sabato 11 aprile 2015

LA SPAGNOLA LA GRANE EPIDEMIA INFLUENZALE DEL 1918




LEGGETE E RABBRIVIDITE: «Abbiamo barattato orecchioni e morbillo contro cancro e leucemia.»

Dall’archivio di un newsgroup sulla salute, un articolo schoccante:


Sono molto poche le persone che si rendono conto del fatto che la
peggiore epidemia che abbia mai colpito l’America, la cosiddetta
Influenza Spagnola del 1918 sia stata causata dalla massiccia campagna
di vaccinazione portata avanti in tutta la federazione [statunitense].

I dottori hanno detto alla popolazione che la malattia era causata
dai germi. I virus non erano ancora noti ai tempi altrimenti sarebbero
stati incolpati loro.
Germi, batteri e virus, assieme ai bacilli ed ad
un piccolo numero di altri organismi invisibili sono i capri espiatori
sui quali i medici amano far ricadere la colpa delle cose che non
comprendono. Se un medico compie un errore nel formulare una diagnosi
e prescrivere la terapia, e uccide il suo paziente, può sempre dare la
colpa ai germi, ed affermare che l’infezione del suo paziente non era
stata precedentemente diagnosticata e che quindi era venuto da lui
troppo tardi.


Se torniamo indietro al 1918, il periodo nel quale esplose
l’influenza, noteremo come essa esplose subito dopo la fine della
prima guerra mondiale quando i nostri soldati stavano ritornando a
casa da oltre oceano. Questa fu la prima guerra nella quale tutti i
vaccini allora noti furono somministrati obbligatoriamente a tutti i
militari. Questo guazzabuglio di veleni farmacologici e di proteine
putride di cui i vaccini erano composti, causò una tale diffusione di
malattia e di morte tra i soldati che era un comune soggetto di
discussione il fatto che i nostri uomini venivano uccisi più dalle
iniezioni dei medici che dalle pallottole delle armi da fuoco.

Molti furono resi invalidi e tornarono a casa o finirono in un
ospedale militare, come dei rottami senza speranza, prima ancora di
avere visto un girono di battaglia. La percentuale di malattie e morti
tra i soldati vaccinati fu quattro volte maggiore rispetto ai civili
non vaccinati. Ma questo non fermò i promotori dei vaccini. I vaccini
sono sempre stati un grande business, e così si continuò ostinatamente
ad utilizzarli.

Fu una guerra più breve di quanto non avessero pensato i produttori di
vaccini, durò solo un anno per noi, e così ai produttori dei vaccini
restarono una quantità di vaccini inutilizzati e andati a male che
volevano vendere ricavandoci un buon profitto. E così essi fecero ciò
che fanno usualmente, fecero una riunione a porte chiuse e
progettarono tutto lo sporco programma, un’operazione di vaccinazione
federale (mondiale) che utilizzasse tutti i loro vaccini, raccontando
alla popolazione che i soldati stavano tornando a casa con molte
terribili malattie contratte in paesi stranieri e che era un dovere
patriottico di ogni uomo donna o bambino di proteggersi correndo ai
centri di vaccinazione e facendo tutte le iniezioni.

La maggior parte della gente credette ai propri medici ed agli
ufficiali governativi, e fece quanto fu loro consigliato. Il risultato
fu che la quasi totalità della popolazione si sottopose alle iniezioni
senza essere sfiorata dal dubbio, e fu solo una questione di ore prima
che la gente iniziasse ad agonizzare e morire, mentre molti altri
collassarono colpiti da malattie di una tale virulenza che nessuno
aveva mai visto niente del genere prima d’allora.

Tali malattie avevano tutte le caratteristiche delle malattie contro
le quali le persone erano state vaccinate, la febbre alta, i brividi,
il dolore, i crampi, la diarrea, etc. della febbre tifoidea, la
congestione alla gola ed ai polmoni simile a quella della polmonite e
tipica della difterite, il vomito, il mal di testa, la debolezza e il
tormento dell’epatite causata dai vaccini contro la febbre della
giungla, e la manifestazione di piaghe sulla pelle causata dai vaccini
contro il vaiolo, insieme alla paralisi causata dall’insieme dei
vaccini, etc.

