giovedì 6 giugno 2013

DIVERSAMENTE BIANCHI



I  risultati dei violenti scontri di questi giorni degli immigrati  in Svezia 


Se il nuovo primo ministro, nuovo si fa per dire, Enrico Letta voleva veramente trasmettere un segnale di cambiamento e di rinnovamento a tutta la popolazione italiana, facendo presagire che il suo sarebbe stato finalmente un governo di rottura con il passato, al posto del nuovo e contestato ministero per l'integrazione avrebbe dovuto proporre la costituzione della Immigration & Checkpoint Authority, copiando letteralmente il modus operandi di altri stati che hanno posto il monitoraggio ed il controllo dell'immigrazione quasi come fosse una priorità nazionale. La strada che invece ha intrapreso l'attuale governo purtroppo appare sin dall'inizio decisamente infelice oltre che insensata sul piano economico. Tralasciando i pietosi commenti sullo jus soli (diritto al suolo)  e sulla sua effettiva necessità per questo paese in costante declino sociale, sembra vano ricordare a questi nuovi interlocutori dello stato come si comportano invece altre nazioni che hanno vissuto con molti decenni di anticipo rispetto a noi il fenomeno dell'immigrazione sia controllata che clandestina. Ne ha fatto menzione anche in più occasioni persino il primo ministro inglese, David Cameron, sottolineando come ormai il multiculturalismo sia un fenomeno sociale con strascichi economici completamente fallimentare.

L'integrazione razziale è la più grande menzogna che sia stata raccontata e propagandata a popolazioni, originariamente molto forti e radicate nella loro storia e cultura millenaria, con il solo scopo di poterle indebolire e con il tempo annientare grazie ad un sistematico assoggettamento al disegno globalizzante del consumo di massa.
Nessuno si vuole integrare con chi è diverso (paesi come Israele ed il Giappone ne fanno la loro bandiera):  gli stessi extra comunitari che arrivano in Italia vogliono vivere e interagire (al di là degli orari di lavoro) solo con i loro stessi simili o connazionali, per non parlare delle faide che si instaurano tra le varie etnie per il controllo del territorio anche nei quartieri delle città italiane. Pensiamo solo ad africani contro slavi o asiatici contro sudamericani. Quando lo capiranno i finti perbenisti italiani, che si spacciano per filosofi, per giornalisti radical chic o per sindacalisti emergenti, che gli esseri umani sono fra di loro profondamente disomogenei, sono uguali solo innanzi alla legge, ma sul piano intellettuale, fisico, culturale ed affettivo sono profondamente diversi. Vi è differenza tra un tedesco ed un austriaco, tra un italiano del nord ed uno del sud, figuriamoci tra un cingalese ed un marocchino.

Il termine discriminare recepisce ormai sempre più una valenza negativa in senso assoluto, grazie al contributo folle del  politically correct, qualunque esso sia il contesto per cui viene utilizzato. Tuttavia discriminare, inteso etimologicamente come distinguere una persona da un'altra, rappresenta una libertà assoluta di chiunque ovvero quella di decidere con chi vivere e quella di decidere da chi stare lontano. Non significa pertanto razzismo o apartheid come ci vogliono far credere, ma solo una facoltà personale che non deve essere ostracizzata o criminalizzata. Nessuno in passato ci ha chiesto se volevamo vivere e soprattutto integrarci con un nigeriano, un cingalese o un serbo. Ci è stato semplicemente imposto. Qualcuno ha deciso per tutti, sostenendo che l'integrazione multietnica avrebbe portato ricchezza tanto economica quanto culturale. Ci avevano per questo promesso, che sarebbero entrati a lavorare in Italia tecnici, docenti, dottori, ricercatori, architetti, informatici, scienziati. Purtroppo nella stragrande maggioranza dei casi vediamo solo escort, badanti, spacciatori, balordi disperati e manovali generici privi di particolare professionalità. Personalmente non mi voglio integrare con una cultura che tratta la donna come un oggetto asservito alla mera procreazione o con chi sgozza animali vivi stile sacrificio tribale nel proprio giardino perchè la sua cultura e religione lo prevede.

