domenica 16 agosto 2020

LA DISTRUZIONE DEI PONTI DI VERONA

 

 


La storia la scrivono i bugiardi vincitori

 

Questa asserzione è il pilastro su cui poggia la storiografia mondiale. Qualunque testo soggiace a questo comandamento. Qualunque storico che scrive, elabora  il proprio pensiero, seleziona fatti ed  eventi, arrivando a mentire anche a se stesso, pur di rispecchiare ed esaltare la propria personalità, carattere e dottrine.

A parte l’offesa contro la verità, questo modo di agire è anche una mancanza di rispetto perpetuo nei confronti dei lettori. Devo dire che purtroppo molti lettori  non cercano la verità, ma solo quello che  è conforme  al proprio “pensiero”,  pertanto a loro basta quel genere di storici.

 

 

Un bellissimo ed eclatante esempio di come si “scrive la  storia” lo abbiamo nella nostra bellissima Verona.

 

Nella seconda guerra mondiale, i ponti di Verona furono fatti saltare, con mine, la sera del 25 aprile 1945.

Moltissimi veronesi quella sera non videro cosa stava succedendo, erano per paura  chiusi in casa, ma i fragori e i tremori delle esplosioni li  sentirono, eccome li sentirono, e  a chilometri di distanza.

Beh! Cosa c’è d’eclatante in questa vicenda? 

La cosa clamorosa e che per decenni la storiografia ufficiale, riportò in tutte le pubblicazioni, che la distruzione  dei ponti avvenne la sera del 24 aprile 1945 e, solo dopo quasi 40 anni, qualche autore iniziò a riportare la data esatta della distruzione. 

Perché? Ma come poteva la storiografia ufficiale vincente riportare o ammettere che la sera del 25 aprile, che è il giorno ufficiale della fine della seconda guerra mondiale, Festa Nazionale della Liberazione in una città ormai abbandonata dall’esercito tedesco, due soli militari su un sidecar,  con tutta calma, partendo dal ponte della ferrovia, facevano saltare uno a uno tutti i ponti di Verona? 

Per essere precisi: quasi tutti i ponti di Verona, perché ne rimase in piede uno,  quello della ferrovia, che era quello strategicamente più importante, ma esplosero solo le cariche poste sulla scarpata del ponte ai lati  del fiume. Quel ponte  si chiamava <<Ponte Francesco Giuseppe>> ed era stato costruito dall’ amministrazione Austrica nel  1852 e “forse” questo è bastato per salvarlo.   E poi, dov’erano i partigiani? Bastava un esiguo gruppo di essi per salvare i ponti. Erano spariti? Avevano abbandonato anche loro la città?   O forse a Verona erano stati praticamente inesistenti. E sì che qualcuno ha perfino dato a Verona una medaglia d’oro in onore alla resistenza. 

Di sicuro il giorno dopo Verona era invasa di partigiani,  anzi di  “spartigiani”, gli “spartigiani” della vittoria! La città ora ne era piena, anzi stracolma.

Ma questa è un’altra storia.



 

Per essere sicuri che si mantenesse nel tempo la data esatta della distruzione dei ponti di Verona si pose sul ricostruito  ponte di Castelvecchio una lapide con la seguente scritta: 

 

IL PONTE  SCALIGERO

DISTRUTTO CON MINE DAI TEDESCHI IN FUGA

LA SERA DEL 24 APRILE 1945

PER INIZIATIVA DEL MINISTRO GONELLA

RICOSTRUITO FEDELMENTE SUL TIPO E FORMA DI PRIMA

A CURA DELLA SOPRAINTENDENZA AI MONUMENTI DI VERONA

VIENE INAUGURATO IL 2 SETTEMBRE 1951

 

 




Ai posteri la sentenza

 

 

 

Nicola Cordioli Giorgio Battocchio io avevo sentito raccontare, da chi ci aveva portato a vedere in una uscita la Rondella delle Boccare lo scorso 1 giugno, che i tedeschi avevano messo le cariche sfruttando una barca di una famiglia che vivevano nei pressi. Questi ultimi, mangiata la foglia che qualcosa di grave si stesse compiendo, decisero di nascondere la barca. Le truppe tedesche il giorno dopo, ovvero quello dove avevano deciso di far saltare il ponte, dovettero arrangiarsi in fretta e furia e fecero esplodere solo le cariche poste sulle spalle...

 

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