altare della Basilica di Gallarate  


Al contrario, assistiamo all'edificazione di edifici inquietanti, che somigliano ad hangar, magazzini, auditorium, discoteche, centri direzionali, mense aziendali, tutto meno che a chiese, fatto mai successo prima nella storia bimillenaria della Chiesa. Nello scorrere dei secoli, infatti, tutti gli stili hanno cercato di rendere ben chiaro un concetto: una chiesa non è altro e non può essere altro che una chiesa.

Ad esempio, mi sono chiesto: ma esiste un documento che certifichi questa riconoscibilità? Cercando in rete (non sono esperto del tema) ho trovato una nota della Commissione Episcopale per la liturgia riguardante la progettazione delle nuove chiese risalente al 1993.

Ad un certo punto viene proprio detto che la chiesa deve essere riconoscibile come tale:

"24. - La riconoscibilità della chiesa

Nella fase di ideazione di una chiesa, insieme a quella delle altre costruzioni ad essa collegate (ad es. le opere pastorali), si fanno evidenti due esigenze prioritarie:

- la progettazione globale dell'area in cui la chiesa, pur dialogando con essi, non si deve confondere con gli altri edifici;

- la riconoscibilità dell'edificio per il culto, che va assicurata non tanto attraverso segni aggiuntivi (insegne, luci, scritte), ma, nei limiti del possibile, attraverso adeguate pause architettoniche (sagrato, giardino, cortile), contenenti elementi evocativi che orientino tematicamente e plasticamente allo spazio ecclesiale, senza attardarsi dietro scenografie o allegorismi discutibili."


Chiesa di San Donato ad Arezzo


Ora, provate a vedere l'immagine allegata: si tratta della chiesa di San Donato ad Arezzo. E' un edificio talmente anonimo che hanno dovuto scrivercelo, che è una chiesa, tramite una prassi che è sconsigliata dal documento ufficiale.

Ma allora, se i documenti sono chiari, perchè si fanno queste schifezze? 

Chi le decide? 

Chi sono i responsabili dell'ingresso della bruttezza nelle chiese?

Quali sono le loro facce?

Possiamo metterli nelle condizioni di non nuocere più?

Possiamo cacciarli via, sperando che non ritornino mai più?


Fonte: da Facebook di Sergio Mandinelli  del 21 novembre 2018 
Link: https://www.facebook.com/sergio.mandelli1960/posts/10217485941570447



Otello Perazzoli‪ la bruttezza è entrata anche all'interno: basti solo a pensare ai tanti canti che sono entrati nella liturgia. "Sacri" nel senso di "esecrabili". Davvero inascoltabili.

Qualche anno fa, ma so che non perde occasioni per farlo, ho sentito Bepi De Marzi scagliarsi contro le "canzonacce" proposte durante la messa.


martedì 20 novembre 2018

LA SHARIA È ANTICOSTITUZIONALE, NON SI PUÒ INSEGNARE A SCUOLA CHE ISLAM È BONTÀ.





L'UNICO DIO CRISTIANO E CATTOLICO E LA DIVINITÀ ISLAMICA: NULLA VI È IN COMUNE.


I 99 nomi di Allah

Chiariamo innanzitutto che Allah non è il nome arabo che corrisponde al Dio unico dell’ebraismo e al Dio Uno e Trino del cristianesimo. Allah era uno dei 360 idoli pagani preesistenti all’islam che Maometto ha monopolizzato, scegliendolo come unico dio da adorare ed escludendo gli altri 359 idoli, e ha personalizzato sostenendo che Allah rivelava solo a lui ciò che gli altri comuni mortali dovevano fare o non fare.