Non parliamo dei danni economici, ormai incalcolabili oltre che irreversibili: dati oggettivi di cui non si parla mai in quanto profondamente scomodi all'establishment mediatico. Solo le rimesse all'estero (in continua crescita) sono costate tra il 2010, 2011 e 2012 quasi 21 miliardi di euro, (il taglio dell'IMU sulla prima casa pesa 4 miliardi), denaro che dovrebbe circolare in Italia per alimentare tanto i consumi interni quanto i depositi delle banche italiane, che invece si mette in viaggio verso Cina, Bangladesh, Marocco, Senegal o Ucraina, tanto per citare alcune prime mete di esportazione. La popolazione soggetta a subire ed accettare sommessamente flussi di immigrazione selvaggia e non qualificata produce forme di auto ghettizzazione sociale, per cui i quartieri residenziali oggetto di penetrazione da parte delle minoranze etniche perdono progressivamente la loro distintività ed il loro valore di mercato, diventando step by step esempi di degrado urbano e microcriminalità. Impedire o limitare la discriminazione in una nazione arroccandosi puerilmente a sentimenti di farisaica bontà e giustizia morale produce le migliori condizioni per innescare una devastante arma di distruzione economica di massa per il tessuto sociale autoctono.

Fonte: srs di Eugenio Benetazzo  del 16 maggio 2013

mercoledì 5 giugno 2013

3 UOMINI IN BARCA: ECCO PERCHE LA DEMOCRAZIA NON E’ SEMPRE ONESTA




C’erano 3 uomini su una barca, uno fra loro remava e remava.
Dopo un paio d’ore costui, stanco e sudante, diceva agli altri due che se ne stavano beati a guardare:
-Sono stanco, adesso uno di voi abbia la gentilezza di remare lui.
La risposta dei due fu:
-Siamo in democrazia, mettiamo ai voti chi deve remare, vince la maggioranza!


martedì 4 giugno 2013

SMETTERE DI STIRARE SI PUO': VANTAGGI E CONSIGLI




In Italia c'è un'abitudine vecchia come il mondo, consolidata da generazioni e considerata imprescindibile per ogni casa perfetta e in ordine: stirare il bucato.

I nostri amici europei (tedeschi e spagnoli al primo posto), invece, spesso non possiedono nemmeno il ferro da stiro, e addirittura ignorano l'esistenza e l'utilizzo dell'asse da stiro.

Pertanto ecco alcuni buoni  motivi per smettere di stirare:

1) È ECONOMICO
Quanto costa in media un'ora con il ferro da stiro acceso? Un ferro da 1200 W (un modello semplice, senza caldaia) tenuto acceso per un'ora può costarvi circa 2 euro, se siete brave e sfruttate le tariffe biorarie (ma non sempre si può stirare di sera e nel weekend).
Ma se avete un ferro da stiro più potente (per esempio 1750-2000W) e dovete stirare quando avete tempo, quindi non sempre negli orari migliori, o la vostra tariffa dell'energia elettrica è di fascia alta, un'ora di stiro può arrivare a costarvi anche 6 euro!!
Per non parlare del fatto di pagare qualcuno che stiri al posto nostro: al costo dell'energia elettrica, aggiungete anche 8-10 euro.

2) FA BENE ALLA SALUTE
Cosa succede quando si accumulano molti capi da stirare e vi ritrovate improvvisamente a dover lavorare qualche ora per vedere quella pila calare almeno un po'?  Quante di voi possono giurare di non avere mai sofferto di mal di schiena, dolori al braccio e alla spalla in seguito a qualche ora intensa di stiro? Non sarebbe meglio risparmiare al nostro corpo anche questa fatica?

