sabato 10 ottobre 2020

COME SI LEGGEVA L’ORA NELLA SERENISSIMA DEL XVIII° SECOLO


Orologio della Torre di Piazza San Marco

di Alessandro Marzo Magno

 


Noi oggi usiamo l'ora Francese: quadrante dell'orologio diviso in 12 ore e due lancette, una corta che indica le ore e una lunga per i minuti. Fino a metà Settecento andava per la maggiore l'ora Italiana: quadrante diviso in 24 ore (il 24 stava a destra, dove ora noi abbiamo le 3) e una sola lancetta.


Il sole tramontava alle 23 e mezzo e dopo mezz'ora scoccavano le 24 e il nuovo giorno, fino alle 24 successive. Il problema era che le ore variavano con il mutare della lunghezza delle giornate, così il mezzogiorno, ovvero la metà tra l'alba e il tramonto, corrispondeva più o meno alle diciannove in inverno e alle sedici in estate. Le due corrispondevano a due ore dopo il tramonto, cioè alle nostre sette di sera d'inverno e alle nostre dieci di sera d'estate (circa).


Esistono ancora numerosi orologi mai aggiornati, ovvero con una sola lancetta e il quadrante diviso in 24 ore: la torre dell'orologio a Venezia, quelle di Brescia e di Padova, nonché l'orologio del duomo di Firenze, con il quadrante affrescato da Paolo Uccello.


Il primo stato Italiano ad adottare l'ora Francese fu il Granducato di Toscana, nel 1749, il secondo il ducato di Parma, nel 1755, gli ultimi i territori della Serenissima, dopo l'invasione Francese del 1797.


A noi l'ora Italiana sembra un sistema molto astruso per calcolare le ore, ma non così appariva nel Settecento. Giacomo Casanova, giunto a Parma poco dopo l'adozione dell'ora Francese, annota nel suo "Storia della mia vita" il dialogo con un oste Parmense.


«Da tre mesi a Parma siamo nella confusione più totale, tanto che ormai nessuno sa più che ore sono».
«Hanno distrutto gli orologi?»
«No di certo! Ma da quando dio ha creato il mondo, il sole è sempre tramontato alle ventitré e mezzo, e mezz'ora dopo si è suonato l'angelus: tutti sapevano che quello era il momento di accendere le candele. Ora viviamo nella confusione più totale, tanto che il Sole tramonta ogni giorno ad un'ora diversa. I contadini non sanno più a che ora andare al mercato. Dicono che ora hanno sistemato ogni cosa, e sapete perché? Perché finalmente tutti sanno che si pranza alle ore dodici. Bella scoperta, dico io! Al tempo dei Farnese si mangiava quando si aveva fame, ed era molto meglio».


Mai contenti. 



 

 Torre dell' Orologio di Padova in Piazza dei Signori . 


 

La costruzione risale alla prima metà del Trecento, quando fungeva da ingresso fortificato di levante della Reggia Carrarese ma il suo aspetto attuale si deve ai lavori promossi a partire dal 1426 dal Capitanio Bartolomeo Morosini conclusi con l'inaugurazione dell'orologio nella festa di Sant'Antonio del 1437.


 

Fonte. srs di  Alessandro Marzo Magno, da Facebook  Verona Presidio Storico  del 3 settembre 2020

Link: https://www.facebook.com/groups/449078418487051/

 

 

 

LE ORE AI TEMPI DI CASANOVA: UN METODO TUTTO VENEZIANO DI CALCOLARE IL TEMPO.

 

Quadrante dell'orologio.  Chiesa di San Zeno a Verona


 

Basta leggere attentamente l’autobiografia di Giacomo Casanova per scoprire usanze diverse da quelle attuali, ed alcune anche molto simili, (la descrizione del letterato, imbroglione, mezzo stregone e anche istintivamente medico, antesignano dell’uso dei preservativi che utilizzava all’epoca), per rendersi conto della differenza che fino alla fine del 1700 c’era nel calcolo e la denominazione delle ore a Venezia ed anche in Italia.

 

La testimonianza più sconosciuta ma curiosa si deve a Jerome Laland che nel suo “Vojage d’un francois en Italie”  (vol.7) (1755-1756) racconta dell’usanza di contare le ore in Italia, nonostante gli orologi, che probabilmente si adeguavano a  tali usanze, visto che consideravano  visibilmente dall’una alle ventitre, e trovò una logica in tutto questo poichè venivano considerate come ore valide alla società quelle che, grazie alla luce del sole, erano destinate al lavoro delle persone.. ore di luce, ore di lavoro,   poi la notte, senza orari e senza limiti,  per poi rinnovarsi i lividi bagliori  dell’alba.

 

Il segreto stava nel considerare da quando partiva l’una, e quando finivano le ventiquattro.  Il concetto di orario veniva definito in base alle ore di luce, quando era possibile vedere, e lavorare. 

Dopo il tramonto del sole, da mezz’ora a quarantacinque minuti dopo , in base alle stagioni, calavano le tenebre: ed ecco che allora venne considerata l’ora zero da questi momenti, legati al tramonto, e conseguentemente al battere delle campane l’Ave Maria”.

 

Per cui, regolandoci a Venezia spesso il mezzogiorno odierno veniva considerato alle ore 19. Capitava che la mezzanotte veneziana veniva battuta alle nostre attuali 7,45. 

Ecco che allora l’ora zero cambiava  continuamente : 

 

a gennaio veniva considerata alle 17 attuali, 

a febbraio alle 17,45, 

a marzo alle 18,30, 

ad  prile alle 19,30, 

a maggio, 19,45.

a giugno 20,15,

a luglio alle 20,17, 

ad agosto 19,30, 

a settembre 18,30. 

a ottobre 18.50. 

a novembre 16,50 

 a dicembre alle 16,45.

 

Poi, alla fine del 700 anche l’Italia e Venezia, nella fattispecie, si adeguarono ad un nuovo calcolo del tempo codificato, con ventiquattr’ore suddivise in dodici diurne e dodici notturne, denominato sistema europeo.

 

Tanto c’è ancora da conoscere e da scoprire delle consuetudini e della cultura di questa meravigliosa città-Stato che, attraverso i suoi straordinari artisti, scrittori, poeti, musici ci ha lasciato una testimonianza della sua eclettica, unica e fantastica capacità di codificare e vivere la sua vita e quella dei suoi abitanti.

 


Fonte: Da Venezia nascosta

Link: https://venezia.myblog.it

 

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