Chiariamo che Maometto non è stato un sant’uomo ma un predone del deserto, che negli ultimi dieci anni della sua vita, tra il 622 e il 632, fece un centinaio di razzie e guerre, a cui lui personalmente partecipò e in cui combatté, uccise, sgozzò e decapitò i suoi nemici, e fu particolarmente feroce con gli ebrei.
Chiariamo che i 99 nomi di Allah fanno emergere l’immagine di un dio violento e arbitrario. Allah è “colui che costringe al suo volere”, “colui che umilia”, “colui che da la morte”, “colui che fa retrocedere”, “il vendicatore”, “colui che impedisce”, “il creatore del danno”.
Chiariamo che non c’è assolutamente nulla in comune tra il “Dio Padre” del cristianesimo, amorevole con i suoi figli, e l’Allah islamico, che è “Clemente è Misericordioso” solo con i “credenti”, che nel Corano sono solo i musulmani, mentre è vendicativo e violento con i “miscredenti”, che sono tutti i non musulmani, a partire dagli ebrei e i cristiani.
Chiariamo che non c’è assolutamente nulla in comune tra Allah e Gesù, che è il Figlio di Dio per i cristiani, mentre per l’islam è un semplice profeta che condanna il cristianesimo di miscredenza per la fede nella Trinità, che viene considerato inferiore a Maometto, che preannuncia l’avvento di Maometto quale Sigillo della Profezia.
Chiariamo infine che l’islam non è una religione riconosciuta dallo Stato italiano perché non ottempera alle due condizioni richieste dall’articolo 8 della nostra Costituzione, non avendo stipulato una Intesa con lo Stato e soprattutto essendo la “sharia”, la legge islamica, del tutto incompatibile con le nostre leggi laiche sui temi cruciali del rispetto della vita di tutti, della pari dignità tra uomo e donna, della libertà di scelta individuale compresa la libertà religiosa.


Cristiano Magdi Allam

  
Fonte: srs di  Crtiano Magdi Allam,  dal Blog di Maria Chiara Nordio e Nicola Pasqualato del 18 novembre 2018-11-18 


lunedì 19 novembre 2018

I VENETI “STRANI MIGRANTI” IN PUGLIA




E’ UNA DELLE TANTE STORIE legate alla migrazione della nostra gente, che ha saputo fare con le proprie braccia e sudore (ma anche con la Fede che le era propria a quei tempi, come sottolinea un monaco che fu il loro padre spirituale) un Paradiso in terra in una landa deserta, di un angolo di Puglia.
Il documentario mi è arrivato per posta dall’autore, che ringrazio di cuore. Racconta di una delle tante bonifiche in cui i Veneti, chiamati dal governo di Mussolini  negli anni ’30 del Novecento per la loro capacità e abilità nei lavori agricoli, si insediarono in un posto incolto, dove nessun pugliese voleva andarci ad abitare. Infatti, nella loro tradizione, i braccianti pugliesi, finiti i lavori nei campi, ritornavano nel loro paese, nella loro comunità e non volevano allontanarsi  per andare ad abitare in un posto incolto.


I veneti invece, che fuggivano da una terra ridotta alla fame nera, con i campi a volte ancora devastati dall’ultimo conflitto mondiale, videro una grande opportunità nel contratto di mezzadria che veniva loro offerto dai direttori della bonifica, una volta completati i lavori. “Partono col treno dal trevigiano e dal padovano, dietro si portano un po’ di masserizie, lasciandosi alle spalle un Veneto di fame e miseria, ma senza sapere cosa li aspettasse, ne a cosa andassero  incontro.”     l’enclave veneta in Puglia
Così dopo pochi anni, si creò un piccolo paradiso, grazie anche al clima mite e alla terra fertilissima non mancava loro nulla e arrivarono in maniera costante altri parenti in fuga dalla fame. Accolti bene dalla gente del posto, pur nelle rispettive diverse culture e nella diversa lingua madre, che i coloni continuarono a parlare fino all’ultima generazione, aiutati dal fatto che la comunità era autosufficiente e per loro solo recarsi a Taranto, era andare in un altro mondo, come sottolinea uno degli ultimi superstiti.






Ma quando i contratti a mezzadria furono aboliti per legge, con un diritto di prelazione sui terreni per i coloni, i direttori del consorzio di bonifica, approfittarono della fiducia che veniva loro accordata e all’inizio del 2000 fecero firmare a tutti gli eredi dei primi pionieri, delle carte in bianco. E li mandarono fuori dal Paradiso che loro stessi avevano costruito.
Molti ritornarono in Veneto, dove il boom degli  anni precedenti aveva trasformato una terra agricola in una regione ai primi posti in Europa nell’export manifatturiero, ma una decina di discendenti rimase, e sono quelli intervistati dal regista. Che malgrado il triste epilogo, sono felici di aver vissuto in quella specie di Eden creato con la loro fatica, la loro e dei  nonni pionieri.