I medici furono sconcertati, e disssero che non conoscevano la causa
di questa strana e mortale malattia, e che certamente non avevano
alcuna cura. Avrebbero dovuto sapere che la causa nascosta furono le
vaccinazioni, perché la stessa cosa successe ai soldati dopo avere
ricevuto le iniezioni vaccinali nelle caserme. I vaccini per la febbre
tifoidea causarono una forma ancora peggiore della stessa malattia,
che chiamarono para-tifoide. Quindi cercarono di sopprimere i sintomi
di questa malattia con un vaccino più forte, che causò a sua volta una
malattia ancora più perniciosa, che uccise e rese disabili una gran
quantità di uomini.

La combinazione di tutti quei vaccini tossici che fermentavano assieme
nel corpo, causò tali violente reazioni che i medici non riuscirono ad
affrontare quella situazione. Il disastro si diffuse rapidamente negli
accampamenti. Alcuni ospedali militari furono riempiti esclusivamente
di soldati paralizzati, e furono considerati infortuni di guerra,
anche se avvenuti prima hce abbandonassero il suolo Americano. Ho
parlato con alcuni dei sopravvvissuti a questo massacro vaccinale
quando ritornarono a casa dagli accampamenti dopo la guerra, ed essi
mi raccontarono degli orrori, non della guerra in sé stessa e delle
battaglie, ma delle malattie diffuse negli accampamenti.

I medici non volevano che la diffusione di questa malattia causata dai
vaccini si ritorcesse contro di loro, e così di misero d’accordo tra
di loro per chiamarla Influenza Spagnola. La Spagna era un luogo molto
lontano, ed alcuni dei soldati erano stati lì, così l’idea di
denominarla Influenza Spagnola sembrò un’ottima scelta per incolpare
qualcun altro. Gli Spagnoli si risentirono del fatto questo flagello
mondiale aveva preso la denominazione da loro. Essi sapevano che la
malattia non aveva avuto origine nel loro paese.

Venti milioni di persone morirono in tutto il mondo di quell’epidemia
influenzale e sembrò toccare tutti i paesi che furono raggiunti dalla
vaccinazione. La Grecia e poche altre nazioni, che non accettarono il
vaccino, furono le uniche a non essere colpite dall’influenza. Questo
non dimostra forse qualcosa?

A casa (negli U.S.A.) la situazione era la stessa; gli unici che
sfuggirono all’influenza furono quelli che rifiutarano le
vaccinazioni. La mia famiglia ed io fummo tra i pochi che
persistettero nle rifiutare le forti pressioni della propaganda, e
nessuno di noi ebbe l’influenza, nemmeno uno po’ di raffreddore, a
dispetto del fatto che i malati erano tutto intorno a noi, e nel mezzo
del periodo più freddo dell’inverno.

Tutti sembravano averla presa. L’intera città era prostrata, tutti
malati o morenti. Gli ospedali erano chiusi perché i dottori e gli
infermieri erano stati colpiti dall’influenza. Tutto era chiuso, le
scuole, gli uffici, le poste, tutto insomma, Nessuno andava per
strada. Era come una città fantasma. Non c’erano medici per prendersi
cura degli ammalati, e così i miei genitori andarono di casa in casa
facendo il possibile per aiutare le persone colpite dalla malattia.
Passarono tutto il giorno e parte della notte per alcune settimane al
capezzale dei malati, e tornavano a casa solo per mangiare e per
dormire.

Se i germi o i virus o i batteri, o qualsiasi altro piccolo organismo
fosse stato la causa di quella malattia, essi avrebbero avuto
moltissime opportunità di attaccarsi ai miei genitori e colpirli con
la malattia che aveva prostrato il mondo intero. Ma i germi non erano
la causa di quella o di qualche altra malattia, e così non ne furono
colpiti. Ho parlato con poche altre persone dopo di allora, che
dicevano di essere sopravvissute all’influenza del 1918, e così ho
chiesto loro se si erano vaccinate, e tutte quante mi hanno riferito
di non avere mai creduto nella validità dei vaccini e che non ne
avevano fatto nemmeno uno. Il buon senso ci mostra che tutti quei
vaccini tossici iniettati insieme nelle persone non potevano fare a
meno di causare un pesante avvelenamento dei corpi, e l’avvelenamento
di un qualche tipo é usualmente la causa della malattia.