3) SI CREANO MENO RIFIUTI
Molti utilizzano l'appretto (in bombolette spray, che una volta terminate devono essere smaltite correttamente, per non parlare dei gas in esse contenuti) e l'acqua distillata (venduta in bottiglie di plastica, materiale inquinante sia per la sua produzione sia per il suo smaltimento)

4) SI RISPARMIA TEMPO
Una donna italiana spende in media 3 ore alla settimana per stirare. Non vi sembra abbastanza per un'attività faticosa, costosa, dannosa per la salute e assolutamente superflua?

5) QUANTE ALTERNATIVE INTERESSANTI
Smettendo di stirare avrete almeno 2 ore di tempo in più alla settimana da passare con il vostro compagno/marito, con i vostri figli, oppure potreste impiegarle per fare un po' di sport o qualche passeggiata all'aria aperta, potreste leggere un libro, andare in biblioteca, cucinare qualche ricetta nuova e fare una sorpresa a qualcuno, o ancora entrare in un'associazione di volontariato e dedicare un po' di tempo a qualche persona bisognosa...

6) SI EVITANO INUTILI INCIDENTI DOMESTICI
Un ferro da stiro acceso è pur sempre un oggetto rovente che può ustionarvi, è un cavo elettrico tirato che può farvi inciampare... possiamo evitare ulteriori complicazioni alle nostre giornate già piene e stressanti?

7) STIRARE È SUPERFLUO
Stirare il bucato non è assolutamente necessario ai fini dell'igiene (basta il lavaggio per questo scopo!),  è una questione puramente estetica: nella nostra società avere ed apparire stanno diventando più importanti dell'essere... potremmo iniziare a cambiare qualcosa a partire da un piccolo dettaglio, un capo indossato non stirato, per dimostrare che l'importante non è come appariamo ma ciò che abbiamo dentro.

8) È ECOLOGICO
Quanta energia elettrica possiamo risparmiare? Quanti prodotti industriali (appretto, acqua distillata, ecc.) possiamo tranquillamente smettere di acquistare?  Un elettrodomestico in meno nella nostra casa può fare la differenza in termini di risparmio di energia e di risorse?

COME FARE A MENO DI STIRARE?

E chi ha detto che chi non stira ha sempre i vestiti stropicciati? Ecco alcuni consigli per evitare le pieghe... alla radice!
•       estrarre il bucato dalla lavatrice appena finito il ciclo di lavaggio
•       scuotere i panni energicamente prima di stenderli
•       non lasciare i panni ammonticchiati a caso una volta tirati giù dallo stendino: una volta asciutti piegarli direttamente per riporli nell'armadio
•       stendere senza mollette
•       appendere le camicie sulle grucce, allacciando i bottoni e stendendo la stoffa con le mani
•       risvoltare i capi prima di stenderli: anche questo aiuta le fibre a distendersi
•       per rendere asciugamani e tessuti di spugna più morbidi senza stirarli, può aiutare arrotolarli e premerli su una superficie piana (l'asse da stiro, oppure il letto o la superficie superiore della lavatrice)
•       utilizzare l'aceto bianco al posto dell'ammorbidente, oltre che economico ed ecologico, evita l'effetto "scrub" di certi tessuti

Se proprio non potete fare a meno di stirare, evitate almeno di stirare lenzuola (basta piegarle bene e riporle ordinatamente nell'armadio, prendono una prima piega e si stendono una volta messe sul letto), biancheria intima come slip e calze (si stirano indossandole!), strofinacci da cucina (riponeteli ben piegati nell'armadio, basterà!).
Se proprio non riuscite a fare a meno di stirare le camicie, stirate solo collo e polsini, specie in inverno, quando le indossate sotto la giacca: si stropicciano con i primi movimenti, ed è tutto lavoro sprecato!
Smettere di stirare SI PUÓ, non costa fatica e una volta presa (o persa) l'abitudine, vi chiederete come mai non avete iniziato a NON farlo prima!

Anna Luppi

Fonte: visto su GrenMe del 13 febbraio 2013

lunedì 3 giugno 2013

FINALMENTE LE VACANZE





 Ibizia  2013,  Cala de  St. Vincen: una settimana  da sdraiosuro!