Vi metto il link del bel documentario, che è anche un grande riconoscimento della Regione Puglia e dei pugliesi, nei confronti dei nostri avi e della loro cultura del fare, e del loro spirito di sacrificio. Sono 25 minuti emozionanti,  da non perdere.  strani migranti.




Fonte: srs di Millo Bozzolan, da   Storia Arte Veneta, del   16 novembre 2018 


domenica 18 novembre 2018

BENITO MUSSOLINI E LA STATUA DI GIORDANO BRUNO

Inaugurazione della statua di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori, monumento realizzato dal Gran Maestro del Goi Ettore Ferrari.  Anno: 9 giugno 1889



Ecco parte del discorso che Benito Mussolini tenne alla Camera dei Deputati il 13 maggio 1929. Queste parole furono la risposta a Pio XI che chiese di rimuovere la statua commemorativa di Giordano Bruno in Campo dei Fiori eretta dalla Massoneria.

“...non v'è dubbio che, dopo il Concordato del Laterano non tutte le voci che si sono levate nel campo cattolico erano intonate. Taluna hanno cominciato a fare il processo al Risorgimento; altri hanno trovato la statua di Giordano  Bruno a Roma quasi offensiva. Bisogna che io dichiari che la statua di Giordano  Bruno, malinconica come il destino di questo frate, resterà dov'è...”

Fonte. srs di Luigi Pellini 

venerdì 16 novembre 2018

CHIEDERE AL POTERE DI RIFORMARE IL POTERE. CHE MORTIFICAZIONE! CHE INGENUITÀ!




di ENZO TRENTIN 

– Che mortificazione! Chiedere al potere di riformare il potere. Che ingenuità! 

Mi sia consentito d’iniziare parafrasando Giovannino Guareschi al fine di speculare su espressioni, comportamenti e conseguenze civili e politiche sui nostri giorni. 
Chi sono? Sono un ex giornalista che adopera trecento o più parole. Federalista in una repubblica contraddistinta dall’accentramento dei poteri anche quando propone un  regionalismo che spaccia per decentramento amministrativo. Ho in uggia i partiti politici in un Paese che continua a destreggiarsi tra pseudo sinistra-destra e sovranisti-populisti. Sostengo l’iniziativa privata in tempi di statalismo becero e inefficiente. Sono assertore di un nuovo progetto politico di autodeterminazione in tempi di antinazionalismo. Non sono un indipendente, bensì un anarchico, un uomo libero, ma sovversivo.

Il fatto è che un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. L’idea di una repubblica fondata sulla partitocrazia non era quella per la quale gli Alleati vincitori della seconda guerra mondiale stimolarono e affrettarono l’avvio dei lavori della Costituente le cui sedute si svolsero fra il 25 giugno 1946 e il 31 gennaio 1948, perché nella visione degli Alleati c’era la nascita di uno Stato federale, come avvenne per la Repubblica Federale Tedesca (RFT) o Germania Ovest.

Che la repubblica italiana abbia qualche “peccato originale” lo si rileva consultando la prima relazione antimafia, dalla quale emerge che nella Costituente c’erano numerosi mafiosi più alcune decine di massoni dichiarati. In un rapporto segreto del 18 febbraio 1946, il generale dei Carabinieri Amedeo Branca scrisse: [http://archiviopiolatorre.camera.it/img-repo/DOCUMENTAZIONE/Antimafia/01_rel_p03_1.pdf ] 
«II movimento agrario separatista siciliano e la mafia da diverso tempo hanno fatto causa comune; anzi, i capi di tale movimento, tra i quali don Lucio Tasca, si debbono identificare per lo più con i capi della mafia nell’Isola