L’influenza del 1918 fu la più devastante che abbiamo mai affrontato,
e nel tentativo di debellarla furono usate tutte le sostanze
conosciute nell’armamentario medico; ma l’aggiunta di questi farmaci,
ognuno dei quali rappresenta un veleno, non fece altro che
intensificare la condizione di iper-avvelenamento dei malati, in
maniera tale che il trattamento della malattia uccise in realtà più di
quanto non fece l’influenza stessa.

Tratto da I. Honorof, E. McBean, Vaccination The Silent Killer (ovvero
Vaccinazione il killer silenzioso) pag. 28


- Marco A.- (***@email.it) it-alt.salute.tumori

Consulente per lo sviluppo delle Medicine Non Convenzionali.








EPIDEMIA SPAGNOLA - 1918. TESTIMONIANZA DI UNA PERSONA SOPRAVVISSUTA





Di Jon Rappoport


Jon Rappoport ha trovato l’analisi più interessante della pandemia del 1918 in un libro di Eleanor McBean, Vaccination Condemned, scritto oltre 25 anni fa.

La testimone riporta che nella Spagnola i medici che non usarono farmaci furono quelli che ottennero anche il 100% di guarigioni.

Ecco alcuni passaggi dal secondo capitolo del libro:

”Sono stata testimone oculare dell’epidemia del 1918.
I medici e tutte quelle persone che vissero l’epidemia d’influenza chiamata Spagnola sono concordi nel affermare che è stata la malattia più terribile che il mondo abbia mai visto.

Anche uomini forti e in ottima salute potevano morire nell’intervallo di un giorno.

La malattia aveva le caratteristiche della peste nera, con l’aggiunta di tifo, polmonite, vaiolo e di quelle malattie contro le quali la gente era stata vaccinata alla fine della prima Guerra Mondiale.

Praticamente l’intera popolazione era stata inseminata con sieri tossici contenenti una dozzina o più di malattie. Quando iniziarono a manifestarsi tutte assieme, il risultato fu tragico.

La pandemia si trascinò per due anni, mantenuta viva dall’aggiunta di altri farmaci velenosi dispensati dai medici nel vano tentativo di sopprimere i sintomi.

La mia personale osservazione è che la pandemia colpì solo le persone vaccinate. Quelli che rifiutarono le vaccinazioni non si ammalarono.

Anche la mia famiglia aveva rifiutato le vaccinazioni, così restammo sempre in buona salute. Sapevamo, dagli insegnamenti di Graham, Trail, Tilden e altri che non si può contaminare il corpo con veleni senza causare una malattia.

Quando l’influenza era al suo picco, tutti i negozi erano chiusi, come le scuole, gli uffici e le fabbriche. Anche l’ospedale era chiuso, dato che i medici e le infermiere che erano stati vaccinati furono colpiti dalla malattia. Era come vivere in una città fantasma.

Dato che non avevamo preso il vaccino, sembravamo essere l’unica famiglia nel vicinato a non avere l’influenza.

I miei genitori andavano di casa in casa facendo il possibile per aiutare gli ammalati, poiché era impossibile ottenere le cure di un medico.

Se germi, batteri, virus o bacilli fossero stati la causa della malattia, questi avrebbero avuto tante opportunità d’attaccare i miei genitori, quando passavano molte ore nelle stanze degli ammalati.

Ma non presero l’influenza e non portarono nessun germe a casa ad attaccare noi bambini. Nessuno della famiglia contrasse l’influenza, neanche uno starnuto, benché mi ricordo che quell’inverno la neve era alta in giardino.

Si è detto che l’epidemia uccise 20 milioni di persone in tutto il mondo. In realtà sono stati i medici a ucciderle, con i loro trattamenti crudi e mortali. Questa è un’accusa dura ma vera, a giudicare dal successo che ebbero invece quei medici che trattarono i malati senza usare alcun farmaco.

Mentre i medici ortodossi e gli ospedali stavano perdendo il 33% dei ricoverati, altri ospedali che seguivano terapie naturali, come Battle Creek, Kellogg e Macfadden stavano ottenendo quasi il 100% di guarigioni, usando terapie come la cura delle acque, il lavaggio del colon e diete che usavano cibi naturali. Un medico non perse un solo paziente in otto anni.

Se i medici ortodossi fossero stati così bravi come questi medici, non ci sarebbero stati quei 20 milioni di morti a causa dell’influenza.

La malattia colpiva sette volte di più i soldati vaccinati che i civili non vaccinati, e le malattie dalle quali morivano erano quelle per le quali erano stati vaccinati!

Un soldato che era ritornato dalla guerra mi disse che gli ospedali militari erano pieni di casi di paralisi infantile e mi chiese come fosse possibile che adulti possano contrarre una malattia che dovrebbe colpire solo i bambini.

Ora sappiamo che la paralisi è una conseguenza comune di avvelenamento da vaccino.
Tra i civili non ci furono casi di paralisi infantile se non dopo la campagna di vaccinazione del 1918.”

Fine del passaggio.

Jon Rappoport www.nomorefakenews.com

Tradotto da rinaldo lampis

Fonte: da TUTTOUNO





INFLUENZA SPAGNOLA: LA PANDEMIA PIÙ CATASTROFICA DELLA STORIA DELL’UMANITÀ






La febbre o influenza “Spagnola”, altrimenti conosciuta come la “Grande Influenza”, è il nome di una epidemia influenzale diffusasi fra il 1918 e il 1920 e che è considerata la più grave forma di pandemia della storia dell'umanità.

Una pandemia (dal greco pan-demos, "tutto il popolo") è una epidemia diffusa in intere nazioni e continenti la cui espansione interessa più aree geografiche del mondo, con una trasmissione e diffusione rapida tra uomo a uomo ed una mortalità elevata. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) le caratteristiche della pandemia sono, in primo luogo, la comparsa di un nuovo agente patogeno; la capacità di tale agente di colpire gli uomini, creando gravi patologie; ed, infine, la capacità di tale agente di diffondersi rapidamente per contagio.

La gravità di una pandemia è difficile da stabilire. Dipende dalla facilità con cui un particolare virus si diffonde, da quale gruppo di età colpisce maggiormente, dalla gravità dei sintomi e dal numero di decessi che causa. L’influenza Spagnola fu una pandemia influenzale eccezionale sia per ampiezza che per virulenza, dilagatasi in tempo brevissimo in quasi ogni parte del mondo, dall’Artico alle remote isole del Pacifico. Nessun vaccino e nessuna cura efficace si trovò, e così come apparve, scomparve. Solo in Italia uccise 700.000 persone, ma è più probabile 1.000.000 (molti più della guerra stessa).

Ma vediamo un po' più da vicino, cercando di capire meglio, uno dei peggiori flagelli del XX secolo, l'influenza spagnola, appunto.


1. UN EVENTO INASPETTATO


Nessuno se l'aspettava. Ormai la prima guerra mondiale aveva imboccato la dirittura di arrivo  e il mondo - stanco di tanti morti, fame, lutti e carestie -, già pregustava le dolci gioie dell pace. E invece, incurante delle legittime aspettative dell'umanità, il virus dell'influenza (che nessuno aveva mai "veduto" e del quale non esisteva ancora traccia nei testi di microbiologia), scatenò un putiferio quale non si ricordava  a memoria d'uomo.