Tra i costituenti c’era anche Bernardo Mattarella, padre di  Sergio 12º Presidente della Repubblica Italiana. Che [https://it.wikipedia.org/wiki/Bernardo_Mattarella ] nella fase iniziale del secondo dopoguerra era stato sospettato di essere  «…tra i referenti nel rapporto tra la DC e la mafia». 
Di questo nel 1992 venne accusato anche dall’ex ministro Claudio Martelli: “Bernardo Mattarella secondo gli atti della Commissione antimafia e secondo Pio La Torre (1976), fu il leader politico che traghettò la mafia siciliana dal fascismo, dalla monarchia e dal separatismo, verso la DC“.
Secondo lo storico Giuseppe CasarrubeaMattarella era ritenuto vicino al boss di Alcamo Vincenzo Rimi, considerato in quegli anni al vertice di Cosa nostra. 
Un altro “padre costituente in pectore” fu Frank B. Gigliottimafioso e massone 33° livello, componente OSS, ora CIA. Lucky Luciano fornì a Gigliotti i nomi da contattare in Sicilia per favorire lo sbarco degli Alleati del 10 luglio 1943. [http://www.libreidee.org/2017/07/massoni-nato-mafia-gladio-e-addio-falcone-e-borsellino/ ] Tornò in Italia nel 1947, per influenzarne la politica.

Quanto è credibile una Costituzione che da pseudo democratica è diventata partitocratica? 
Nel suo ultimo saggio, Dimitri Orlov [http://cluborlov.blogspot.com/2018/10/collapse-for-oligarchy.html ] nota che: 
«se la cultura e la società restano intatte, il resto dell’umanità, una volta che si renda conto che il sistema è truccato a suo danno in favore dello 0,01%, può organizzare una rivoluzione. Ma se la società e la cultura sono minate e distrutte prima, non avranno la coesione sociale e lo spirito pubblico necessario a questa impresa».

Le lotte tra fazioni partitocratiche sono governate dal pensiero così ben formulato dal sindacalista e rivoluzionario russo Michail Pavlovič Tomskij: «Un partito al potere e tutti gli altri in prigione». È così che sul continente europeo, il totalitarismo è diventato il peccato originale dei partiti. Il fatto che esistano non è in alcun modo un motivo per conservarli. Soltanto il bene è un motivo legittimo di conservazione. Il male dei partiti politici salta agli occhi. La questione da esaminare è se ci sia in essi un bene che abbia la meglio sul male e renda così la loro esistenza desiderabile. Ma se individui appassionati, inclini per via della passione al crimine e alla menzogna, si compongono allo stesso modo in un popolo vero e giusto, allora è bene che il popolo sia sovrano. Una costituzione democratica è buona se per prima cosa realizza nel popolo questo stato di equilibrio, e soltanto in seguito fa in modo che le volontà del popolo siano eseguite.

L’autorità del popolo, in democrazia, non dipende affatto da sue presunte qualità sovrumane come l’onnipotenza e l’infallibilità. Dipende invece dalla ragione esattamente contraria, dall’assunzione cioè di tutti gli uomini, e del popolo tutto intero, come necessariamente limitati e fallibili. Questo punto a prima vista sembra contenere una contraddizione che deve essere chiarita. Come ci si può affidare alla decisione di qualcuno, come gli si può attribuire autorità, quando gli si riconoscono non meriti e virtù, ma vizi e manchevolezze? La risposta sta nella generalità, per l’appunto, dei vizi e delle manchevolezze.

Del resto i partiti post-ideologici sono “illegittimi” nel modo più radicale. Sotto i loro artigli, lo Stato è diventato uno spazio vuoto, pieno solo del denaro dei contribuenti; una res nulliusesposta al saccheggio. Per pensare a un rimedio, bisognerebbe essere capaci di ripensare radicalmente la democrazia contemporanea. E avere il coraggio di pensare a una democrazia senza partiti. Quanto alla favola del voto “democratico” consiglio la visione di questo breve filmato. [https://www.facebook.com/sebastiano.rivetti/videos/10215572949187048/ ]

Stante questa situazione egemonica e insoddisfacente della partitocrazia, e constatato che lo Stato italiano sta letteralmente crollando sotto l’incapacità, l’incuria, la corruzione e le mafie, molti cittadini hanno rivolto la loro attenzione e le loro speranze all’autodeterminazione dei popoli per rifondare nuove strutture sociali. Ma costoro cosa fanno? Fondano nuovi partiti! E addirittura molti sedicenti “sovversivi” dall’indipendentismo sono ripiegati all’autonomia. Giusto quello che pare delinearsi in Catalogna. Ma l’autonomia promessa da Luca Zaia & Co. quale sarà? Le indiscrezioni sinora giunte non sono rassicuranti. Per i tempi poi… malgrado le promesse e i proclami stiamo ancora aspettando!
Alcuni di questi “sovversivi” si giustificano dicendo: «Se non passasse l’autonomia Veneta, non ci perderebbe solamente la faccia il ministro delle autonomie Erika Stefani, ma sarebbe una sconfitta cocente anche per Luca Zaia e Matteo Salvini. Un errore politico che pagherebbero carissimo. Attualmente un elettore su due in Veneto propende per votare Lega, ma se l’autonomia non arrivasse, sarebbe un errore politico che costerebbe molto al loro partito. […] La lega non potrebbe permettersi un errore del genere, l’effetto domino nefasto, sarebbe alimentato in tutto lo stivale e quello che Salvini ha costruito con fatica sarebbe irrimediabilmente perduto. Perché i Veneti hanno una caratteristica. Non scordano mai un torto subito!».