Sulle prima nessuno si fece caso, tanto la cosa sembrò banale: qualche centinaio di casi in Cina e nel Kansas. Poi nell'agosto del 1918 l'influenza gettò la maschera mostrando il suo vero volto e divenendo ben presto una vera e propria calamità.
La chiamarono  impropriamente "spagnola" sia perché la prima a parlarne fu la stampa iberica (essendo la Spagna neutrale durante la prima guerra mondiale, la sua stampa non era soggetta alla censura di guerra), sia perché uno dei primi colpiti fu il Re di Spagna Alfonso XIII.

Negli altri paesi il violento diffondersi dell'influenza venne tenuto nascosto dai mezzi d'informazione, che tendevano a parlarne come di un'epidemia circoscritta alla Spagna. Si cominciò allora a morire senza riguardo per l'età, la razza, la latitudine. L'influenza sbarcò in Europa al seguito delle truppe americane.


2. UNA PANDEMIA DEVASTANTE


La devastante epidemia infuriò da marzo 1918 al giugno 1920, contagiò circa 500 milioni di persone (il 30% della popolazione mondiale che allora era 1 miliardo e 600 milioni) e ne uccise tra i 50 e 100 milioni. Quando nel 1919, dopo una breve attenuazione e un ultimo colpo di coda l'epidemia cessò definitivamente, si contarono in tutto il mondo molti più morti di quanti ne avesse fatto la guerra.

I classici sintomi erano febbre e vomito, ma ben presto, poi, il corpo reagiva riempiendo i polmoni di sangue seguiti da sanguinamenti dalla bocca, dalle orecchie o dal naso, pelle che virava al blu, e morte inderogabile e repentina che sopraggiungeva nel giro di un paio di giorni. Proprio in quell'evento gli scienziati si sentirono impotenti dinnanzi ad un flagello del genere.

La prima vittima di questa pandemia fu un cuoco del campo militare di Funston, nel Kansas di nome Albert Gitchell il quale morì in data 12 marzo 1918, dopo soli 4 giorni di malattia e di isolamento. Non vi erano cure per l'influenza, e per quanto riguardava le misure di prevenzione le si poteva definire quantomeno risibili. 


3. RICERCHE E VACINO


Solo 14 anni dopo, nel 1933, giunse da Londra una notizia insperata: 3 ricercatori del National Medical Research Farm Laboratory, Smith, Andreves e Laidlaw, annunciarono di aver scoperto - nel furetto - il virus dell'influenza. Un'osservazione presto confermata da Burnet a Melbourne in Australia. La prova definitiva, al di là di ogni conferma di laboratorio, venne quando uno degli addetti ai lavori (per la storia Charles Stuart-Harris) si ammalò di influenza dopo che un furetto infettato gli aveva starnutito in faccia.

Questo virus dell'influenza venne denominato "tipo A", mentre quello scoperto nel 1940 negli Stati Uniti da Francis, fu indicato come "tipo B". Il "tipo C" sarà isolato da Taylor nel 1950. Nel decennio successivo, ciascuno dei ricercatori che avevano partecipato alla scoperta del virus influenzale, ha cercato di mettere a punto un vaccino efficiente contro la malattia.

Così nel 1943 Francis, assistito da Davenport e Salk, realizzò per conto dell'esercito statunitense un vaccino a base di virus A e B inattivati con formalina: gli studi controllati su reclute esposte al contagio, dimostrarono che il vaccino inoculato sottocute aveva protetto il 75% dei soggetti durante un'improvvisa epidemia di influenza di tipo A. Presto però ci si rese conto che i virus dell'influenza subivano rapide e profonde modificazioni nella loro struttura.

Nel 1947 fecero per la prima volta la loro comparsa i ceppi A1, la prima delle 3 variazioni più note per il tipo A, contro i quali i vaccini allora disponibili si mostrarono imprevedibilmente del tutto inefficaci. Nel 1957 e nel 1968 comparvero poi i ceppi che si resero rispettivamente responsabili dell'influenza asiatica e Hong Kong (i nomi erano in rapporto alle aree nelle quali erano stati segnalati i primi casi). Ma già nel 1948 si era costituito a Londra il World Influenza Center con il preciso compito di sorvegliare le variazioni del virus influenzale e adeguare di conseguenza i ceppi da utilizzare nel vaccino.


4. SINTOMI E CASI DI MORTE


La "spagnola" è sicuramente la più nota e catastrofica tra le epidemie influenzali che si sono susseguite nel corso dei secoli e si diffuse in due ondate successive. La prima, primaverile, all’inizio di marzo 1918 con caratteristiche abbastanza attenuate e relativamente benigna, ma molto contagiosa che si è infuriata sui più robusti. Ma quella più letale e sconvolgente fu la seconda ondata (quella autunnale), a partire da agosto. Era certamente la stessa influenza perché chi superò la prima ne risultò immune, ma il ceppo era mutato in forma più micidiale con un tasso di letalità decuplicato.

A quel tempo, gli antibiotici non c’erano (non erano ancora stati scoperti), perciò si poté fare davvero ben poco per curare i sintomi dell’influenza spagnola. Il modo in cui poi la malattia non venne capita, e il fatto che al virus si sommarono infezioni contratte a causa delle basse difese immunitarie del fisico ammalato, fecero sì che l’influenza colpisse oltre 1 miliardo di persone uccidendone tra i 50 e 100 milioni.

Nella storia, le sole pandemie paragonabili alla spagnola, e delle quali è possibile presumere il numero delle vittime, erano state la "peste di Giustiniano", con epicentro a Bisanzio, iniziata nel 542 d.C. ed estinta solo 50 anni dopo mietendo un centinaio di milioni di vittime, e "la Morte nera" (1347-1350) che uccise  37 milioni di persone nell'Est asiatico e 25 milioni in Europa. Stime approssimative ma attendibili indicano che negli ultimi 400 anni l'influenza è ricorsa in forma epidemica ogni 1-3 anni; tra il 1173 e il 1875 si sarebbero verificate 300 epidemie di influenza, una ogni 1,4 anni (la peggiore delle quali risulta la "spagnola").



CASI DI MORTE PER CONTINENTE DOVUTI  ALL'INFLUENZA "SPAGNOLA" DEL 1918-19


ASIA                                                   15.757.363

EUROPA                                               2.163.303

AMERICA NORD E CENTRO            1.075.686

SUDAMERICA                                       327.250

AFRICA                                                    39.471


5. SVELATO IL MISTERO


Un epidemia come la spagnola non poteva non stimolare la ricerca per individuare l'agente responsabile. Si cominciò per prima cosa a verificare l'ipotesi che il responsabile fosse l'Haemophilus influenzae scoperto nel 1899 da R. Pfeiffer, e per tanto tempo considerato l'agente causale. Ma le indagini condotte successivamente con mezzi più moderni e sensibili indicarono che questo microrganismo non è reperibile in molto malati, mentre d'altra parte può essere riscontrato in soggetti sani.  

Nel 1951, un'équipe medica dell'Università dello Iowa, si recò in Alaska per esaminare i cadaveri di alcuni esquimesi vittime della pandemia, che erano rimasti per 33 anni imprigionati nei ghiacci: purtroppo, nei numerosi campioni di tessuto polmonare esaminato non è stato possibile riscontrare la presenza di qualche virus. Ricerche successive avrebbero riconosciuto in un ceppo simile (dal punto di vista degli antigeni) al virus dell'influenza dei suini (suino A), il virus responsabile della "spagnola". Il caso era rimasto aperto per molti decenni, anche se sembrava svanire definitivamente ogni speranza di gettare nuova luce nel giallo che avvolgeva una delle più grandi epidemie della storia.

Fino al 2008, quando dei ricercatori giapponesi delle Università di Kobe e Tokyo, hanno scoperto 3 geni che avrebbero permesso al virus di attaccare i polmoni e  renderlo capace a provocare le polmoniti fatali.
Spiegano i ricercatori che a tenere in vita il suddetto virus, riprodurlo e propagarlo nei polmoni sono stati 3 geni, chiamati PA, PB1 e PB2, assieme ad una versione 1918 della nucleoproteina o gene NP.
Tale scoperta giapponese fu pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.


Fonte: da BEST5.it






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