Sulla questione: “perdere la faccia”, Umberto Bossi ha sicuramente perso la sua, tuttavia siede ancora in Parlamento. E se mi dovessero chiedere un elenco di chi ha perso la faccia e siede ancora nelle istituzioni, mi rifiuterei di prestarmi all’opera. Troppo vasto il lavoro per un anziano pensionato come me.  Eppoi non trascuriamo che molti politici sono persone “eccezionali”, hanno la faccia come il c…! Ma quello che sorprende di questi autonomisti pseudo indipendentisti – privi di un progetto istituzionale condiviso – che ad ogni piè sospinto citano l’esperienza catalana, è che sembrano scordare quanto è successo da quelle parti.

Come viene scritto qui [https://francais.rt.com/opinions/54975-catalogne-apres-entre-deception-division ]: Gli indipendentisti sembrano anche aver trascurato numerosi aspetti strategici, giuridici e amministrativi. Intanto la questione essenziale della sicurezza delle frontiere terrestri, marittime e aeree di un futuro Stato, e quella di un programma fiscale degno di questo nome che permetta di finanziare l’insieme delle amministrazioni sono state accennate in un modo molto evanescente. […] Indubbiamente la Catalogna possiede una cultura ed una lingua ricche, è dotata di confini geografici ben identificati, d’altra parte la sua popolazione non condivide un progetto politico comune, poiché più della metà di essa si dice favorevole al fatto che la regione rimanga parte integrante del regno spagnolo. […] “Il problema è che c’è una carenza di maturità politica del campo indipendentista”, confida un vecchio compagno di strada di Carles Puigdemont, deluso, che chiede l’anonimato. “Non ci prende sul serio nessuno in Europa, perché non abbiamo saputo dimostrare di avere un programma, e neanche una visione politica o economica di ciò che intendiamo realizzare. Restiamo centrati sul fatto che vogliamo l’indipendenza, ma rifiutiamo di seguire le regole, anche quelle del diritto internazionale […] diciamo che vogliamo restare in Europa, ma non vogliamo accettare il fatto che se la Catalogna ottiene l’indipendenza, ne sarà esclusa d’ufficio. Questo modo di fare politica era destinato alla sconfitta” E conclude: “Se vogliamo veramente l’indipendenza, dobbiamo accettare che bisogna seguire un processo legale che richiederà degli anni”.

I fondatori di nuovi partiti o movimenti indipendentisti veneti trascurano il fatto che, non solo in Catalogna come in Spagna, in Italia e da qualche altra, parte uno dei problemi che più preoccupano i cittadini oggi, dopo la disoccupazione, la corruzione e la crisi economica, è quello della politica e dei politici. La cattiva reputazione dei politici, che deteriora le istituzioni, ha le sue radici nelle malformazioni tipiche delle avariate democrazie contemporanee: i poteri del Parlamento sono largamente esercitati dai partiti, ed essi non rispettano la democrazia sostanziale, ovvero eludono le regole e gli strumenti della democrazia diretta.

Sulla «inutilità» dei sedicenti indipendentisti l’ennesimo esempio ci viene fornito dal Consigliere Regionale Antonio Guadagnini. Egli si guarda bene dall’agire per eliminare il ridicolo referendum consultivo, o sostenere le proposte popolari di democrazia diretta [https://piudemocraziavenezia.wordpress.com/2015/11/20/consegnate-le-petizioni-alla-regione-veneto-per-la-democrazia-diretta/ ] che giacciono da anni in Regione Veneto. Pensa d’agire da indipendentista promuovendo la presentazione del libro del Prof. Andrea Favaro dal titolo “Io Sovrano, discussione sui fondamenti teorici dell’autodeterminazione” (Mercoledì 14 novembre alle ore 12, presso il Consiglio Regionale del Veneto a palazzo Ferro-Fini). Un’azione che indipendentemente dal valore dell’opera e del suo autore, corrisponde a pestare l’acqua nel mortaio; ossia fa una fatica inutile. Mentre si guarda bene dal progettare un nuovo assetto sociale per la organizzazione di quel “potere costituente” che propaganda di perseguire. Questa reticenza implica un tipo di corruzione che la legge penale non punisce, ma che incoraggia l’espansione di altre forme punibili. E quando hai rinunciato a supportare ciò che nell’interesse della collettività veneta, gettando via princìpi e convinzioni, l’unico compenso è assicurarsi un beneficio personale.




Insomma, la mancanza di un progetto politico-istituzionale che faccia da supporto all’autodeterminazione del Veneto, è la stessa mancanza che viene imputata agli indipendentisti catalani. Ma mentre i catalani portano in piazza milioni di persone, la manifestazione più numerosa degli indipendentisti veneti fu a Bassano del Grappa, [https://www.bassanonet.it/news/14913-independence_day.html ] il 1° dicembre 2013, con circa 3.000 persone. Quello che gli autonomisti-indipendentisti non sembrano considerare è che Giordano Bruno già sapeva come funzionavano le cose, e infatti fu messo al rogo il 17 febbraio 1600 in Campo dé Fiori a Roma. Da allora ad oggi, a parte i roghi, non è cambiato nulla, e le sue parole certi autonomisti-indipendentisti dovrebbero scolpirsele nella mente e nel cuore: «Che mortificazione! Chiedere al potere di riformare il potere. Che ingenuità!» 


Fonte: srs di Enzo Trentin, da L’Indipendenza  del  14 novembre 2018 



mercoledì 14 novembre 2018

L’ORRORE INUTILE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE




Un battaglione dei Cameron Highlanders nel 1914, prima di essere spedito in prima linea, di seguito lo stesso battaglione al loro ritorno nel 1918 dopo l'armistizio . "
Pagina FB di Gerry Burns.

venerdì 9 novembre 2018

VENEZIA - MOSE: NOMI, CIFRE, MAZZETTE, FAVORI. ECCO TUTTO L'ELENCO NEL DETTAGLIO




Per non dimenticare


di Giuseppe Pietrobelli

Una Tangentopoli così non si è vista da nessun’altra parte. Almeno in Italia, tutta in un colpo. Nomi e cifre, mazzette e favori, procedure agevolate e controlli mancati. I capi d’imputazione, pur nella loro scabra efficacia, disegnano un "sistema" che per almeno una quindicina d’anni ha controllato i grandi affari in Laguna. E non solo. Ci sono politici e imprenditori, funzionari pubblici e portaborse, sindaci e assessori. Una babele dell’intrallazzo, stando alle accuse dei Pm che hanno trovato, al momento, la convalida del gip. I reati, a diverso titolo, sono quelli di corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio, finanziamento illecito ai partiti e irregolarità nell’emissione di fatture.

Andrea AGOSTINONE, 45 anni, Milano (carcere): ideatore meccanismo fatturazioni.

Giovanni ARTICO,54, Cessalto via Dosa 23 (carcere), ex commissario straordinario per il recupero territoriale e ambientale di Porto Marghera, collaboratore di Chisso: incarichi di consulenza all’amico Rizzardo Del Giudice; assunzione figlia Valentina in Nordest Media.

Stefano BOSCOLO Bacheto, 47, Chioggia (Ve), Lungomare Adriatico 51 (carcere), titolare cooperativa.

Dante BOSCOLO Contadin, 66, Chioggia, viale Zeno 7 (solo indagato).

Gianfranco BOSCOLO Contadin "Flavio", 74, Chioggia, viale Pigafetta 61 (carcere), Nuova Co.ed.mar.

Cucco Andrea BOSCOLO,30, Chioggia, via Zeno 111a (solo indagato).

Lino BRENTAN, 66, Campolongo Maggiore (Ve), via Puccini 10 (domiciliari), ex ad Autostrada Padova-Venezia: 65 mila euro da Mauro Scaramuzza.

Maria BROTTO, 51, nata a Bassano del Grappa, residente a Venezia, S. Croce 156 (carcere), ex amministratrice Thetis, ingegnere, responsabile progettazione Mose, coinvolta nei principali episodi di dazioni a chi avrebbe dovuto controllare l’opera.

Enzo CASARIN, 60, Martellago (Ve) Enzo, nato a Mirano il 13-02-1954,res.te Martellago (Ve), via Delle Motte 32/a (carcere), capo della segreteria di Chisso, ex sindaco di Martellago: consegnava denaro a Chisso.

Gino CHIARINI, 58, Ferrara (carcere): millantato credito, riceve 50-200.000 euro.

Renato CHISSO, 60, Favaro Veneto, via Col San Martino 5 (carcere), assessore regionale alla Viabilità e Trasporti: 200-250.000 euro all’anno da fine anni ’90 al 2013, poi il sequestro si riferisce solo al periodo 2008-13; 5% Adria Infrastrutture rivenduto per 2 milioni di euro; 10% Nordest Media; centinaia di migliaia di euro all’anno; 250.000 euro da Baita 2011-12; faceva ottenere consulenze alla società Territorio di Bortolo Mainardi; favori legati alla superstrada "Vie del mare".

Alessandro CICERO, 48, di Roma (domiciliari): millantato credito, sostegno alla rivista "Il punto".

Cristiano CORTELLA, 50, Milano (solo indagato): ideatore meccanismo fatturazioni.

Corrado CRIALESE, 84, Roma (domiciliari): millantato credito presso magistrati amministrativi, ricevuti 340.000 euro per ricorsi Pedemontana Veneta, contro Impresa Maltauro e contro Net Ingeneering.

Patrizio CUCCIOLETTA, 70, di Roma (carcere), ex magistrato alle Acque di Venezia: 400.000 euro all’anno (200.000 da Baita), in totale 1,6 milioni di euro; 500.000 euro in Svizzera; contratto da 27.600per la figlia Flavia, poi assunta da Thetis; contratto 38.000 euro per il fratello Paolo, architetto; voli con aerei privati, alloggi in alberghi e ristoranti di lusso a Venezia e Cortina.

Luigi DAL BORGO, 67, Pieve D’Alpago (Bl), via Roma 58 (carcere).

Nicola FALCONI, 52, Lido di Venezia, via Partecipazio 6 (domiciliari), direttore generale Sitmar sub.

Giuseppe FASIOL, Rovigo, via Piva 14 (carcere), funzionario Veneto Strade: quattro parcelle (circa 19 mila euro) per collaudo Mose.

Giancarlo GALAN, 58, nato a Padova, residente a Cinto Euganeo, via Dietromonte 19 (carcere differito), Forza Italia, ex governatore del Veneto, ex ministro: stipendio annuale di un milione di eurodal 2008 al 2011, equivalente a 4 milioni di euro; 900.000 euro 2006-07; 900.000 nel 2007-08; 70% quote Nordest Media; 7% quote Adria Infrastrutture; finanziamenti elettorali; 200.000 euro nel 2005 da Minutillo; ristrutturazione villa Cinto Euganeo per 1 milione 100 mila euro; 50.000 euro a San Marino.

Francesco GIORDANO, 70, Venezia, Cannaregio 328 (carcere), commercialista con studio a Padova, consulente fiscale di Giovanni Mazzacurati.

Vittorio GIUSEPPONE, 73, Roma (domiciliari), magistrato Corte dei Conti: stipendio annuale 300-400.000 euro; 600.000 euro 2005-06.

Dario LUGATO, 60, nato a Venezia, residente a Roma (domiciliari).

Vincenzo MANGANARO, 56, Roma (carcere): millantato credito, sostegno alal rivista "Il Punto" per 2 milioni di euro.

Manuele MARAZZI, 51, Monte San Pietro (Bo) (carcere), società Eracle, Egg, Linktobe.

Giampietro MARCHESE, 57, nato a Chiarano (Tv), residente a Jesolo, via Trinchet 2/A (carcere), consigliere regionale Pd: finanziamento 58.000 euro; 400-500.000 euro di finanziamenti elettorali;assunzione presso Eit (35.000 euro).

Alessandro MAZZI, 58, nato a Verona, residente a Roma (carcere), vice presidente del consiglio direttivo Consorzio Venezia Nuova, presidente Mazzi e Grandi Lavori Fincosit: coinvolto nei principali capi d’accusa.

Osvaldo MAZZOLA, 69, Roma (solo indagato), presidente impresa Pietro Cidonio.

Roberto MENEGUZZO, 58, Vicenza, contrà Zanella 6 (carcere), vicepresidente e ad Palladio Finanziaria: teneva i contatti con Milanese.

Marco Mario MILANESE, 55, Milano (i Pm hanno revocato la richiesta di arresto), consigliere politico ministro Giulio Tremonti, parlamentare Forza Italia: 500.000 euro per sbloccare fondi al Mose da parte Cipe.

Franco MORBIOLO, 59, Cona (Venezia), via Don Bosco 4 (carcere), presidente cda e direttore tecnico Co.Ve.co.

Luciano NERI,73, Roma (carcere): coinvolto nella costituzione del "fondo Neri" per pagare le tangenti.

Giorgio ORSONI, 66, sindaco di Venezia del Pd: 560.000 euro finanziamenti elettorali.

Maria Giovanna PIVA, 66, nata a Rovigo, residente a Mestre, via Cappuccina 13/7 (carcere), ex magistrato alle Acque di Venezia: stipendio annuale 400.000 euro (da Baita 200.000) nel solo 2008;collaudatrice Ospedale di Mestre pagata 327 mila euro.

Andrea RISMONDO,53, Preganziol (Tv), via Leopardi 28 (domiciliari), rappr. legale Selc.

Giancarlo RUSCITTI, 56, Venezia, S.Croce 2084 (solo indagato), ex segretario generale della Sanità del Veneto: compenso per operazioni inesistenti 112.000 euro.

Amalia SARTORI, 66, Vicenza, Contrà San Faustino 23 (domiciliari differiti), eurodeputato Forza Italia: 225.000 euro consegnati o promessi per finanziamento elettorale.

Emilio SPAZIANTE, 62, Roma (carcere), generale in pensione Guardia di Finanza, comandante interregionale Italia Centrale: promessa 2 milioni 500 mila euro per verifiche fiscali addomesticate e rivelazione sull’inchiesta aperta, ricevuti 500.000.

Federico SUTTO, 61, Zero Branco (Treviso), via Noalese 12/7 (carcere), dipendente Cons. Venezia Nuova.

Stefano TOMARELLI,69, Roma (carcere), direttivo Consorzio Venezia Nuova, presidente Consorzio ItalVenezia, consigliere Condotte d'Acqua.

Danilo TURATO, 58, Mestrino (Padova), via Gorizia 18 (domiciliari), architetto: remunerato dalla Mantovani per i lavori nella casa di Galan (400.000 euro).

Paolo VENUTI,57, Padova, via Chiesti 9/A (carcere), commercialista: quote Adia e Nordest di Galan.

I SEQUESTRI. Sono stati autorizzati sequestri sui beni degli indagati fino a 40 milioni di euro. 

Il prezzo/profitto del reato ricorre più volte, visto che gli indagati concorrono negli stessi reati. Il valore più alto dei beni nella disponibilità degli indagati? 
Per Dante Boscolo Contadin 464 mila euro, per Gianfranco Boscolo Contadin 2,2 milioni di euro, per Maria Brotto 278 mila euro, per Enzo Casarin 115 mila euro, per Patrizio Cuccioletta 162 mila euro, per Giancarlo Galan 1,6 milioni di euro, per Vittorio Giuseppone 300 mila euro, per Alessandro Mazzi 171 mila euro,per Osvaldo Mazzola 354 mila euro, per Roberto Meneguzzo 863 mila euro, per Luciano Neri 614 mila euro, per Maria Giovanna Piva 300 mila euro, per Giancarlo Ruscitti 112 mila euro, per Emilio Spaziante 136 mila euro, per Stefano Tomarelli 455 mila euro, per Danilo Turato 318 mila euro, per Paolo Venuti 100 mila euro. Il totale del valore dei beni disponibili sequestrati raggiunge quasi i 10 milioni di euro. 


Fonte: dal Gazzettino di Venezia di giovedì   5 giugno 2014